17/08/16

Non veniamo al mondo per lavorare e per comprare

Estate, tempo di vacanze e di riposo, e nonostante, ne dobbiamo ascoltare amenità e sciocchezze colossali. Non per ultime le solite sparate di Salvini, stavolta vestito da poliziotto e novello pulcinella, quelle dei grillini che però sorvolano sui fallimenti delle loro amministrazioni, sui megastipendi che elargiscono ai propri raccomandati, proprio come fanno tutti, sulle loro assunzioni dirette a discapito dei bandi di concorso previsti dalla legge.. Passando oltre, non ci hanno meravigliato le ultime dichiarazioni di Clint Eastwood, che sanciscono l'endorsement dell'attore/regista a quel babbeo di Donald Trump, in corsa per le presidenziali USA. Dichiarazioni di supporto che in realtà rivelano stupidità e  bigottismo, già ben evidenziati negli ultimi anni cinematografici di Dirty Harry. Un bigotto brizzolato al passo con i tempi, per noi Eastwood è solo un altro razzista guerrafondaio sostenitore di Trump. E la lista sarebbe lunga, dai lupi solitari di uno stato islamico ormai allo sbando, i proclami farlocchi del nostro presidente del consiglio in cui tutto sembra andare per il meglio, i morti nelle strade di Napoli, la Turchia.. Cosa rimane? 
Ascoltare, leggere le parole di José Mujica, ex presidente dell'Uruguay e un altra delle "spiritual guidance" di questo blog. Le postiamo così, senza ulteriori commenti o  parole, perchè nella loro semplicità e verità davvero non c'è altro da aggiungere..


"Appartengo a una generazione che ha voluto cambiare il mondo, ma che ha commesso il terribile errore di non volere cambiare prima se stessa".

José Mujica, l'80enne ex presidente dell'Uruguay che durante l'epoca della dittatura fu imprigionato per 15 anni in una cella di isolamento, ha una visione del mondo piuttosto chiara. Il lungo periodo in carcere gli ha permesso di pensare molto e, in occasione dell'inaugurazione del Congresso sulla Saggezza e sulla Conoscenza organizzato dalla stazione radio spagnola Cadena Ser a Cordova, ha illustrato alcuni cardini della propria concezione dell'esistenza.
In prigione ho pensato che le cose hanno un inizio e una fine. Ció che ha un inizio e una fine è semplicemente la vita. Il resto è solo di passaggio. La vita è questo, un minuto e se ne va. Abbiamo a disposizione l'eternità per non essere e solo un minuto per essere. Per questo, ciò che più mi offende oggi è la poca importanza che diamo al fatto di essere vivi.
Da quando, qualche mese fa, Mujica ha smesso di governare il proprio Paese, ha iniziato a viaggiare parecchio ed è diventato un punto di riferimento per diverse persone. Molti apprezzano le sue idee, il suo modo di essere semplice e il suo parlar chiaro.
Essere anziano è un vantaggio, perché da giovane uno può montarsi la testa con tutti questi elogi. Però non sono né un filosofo né un intellettuale. Lo sono stato fino ai 25 anni. Fino a quell'età leggevo di tutto, dalla guida telefonica a Seneca.
Il filosofo romano vissuto a Cordova è stato una costante nel discorso dell'80enne. "Seneca affermava che non è povero chi ha poco, ma chi desidera molto". Mujica si è cosí concentrato sull'economia di mercato e su un sistema di crescita basato sul consumo.
Io lotto contro l'idea che la felicità stia nella capacità di comprare cose nuove. Non siamo venuti al mondo solo per lavorare e per comprare; siamo nati per vivere. La vita è un miracolo; la vita è un regalo. E ne abbiamo solo una.