30/09/15

Di ritorno da Londra (e relativa playlist)

Mick Rock Photo
“Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita”.
E' trascorso giusto un mesetto, ma ancora ho i postumi. La bellezza e il fascino di questa grande metropoli è da ricercare nel perfetto equilibrio tra storia e la modernità. Vedere e vivere Londra e i suoi 33 quartieri come un grande 'villaggio' e interagire con esso; così, mentre sono a Huxbridge a festeggiare con due vecchie amiche, posso saltare su uno dei tanti mezzi di trasporto pubblico e in poco tempo essere a Portobello.
Come solito, quest'anno l'ho lasciata proprio a ridosso del carnevale di Notting Hill: certo, non è più quello di una volta, quello politicizzato dove si poteva incontrare Don Letts e Bob Marley per strada, ascoltare la treble'n'bass a tutto volume, i suoni Warrior Charge degli Aswad . Ora è il più grande Festival di 'strada' in Europa, con più di un milione di persone .. gaudenti e in festa per tre giorni consecutivi, ignari del tutto del background politico, sociale e storico del "Carnival", come lo chiamano a Londra. Se non altro, oggi fornisce il barometro per saggiare la multiculturalità della città, mentre Don Letts l'ho potuto vedere in un DJ set che anticipava di qualche giorno il Carnevale.
Un rimpianto è quello di non essere ancora andato a vedere l'Hammersmith Palais [ormai chiuso] : oltre alla sua storia come un locale appositamente adibito a sala da ballo, lì si sono svolti alcuni grandi avvenimenti. Joe Strumrner gli ha dedicato una canzone, scritta dopo che il gruppo, insieme a Don Letts, vide un concerto reggae proprio all'Hammersmith nel 1977.
Altro rimpianto non essre riuscito ad andare anche al negozio di dischi Rough Trade di West Talbot Road - dove è possibile trovare molta della nuova musica prodotta e che si può ascoltare nello show radiofonico in onda su BBC 6, Culture Clash, la domenica dalle 22.00 a mezzanotte. Brilliant Comers su Kingsland Road, è un altro luogo molto 'cool' per ascoltare buona musica e grandi suoni. Di ritorno da Londra posso solo confermare che la trovo sempre più cara, conferma che mi viene anche dalle tante persone con cui ho parlato. In alcuni quartieri ci sono state delle aggressione ad alcuni locali Hipster da parte di gruppi di anarchici: la rivendicazione parla di prezzi di immobili che salgano alle stelle quando questi vengono presi di mira dalla classe borghese della città. I rumors per il futuro non dicono niente di buono.
























Music Room



29/09/15

La musica come agente del cambiamento: Pop Grenade

Lo scrittore Matthew Collin presenta una selezione di link, basata soprattutto il suo nuovo libro Pop Grenade: from Public Enemy to Pussy Riot: Dispatches from Music Frontlines. E' una serie di dispacci personali da periodi storici e critici in cui la musica è stata usata come agente del cambiamento, o come Fela Kuti ebbe a dire, come un arma - storie di tempi turbolenti che hanno visto personaggi bizzarri, come predicatori hip-hop , attivisti techno, punk provocatori e visionari del rock'n'roll.

Rebel Without a Pause
Periodi fugaci nella storia recente in cui la musica è stata una colonna sonora per trasformazioni sociali, accelerando e alimentando l'anima dei movimenti culturali e delle comunità alternative che hanno cercato di confrontarsi con l'ingiustizia, alterare le coscienze di una generazione, o almeno creare spazi sicuri dove potersi esprimere liberamente prima che la polizia e le autorità arrivassero come sempre e con celerità a bloccare e mettere la parola fine a tutto. I Public Enemy furono i primi nel 1987 ad far esplodere una bomba sonora con il loro primo tour britannico . Erano le Black Panthers del rap , i nuovi militanti dell'epoca hiphop, con un nuovo incandescente zelo rivoluzionario. Ma erano anche ferventi afro-futuristi, tanto musicalmente radicali, quanto lo erano i loro testi. Chuck D sostiene che volevano essere una chiamata di allarme per un'intera generazione:
"Volevamo far riflettere le persone, 'Che cazzo è questa roba?'"



L'influenza dei Public Enemy si estese anche al mondo notturno della scena dance elettronica del tempo. Negli Stati Uniti, le crew techno di Detroit Underground Resistance adottò la loro iconografia black power e la usarono come combustibile ideologico per un assalto sonoro ancora più duro, incanalando la loro furia per il declino della città dei motori in una machine-music, che letteralmente.. <<si liberò dall'oppressione terrena per decollare verso l'universo..>>

Underground Resistance.
Ci fu anche la creatività anarchica della scena techno di Berlino, subito dopo la caduta del muro, che con i suoi nuovi suoni psicotropi si spinse ai limiti estremi dell'edonismo alla fine degli anni 1990. Questo è stato il momento, dopo che il Criminal Justice Act del 1994 metteva fuorilegge i guerriglia rave in Gran Bretagna, che la cultura dei club house divenne sempre più commercializzata, mentre la frangia radicale del movimento diventava sempre più politica: con il suo equipaggiamento sound system forniva la colonna sonora per le manifestazioni nelle strade, come quelle contro Desert Storm.

Crew inglesi come Spiral Tribe lasciarono la Gran Bretagna in cerca di spazi liberi, sulla scia del Criminal Justice Act, creando il circuito fuorilegge dei festival / rave Teknival in Europa continentale. Nella metà degli anni '90, dopo il conflitto nei Balcani, alcuni dei nuovi giovani politici contribuirono a ispirare la scena techno di Sarajevo, traumatizzata dalla guerra, che esiste ancora oggi.

Storming Sarajevo
I musicisti sono stati anche in prima linea a Istanbul nel 2013, quando è scoppiata la resistenza di massa contro il piano del primo ministro Erdoğan, piano che prevedeva la demolizione di un parco caro alla popolazione nel centro della città. Uno dei primi manifestanti arrestati dalla polizia antisommossa in Piazza Taksim è stato Serhat Köksal, alias 2 / 5BZ, pioniere della musica elettronica turca e politicamente impegnato, oltre ad essere un favorito del defunto John Peel.



2 / 5BZ "Gezilla
Le band contemporanee di Istanbul e i DJs coinvolti nelle proteste di piazza Taksim sono nate dalle vecchie band della psichedelia radicale turche e politicamente impegnate degli anni '60 e '70. Musicisti come Cem Karaca, Mogollar e Selda Bağcan. Questo movimento fu distrutto dal colpo di stato militare del 1980 e alcuni dei musicisti furono perseguitati dal regime per anni. Ma questa canzone da Selda Bağcan - una chiamata rivoluzionario per cogliere l'attimo - mostra come brillantemente hanno bruciato prima che il buio è caduto.



C'era anche una recrudescenza di dissenso a Mosca all'inizio di questo decennio, drammatizzato in modo spettacolare dai passamontagna del gruppo punk femminista delle Pussy Riot. Le loro performance audaci di guerriglia erano una controparte emozionante per le proteste di massa nelle strade della città, ma quando hanno cantato la loro sediziosa "Punk Prayer" in una cattedrale di Mosca, sono state arrestate e inviate in colonie penali dopo un processo farsa che ha dimostrato come il regime vuole mettere a tacere artisti avant garde tanto quanto gli attivisti politici tradizionali. Le Pussy non hanno avuto problemi a dichiarare che gruppi britannici come The Angelic Upstarts, Cockney Rejects and Sham 69 sono stati d'ispirazione.

Nel libro, il veterano critico musicale russo Art Troitsky dice che la maggior parte dei rockers russi non volevano avere niente a che fare con la politica - troppo sporca, troppo pericolosa - ma pochi hanno avuto il coraggio di parlare durante l'era Putin. Il rapper Noize MC, la cui canzone "Mercedes S666" si scaglia contro un dirigente della compagnia petrolifera russa accusato dell'uccisione di due donne in un incidente d'auto, e il veterano rocker DDT, il cui cantante Yuri Shevchuk ha affrontato personalmente Putin, in un incontro televisivo nel 2010, accusando la politica di corruzione e denunciando la brutalità della polizia.

L'UNDERGROUND AI TEMPI DELL'URSS, quì




28/09/15

Lou Reed, la playlist definitiva

I Velvet Underground prima e Lou Reed in seguito hanno marchiato a fuoco non solo la loro epoca.. Sesso, morte, violenza, perversione. Il nostro flusso di edonismo e frustrazione giovanile, il mondo equivoco in cui ci piaceva nuotare, opponedo però sempre l'assurdo al volgare: era la colonna sonora quando si bazzicava le macerie della città,  quartieri tenebrosi e vicoli ciechi, in cerca di "salvezza" : droga e caos urbano era il loro stile, in cui tanti si riconoscevano. La voce di Nico, fredda e distaccata,  e quella di Lou ci trasportavano nella Berlino di Weimar, città per noi simbolica, decadente e creativa, e in posti con uomini e donne vuoti, di storie tristi di amori finiti male, di disgregazioni di persone un tempo fortunati. La musica.. come assistere ad una carneficina elettrica.

<<A volte la vita è una storia triste, come sentirsi sospeso nell'aria..galleggiare tra i sogni, alla deriva..>> .
La stanchezza, la noia, l'infanzia, la famiglia, le amicizie, il lavoro, <<oh, scusami signora stupida, non sapevo che tu non sapevi che era un gioco..>>

Spesso le cose musicali sanno di banali ricordi sospesi, ma la musica di Lou Reed ci ha accompagnati nella continua ricerca di un posto dove stare, della possibilità di essere qualcun'altro, la sua musica e i suoi testi pieni di autenticità della vita quotidiana, in barba ad ogni tipo di 'intellettualismo' ha permesso a tanti di esprimere liberamente la coscienza della propria diversità, di accettare serenamente la solitudine senza che questa sfociasse in disperazione, affrontare la realtà della vita:  
<<credo che le persone che spesso sono depresse, sanno anche raggiungere una grande euforia, e questo vuol dire che non sono veramente tristi, che io non sono veramente triste..>>

Un autentico beat per il movimento punk che prepotentemente avrebbe rivoluzionato musica e vite.
Oggi Lou Reed non è più, dopo essere diventato un uomo tranquillo, purificato, trasparente, grazie anche alla convivenza con Laurie Anderson. Ultima produzione un disco mediocre con i Metallica ( per chi vuole approfondire, qui ).

Non potevo più farne a meno e così ho preparato questa playlist, dal titolo .. Final: ho scelto le mie canzoni preferite da tutta la discografia esclusi i live, che ne meritano una a parte: si parte dal primo, Lou Reed fino a  Set the Twilight Reeling del '96. Oltre ai live, ho tralasciato The Raven e Lulù, inserendo però 4 canzoni dal Dvd di Montreux, non presenti nella lista sotto. Questo lo screenshot dei brani (clicca per ingrandire). Buon ascolto..

Final Playlist
 


Lou Reed Final Playlist.zip



26/09/15

Frank Zappa, tutto su Spotify

Quando si parla di avanguardismo negli anni 60 , probabilmente il pensiero va subito a figure della letteratura come William S. Burroughs o John Barth, a registi come Kenneth Anger, o a artisti come Andy Warhol. Nel campo musicale, tutti citano nomi come La Monte Young, Terry Riley, Philip Glass, Sun Ra, o anche Ornette Coleman, che iniziò a sviluppare la sua teoria di improvvisazione, l'"Armolodia" proprio alla fine degli anni sessanta, tracciando una nuova strada nella sperimentazione a cui molti musicisti si avvicinarono. Il nome di Frank Zappa non è quasi mai citato in compagnia di questi "gravi" artisti. Le ragioni le troviamo nel fatto che Zappa scelse di occupare una spazio che era tra la seria sperimentazione musicale e l'essere quel provocatore rocker, i cui album sono impossibili da classificare e la cui musica e i testi hanno parodiato tutta la cultura e la controcultura di quegli anni.

Eppure, i "lati parodistici e quelli seri erano complementari, non contraddittori: è stato un compositore molto più ambizioso rispetto a qualsiasi altro musicista rock del suo tempo, come pure la maggior parte dei musicisti classici. Ora è possibile ascoltare, gratuitamente, una playlist di Zappa, nelle vesti totale di compositore, grazie a Spotify Classical Playlist . Credo che tutti ormai dispongono del software gratuito Spotify. E la ricompensa in questo caso.. è grande. Sentirete interpretazioni di brani di Zappa in stile New Orleans jazz e altri in stile funk come "Zomby Wolf" eseguita dall' Asphalt Orchestra; autentici manifesti musicali contro il conformismo come "Hungry Freaks Daddy", eseguita dal Frank Zappa Meridian Arts Ensemble; collage satirici come "Food Gathering in Post- Industrial America, 1992" eseguiti da The Yellow Shark. Il catalogo è vasto e impossibile da riassumere, la musica eseguita da ensemble jazz e classici di tutti i tipi. I fan canonici di Zappa saranno ugualmente ben serviti da un altra Spotify Classical Playlist, che mira a rendere tutta la produzione registrata dall'eccentrico chitarrista / compositore / direttore d'orchestra / con la sua band The Mothers of Invention (o solo con The Mother) messa a disposizione in una discografia cronologica.Saremo in grado di sentire la maggior parte di tutti i 917 brani, più di 56 album, dal debutto Freak Out! del 1966 fino alla compilation postuma Mystery Disc del 1998.

Per quelli che ancora ne fanno una questione ideologica, ricordiamo che come già nel 1983 Zappa parlò di un idea che si avvicinava di molto all'odierno servizio di musica in streaming, e che non tutti per diversi motivi amano scaricare musica dalla rete.
Ideale per i fan devoti di Zappa e per coloro che desiderano avvicinarsi a quest'icona del rock classico sperimentale, la prima playlist di 10 ore circa di musica mette in evidenza un lato di Zappa generalmente incompreso. La seconda è molto più a lunga e raccoglie il suo vasto catalogo in un'unica esperienza di ascolto. In tutto, più di tre giorni pieni di musica di Frank, che aprono la strada per un fine settimana di ascolto davvero .. eccitante.
 







25/09/15

Jello Biafra sindaco: se non lo votate, mi uccido!

Jello Biafra è uno dei nostri eroi, sia chiaro. Lo è sempre stato, lui e i suoi Dead Kennedys, band punk hardcore al fulmicotone di S. Francisco, California, che ha avuto il suo apice di successo tra la fine dei '70 e la metà degli '80. In seguito, dopo lo scioglimento e varie dispute legali, Jello ha continuato per conto proprio, formando e partecipando a svariati progetti e sempre impegnato politicamente e socialmente; mentre il resto della band è ancora in circolazione con il repertorio dei Dead Kennedys.
L'ex sardonico front-man dei Dead Kennedys, non si è mai risparmiato: i suoi testi comunicano in maniera follemente ironica un bruciante sdegno politico attraverso i riff velenosi sparati alla velocità della luce: che si tratti di un assassino seriale (come nella canzone "I Kill Children "), trasformandosi in un consulente militare (come nella canzone" Kill the Poor ") o ancora come candidato alle elezioni politiche, (come nel fallito tentativo nel 1979 per il sindaco di San Francisco), l'intera scena indie americana (dai Black Flag ai Nirvana) affonda quì le sue radici.
In quello che avrebbe potuto essere parte di uno scherzo senza eguali, una trovata pubblicitaria, e il desiderio reale di forzare il cambiamento sociale, Biafra gettò il suo guanto di sfida sul ring, partecipando alle elezioni per la poltrona di sindaco della città di S. Francisco nel 1979, correndo tra gli altri, contro Dianne Feinstein, Quentin Copp, e David Scott . 
La sua campagna elettorale fu in piena filosofia punk e di natura anarchica: una campagna do-it-yourself, con il personale che componeva lo staff per la campagna tutti volontari. Dirk Dirksen, Brad Lapin, Ginger Coyote, Mickey Creep, Joe Target Rees, Klaus Flouride e molti altri si riunirono ai Target Studios e tracciare la strategia. Gli eventi reali organizzati per la campagna furono pochi, ma tutti ottennero un sacco di attenzione da parte dei media. In una manifestazione al City Hall, Kathy "Chi Chi" Penick, nuova manager dei Dead Kennedys ", portava un cartello che diceva:" Se non lo farete vincere, mi uccido ". Altri slogan ispiratori furono " Apocalypse Now "e" Che cosa succede se vince? ". Jello guidò il corteo, baciando mani e scuotendo i bambini!

"C'è sempre spazio per Jello," fu invece la frase che usarono per la scheda elettorale. Chiunque può concorrere alla carica di sindaco raccogliendo una petizione firmata da 1500 persone, o se vengono raccolti $ 1.500. Biafra raccolse $ 900 e ottenne abbastanza firme per candidarsi: il suo programma sarebbero stato pubblicato in opuscoli elettorali e avrebbe ricevuto pari copertura mediatica con gli altri candidati.
E 'notevole come il giovane Biafra appare in alcuni di questi notiziari, mentre allo stesso tempo si fa beffa completamente del processo politico.Particolare attenzione si deve alla piattaforma programmatica, che era del tutto sconclusionata, ma probabilmente in sintonia con molti elettori di San Francisco di quel periodo. (siamo nel 1979)

Alla fine Jello finì con un incredibile quarto posto su dieci candidati, ricevendo il 3,79% dei voti (6.591 voti). La sua partecipazione alle elezioni causò il ballottaggio tra Dianne Feinstein e Quentin Kopp che portò in seguito all'elezione di Feinstein. Quand'è che avremo un candidato come Jello anche quì in Italia?






24/09/15

Cinema Resistente. Lech Kowalski: punk, contadini, junkie

Dee Dee
Milano gli ha dedicato una retrospettiva (più libro monografico, Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski, Agenzia X, a cura di Alessandro Stellino). Un cineasta che ha segnato gli ultimi decenni del cinema del reale, underground, i cui film hanno circolato poco in Italia nonostante il passaggio alla Mostra del cinema di Venezia (2005) con lo struggente East of Paradise, il racconto della madre deportata in un campo di lavoro sovietico durante lo stalinismo. Il suo film più recente è Holy War Holy Field , in cui Kowalski arriva nelle campagne polacche per filmare la battaglia dei contadini contro le multinazionali che trivellano il terreno in cerca di gas. Il governo e i politici locali hanno dato il loro benestare senza neppure ascoltare quello che accade nella vita di questa gente, cosa significa il fracking che fa tremare le case, infanga l’acqua, impedisce il raccolto, avvelena piante, animali, ogni cosa. E nel silenzio più totale dei media o peggio ancora nella disinformazione che lo presenta come una garanzia di modernità.

Può sembrare strano ritrovare Kowalski, narratore di <<storie e eroi>> metropolitani, i giovani punk, i Ramones (Hey Is Dee Dee Home, 2003), i Sex Pistols (D.O.A, 1981), gli homeless del Lower East Side (Rock Soup, ’91), in un luogo dove il tempo è ancora scandito dalle stagioni anche se la natura ha perduto ormai per sempre la poesia dell’incontaminato. Eppure seguendo quei contadini nella realtà globalizzata che avanza, si ritrovano con evidenza gli elementi che attraversano i suoi film in cui la ` macchina da presa é sempre e comunque un'arma. E’ una scelta di impegno politico ma declinato in modo diverso, mettendo a rischio sé stessi, il proprio corpo alla ricerca di un conflitto più che per decidere da che parte stare.
<<Mi interessava molto la lotta dei contadini per proteggere la terra. E’ un soggetto che riguarda la nostra cultura, e la sopravvivenza dell’umanità, e che invece viene messo nell‘ombra dalle grandi corporazioni che controllano tutto. Questa guerra ha creato tra di loro dei legami molto foni, in un certo senso quei contadini sono oggi come erano anni fa i punk>>.

Ma quella della terra è una dimensione che un po’ ritorna nella vita di Kowalski. La famiglia di origini polacche che la fuga dalla guerra ha portato ovunque nel mondo, Iran, Iraq, India, Africa, fino a Londra dove é nato, e poi l’America, viene da li: il nonno in Polonia aveva aperto una scuola dove insegnava ai contadini, e una biblioteca. E anche il padre ha tentato l’avventura della terra in America.
Il padre desiderava tantissimo avere una fattoria, però eravano troppo poveri. Un giorno il padre ebbe un tenibile incidente con la macchina, e i soldi dell’assicurazione servirono per coronare il suo sogno. La fattoria era nel Wisconsin, vicino a una riserva di nativi americani: a un certo punto però le vacche si ammalarono e morirono. Cosi le banche gli tolsero la terra, il resto la  madre lo regalò agli indiani. Arrivati a Chicago, dove ancora c’é una grande comunità polacca, e il padre lasciò tutti alla stazione per cercare lavoro l’intera giornata, finché non lo assunsero in fabbrica tornando a prenderli.. Che storia.


Da punk sei convinto che anche l’invenzione di un’estetica é un modo per radicalizzare le tue posizioni e la critica al mondo. I contadini non pensano all’estetica ma come i punk sono degli outsiders. Probabilmente Lech Kowalski appare ai loro occhi come un punk. La battaglia contro il fracking li ha resi una comunità e anche questo sentimento di appartenenza a qualcosa fa pensare al movimento punk Quando stanno insieme ridono, bevono, si divertono, vivono una dimensione che nelle grandi città si è persa.
La resistenza al fracking svela qualcos'altro, a cominciare dalla perdita di legami tra cittadino e istituzioni politice che sembra essere un denominatore comune della nostra epoca.
<<E' un po' il nucleo del film. I contadini non si fidano di nessuno, alle spalle hanno il periodo comunista e hanno capito che la democrazia non ha prodotto quel nuovo mondo di benessere che si aspettava ma solo maggiore cinismo. In campagna la dimensione della re-altà é molto forte, é la vita stessa. Viviamo in un’epoca di grande confusione dove tutto si frantuma. Loro invece hanno qualcosa in cui credere, e da qui può iniziare una rivoluzione. E’ quello che sta accadendo in Messico dove i contadini vessati dal governo stanno dando vita a una fortissima opposizione. Girerò li, tra poco, il mio prossimo film.>>

L'attenzione alle facce delle persone sono sempre molto importanti. E’ difficile invece descrivere i cambiamenti, oggi preferisce più osservare che muoversi, guarda le cose in modo riflessivo.. Ad un certo punto, si è messo all'angolo della 14a, a New York, a filmare: un’esperienza emozionale molto importante, a sentire lui, durante la quale ha scoperto nelle persone e nel mondo particolari che non aveva mai notato. Ora cerca di portare nel suo cinema queste lezioni del passato, rispetto alla velocità in cui viviamo, che é quasi schizofrenica: gli sembra che il solo modo per confrontarsi con la realtà sia stare fermi in un posto.

Il cinema è controversia, tensione, forze opposte ed elementi che si scontrano per generare teatralità. Lech Kowalski ci ha fatto scoprire che in America il punk non esisteva nei soliti e tipici locali alternativi come il CBGB di New York,  ma che esisteva una scena punk anche nel Sud degli Stati Uniti. Chi l'avrebbe mai detto? C’erano scene alternative un po’ dappertutto, ma non univocamente definite, come punk, drag queen, punk gay, biker, fanatici del rock’n’roll, adolescenti annoiati, proprietari di club conservatori, uomini d’affari. Kowalski capì che qualcosa sarebbe successo. E la partenza dei Sex Pistols per il tour americano rappresentava un momento in cui quel qualcosa iniziava ad accadere. Doveva filmare quell’evento a tutti i costi. Non era solo una storia sul punk girata a New York, ma un confronto culturale più ampio. E aveva ragione.  Ovviamente c'era la musica, ma anche chi andava ai concerti, e perché.


Don Letts, Dan Graham..
Non si è mai considerato un regista punk. Solo un outsider. Underground, una parola un po’ inflazionata, ma che gli si addice in pieno. L’unica cosa che lo accomuna a registi come Don Letts o Dan Graham è che hanno creato senza avere tanti soldi.

Oltre a D.O.A., filma gli homeless del Lower East Side in ROCK SOUP, che nell'estate del 1989 allestirono una tendopoli a Tompkins Square: le autorità minacciarono di smantellare il centro di accoglienza e la popolazione insorse. In un ruvido bianco e nero, Kowalski riprende e si schiera contro l'imminente disneyficazione della città.

 In THE BOOT FACTORY del 2000 documenta la vita di un gruppo di punk a Cracovia, che sopravvive cucendo scarponi di cuoio. Un racconto di anarchia e di come dare vita a microcosmi resistenti, in opposizione al sistema vigente.
BORN TO LOSE è ancora sul punk, e si concentra su Johnny Thunders, prima nei New York Dolls e poi con gli Heartbreakers: 400 ore di materiale filmato, un ritratto glorioso e struggente sull'eroe di tutti gli sconfitti, nato per perdere, morto a soli 39 anni.
HEY IS DEE DEE HOME è un altro dei ritratti struggenti di Kowalski, questa volta è Dee Dee Ramone il protagonista, bassista e compositore dei Ramones, amante dei tatuaggi e delle donne, oltre che innamorato da sempre delle droghe pesanti. 

STORY OF A JUNKIE, è un film difficile da digerire, per chiunque non abbia mai fatto uso di droghe. Tutto reale, vita di strada, personaggi borderline che occasionalmente mostrano la loro “poesia accidentale” (le discussioni sulla coscienza politica, la confessione del protagonista sulla sua ex). Un vivido ritratto della vita da tossicodipendente nell’East Village.
In Story of a Junkie, Spacely, il protagonista, sceglie di diventare un tossico. Kowalski non lo giudica, lo segue, entra nella sua corsa nella vita, entra nei suoi luoghi nascosti, e lui ha mostrato cose che la maggior parte della gente non vede. E' facile vedere compassione nella storia, ma anche eccitante: provare droghe, bere, litigare, vederti puntare una pistola addosso, stare svegli per notti intere, dormire fino a giorno inoltrato, dormire su un tetto, incontrare gente d’estrazione borghese in disperata crisi d’astinenza, perché il protagonista è la connessione tra un mondo e l’altro. Spacely, in questo splendido film, apre delle porte a molti totalmente sconosciute.
Assistere a Story of a Junkie è come guardare una bomba che sta per esplodere. Nessuno aveva idea di quello che c'era dietro l'angolo. Di lì a poco sarebbe stato scoperto l'AIDS. Dalle sue storie, racconti di deportati, emarginati e punk, con la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, emergono dolore profondo ma anche un forte desiderio di rivalsa. Amiamo il cinema di Lech Kowalski, un cinema non commerciale e difficile da reperire, perchè tutto viene filtrato dalla musica e dai racconti dei sopravvissuti e di chi resiste: resistenza della memoria e pratiche di sopravvivenza..







23/09/15

Talking Heads, Chronology e il magnifico concerto di Roma

Metà degli anni 1970. Bond Street collega Broadway e la Bowery, dove esattamente era il CBGB: lì abitava e stazionava molta gente..cool, proprio quando il posto era ancora considerata una parte piuttostopericolosa della città. Oggi Bond Street è nota soprattutto per essere diventato un posto molto costoso. David Byrne viveva a 52 Bond Street a pochi passi dal CBGB. Divideva l'appartamento con un artista di nome Jamie Dalglish. Dalglish era ed è un pittore, ma a quel tempo era ossessionato dai video. Nel 1975 ebbe l'idea di un progetto di video arte che consisteva interamente di interviste. L'idea era che Dalglish avrebbe girato ore e ore di filmati dei suoi amici artisti che parlavano con Byrne, ma Byrne sarebbe stato fuori schermo per tutto il tempo. Il nome del progetto era "Talking Heads".

Per anni i Talking Heads non potevano sbagliare niente ai miei occhi, per anni sono stati uno dei gruppi "testa di serie" nei miei ascolti e nella mia discografia. Fear of Music, Remain In Light, The Catherine Wheel, My Life in the Bush of Ghosts e Tom Tom Club.. Ad un certo punto, mi sono un po inacidito.. Non credo di essere il solo tra quelli della "prima ondata" di fan dei Talking Heads quando dico che non sono stato poi così interessato a tutto ciò che è venuto dopo Remain In Light, certo ci sono dei grandissimi brani ancora in Speaking in Tongues, Little Creatures fino a Naked, ma parliamo chiaro: i Talking Heads avevano già dato. Prima della pubblicazione di Chronology, un video che documenta lo sviluppo di una delle più importanti band d'avanguardia della storia del rock, le esibizioni in concerto della band erano per lo più limitate a Stop Making Sense. Francamente, non mi è mai piaciuto troppo.. Troppo scarno, troppo poco elettrico. Già da allora, ho pensato che fossero in declino. Le prestazioni in Chronology sono ben filmate- anche se a volte un po 'sfocate o sgranate, ma meritano la visione e l'ascolto. Possiamo ammirare le prime esibizioni, con il gruppo ridotto all'essenziale, al CBGB.
In tutto 67 minuti, in cui i componenti vengono gradualmente aggiunti alla storia, arricchendo il suono e rendendolo sempre più interessante. Particolarmente importante per l'evoluzione dei Talking Heads l'ingresso nel 1980 di due membri dei Funkadelic, il tastierista Bernie Worrell e il percussionista Steve Scale, così come quello di Adrian Belew, entrato in seguito nei King Crimson. E' la band che plana a Roma in concerto, come possiamo vedere nel filmato che pubblichiamo sotto.Se lo trovate, vi consiglio l'edizione deluxe del DVD. Contenuta in un cofanetto colorato, con un libro di  48 pagine in copertina rigida, pieno di fotografie, testi scritti a mano, e una recensione del grande Lester Bangs del 1979 (che Byrne definisce "una bella declamazione esistenziale"). Ci sono 15 canzoni in programma a partire dalla metà degli anni '70 fino ai primi anni '80, tra cui i concerti al Old Grey Whistle Test, Saturday Night Live, American Bandstand, al Late Night di David Letterman, al U.S. Festival e al Festival di Montreux. Infine cè la performance di "Life During Wartime" alla cerimonia della reunion della band nel 2002, per l'ingresso nella Rock' n 'Roll Hall of Fame. Ci sono inoltre ottimi extra nel DVD, tra cui un'intervista di 10 minuti con David del 1978, e un profilo di 35 minuti al British "South Bank Show" nel 1979.
Dopo Chronology, c'è questo magnifico materiale video "live" girato a Roma nel 1980. Il tour che portò Byrne e soci anche quì in Italia è certamente molto più spontaneo, più flessibile, più crudo, più fresco e soprattutto più funky, rispetto a quello messo in scena per il film di Jonathan Demme. Peccato davvero non poter vedere più riprese del periodo The Name of This Band is Talking Heads, il loro migliore in assoluto.

"La grande differenza tra noi e i gruppi punk è che ci piace KC and the Sunshine Band. Chiedete Johnny Rotten se gli piace KC and the Sunshine Band: sobbalzerà sulla sedia e vi soffierà il suo moccio in faccia! "
- Chris Frantz

Questo live del 1980 , ripreso a Roma con la band espansa ad una line-up da "orchestra afro-funk ", li coglie alla loro forse massima forma, ispirati, con quattro delle undici canzoni provenienti da quel classico che è Remain in Light. Caratterizzato dal futuro King Crimson e dio della chitarra Adrian Belew, che torcendosi fa uscire dalla sua chitarra rumori e distorsioni quasi impossibili .
E peccato che il tutto non sia stato pubblicato come DVD, magari in Blu-ray. Altro che Stop Making Sense!
Questo è il commento di Cesare Pierleoni, il fortunato tecnico della Rai che ebbe la fortuna di essere il regista di quello che fu davvero un grando e unico evento, quì in Italia.

<<Ho avuto la fortuna e l'onore di essere il regista di questo concerto indimenticabile e meraviglioso al Palaeur di Roma il 17 dicembre 1980. Qualcosa di irripetibile girato in pellicola 16mm con tre macchine da presa sincronizzate. Band guest furono i Selecter,in quegli anni vere e proprie star del genere ska. Credo sia qualcosa di incredibile con band dei Talking Heads allargata con il mito Adrien Belew alla chitarra e, ancora Dolette Mc Donald backing vocal e ancora.Ho ancora la pelle d'oca. Alla Rai, in particolare a Raiuno,che pensa solo alle cazzate di Carlo Conti neanche sanno di avere in archivio questo gioiello!>>
Godiamoci queste immagini e dopo, per ricordarcelo anche quando siamo in macchina, ascoltiamoci The Name of This Band is .., uno dei più belli album live di sempre.




0:27 - Psycho Killer
5:27 - Stay Hungry
9:33 - Cities
14:48 - Band Introduction
15:45 - I Zimbra
19:53 - Drugs
24:26 - Take Me to the River
30:15 - Crosseyed and Painless
36:56 - Life During Wartime
42:02 - Houses in Motion
48:51 - Born Under Punches
56:56 - The Great Curve

<<Quando suonavamo al CBGB al fianco di Television, Ramones, Patti Smith, e Blondie, non c'è mai stato alcun dubbio nella mia mente che qualcosa di indimenticabile stava succedendo. Per me era ovvio che la storia era in divenire; in non piccola parte grazie a Hilly Kristal che possedeva il CBGB e che ha dato a queste band un palco per suonare quando nessun altro lo avrebbe fatto.>> 

Chris Frantz










22/09/15

Premi 1 per la rivoluzione. Rockers schierati nelle presidenziali Usa

Press 1 for revolution è la frase che lo staff informatico di un candidato alle presidenziali degli Stati Uniti, un outsider, uno sconosciuto, usa per catturare nuovi elettori . Uno sconosciuto a cui Neil Young ha donato Rockin' in the free world, dopo averla malamente negata a Donald Trump, candidato troll dei repubblicani. Neil Young è solo uno dei tanti musicisti che si sono apertamente schierati nella campagna per la rielezione del presidente, il dopo Obama.
Il candidato è uno scorbutico socialista dai capelli bianchi spettinati e un disprezzo per le delicatezze dei media: è Bernie Sanders - 74 anni, senatore dal Vermont, che sta cercando di diventare il candidato del Partito Democratico per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2016.
Questo brizzolato veterano si sta rivelando una sorpresa, riscuotendo consensi e successo nei campus universitari e sui social media, mescolando raduni vecchio stile e una campagna pressante online, che compensano la totale mancanza di sostegno da parte di un qualunque settore del partito. Le sue richieste sono assistenza sanitaria per tutti, finanziamento pubblico per la politica, liberare l'istruzione superiore dai privati e dalle donazioni delle grandi corporation, salario minimo garantito, riforma della giustizia penale, politiche commerciali più protezionistiche e un nuovo sistema di ridistribuzione fiscale, con il quale raccogliere fondi per progetti di infrastrutture che possano creare posti di lavoro. Sanders descrive il suo programma come "socialismo democratico": finora appena compreso, e tanto meno tollerato, per l'establishment politico americano. Le sua ricette fanno però breccia in Europa. In fondo, sull'altra sponda dell'Atlantico, Jeremy Corbin è salito al vertice del Labour inglese con programmi ancora più estremi di Sanders, e solo la loro età, 74 per l'americano e 66 per l'inglese potrebbe essere uno svantaggio tra i progressisti affamati di volti nuovi nella politica, qualcosa che la loro attenzione alle classi subalterne e alla disuguaglianza economica non può facilmente essere compensata. Intanto però Sanders è in vantaggio su Hillary Clinton nello Iowa.
Il principale nemico è la destra: ha attaccato il partito repubblicano per non tenere conto degli interessi della maggioranza degli americani.

"A mio avviso, il partito repubblicano ha un ordine del giorno che è fondamentalmente un programma di frangia, che rappresenta forse il 5, 10, al massimo il 15% degli americani", ha detto Sanders. I repubblicani puntano sulla creazione di divisioni. "Per decenni, hanno diviso la nostra gente, bianco dal nero, etero da gay, gli uomini dalle donne, i nati in questo paese da persone non nate in questo paese."

Bernie Sanders ha presentato una lunga lista di testimonial: attori, artisti, musicisti, comici, scrittori, registi, e altre personalità della cultura, come l'attore Will Ferrell, tutti i Red Hot Chili Peppers e Steve Wozniak, co-fondatore Apple. La lista dei sostenitori è stato pubblicato on-line Venerdì, poche ore dopo che Sanders è apparso sul palco ad un evento di New York, al fianco dell'attore Mark Ruffalo. La campagna del candidato democratico alla presidenza, è vista come un movimento anti-establishment alimentato dal supporto di base degli elettori e dei cittadini comuni.
Tante le firme aggiunte alla lettera di sostegno a Sanders, oltre che di personalità della cultura, da parte di attori, artisti, musicisti, comici, scrittori, registi. Sotto l'elenco, musicisti e rockers presenti e schierati in forze: dai veterani Crosby e Nash a Jello Biafra ex Dead Kennedys a Greg Dulli e Lou Barlow..

<<Noi - artisti , musicisti, e rappresentanti della cultura del nostro paese - siamo molto contenti di sostenere una nuova visione per il nostro paese. È una visione che spinge per una agenda economica progressista. Si tratta di una visione che crea posti di lavoro, aumenta i salari, protegge l'ambiente, e ottiene finanziamenti fuori dalla politica. Sottoscriviamo Bernie Sanders per diventare il candidato democratico alla Presidenza degli U.S.A. nel 2016.
Cordiali saluti>>


  • Brian Baker (Minor Threat, Bad Religion)
  • Chris Ballew (Presidents Of The United States Of America)
  • Lou Barlow (Dinosaur Jr, Sebadoh)
  • Bhi Bhiman
  • Jello Biafra (Dead Kennedys)
  • Elvin Bishop
  • CJ Boyd
  • Nicholas Britell
  • Jackson Browne
  • Dan Campbell (The Wonder Years)
  • Belinda Carlisle (The Go-Go’s)
  • Tommy Castro
  • Matthew Caws (Nada Surf)
  • Marshall Crenshaw
  • David Crosby
  • Bob D’Amico (Sebadoh)
  • John Densmore (The Doors)
  • Greg Dulli (Afghan Whigs)
  • Steve Earle
  • Alex Ebert (Edward Sharpe & Magnetic Zeroes)
  • Alejandro Escovedo
  • Jon Fishman (Phish)
  • Flea (Red Hot Chili Peppers)
  • Andy Fleming (Brother Trucker)
  • Bill Frisell
  • Mike Gordon (Phish)
  • Billy Gould (Faith No More)
  • Adam Harding (Dumb Numbers)
  • Maureen Herman (Babes In Toyland)
  • Chris Holmes
  • Cadien Lake James (Twin Peaks)
  • Anthony Kiedis (Red Hot Chili Peppers)
  • Killer Mike (Run The Jewels)
  • Tim Kinsella (Joan Of Arc)
  • Nate Kinsella (Joan Of Arc)
  • Josh Klinghoffer (Red Hot Chili Peppers)
  • Wayne Kramer (MC5)
  • Zoë Kravitz
  • Lil B
  • Jason Loewenstein (Sebadoh)
  • Jesse Malin
  • Trevor McFedries (Yung Skeeter)
  • Justin Meldal-Johnsen
  • Thurston Moore (Sonic Youth)
  • Charlie Musselwhite
  • Graham Nash
  • Meshell Ndegeocello
  • Will Noon (Fun.)
  • Raul Pacheco (Ozomatli)
  • Holly Palmer
  • Joel Rafael
  • Bonnie Raitt
  • Duke Robillard
  • Gabe Saporta (Cobra Starship)
  • Scarface
  • Chris Schlarb
  • Walter Schreifels
  • Chris Shiflett (Foo Fighters)
  • Eve Sicular (Isle Of Klezbos)
  • Corky Siegel
  • Chad Smith (Red Hot Chili Peppers)
  • Jill Sobule
  • Sam Sparro
  • Serj Tankian (System Of A Down)
  • Stretch Armstrong
  • Jeff Tweedy (Wilco)
  • Loudon Wainwright III
  • Mike Watt (Minutemen)
  • Dusty Watson (The Sonics)
  • Dar Williams
  • Lucinda Williams
  • Yoni Wolf (Why?)
  • Z-Trip
  • Hans Zimmer


21/09/15

Musica e politica: il Blocco danzante, Scritti Politti

Nessuna città colpì il mio immaginario di ragazzo ribelle e desideroso di vita ed esperienze come la città di Bologna. Bologna la rossa, la città bonaria e accogliente, la città della cultura, delle biblioteche e dei movimenti, la città alternativa del Dams e del welfare per tutti, la città dei partigiani e degli operai, quella dell'Eurocomunismo, e quella in cui arrivavano i capitalisti americani per studiarne la struttura della scuola pubblica, dagli asili alle università, la città delle pensioncine e delle osterie, dei trasporti pubblici e della sanità che funzionano, la città dei mille concerti, della New Wave italiana e del Demenziale, la città in cui si riversano migliaia di giovani da tutta Europa per respirare lo spirito libertario e creativo...
E' stano di come ancora oggi Londra sia un punto di riferimento, per la musica ma per tutte le culture giovanili in genere. Ma c'è stato un tempo in cui .. Londra guardava all'Italia..

<< Dille di andare a lavorare da Tesco/ dille di restarsene a scuola/Dille com’è possibile/ essere derisi tutto il giorno/(...) Maltrattata all'ora del te?/ Di Sopra nella sua stanza, da sola./ Qualcosa che lei non sa:/ il blocco danzante di Bologna/ ci mantiene vivi./ Qualcosa in Italia >>.




Si resta ancora sorpresi a riascoltare il primo singolo degli Scritti Politti, Skunk Bloc Bologna, per quella apparizione del fantasma del nostro Settantasette dentro uno degli atti di fondazione del post-punk inglese. Siamo nel settembre 1978. La sorpresa è questa: mentre in Italia la cosiddetta “ala creativa” del Movimento sconfitto e disperso guardava anche al punk e alla new wave per rimettere assieme i cocci, laggiù sembravano fare lo stesso con noi. Coi nostri fantasmi. Si diceva allora: “L’anomalia italiana".

 Musicalmente siamo in piena epoca New Pop, nient'altro che l'innamoramento delle band post punk per uno stile decisamente retrò: non si esplorava più la black music moderna nè l'elettronica, ma si tornava alla chitarra e a una formazione rock classica. In generale ci fu una fissazione generale per gli anni '60, e per un sound dance pop, anche se alcune eccezioni resistevano, Cabaret Voltaire tenevano alto un genere che continuava a crescere (l'industrial) mentre Pop Group mantenevano la continuità con le sonorità post punk. Gruppi come Style Council, Redskins, Gang of Four e Scritti Politti rappresentavano la scuola pop socialista: si ispiravano alla filosofia, alla teoria politica, alla critica d'arte. La loro preoccupazione era quello di capire cosa fosse reazionario e quale fosse la strada giusta per ripartire dopo il punk. Nei testi tutto si metteva in discussione, c'era l'ansia e i dubbi e la critica costante di sè e di tutti gli altri. Il primo singolo degli Scritti Politti fu proprio Skank Bloc Bologna. Era ispirato da quello 'che succedeva in Italia nel 1977, e al fatto che all'epoca Bologna era una citta amministrata dai comunisti, mentre per quel che riguarda lo skank, era semplicemente quello che riempiva lo squat dove vivevano i membri del gruppo, ventiquattr’ore al giorno - dub e lovers rock non stop.
Skank Bloc Bologna è un pezzo bizzarro, sinuoso, diviso giusto a metà tra un recitativo ispirato al Canterbury Sound - prima di assistere al concerto dei Sex Pistols che cambiò loro la vita, gli Scritti Politti adoravano gli Henry Cow - e un ritornello che ha le cadenze cristalline del reggae. Su tutto, una specie di apologia del dilettantismo, un suono fai-da-te, primitivo e incerto. Il disco fu autoprodotto grazie a un prestito di 500 euro del fratello del batterista. Inciso in uno studio di Cambridge, perché costava meno; imbustato sui tavoli della casa occupata dove vivevano gli Scritti, 300 copie alla volta; distribuito nel negozietto di Rough Trade a Portobello. Sulla copertina apparivano i costi sostenuti: <<controllo dei mezzi  di produzione>>.  Skank Bloc Bologna si può facilmente ritrovare nella recente antologia della band inglese, 33 anni dopo.
Ai giornalisti che bussano alla porta dello squat di Camden capitava di sentir citare indifferentemente Gramsci e Marx, Roland Barthes, Julia Kristeva, Jacques Derrida.
<<Pensavo a diverse cose quando l’ho scritta... Cose come il sessismo, come il disastro nei quali si trovano i ragazzi di qui, specie nelle periferie. .alla differenza tra questo e quel che e successo in città come Bologna>>.
La descrizione della casa occupata degli Scritti Politti:
<<La stanza è scura e dickensiana - ci ricama su Dave McCullough di Sounds - Sedie, piatti e mucchi informi di cose sono sparsi tutto intorno>>. C’è una grande falce e martello sul muro. Ci vivono 18 persone riunite in una specie di assemblea permanente, senza contare i molti che arrivano e si accampano per un po’. <<Era una casa aperta - racconterà molti armi dopo Green Garthside a Simon Reynolds - Perciò ci potevi incontrare i ragazzini difficili scappati da scuola, gli hippy francesi, gli Eurocomunisti italiani. Bastava bussare>>.
Skank è ballare il reggae. Non sentivano altro: dub e lovers rock; Abyssinians, Culture, Joe Gibbs. Green Garthside, l’ideologo; Tom Morley, il batterista coi dreadlocks; Nial Jinks che aveva imparato a suonare il basso in sole tre settimane di pratica, come usava all`epoca. Erano stati compagni al corso di arte del Politecnico di Leeds - da qui la dimestichezza con la semiologia e il decostruzionismo. Erano stati iscritti alla Young Communist League, giovani militanti che distribuivano volantini e si picchiavano in strada coi neonazisti. Scritti Politti - lo si ripetera a memoria durante il periodo di clamorosa popolarità mondiale del gruppo negli anni ’8O – è Gramsci, gli Scritti Politici <<Politti - aggiungerà pure Green - è anche un suono onomatopeico: è il rumore che volevamo fare. E come Tutti Frutti>>. Skank bloc, dunque. Dal blocco storico al blocco skank. Che è un po’ come dire, per tornare al fantasma del nostro Settantasette: <<Dopo Marx, aprile>>.
Gli Scritti Politti vennero spesso i città, soprattutto nel periodo in cui il sindaco comunista fu quello che cercò concretamente di soffocare la parte più radicale del Movimento, che nel 1977 si ribellava in quella maniera davvero carnevalesca, prendendo il controllo del centro citta. Skank Bloc  Bologna era ispirata da quelle persone, radicali che erano persino più a sinistra del Partito comunista ufficiale. Bisogna ricordare che all'epoca, in Inghilterra,  erano molto colpiti dal fatto che ci potesse essere un intera citta nell’ Italia del Nord controllata dai comunisti.

<<Eravamo stati a riunioni dove c’erano diversi giovani comunisti europei - ha raccontato ancora Green a Simon Reynolds - Sapevamo che c’era gente in Italia che stava mettendo in piedi delle radio, si chiamava ancora comunista, ma erano decisamente più selvaggi».  In quei giorni l’ltalia del ’77 sembra riemergere come una cruda metafora poetica per giovani musicisti e politicizzati, che cercavano  in Europa il corrispettivo dall’Apocalisse Rasta. Una landa guerriera, dove convivevano con impossibile leggerezza e prossimità Eurocomunismo, Radio Alice, Brigate Rosse, anzi.. Brigade Rosse.  ll 30 aprile del 1978 Strummer dei Clash sale sul palco di Rock against racism, al Victoria Park di Londra. E’ la prima e la più grande manifestazione di politicizzazione del punk Per l’occasione ha addosso una t-shirt rossa con su scritto,  appunto, <<Brigade Rosse>>.  Incorniciato c’é il simbolo della Raf. Il gesto non fa granchè scandalo, nell’immediato: gli standard della comunicazione dell'época sono decisamente diversi da quelli di oggi…
<<C'era un amore adolescenziale per la guerra, il conflitto, per le fantasie di rivolta, il combattimento di strada, i fucili a Knightsbridge, ma era molto superficiale in poche parole>>, riflette oggi Simon Reynolds sulla questione. Il 1 luglio del 1980 i Clash suonarono a Bologna, in piazza Maggiore. Gratis. In fondo fu una specie di nemesi di quel mito italiano. Il concerto è ricordato per il pellegrinaggio di rockers in citta; un po' meno per la contestazione di un gruppo di punk radicali bolognesi che contestavano ai Clash, il fatto di incidere per la multinazionale Cbs - ed era un classico dell'epoca - ma soprattutto di aver accettato l’invito del Pci, allora in campagna elettorale.
E anche i Clash sono evocati in Skank Bloc Bologna, per tomare cosi al nostro punto di partenza. I versi dicono: <<I rockers sono in citta/I magnilici 6/ I rockers sono in citta/ si sopravvalutano un bel po'>>…





18/09/15

Calci e sputi e colpi di testa. Paolo Sollier ( Incipit bruciante )

Non occorre essere esperti per sapere che Paolo Sollier era un pò.. brocco come calciatore. La sua azione era goffa, il tocco di palla approssimativo; lo salvava il gran correre,da buon gregario. La sua vicenda umana e politica è certamente più estrosa e avvincente. Lo dimostra con questo libro, in cui i protagonisti sono l'infido mondo del calcio, la militanza politica, la vita di tutti i giorni. Un libro impietoso eppure umano, e estremamente politico. Un libro ormai introvabile, anche se ho sentito che è stato rieditato proprio ultimamente, e contro il parere dello stesso autore, che considera la sua vicenda qualcosa da relegare alla storia. Invece è avvincente e dove troverete la descrizione di una generazione .. al suo meglio.
 
<<Mi guardo e mi faccio ridere. Mi vedo impalato in una striscia alla Snoopy, fagotto in spalla, fumettando “ecco il famoso calciatore che lascia Torino...”.
Famoso una sega. Chissa cosa combino. Tre anni fa avevo rifiutato di fare questa vita. Dovevo andare dalla Cossatese al Lecco; c’era un allenatore, Longoni, che si era innamorato di me. Ma dovevo anche andare via di casa, cominciare quella sfigatissima comune. Era più importante restare a Torino, dare un taglio preciso al cordone ombelicale sentimentale economico coi miei; farmi finalmente spintonare dall’autonomia, coi miei pavimenti da pulire, le mic bollette da pagare, il mio cesso da aggiustare; avere una casa, una cuccia, una tana dove stare, incazzarrni, scopare. Adesso invece niente mi teneva. Non una ragazza: tutte cadute dalla mia scala Mercalli sentimentale; terremotate, rase al suolo. Non un impegno politico a mordermi la coda di cagnaccio sciolto. Non la comune, o vogliamo chiamarla casa di matti, o quattro scemi che ultimamente stavano insieme. L’ultima tappa di questa corsa nei sacchi comunitaria era cominciata un anno prima: Gigi ed io sopravvissuti alle tempeste precedenti, Andrea e Tito arrivati per caso. Andrea da una manifestazione per il Cile. Armi al Mir. `<<Hai una casa‘?>>. Dicì assassina. <<Si, abbastanza vuota». Frei boia. <<Ci verrei per qualche
mese». Compagno Allende sarai vendicato <<Vienici». Mai più senza fucile.
Ed era venuto a fare il numero tre, il terzino sinistro, il Facchetti della situazione. Sarebbe stato un po’ in difesa per poi infilarsi nel primo corridoio libero. Naturalmente intorno al corridoio avrebbero dovuto esserci stanze, una cucina, un gabinetto; una casa
insomma. Ma il lancio giusto non era arrivato e cosi si era sistemato con noi. Dopo un mese, Tito; se lo era tirato dietro da Torre Pellice; era arrivato una sera e aveva cominciato a parlare sulla porta, ancora con la borsa in mano <<Ho una situazione... ho una moglie e una fidanzata che ha anche un figlio. Con mia moglie non ci sto da un anno; e da un anno non lavoro. Sono sbandato. Ma ho deciso di ricostruire la mia vita...>>.
Aveva posato la borsa insieme a quel sorriso da lupi e aveva cominciato a lavare i piatti.
Stare insieme, diventare amici è come comprimere una miscela esplosiva. Più stai bene e più comprimi. Più comprimi più è esplosiva. Alla prima scintilla esplode. Ognuno viene lanciato via, distante, come una scheggia o un pezzo di stella. La compressione, l’amicizia,
ricominciano con altra gente. Poi nuove esplosioni, altri proiettili umani, nuove bombe da innescare. Cosi noi, e adesso siamo esplosi via. Il frammento Gigi a prendere per le trecce il suo sogno danese; Tito a caccia di lavoro e a cercare vipere; Andrea nella lotta
continua del suo libro scritto a colpi di registratore. Intervista tutti, operai,disoccupati, leader, rotti in culo, fumati, bucomani. Naturalmente non finirà mai.
Infine io, scheggiato a fare il calciatore. Finalmente saprò; tra le tante paure sono contento: basta col fare il calciatore di comprornesso, né calciatore né studente, né militante né cane sciolto, basta con la serie C, tra le zanzare mentali di Vercelli e il treno di Torino. Saprò fino a che punto valgo qualcosa nel calcio e saprò anche, prima paura, se venderò il culo ai condizionamenti. A parte il calcio giocato,  viaggi, allenamenti,
questo calcio professionistico mi ingoierà anche la testa? O riuscirò a fare la mia vita senza rotaie obbligate, come la voglio?
Questi i pensieri mentre la cinquecento fila (per modo di dire) verso Perugia, dieci ore di autostrada, di ricordi, di domande. Tutte le radici di Torino tagliate, chissà per quanto, quelle di Perugia che mi aspettano, chissà come. Chi troverò? I compagni di squadra
saranno pallosi o simpatici, e l’allenatore Castagner farà abbastanza rima con Sollier‘?
L’Umbria verde, l’Umbria rossa, l’Umbria jazz e tutto quel che so. Aggiungiamo un po’ di San Francesco, Jacopone da Todi e i lupi di Gubbio. Mi sembra di andare ad abitare nella mia ignoranza. Ci arrivo, Perugia incollinata sull’orizzonte, la mia casa cercata e trovata in un giorno. Sono proprio un emigrante di lusso. Penso a quelli veri, scippati dalla loro terra, scaraventati in città piovra, guardati con sospetto, tagliati fuori, a dormire nelle cantine, nei sottoscala, alla stazione. Li ho visti coi miei occhi e mi sembrano ridicole queste scaglie di paura. E’ la vecchia abitudine di sentire piu un’unghiata nella mia schiena che una picconata in quella di un altro. Ritiro precampionato: l’incubo dei calciatori: venti
giorni per rificcare nei muscoli la forza l'elasticita la voglia di correre. Quella prima settimana dove ogni ora di sonno perso, ogni mangiata fuori regola, ogni scopata di troppo sono restituite a sudore e bestemmie. D’altra parte è l’unico ritiro che tutti accettano quasi volentieri; si fatica ma si riposa, ci si rompe le scatole ma il fisico si rimette insieme. E’ una regolata a tutte le viti spanate da un mese di vacanza. E poi serve tutto l’anno. E’ una medicina utile, buttata giù con le smorfie ma che funziona. Le smorfie poi dipendono da dove sei, che rapporto riesci ad avere con la gente del posto, se riesci ad uscire dal cerchio della squadra; altrimenti a forza di vedere sempre le stesse facce cominciano i tilt e volano i coltelli.
Per noi c’e Norcia posto democristiano di San Benedetto, ma anche di Brancaleone. E l’armata Brancaleone sembra questo Perugia, quasi tutti nuovi, molti della serie C, l’altr’anno' non retrocessi per un pelo. Ci guardiamo in faccia e sembriamo dirci: <<Ma
dove vogliamo andare?». Io vorrei andare da quella biondina, ma in definitiva sono sempre un po’ imbranato. Poi non é che mi caghi molto; devo aprire un fronte di lotta. Uno dei modi di conoscersi dei calciatori e la doccia. Vedersi i chitarrini. Chi ce l’ha grosso, chi piccolo, chi storto, chi circonciso. Poi l’assoluta mancanza di parentela tra l’aspetto fisico e l’uccello. Il tipo grassoccio che ce l’ha lungo e stretto, quell’altro'affilato che ce l’ha piccolo e corto; il piccoletto col campanaccio e il superman col pisellino.
La figa è uno dei discorsi preferiti, insieme alla figa e alla figa. Tutte le battute sono per Zumbo, che ce l’ha abominevolrnente grosso, allora chissà quali paradisi distribuisce in giro; oppure Sergio con la cappella a ombrellone che fa ombra su tutte. Naturalmente le tesi sessuali secondo cui le dimensioni del pene hanno un’importanza secondaria vengono rovesciate. L’amore è venduto a etti, le scopate si misurano a metri. Fa parte del ruolo dell’uomo famoso contro cui le donne vanno a spiaccicarsi come falene in una lampadina; e se le falene ci sono, ansiose di farsi toccare e infilare dai vitelli d’oro, logico che il discorso tenga. E’ idiota ma tiene. Tiene anche se a farlo e gente sposata, con figli.
Mi chiedo ma in queste famiglie, con queste mogli, che rapporto c’e‘? Queste cazzate sulla donna come buco, le dicono anche a casa? Oppure doppia faccia, mariti perfetti in famiglia, scopatori da brivido fuori? Oltretutto, le mogli dei calciatori sono sempre un
oggetto (soggetto, pardon) misterioso: vivono di luce riflessa, lo seguono quando viene mercanteggiato, gli guardano i figli, lo aspettano quando torna dalle battaglie. E’ uno schema un po’ vecchiotto, che sta franando dappertutto. Quanto ci metterà da noi?>>...







17/09/15

Notizie false, furti di identità, insulti: Le menzogne del web


Diffusione di notizie false, furti di identità, insulti come pratica diffusa. La Critica alla Rete con il rimpianto dell' autorità perduta del giornalismo

C' era un tempo in cui le informazioni, una volta assemblate e elaborate, erano spacciate come veritiere. I certiticatori che garantivano la loro esattezza erano inseriti in un dispositivo che prevedeva una verifica della loro fondatezza e la conseguente possibilita di una revisione. I giornalisti le producevano in base a un decalogo di regole che avevano, nelle gerarchie esistenti nei media, un fattore di controllo. La catena gerarchica era composta da caporedattori, direttori e financo l’editore poteva intervenire' per modificare quanto scritto o filmato. Nei manuali di storia del giornalismo sono stati spesi fiumi di inchiostro sugli strumenti di autogovemo dei media e sull'esistenza di leggi che garantivano il pubblico attraverso un sistema di norme e sanzioni - le querele per diffamazione, la richiesta di rettifica, l’indennizzo - 2 fattori, tutti, finalizzati alla correttezza e alla veridicità dell'informazione stampata, trasmessa in tv o per radio. Anche la tensione tra verità e veridicità svolgeva un ruolo non indifferente per garantire l'informazione da manipolazioni, esplicitando cosi il dubbio sull'oggettività e neutralità della informazione diffusa. L’autogoverno dei media garantiva inoltre l’esercizio del controllo sui poteri vigenti nelle società.
L’ospite inatteso
Questa "fabula", per quanto contestata e criticata, ha legittimato i media quali strumenti indispensabili nella produzione dell’opinione pubblica. Con la Rete, tutto ciò é andato in frantumi. Ogni uomo e donna possessore di un computer connesso al web diventava potenzialmente un produttore di informazione. L’autorità dei giornalisti ne é risultata ridimensionata, tanto più se in Rete giornali, tv e radio potevano essere messi in discussione e contestati. Il web poteva diventare il medium che esercitava il controllo sui cinque poteri vigenti, compresa la critica ai media mainstream. Anche in questo caso, un’altra favola si é imposta nella discussione pubblica: il <<potere della folla» garantiva forme di correzione e modifica in tempo reale dell’ informazione prodotta on-line.
ll potere autoregolativo della folla si é però rivelato fallace. Molti i casi di informazioni inventate e false diffuse; tantissimi gli episodi di imprese e governi nazionali che hanno assoldato “mercenari" per compilare voci parziali per Wikipedia, l’esempio più noto del potere della folla in Rete. Impossibile tenere il conto dei furti e delle false identità che caratterizzano il flusso informative on-line. Ricorrenti sono gli insulti e le notizie false su questo o quel personaggio pubblico e talvolta famoso. Rispetto al <<lato oscuro>> del cyberspazio va ripristinata una forma di autorità che certifichi la correttezza delle informazioni. Ne è convinto Charles Seife, autore del volume Le menzogne del web, pubblicato da Bollati Boringhieri (pp. 239, euro 22).
Seife ha una formazione scientifica - é laureato in matematica -, ma ha scelto come professione il giornalismo, arrivando a insegnare giomalismo alla New
York University. Nel suo lavoro di redattore e divulgatore scientifico si é misurato con la tendenza a spettacolarizzare l'lnformazione scientifica, intervenendo spesso contro l’enfasi data ad alcune notizie riguardanti ricerche scientifiche che di rivoluzionario poco avevano, anche se erano ‘spacciate come risolutive per la cura di questa o quella patologia; o come un sovvertimento radicale delle conoscenze finora acquisite in biologia, lisica, chimica.
ll punto di forza delle sue argomentazioni é sempre stato la necessita di riaffermazione delle capacità autoregolative della professione giornalistica come condizione per le necessarie verifiche delle notizie diffuse. Dunque controllo sulle fonti, esercizio del dubbio, messa a confronto di punti di vista e interpretazioni divergenti. E dunque espressione di quella <<cultura>> giomalistica che nel mondo anglosassone vede nei media gli strumenti di una informazione oggettiva della realtà. Comprensibile, dunque, la sua diffidenza nei confronti del flusso disordinato e caotico di informazioni e contenuti della Rete. In questo libro affronta alcuni temi <<forti>> :
Il potere della folla, in primo luogo.
Seife non disconosce le possibilita di una <<democratizzazione>> dei media derivante dal passaggio del pubblico da essere consumatore passivo a produttore attivo di informazione. Anzi, ritiene questa chance come un segnale di vitalità del mondo dei media. Ciò che propone tuttavia è il ripristino dell'intermediazione - il giornalista tra la realtà e la sua rappresentazione mediatica.
I casi che cita di menzogne e falsità veicolati della rete sono noti. Così come sono note le operazioni compiute dalle imprese per ricostruire un'immagine immacolata dei loro prodotti, politiche aziendali o per veicolare informazioni dannose su un concorrente. Non mancano le false recensioni pubblicate su Amazon scritte dagli stessi autori di libri. L'analisi però diventa prudente quando si tratta di analizzare i tentativi di controllo e di disinformazione compiuti da questo e quel governo. Dunque, un problema troppo grande per essere liquidato ripristinando l'autorità perduta dei giornalisti..


B. Vecchi (ilmanifesto)



16/09/15

Dio Salvi la Regina: Insect Royalty, Rock Vs Monarchia

Questa settimana, la Regina Elisabetta II è diventata il monarca da più tempo in carica nella storia britannica, essendo riuscita a non morire o ad uscire di scena, per ben 63 anni, e sette mesi.. Il rapporto della monarchia con il mondo della musica è stato sempre traballante nel corso degli anni: dai The Sex Pistols agli Smiths, ecco alcune best song in onore del sovrano più tenace del paese.


The Exploited, 'Royalty'
 Non sorprendono, gli Exploited, con quest'affascinante canzoncina, 'Royalty': come previsto, vanno giù duri sulla monarchia. E' giusto dire che gli argomenti equilibrati, non sono mai stati un loro forte. E mentre rime come "Mostrami una foto della regina ora / piccola sporca puttana , fottuta piccola cagna, cazzo! " non sono esattamente sfumature dei loro sentimenti, almeno si può non criticare la band Edimburgo di non parlare fuori dai denti...



The Housemartins, 'Flag Day'
“Troppe mani in troppe tasche, poche invece sui cuori…”, Flag Day è una desolata descrizione ‎dell’impoverimento della gente nella “perfida Albione” al tempo della perfida “Lady di Ferro”.‎ Ma ce n’è anche per la corte reale, un appello alla mano regnante in cima alla catena alimentare della società britannica: “… chiedendo l’obolo alla regina, visto che la sua borsa è così ‎piena da scoppiare…”‎. Tutte le loro "vendite di beneficenza" non significano nulla quando non si sa cosa significa la povertà. ".



Primal Scream, 'Insect Royalty'
Un brano concettuale, da 'XTRMNTR'(Exerminator) , l'album del picco critico dei Primal Scream . Cucita sopra minacciosi battiti dubby, Bobby Gillespie ripete che "un insetto regale vive dentro di me", frase che potrebbe essere vista come un cenno alla impotenza di essere nato in un paese ancora governato da discendenze di sangue, piuttosto che dal merito.



Billy Bragg, 'Rule nor Reason'
Sempre in prima fila, Billy non si è mai astenuto da dichiarazioni sociali e politiche, men che mai sui reali. 'Rule nor Reason' lo trova però sorprendentemente soft, vede il sovrano più come una figura tragica, piuttosto che odiosa. "La regina sul trono ascolta un disco di Shirley Bassey, quando è sola / E guarda fuori dalla finestra e grida," canta su fisarmoniche lugubri. Povera solitaria..regina.



The Beatles,'Her Majestic'
Canzoncina acustico-pizzicata che chiude 'Abbey Road', 'Her Majestic' è una delle poche canzoni nella cultura popolare che fa riferimento alla Regina in modo neutrale e positivo. Qui, sua maestà è una "bella bella ragazza" che "non ha molto da dire". Non proprio un comlimento, ma pur sempre una galanteria rispetto ai precedenti..



The Stone Roses, 'Elizabeth My Dear'
Breve e dolce, un interludio di un minuto su The Stone Roses 'omonimo LP di debutto,' Elizabeth My Dear 'fu scritta sul refrain di una vecchia canzone inglese,' Scarborough Fair ' (ripresa anche da Simon e Garfunkel) : "Mi fai a pezzi e fai bollire le mie ossa / Non riposerò fino a quando non avrà ha perso il suo trono / Il mio obiettivo è vero / Il mio messaggio è chiaro / Ed è rivolto a voi Elizabeth, mia cara ".



Manic Street Preachers, "Repeat (Stars and Stripes)
"Non lasciatevi ingannare dallo Stars and Stripes del titolo:' Repeat 'sono i Manics che prendono di mira la monarchia e il suo potere: "Ho visto questo accadere prima / Questo è un messaggio dall' Inghilterra occupata ", inizia, prima di esplodere in una chiamata alle armi: "Ripeti dopo di me, 'A fanculo la regina e il paese'".



The Smiths, "The Queen Is Dead ''
The Queen Is Dead' essenzialmente, rappresenta la frattura insanabile tra governanti e governati, e una fantasia, raffigurante la morte della famiglia reale, su uno dei soliti testi che illustano il punto di vista intransigente di Morrissey. Quì raggiunge il picco, ed è il 1986. La canzone prende prende a prestito il titolo dal romanzo di Hubert Selby Jr., Last Exit To Brooklyn del 1964 ed è basata, musicalmente, su una canzone che Johnny Marr aveva cominciato a scrivere già da adolescente. Morrissey lancia la sua pungente invettiva contro la Regina d'Inghilterra, in questa prima (di molte altre) canzoni contro la monarchia, definita dal cantante "del tutto contro ogni nozione di democrazia, oltre che un mistero per molte persone... per essere protetti da ogni eventuale indagine sulle loro ridicole storie, sui loro abiti da sposa e sui loro drammi da romanzi soap".



Sex Pistols, 'God Save The Queen'
Cos'altro? Il più famoso musical anti-monarchia, 'God Save The Queen', non solo lo sputtanamente dell'inno nazionale, ma lo smacco fu ancora più clamoroso, perchè il suo sputare beffardo fu pubblicato il giorno del giubileo d'argento. Ha sfruttato il malcontento di una nazione e lo ha trasformato in tre minuti di antagonismo, e disprezzo arrogante. Dio salvi la regina...





15/09/15

Rumore (Bianco) tra disturbo e fascino

NOISE NOISE NOISE..
Il rumore bianco è costituito idealmente da tutte le frequenze acustiche, perciò si può dire che contenga tutti i suoni possibili; e come lo scultore scolpisce un blocco di marmo, cosi il progettista sonoro può plasmare il rumore alla ricerca di nuove forme musicali. Gli ultimi anni hanno visto la musica elettronica svilupparsi e diffondersi in maniera vertiginosa; un fenomeno di sensibilizzazione creativa - soprattutto dei giovani - che è reso possibile dalle tecnologie audio e informatiche oggi alla portata di tutti.
Il rumore bianco diventa allora una metafora della moltitudine di persone che, grazie alle nuove tecnologie, possono oggi fare musica sviluppando la propria indole creativa.
Ma il rumore può rappresentare anche il caos, l’incapacità di selezionare tra le tante musiche prodotte. E' importante dunque avvicinarsi all'informatica musicale con la giusta consapevolezza.
<Mary had a little lamb..>: con queste parole, l'inizio di una filastrocca inglese, si chiude un'epoca della storia dell'ascolto musicale e se ne inaugura una nuova. E' il 1877 e l'inventore statunitense Thomas Edison, dopo aver progettato e costruito il suo fonografo, effettua la prima registrazione sonora della storia.
Si avvera cosi l'antichissimo sogno di <catturare> il suono, elemento che resisteva ai tentativi di fissazione, quando ormai la fotografia aveva addomesticato le immagini. Il fonografo di Edison è un oggetto piuttosto rudimentale, dalla qualità sonora assai scarsa se paragonata agli standard di oggi. Registra i suoni su cilindri di cera incisi mediante una puntina metallica e capaci di immagazzinare poco meno di quattro minuti di musica. I cilindri sono oggetti delicati e facilmente deperibili, che permettono un numero limitato di ascolti. Il passo decisivo è stato fatto, e anche la musica e la parola entrano nell'era della riproducibilità tecnica. L'evento sonoro perde la propria unicità e labilità e diventa replicabile un numero indefinibile di volte. Dieci anni più tardi, nel 1887, Emile Berliner riprendendo un'idea dello stesso Edison trasforma il cilindro in un disco e chiama grammofono la macchina utilizzata per leggerlo. Si tratta del primo antenato del disco in vinile che dominerà il consumo musicale per grand parte del ventesimo secolo. Inizia cosi la diffusione di massa del grammofono che all'inizio del Novecento, insieme alla radio, prende il posto del pianoforte come oggetto privilegiato d’intrattenimento nelle case borghesi.
Sempre più spesso la musica passa attraverso questa mediazione tecnologica, slegandosi dalla presenza reale di un esecutore. Il rito del concerto, con i suoi aspetti collettivi e sociali, perde progressivamente il proprio ruolo centrale nella fruizione musicale, mentre si fa strada un tipo di ascolto individuale, domestico.

Il Rumore
<Ovunque siamo, quello che udiamo è prevalentemente rumore. Quando lo ignoriamo, ci disturba. Quando lo ascoltiamo, ci affascina>.
Cosi si esprimeva il grande compositore statunitense John Cage a proposito dei rumori che percepiamo ogni giorno e della loro natura molteplice. In passato il rumore è sempre stato contrapposto al suono, soprattutto perché' non ha un'altezza definita. Ma nel corso del tempo la differenza si è sempre più assottigliata e oggi il rumore è totalmente accettato nell'universo musicale.

La parola "rumore" ha molti significati', e alcuni interessano la musica digitale. Il rumore è ampiamente presente in natura (il suono di una cascata, del vento..) e in generale nella maggioranza dei suoni umani, così come è tra gli elementi primari della famiglia dei suoni artificiali. Quando negli anni '50 si componeva la prima musica elettronica, infatti, gli studi radiofonici erano dotati non solo di oscillatori ma anche di generatori di rumore bianco, strumenti necessari per certe misurazioni elettriche e utilizzati in seguito anche dai musicisti.

Il rumore bianco è un segnale che oltre a essere privo di periodicità è anche caratterizzato da uno spettro che comprende tutte le frequenze, e con uguale ampiezza. Il nome denota l'analogia con il colore bianco che' similmente, contiene tutte le lunghezze d'onda dei diversi colori con la medesima intensità. Molti compositori hanno utilizzato creativamente il rumore bianco cosi come gli scultori utilizzano il marmo, ovvero "estraendo" dalla materia forme strutturate. Siccome contiene tutte le frequenze acustiche, il rumore bianco si presta bene a un'operazione di filtraggio, cioè di estrazione di componenti selezionate dello spettro. Dopo il filtraggio emergono bande larghe o strette di frequenze il cui timbro può differenziarsi in varia misura dal rumore originale. Da una materia sonora grezza come il rumore si possono ottenere suoni vari e raffinati. Ma il rumore può essere visto anche come elemento di disturbo tecnologico. Nell'elettronica e nell'informatica infatti la parola rumore evoca qualcosa che entra in un sistema ma che è estraneo agli effettivi segnali desiderati e circolanti.

Anche i sistemi digitali producono rumori indesiderati di varia natura, o lasciando sul campo una varietà' di "residui sonori". Si tratta di effetti collaterali dei processi di sintesi e di elaborazione del suono, spesso descritti con nomi inglesi come glitch o click. Dalla fine degli anni '90 questi rumori sono divenuti elemento di espressione creativa, addirittura dando vita a nuovi generi (come il glitch, appunto, o la musica noise) tanto da essere considerati all'epoca come una delle più rilevanti novità del panorama musicale di ricerca. Con i sistemi digitali il rumore torna a essere materiale sonoro utilizzabile per comporre musica, certamente diverso da quello utilizzato negli studi radiofonici degli anni '50, ma ugualmente oggetto di sviluppo creativo.

Nella tradizione musicale precedente esso era considerato sgradevole e inaccettabile: ciò dimostra non soltanto che ogni definizione di rumore è soggettiva, ma che essa cambia anche con il contesto culturale. Il rumore che ieri era ritenuto esclusivamente un disturbo oggi trova ampio spazio nell'ascolto. Il percorso non è stato improvvisò ma frutto di un cambiamento graduale che nei decenni ha radicalmente modificato la nostra sensibilità musicale verso questo elemento.

Rumore bianco, Introduzione alla musica digitale
A. Cremaschi, F. Giomi