27/02/13

Calcio e Antifascismo: il Sankt Pauli

Mentre in Italia molte società subiscono il ricatto di gruppi di tifosi, legati all' estrema destra e spesso alla malavita, perchè gestire una curva vuol dire anche fare affari, in Europa c'è una piccola squadra che milita nella serie B tedesca che fa proseliti, non solo in Germania.


Amburgo, Germania. Fine settimana.

La palla percorre un verde intenso nel centro di uno stadio macchiato di marrone e bianco. E rosso. Cori che rintronano, assordanti. Onde di tessuti che fluttuano, ancheggiando al ritmo di Hells Bells degli AC/DC. Gol che imperversano sulle note dei Blur, Song 2. E il Che presente, siempre. Anche l’Antifaschistische Aktion, in tutti gli angoli degli spalti. Sulle bandiere, sulle sciarpe, nel cuore. È il Sankt Pauli.

Catologna, il sud. Immagini proiettate in diretta su un telo bianco. In un ateneo popolare, rivestito di rosso e nero. Pareti che trasudano storia, di movimenti popolari, di movimento operaio. Un luogo di intensità, impegno, militanza. Ci sono anche il tempo libero e lo svago. Antifascismo e gol celebrati a ritmo di ska. Un gruppo di persone che fanno il tifo, sciarpa in mano. È il Sankt Pauli FanClub Catalunya. E il legame? Doppio. Sportivo e politico.

Due mondi che alcuni, in modo formale, solo formale, pretendono separare. Il tempo libero e la gestione. Il divertimento e la serietà. Rifeudalizzazione dello spazio pubblico, nelle parole di Habermas. E nonostante questo, alcuni si ostinano a mostrare l’altra faccia, l’altro rovescio della realtà. Il pallone e la Politica. Devono sempre essere estranei lo sport e la Politica? Quella con maiuscola, non la Real Politik, non il mero scontro elettorale. Fu questa la radice, la causa per cui un gruppo catalano decise di costituire, a più di 1500 chilometri di distanza, un fan club di una squadra tedesca di serie B. Non certo i successi sportivi. È dignità cosciente. Non è semplice svago per sfuggire all’apatia. È la visione del calcio come una attività umana relazionale, iscritta nella vita sociale, radicata nella comunità. E, insieme a questo, la stessa definizione della squadra, il FC Sankt Pauli, nei suoi statuti, come ntifascista, antirazzista e antisessista. Un esempio, forse unico, nella pratica professionale. Questa è la causa dell’ammirazione, dell’unione tra due realtà territoriali: la concezione concreta dello sport. Non significa la sua politicizzazione, ma la sua nozione come spazio che non è isolato dal contesto sociale in cui si iscrive. Il capitalismo, nella sua continuità storica, ha cooptato la totalità delle sfere della vita, imponendosi anche in maniera inesorabile al tempo libero, sotto la sua idea di business. Il calcio e i suoi partecipanti si creano come oggetti di consumo di massa all’interno di una industria che, cercando la massimizzazione dei suoi profitti, finisce per occupare i consigli di amministrazione delle diverse squadre. L’uniformizzazione si impone e si intravede in tutto il territorio, solo distinta dal colore delle magliette. E in questo manto di sabbia, in bianco e nero, emergono esperienze che raccolgono la memoria del passato e la visione di un futuro diverso. La dignità di un’altra idea, di un’opzione differente. Una alternativa all’unicità imposta dalle elite e diffusa dai mezzi di comunicazione di massa. Una aspettativa materializzata nel quartiere portuale e rosso di Sankt Pauli, ad Amburgo, con spigoli che convergono nella realtà sociale. Un modello di ribellione. Viene raffigurata da un esempio di empowerment del tifo, che adotta la bandiera pirata, la quale finisce per diventare quella ufficiosa. È un modello di ribellione, di traslazione dell’asse alle persone. La squadra con il maggior numero di tifosi. Quella in cui le tifose, perdendo una fonte di finanziamento, riuscirono a far ritirare dallo stadio una pubblicità di una rivista destinata al genere maschile. È la realizzazione di un’opzione contraria alla sottomissione e al patriarcato. La prima squadra che proibisce ufficialmente nel suo stadio qualsiasi simbologia fascista. Pirati che lottano per la trasformazione e la presa di coscienza sociale. È la forza della comunità. Quella per cui il tifo la riuscì a salvare dalla bancarotta attraverso la creazione e la vendita di magliette, e mediante una campagna capeggiata dai bar del quartiere: per ogni birra consumata, mezzo euro di salvezza. Una squadra in cui le principali vittorie sono le campagne per stabilire distributori di acqua potabile nelle scuole di diversi paesi latinoamericani. Solidarietà, sport come cooperazione, non come rivalità. Il legame fra il nord e il sud. Amburgo e la Catalogna. Una boccata di aria fresca nell’oppressione. Il rifiuto del calcio come business. Una visione opposta dello sport e del tempo libero. Cooperazione e solidarietà. Posizionamento. Manifestazione di alternative sociali sugli spalti. Resistenza. È il Sankt Pauli.

Natxo Parra Arnaiz ** Avvocato, membro del FanClub St. Pauli Catalunya


Aggiornamento del 18/03/013: 
Striscione del Sankt Pauli nell'anniversario dell'assassinio di Davide Dax Cesare per mano fascista a Milano,
il 16 marzo 2003..




23/02/13

Sam Peckinpah: Dizionario

L'iperbole della violenza. Quella vera.. 

AMERICA — Forse io mostro la vera essenza del sogno americano, del mito del successo. Il sogno americano é un qualcosa avvolto nella plastica, un  bell’ imballaggio con l’etichetta appiccicata sopra. Ma ora, per fortuna, categorie di persone come i giovani e i Neri hanno cominciato a stracciare la plastica e a battersi contra i modelli di moralità e di vita della società americana: io spero che ce la facciano. Questo paese è pubblicità, é lavaggio del cervello, é merda. E' un continuo  spingere prodotti e persone senza fare alcuna distinzione fra i due. Siamo di nuovo nell’Era del Buio. Guarda la gente per chi vota — Nixon, Wallace — gorilla assassini appena usciti dalle caverne e tutti ben vestiti, che parlano e si muovono con la morte negli occhi. E qual' è l'alternativa a questa gente, Humphrey e Muskeie? Due tipi assolutamente senz’anima, senza nessuna idea di dove stare, fondamentalmente immorali... Siamo orientati verso la televisione adesso. Con la televisione e le videocassette nessuno avra più voglia di alzare il sedere neppure per andare all’angolo a vedere un film: E' orribile. Uno dei grandi vantaggi d’andare al cinema o a teatro é quello di rendersi attivo, uscire di casa, comprare i biglietti, partecipare ad un'esperienza insieme a tante altre persone.L'ottanta per cento della gente che guarda la televisione invece, la vede in gruppi di tre persone o meno, e uno di loro è mezzo scimunito. ll più della gente che ritorna a casa la sera, dopo il lavoro, beve un paio di  aperitivi prima di cena e si piazza nel soggiorno-morte. Il modo in cui la nostra società si evolve è stato studiato molto attentamente, non è accidentale. Siamo tutti programmati e questo mi prostra terribilmente.

CANE DI PAGLIA — La cosa che mi ha veramente entusiasmato é la quantità di soldi che mi hanno dato per farlo. Per Dio, Cane di Paglia é basato su un libro, The Siege of Trencher’s Farm. Il Iibro é una schifezza che ha una sola buona sequenza di azione e di avventura, e cioé l’assedio stesso. Ora, ti assumono per trarre un film da questo brutto libro. Ti danno un soggettista, David Goodman, un attore, Dustin Hoffman, e ti dicono di fare un film. Ti danno una storia e tu fai del tuo meglio, ecco tutto. Cos'é tutta questa merda, questo parlare di onesta e dire che il film  non é un’opera di grande intelligenza? Goodman ed io abbiamo cercato di trarre qualcosa di valido da quel libro: ci siamo riusciti e l’unica cosa che é rimasta é l’assedio. Guarda, se mi avessero dato da fare Guerra e Pace invece di Trencher’s Farm, sono abbastanza sicnro che avrei fatto un film diverso. Se leggi quel maledetto libro, morirai soffocato nel tuo vomito...
E‘ totalmente sbagliato pensare che David Sumner, il personaggio principale, goda per la strage finale. C’é un punto, a metà circa dell’assedio in cui David si sente male tanto é nauseato e si dice: «Forza, premi il grilletto ». E' inorridito di doverlo fare, di se stesso, della. violenza che scopre in se stesso. Mi sembra impossibile che non si sia compreso questo, ha appena usato una sbarra per uccidere un uomo che aveva cercato a sua volta i’ ucciderlo... Guarda ciò che ha fatto con disperazione e orrore totali, in quel momento non gli importa nulla di vivere o morire.

FASCISMO — Cosi, se sono fascista solo perché penso che gli uomini non sono stati creati uguali, d’accordo: sono fascista. Ma detesto il termine e detesto quella specie di ragionamento che etichetta questa opinione come fascismo. Non sono un anti-intellettuale, ma sono contro gli pseudo intellettuali che rotolano come cani nella propria diarrea verbale chiamandola scopo e identità. Un intellettuale che trasforma il suo intelletto in azione, quello è un essere umano perfetto. 
In Italia la tematica di Cane di paglia è considerata da molti il simbolo dell'ala nixoniana degli USA? Considero la cosa platealmente ridicola, dal momento che ho condotto una campagna anti-Nixon fin da quando costui è entrato in politica.

LEONE — Conosco solo due western di Sergio Leone: il primo e Il buono, il brutto e il cattivo, penso che siano film molto ben fatti, diretti ottimamente, e a vederli mi diverto moltissimo perché sono perfetti passatempi ben inbottiti di humour, però non ci trovo la reale memoria del West. Non intendo discutere la perfezione e l’autenticità al livello dei costumi, delle armi, dell’impatto delle pallottole, ma non trovo assolutamente nei suoi personaggi qualcosa che appartenga sul serio al West.

MESSICO - Il Messico é per me qualcosa di particolare.· la mia esperienza messicana non ha fine. La prima volta che ci andai fu subito dopo la guerra, perché ero stato in Indocina con i marines e volevo ritornarci, ma non potevo dopo che i comunisti avevano preso il potere. Il Messico era il posto più vicino dove poter andare.. eravamo tutti sulla strada in quei giorni, proprio come ha scritto Kerouac. Mi piacque molto, ci  rimasi tre mesi e da allora ci sono sempre ritornato. Tutte le cose importanti della mia vita sono state legate al Messico, in un modo o nell’altro:  quel posto ha un effetto speciale su di me; in Messico é tutto visibile, i colori, la vita, il calore..Se piaci a un messicano, ti tocca: è diretto, reale...
In Messico non si preoccupano così maledettamente di salvare la razza umana o dei pianti e le miserie che ci stanno avvelenando. In Messico non dimenticano di baciarsi e di annaffiare le piante..

MUCCHIO SELVAGGIO (IL) — Per realizzare la battaglia finale de Il Mucchio Selvaggio, ci ho messo tre mesi di preparativi, disegnando ogni casa sino ai minimi particolari; ma una volta arrivato sul set ha cambiato radicalmente, girando in appena nove giorni soltanto perché il lavaro di preparazione era stata tanto accurato. Tutto é stato arganizzato in funzione degli attori e della loro posizione nell’inquadratura,· io stesso mi mettevo al posto di ciascun persanaggio prima di girare le sequenze definitive, cosicché ho perso nove chili in questi nove giorni! Insieme ad un eccellente équipe di ventiquattro cascatori professionisti, studiavo la messinscena fisica di ogni inquadratura prima di realizzarla tecnicamente. E' molto importante per me che le ultime inquadrature del film, mostrando  l’esodo degli abitanti del villaggio, si contrappongano all’esplosione della violenza, perché quello che mi turba nelle guerre è scoprire che il popolo, i poveri, sono sempre le vittime di una violenza che all’origine non li riguardava affatto. E tengo molto anche alle sovraimpressioni finali, che invece mi hanno rimpraverato, perché concludendo sulle immagini dei killer che vivono e ridono tranquillamente, io ricordo allo spettatore - che vorrebbe dimenticarlo - che si tratta di gente simile a lui.

PACIFISMO — Il vero pacifismo é coraggio, la forma raffinata del coraggio. Ma se un uomo viene da te e ti taglia una mano, tu non gli offri l'altra. No, se vuoi continuare a suonare il piano. Non dico che la violenza é ciò che fa di un uomo un uomo. Dico che quando la violenza arriva non puoi sfuggirla, devi riconoscere che il vero istinto, in te stesso come negli altri, é difendersi. Se scappi sei morto, o sarebbe stato meglio esserlo.

PERDENTI - I miei eroi sono sempre dei << perdenti >>, perché sono sconfitti in anticipo, cosa che costituisce uno degli ingredienti primordiali della vera tragedia. Da molto tempo si sono messi d’accordo con la morte e la disfatta, per cui non gli resta nulla da perdere. Essi non hanno più apparenze né illusioni da salvare, e così rappresentano l'avventura disinteressata, quella da cui non si trae alcun profitto al di là della semplice soddisfazione d’essere ancora vivi. Anche i giocatori sono in fondo dei perdenti, e la personalità di questi vinti, di questa gente che vive autodistruggendosi mi affascina. Quello che mi interessa non è il destino glorioso del presidente della General Motors, ma quello dei tipi come Dundee, Pike Bishop, Cable Hogue... Amo gli emarginati. Guarda, a meno che non ti adatti o ti arrenda completamente, finirai col restare solo in questo mondo. Ma arrendendoti, perdi la tua indipendenza di essere umano. Quindi sono con i solitari. Non sono nient' altro che un romantico e ho questa debolezza per i perdenti in generale, una specie di umile affetto per tutti i disadattati e i vagabondi del mondo.

RIVOLUZIONI — Sono veramente appassionato delle guerre civili e delle rivoluzioni, ma soprattutto di poter comprendere perché falliscono, perché partendo da nobili ideali finiscono spesso in catastrofi immani.

SIERRA CHARRIBA — Le riprese di Sierra Charriba sono state una battaglia spietata, ma ho adorato i messicani che si appassìonavano al film e che - per Dio - hanno del carattere, proprio come gli attori, tutti di alto livello: L.Q. Jones, Warren Oates, James Coburn e Richard Harris, diligente e serio. L’ho incontrato in una camera, di un sordido albergo in Italia, mentre girava Deserto rosso e imprecava contro Antonioni con il quale si è battuto come un puma. Gli ho fatto un naso nuovo e ora interpreta un personaggio spettacolare. Nel film c'è anche Mario Adorf, che avevo visto in un film tedesco e che possiede una qualità animale insostituibile. Subito la stampa americana mi ha accusato di assumere vichinghi biondi per coprire ruoli di messicano. Sfortunatamente Mario Adorf è nero come il carbone e possiede la stessa forza di un Warren Oates: me ne fotto delle nazionalità... nel futuro voglio girare con Toshiro Mifune, un attore colossale. Quanto a Chuck Heston, bene, è un signore.Ha coraggio, ha dignità e una straordinaria fermezza. Ho litigato con lui un sacco di volte e, a questo proposito, la rivista Cinema  si sbaglia quando racconta che mentre bisticciavo con lui su di una sequcnza, io avrei dato ordine agli operatori di far alzare la gru (e me stesso lei sopra) fuori della sua portata: avevo sistemato in anticipo la gru nella posizione più alta passibile. Non avrei mai attaccato briga con quel gigante prima mettermi al sicuro.

VIOLENZA -- Sono stato marine ed ho conosciuto dei soldati che vivono per ammazzare; quello che mi affascina in questo tipo di gente è il fatto che arriva sempre il momento in cui finiscono per scannarsi tra loro e poi autodistruggersi. Ho voluto mostrare ne Il mucchio selvaggio quest'ingranaggio. Quali sono le ragioni ideali di un uomo che decide di fare il militare di carriera oppure il bandito professionista? Secondo me si trattaquasi esclusivamente di amore per la violenza, un desiderio intenso che supera la voglia di guadagno, di donne, e annichilisce ogni altra passione.
Tutti mi vogliono inchiodare alla violenza. Pensano che l'abbia inventata io. Pensano che la mia opera riguardi solo la violenza. Pensano che io goda quando nei miei film la gente viene decapitata dalle esplosioni. Sono stanco fino alla nausea di questo argomento. Da un po’ di tempo si sente parlare della violenza che c’è in Cane di Paglia e in altri miei film, come se fosse un contributo alla violenza generale della nostra società. Il fatto è che la violenza che è in tutti noi deve essere espressa costruttivamente, altrimenti ci distrugge... Guarda, l’antica struttura della catarsi era la purificazione dalle emozioni attraverso la pietà e la paura. La gente andava a vedersi le tragedie di Euripide e Sofocle e degli altri greci; gli attori recitavano e gli spettatori vivevano la situazione con loro. Cosa c’è di più violento dei drammi di Shakespeare? E l'opera? Cosa c'è di più sanguinario di un opera romantica? Prendi una trama, una qualsiasi: fratello uccide fratello per averne la moglie, la quale uccide il proprio padre e cosi via. Ti vuoi divertire? Leggi le favole dei Grimm. Quando fai notare questo ai sapientoni di New York, ti rispondono che in questo caso si tratta di arte, il che è merda. Questi drammi, opere, storie erano i divertimenti popolari dell’epoca. Per far veramente vedere la violenza agli spettatori d’oggi, bisogna sbattergli il muso dentro. Tutti i giorni in televisione vediamo guerre, uomini che muoiono, ma non ci sembra reale. Non ci sembra gente vera. Siamo stati anestetizzati dai mezzi di comunicazione di massa... La maggior parte della gente non sa com’è fatto il buco di una pallottola in un corpo umano: io voglio che lo vedano... Quando la gente impreca contro il mio modo di trattare la violenza, in pratica dice: «Non mostratemela, non voglio sapere, e prendetemi un'altra birra dal frigorifero »... Credo che sia sbagliato - e pericoloso - rifiutare di riconoscere la natura animale dell'uomo.Questo è ciò di cui parla Robert Ardrey nei suoi tre grandi libri, African Genesis, The Territorìal Imperative e The Social Contract.


W. Oates - Garcia
VOGLIO LA TESTA DI GARCIA — Per Voglio la testa di Garcia, quello che sono andato a cercare al Messico è stata la vita di oggi, le differenze spaventose che ci sono tra quelli che vivono nelle grandi città e quelli che vivono nelle campagne, la ricchezza folle da una parte, la miseria atroce dall'altra. E la natura in mezzo, a volte quasi astratta, contemplativa - i panorami da cartolina, insomma - altre volte contaminata o, se preferisce, arricchita da quella civiltà pittoresca che ha tirato su le architetture colorate e addirittura fantastiche di Mexico City: una New York della savana, una Shanghai del Duemila...
Ho pedinato come un segugio i peggiori rottami della società, i diseredati, i falliti per vedere, per sentire, per mangiare letteralmente il Messico attraverso i loro occhi, per catturare, attraverso i loro moventi, le loro reazioni, i loro caratteri, l'anima colorata di un Paese che non è cosi aperto e scoperto come appare al turista; catturando anche, nel frattempo, tutte le sue più affascinanti cornici: non certo per far folclore di panorami, ma perché cosi come ogni personaggio sta li’ a darci una chiave del Messico, ogni panorama serve a sua volta a darci la chiave del personaggio, della sua fame, della sua sete, della sua rabbia di vita, della sua paura... Un panorama può spiegare un uomo? Sì, se è messicano. La lotta sanguinosa, ad esempio, che oppone a un certo momento i cercatori della testa di Garcia alla banda dello stesso Garcia! Lo sfondo è addirittura il Popocatepetl, tutto picchi aguzzi e dirupi coperti di neve. Quella montagna, al Messico, è un simbolo, in sè chiude tutto: il bene, il male, Dio e il diavolo, l’uomo, la natura, la storia. La sua crudeltà è la stessa di quella gente, la sua lontananza è la stessa di quegli uomini che non comunicano mai tra loro, che si parlano solo a distanza, a... colpi di pistola. Pronuncia il nome del Popocatepetl di fronte a un messicano! Reagirà come di fronte a una parola magica, cbe potrebbe significare malasorte, incantesimo. Ma che può indicare anche la speranza, la salvezza: in quel clima di contraddizioni contorte in cui si dibatte spesso il cuore messicano, pronto, se serve, a pagare col diavolo l'incontro con Dio.


Regista


La morte cavalca a Rio Bravo  (The Deadly Companions) (1961)
Sfida nell'alta Sierra  (Ride the High Country) (1961)
Sierra Charriba  (Major Dundee) (1965)
Il mucchio selvaggio  (The Wild Bunch) (1969)
La ballata di Cable Hogue  (The Ballad of Cable Hogue) (1970)
Cane di paglia  (Straw Dogs) (1971)
L'ultimo buscadero  (Junior Bonner) (1972)
Getaway!  (The Getaway) (1972)
Pat Garrett & Billy the Kid  (Pat Garrett & Billy the Kid) (1973)
Voglio la testa di Garcia  (Bring Me the Head of Alfredo Garcia) (1974)
Killer Elite  (The Killer Elite) (1975)
La croce di ferro  (Cross of Iron) (1977)
Convoy - Trincea d'asfalto  (Convoy) (1978)
Osterman Weekend  (The Osterman Weekend) (1983)


Sceneggiatore

L'invasione degli ultracorpi  (Invasion of the Body Snatchers) (1956) regia di Don Siegel
Sfida nell'alta Sierra  (Ride the High Country) (1961)
Sierra Charriba  (Major Dundee) (1965)
Doringo!  (The Glory Guys) (1965) regia di Arnold Laven
Noon Wine  Film TV (1966)
Viva! Viva Villa!  (Villa Rides) (1968) regia di Buzz Kulik
Il mucchio selvaggio  (The Wild Bunch) (1969)
Cane di paglia  (Straw Dogs) (1971)
Voglio la testa di Garcia  (Bring Me the Head of Alfredo Garcia) (1974)


Attore

I cadetti della III brigata  (An Annapolis Story) (1955)
L'invasione degli ultracorpi  (Invasion of the Body Snatchers) (1956)
L'ultimo buscadero  (Junior Bonner) (1972)
Pat Garrett & Billy the Kid  (Pat Garrett & Billy the Kid) (1973) 
Convoy - Trincea d'asfalto  (Convoy) (1978)
Amore, piombo e furore  (1978)
Stridulum (The Visitor)  (1979)





V. Caprara -  l'Unità / Il Castoro 



22/02/13

Joey Ramone all'asta


Ottantuno oggetti, tutti di gran culto, tutti appartenuti a Joey Ramone, il cantante dei Ramones, scomparso nel 2001. Vanno all'asta fino al prossimo 21 febbraio (si è aperta ieri) e partono da offerte contenute: $200 per i caratteristici occhiali graduati e $300 per il passaporto (foto)! Il sito online che organizza l'asta (previa registrazione) è all'indirizzo http://www.rrauction.compreview_gallery.cfm?Category=123.
Tra gli oggetti spiccano giubbotti di pelle nera, chitarre, una collezione di vinili (97 titoli con dentro Led Zeppelin,Who, T. Rex, Cream, Bob Dylan, Human League, Iggy Pop, Doors, Temptations, Ventures ecc.), magliette (New York Dolls, MC5, Misfits, Beavis and Butt-head ecc.), jeans, guanti di pelle borchiati, bracciali, poster, testi di canzoni ecc. Ogni articolo è meticolosamente descritto, spesso con foto dell’artista accanto all'oggetto in questione. Si apprende così che il numero di passaporto era lo 061041624 e che era stato emesso il 9 settembre 1986. La firma è di Jeff Hyman, vero nome di Joey. Solo la foto vale, con lui a 35 anni, una nuvola di capelli, il volto lattiscente. Quarantaquattro pagine colme di marche da bollo, timbri e visti da tutto il mondo. Le marche vanno dalla fine degli anni Ottanta al 1996. Il passaporto - come il resto degli oggetti - proviene dalla Joey Ramone Estate che fornisce anche un certificato di autenticità. Leggere le caratteristiche dei singoli oggetti è come immergersi nella storia e nella vita del cantante e della band. Si capiscono gusti musicali, vezzi estetici, pratiche di scrittura: il pezzo Elevator Operator appuntato su un cartoncino dell'Alka-Seltzer, Suey Chop (dal film cult dell'83 Get Crazy) su una busta da lettera ecc. Insomma un'asta che serve anche a ricostruire un pezzo di rock.
F. Adinolfi

Le allucinazioni di Sacks e "l'erba americana"

100 cats
Allucinazione è inganno del cervello, prendere per reale un oggetto visivo o sonoro che non esiste. Lo psichiatra Henry Ey l’ha definita “una percezione senza oggetto da percepire". Nei menu. La tesi che l'allucinazione non è prerogativa dei “matti”: esistono vari tipi di allucinazioni non psicotiche. Fa parte di noi, della condizione  e della storia umana (in varie culture l'uso di piante o sostanze allucinogene era ricercato). Su alcuni giornali americani, in una “meditazione confessione” ,  Sacks ha anticipato gli aspetti più personali del libro, gli anni (i favolosi ‘60) delle sue esperienze "psichedeliche" e della sua dipendenza. Ora altri particolari emergono nell'intervista ("Che cose he imparato dalle mie allucinazioni") al neurologo britannico, autore di Risvegli, L'occhio delle mente e L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello. L’intervista (di Jean Francois Marmion per le rivista francese Le Cercle Psi) apparirà, tradotta, sul  bimensile Psicologia contemporanea, diretta da Anna Oliverio Ferraris. Racconta Sacks: <<Io avevo forti  tendenze autodistruttive, al punto che i miei amici non credevano che sarei vissuto fino ai 30-40 anni...>>. E poi aggiunge: << In questi quasi 50 anni ho oscillato tra la dipendenza dalla psicoanalisi e quella dai trattamenti farmacologici>>. Sacks riparte da problemi personali (come in vari suoi libri) parlando delle sue disfunzioni della percezione visiva: fin da piccolo non riconosce luoghi e volti. Da ragazzino <<per strada mi perdevo molto facilmente, a scuola non riuscivo a riconoscere i compagni: attribuivo tutto a sbadataggine, non pensavo a problemi percettivi..>>. Quando dopo 35 anni di distacco ha rivisto il fratello in Australia ed ha saputo che aveva le sue stesse difficolta si è chiesto se  non si trattasse di un fatto genetico. <<Ora ho imparato a conviverci. . .: spesso è la mia assistente Kate, che riconosce le persone al posto mio...mi evita di abbracciare degli sconosciuti!>>. Ma sei anni fa, in un cinema alla vigilia di Natale,<<prima che cominciasse il film,ho visto improvvisamente come un’esplosione di luce da una parte dell’occhio>>. Dopo due giorni la diagnosi; melanoma all’occhio. I medici decisero di eliminare il tumore sacrificando anche la retina: dal 2009 il suo occhio è pieno di sangue ma sembra che il tumore si sia arrestato. Ma se guarda uno spazio vuoto, come ad esempio un soffitto, <<ho una lacuna nel campo visivo, e sono invaso da allucinazioni, in particolare da motivi geometrici>>.
Ma perché il cervello nel momento in cui non può trattare le informazioni provenienti dal sistema visivo produce allucinazioni? Sacks sostiene che le aree visive del cervello sono sempre attive. In alcuni casi si stimolano da sole... <<Nelle allucinazioni più complesse delle mie percepire e immaginare sono la stessa cose per il cervello. Quando si hanno allucinazioni di volti di persone, ad esempio (non è il mio caso!) le zone del cervello destro utilizzate normalmente per riconoscere i volti sono in superattività. Sia dal punto di vista fisiologico che fenomenologico, le allucinazioni complesse assomigliano quindi enormemente alle percezioni, e possono essere considerate come tali, a torto, dal soggetto>>. ll neurologo britannico spiega la distinzione tra le sue allucinazioni musicali (ne ha parlato in Musicofila: esclusivamente la musica di Chopin si trasformava per lui in martellamento metallico) e quelle visive. Con Chopin il problema era "la perdita di senso della tonalità a causa di una emicrania”. Nel suo specifico caso la cause sarebbero l’uso di troppi medicinali e, confessa, permettere ai miei sentimenti di invadermi completamente".
Il nuovo libro, Hallucinations, spiega Sacks, distingue questi tipi di allucinazioni da quelle tipiche della schizofrenia (le “voci" che danno ordini ... ).Persone con emicrania possono sentire odori strani, vedere archi di luci abbaglianti o minuscole, lillipuziane figure di uomini o animali; gli ipovedenti si possono paradossalmente immergere nella vista di un mondo fantastico allucinatorio; chi ha forti febbri può vedere  macchie di colori, volti meravigliosi o terrificanti; c’è chi è “visitato" dai defunti o chi ha crisi mistiche. Certe allucinazioni possono derivare da deprivazioni, intossicazioni, lesioni, malattie, farmaci. <<Quando una volta mi è accaduto di fare dei sogni strani dopo un viaggio in Brasile , il mio psicanalista (Sono in analisi da 46 anni! Siamo invecchiati insieme, lui e io...) mi ha detto: lei ha fatto più sogni strani in queste due settimame che negli ultimi vent’anni. Che cosa sta succedendo? Niente di particolare, ho pensato io, poi mi sono reso conto che in quel periodo assumevo un medicinale che, tra gli effetti  collaterali, comportava quello di provocare sogni particolari o allucinazioni. Il mio è senz'altro uno psicoanalista molto attento!>>·
(rn. pag. repubblica)




Con circa il 55% dei voti gli stati di Washington e Colorado hanno approvato il referendum per la legalizzazione della marijuana. Attenzione: non per uso medico, ma per il consumo normale, a uso "ricreativo". E la prima volta in 40 che questa iniziativa passa in uno stato Usa: (finora erano passate quelle per l’uso terapeutico. Si apre una breccia nel muro finora insuperabile del proibizionismo anticannabis, costruito proprio negli Stati Uniti nel 1937, dopo che il presidente Roosevelt abolì il proibizionismo dell’alcool. Per 75 anni "spinello" in America ha voluto dire galera: solo lo scorso anno, 760.000 persone sono finite in prigione per marijuana. L’acquisto o l’uso di erba fino a 28 grammi non potrà essere punito neppure con una multa. E' una svolta storica. Nel 1967, dieci premi Nobel acquistarono una pagina del Times per proporlo ma nei successivi 45 anni solo un paese europeo, l’Olanda, con il sistema dei <<coffee shop>>, ne ha legalizzato l’acquisto e il consumo.

Dal dopoguerra in avanti proprio le agenzie federali USA, come il Federal Bureau of narcotics e la DEA, hanno esportato in tutto il mondo il proibizionismo anti marijuana, dando vita a quel colossale e criminale mercato nero mondiale di oltre mille miliardi all'anno, che ha trasformato interi stati come il Messico nella Chicago anni ’20 di Al Capone: ultimo dato,65.000 morti. Non di droga . Ma di coltelli e mitra. Una vittoria della democrazia diretta, dopo un lavoro dal basso di oltre un quarto di secolo di associazioni come Normil, che hanno perseverato in quella che sembrava un impresa impossibile tanto più dopo la sconfitta del 2010 in California. Ultimamente i sondaggi cominciavano a dare segnali per il si e la forte partecipazione al voto ha fatto il resto: anche perché l’80% degli arrestati é fatto di afroamericani e ispanici, tradizionalmente non cosi presenti al voto.


21/02/13

Hacked: l'era delle password è finita?

E NON E' NEPPURE UN SEGRETO BEN CUSTODITO. Solo una semplice stringa di caratteri che può rivelare tutto di te. Le email. Il conto in banca. Il numero della carta di credito. Immagini dei tuoi figli o, peggio ancora, tue foto imbarazzanti. Anche la localita precisa dove sei seduto ora a leggere queste parole. Fin dagli albori dell’era dell’informazione, diamo per scontata l’idea che una password, purché abbastanza complicata, sia un mezzo di protezione adeguato. Ma nel 2013 questa e una fantasia che non regge più. Per quanto complesse, per quanto uniche siano, le tue password non sono piu in grado di proteggerti. Guardati intorno. Falle e fuoriuscite ormai sono all’ordine del giorno. Il modo in cui concateniamo gli account, usando gli indirizzi email come username universali, crea un singolo punto vulnerabile che puo essere sfruttato con risultati devastanti. Grazie all'esplosione di informazioni personali immagazzinate nella cloud, indurre con l’inganno gli operatori dei servizi clienti a resettare le password non e mai stato cosi facile. Un hacker deve soltanto usare le informazioni personali che sono gia pubbliche su un servizio per ottenere accesso a un altro. Le nostre vite digitali sono troppo facili da craccare. inmagina che io voglia entrare nella tua email. E mettiamo che tu sia un utente Aol. Devo solo andare sul sito e inserire il tuo nome, e in piu magari la città in cui sei nato. Tutte informazioni non difficili da reperire nell’era di Google. Con quelli, Aol mi da la possibilità di resettare la password, e io posso accedere al tuo posto. Cosa faccio a questo punto? Cerco la parola "banca" per vedere dove tieni il conto online. Ci vado e clicco sul link <<hai dimenticato la password?>>. Ottengo il reset ed entro nel conto, che ora controllo. Ho in pugno i tuoi soldi oltre che la tua posta. La scorsa estate ho imparato a entrare praticamente ovunque. Con due minuti e 4 dollari da spendere su un sito straniero di quelli loschi, posso ottenere la tua carta di credito, il tuo numero di telefono e il tuo indirizzo di casa. Dammi altri cinque minuti e ti entro su Amazon e dovunque altro. Dammi 20 minuti, dico in tutto, e mi prendo anche il tuo PayPal. Alcune di queste falle nella sicurezza ora sono state tappate. Ma non tutte, e se ne scoprono ogni giorno di nuove. La debolezza comune in tutte queste violazioni e la password. E' il residuo di un’epoca in cui i nostri computer non erano iperconnessi. Oggi niente di qual cha fai, nessuna pracauzione, nessuna stringa lunga o casuale di carattari puo impadire a un individuo determinato di craccara il tuo account. L’era delle password é finita; é solo che non ce ne siamo ancora resi conto. Lo password sono vecchie quanto la civiltà. E fin da quando esistono, la gente le ha violate. Durante gli anni formativi del web, quando iniziavamo a conetterci tutti, le password funzionavano abbastanza bene. Ciò era dovuto soprattutto alla quantità ridotta di dati che dovevano effettivamente proteggere. Le nostre password si limitavano a una manciata di applicazioni: un Isp per la posta e forse un sito o due di ecommerce. Siccome non c’erano quasi informazioni nella cloud, che all’epoca era appena una nuvoletta, non c’era molto da guadagnare a violare l'account di una persona; gli hacker seri prendevario ancora di mira i grandi sistemi aziendali. Cosi abbiamo fatto tutti l’errore di rilassarci. Gli indirizzi email si trasformarono in una sorta di chiave d’accesso universale, usata pressoché ovunque come nome utente. Questa abitudine è continuata nonostante il numero di account, cioè il numero di punti vulnerabili, aumentasse esponenzialmente. L’email sul web ha dato il via a tutta una serie di nuove applicazioni su cloud. Abbiamo iniziato a compiere operazioni bancarie, a tenere i conti, a pagare le tasse nella nuvola. E a stiparci foto, musica e ogni tipo di documenti. Alla fine, con l’aumentare delle violazioni epiche, abbiamo adottato un curioso espediente psicologico: l’idea della password “forte”.
E' il compromesso escogitato dalle società del web in crescita per far si che le persone continuassero a usare i loro siti e ad affidargli i propri dati. Ogni sistema di sicurezza deve fare due compromessi per funzionare nel inondo reale. La prima è la comodità: anche il sistema piu sicuro non vale nulla se accedervi è una seccatura infinita. Chiederti di ricordare una password di 256 caratteri esadecimali potrà anche tenere i tuoi dati al sicuro, ma a quel punto è probabile che neppure tu stesso riesca a entrare nel tuo account. E' facile avere una sicurezza migliore se si è disposti ad arrecare parecchi disagi agli utenti, ma non è un compromesso fattibile. ll secondo compromesso è la privacy. Se l’intero sistema è progettato per tenere segreti i dati, è difficile che gli utenti tollerino un regime di sicurezza che distrugga la loro privacy per svolgere il suo compito.



DA EVITARE

*RIUTILIZZARE LE STESSE PASSWORD.
Permetteresti a un hacker che entra in uno solo dei tuoi account di prenderseli comodamente tutti.

*PESCARE UNA PAROLA DEL DIZIONARIO COME PASSWORD.
Se proprio devi, legane almeno due insieme fine a formare un’unica stringa.

*UTILIZZARE LE SOSTITUZIONI STANDARD : NUMERO/LETTERA.
Pensi che “P455wOrd" sia una buona password? Ma prOprlO no! I programmi che craccanco le password conoscono benissimo il trucchetto.

*SCEGLIERE UNA PASSWORD BREVE
Non importa quanto sia strana: anche una stringa come “h6!r$Q!" può essere indovinata rapidamente grazie alla attuale velocità di elaborazione dei dati. La tua migliore difesa é una stringa di caratteri piu lunga possibile.

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DA FARE

*ABILITARE L'AUTENTICAZ|ONE A DUE PASSAGGI QUANDO VIENE OFFERTA.
Quando ti connetti da un posto strano il sistema ti rnanda un Codice di conferma via sms. Certo, può essere craccato anche quello, ma è meglio di niente.

*DARE RISPOSTE ASSURDE ALLE DOMANDE DI SICUREZZA
Pensate sempre come password secondarie e fai in modo però che siano ben memorizzabili da te. «La tua prima macchina?». Era una Fiat Van Beethoven. Ovvio, no?

*RIPULIRE LA TUA PRESENZA ONLINE.
Uno dei modi piu sernplici per entrare nei tuoi account é usare la tua mail e i tuoi dati di fatturazione già presenti in vari siti. Molte piattaforme ti offrono la possibilità di essere eliminati dai loro database. Fallo.

*USARE UN SOLO INDIRIZZO EMAIL SICURO PER I RECUPERI DI PASSWORD.
Se un hacker sa da dove passano i tuoi resettaggi di password ha una buona posizione per attaccarti. Crea un account ad hoc che non userai per nessuna altra comunicazione. E scegli uno username che non sia riconducibile al tuo nome vero.


19/02/13

Palestre Popolari

La palestra popolare Antifa Boxe nasce nel 2001 presso il centro sociale Askatasuna di Torino con un corso di pugilato, recuperando materiale di seconda mano da altre palestre, un'occasione per avvicinare i giovani del quartiere a questo sport. È un’esperienza di autogestione in cui nessuno guadagna soldi e dove le conoscenze tecniche vengono messe a disposizione di tutti «con l’obiettivo di crescere allenamento dopo allenamento». Antifa Boxe coinvolge persone di ogni età, dai quindicenni all’ex operaio Fiat Giovanni di 60 anni, che ha scoperto la passione per il pugilato che non aveva mai potuto coltivare. «La nostra scelta è di consentire a tutti di apprendere le tecniche pugilistiche e raggiungere un livello atletico accettabile per confrontarsi in combattimento, sempre nell’ambito della palestra».
Info: antifaboxe.blogspot.com

di PASQUALE COCCIA (Alias)
Roma
Popolare è un termine che non si usa più, è stato cancellato innanzitutto dal linguaggio della politica. I politici negli studi televisivi, sostituiti da tempo alle piazze, ormai non parlano più di masse popolari, e neppure di iniziative popolari o dimanifestazioni popolari, eppure la crisi economica ci ha uniti per farci sprofondare nella povertà, una condizione comune a una moltitudine di persone, una condizione popolare, che ci rende tutti vittime dello spread, delle bolle e delle speculazioni. A rievocare il termine popolare e a unirlo allo sport ci hanno pensato i giovani di tanti centri sociali sparsi in varie parti d'Italia, in particolare nel centro-nord, per nulla preoccupati che quel termine fosse d'antan. Una decina di anni fa, presi dalla passione per lo sport, hanno dato vita alle palestre popolari, non solo nella definizione, ma anche nella politica sportiva attiva di tutti i giorni. Si era all'inizio del nuovo secolo, quando alcuni giovani dei centri sociali di varie parti d'Italia dettero vita ai corsi autogestiti, tendenti principalmente alla difesa personale, alle arti marziali, riservati esclusivamente ai militanti di quei centri. Un'iniziativa che ha avuto nel corso degli anni un certo successo, perciò a Roma nel quartiere popolare di San Lorenzo, in via dei Volsci, una strada alquanto famosa negli anni Settanta del secolo scorso per essere stata la sede politica di Autonomia Operaia, è nata la polisportiva popolare, anche se qualche centinaio di metri più avanti rispetto a quella storica sede. La polisportiva si definisce popolare, perché è andata ben oltre la ristretta cerchia dei militanti dei centri sociali e si è aperta al territorio, ai comitati per la casa, agli anziani e alle casalinghe, ai bambini, insomma al popolo, anche se con numeri non molto grandi, ma nel significato politico sì.  «Oggi a Roma esistono dodici palestre popolari, nate sul modello di quella di via dei Volsci a San Lorenzo - dice Simone Sallusti, istruttore di pugilato della federazione pugilistica del Coni e anima di una delle prime palestre popolari sorte in Italia -. Gli spazi dove si svolgevano i primi corsi non erano stati progettati per le attività sportive, ma si trattava di capannoni abbandonati, locali a destinazione commerciale di proprietà del comune di Roma vuoti da anni, case sfitte di enti pubblici rimaste inutilizzate, da noi occupati a seguito delle lotte politiche per la casa. Inizialmente le palestre popolari avevano una forte connotazione politica, poi con il passare del tempo abbiamo aperto i corsi ai territori e la gente che partecipava ci ha chiesto di variare l'offerta. Abbiamo seguito i corsi di formazione, che riguardavano principalmente le tecniche della ginnastica dolce, come lo shiatsu e lo yoga, per i corsi di queste discipline abbiamo utilizzato anche spazi a dimensione umana, come, ad esempio, le case occupate di 150-200 metri quadri».
Cambia, rispetto a un tempo, la prospettiva politica dei comitati di quartiere per la lotta alla casa, spazi non più concepiti quali luoghi esclusivi della discussione politica, dell'organizzazione dei cineforum e i conseguenti dibattiti, ma anche come spazi per l'organizzazione di corsi per il benessere del corpo. Sotto questo aspetto la nascita delle palestre popolari a opera dei centri sociali, rappresenta una svolta «politica» per il corpo, alcuni luoghi occupati per vivere e pensare diventano anche spazio per il benessere fisico, per la promozione della ginnastica dolce.


17/02/13

And the winner is.. World Press Photo 2012



Paul Hansen fotografo svedese del il quotidiano Dagens Nyheter, ha vinto il World Press Photo of the Year 2012 con questa foto di un gruppo di uomini che trasportano i corpi di due bambini morti attraverso una strada a Gaza City, scattata il 20 novembre 2012 e distribuita dalla World Press Photo Foundation il 15 Febbraio 2013. Uno dei membri della giuria, Mayu Mohanna, ha così spiegato il suo voto:
 <"La forza dell'immagine sta nel contrasto tra la rabbia e il dolore degli adulti, e l'innocenza dei bambini. E' un'immagine che non dimenticherò mai">.
Qualunque sia la vostra posizione sulla questione Palestinese, questa foto dimostra che i bambini  non dovrebbe mai diventare le vittime, di qualsiasi conflitto..
I premiati del World Press Photo Contest 2013, il più grande concorso fotografico per la stampa del mondo annuale, sono stati annunciati il15 febbraio 2013.

Underworld - Jumbo


Le nostre menti infinite reinvadono il brodo rancido di detriti umani biologicamente attivi che è tutto ciò che rirnane dei nostri corpi passati. La nostra fame è infinitamente immensa. E' saziata con ingordigia. Interi sistemi solari vengono inghiottiti dal fulgore rosso sangue delle supernove spontanee, un’ondata di ultraendorfine che inonda il nostro essere di incandescenza sensuale. L'umanità ha un'eternità di squisite torture su cui meditare, e da subire. I suoi limiti sono guidati soltanto dalle nostre infinite immaginazioni, dall’ingegnosità creativa di esseri i cui semplici pensieri sono intrecciati con i positroni e i quark della fisica subatomica; con le reazioni di fusione che alimentano l’ascesa dei sistemi stellari; con le forze intangibili della gravità e le desolate maree cosmiche: noi, gli architetti del Quantaplexu.

NOI SIAMO INFINITI
NOI SIAMO ETERNI
NOI SIAMO L' IPERRAZZA
NOI SIAMO..


D. Convay - Statica Nera






Click, click, click..
I need sugar
I need a little water of sugar
Click click click
Sugar
I want sugar
I will I want sugar...
Click, click, click..

15/02/13

L'uomo che cammina

Non mi piacciono i manga, in genere. Ma.. mi piace molto camminare, passeggiare, attraversare la città, il più delle volte senza una meta precisa..
Nel mondo dei fumetti, parlare del Giappone non vuol dire per forza parlare di manga. O meglio, il manga, come fumetto, può essere completamente e sorprendentemente differente da quello che è di solito. Ad esempio, nelle strisce di Jiro Taniguchi non c'è avventura, né sparatorie, né lotte mortali. Né tragedia e neppure comicità. Almeno né L'uomo che cammina. Perché la vita è fatta spesso di forti emozioni, e sono quelle che più ricordiamo. Più spesso, però, è fatta di sentimenti lievi, di momenti di attesa, di attimi che troppo di frequente ci passano fra le dita senza che si riesca a dare loro il senso intenso della vita. Come se quelli fossero solo, appunto, pause tra un'emozione e l'altra. Forse perché siamo abituati ad avere pensieri, speranze, che irrompono negli spazi in cui la mente dovrebbe trovare il proprio equilibrio e soffermarsi solo sul presente.

Così fa l'uomo che cammina, il quale fin dal primo capitolo della storia offre il suo aspetto tranquillo, il sorriso costante e sereno, le mani nelle tasche, il passo serafico e appagato. Lo aiuta, ma solo in parte, il paesaggio intorno. La luce calda di metà giornata illumina lo spazio circostante, che non ha nulla di particolarmente bello; che comprende i tombini, le antenne televisive, i fili elettrici sui muri delle case, una ruota di bicicletta che sporge da un cortile. Niente di particolarmente bello, eppure.. bellissimo. Perché quello che si capisce da queste immagini è che il protagonista non è un casuale uomo che cammina. Il suo passeggiare e osservare è per lui un compito ben preciso, una scelta di vita, un naturale percorso mentale, filosofico. Jiro, attraverso questo strano personaggio "senza qualità" ci propone una storia da seguire, una sorta d’identificazione attiva, che non è causata da grandi emozioni, da ricerche straordinarie, vite in pericolo, ma proprio dallo sguardo meravigliato del protagonista e del suo autore, che lo segue per le strade della normalità.

Sono vignette da leggere velocemente: nel fumetto europeo e americano le onomatopee si usano soprattutto per accentuare un rumore forte e invadente. Nel rispetto della tradizione manga, Jiro si sofferma invece su rumori deboli, appena percettibili: stonk quando una palla colpisce la testa, crock quando un piede schiaccia gli occhiali, il rumore della pioggia, prima il plic delle gocce, poi lo shhf per dare la sensazione dello scroscio. Anche se leggiamo che il mondo nipponico invidia l'Italia per la sua vita meno stressante, sono i giapponesi a fare il bagno dopo aver preso la pioggia, per il piacere di recuperare le forze e la tranquillità, come fa l'uomo che cammina, prendendosi tempo e spazio.
Un uomo che cammina e ci invita ad ammirare il suo percorso: lo sguardo di altre persone, un albero che sta fiorendo, la neve che cade.
"In città", "Nuotata notturna", "Notte stellata", "Attraverso i vicoli", "A vedere il mare"..
La storia di un uomo che, passeggiando, nutre il suo animo, nonostante tutto, di amore per la vita, soffermandosi soprattutto sul passato e gli animali, quello che noi, nelle nostre città caotiche e violente, sembra abbiamo perso, per sempre..

Le storie e i fumetti di Jiro Taniguchi sono pubblicate in Italia da Panini Comics e Coniglio ed.
Tratto da L'arte di Jiro Taniguchi, per i Classici del fumetto - Repubblica








14/02/13

10 Best Punk Songs

Il punk rock, nella sua forma originaria, rappresentò una rottura contro tutte le convenzioni borghesi, le convinzioni degli adulti, le avidità aziendali e in genere dell'economia capitalista, le storture del potere: tutto ciò che non andava nel mondo ha avuto una canzone punk scritta sull'argomento. Anche rispetto alla musica, il punk è stato una reazione anarchica al rock istituzionale: nato nel momento in cui Led Zeppelin, Pink Floyd, Genesis imperavano, mentre alla radio impazzava la disco music. Quando i Ramones arrivarono con i loro primi tre accordi, ricordarono a tutti il tempo del rock and roll, quando la musica non era ancora immersa nelle logiche del business e le motivazioni erano legate ancora al divertimento e al fattore artistico.

Oggi il punk (come il rock, del resto..) sopravvive ed è legato in gran parte al rispetto della sua storia, e i gruppi che si rifanno al genere sono solo una pallida parodia: la musica non ha niente a che vedere con la spontaneità e l'innovazione che furono le principali caratteristiche, insieme alla carica ribelle e nichilista dell'epoca. Questa che segue è la mia classifica delle 10 migliori e rappresentative canzoni punk , in risposta ad un sondaggio lanciato da Legs McNeil sul suo sito Please Kill me. Come tutte le mie classifiche, è molto volubile e instabile: magari tra qualche giorno alla stesso quesito risponderei con 10 brani completamente diversi!

Nina Hagen Pank



The Damned New Rose



Sex Pistols Did you no wrong




The Stranglers Hey Rise of the robots




Dead Kennedys Kill the Poor




Ramones Carbona not glue




Clash Hateful




Bad Brains Pay to cum




Buzzcocks I don’t mind




Chelsea I’m on fire (Urgh! Version)




Please Kill Me 


 

La radio: giornata mondiale

Il 13 febbraio è stata la Giornata mondiale delle radiocomunicazioni, un giorno per celebrare la radio come mezzo, per migliorare la cooperazione internazionale tra le emittenti e promuovere l'accesso all'informazione e la libertà di espressione sulle onde radio.

La radio continua ad evolversi nell'era digitale, e resta il mezzo che raggiunge il pubblico più vasto in tutto il mondo. La radiofonia aiuta le persone, i giovani, a partecipare e discutere sugli argomenti più disparati e che li riguardano. Con la radio si possono salvare vite umane in caso di catastrofi naturali o causate dall'uomo, e costituisce una piattaforma per il giornalismo, per riferire fatti e raccontare storie. L'UNESCO incoraggia tutti i paesi per celebrare la Giornata Mondiale della Radio, di pianificare le sue attività in collaborazione con le emittenti regionali, nazionali e internazionali, organizzazioni non governative, i media e il pubblico.Le radio sono ovunque, e almeno il 75% delle famiglie nei paesi in via di sviluppo hanno accesso a una radio.
Ci sono circa 44.000 stazioni radio di tutto il mondo, e con i telefoni cellulari sono una delle forme più accessibili di tecnologia, che copre oltre il 70% della popolazione mondiale. Questa tecnologia è particolarmente utile per le donne, (soprattutto nei paesi in via di sviluppo), che sono spesso tagliate fuori o limitate dal frequentare le scuole e percorsi di formazione.
Le radio in AM / FM ,quelle satellitari, e quelle in streaming su Internet possono contare sull' 86% di persone adulte, di età compresa tra 25-54 , che ascoltano le piattaforme principali audio, con il 43% degli intervistati di età compresa tra 25-54 che dichiara di ascoltare le stazioni con i loro figli, mentre il 38% con il coniuge o il partner. Questi dati costituiscono i punti di forza di questo straordinario mezzo di comunicazione. La BBC è forse la radio più diffusa del pianeta, ma dalle rilevazioni si rileva che l'ascolto di una stazione radio straniera declina quando i media locali diventano più liberi e riescono a fornire notizie e informazioni più vicine e utili al territorio in questione, e che la persone apprezzano. Secondo la ricerca, nella maggior parte dei casi la BBC raggiunge un vasto pubblico (20% e più) solo se la scelta dei servizi locali è limitato a poche stazioni locali.

Ad esempio, gli agricoltori impegnati nella progettazione e nello sviluppo agricolo, dichiarano di avere quasi il 50% in più di probabilità di intraprendere pratiche agricole atte a migliorare la sicurezza alimentare tramite le informazione ottenute dalle radio, rispetto ai loro colleghi ascoltatori passivi. Inoltre è stato riscontrato che avvisi (settimanali) tramite SMS inviati ai telefoni degli ascoltatori 30 minuti prima di una trasmissione, può aumentare l'ascolto di una campagna radiofonica fino al 20%.
25 su 51 paesi (49%) hanno canali radio disponibili su una piattaforma combinata, mentre il 13% sono disponibili solo cavo e l'8% in satellite.

In 11 paesi esaminati in Africa, la radio locale commerciale è cresciuto in media del 360 per cento tra il 2000 e il 2006, mentre la radio comunitaria è cresciuto di un sorprendente 1386 per cento, in media, rispetto allo stesso periodo.Per la maggior parte degli ascoltatori in Kenya le informazioni più importanti apprese dalla radio riguardano la politica, in Tanzania è diventato il canale più interattivo nel corso del tempo, con particolare riferimento alla cultura e gli spettacoli, incoraggiando la popolazione alla partecipazione: il 76% di ascoltatori dichiara di ascoltare i radio show, solo il 5% ha effettivamente partecipato ad un evento culturale negli ultimi 12 mesi.
L'83% dei tanzaniani riceve notizie e informazioni dalla radio, che diventa così leader di tutti i mezzi di comunicazione del paese.
La radio è il mezzo più accessibile e utilizzato in Zambia. L'accesso alla radio e alla televisione in aree urbane è più o meno uguale (85% per la radio e il 79% per la TV), mentre nelle zona rurali, la differenza è più significativa (68% per la radio e il 26% per la TV).

Una caratteristica fondamentale in Africa è la convergenza del telefono cellulare con l'ascolto radiofonico . Tra gli abituali utenti mobili in Zambia, il 33% ha dichiarato di ascoltare la radio tramite il loro cellulare su base settimanale, e il 25% che l'ascolto su una base quotidiana. Diversamente l'uso di Internet mobile, l'ascolto della radio è più equamente distribuito tra gli utenti urbani e rurali. Tuttavia, solo l'8% degli utenti di telefonia mobile mensili possiede un telefono cellulare personale.

Il numero totale di stazioni radio comunitarie in America Latina sono circa 10.000, con il Perù con la percentuale più elevata e l'Ecuador, Bolivia e Brasile nel secondo, terzo e quarto posto. Se le stazioni non autorizzate sono anche presi in considerazione, i numeri complessivi sono molto più alti. Recenti indagini da parte dell'UNESCO, ad esempio, dimostrano che vi sono più di 10.000 stazioni radio comunitarie ancora in attesa per le licenze nel solo Brasile.
Il mercato radiofonico brasiliano è il secondo più grande in America, dopo quello statunitense. Secondo i dati dell'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE) del 2009, le radio sono presenti nel 88% delle case, l'80% delle auto in circolazione, e nel 36% dei telefoni cellulari.

Nel Sud-est asiatico, la Thailandia è in cima ai grafici della regione con circa 5.000 stazioni, la maggior parte delle quali operano senza licenza. Nella popolosa Indonesia, la radio ha anche tolto rapidamente lo scettro della comunicazione alla tv, ma il numero di stazioni è nell'ordine delle centinaia piuttosto che delle migliaia. Le Filippine contano più di 55 stazioni radio indipendenti dagli interessi governativi e commerciali che operano al di fuori delle città e utilizzano trasmettitori a bassa potenza.
La radio è il canale più affidabile per la distribuzione di notizie, informazioni e intrattenimento nelle zone rurali interne delle Filippine ', dove le montagne spesso impediscono di ottenere dei buoni segnali televisivi. Secondo la Commissione nazionale per la cultura e le arti, la radio raggiunge l'85% delle famiglie del paese, mentre la televisione raggiunge poco meno del 60%.

Il pubblico totale per i media tradizionali che offrono contenuti di notizie in Russia è in costante diminuzione. Anche a Mosca, che ha un mercato di supporti di stampa con un sistema di vendita avanzata e di distribuzione, con un numero relativamente elevato di cittadini istruiti, i lettori in media mensili per i quotidiani è diminuita dal 18% della popolazione adulta nel gennaio del 2006 al 14,9% nel mese di aprile 2010. L'unico tipo di media tradizionali che è recentemente cresciuto è la radio, per la quale la media audience giornaliera totale è aumentato da 37.7 a 39.2 milioni (un aumento del 4%) dal 2008.

In Sud Sudan, la BBC World Service su radio a onde corte ha un seguito fedele, ottenuto durante la guerra di indipendenza e rimane molto popolare. In alcune zone è la seconda fonte più importante di informazioni dopo la radio statale, con livelli di ascoltatori tra il 30% e il 59% del pubblico.
La Pakistan Electronic Media Regulatory Authority (PEMRA) non consente ai privati di possedere stazioni FM per diffondere notizie nazionali e di economia. In genere, in Pakistan le emittenti private in FM trasmettono musica per il 70% della programmazione. Dedicano circa il 10% del tempo di trasmissione ai talk show, il 10% alla pubblicità e il 5% alle notizie

Fonti:
Unesco
Rapporto EFA Global Monitoring, 2012,
Intermedia, 2011. Mass Media in Zambia,
Voci dal Villaggi: Radio comunitaria in via di sviluppo. CIMA, 2011
Mapping digital media: Russia, Open Society Foundations

12/02/13

La precaria dello scandalo




 Sono io la precaria dello scandalo
Chiara Di Domenico 

Mi presento. Mi chiamo Chiara Di Domenico, sono la prima laureata della mia famiglia: una laurea in Lettere, vecchio ordinamento, che pensavo di utilizzare per insegnare, ma poi qualcuno ha deciso che ci voleva una specializzazione, e mi sembrava stupido ripetere gli stessi esami solo perché era stato deciso così. Sono diventata libraia alla libreria Martelli di Firenze (catena Edison, la stessa che ha appena messo in cassa integrazione tutti i suoi dipendenti), dove un incauto business plan ci ha sballottato fuori dalla libreria in 11 e sparpagliati nelle altre librerie, fino a lasciarci per strada. Così ho continuato a lavorare, testardamente, nell’editoria. Ho fatto un master universitario, e senza passare per lo stage ho iniziato a lavorare con le edizioni Fernandel. Chi mi conosce sa la storia dei miei ultimi anni.Non vale la pena ricordarla nel dettaglio qui, perché non è che una delle tante. Proprio per quella storia, che è una storia vincente, visto che oggi posso permettermi di investire 600 dei miei 1.200 euro di stipendio in un monolocale a Roma, il Pd mi ha scelto giovedì per parlare di lavoro. Esordendo l’ho detto: «Sono la precaria ignota», rappresento una categoria che stringe i denti e sacrifica tempo e fatica nella speranza di un po’ di normale stabilità. Non sono tesserata Pd, non sono mai stata tesserata. Insieme ad altri precari da due anni organizziamo un festival, «Mal di Libri», che dà voce ai tanti (bravi) scrittori e lavoratori ignoti che hanno difficoltà a trovare spazi.
Oggi lavoro per una casa editrice che rispettail mio contratto a progetto. Ieri ho parlato per 8 minuti del nostro lavoro. Di chi si è stancato di firmare un contratto a progetto senza obbligo di ore e si ritrova paradossalmente a fare straordinari che non gli verranno mai pagati. Di chi è costretto ad aprirsi la partita iva pur avendo un solo datore di lavoro. Di chi viene mandato a casa, sostituito da un apprendista, perché così è lo stato a pagare le tasse, e non il suo datore di lavoro. Per anni accetti. Ti metti in gioco. Poi ti accorgi che passano gli anni e niente cambia. Per anni mandi lettere, come un San Girolamo dal deserto, ai giornalisti, ai direttori di testate, agli uomini e donne di spettacolo e di cultura. Alcune sono diventate note sulmio profilo facebook. Una volta ho invitato il direttore del Sole 24Ore Roberto Napoletano a venire nel mio quartiere a conoscere i precari di cui parlava spesso. Ha voluto il mio numero, mi ha detto «La contatteranno». Silenzio.
Ho scritto una lettera a Federico Fubini, giornalista del Corriere della Sera, che portando ad esempio Angelo Sraffa dice che siamo incapaci di farci sentire. L’ho invitato a una cena collettiva, lui mi ha proposto un incontro nella sua città. Allora ho deciso di farci sentire. C’è un elefante, nel salotto letterario dove lavori ogni giorno. È davanti agli occhi di tutti, ma tutti fanno finta di niente. E quell’elefante è un ricco collage di ruoli e nomi noti. È forte a destra come a sinistra, e quella parte sinistra fa ancora più male. Io ieri ne ho fatto uno di questi nomi, non per attaccare, ma perché in questo paese, in un sistema di informazione ormai improntato solo sullo scandalismo, devi fare scandalo per fare sentire la voce tua e della classe che rappresenti.Ho fatto un nome che conosco, quello di Giulia Ichino, perché mi ha colpito leggere che è stata assunta da Mondadori negli stessi anni in cui in Italia si attuava la Legge Biagi. Mi ha colpito che fosse stata assunta a 23 anni quando molti di noi a quell’età hanno giusto la possibilità di uno stage non retribuito. In questo paese è ancora legittimo stupirsi e avere libertà di parola. Ho detto che c’era un elefante nel salotto letterario. E l’elefante finalmente si è accorto del topolino. Si è alzato, ha gridato «Allo squadrismo».

09/02/13

Rasta Fever: Bob Marley

Robert Nesta Marley, detto Bob (Nine Mile, 6 febbraio 1945 – Miami, 11 maggio 1981) 

La storia cammina, avanza, si allarga verso la leggenda. Il Re dei Re, il Signore dei Signori, il leone Conquistatore della tribù di Giuda, l'Imperatore, simbolo dell'unione di tutta la gente di colore sparsa per il mondo. tutto questo calderone di simboli che la cultura reggae ha assegnato ad Hailè Selassiè è stato assorbito sulla scena musicale dal grande Bob Marley, profeta sincopato, catalizzatore principale di una massa incredibile, estremamente eterogenea, di giovani e meno giovani di ogni parte del mondo. Il ricordo della musica è sempre nelle nostre orecchie, il ritmo semplice ma "bollente", le percussioni che sanno d'Africa antica, le voci, i cori, i colori, la nebbia del fumo, l'odore, la danza.. L'Africa, la Giamaica. Abbiamo cantato e ondeggiato, ma soprattutto sognato il verde dell'acqua sull'isola blu, un posto lontano dove, ancora e sempre, tutto è gioco e tragedia. Con Marley e i Wailers abbiamo vissuto l'amore, il divertimento, l'erba, la musica, l'amicizia. E nelle feste, tutti abbiamo invocato e cantato Jah..


Lenny Kaye (Manhattan, 27 dicembre 1946), chitarrista, produttore discografico, giornalista e scrittore statunitense. Iniziò nel 1971 a collaborare con Patti Smith accompagnandola nella lettura delle sue poesie, in seguito sarà presente come chitarrista in tutti i dischi degli anni settanta della cantante. Quì in un intervista a Bob Marley del 1980, dopo il trionfale tour di Babylon by Bus e l'uscita di Survival..


L'Apollo Theatre e situato a cavallo della 125 strada, come un faro che splende tra due lunghe file d’acciaio di negozi chiusi come il diamante di un anello. Ma una volta dentro, la semplice funzionalità e la mancanza di ornamenti sulle pareti rompe rapidamente il romanzo leggendario di Harlem; riducendolo a una realtà che presta direttamente l'attenzione al palcoscenico,dove sogno, fantasia e futuro sperano di aver avuto il loro gioco prima della comunità nera in questo ghetto. Quando il mastro di cerimonie ricorda al pubblico che sta per assistere al concerto di Bob Marley, la platea esplode in un incredibile boato. Bob Marley cominciò con i Wailers quando i gruppi vocali di R&B erano ancora freschi nelle memorie musicali dell’Apollo. Nel loro primo album del 1964, infatti, The Wailers avevano perfino fatto una nuova versione di Ten Commandments of Love,la popolare canzone dei Moonglows. Se il tema di Africa Unite del suo album, <<Survival>>, ha fornito il tema politico per questi quattro concerti di Marley, allora si potrebbe credere che anche le ragioni musicali facciano ribollire la strada del loro destino sotto la superfice. The Wailers, l'energia del gruppo è impressionante. Il tempo, il graduale sciogliersi della musica, la sua ipnotica seduzione forniscono al concerto un impeto segreto che quasi preclude il clou. Un bis di vari motivi diventa quasi un altro spettacolo, la gente si alza invece di sedersi, esaltati da due dreads che saltano e ballano sul palcoscenico, concentrando i riflettori verso il pubblico e permettendo a Bob Marley di uscire dalla fila posteriore, dopo aver eseguito il suo lavoro per la serata. Parliamo qualche giorno dopo in un albergo vicino al Central Park, separati da Harlem da una distesa di colori autunnali come il verde, l‘oro e il rosso che rafforzano l’immagine dell’esilio in Babilonia che rappresenta il centro della prospettiva artistica di Marley. Tradurre un discorso Rasta e un po' come voler spiegare la Bibbia; le sfumature di interpretazione sono numerose come le parole, per questa lingua dolce e melodiosa, e, per trascrivere le frasi, sono stato costretto (non parlando il giamaicano) a cambiare lievemente la loro reale fragranza.

05/02/13

Majakovskij e il suo sosia

Giro di conferenze a New York:
"È vero che avete scritto per il governo dei versi sui montoni?"

"È meglio scrivere su dei montoni per un governo intelligente che per dei montoni su di un governo idiota"


Questo post è dedicato ai diciannove operai Fiat di Pomigliano, che pur essendo stati reintegrati da un giudice di questa Repubblica secondo le leggi vigenti, sono stati allontanati dal posto di lavoro perchè "impossibile ricollocarli". In pratica 'indesiderati'. Discriminati, isolati e pagati per non lavorare. Dopo i vaneggiamenti di Marchionne su Fabbrica Italia, ancora uno schiaffo a diritti e dignità. Inoltre, a quella famiglia (una coppia con figlio, accompagnati  da un volontario dell'associazione ATD, Agir tous pour la dignité. ) , che qualche giorno fa è stata 'caccciata' dal Musée D'Orsay  di Parigi, uno dei più  importanti musei d'arte moderna, perchè, secondo le  lamentele di alcuni visitatori, "puzzerebbe".
Attenzione: il futuro..non è scritto.
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<A tutti. Del fatto che muoio non incolpate nessuno. E, per favore, non fate pettegolezzi. Il defunto li detestava. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemii. Questo non è un modo e non lo consiglio a nessuno: ma io non ho scelta. Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia sono Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle, e Veronika Vitoldovna Polonskaja. Se creerai per loro un esistenza possibile, grazie. Le poesie incompiute, datele ai Brik che sapranno metterci le mani. Come suol dirsi, l’incidente è chiuso. La barca dell’amore si è spezzata contro la vita quotidiana. Tra la vita e me, i conti tornano, ed è vano elencare i guai, i dolori e le offese reciproche. Buonee cose, Vladimir Majakovskij. I2 aprile 1930. Compagni della RAPP, non mi considerate un pusillanime. Sul serio non c’è niente da fare. Saluti. Dite a Ermilov che è stato un errore togliere lo slogan, ma si sarebbe dovuto bisticciare a fondo.V.M. Nel mio cassetto ci sono 2.000 rubli. Pagate le impotre. Il resto lo riceverete dal GIZ.
V.M.>

Volodia fu vegliato Fino a mezzanotte da Osip, da Kolia, Aseev, da Pasternak e da altri amici intimi. E a proposito di Pasternak vale la pena riferire quello che scrisse nel Salvacondotto circa quella veglia: << Non c’era rumore. Quasi non si piangeva più. D’improvviso fuori, sotto la finestra, immaginai di vedere la sua vita, che apparteneva ormai tutta al passato. Si avviò di lato dalla finestra come una strada silenziosa, orlata di alberi... E ii primo a schierarsi in essa, accanto al muro, fu ii nostro Stato, il nostro incredibile Stato che non ha precedenti, e che irrompe nei secoli ed è per sempre da essi accolto. Stava li, in basso: lo si poteva chiamare e prendere per mano. La somiglianza fra i due era cosi sorprendente che sembravano gemelli. E mi venne da pensare per inciso che quell’uomo era il cittadino più raro di quello Stato. La novità del tempo gii scorreva climaticamente nel sangue. Tutto in lui era singolare delle singolarità dell’epoca, per metà non ancora realizzate. Cominciai a rievocare alcuni tratti del suo carattere, la sua indipendenza, che per molti aspetti era assolutamente originale. Tutto questo si spiegava con ia sua familiarità con certi stati d’animo che, pur impliciti nel nostro tempo, non sono ancora forza quotidiana. Sin dall’infanzia egli fu guastato dal futuro che dominò abbastanza presto e, in apparenza, senza grande difficoltà >>.

Pasternak aveva intuito molte cose di Majakovskij. Aveva intuito, per esempio, quel che aveva dovuto patire prima del suicidio: << Chi giunge alla determinazione dei suicidio mette sopra se stesso una croce, volge le spalle li passato, dichiara fallimento, annulla i ricordi. I ricordi non possono più raggiungerlo, salvario, soccorrerlo. La continuità dell’esistenza interiore è spezzata, la personalità è finita. Forse, tutto sommato, ci si uccide non per tener fede alla decisione presa, ma perché è insopportabile questa angoscia che non si sa a chi appartenga, questa sofferenza che non ha chi la soffra, questa attesa vuota, non riempita dalla vita che continua >>. Cosi rifletteva e vegliava.

Lili ogni tanto correva a baciarlo, ad aggiustargli la camicia azzurra sul petto, a carezzargli la fronte. Poi si rifugiava di nuovo in camera, come un animale ferito.

La bara rimase esposta al pubblico per i giorni 15, 16, 17, con la scorta d’onore composta dai soldati dell’Armata Rossa e vegliata a turno da scrittori, attori, studenti, giornalisti, amici, gente del popolo che arrivava piangendo e non se ne andava che dopo un’intera nottata. Secondo le statistiche, in quei giorni sfilarono davanti alla salma del poeta oltre centocinquantamila persone.

02/02/13

Giovanardi chi?

Quello che: “Due donne che si baciano ? Come un uomo che fa pipì per la strada…”

Quello che : “Non si può parlare di olocausto per i massacri dei gay durante il nazismo…”

Quello che : “L’omosessualità non è una malattia? Chiedetelo ai pedofili..”

Quello che : “Ad Ustica nessun missile ha mai colpito il DC 9…”

Quello che: “Stanze separate quando ci sono militari gay..”

Ed oggi “Ilaria Cucchi strumentalizza per ragioni elettorali la morte del fratello…“

Non si rammarichi Ilaria, perché questo sterco uscito da quella bocca, rappresenta solo una medaglia al valor civile, un riconoscimento delle battaglie che donne come Lei, Patrizia Aldrovandi Moretti, Lucia Uva… hanno condotto e conducono per difendere lo stato di diritto e i valori costituzionali, tutta roba che fa venire l’orticaria ai Giovanardi di turno.
B. Giulietti


"Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata, perché sappia che a tutti i piani c'è chi fa il tifo per lei" 
Giovanardi a Di Pietro nel 1992

"Le dichiarazioni di Di Pietro sono vergognose, nel ricordo delle centinaia di esponenti politici Dc di tutti i livelli, massacrati dai magistrati.
Giovanardi a Di Pietro nel 2006.

"Cucchi è morto perché era sieropositivo, anoressico e drogato"
Carlo Giovanardi dimostra le sue incredibili abilità mediche con una diagnosi per via catodica.

 "Il fisico indebolito dall'eroina forse è stato quello a causargli la morte"
 Carlo Giovanardi ancora una volta dimostra le sue inconfondibili abilità mediche con una diagnosi per via catodica riguardo al giovane Federico Aldrovandi.

 "L'esistenza di Carlo Giovanardi è una vergogna per me. È un pericolo per la credibilità della mia chiesa."
Dio su Giovanardi.

"La colpa è dei froci"
 Carlo Giovanardi sulla crisi economica

"Bisogna censurare The Sims per il bene dei nostri bambini"
Carlo Giovanardi durante la crisi libica

Carlo Amadeus Giovanardi, conosciuto nei locali gay della Versilia come Giovanna Ardi, è membro onorario del MOIGE e del CCSG. Si dice che Dio lo abbia creato ad immagine e somiglianza dell'Uomo di merda.  È Cavaliere di Sto cazzo. Basterebbe questo. Le sue gaffe pubbliche sono tali da trasformare JovaTardo nell’unico caso in cui la voce Wikipedia è più satirica di quella su Nonciclopedia.

L'acume e la cultura di Giovanardi lo collocano al centro esatto del panorama politico italiano, giusto a sinistra del fiume. Lì, dove c'è quella macchia di cicoria.

Cyberpunk in Italia, Underground e ..sogno o son Techno?

Cyberpunk in Italia
Gli anni Novanta sono stati un momento nel quale si è assistito alla definitiva mutazione del concetto di underground. Questo è stato possibile da un lato grazie al forte abbassamento dei costi di produzione, che ha permesso ai giovani autori di prodursi e distribuirsi (la Rete permette di comunicare ovunque), dall’altro lato grazie all’attenzione spasmodica da parte di un mainstream attento e tanto affamato di novita da rincorrere, in un asfittico mercato culturale e commerciale, qualsiasi bacinco di idee. Il movimento cosiddetto <<Cyberpunk>>, che in quegli anni esplose nel nostro Paese, visse con notevole attenzione questa dicotoimia, filtrata dagli inviti a Mixer, il programma di Gianni Minoli, dalle pagine di Panorama o ancora dalle tavole rotonde di Milano Poesia al fianco di pensatori del calibro di Paul Virilio (per Gomma e Raf Valvola di Decoder) e Felix Guattari. Altrimenti, non si potrebbe spiegare la preoccupazione, diligentemente riportata dalle pagine de il Manifesto (il quotidiano romano fu il principale banditore dei fenomeni in questione), di mettere una sorta di copyright sul termine cyberpunk, che a detta dei nostri non avrebbe piu dovuto essere usato al di fuori della cerchia dei centri sociali, proprio per evitare che esso si trasformasse in una delle tante mode culturali che regolarmente hanno attraversato i nostri media.

L'integrazione di tale termine all’interno del contesto dei medesimi centri (con un sottofondo autoctono rap/ragamuffin) rappresenta forse una delle rare subculture codificate totalmente in Italia, i cui margini vennero descritti con inaspettato successo editoriale dal volume Cyberpunk (1990), edito dalla milanese Shake Edizioni — la stessa che stampava Decoder, tangente al centro sociale Cox 18, il celebre Conchetta del capoluogo lombardo — volume che giunse alla quarta edizione nel giro di un anno. Li dentro possiamo effettivamente trovare tutte le coordinate cui far riferimento per renderci conto di quanto fosse vasta e differenziata la nebulosa di rimandi in causa, spesso tanto fittamente intrecciati da renderne difficile la ricostruzione. Proprio il termine cyberpunk, nell'interpretazione che emerse da quel libro, e forse l’unica chiave di accesso per definire quella serie di operazioni di comunicazione nate dai centri sociali e da situazioni ad essi collegate. Questo anche perché certe questioni analizzate in ieri all'interno di questi spazi sono state poi oggetto di ricerche di altri operatori che non esitarono essi stessi a cercare dei punti di tangenza con i centri sociali medesimi. Cosi sono entrati nella loro orbita artisti visivi, ricercatori multimediali, videomaker, illustratori, fumettisti. Il termine fa riferimento al movimento letterario di Fantascienza, esploso nella meta degli anni Ottanta e capitanato da personaggi come William Gibson, Bruce Sterling, Greg Bear e altri ancora. Un movimento, a livello letterario, poi parzialmente ridimensionato dai suoi stessi fautori, i quali ovviamente non poterono che riconoscerne la transitorieta, per continuare indisturbati il loro lavoro di scrittori. L'idea di base della Fantascienza cyberpunk è che le avventureè non si svolgano piu negli spazi siderali solcati da navi interstellari, ma nelle modificazicni sul corpo umanou rese possibili dalla tecnclogia, in particolare per quanto riguarda quelle connessioni fra uomo e computer che aprono nuovi spazi protesici all"attivita fisica e mentale. Spazi virtuali, costruiti da un complessissimo intreccic di collegamenti all"interno dei quali la mente umana può vagare ricostruendo una esperienza direttamente fisica, tramite stimolatori sensoriali, simile a quella esperita nella realtà effettiva. Per quanto fantascientifica, questa visione non era deltutto sccllegata dall’attualità: noi stessi navighiamo da un deceimie in una Rete virtuale che, se mortifica la nostra esperienza fisica, tuttavia permette senza dubbio una prassi diversa da quella a cui eravamo abituati. Ad esempio, navigate in Rete con un computer, usare carte di credito o tesserini magnetici vari, utilizzare connessioni wireless (con tecnologie divenute ormai accessori immancabili della vita quotidiana) sono azioni che rendono effettivamente praticabile un tipo di esperienza interconnessa, mentre si fanno sempre più frequenti i concept su tecnologie innestate sopra o sotto pelle. È già vero dunque senza dubbio che le nuove tecnologie elettroniche permettono la nascita di un ambiente virtuale di cui tutti cominciano ad avere esperienza diretta, e che comunque a livello sperimentale aveva gia dato allora le sue prime risposte corpose (lericerche sulla virtual reality, portate avanti da enti, militari o governativi statunitensi, come dalla Nasa), che trovarono oltretutto`applicazioni momentanee a livello ludico nei kit composti da data glove (‘guanti-dati) e caschi atti a fare giocherellare a livello embrionale dentro una realta virtuale.

Dietro al Cyberpunk c’e anche l’idea che l'interazione , alla base della comunicazione umana, finisca per proporre·una modificazione davvero radicale: essa predilige lo svolgersi in uno spazio·virtuale e anche psichedelico (perché dominato da una esperienza percettiva;che svela la conoscenza) ,basato esclusivamente sulla codifica di un linguaggio, sulla sua costruzione e sulla sua ricombinazione, uno spazio onnicomprensivo, capace di arrivare in tempo reale dappertutto, di immgazzinare enormi quantità di dati, che rappresentano la nuova ricchezza delle major (o delle <<zajbatsu>>, come le chiamava Gibson), ma uno spazio -infine- all'interno del quale é possibile intervenire nelle logiche di potere per invertirlel, allargando il più possibile (e democraticamente) i processi di comunicazone fra uomini, attaccando i casi in cui questa sia gestita verticalmente, dando l'assalto infine ai detentori del potere informatico (ecco gli stimoli poi alla btase dell’Artivism). Fu ovviamennte la logica`oppositiva, antagonista , a costruire la realtà dei centri sociali occupati (Cso, con la variabile Csoa, dove <<a>> sta per autogestiti»), logica che, sul finire degli anni Ottanta, ebbe indubbiamente nuova linfa vitale dalle riflessioni sull'utilizzo sociale delle tecnologie. Essa riguardava la possibilità di·offrire una rete comunicativa diversa da quella abitualmente concessa dal potere economico eeconomico politico, la quale si basa (tuttora, invero) su una scarsissima possibilità di risposta da parte del pubblico , del fruitore, considerato (dalla televisione, dai giornali, dai gestori delle banche dati) come un semplice bersaglio da colpire: quello,che in pubblicità si chiama target, appunto. All'interno·di questa logica trovarono spazio mille problematiche che segnalarono la nascita di un nuovo stile nel mondo della comunicazione: uno stile che porta a delle modificiazioni nel nostro stesso rapporto con la realtà, e che quindi, recuperando il termine estetica nell'accezione originaria di scienza della percezione, potremmo definire <<estetica Cyberpunk>>.