29/11/13

Colpo di stato per idioti

Ce ne occupiamo solo perchè, rispetto al fiume d'inchiostro che s'è versato, questo resoconto  della decadenza del Berlusca è insieme esilerante e significativo, degli abissi di volgarità e ignoranza. Questo è il popolo della libertà,, il popolo di Silvio..

Per liberarsi di Salvador Allende in Cile ci sono voluti i carri armati e la CIA; in Italia, molto più modestamente, il colpo di stato si è consumato nel più classico dei modi: con un voto parlamentare. Dopo la breve guerra civile di questa estate, le forze controrivoluzionarie hanno deciso di alzare il livello dello scontro e cacciare Berlusconi dal Parlamento per rimuovere l’ultimo ostacolo alla loro scalata al potere supremo.

L’omicidio politico inizia verso le 10 di mattina del 27 novembre 2013 dentro l’aula sorda e grigia del Senato—quella che la vittima ha frequentato solo un paio di volte quest’anno—e si dipana tra schermaglie procedurali, senatrici fedeli al Cavaliere vestite a lutto, aggressioni verbali ai senatori a vita e parlamentari che paragonano Berlusconi a Mandela, Mussolini, Craxi, Pertini e addirittura Matteotti.

Nel frattempo, mentre il plotone di esecuzione democratico lucida i fucili e pregusta il bagno di sangue, i Pullman della Libertà rilasciano dal proprio ventre centinaia di guerrieri forzisti diretti a Palazzo Grazioli, la Moneda berlusconiana, pronti a combattere per la democrazia e dare la vita per il Capo. Berlusconi non decadrà tanto facilmente, questa volta.
continua quì:  Vice.com

27/11/13

80's Dark Portraits, l'universo Dark a Roma. Un Punk sulla spiaggia di Ostia, di E. Trevi

Nei primi anni Ottanta, il fotografo Dino Ignani condusse una ricerca sui giovani che frequentavano la vita notturna, in particolare i club legati all’universo dark: rappresentativi di una nuova estetica musicale, ma soprattutto un modo radicalmente diverso di presentarsi e di apparire sulla scena sociale. Nei video-bar e nelle discoteche dell’epoca, specialmente di Roma (dal Black Out all’Uonna Club al Piper), ma anche in feste private, Ignani predisponeva un set preferibilmente neutro e invitava i presenti a farsi ritrarre. Il risultato del progetto - iniziato nel 1982 e terminato tre anni dopo - è una galleria di quattrocento immagini in bianco e nero. Per la prima volta un'ampia selezione di quelle immagini è in mostra a Roma nell'ambito del festival Fotoleggendo alla galleria S.T. fino al 5 gennaio, col titolo "80’s Dark Portraits". Curata da Matteo Di Castro e Paola Paleari, l'esposizione è accompagnata anche dalla pubblicazione di un libro con lo stesso titolo con testi di Daniela Amenta, Roberto D’Agostino, Paola Paleari e un racconto di Emanuele Trevi.

Ottanta immagini a parete:  si tratta di stampe eseguite all’epoca da Ignani.  Alla mostra si accompagna la pubblicazione di un libro curato dalla galleria, un progetto editoriale che punta ad abbinare le immagini a testi di matrice diversa. Oltre all’articolo di D’Agostino, scritto nel 1985 per la rivista “Rockstar”, viene riproposto il racconto dello scrittore Emanuele Trevi che riproponiamo di seguito, apparso sulle pagine romane de “La Repubblica”, che vede come protagonista un adolescente romano di ritorno dal suo viaggio iniziatico a Londra: Un punk sulla spiaggia di Ostia. Di  Daniela Amenta, giornalista de “L’Unità”, è invece il testo sull' “avere vent’anni trent’anni fa”. 
Dino Ignani è nato e vive a Roma. Ha iniziato a occuparsi di fotografia a metà degli anni settanta, privilegiando progetti seriali, sviluppati spesso nel corso di più anni.
fino al 5 gennaio 2014; dal lunedì al sabato 11:00-23:00
FotoLeggendo | Galleria via degli ombrellari, 25 Roma 00193 | +39 0664760105 | info@stsenzatitolo.it | www.stsenzatitolo.it  


Ostia Night  (L. Orlandi)
PUNK SULLA SPIAGGIA DI OSTIA

A quei tempi, parlo del Settantanove o dell' Ottanta, non è che Roma avesse molto da offrire, in alternativa alle cinque ore di scuola, la mattina di un qualunque giorno feriale. Per questo motivo, immagino, ci trovavamo spesso, verso le nove, in attesa del trenino per Ostia pieno, a sua volta, di altri ragazzini come noi, un' infinità di artisti delle fughe mattutine e della mancanza del titolo di viaggio. Mi veniva da pensare al carro che porta Lucignolo e Pinocchio, sul fare della sera, verso il Paese dei Balocchi. E in effetti, invisibili ma lunghe orecchie d' asino ornano ancora, a distanza di tanti anni, la testa mia e di tanti miei coetanei. Per quanto mi riguarda, la strada per Ostia, la prima vera strada della mia vita, mi era stata aperta da un compagno di classe, si chiamava Franchetti, che nel giro di un' estate aveva subito una trasformazione talmente radicale da farlo diventare un tipo interessante, dalla nullità che era fino all' anno prima. Lo conoscevo fin dalle medie, quel tipo. Sempre composto, con il suo loden verde, preferiva sparire tra gli ultimi banchi, ed era di poche parole, brufoloso, sprezzante. Sembrava nutrire qualche segreto e precoce rancore verso l' esistenza. Il suo banco era ornato di svastiche incise con la punta delle chiavi di casa: occupazione che lo teneva impegnato per tutta la durata delle lezioni. Al primo anno del ginnasio, sembrava già un perfetto candidato al suicidio. Poi, arrivò l' estate e i genitori di Franchetti lo spedirono in Inghilterra a imparare l' inglese, ospite di una famiglia. Prima o poi, questa forma di deportazione toccava a tutti. Ma a settembre, al momento di tornare a casa, i genitori di Franchetti rimpiansero amaramente di non esserselo portato a Cortina, come tutti gli anni: e al diavolo l' inglese, se i risultati erano questi. A quanto pare, i figli dei padroni di casa, un po' più grandi dell' imbranato e silenzioso ospite italiano, erano due giovani punk della prima ondata. Avevano preso in simpatia quello strano adolescente dalla psiche tortuosa. Lo avevano trattato, come mi disse lui stesso, come un essere umano. Aveva compitato le sue prime parole d' inglese leggendo, assieme ai due fratelli, i testi dei Sex Pistols: God save the Queen and his fascist regime, I am an anarchist, I am an antichrist... La mattina del suo ritorno, i miti, premurosi genitori di Franchetti credettero a uno scherzo: ma non sapevano se ridere o piangere. Il loro unico figlio gli venne incontro con i capelli tagliati a spazzola e imbrattati di gel, dei jeans pieni di strappi tenuti assieme da grandi spille da balia, una giacca di cuoio con una A cerchiata sulla schiena e la scritta NO FUTURE. Un incredibile collare borchiato per cani gli stringeva la gola. Il vecchio loden verde era andato in pensione per sempre. La madre di Franchetti si fece fare la ricetta di un tranquillante, ma dopo poche settimane si abituò. Fu così che feci amicizia con Franchetti, che prima odiavo a causa delle svastiche, e cominciammo insieme a saltare la scuola e a passare le nostre mattine sulla spiaggia di Ostia, alla ricerca di un' adeguata «atmosfera punk», come la chiamava lui. A me piaceva mettermi un grande maglione andino e le clark scamosciate, a dire la verità, ma il saggio Franchetti mi rassicurò: anche in Inghilterra, disse, c' era un sacco di gente vestita come me, ma punk nell' animo. Questa idea mi piaceva molto. Il problema, chiaramente, non era quello di diventare punk. Ci si metteva il tempo di una vacanza in Inghilterra: ed anche meno, per chi era punk «nell' animo», come me. Ma una volta diventati punk, cosa si faceva? A questo proposito, brancolavamo nel buio. Avevamo fatto il passo più lungo della gamba. Devo dire che Franchetti un po' d' intuito ce l' aveva, per i posti e le situazioni capaci di evocare questo fondamentale clima punk. Già la partenza per Ostia imponeva un certo contegno tra l' anarchico e il nichilista. Da una scala esterna, ci si immergeva nelle viscere della Stazione Termini, sempre più giù, fino a una vecchia fermata sotterranea straordinariamente annerita e puzzolente. Quei sotterranei, oggi, coi loro negozi chic e i pavimenti lucidi, sono un posto irriconoscibile rispetto a quella specie di Ade, popolato da varie categorie di fantasmi umani, che era un tempo. C' era anche una specie di esposizione permanente di rettili e uccelli. E una leggenda metropolitana voleva che una vedova nera, evasa dallo zoo sotterraneo, avesse nidificato in qualche buio anfratto di quel mondo infero, colonizzandolo presto con la sua prole numerosa. Scendere fino alla lugubre banchina sotterranea, a me, punk nell' animo, dava sempre qualche brivido: la sensazione di essere scrutato da innumerevoli occhi, ostili e vendicativi, di vedove nere. Ma dopo qualche stazione della vecchia linea metropolitana, l' unica esistente, il trenino sbucava alla luce, e presto costeggiava una serie di terreni dolcemente ondulati che già, con tutti i loro pini sbattuti dal vento, denunciavano senza equivoci la vicinanza benefica del mare. Ma perché mai, era «benefica», questa presenza? Non lo so. Sarà lo iodio, come dicono oggi gli inserti salute dei giornali, sarà come sempre, bella o brutta che sia, una spiaggia è un capolinea della terra, un brandello comprensibile e calpestabile di fine del mondo. E se hai quindici anni, non sei andato a scuola, e vuoi viverti il tuo mercoledì mattina da punk, la fine del mondo è un pensiero decisamente accogliente. Fatto sta, che arrivati alla stazione di Ostia, tagliavamo dritti per il centro, arrivavamo al lungomare, ed entravamo direttamente nell' area di uno degli stabilimenti chiusi per l' inverno. A quei tempi, certe mattine l' acqua era sporca oltre ogni ragionevole immaginazione. Non si capiva se quella spazzatura galleggiante provenisse dalla città alle nostre spalle o da qualche bastimento che faceva rotta al largo. Una volta abbiamo contemplato per un bel po' di tempo un immenso pollo arrosto, di quelli che stanno esposti nelle rosticcerie, strapazzato dalla risacca. Ci sembrò un bel simbolo punk di quella stessa mancanza di futuro, NO FUTURE, che Franchetti ostentava sulla schiena della giacca. Quando c' era foschia, o il cielo era grigio, quel paesaggio mi faceva pensare a un film che avevo visto in tv, Viaggio al centro della terra, quando gli esploratori, per raggiungere il centro magnetico del mondo, si imbarcano nel minaccioso mare sotterraneo, incalzati da orribili mostri. E immaginavo che anche quel lembo grigio-verde di Tirreno davanti ai miei occhi altro non fosse che il mare di una terra seppellita e dimenticata, illuminata da un cielo morto, lattiginoso: il soffitto di un' immensa caverna. Ma non è che fossimo per forza malinconici. Facevamo rimbalzare i ciottoli sull' acqua, dormivamo con la schiena appoggiata al legno tiepido delle cabine chiuse, ci svegliavamo in preda ad una fame dolorosa e categorica. Una mattina, il nostro capitale ammontava a circa duecento lire. La soluzione migliore era convertire quella piletta di monetine nell' alimento più economico e voluminoso, il pane. è questo che chiedemmo alla signora dietro il banco di una panetteria appena oltre il lungomare. Le tre monetine da cinquanta e cento lire erano allineate sul ripiano di vetro, sopra gli scomparti delle rosette, delle ciriole, delle pagnotte di Genzano. Ce ne dia il più possibile, precisò Franchetti, arrossendo un poco. La vecchia, dietro il banco, ci squadrò per qualche secondo, senza rispondere. Poi prese una grossa forma oblunga di casereccio, la appoggiò sul ripiano di legno e iniziò ad intaccarne la crosta esattamente al centro, con la sega di un lungo coltello. Ed ecco che all' improvviso si ferma, torna a guardarci, appoggia il coltello, rimasto sospeso a mezz' aria, e ficca tutta l' enorme pagnotta in una busta, che ci passa oltre il ripiano dopo aver fatto sparire le monetine con un solo movimento del palmo. Magnatevela tutta, boni a gnente, disse la signora, indicandoci col mento la porta del negozio. Sorrideva e scuoteva la testa, come se ci conoscesse da sempre. Io e Franchetti, usciti dal negozio, ci siamo diretti ancora verso la spiaggia. Senti qua, mi ha detto tutto contento, allungandomi la busta di carta con la pagnotta. Era calda, e ce n' era da far mangiare anche i gabbiani. E certo anche la vecchia doveva essere punk nell' animo, decidemmo, mentre affondavamo le dita nella pagnotta morbida e ci ingozzavamo di mollica, strizzando gli occhi verso la spuma della risacca. Eravamo due ragazzini allegri, una mattina qualunque, in riva al mare, sporchi di farina e briciole. Il mondo, in effetti, sembrava benevolo: e per quanto ne sapevamo noi, avrebbe potuto andare avanti così per sempre. E forse, a ragionarci bene, se così non è stato, la colpa più che del mondo è stata proprio nostra. E un giorno, adesso che sappiamo tutto, dovremmo proprio ritrovare la forza di scappare, e di imbarcarci di nuovo di straforo sul trenino per Ostia, che sarà rimasto quasi identico: come se fosse possibile che qualcosa, lì su quel lembo di spiaggia, possa ancora ricominciare, come se la vita fosse ancora piena di cose vaste e incomprensibili, crampi di fame, gare di rutti, terrori innominabili e mattine così perfette che ancora oggi, solo a pensarci su, sembra di sentirne l' incredibile odore fatto di pane caldo, di legno verniciato e salmastro.
Emanuele Trevi

26/11/13

This is Pil live in Sydney

photo Ged
"Questo è PiL, stiamo entrando nella zona Public Image Ltd." E' questo il  salmo di John Lydon in apertura di This is Pil, nuovo album dopo 17 anni, pubblicato l'anno scorso. E' pur vero che c'era qualche diffidenza, verso il disco e i concerti dal vivo della nuova band. La  reunion dei Sex Pistols nel '96, voluta dallo stesso Lydon, messa su, come ha candidamente ammesso, solo per "volgari e mercantili" motivi, ("Abbiamo trovato una nuova causa comune: i vostri soldi!)  non facevano presagire nulla di buono. Niente a che vedere con i nuovi Public Image. This is Pil è un buon disco, ma la sorpresa maggiore viene proprio dai live, ed è quello che ci meritiamo: una band potente, inquietante, con un suono malsano e trascendentale.

Lu Edmons alla chitarra è davvero straordinario. Lo ricordavamo nei Mekons ma  soprattutto nei Damned, nel periodo più folle della band di Dave Vanian e soci. Polistrumentista eclettico, collabora con John dall'86, precisamente da Happy e con lui il sound dei Pil entra in un altra dimensione.

Anche l'ex batterista del The Pop Group e The Slits Bruce Smith è nel gruppo dal 1986. Considerato  un virtuoso del drumming, ha portato il suo stile unico nel gregge. Bruce ha suonato con artisti del calibro di Björk e Terence Trent D'Arby.

Scott Firth al basso entra nel 2009. Ha collaborato con Steve Winwood, John Martyn, Elvis Costello.

Questo è il concerto integrale di Sydney, in Australia, ed è lo stesso spettacolo che abbiamo visto qui a Roma, all'Atlantico Live il 25 settembre di quest'anno, con la sola differenza della sequenza dei brani in scaletta. Un live intenso, inaspettato: sperimentale e ibrido, rock alimentato da dub ed elettronica destinato a rubare la dancefloor in discoteca.

Dei Soviet Soviet, band pesarese che ha introdotto i Pil a Roma, stendiamo un velo: rumoroso, inutile, nella piena indifferenza dei presenti.



This is Pil


23/11/13

L'estetica del Crossover

RATM
Abbiamo già parlato della nascita del Crossover e del gruppo che ha dato il via alla tendenza musicale che ha maggiormente segnato gli anni Novanta: tutto ha inizio nel 1991 con l’uscita di Life  Perspectives of a Genuine Crossover,  album fondamentale nella contaminazioni tra ambiti musicali diversi, rap e rock,  funk e metal. A firmarlo non sono né degli artisti statunitensi né inglesi ma gli olandesi Urban Dance Squad, al loro secondo lavoro, segnando il definitivo sdoganamento collettivo del genere, quello che ha ufficializzato la nascita del crossover. Ma la vera e propria esplosione popolare del binomio rock-rap arriva nel '92  con l'uscita di  Rage Against The Machine, album omonimo della band statunitense: il concetto musicale è quello degli Urban Dance Squad, la differenza è nel  messaggio antagonista dei testi. La band di Zack de la Rocha e Tom Morello da vita ad  un cocktail esplosivo di hardcore punk, hip hop metal e funk, ferocemente polemico con la politica del governo americano, la sua sudditanza verso le grandi corporation economiche, e l'imperialismo culturale Usa. Era un periodo in cui ancora la musica esprimeva qualcosa, al di la delle note. Vi fu un incontro tra diverse espressioni estetiche:  una inedita vitalità espressiva scaturì nel fluttuare delle combinazioni e nell’attraversamento dei gusti vestimentali. Insieme, sotto il palco nei concerti dei Rage si ritrovarono i fanatici delle felpe vestiti oversize, seguaci del metal dai capelli lunghi e vestiti di nero e infine quelli con le camicie di flanella a scacchi, che guardavano al grunge di Seattle.

15/11/13

La follia del nucleare: una Time-lapse map


2.053 esplosioni nucleari che hanno avuto luogo tra il 1945 e il 1998. E' questa la spaventosa  mappa che l'artista giapponese Isao Hashimoto ha creato partendo dal    Progetto Manhattan, con i test di Los Alamos fino alle esplosioni nucleari del Pakistan nel maggio di 1998. Per la precisione mancano i due test della Corea del Nord, ottobre 2006 e maggio 2009, test la cui  legittimità  non è chiara al 100%.
Non sono usate scritte per la messaggistica affinché il messagio risulti uguale per tutti gli spettatori, senza barriere linguistiche. La luce lampeggiante, il suono ed i numeri visualizzati sulla mappa del mondo fanno vedere quando, dove e quanti esperimenti ha condotto ciascun paese coinvolto.
Ad ogni bomba sganciata è associato un suono e un colore, corrispondenti ad una nazione. Le bandiere degli stati coinvolti sono affiancate dal totale dei loro esperimenti che avanza progressivamente.
In alto, a destra dello schermo c’è un timer dove è visualizzato il fluire dei mesi e degli anni. In basso, sempre a destra, compare il totale delle bombe sganciate.
Hashimoto ha iniziato il progetto nel 2003,  con l'obiettivo di mostrare a quale follia può portare l'uso delle armi nucleari. Se puntate il mouse sugli anni che vanno dal '60 al '62, l'accumulo delle esplosioni diventa davvero travolgente. Innegabilmente, un video di una bellezza..terrificante!





14/11/13

Napoli 1647: Il popolo è una bestia che di teste ne ha tante..

Il 17 luglio 1647 un pescivendolo napoletano chiamato Masaniello guidò una protesta di donne del mercato, carrettieri, facchini, marinai, pescatori, tessitori, setaioli e tutti gli altri poveri, o lazzaroni, della seconda o terza città europea per numero di abitanti. La ribellione ebbe inizio nel mercato di Napoli, dove contadini e artigiani scoprirono che il viceré spagnolo aveva imposto una nuova gabella sulla leggendaria frutta della città (Goethe riteneva che fossero stati i napoletani a inventare la limonata). I rivoltosi misero il mondo a soqquadro: i rematori di galee divennero capitani, gli studenti ricevettero i libri, le prigioni si aprirono, i registri delle imposte vennero bruciati. Fu proibito ai nobili di portare abiti sfarzosi, mentre i loro palazzi furono devastati e gli arredi dati alle fiamme nelle strade. “Questi beni sono usciti dal sangue del nostro cuore; e mentre bruciano, nel fuoco dell’inferno dovrebbero bruciare anche le anime e i corpi di quelle sanguisughe che li possiedono," gridava uno degli insorti.” I ribelli decretarono che chi fosse stato sorpreso a saccheggiare poteva essere giustiziato perché “tutto il mondo sappia che non abbiamo intrapreso questa faccenda per arricchirci ma per rivendicare la liberta comune". Il prezzo del pane scese a livelli consoni a un'economia morale. Questa era l'essenza della rivolta, che Masaniello espresse nella sua “eloquenza primitiva”. La figura retorica più presente nei suoi discorsi, però, non si sarebbe trovata nei manuali rinascimentali, perché era la lista dei prezzi: “Guardate qua, ragazzi, come siamo ridotti, gabella su gabella, 36 once una forma di pane, 22 la libbra di formaggio”, eccetera. “Dobbiamo sopportare queste cose? No, ragazzi miei; imparate a memoria le mie parole e fatele risuonare in ogni Strada della citta".

12/11/13

Jack London: come non amarlo?


Bell'articolo su Jack London di M. Raffaeli, (Alias 23-11-013)
In una delle scene meno rammentate di C’era una volta in America il protagonista, un Noodles ancora adolescente, si barrica nel gabinetto del suo condominio in Lower East Side e prende in mano un libro che penzola dalla finestra legato a una catena: il breve fermo-immagine indugia sul fronte-spizio in caratteri liberty con foto dell’autore nel foglio di guardia e attesta che quello e un romanzo di Jack London, Martin Eden. La sceneggiatura del capolavoro di Sergio Leone colloca la scena nel 1922, quando London é morto da appena sei anni e il romanzo è uscito da tredici ma, paradossalmente, e già tempo di oblio per lo scrittore che aveva inaugurato il secolo americano raffigurandolo in emblema coi caratteri della schiettezza primordiale, di un vivere generoso e dispendioso, incline con la spavalderia tradotta nella presa diretta di una scrittura che di colpo cancellava il formalismo e il rugiadoso sentimentalismo dell’età vittoriana. In appena quarant’anni di esistenza, Jack London (1876-1916) era divenuto un mito letterario ma anche politico, l’erede di Melville e Stevenson o di Poe nell’arte del racconto e nel frattempo il militante del Partito socialista, firmatario per esempio di una favola-incubo, Il Tallone di ferro (1907) che era piaciuta a Trotsky e a lungo, in Europa, sarebbe stata letta come la più lucida profezia del nazifascismo.

11/11/13

New Order? Movement

Music SuperMega Post: 
NEW  ORDER
 
Steve Morris, batterista dei Joy Division e programmatore di drum machine nei New Order
"Nei primi tempi dei New Order avevamo l'abitudine di ascoltare cassette di disco italiana prima dei concerti. E ci liberammo degli impermeabili: nei J.D. pensavano che ci mettessimo tutti l'impermeabile e fossimo dei bastardi depressi. Ma non lo eravamo..era solo colpa di Ian che si era messo un impermeabile del cazzo!"..

In questo caso, non un gruppo top nelle nostre preferenze. Sicuramente definire questi  due dischi tra i più grandi  di tutti i tempi sarebbe una bugia , ma due dei più grandi album degli anni 80, della new wave e del post-punk in genere è molto più preciso . Ho scelto questi due dischi perchè pieni di poesia, e perchè dicono molto sulla mia personalità, un opportunità per capire "come eravamo" e chi siamo oggi. Importanti perchè siamo in un epoca in cui credere che un disco, una canzone possa far cambiare idea a qualcuno, o semplicemente far pensare a certe cose in un modo nuovo, sia sinceramente inimmaginabile..

Sicuramente, senza questi due lavori , soprattutto senza  Power, Corruption and Lies, i New Order sarebbero caduti nell'oblio, ma che li ha visti invece, uno dei gruppi più acclamati e influenti non solo degli anni 80.

MOVEMENT
Una fenice che risorge dalle ceneri dopo la morte del cantante Ian Curtis e la fine dei Joy Division. Questa è forse la definizone più appropriata per Movement, primo disco dei New Order, un album senza dubbio di transizione, ma comunque il loro disco più coerente e sottovalutato. Movement fu creato in un clima teso, con una band senza frontman, ma Bernard Sumner , Peter Hook e Stephen Morris ebbero coraggio e carattere nell' intraprendere un nuovo progetto musicale , poco dopo il suicidio del loro amico e compagno Ian Curtis, superando incredibili avversità e l'astio della maggioranza dei fan, astio fondato unicamente sul fatto che non erano i Joy Division . Movement è una miscela inebriante di post punk ed elettronica , un precursore di uno stile di musica che sarebbe retroattivamente etichettato new wave ed è ancora, nonostante gli anni passati, musicalmente davvero forte. Riascoltarlo, non lo nego, provoca un pò di disagio, una combinazione di suoni che ha prima sconcertato, con l'influenza emergente della disco di New York, ma che ha come punti di forza la semplicità , l'onestà nei suoi accordi neo- minimalisti. Certo, aleggia il senso inevitabile di malinconia , di depressione, una cappa innegabile di perdita e di tristezza, ma i New Order di Movement erano tre ragazzi solitari in cerca di conforto di fronte alla tragedia. (Ps: ascoltatelo e scoprirete una delle ispirazioni sonore dei Radiohead ).

POWER, CORRUPTION AND LIES
Esce il 2 maggio 1983. Il cesto di rose sulla sua copertina , è tratto da un dipinto di Peter Saville , ispirato, dopo dal lato oscuro del Rinascimento, dopo aver visto la serie televisiva della BBC I Borgia [ 1981-1982 ] e affascinato dalle sinistre macchinazioni politiche durante il periodo rinascimentale. Ma qualcuno ci vide anche il lato commemorativo, una corona di fiori in ritardo per Ian Curtis..Con POWER, CORRUPTION AND LIES i New Order trovano il loro suono, lontano da quello del loro debutto Movement, in un processo che ci coinvolge intimamente. Ci sono pochi dischi pop, dal 1983 in poi, che suonano così attuali, e che offriranno un modello per la musica a venire. Un maggiore uso di sintetizzatori e drum machine, mentre la chitarra elettrica è uno strumento superficiale. Un disco che ancora pulsa e fiorisce e l'oscurità del suo nucleo non lo ha alleggerito di un decibel.. Un pezzo senza tempo di architettura sonora.

Movement
Power, Corruption and Lies


05/11/13

Interisti: Interismo/Leninismo


LOU REED: "Per ogni momento nero, ho un momento euforico. Penso che le persone che sono spesso depresse, sanno anche raggiungere una grande euforia".. 
 
"l’lNTER, quel mito che finora si è fatto carico di spiegare l’inspiegabile: che cioè in cent’anni di esistenza l’lnter è sempre stata capace di alternare partite fantastiche a cadute rovinose, imprevedibili le une e le altre e sempre maturate in un brevissimo torno di tempo"..
 
AGLI INTERISTI..
Comunismo è una parola indicibile. <<Se fermi qualcuno per strada e gli dici: “io sono comunista”, quello non ti capisce>>. Cosi si e espresso Fausto Bertinotti, nell’agosto 2008. Qualche mese prima, Massimo Cacciari veniva intervistato a proposito del ventesimo anniversario dello scudetto del Milan di Sacchi. Dopo aver sostenuto che Sacchi doveva ritenersi il simbolo di quella stagione e che nel suo gioco "non conta l’individuo, ma il sistema" (”Contano certamente gli interpreti adeguati, ma devono sapere che non sono assolutamente dei solisti, ma parte di un’orchestra”), all’intervistatore che gli chiedeva se si trattasse di una lezione utile anche per la politica italiana ha risposto: <<Ci sono teorie politiche che sostengono esattamente quello che Sacchi ha realizzato Col Milan>>.

04/11/13

Netiquette e i patetici cyber comandamenti per la rete

Il prefisso "cyber" è usato di frequente per indicare l'orizzonte aperto dall'invenzione e diffusione di macchine che interagiscono strettamente con l'uomo, mentre la cibernetica è  il campo della teoria del controllo e della comunicazione sia nelle macchine che negli animali. Un controllo sempre più pressante, da parte dei governi e delle relative intelligence, come dimostra l'ultimo scandaloso episodio di grande fratello, il Datagate. La rete può essere uno strumento straordinario, come abbiamo già ribadito molte volte, di democrazia e partecipazione, un luogo dove poter esprimere la propria personalità, fare comunità,  costruire legami sociali, fare politica, cultura. Di fatto, esiste ancora un enorme divario tra centro e periferia, e un altrettanto enorme problema legato alla privacy dei cibernauti. Inoltre, mentre internet dovrebbe permettere a chiunque di esprimere diversità e autonomia, il caso Grillo dimostra come tutto sia ancora in discussione, con una comunità "politica" costruita intorno ad un leader che gestisce in modo autoritario, mortifica e appiattisce diversità e differenze..

02/11/13

Il Grillo pensiero: è tutta una finzione


“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione politica per far capire da che parte stiamo”.“Sono qui per sostenervi”. “Con la presentazione dell’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, abbiamo perso voti a iosa. Il post del blog, forse un po’ duro, siamo stati costretti a farlo”.“Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”. “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.

 “Questa cosa non deve più accadere. C’è stato un errore di comunicazione. È brutto. Perché l’emendamento è stato un mese lì e non ne sapevamo nulla. Io posso darvi un parere, ma non devo decidere io. Però avreste dovuto avvisare”. Qualcuno risponde: “Dobbiamo prendere decisioni in poco tempo, a volte è difficile”. “Per questo abbiamo presentato l’applicazione per la partecipazione diretta. Così quando c’è qualche proposta che non avevamo nel programma, la mettiamo online e vediamo l’andazzo”. Ai suoi Grillo dice di aver fatto un sondaggio online: il 75% ha votato per mantenere il reato di immigrazione clandestina. Qualcuno scuote la testa: “Non l’abbiamo mai visto”.  “Vorrei che fossimo uniti. Stanno sfruttando il tema per fini elettorali. Siamo tutti convinti che lo ius soli vada bene, ma con certi paletti”.

Silvia Chimienti: “A me questa cosa dei voti lascia perplessa. Bastava spiegare alle persone che era una cosa di buon senso”. Qualcuno azzarda: “Non è che per non finire nell’ala di sinistra scivoliamo a destra? Restiamo oggettivi”. Alza la mano Stefano Vignaroli: “Prima non era così. Andavamo sul palco e ci dicevi di parlare delle cose che ci appassionano”. Grillo risponde a tutto: “Io lo so cosa vi ha dato fastidio, la frasetta dell’articolo dove si diceva che con posizioni come quella sull’immigrazione avremmo preso risultati da prefisso telefonico. Lo so, ma dovete capire che il Movimento sono 9 milioni di persone che ci hanno votato”. “Tanto vale allora astenersi su tutto”, dice Luigi Gallo. Così Girolamo Pisano: “Io chiedo, vale più un ragionamento fatto da 100 persone su base di dati tecnici. O un’opinione di Grillo e Casaleggio?”. E su questo il leader sbotta.

“L’opinione è del Movimento. Abbiamo 9 milioni di persone che ci hanno dato il voto su un programma. Noi siamo le punte delle persone. Io sono per il dialogo sempre. Non datemi dei super poteri. Non ne ho. Io mi sento in imbarazzo. Ne sapete molto più di me. La prossima settimana viene qui Casaleggio e parlerete con lui. Verrà un giorno o due alla settimana. Si alternerà con me”.

 Gli chiedono di avvisare prima di scrivere un post sul blog contro una persona. Chiedono di ricevere un avviso. “Ma così si crea un canale preferenziale con ognuno. Poi io non vivo più. Ad esempio la settimana scorsa ho chiesto, ci incontriamo in un residence per parlare? Voi l’avete messa ai voti. Così abbiamo fatto una figura di merda. La notizia l’avete creata voi. Bastava non fare nulla. Chi voleva venire veniva”.“Avete fatto un miracolo. Pensate al futuro adesso. È nostro. Questi politici sono finiti. State facendo grandi cose. Adesso io e Casaleggio scenderemo più spesso, perché bisogna alzare delle barriere di protezione. Tutti cercano di salire sul nostro carro. Non possiamo permettere di farci corrodere il lavoro. Per le elezioni locali, faremo firmare una cosa che se cambi il partito paghi una penale”. 
  
E questi, dovrebbero cambiare l'Italia? Bah..