30/12/14

Uno spaventoso divario: la vittoria dei ricchi

L’immane vittoria dei ricchi
Lo scenario che Marco Revelli ci sottopone in un piccolo volume La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi (Laterza pp. 96, euro 9), non si discosta di molto da quello percorso in lungo e in largo nel monumentale bestseller di Thomas Piketty, Il Capitale nel XXI secolo: uno spaventoso incremento del divario tra i più ricchi e i più poveri, tanto che lo si consideri a livello globale, tra i diversi paesi o all’interno di singoli stati. Divario che non ha smesso di crescere a partire dalla metà degli anni Settanta, dalla fine dei cosiddetti «30 gloriosi» anni che hanno seguito la fine della seconda guerra mondiale. Il fenomeno è da tempo ammesso e certificato da tutti gli organismi internazionali che non mancano di sottolinearne le proporzioni drammatiche. Alla fine del secolo scorso, dopo 25 anni di politiche liberiste, l’1% più ricco della popolazione mondiale riceveva un reddito pari a quello del 57% più povero, risultato che non sembra tuttavia sufficiente a rimetterle in discussione. Tanto è vero che il nuovo secolo non ha affatto invertito la rotta, semmai ha impresso un’accelerazione. Questo vertiginoso aumento della diseguaglianza poggiava e poggia, oltre che su concrete scelte politiche, su una ideologia tra le più dogmatiche che la modernità abbia mai conosciuto. Ed è dunque sugli elementi basici di questa ideologia e sul loro palese attrito con la realtà empirica che Revelli concentra la sua analisi. Le politiche di diminuzione della pressione fiscale sui redditi più elevati, sulla rendita e sui patrimoni maggiori, con il conseguente smantellamento dello stato sociale e contenimento dei livelli salariali si autolegittimavano sostenendo che dall’incremento delle ricchezze più cospicue qualcosa sarebbe «sgocciolato» sulle fasce più povere della popolazione. Che, insomma, dall’arricchimento dei ricchi, tutti, alla fine avrebbero tratto qualche vantaggio. Così recitava la teoria del trickle down. Che, come ogni dogmatica che si rispetti, non mancava di avvalersi delle sue belle espressioni geometriche. In questo caso due eleganti curve, quella di Laffer (professore in una business school negli anni Settanta) e quella di Kuznets (studioso dello sviluppo economico e premio Nobel nel ’71).


29/12/14

Bowie cartoon e con Klaus Nomi

Ancora Bowie.. E se si vuole parlare di David Bowie, prima o poi si arriva sempre a parlare di Brian Eno. Produttore musicale, artista visivo, riparatore tecnologico, non ha avuto naturalmente un ruolo in tutto quello che Bowie ha fatto, ma la sua collaborazione ha prodotto i lavori forse più duraturi dell'intero catalogo della star: personalmente, consideriamo il periodo della trilogia e in genere tutta la collaborazione tra i due quello migliore di Bowie. Nel 1995 Eno ha prodotto il "cybernoir" concept album 1. Outside, che sembra attrarre più consensi oggi di quanto abbia fatto quando fu pubblicato. Ma, ripetiamo, il monumento all'unione dei due è celebrato con Low, Heroes e Lodger, album informalmente noti come la "trilogia berlinese", così chiamata per la città in cui Bowie, con lo zampino di Eno compose gli album.





25/12/14

At Barrowland: The Cure live

Un periodo culminante della loro carriera, due concerti che si tennero a Londra, l'8 e  9 maggio, del 1984 all'Hammersmith Odeon, registrazioni che poi furono masterizzate per il loro album dal vivo del 1984 , Concert: The Cure Live.

Robert Smith aveva ricaricato le sue energie creative, aveva collaborato con Siouxsie and The Banshees suonando la chitarra  e aveva registrato Blue Sunshine con Steven Severin sotto lo pseudonimo di The Glove . The Top, il nuovo lavoro in studio, fu un album ispirato che tracciò una nuova direzione per il gruppo,  decisamente più acustica. Certamente Concert presenta una delle migliori scalette, probabilmente il meglio della loro produzione fino a quel momento.

Le immagini oscuramente psichedeliche proiettate dietro la band, lente e claustrofobiche sono probabilmente opera di Tim Pope, loro collaboratore già da molto tempo. The Top era appena uscito e la band era in gran forma, come ci si potrebbe aspettare essendo consapevole che c'era uno studio di registrazione mobile che doveva catturare lo show.

Il live che proponiamo sotto è di pochi mesi più tardi, registrato a Glasgow al Barrowlands Ballroom il 25 agosto del 1984 con una scaletta simile. Non così suggestivo come lo spettacolo sopracitato, molto più dark. Rimarchiamo solo che Tolhurst finge di suonare le tastiere anche quando ci sono alcuni pezzi in cui non sono contemplate..





The Cure - Concert (The Cure Live)


23/12/14

Volano asce: i Suicide

Di storie strane, buffe, oltre che drammatiche ce ne sono nel mondo del rock'n'roll. Questa ha davvero dell'incredibile, unica forse nel suo genere. La storia di una carriera di un duo innovativo, underground nel vero senso del termine, amato da moltissimi esponenti di primo piano della musica alternativa, la storia di una carriera che proprio quando sembrava aver avuto una svolta.. è finita. 
Ladies and Gentlemen..i Suicide

"Fu durante uno show a Glasgow nel 1978, che qualcuno lanciò un'ascia che mi sfiorò la testa", dice Alan Vega con ammirevole concretezza. "Eravamo in tour con i Clash, aprivamo i concerti e credo che eravamo troppo punk anche per un pubblico punk. Ci hanno odiato. Li ho insultati con 'Stronzi dovete passare attraverso di noi per arrivare alla band principale.' Questo è quando la scure è stata lanciata verso la mia testa, e mi ha mancato per un soffio. Era surreale, il tipo. Mi sentivo come se fossi in un film in 3-D di John Wayne. Ma questo era niente di insolito. Ogni spettacolo dei Suicide era come fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Ogni notte pensavo che potevo essere ucciso. Quel giorno, il più lungo, pensai 'Molto probabile che sarà stasera.' "




Vega, ora 59 anni, è seduto con il suo amico di lunga data e componente dei Suicide Martin Rev (età riservata, ndr) nella reception del ramo est del Holiday Inn di Londra. Vega appare meravigliosamente sinistro nelle sue sfumature di street-fighter con berretto. Rev, in giacca di pelle e occhiali da sole, sembra uscito dal set di Mad Max 2. E 'giusto dire che non si confondono per niente con i turisti e gli studenti svedesi che sono nel foyer.


22/12/14

10 Dischi per le feste

Un modo magico, il Natale. Le feste, i regali, pranzi e cene con i parenti, che fai a capodanno..
Ma anche per tanti, stati ansiosi, attacchi di panico, mal di testa e cefalee, insonnia, difficoltà a mantenere l'attenzione e a concentrarsi, irritazione,  pessimismo. Perchè sappiatelo: le festività vengono associate a una sorta di promessa mancata. In pratica, ci portano a sperare e a credere in un miglioramento che però, di solito, ve lo assicuro, non ci sarà. Questo stato d'animo ce lo ha già spiegato in una delle sue meravigliose poesie il grande Freak Antoni, che poi l'ha messa in musica con gli Skiantos:




Ecco allora un elenco di dischi con cui sollassarci nelle feste. Proprio così: mentre tutti gli altri si divertono, fanno programmi, vi invadono il monolocale con frizzi e lazzi, noi li accogliamo con Funeral Party dei Cure, o Sancta Sanctorum dei Damned, così, a scanso di equivoci.. Del dark e del goth abbiamo abbondandemente relazionato. Potete dare una ripassatina qui..

Tuttavia..
invariabilmente disadattati, un pò di bassa autostima, c'era del coraggio, innegabile, nell' impegno per la causa dark: si era sempre gli stessi, sempre vestiti allo stesso modo alla luce del giorno o fermi ad aspettare l'autobus in città. Negli anni che vanno dal '79 al '87, quando il goth era ancora solo una conseguenza lunatica del post-punk e non ancora una sub-cultura indiscriminata globale e di consolazione per persone socialmente escluse, ha prodotto alcune delle musiche più ambiziose e intime. Oggi ci sono emo e metallari che hanno ereditato l'angoscia del goth ma niente della sua classe e stile.

Ma dimenticate l'elegante, sperimentale spirito fondante teatrale del dark: è vivo e vegeto altrove, in cerchie ben chiuse e selettive, in pochi esponenti musicali che vanno dai Zola Jesus ai Laboratory Obscure(Night Porter).. Non sono stato un dark, né ero destinato ad esserlo. Ma c'ero nella coda di quegli anni. Che musica !.. Questa classifica privilegia i dischi che musicalmente sono davvero innovativi e convincenti, dischi conosciuti ai più che esprimono l'eccesso, con arrangiamenti minimalisti e produzioni cavernose, dischi che mi piacciono, perchè il dark fu (è..) un ritorno alla poetica; il vero romanticismo post-punk.
E comunque conservo e ancora indosso la mia meravigliosa t-shirt "Children of the corn", con la grande falce al centro:perciò, non temete il mietitore.

20/12/14

Best Movie 2014

Davvero tanti film, quest'anno, tanti da lasciarne fuori sicuramente qualcuno da questa piccola lista di best: non ci sono mega produzioni tipo Interstellar (che pure ho visto) e che mi lasciano di solito freddo, ma in maggioranza piccoli film che hanno colpito e lasciato qualcosa. 





Loke - Regia: Steven Knight; (Gran Bretagna/Usa)
Piccolo film della nuova cinematografia britannica, sempre efficace rispetto alle nostre commediette trite.Tom Hardy, assoluto protagonista dell'affascinante Locke diretto da Steven Knight: Ivan Locke è alla guida della sua macchina ed è diretto da Birmingham a Londra per raggiungere Bethan, la sua amante con cui ha avuto una breve relazione e che sta per dare alla luce il loro bambino.
La moglie e i due figli di Locke, lo chiamano in attesa del suo ritorno con la speranza di assistere tutti insieme a una partita. Ivan, inoltre, deve gestire un'emergenza di lavoro che ha a che fare con la realizzazione di una miscela perfetta di calcestruzzo.Tutto si svolge a bordo di un'auto, quasi come si trattasse di un monologo teatrale. Hardy in questo dramma psicologico deve gestire e superare il proprio stress e una crescente dose di rabbia e frustrazione.

Ho visto questo film in una bellissima serata londinese e forse proprio perchè mi trovavo in un altra città, fuori da ogni contesto familiare e lavorativo, è una storia che mi ha indotto a pensare al senso di responsabilità di noi uomini comuni (e che anima il protagonista, nonostante sia consapevole delle possibili conseguenze sulla propria professione e vita privata), ai rapporti familiari e soprattutto al confronto con la figura del padre, (presenza costante nei pensieri di Locke) e sulla necessità di evitare gli stessi errori che lo hanno segnato. Un film teatrale, in cui  Hardy, in un lungo monologo spiega, consola, rivela, istruisce, distrugge. Il mondo del calcestruzzo, che ho sempre odiato, diventa incredibilmente affascinante.

The Babadook - Jennifer Kent; (Australia)
Sei anni dopo la morte violenta del marito, Amelia (Essie Davis) si sta perdendo. Lotta per disciplinare suo figlio di 6 anni, Samuel, pericolosamente 'fuori controllo', e che trova impossibile amare. I sogni di Samuel sono afflitti da un mostro che crede sia venuto a uccidere entrambi. Quando un libro di fiabe inquietante chiamato 'Babadook' viene ritrovato in casa, Samuel è convinto che The Babadook sia la creatura che ha sempre sognato. In una crescente spirale di allucinazioni il bambino va sempre più fuori controllo, diventando più imprevedibile e violento. Amelia, sinceramente spaventata dal comportamento del figlio, è costretta a ricorrere ai farmaci. Ma quando anche lei comincia a vedere scorci di una presenza sinistra intorno a lei, albeggia lentamente nella sua mente che la cosa che Samuel vede e da cui ha cercato di metterla in guardia può essere reale. È The Babadook, la creatura terrificante emersa dalle pagine di un libro, una vera e propria forza del male? Oppure è Amelia, stanca, fragile madre, che sta perdendo la presa sulla sua sanità mentale?

Mi è piaciuto tantissimo e, dello stesso parere è Fatamorgana, autentica amante, nonchè esperta di horror/fantasy/thriller come pochi. Film d'esordio magistralmente raccapricciante di Jennifer Kent, The Babadook non è un film dell'orrore come gli altri, il terrore che infonde è il contrario della solita tecnica ormai stantia e obsoleta che alberga negli horror più insignificanti e noiosissimi degli ultimi anni: quì c'è un disagio profondo, psicologico, verso le nostre paure più insite, il nostro terrore che cerchiamo disperatamente di allontanare ma che troviamo poi dentro gli armadi, nei nostri corridoi bui, sotto i letti. I nostri Babadook..


18/12/14

Interzone Best Shot 2014

I momenti più significativi della storia di quest'anno, una fotogalleria delle immagini più belle, secondo il mio parere: la devastazione di Ebola, le tragedie ambientali, le proteste di Ferguson, insieme a momenti di tenerezza che gli animali sempre ci regalano. Cliccando le foto si posso vedere ingrandite.

BEST SHOT  2014


 
Un elicottero della guardia costiera sul fiume Hudson, pieno di lastre di ghiaccio, nel corso di una ondata di freddo causata da un vortice polare il 9 gennaio 2014.
Andrew Burton / Getty Images
 


 
I resti fumanti delle colline di San Marcos, in California il 16 maggio 2014.
STUART Palley 
 


 
Una giovane ragazza, il 12 marzo 2014, ferita durante gli scontri tra polizia antisommossa e manifestanti a Istanbul.
Bulent Kilic/Aft/Getty Images
 


 
Agustin Gomez Perez, contadino di 21 anni, si da fuoco per protesta davanti al palazzo di Giustizia a Tuxtla Gutierrez, Chiapas, Messico, il 5 dicembre 2014.
AP Photo / Cuartoscuro, Jacob Garcia 
 


 
Un bacio dalla mamma per Red Panda (a destra), uno dei due cuccioli nato al National Zoo and Aquarium di Canberra, in Australia, il 18 maggio 2014.
Epa / Alan Porritt
 


 
Un ragazzo palestinese sulle macerie degli edifici distrutti, nel corso di un cessate il fuoco a Gaza City, il 31 agosto 2014.
Ashraf Amra / Anadolu Agency / Getty Images
 


 
Un soldato turco "arresta" un manifestante curdo durante una manifestazione nei pressi del confine Siria/Turchia, il 23 SETTEMBRE 2014.
Epa/Ulas/ Yunus Tosun




Manifestanti aprono gli ombrelli per 87 secondi il 28 ottobre 2014, quanti erano stati i  lanci di gas lacrimogeni che la polizia di Hong Kong ha sparato contro gli studenti  disarmati,  nella stessa zona della città un mese prima.
Epa / Alex Hofford
 


 
Giocatori di golf a Melilla, enclave spagnola a ridosso del Marocco, mentre migranti africani in cima a una recinzione di confine tentano di attraversare in territorio iberico, il 22 ottobre 2014.
REUTERS / Jose Palazon


     
                
 
Un dimostrante a Ferguson, Missouri, lancia un gas lacrimogeno il 13 agosto 2014 dopo che la polizia era intervenuta duramente contro un gruppo di dimostranti che protestavano per morte di Michael Brown, 18anni, ucciso a sangue freddo da un agente.
Robert Cohen / MCT / Zuma Wire



 

Un operatore sanitario nell' ospedale a Monrovia, Liberia, vicino a una vittima di Ebola, agosto 2014.
Kieran Kesner 

 


Sedie accatastate in un angolo di una classe a Guerrero, Messico, 16 Novembre 2014, dopo la scomparsa dei 43 studenti.
Brett Gundlock / Boreal Collective / Mashable




I ritratti dei familiari che hanno contribuito alla sconfitta del nazifascismo nella celebrazione del Giorno della Vittoria a San Pietroburgo, Russia, il 9 maggio 2014.
AP Photo / Dmitry Lovetsky




Julien Temple: quando succederà qualcosa?

Julien Temple ha firmato film come "Absolute Beginners" e "Pandaemonium", ma la sua fama si deve al rapporto con le punk e rock bands con cui ha realizzato pellicole destinate a lasciare un profondo segno nella cultura cinematografica. Dai Sex Pistols ai Clash e i Dr. Feelgood, dai Depeche Mode ai Rolling Stones fino a David Bowie e Neil Young... sono le stelle del rock che hanno brillato davanti alla sua macchina da presa, raccontando la società del suo tempo con uno stile innovativo e rivoluzionario. Il segreto dell'entusiasmo di un cineasta? Julien ce lo rivela senza mezzi termini: essere squattrinato!  
Julien Temple, Alex Cox e Lech Kowalski, un trio di registi a cui INTERZONE deve molto, e che rappresenta il meglio che il cinema abbia espresso nell'ambito della musica alternativa. Iniziamo un trittico di articoli loro dedicati.

INTERVISTA del 23 novembre 2014, nell'ambito del TORINO FILM FESTIVAL, 21 / 29 novembre, realizzata da Refresh, Radio 2

Refresh - Il Premio Torino che ti viene consegnato arriva a coronare le tante cose che hai fatto, ognuna molto diversa dall’altra: la tua filmografia spazia da The Filth and The Fury e Rock’n’Roll Swindle fino a Pandemonium in cui racconti di Wordsworth e Coleridge e i videoclips a cui hai dato un contributo fondamentale. Quale ritieni che sia l’aspetto più rilevante della tua arte filmica?

JULIEN - Direi che probabilmente sia il montaggio. Quando ho iniziato con i Sex Pistols stavo cercando un modo per dare un’estetica punk ad un film, ma soprattutto ero totalmente squattrinato e questa è la cosa più importante. Dovevamo fare un film sui Sex Pistols: specialmente quando erano una band, non potevano suonare dappertutto e allora volevamo avere un film con la loro musica dal vivo da proiettare dove non avrebbero potuto esibirsi. Ma non avevamo molti soldi, addirittura la macchina da presa veniva dal laboratorio della scuola di cinema che frequentavo, la National Film School, di cui avevo la chiave: entravamo di nascosto di notte, prendevamo la cinepresa e la riportavamo il mattino successivo, prima che arrivasse qualcuno. Quindi potevamo usare senza spendere nulla questa macchina da presa e la impiegavo per filmare la televisione, riprendevo letteralmente qualunque cosa trasmettessero quella notte, e poi montavo quelle immagini con le riprese dello spettacolo dei Sex Pistols, così realizzavo un editing di sequenze che non avevano niente a che fare le une con le altre per creare tramite le immagini una collisione “punk” di idee. Era un’operazione casuale, un po’ come nella letteratura di William Borroughs: adesso si chiama “mash-up” e spopola su internet, all’epoca invece ho adottato un’idea che non era stata ancora utilizzata. Ne scrisse addirittura Godard in un divertente articolo che parlava di questo nuovo linguaggio nel cinema, aveva visto The Great Rock’n’Roll Swindle e pubblicò questo bizzarro saggio. Io ovviamente ne ero entusiasta. Poi mi capitò di incontrare Godard, negli anni ’80 c’era un festival in Italia, a Salsomaggiore, e un mattino lo vidi in un bar mentre faceva colazione. Era molto presto, io ero stato in giro tutta la notte mentre credo che lui si fosse appena alzato. Così, dopo averlo riconosciuto, mi avvicinai per salutarlo ma la sua risposta fu soltanto “fuck off”!

R - Julien, paragonando i nostri giorni al 1977 o agli anni ’80 quando il punk e tanti altri stimoli artistici proponevano una novità, cosa credi che stia succedendo di analogo a quello spirito pionieristico? Cosa trovi “fresh” nel presente?

JULIEN - Beh… non c’è molto, a dire il vero. E’ una cosa strana, viviamo in un’epoca molto particolare in cui ti aspetteresti di veder accadere molte cose: viviamo in un mondo completamente nuovo, la tecnologia ha trasformato tutto. Siamo, per certi versi, al limite della determinazione della nostra stessa estinzione: fra trenta o cinquant’anni saremo ancora umani? Personalmente ne dubito, probabilmente saremo degli incroci fra uomini e computers. Si pensava che ci sarebbe stata un’azione culturale ribelle che si opponesse a questa tendenza scellerata, ma non è emerso nulla che avesse la stessa “urgenza” che c’era nel punk. In quell’epoca le persone credevano che fosse fondamentale alzarsi ed esprimere le proprie idee, invadere e conquistare gli spazi culturali, e se non fossero state libere di entrarvi avrebbero buttato giù la porta e se ne sarebbero impossessate. Si sarebbe potuto pensare anche che, con il futuro che si sta prospettando, i ragazzi sarebbero stati più disperati ed arrabbiati, con la necessità di esprimere i propri sentimenti. Ma ora alcuni obbiettivi sono fuori portata: i Sex Pistols sono stati in grado di connettersi con ogni livello culturale del tempo, non solo con il compartimento underground/indipendente come accade ora su Internet dove anche le realtà sonore più interessanti vengono relegate nella sezione della musica alternativa. Per superare quei confini devi dire il meno possibile: più insignificante è il contenuto del tuo messaggio, più ampio è il pubblico che raggiungi. Se non dici niente puoi raggiungere tutti, perché si sta demolendo ogni atteggiamento critico e per questo scopo anche la musica che può stimolare un pensiero deve essere deliberatamente emarginata. Ho la stessa sensazione riguardo a quasi tutte le forme d’arte: anche nella moda non trovi l’invenzione e lo spirito di avanguardia degli anni ’60, tutto consiste soltanto nel rigurgito del passato rielaborato in forme diverse. Cosa che senz’altro è divertente, ma non basta. Se pensi a questo tempo di cambiamenti fondamentali nella struttura della realtà che ci circonda, è naturale immaginare anche una risposta creativa ed artistica adeguatamente estrema. Forse la pirateria informatica. Forse i grandi artisti del presente sono gli hackers che abbattono i sistemi informatici in tutto il mondo. Non lo so, forse ora questo è più importante che strimpellare tre accordi con una chitarra.

R - E la cosa ti rende speranzoso o nostalgico?

JULIEN - Ho passato molto tempo pensando che qualcosa sarebbe successo. E invece non è successo niente. Comincio ad essere preoccupato: quando succederà qualcosa? Il tempo a nostra disposizione sta per scadere! Fra vent’anni i miei figli si troveranno a vivere in questo mondo, sono intrappolati come insetti nell’ambra. Quello a cui vorrei davvero assistere è un’insurrezione culturale. -


17/12/14

Servi di nessuno: la banda Bellini

D'all’interno di un’insospettabile ambulanza, il fascista Giusva puntava la sua Carabina di precisione sul portone d’ingresso di casa mia. Avevano deciso di farmi la pelle. Il rampollo della buona borghesia romana, appena iniziato al sesso da Edwige nel film Grazie nonna, era posteggiato al di la della strada da più di una settimana. Mi aspettava all’uscita, era la sua prima grande occasione. Ma io non mi muovevo, i nostri servizi segreti funzionavano ancora, era ormai più di un mese che restavo barricato nel monolocale. Guardavo spesso tra le fessure delle persiane, ma non avevo notato l’ambulanza. Con un occhio puntato dentro il mirino se la passava male laggiù, il Giusva, erano tanti gli inquilini che uscivano dal mio palazzo, probabilmente i sussulti gli sfiancavano i nervi, il sudore freddo colava sulla canna e giù per i fianchi. Se io non superavo i venticinque anni, lui era di molto più giovane. Però non avrebbe certo faticato a riconoscermi, ero sempre vestito con il solito trench verde, lo spolverino militare che mi arrivava fino ai piedi nonostante il mio metro e novanta di altezza, gli stivali di cuoio a punta e gli immancabili Ray-Ban a lenti azzurrate. Non potevo indossare altro, il trench era il simbolo del mio gruppo e i Ray-Ban una delle cause di quell’appostamento. Volevano farmi fuori e avevano scelto la scheggia pin pazza del loro schieramento. Se ne sarà stato li travestito da infermiere fino all’ultimo, fino a quando i suoi mandanti non potevano più aspettare. Solo dopo l’omicidio di Fausto e Iaio mi era arrivata la telefonata della libera uscita. Ancora una volta la perfetta organizzazione della mia banda, anche se sciolta da un pezzo, mi aveva salvato.
La Banda Bellini era stata per alcuni anni la più attrezzata per la difesa dei tanti cortei di quel periodo, nulla passava, come un muro di cemento armato, non c’era problema, quando ci schieravamo il resto del corteo poteva stare tranquillo, in ogni caso si sarebbe arrivati alla meta con pochi danni. Ma i fasci ci conoscevano per ben altro. Se fossi uscito di casa, il Giusva dopo avermi freddato mi avrebbe sicuramente sciacallato i Ray-ban, ma lo spolverino non me lo avrebbe nemmeno toccato, quello no, faceva parte di una storia che non lo riguardava. Quel trench rappresentava la determinazione di una generazione di giovani milanesi, proprio come nel nostro film, dove i quattro protagonisti si scagliano da soli contro un esercito intero, per fare la Cosa giusta. Non l’ho mai raccontata per intero questa storia, solo a episodi da Rattazzo, al Giamaica, o in qualche altro bar milanese all’ora dell’aperitivo, quindi aprite bene il cervello e quando alla fine vi chiederò: “Andiamo?” voi dovete rispondermi Senza esitazioni “Si andiamo!”.....

16/12/14

I Golden Years di D. Bowie

Il 21 marzo del 1976, David Bowie era in America con il suo Thin White Duke") Tour e "Golden Years" era in cima alle classifiche dei singoli più venduti negli USA. Ma quando il tour arriva a Rochester, NY, per un concerto presso il War Memorial Arena i suoi “golden years” rischiarono di deragliare quando il cantante e Iggy Pop vengono arrestati con l'accusa di possesso di marijuana, mezzo chilo, una quantità impressionante per le dure leggi sugli stupefacenti americane, secondo cui, potevano essere condannati a quindici anni di prigione, ma che alla fine portarono a niente altro che un piccolo inconveniente per Bowie, e a uno dei migliori scatti di foto segnaletiche delle celebrità di tutti i tempi.


15/12/14

CatLovers Rock e Nora in CATcerto

Torniamo a parlare di animali. Di felini. Di..gatti, in particolare. Lo sò, a noi tutti piace credere che ai nostri amici pelosi piace giocare mentre ascoltiamo i Ramones a palla, che amano rilassarsi con il Verde Milonga di Paolo Conte, che sono appassionati cronici del genio di Frank Zappa. Invece è ora di chiarire, una volta e per sempre: i nostri mici con il rock proprio non vanno d'amore: una ricerca svolta da C. Snowdon e altri scenziati ha appurato che gran parte della musica prodotta dall'uomo suona male alle orecchie feline. Il loro battito cardiaco e la loro estensione vocale non permette loro di apprezzarla, classica o metal che sia, mentre lo stesso ricercatore con la sua equipe ha realizzato una musica fatta apposta per loro, grazie anche al violoncellista D. Teie, con toni e frequenze che i mici hanno mostrato chiaramente di apprezzare. Se i gatti non amano particolarmente il rock'n'Roll, molti musicisti invece sono pazzi per questi straordinari animali. Non potevamo partire che con il "nostro" Frank Zappa : on line si possono trovare decine e decine di immagini e foto di Zappa con i suoi amati felini. Ci sono poi i Beatles e Kurt Cobain, Bowie, autore anche di Cat People, Patti Smith, Joey Ramones, Morrissey. Tante anche le copertine di dischi abbellite con foto in pose svariate di gatti: Tapestry di Carole King include Telemachus, buffo e bellissimo soriano della cantante. Adorabile il gattino dei Best Coast hanno voluto sul loro Crazy for You del 2010. Gatti su Cheishire Cat dei Blink 182, Pussycat Meow dei Dee-Lite, The Bitch don't work degli Elastica, Poor Aim:Love songs, The Blow..Comforts of Madness dei Pale Saints, il gatto austronauta di Surfing the Void dei britannici Klaxons e tanti altri ancora.

12/12/14

Hyman Minsky: combattere la povertà

Hyman Minsky, il profeta della miseria in mezzo all’opulenza
—  D. Archibugi, 5.12.2014
Saggi . «Combattere la povertà» di Hyman Minsky.
Ediesse riporta all'attenzione le teorie dell'economista che consigliava ai governi «il lavoro per tutti».

Ci sono due modi per com­bat­tere la povertà. Il primo è elar­gire sus­sidi che con­sen­tano agli indi­genti di far fronte ai loro biso­gni più impel­lenti. Il secondo è di tro­vare lavoro per tutti, in maniera che ogni fami­glia possa prov­ve­dere alle pro­prie esi­genze tra­mite i salari gua­da­gnati. Il primo modo sca­tu­ri­sce dalla carità e ha gene­rato molte delle isti­tu­zioni dello stato assi­sten­ziale. Il secondo ha invece con­dotto alle poli­ti­che attive del lavoro e spesso alla diretta crea­zione di impiego da parte del governo.

Hyman Min­sky è stato uno degli oppo­si­tori del primo modo ed un soste­ni­tore appas­sio­nato del secondo. Allievo di Schum­pe­ter ad Har­vard, attento osser­va­tore delle poli­ti­che del New Deal, eco­no­mi­sta key­ne­siano di ele­zione, fu un influente con­si­gliere, anche se ina­scol­tato, dei governi demo­cra­tici ame­ri­cani. Fu tra i primi a rile­vare, spesso osses­si­va­mente, la fra­gi­lità dei sistemi finan­ziari dell’economia capi­ta­li­stica ed i peri­coli con­nessi ad un ecces­sivo inde­bi­ta­mento delle ban­che e delle imprese.

Ini­ziava le sue con­fe­renze con una affer­ma­zione iet­ta­to­ria: «l’avvenimento eco­no­mico più signi­fi­ca­tivo dell’epoca suc­ces­siva alla seconda guerra mon­diale è qual­cosa che non è acca­duto: non vi è stata una depres­sione pro­fonda e dura­tura ana­loga alla grande crisi del 1929». Chi lo udiva faceva spesso gli scon­giuri sotto la sedia, ma poi apprez­zava un ragio­na­mento ser­rato in cui erano elen­cati i peri­coli con­nessi all’instabilità finan­zia­ria e le azioni neces­sa­rie per porvi rime­dio. Né governi e ancor meno le ban­che cen­trali gli die­dero retta.
Scom­parso nel 1996, non ebbe modo di vedere avve­rata, nel 2008, la sua tri­ste pro­fe­zia, e pro­prio per le ragioni che lui aveva illu­strato. Wall Street e City, Washing­ton e Fran­co­forte hanno ini­ziato solo dopo la cata­strofe a pren­dere sul serio le sue idee, tanto che il New Yor­ker ha defi­nito cau­sti­ca­mente que­sta postuma aurea il «Min­sky moment».

Oggi il Levy Eco­no­mic Insti­tute di New York ci offre un’altra serie di scritti dedi­cati alle poli­ti­che del pieno impiego (Hyman Min­sky, Com­bat­tere la povertà. Lavoro non assi­stenza, tra­du­zione ita­liana Ediesse, euro 15). È in un periodo di soste­nuto svi­luppo eco­no­mico, nel quale gli Stati Uniti erano la loco­mo­tiva dello svi­luppo capi­ta­li­sta, che Min­sky ela­bora le sue idee sul lavoro. Nono­stante tassi di cre­scita che a con­fronto della sta­gna­zione odierna sem­brano ver­ti­gi­nosi, lui vedeva già uno dei para­dossi del nostro tempo, ossia la mise­ria nel mezzo dell’opulenza. Erano pro­blemi su cui i Pre­si­denti Ken­nedy e John­son «met­te­vano la fac­cia», si direbbe oggi, tra­mite vasti pro­grammi di poli­tica eco­no­mica e sociale. Ciò avrebbe con­sen­tito di ridurre ulte­rior­mente la disoc­cu­pa­zione per por­tarla alla sola com­po­nente fri­zio­nale. Dall’altra, la «grande società» avrebbe agito per soste­nere quanti non riu­sci­vano ad aggan­ciarsi al carro della crescita.

La società del benes­sere, soste­neva invece Min­sky, non si poteva creare esclu­si­va­mente tra­mite poli­ti­che di assi­stenza. Il soc­corso for­nito ai disoc­cu­pati poteva aiu­tare nel breve periodo, ma lasciare migliaia di gio­vani, spesso di colore, al di fuori del mer­cato del lavoro signi­fi­cava distrug­gere pre­ziose risorse umane. Senza impiego, que­sti ragazzi non avreb­bero avuto un biglietto d’ingresso per la vita civile. Ma sareb­bero stati scon­ten­tati anche coloro che, con le pro­prie tasse, avreb­bero dovuto man­te­nerli per non far niente.
Min­sky rite­neva neces­sa­rio aggre­dire la com­po­nente strut­tu­rale della disoc­cu­pa­zione, alla ori­gine del disa­gio e del con­flitto sociale. Il governo doveva essere più audace, gene­rando diret­ta­mente quei posti di lavoro che il mer­cato non era in grado di creare. Da qui l’idea che il governo dovesse diven­tare «datore di lavoro di ultima istanza». L’idea di Min­sky era di creare un eser­cito indu­striale di riserva pronto ad entrare in azione nei periodi di crisi per pro­grammi di infra­strut­ture sociali e ambien­tali, che poi potesse essere rias­sor­bito dal mer­cato nei periodi di espansione.

Nel 1933 furono eletti Adolf Hitler e Frank­lin Roo­se­velt con un unico punto in comune: la crea­zione diretta di occu­pa­zione. Ciò dimo­strava che non erano solo i governi auto­ri­tari che pote­vano creare lavoro, lo dove­vano fare anche quelli libe­rali, e chi fal­liva rischiava di aprire la porta a incon­trol­la­bili tor­bidi sociali. Assi­mi­lata la lezione, durante la seconda guerra mon­diale si svi­lup­pa­rono anche in Europa pro­getti per assi­cu­rare la piena occu­pa­zione, come quelli di Wil­liam Beve­ridge in Gran Bre­ta­gna e di Erne­sto Rossi in Ita­lia. Il primo pero­rava la sua causa alla Camera dei Lord, men­tre il secondo scri­veva di nasco­sto nel con­fino di Ventotene.
La per­si­stenza della crisi eco­no­mica non con­sente di dimen­ti­care que­sta tra­di­zione, ricor­dano Ric­cardo Bel­lo­fiore e Laura Pen­nac­chi nell’introduzione al volume. L’intervento pub­blico, utile a tem­pe­rare le fasi espan­sive del ciclo eco­no­mico, diventa vitale per impe­dire che la reces­sione si tra­sformi in sta­gna­zione. L’amministrazione Obama ha tratto inse­gna­mento dalle poli­ti­che eco­no­mi­che delle ammi­ni­stra­zioni demo­cra­ti­che di pre­si­denti come Roo­se­velt, Ken­nedy e Clin­ton, men­tre l’Europa si è sco­perta peri­co­lo­sa­mente pre-keynesiana, ridu­cendo la spesa gover­na­tiva e sman­tel­lando le imprese pub­bli­che quando ce n’era più biso­gno, senza per altro otte­nere alcun effetto posi­tivo sul debito pubblico.

Ma soprat­tutto, si sono bru­ciate le risorse umane delle nuove gene­ra­zioni, spesso ada­giate sui sus­sidi e abi­tuate a vivac­chiare in una zona gri­gia spesso domi­nata da ozii e vizi. Per un quarto di secolo, Min­sky inse­gnò alla Washing­ton Uni­ver­sity di Saint-Louis, una effi­ciente isti­tu­zione pri­vata a soli quin­dici minuti da Fer­gu­son, cit­ta­dina dove il 17% della popo­la­zione, in gran parte di colore, vive sotto la soglia della povertà. Min­sky sapeva di cosa par­lava: se fosse stato ascol­tato dal governo, forse non ci sareb­bero più ghetti negli Stati Uniti. Oggi ram­menta all’Europa che senza lavoro per tutti i nostri sistemi poli­tici rischiano di franare.


11/12/14

Le Tourture Playlist e la campagna Zero db

<<"In tutte le camere era buio, senza luci, per la maggior parte del tempo ... Mi hanno appeso. Mi è stato permesso di dormire un paio d'ore, il secondo giorno, poi appeso di nuovo, questa volta per due giorni. Le mie gambe si sono gonfiate. le mie dita e le mani si erano intorpidite ... C'era musica ad alto volume, "Slim Shady"di Eminem  e Dr. Dre per 20 giorni di seguito ... Poi hanno cambiato i suoni, si sentivano orribili risate  e suoni da film dell'orrore. Mi hanno incatenato ai binari per una quindicina di giorni ... La CIA ha lavorato così sulle persone, giorno e notte ... Molti hanno perso le loro menti. Potevo sentire gente che urlando, batteva la testa contro i muri e le porte... ">>

Cinque anni per produrlo, sei milioni di documenti, un report che parla di sistemi e metodi speciali utilizzati dalla Central Intelligence Agency, e dalle strutture di contractors di cui si serve, riguardo a super luoghi di detenzione. Non tanto Guantanamo o Abu Ghraib, di cui si sa quasi tutto, e neppure delle afghane Bagram e Salt Pit che le tallonano.

Bensì dei siti oscuri dove sequestri e torture seguivano le extraordinary rendition con cui si catturavano (e si catturano) ricercati e gente comune, prelevati in vari angoli del mondo. I particolari del trattamento riservato ai prigionieri facevano rivoltare lo stomaco anche a taluni esecutori che richiedevano d’essere rimossi dall’incarico. Lituania, Romania, Polonia, Afghanistan, Uzbekistan, Morocco, Iraq sono alcuni dei paesi dove la Cia aveva impiantato le sue Dark Prison per il "trattamento". Ora spunta anche la musica. Sulla base di un registro sequestrato, sono trapelati interrogatori di soldati e detenuti, verbali, notizie in cui si può trovare anche la "contabilità" delle canzoni usate nelle basi e nelle prigioni militari americane per indurre la privazione del sonno, "prolungare lo stato di shock della cattura," disorientare i detenuti durante gli interrogatori, soffocarne le urla

Guardando la lista delle selezioni, vi sono canzoni con testi inquietanti, altre acusticamente travolgenti. Alcuni dei soldati hanno scelto, ad esempio "Die Motherfucker Die" e "Bodies" non solo per indurre alla paura i detenuti , ma anche perchè esaltavano i soldati alla guerra e il loro desiderio/piacere di uccidere. Altre canzoni apertamente con riferimenti sessuali (Deicide di "Fuck Your God) erano scelte per offendere la sensibilità dei musulmani.

LE REAZIONI
Alcuni musicisti hanno avuto reazioni dure e indignate quando hanno scoperto che la loro musica è stata usata per torturare. I Rage Against the Machine (nella persona di Zach De La Rocha) hanno anche scritto al Dipartimento di Stato e alle Forze Armate intimando di smettere, ma ci sono anche quelli che si sono sentiti.. lusingati. I Deicide hanno commentato: "E' bello. Se siamo uno standard per i militari, come Deicide ci sentiamo di fare la nostra parte per le truppe." In un'intervista del 2004 alla National Public Radio, James Hetfield dei Metallica ha detto: "Per me, i testi sono una forma di espressione, la libertà di esprimere la mia follia. Se gli iracheni non sono per la libertà di espressione, allora io sono felice di essere parte della loro espiazione." Ancora, Hetfield ha dichiarato che la sua musica è stata un fastidio per i genitori per anni, quindi perché non può esserlo per dei terroristi?." E poi vanno nelle carceri a registrare i loro video. IPOCRITI.. 

In collaborazione con il sindacato dei musicisti del Regno Unito, alcuni artisti hanno istituito l " Reprieve set up zero dB", per porre fine all'uso della musica nelle pratiche di tortura. Attraverso lo Zero dB, i musicisti invitano il presidente Obama a mettere espressamente fuori legge questi metodi odiosi dell'esercito americano . Ecco l'elenco di alcuni dei musicisti, (di alcuni di essi è stata utilizzata la musica per le torture) - che chiedono il trattamento umano dei prigionieri, lista che cresce ogni giorno di più: Tom Morello dei Rage Against the Machine, Trent Reznor dei Nine Inch Nails, Massive Attack, Elbow, Ash, Dizzee Rascal.

L'uso della musica in tortura deve essere apertamente condannata e  impedita. E quelli che hanno autorizzato questo programma   vanno ritenuti responsabili per il loro ruolo negli abusi sui prigionieri. Esiste un reale pericolo che le tecniche "psicologiche" come la Torture Music saranno sempre più attraenti, e usate come sostitutive per quelle più comuni come il "waterboarding"..

<<Non possiamo permettere che la Torture Music  scivoli nel silenzio. Per saperne di più e unirsi alla protesta, aggiungendo il vostro nome alla nostra petizione, vai su: www.zerodb.org>>..

Ecco alcuni brani che compongono le Tourture Playlist:

 



Decide: Fuck Your God
Dope: Die MF Die, Take Your Best Shot
Eminem: White America, Kim
Barney & Friends: theme song
Drowning Pool: Bodies
Metallica: Enter Sandman
Meow Mix: commercial jingle
Janeane Garofalo/Ben Stiller: chapter from the Feel This Audiobook
Sesame Street: theme song
David Gray: Babylon
AC/DC: Shoot to Thrill, Hell’s Bells
Bee Gees: Stayin’ Alive
Tupac: All Eyez On Me
Christina Aguilera: Dirrty
Neil Diamond: America
Rage Against the Machine: unspecified songs
Don McLean: American Pie
Saliva: Click Click Boom
Matchbox Twenty: Cold
(hed)pe: Swan Dive
Prince: Raspberry Beret








10/12/14

Relax please relax: Frank Zappa Live - Does Humor Belong in Music?


Does Humor Belong in Music? è un video live di Frank Zappa, un'ora di concerto registrato dal vivo al Pier (il molo) di New York City il 26 agosto 1984, e contiene alcuni spezzoni di varie interviste del musicista italo americano.  Pubblicato per la prima volta in VHS dalla MPI Home Video nel 1985 e ristampato in DVD nel 2003 dalla EMI, video non ha  materiale in comune con l'album omonimo, ma molti dei brani sono stati pubblicati  sui volume uno, tre e sei della serie You Can't Do That on Stage Anymore




Players:
Frank Zappa - lead guitar, vocals
Ray White - guitar, vocals
Ike Willis - guitar, vocals
Bobby Martin - keyboards, French horn, sax, vocals
Allan Zavod - keyboards
Scott Thunes - bass, vocals
Chad Wackerman - drums

Tracks:
01. Zoot Allures
02. Tinsel Town Rebellion
--- City of Tiny Lites (beginning) / interview segment
03. Trouble Every Day
04. Hot Plate Heaven At The Green Hotel (edited, and including more interview segments)
--- Goblin Girl (beginning) / interview segment
--- The Deathless Horsie (ending)
05. The Dangerous Kitchen
06. He's So Gay
07. Bobby Brown
08. Keep It Greasey
09. Honey, Don't You Want A Man Like Me?
--- Carol, You Fool (beginning) / interview segment
10. Dinah-Moe Humm
11. Cosmik Debris
--- (Encore)
12. Be In My Video
13. Dancin' Fool
14. Whippin' Post


09/12/14

Bizzarri, Sperimentali, Indipendenti: registi underground

Registi che evocano lo spirito indipendente del movimento cinematografico underground,  film che durante gli anni '60, '70 e '80 hanno esplorato, sperimentato il rapporto con la fotografia, col montaggio, il processo di stampa della pellicola, la natura fisica del filmato, i confini della tecnica e della narrativa, mischiandoli con l'arte sperimentale. Queste immagini, film, documentari, cortometraggi, furono prodotti  fuori dal circuito commerciale delle grandi produzioni: dal sovversivo al surreale, si dilettarono con soggetti espliciti e radicali, con una complessa interrelazione tra le cose filmate e il sistema.  A questi artisti tanto deve il cinema di oggi, con alcuni dei più grandi talenti (Scorsese, Linch)  che hanno esplicitamente riconosciuto la loro influenza.. 

Sarah Jacobson
(25 agosto 1971, Norwalk, Connecticut - 13 febbraio 2004 New York City)
Regista indipendente che ha scritto, prodotto e girato i propri film.A proposito del breve splatter underground di Jacobson I Was a Teen Age Serial Killer, (1993) un film chiave del cinema underground americano, intriso di tutta la rabbia sovversiva di quel decennio:"
<<Per me, il femminismo significa che  come donna, dovrei avere la stessa possibilità di fare quello che voglio. Io non voglio essere meglio degli uomini, non voglio tenerli ai margini.. E 'come avere la loro estetica B-movie, e io ho la mia idea rispetto a essa.">> Considerata  come una delle donne più influenti nella cultura delle ragazze americane degli aultimi anni, Mary Jane non è più vergine (Mary Jane's not a virgin anymore, 1997), il film più importante della Jacobson ottenne il definitivo riconoscimento nell'ambito dell'underground.  Molto stimata dai musicisti e gruppi punk, nella colonna sonora del film ci sono i Mudhoney e Babes In Toyland, mentre jello Biafra, ex Dead Kennedys, appare in un piccolo cameo.  Kim Gordon dei Sonic Youth era una sua grande amica e estimatrice. Film Threat Magazine, nella sua Threat Film Video Guida ha inserito Mary Jane's not a virgin anymore come uno dei "25 film underground assolutamente da vedere". Grazie al suo approccio punk, do-it-yourself, e al successo dei suoi film scrisse per diverse pubblicazioni, tra cui Punk Planet , Grand Royal , San Francisco Bay, The Guardian e Indiewire, e diretto video musicali per svariate band alternative. J acobson ha lasciato dietro di sé un'eredità di genere che continua a influenzare molti registi indipendenti.

Kenneth Anger
Il registra più mostruoso del cinema underground americano.
<<Non ho mai lavorato a Hollywood perché avevo una coscienza politica. La Scare Red - la paura del comunismo - era solo un bluff per gente come McCarthy per guadagnare potere. Alla 20th Century Fox si doveva fare un giuramento di fedeltà e giurare che non si sarebbe fatto nulla contro gli ideali e lo spirito americano.. Risposi: "Lasciate perdere."
Prima di David Lynch di "Blue Velvet" del 1986, Kenneth Anger aveva utilizzato nel rivoluzionario film del 1963 Scorpio Rising l'idea di un Hollywood vista attraverso l' immaginario queer, e dell'occulto. Le sue giocose concezioni contraddittorie del desiderio omosessuale continuano ad influenzare il nostro modo di intendere la sessualità e la nostra identità. Nonostante il suo lavoro abbia influenzato gente come Scorsese e Lynch il cinema rivoluzionariodi Kenneth Anger è stato per decenni relegato nell'underground più profondo.
<<C'è un terzo volume di Hollywood Babilonia (La controversa trilogia di libri sugli scandali dell'industria cinematografica che Anger iniziò a pubblicare nel 1959), che ancora non può essere pubblicato a causa di un gruppo molto cattivo, Scientology. Hanno messo serpenti a sonagli nelle cassette postali delle persone - questo è un dato di fatto. Ed è un modo piuttosto esotico di spaventare la gente!>>

Paul Morrissey
Collaboratore alla Factory di Andy Warhol Paul Morrissey - è stato una delle forze trainanti per quanto riguarda il cinema uscito della factory.
Gran parte del mito, se possiamo chiamarlo così, intorno a Paul Morrissey è dato dal suo precoce rapporto proprio con la Factory di Andy Warhol: in un mondo di weirdos stilizzati, Morrissey è stato l'uomo d'affari, sempre alla ricerca delle possibilità commerciali insite in una scena in cui pochi credevano. Una anomalia nella factory. L'ambizione di Morrissey ha reso possibile rielaborare l'estetica di Warhol degli esperimenti concettualmente ricchi ma insopportabilmente noiosi come Sleep and Empire in opere più accessibili, coerenti, e impegnati come Trash: I rifiuti di N.Y, Calore, Sangue misto, Dracula cerca Sangue, e Women in Revolt. I "grandi successi del cinema" di Warhol appartengono, per la maggior parte, a Morrissey, che ha scritto, prodotto, diretto e mentre Warhol ha contribuito postando il suo nome sopra il titolo. In un'intervista per la Hidden Films, Morrissey dichiarò che Andy Warhol era un incompetente, che non sapeva nulla di cinepresa. In quasi tutte le interviste alla fine del 1970, quando stabilmente si separò da Warhol, Morrissey nel migliore dei casi parlò di Warhol con..dolce pietà e nel peggiore con disprezzo, a titolo definitivo.


Melvin Van Peebles
"Sweet Sweetback's Baadasssss Song ", ci ha dato tutte le risposte di cui avevamo bisogno. Questo è stato un esempio di come fare un film (un vero film), auto distribuirlo, e cosa più importante, farci dei soldi. Senza Sweetback chissà se avremmo visto Hollywood Shuffle, o House Party, ha dichiarato  Spike Lee. Melvin Van Peebles, padre dell'attore e regista di New Jack City Mario Van Peebles, scrisse e interpretò il rivoluzionario film del 1971 - caratterizzato da un cast all-black e scene di sesso non simulate, che anticipò  un'ondata di film imitazioni, e alla nascita della blaxploitation. Ripetutamente respinto dal circuito degli studios, Peebles  finanziò il film  con l'aiuto di Bill Cosby.


Russ Meyer
Russ Meyer fu il pioniere della sexploitation. I  film di Meyer, ad alto contenuto di sesso e violenza, erano però impregnati di umorismo, e critica spietata alla società dello spettacolo, in modo però sempre divertente.Ciononostante, si distinguevano per  un insolito e elevato livello di arte. A lui si deve Mondo Topless, documentario sulle sue ragazze maggiorate, Mudhoney, violento dramma rurale, quindi Motorpsycho! sui motociclisti ribelli negli anni '60 (Da questi due film sono stati presi i nomi delle rispettive band rock). Per questo negli ambienti di produzione cinematografica professionali, Meyer era conosciuto come il direttore creativo nel campo sexploitation. I suoi concorrenti sfornavano film a basso budget  sfruttando la nudità delle loro attrici (che di solito erano abbastanza orribili nella recitazione), il budget di Meyer si aggirava circa sui $ 70.000, faceva le prove per il suo cast per un mese prima di girare,denotando tecnica ed inventiva sconosciute agli altri registi del ramo . . . Il progetto incompiuto più famoso del regista è Who killed Bambi?, che doveva essere interpretato dalla punk band dei Sex Pistols.

Aldo Tambellini
Da vedere tutte le mostre di Aldo Tambellini. Dalla James Cohan Galleria:
Artista iconoclasta e sperimentale Aldo Tambellini è stato tra i primi artisti nei primi anni 1960 ad esplorare le nuove tecnologie come mezzo d'arte. Tambellini ha combinato proiezioni di diapositive, film, performance, e musica in esperienze sensoriali che egli giustamente ha chiamato "Electromedia." Attivista della contro cultura Aldo Tambellini manifestò la sua opposizione all'establishment dell'arte, contro la manipolazione e la riduzione degli artisti a merce, considerati come investimento finanziario, piuttosto che come entità culturali. "The Black Film Series", fu una serie di sette film sperimentali, realizzati tra 1965-1969: dall'astrazione totale all'assassinio di Bobby Kennedy, dalla guerra del Vietnam agli adolescenti neri di Coney Island. Dalla riscoperta di tutto questo materiale, il lavoro di Tambellini diventò oggetto di grande interesse per i primi nuovi media.

Joe Sarno
Conosciuto come l' "Ingmar Bergman dei film pornografici," Joe Sarno è stato recentemente oggetto di una retrospettiva al Anthology Film Archives. Scrittore e regista di dozzine di pellicole erotiche a basso budge, destinate a 'soli adulti, nel mercato cinematografico degli anni '60, Sarno fu uno dei veri pionieri del genere erotico di celluloide e uno degli stilisti più sinceri e celebri  della sexploitation. Film come Confessioni di  di una giovane casalinga americana  presentano le tipiche sexcapades swinger  di caratteristiche dello stile sexploitation del periodo, ma Sarno disarmava il pubblico con una intimità ed emozion sorprendenti, nel raccontare di una casalinga conservatrice che esplora e ritrova la sua libertà sessuale.

Pierre Clémenti
Riconoscerete Pierre Clémenti come il gangster amante di Catherine Deneuve in Bella di giorno di Luis Buñuel, ma ha collaborato con tutti i registi più visionari degli anni '60 e '70 (Pasolini, Bertolucci, Visconti,Pasolini..). "Bello e dannato", 18 mesi di prigione in Italia per droga appannarono la sua carriera, raccontò nel libro Pensieri dal carcere la vicenda, ma ha trovato l'accettazione di tutto il movimento del cinema underground e non solo francese e italiano. Girò un film anche con Warhol, Superstar Viva.

Sogo Ishii
L'autore cult dell'underground  giapponese, le cui opere della città come Burst hanno precedutoil movimentob cyberpunk giapponese e hanno ispirato grandi produzione cinematografica del sol levante. Takashi Miike è stato inserito nella lista dei " 50 film più strani mai fatti." "Faccio film da quando avevo 19 anni anni. Il primo è stato girato in 8mm,  Panic in High School. Al momento è molto difficile per i giovani a fare film in Giappone ", ha detto Ishii Midnight Eye. " La maggior parte dei registi hanno oltre 40 anni, e il normale processo ha inizio come aiuto regista, per poi passare gradualmente alla regia. Non volevo essere un assistente regista e ho iniziato a fare film da solo. Quindi sì, la mia strada è stata del tutto diversa dalla solita che tutti seguivano in quel periodo.. "

Robert Downey Sr.
Dall'uomo che ci ha donato Robert Downey, Jr. arrivano classici di culto come Putney Swope (una satira graffiante del settore pubblicitario) e parodie underground. L'ex moglie del regista, Elsie Downey, è presente in quasi tutti i film di Downey Sr. Ha catturato la maggior parte delle immagini animate per i suoi film con una fotocamera da 35 mm, il suo umorismo era troppo all'avanguardia per il suo tempo, e anche i suoi progetti con grandi budget, come Greaser's Palace del 1972 (Il Palazzo di Greaser), un western psichedelico, una commedia surrealista, parabola sulla vita di Cristo sullo sfondo della frontiera Americana.

Abel Ferrara
Ferrara si è sempre trovato a cavallo di due mondi, diventando un regista di culto nell'underground con Driller Killer, del '79, storia di un pittore che impazzisce e inizia ad uccidere con un trapano alcuni barboni . Ma Ferrara è anche uno dei rari registi  uscito dalle ristrettezze dell'underground, ottenendo un buon successo  presso il grande pubblico e la critica. Il cattivo tenente (Bad Lieutenant) fu il film della consacrazione. Ferrara ha sempre confutato l'etichetta underground. "Sono un ragazzo bianco con un'istruzione universitaria. Mangio da Morton come gli altri ragazzi ",  dichiarò al New York Magazine nel 1993. Definito un "junkie-voyeur", osservano:" Gli piace circondarsi di persone del mondo criminale, perché vuole dare una sbirciatina dietro le loro quinte, esenza pagare per questo! ". Questa dicotomia conferisce un'affascinante tensione al suo lavoro, ma ha anche stigmatizzato la sua carriera.

Kazuo Hara
I film del documentarista giapponese Kazuo Hara erano conflittuali, il suo cinema guerrilla-style e l'esplorazione di argomenti proibiti era rivoluzionario, intuitivo, e provocatorio. <<"Faccio film amari. Odio la società tradizionale".>>
In The Emperor's Naked Army Marches On (Yukiyukite shingun, 1987), ha raccontato i crimini di guerra commessi dai soldati giapponesi in Nuova Guinea durante la seconda guerra mondiale, con la cronaca di omicidi e cannibalismo, La storia è raccontata attraverso l'indagine appassionata di un veterano che ha accusato di atrocità l'imperatore Hirohito (un'accusa asslutamente tabù nella società giapponese). Il suo primo lungometraggio, Goodbye CP (1972), è uno sguardo di sfida verso gli uomini giapponesi, e fu realizzato in collaborazione con un gruppo di persone affette da paralisi cerebrale: il pubblico fu sconvolto dalle immagini della disabilità fisica e i critici accusarono Hara di sadismo. Mentre Extreme Private Eros: Love Song 1974, è un confessionale documentario implacabile incentrato sulla sua burrascosa relazione con l'ex-moglie, Takeda Miyuki, una femminista radicale.


08/12/14

Il primo mistero di Silvano Agosti

L'UOMO NON E' NATO PER COMPETERE MA PER COLLABORARE CON SE STESSO
Attenzione, non è vero che non c’è lavoro, è vero invece che per alcune centinaia di milioni di lavoratori prima occupati nei grandi agglomerati industriali non c’è più l’obbligo nè’IL BISOGNO di lavorare.
Conseguentemente si è verificato il crollo di piccole e medie industrie (In Italia ne hanno già dovuto chiudere circa 72,000 ) direttamente collegate con i grandi centri produttivi ormai completamente autonomi in una struttura perfettamente automatizzata. Le macchine non scioperano, non hanno stipendi, non si ammalano, e lavorano 24 ore al giorno senza mai protestare.

Per quale ragione non eliminare la cosiddetta CLASSE OPERAIA? Fino agli anni ottanta non si faceva che parlare di AUTOMAZIONE, si discuteva con passione di un tempo in cui nessuno sarebbe stato più in obbligo di lavorare e avrebbe finalmente fruito di una nuova civiltà che avrebbe come protagonista una intera umanità finalmente liberata dall’oppressione e dal ricatto del dover impiegare l’intero tempo della vita a lavorare. Nove o dieci ore al giorno senza mai poter scoprire il proprio estremo valore in una condizione di libertà, di creatività e di solidale privilegio di vivere, non più scambiando una faticosa stentata sopravvivenza come unica modalità di vita.
Oggi nessuno ne parla. La sostituzione delle masse operaie con le macchine è avvenuta ormai per l’ottanta per cento, ma un grande silenzio è calato sull’argomento.

Troneggia invece LA GRANDE MENZOGNA ovvero le infinite promesse di “trovare lavoro”.

E’ dunque così difficile immaginare che dagli enormi profitti generati da una produzione automatizzata si possono detrarre l’equivalente degli stipendi e delle paghe di un tempo per assicurare all’intero genere umano una casa e due pasti caldi in qualsiasi ristorante? Una umanità così rassicurata vedrebbe crollare rapidamente sia le carceri che gli ospedali e sia, finalmente la necessità degli eserciti.
Con il coraggio di immaginare in piena semplicità il progetto di una società favorevole a tutti, si smantella qualsiasi accusa strumentale di utopia che condanna qualsiasi PROGETTO diverso dall’attuale tragica e apparentemente irrisolvibile condizione umana.
Ebbene, avendo affermato questi pensieri in numerose e varie situazioni, radio, giornali, diari nel blog, lettere ai padroni del mondo, non c’è stato un solo intervento di risposta in grado di diffondere ulteriormente questo semplice messaggio.

COMINCIAMO AD ASSICURARE A TUTTI GLI ESSERI UMANI BUON CIBO E UNA CASA (Costo previsto equivalente al 10 per cento delle spese militari) e poi assistiamo a cosa accade, a come in assenza di disperazione ogni essere umano cerchi semplicemente una propria identità’ arricchita da tante amicizie, tanto amore, tanta conoscenza di se’ e del mondo circostante..


05/12/14

The Miller's Tale: Tom Verlaine

Ancora Stati Uniti, ancora la New Wave e l'epopea del CBGB, con il grande Tom Verlaine che ci racconta di come i suoi Television costruirono quella grande onda musicale, con Ramones, Patti Smith, Blondie e tanti altri,  portando alla celebrità il locale di Hilly Cristall. Come per Stiv Bators e i Dead Boys, alcuni ricordi di Tom si possono riscontrare  nel film CBGB, e i due album di Tom Verlaine sono davvero molto belli..

A un anno di distanza, entrambi i chitarristi - Richard Lloyd e il leader naturale del quartetto, Tom Verlaine - pubblicarono il loro primo album solista. Tom Verlaine, portato a termine il suo primo lavoro (Tom Verlaine il titolo) che richiese molti mesi di preparazione, uscì da un periodo di totale reclusione (mi piace parlare con la stampa, ma non quando ho un progetto in mente..) di solito si faceva trovare vestito in super-casual nel grattacielo della W.E.A., piedi su un tavolo di metallo e vetro, quadri di pop-art sessuale vicino ai quali non voleva essere fotografato.

Non ci sarebbe dispiaciuto vedere i due album dei Television fare un po’ meglio di quello che hanno fatto. Entrarono, saliti fino al 170° posto circa, e spariti. Non si può parlare certo del grande successo commerciale, no?. Dopo decenni, assunti allo stato di "cult".

Strana sorte per un musicista che, come Dylan, era arrivato dalla provincia, aveva pescato un nome d'arte nel campo letterario (Thomas Miller vero nome: <<no, non avevo mai letto Verlaine: mi piaceva solo il suono...»), si era messo a scrivere poesie e insieme all`amico Richard Hell (altro nome d’arte, scelto insieme una notte, come doveva poi accadere per Television) aveva creato la scena punk/new wave ante-litteram.

“Sono arrivato a NYC nel ’68 dal Delaware, a due ore dl macchina da qui, verso sud, dove lavoravo in un magazzino contando piatti e asciugamani. I miei primi strumenti sono stati piano e sassofono, e da un paio d’anni cercavo dl mettere su un gruppo come chitarrista. Partii per NY per i soliti motivi: certo, la musica innanzitutto, ma anche la poesia, e in generale volevo calarmi in una scena viva, coinvolgermi con gente che usasse la testa in tutte Ie direzioni possibili. La scena allora era statica: Max’s Kansas City prendeva solo artisti con contratto discografico, a Bleecker St. regnava ll folk. L’unico posto dove c’era I ‘attività che ml interessava era il Marcer Art Center, che le Dolls avevano messo ln piedi e dove in ogni stanza incontravi la gente più strana. Ma a me le Dolls non piacevano, né per come suonavano né per come si vestivano. Volevo qualcosa di mio, che avevo in mente - venivo dal jazz, ma amavo gruppi come Who, Stones, Doors, Velvet, Them, che avevano anche un impatto veramente fisico -, ma non c’era un posto dove suonare. Un giorno camminavo per la Bowery, e capitai di fronte a questo bar di country e bluegrass, ll CBGB. Entrai ed era un bordello: un paio di ubriachi, un cane che cacava dappertutto. Ma c’era un ottimo impianto, e chiesi al padrone, Hllly Kristal, se si poteva suonare. M’invitò a una audition, e, anche se non so come, gli piacemmo: c'invitò a suonare per due mesi una volta a settimana, ma dovevamo pagarci da soli la pubblicità. Allora io e Richard, nel frattempo già Hell, decidemmo dl provarci sul serio: lui aveva preso in mano il basso non più di due settimane prima... Un certo Terry Ork ci aiutò, comprandoci gli strumenti e dandoci il suo loft dove potevamo provare, e ci mise in contatto con un suo amico, Richard Lloyd. Billy Ficca era un amico d’infanzia, e cominciammo. Patti Smith a quel tempo era ancora una poetessa e una critica: scrisse un palo di buone recensioni, e la gente cominciò a venire al club>>.

A quei tempi (73-74) risalgono le radici della new wave: Tom che collaborava con Patti sul suo primo 45, Piss Factory/Hey Joe, le formazione dei Ramones e dei Blondie, Hell che si cominciava a vestire di cuoio; uno dei primi 45 auto prodotti e con grande clamore per la novità in materia Little Johnny Jewel. E poi, anche un episodio di cui pochi sono a conoscenza: "un giorno ci chiamò Richard Williams, ora critico per il Melody Maker e allora alla Island dl Londra. C’era un certo Eno, disse, che voleva produrci perché se ne era appena andato dai Roxy Music e cercava nuove esperienze. Ci portarono in uno studio a 24 piste, registrammo due settimane, e, se devo essere sincero, pensai che non mi piaceva affatto come eravamo stati incisi. Glielo dissi, e i loro entusiasmi si raffreddarono subito>>

(Dimostrando anche la testardaggine per cui Tom era leggendario, aggiunse:<<..se proprio devo fare un disco, il produttore vorrei scegliermelo io>>). Loro tornarono a Londra, e mettersi in contatto diventò problematico. Uscivo nella notte nella neve a chiamarli da una cabina, e loro non mi richiamavano mai. Cosi, con Fred Smith al posto dl Hell quando i Blondie si sciolsero, aspettammo la migliore offerta, quella della Elektra, e nella prlmavera del 76 firmammo. Scoprì solo allora che Lloyd non solo non era mai stato in un gruppo, ma probabilmente non suonava nemmeno da molto tempo. Cosi, dato che amo cantare con alle spalle un solido supporto ritmico, nel primo disco feci quasi tutte le parti di chitarra io>>.

“Marquee Moon” rappresentò davvero quello che i Television erano, come suonavano, ed è per quello che a Verlaine piace ancora adesso. Un rock che a differenza dei Ramones o Lenny Kaye/Patti Smith non era ossessivo: <<più musicale, più sincopatico, con maggior spazio... più sofisticato se proprio vuoi>>. Un rock basato su una predisposizione molto particolare dl quello che Verlaine chiamava <tension & release, costruire una tensione, che non sempre veniva risolta, a volte solo prolungata indefinitamente. E cantati laceranti, da psicodramma, almeno quanto il suono appuntito della sua chitarra. Una vecchia Fender Jaguar che godette del suo grande momento all’epoca delle surf bands. Un altro album, il più sofisticato, “Adventure” e poi lo scioglimento, che né Ficca (era stato in cento bands. Per lui era solo un gruppo come un altro) ne Lloyd (aveva sempre detto chiaramente che voleva fare il solista), ne Smith (che ora si divide tra entrambi i chitarristi) presero male.

Il secondo album di T.V., Dreamtime, da molti fu considerato il terzo dei Television. E in effetti il suo stile é cosi personale che induce nella tentazione. Ma Tom puntualizza: -<Inciderlo é stato molto più facile e rilassante. Entravo in studio quando volevo, ho chiamato ogni volta i musicisti che ritenevo più adatti per ogni singola canzone e ha questa potenza ritmica, quel battito sincopato che con I Television era Impossibile ottenere per gli stili di chi vi suonava. Se gli altri, il secondo in particolare, galleggiavano per aria, questo é molto più concreto.

Un album ottimo, quando la new wave, che T.V aveva aiutato a creare, aveva già virato verso il pop. In classifica non ci andò mai, anche se era un album tutt’altro che difficile..


1979 - Tom Verlaine
1981 - Dreamtime
1982 - Words from the Fron
1984 - Cover
1987 - Flashlight
1990 - The Wonder
1992 - Warm and Cool (rimasterizzato nel 2005)
1996 - The Miller's Tale: A Tom Verlaine Anthology
2006 - Around
2006 - Songs and Other Things

TELEVISION
1977 - Marquee Moon
1978 - Adventure
1993 - Television
Tutti su Elektra Records
2003 - Live at the Old Waldorf  (dal vivo nel 1978)
su Rhino Records

The Miller's Tale .zip 
Track list: CD 1: 
01 kingdom come (coverizzata "divinamente" da Bowie in Scary Monster)
02 souvenir from a dream 
03 clear it away 
04 always 
05 postcard from waterloo 
06 penetration 
07 breakin' in my heart 
08 marquee moon 
09 days on the mountain 
10 prove it 

CD 2: 
01 venus 
02 glory 
03 the grip of love 
04 without a word 
05 words from the front 
06 let go the mansion 
07 lindi-lu 
08 o foolish heart 
09 five miles of you 
10 your finest hour 
11 anna 
12 sixteen tulips 
13 call me the 
14 at 4 a.m. 
15 stalingrad 
16 call mr. lee 
17 no glamour for willi 
18 the revolution