06/11/17

Fortissimi Cramps!

L’Irving Plaza è una vecchia sala dove agli inizi del novecento si esibivano i migliori teatranti dell’immigrazione europea, anche se, ancora prima, era stato il tempio della lirica, con il foyer rosso, i tappeti sgargianti, candelabri, cornici dorate e specchi giganti. Insomma, perfetto per accogliere i Cramps e i loro fan, che fanno a gara nello sfoggiare i migliori abiti demodé della loro collezione. Incredibili tute leopardate, zatteroni stratosferici, cappelli piumati a coprire capigliature impomatate, make up pesantissimi. Lo spettacolo, prima dello spettacolo, è grandioso. L'evento è sold-out, nonostante l'esibizione del gruppo qualche giorno prima al Warsaw di Brooklyn. Ad aprire i Von Bondies, senza infamia e poca lode scompaiono presto dal palco, dopo appena due brani.

 Lux Interior è inguainato in un involucro nero e argento, Poison Ivy (Rorschach) è sempre uguale a se stessa, lo sguardo fermo da femme fatale fende la folla ammaliata. Sono sempre gli stessi, lontani da ogni moda, e in fondo è questo che entusiasma i fan che ancora seguono e adorano la band. Sempre lontani dai cliché imperanti, i Cramps non si curano della loro staticità: d'altronde, se i due non avessero deciso di formare un gruppo a Akron, in Ohio, Lux avrebbe continuato a fare il Dj per qualche oscura radio Usa, sempre con la testa proiettata indietro di 20 anni.
Un ora e mezza di originale e devoluto psycobilly, urticante mescolanza di sonorità rock'n'roll e frenesie psicotiche: questi sono i Cramps, all'Irving: 45 minuti di riscaldamento e poi uno show che diventa davvero ..lurido. Di tanto in tanto Lux si sfila i decolté che sputano acqua come fontane, il sudore fuoriesce dai polsini della maglia, dal colletto, una signora di mezza età che applaude dal primo piano della sala. l'ultima parte del set Lux se la gioca con un dancefloor ricavato sul momento da una delle casse sospese sulla sala, finge orgasmi, l'asta del microfono né la sua maitresse.
L'industria si può impossessare di tutto, del low-fi, della science-fiction ma vedere sul palco gente come i Cramps che ha continuato a suonare ad una età in cui il resto dell'umanità si lascia ingoiare dalla routine dell'ufficio, si concede di bere solo il venerdì sera e aspetta di incanutire, è davvero una panacea..

Prima della prematura scomparsa Lux Interior rispondeva come 25 anni prima alla domanda di come trascorreva il tempo lontano dal palco:
<<Scopo con mia moglie e ascolto musica!>>.
La signora Ivy, vero nome Kristy Wallace  si è sempre dedicata all'arte della chitarra: soprattutto una Gibson ES 295 del 1962, mai usata dal vivo e ben custodita a casa. Negli spettacoli invece usava sempre una Gretsch del 1958. I Cramps ascoltavano  Rock'n'Roll degli anni '50 e '60, ma anche blues e un po' di roba anni '40 su vecchi dischi a 78 giri. Il suo entusiasmo per gli strani e più oscuri suoni della prima epoca rock era pari solo a quello di Lux.

<<Qualcosa di veramente singolare accadde alla musica strumentale tra il 1963 e il '64, la gente pensa che tra il Rockabilly e la British Invasion ci sia stato semplicemente il vuoto, ma quello che è invece il periodo in cui è fiorito il rock strumentale ed era davvero qualcosa di selvaggio. Non so come chiamare quel genere, non era certo rockabilly, lo definirei più 'stomping dance music' strumentale. La chitarra elettrica era ancora uno strumento nuovo per l'epoca e la gente restava impressionata dal tremolo o dal riverbero, tutti pensavano che quello fosse il suono del futuro, ecco perché senti la prevalenza di tanti sperimentalismi futuristici applicati a quella musica.>>
Era un piacere discorrere di musica  con Lux.



Fiends of Dope Island è stato l'ultimo disco dei Cramps, dopo quasi 6 anni di silenzio discografico, ed è stato prodotto dalla Vengeance, l'etichetta della band fondata nel 1978, e che Lux Interior e Poison Ivy Rorschach hanno rilanciato nel 2001pubblicando il loro intero post-I.R.S. catalogo (ad eccezione di Flamejob) su CD ampliati e rimasterizzati e su LP in vinile colorati. Ancora una volta pagando il loro tributo ai B-movie: il titolo deriva direttamente da The Fiends of Dope Island, pellicola del 1961 con uno dei più amati Tarzan cinematografici, Bruce Bennett, nei panni di un Robinson Crusoe sadomaso che colonizza una piccola isola dei Caraibi. Non contento di coltivare marijuana e contrabbandare pistole, ci porta pure una sexy dancer Glory La Verne per suo piacere!

<<Ogni volta che cercavamo di lavorare al nuovo disco succedeva qualcosa: prima un overdose del nostro produttore, poi mentre discutevamo del nuovo contratto, è stato arrestato. In seguito, abbiamo affrontato uno dei nostri potenziali editori in tribunale, per non parlare del rapporto disastroso con la Epithaph. Nel frattempo abbiamo comprato una fantastica Buick Riviera del '72 e deciso di produrci il disco in proprio, senza scadenze e contratti da rispettare.. Così è nato The Fiends of Dope Island.>>

A Lux Interior, Erick Purkhiser all'anagrafe, appassionato di arte e sciamanesimo, LSD e fan di Alice Cooper piaceva molto la fotografia. Possedeva più di 150 macchine fotografiche, tanto che per la copertina dell'album fu scelta una sua immagine. L'idea di mettere Poison Ivy sulle copertine degli album precedenti dei Cramps fu sua, pensava che avrebbero venduto di più. Dal vivo i Cramps hanno sempre spaccato, a differenza di altre band simili che sul palco sembrano ripetere un copione senz'anima. Come sempre gli show prevedevano una scaletta che pescava soprattutto dagli album vecchi, con Lux ad affogare il microfono nel suo condotto vocale, grande, rauco e spettrale; invocava demoni e vampiri. All'epoca dei concerti al CBGB e al Max's Kansas City andavano via più di una dozzina di microfoni a serata, ingurgitati, violentati durante i set furibondi. chi osava avvicinarsi alla chitarra di Ivy si beccava sonori calcioni ovunque capitasse. Fortissimi Cramps!

Coniugando una bizzarra mescolanza di rockabilly, b-movie degli anni '50, sesso perverso i Cramps furono una creazione veramente molto americana in cui affluivano 50 anni di cultura pop a stelle e strisce: il mondo dei mostri al drive-in, delle Cadillac, dell'hamburger, di Jayne Mansfield e della Fender Stratocaster,   mai con la stessa risonanza psichica dell'originale, i Cramps hanno celebrato tutto ciò che è sporco e brutto con una gioia perversa che ha attirato migliaia di fan: con la loro decadenza carnosa,  l'intera scena psichobilly sarebbe impensabile senza di loro. La loro influenza sulla rinascita del movimento rockabilly e su tutta la scena rock alla fine degli anni settanta, anche se poco riconosciuta, è stata primordiale.
Non bisogna dimenticare l'apporto dei due chitarristi che hanno affiancato Ivy nei Cramps: Bryan Gregory, che con le sue distorsioni e i suoi rumori diede il tratto primitivo alla band che presto iniziò ad attirare sia i fan che i rumors con i loro spettacoli al CBGB e al Max's Kansas City.  Gregory lasciò senza preavviso il gruppo, e circolarono voci riguardo a un suo presunto interesse per il satanismo, ma Lux e Ivy smentirono queste voci, sostenendo che i problemi di Gregory erano più probabilmente il risultato della sua dipendenza dall'eroina. La band si spostò da N.Y. a Hollywood, dove reclutarono Kid Congo Powers, chitarrista dei Gun Club. Ai tambuti Nick Knox sostituisce Miriam Linna, sorella di Gregory e va a fondare Kicks Magazine frenetica rivista culturale.
Nel febbraio 2009, la triste notizia: Lux Interior se n'è andato, all'età di 62 anni, al Memorial Glendale Hospital dopo aver subito una dissezione aortica.

Tantissimi fino ad oggi i tributi riservati a Lux e alla sua singolare figura. Under Sacred Music: Early Singles 1978-1981 è un bellissimo boxset dove ci sono le riproduzioni dei primi dieci 45 giri in vinile, i primi dieci singoli dal 1978 al 1981, più cartoline e altra memorabilia.
Esiste anche una versione in CD, di questo che è  un'introduzione o un promemoria notevolmente vicino alla perfezione della carriera dei Cramps .

Smell of Female  è invece un tempestivo richiamo alla passione, alla prescienza e all'originalità che era inerente alla musica dei Cramps. Buon ascolto..





03/11/17

Dead Kennedys Live CrossRoads Roma




Le bellissime foto di Roberto Scorta del concerto dei Dead Kennedys al CrossRoads di Roma 28-10-2017  - (click per ingrandire)
Noi c'eravamo!





Opening



Fun


DH Peligro


Bay Ray Guitar


Skipp & Ray


Skip


Bay Ray



Fun


Klaus & Ray



Skip


D. K.






 

14/10/17

D.B. Cooper, la misteriosa storia di un «nondescript man»


Siamo inciampati in questa storia, pubblicata dal Il Post e la riproponiamo. D.B. Cooper entra di diritto e per direttissima nelle Spiritual Guidance di INTERZONE. Senza ombra di dubbio. Buona lettura...

Dan Cooper è un poco conosciuto personaggio di fumetti creato in Belgio negli anni Cinquanta: è un aviatore canadese, famoso tra le altre cose per la sua abilità nell’usare il paracadute.

Dan Cooper è anche il nome con cui un uomo si presentò all’aeroporto di Portland, in Oregon, la mattina del 24 novembre 1971. L’uomo andò al banco della Northwest Orient Airlines, e comprò un biglietto sola andata per Seattle, nello stato di Washington: un volo corto, di circa mezz’ora, con un Boeing 727-100. Una volta a bordo Cooper fumò qualche sigaretta Raleighs, ordinò un bourbon e soda e poi chiamò accanto a sé l’assistente di volo Florence Schaffner. Le diede un bigliettino su cui c’era scritto che aveva una bomba e le mostrò una valigetta al cui interno c’erano cavi e cose che sembravano confermarlo: per non farla esplodere chiese 200mila dollari (pari a più di un milione di dollari di oggi) e quattro paracadute, da farsi consegnare all’aeroporto di Seattle-Tacoma. L’aereo atterrò, Cooper ottenne quanto aveva chiesto, lasciò andare quasi tutte le persone che erano a bordo e, tenendo qualche membro dell’equipaggio sull’aereo, ordinò di prendere il volo. A un certo punto, poco dopo, prese un paracadute e si lanciò dall’aereo con i 200mila dollari. Non fu più visto da nessuno.

Sono passati quasi 45 anni e Cooper non è mai stato trovato. Ci sono state indagini, ipotesi e teorie, ma niente di sicuro: non sui soldi, non sulla sua vera identità, non sul fatto che sia o meno riuscito a sopravvivere al lancio. Il 12 luglio di quest’anno l’FBI, l’ente investigativo della polizia federale degli Stati Uniti, ha detto di aver deciso di «destinare altrove le risorse investite richieste dell’indagine su Cooper». Il comunicato dell’FBI sembra quindi essere l’ultima evoluzione di una stramba e spettacolare storia da film. È divisa in due tempi: del primo, quello fino al lancio con il paracadute, si sa quasi tutto; nel secondo ci sono invece molte pochissime cose certe.

Il cognome del protagonista è Cooper, ma già sul suo nome iniziano i problemi: all’aeroporto disse di chiamarsi Dan, quasi certamente con un implicito riferimento al personaggio dei fumetti. Per via di un errore di qualche giornalista nei primi giorni in cui si parlò del caso il suo nome è diventato per tutti D.B.. Persino l’FBI ha sempre parlato di “caso D.B. Cooper”, pur ammettendo che al banco dell’aeroporto lui disse solo di chiamarsi Dan Cooper.
 
In base a quanto raccontato dalle persone che lo videro all’aeroporto di Portland e poi sul volo verso l’aeroporto di Seattle-Tacoma, Cooper era alto circa un metro e 80 centimetri, aveva tra i 40 e i 50 anni e indossava mocassini, un completo scuro con camicia bianca e un impermeabile. Cooper aveva anche una cravatta nera J.C. Penney con un fermacravatta di madreperla (cravatta e fermacravatta furono trovati sull’aereo). L’FBI ha sempre parlato di lui come di un «nondescript man», una persona ordinaria, senza nessun segno particolare. Cooper pagò in contanti il suo biglietto sul volo 305 e salì a bordo con la sua valigetta. Iniziò così quella che l’FBI ammette essere «uno dei più grandi misteri irrisolti della sua storia».
 
 
Il 24 novembre 1971 era il giorno prima della Festa del Ringraziamento e il volo 305 era pieno circa per un terzo. C’erano 36 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Il decollo fu alle 14.50 circa, Cooper era seduto al posto 18C e chi gli era vicino ne parlò poi come di un uomo tranquillo, rilassato, ordinario. Chiamò con fare gentile Schaffner, l’assistente di volo, e le diede il bigliettino. Pare che all’inizio lei non capì, pensando fosse un biglietto da visita di un uomo d’affari. Lui le chiese allora di avvicinarsi e sussurrò: «Signorina, è meglio che lo legga. Ho una bomba». Schaffner disse poi di aver visto cavi e fili collegati a una specie di batteria e cose che potevano effettivamente far pensare che lì dentro ci fosse una bomba. Cooper disse a Schaffner di sedersi accanto a lui e le fece scrivere le sue richieste – i soldi, i paracadute e un’autobotte per fare rifornimento all’aereo, pronta all’aeroporto di Seattle-Tacoma – dicendole poi di farle avere al comandante dell’aereo. Non si sa con certezza cosa c’era scritto sul bigliettino perché a un certo punto Cooper lo richiese indietro per non lasciare un indizio.

Schaffer andò dal pilota – William Scott – e lui contattò la torre di controllo dell’aeroporto di Seattle, dicendo cos’era successo. Ai passeggeri fu detto che c’era un piccolo problema e l’atterraggio sarebbe stato ritardato: né l’equipaggio né Cooper fecero sapere agli altri passeggeri che – forse – c’era una bomba a bordo. L’aereo restò in aria per circa due ore, girando intorno all’aeroporto in attesa che l’FBI – che nel frattempo aveva acconsentito alle richiesti di Cooper – preparasse tutto il necessario. Schaffner disse che quando ritornò da Cooper lui indossava degli scuri occhiali da sole e che, guardando fuori dal finestrino, dimostrò di conoscere la zona: le disse per esempio che lì sotto c’era la città di Tacoma, indicandola, e che a 20 minuti dall’aeroporto c’era una base militare. Dopo aver saputo che l’FBI aveva detto sì alle sue richieste Cooper ordinò un altro bourbon e soda e lo pagò (insistendo perché l’assistente di volo tenesse il resto).
 
L’aereo atterrò a Seattle alle 17.40 e Cooper si dimostrò esperto nel dire al pilota cosa fare: disse per esempio di spegnere ogni luce, per evitare che eventuali cecchini potessero individuarlo e colpirlo. L’FBI aveva nel frattempo raccolto i soldi: nel classico “piccolo taglio” e “non segnate”, come nei film. L’FBI aveva elaborato comunque un modo per poter riconoscere quei soldi: fu fatto un microfilm di ogni banconota e la maggior parte erano identificate da un “numero di serie” simile. Cooper aveva chiesto due paracadute primari e due di scorta. L’FBI gli propose dei paracadute militari ma lui li rifiutò chiedendo dei più semplici paracadute civili. Non è chiaro perché o se fece apposta: disse a Schaffner di conoscere la base militare (facendo pensare di poter essere o essere stato un militare), ma rifiutò i paracadute militari (facendo pensare di non essere in gradi di usarli). Forse sono coincidenze, forse era solo esperto in geografia, o forse era un genio.

Cooper ottenne ciò che aveva chiesto e in cambio liberò tutti i passeggeri e quasi tutti i membri dell’equipaggio, compresa Schaffner. A quelli che restarono sull’aereo disse di decollare e andare a sud-est verso Città del Messico, volando alla minore velocità possibile e senza superare mai i tremila metri d’altezza. Anche in quel momento Cooper dimostrò di intendersene di aerei, facendo capire a Scott e al suo copilota che sapeva cosa andava fatto per volare a quella certa velocità e a quella altezza. E loro lo fecero. Cooper si dimostrò comunque piuttosto comprensivo: disse di voler partire con il portellone posteriore aperto: gli fu detto che era pericoloso, e lui rispose che secondo lui non c’era nessun pericolo ma, comunque, disse che lo poteva anche chiudere, e così fece. L’aereo decollò da Seattle alle 19.40: a bordo c’erano Cooper, Scott, il copilota, e altri due membri dell’equipaggio. Accanto all’aereo cominciarono a volare anche due caccia F-106, che erano lì per tenerlo d’occhio.

Alle 20 circa Cooper fece andare tutti nella cabina di pilotaggio e disse loro di chiudersi dentro. Da lì loro videro una spia accendersi. Cooper stava per aprire il portellone posteriore dell’aereo: il pilota gli chiese cosa stava succedendo; lui disse di non preoccuparsi che era tutto sotto controllo, aprì il portellone e si buttò giù, con il paracadute. Era buio e pioveva piuttosto forte.
 
 
L’aereo atterrò poco dopo le 22 all’aeroporto di Reno, in Nevada. Di Cooper si seppe solo che si era buttato dall’aereo da qualche parte tra Seattle e Reno. È difficile dirlo con precisione ma si pensa che arrivò a terra da qualche parte vicino al fiume Washougal, nello stato di Washington. La valle del Washougal fu perlustrata per ore ma non si trovò niente, nemmeno il paracadute. Nel 1980 un bambino trovò in quelle zone – vicino al fiume Columbia (di cui il Washougal è un affluente) – tre pacchetti di banconote da 20 dollari, per un valore totale di 5.800 dollari. L’FBI le analizzò e disse che facevano parte di quelle date nove anni prima a Cooper.
Nei 44 anni, 7 mesi e 18 giorni in cui l’FBI ha indagato sul “caso D.B. Cooper” non ci sono state molte altre cose concrete, solide e sicure. L’FBI ha detto di aver «interrogato centinaia di persone, seguito ogni tipo d’indizio in giro per gli Stati Uniti e perlustrato nel dettaglio l’aereo». L’FBI ha anche spiegato che già solo nei primi cinque anni d’indagine aveva già individuato più di 800 sospetti, conservando solo qualche piccola speranza su una ventina di loro. L’FBI ha anche scritto:

Forse Cooper non riuscì a sopravvivere al salto. Il paracadute che usò non poteva essere “manovrato”, i suoi vestiti e le sue scarpe erano inadatti a un atterraggio di quel tipo, e lui saltò di notte sopra una zona piena di boschi: un posto pericoloso per un paracadutista esperto, e l’evidenza suggerisce che Cooper non lo era [pare che come paracadute di scorta ne prese uno finto e inutile].

Le indagini su Cooper ebbero una piccola ripresa nel 2007, quando del caso si occupò l’agente dell’FBI Larry Carr, che spiegò che nel 2001 era stato ottenuto un campione di DNA dal fermacravatta di Cooper. Fu però utile per escludere sospetti, non per arrestarne altri. Il test del DNA permise per esempio di escludere Duane Weber, un uomo che poco prima di morire aveva detto di essere Cooper. Uno dei tanti, in realtà: negli anni molte persone si auto-denunciarono o dissero di credere che qualche loro amico, parente o familiare poteva essere Cooper. In alcuni casi erano mitomani, in altri persone che in buona fede, scambiavano un quarantenne alto un metro e ottanta – un «nondescript man» – per Cooper.

È però grazie a Carr che si scoprì, solo nel 2009, che esisteva il Dan Cooper dei fumetti. Carr lo venne a sapere vagando tra i tanti forum online in cui si parla del caso, spesso con una quasi-venerazione per Cooper. La teoria di Carr è che Cooper fece il militare prima del dirottamento, magari in Francia o in Belgio: solo lì, e solo conoscendo un po’ di francese, avrebbe potuto leggere i fumetti su Dan Cooper, mai tradotti in inglese. Carr pensa anche che dopo aver fatto il militare Cooper ebbe un lavoro, magari come addetto al carico-scarico in aeroporto, che gli permise di imparare quello che sapeva sugli aerei. Sono però supposizioni, più che solidi indizi. Motivo per cui l’FBI ha deciso di chiudere il caso, lasciandolo irrisolto. Dovesse essere vivo Cooper potrebbe avere oggi poco meno o poco più di 100 anni. Su di lui sono stati scritti libri e canzoni e c’è pure qualche film: nessuno è però particolarmente bello, non tanto quanto la storia richiederebbe. Il New York Times ha scritto che vicino ad Ariel, una cittadina vicino a dove si pensa Cooper atterrò, c’è ogni anno il D.B. Cooper Festival.
 
fonte: 
Il Post
 
 


 

16/07/17

"Nessuno mi conosce veramente". Johnny Thunders


...Johnny Thunders
 
"Molte persone mi amano, molte persone mi odiano - non c'è via di mezzo. Ed è così che preferisco".
 
"Non cambierei niente, tranne il mio conto in banca".
  - Johnny Thunders

"Le sole cose tecniche che conosco sono treble, volume e reverb, ecco tutto".
  - Johnny Thunders

"Le N.Y. Dolls erano un atteggiamento, se non altro... un ottimo atteggiamento".
  - Johnny Thunders




Poche righe per Johnny Thunders (15 luglio 1952 - 23 aprile 1991), nato John Anthony Genzale, Jr., chitarrista, cantautore e punk rocker americano. Alla ribalta nei primi anni '70 come membro delle New York Dolls, in seguito con gli Heartbreakers e come artista solista. Johnny è nato nel Queens, New York, nel 1968 inizia a frequentare il Fillmore East e la Bethesda Fountain a Central Park nei fine settimana. Mariann, sua sorella maggiore, gli stila i capelli come Keith Richards: Johnny assiste a un concerto degli Stones con la sua fidanzata, Janis Cafasso, al Madison Square Garden nel novembre 1969, nasce così suo progetto di mettere insieme una band, proprio sulla scia di Jagger/Richards.
Verso la fine del 1970, incontra al Nobodys, un club su Bleecker Street nel West Village le future bambole Arthur Kane e Rick Rivets. La band si chiama Actress che più tardi, con David Johansen, Sylvain Sylvain e Billy Murcia, si tramuta nelle New York Dolls. Cambia anche il suo nome in "Johnny Thunders", ispirato da una canzone omonima dei Kinks..e da un eroe di un fumetto. Il resto è tutta una cavalcata in puro e semplice stile Rock'n'Roll. I Dolls hanno influenzato tutti quelli che sono arrivati dopo. Kiss, Bowie, Aerosmith e tanti altri, hanno tutti copiato dal loro look pazzesco: travestimenti, trucco pesantissimo, zatteroni e un sound mai sentito prima correlato da testi mai banali. Due album troppo avanti per i tempi, insuccesso commerciale e l'uso smodato di droghe presto distruggono la band, nonostante Malcom McLaren, arrivato dall'Inghilterra per dare nuovo slancio alla band: le bambole si esibiscono con la bandiera rossa con falce e martello sullo sfondo, ma i fan non apprezzano.

Compositore di immenso talento, grandissimo innovatore, antieroe per eccellenza fautore di caos musicale e creativo, avanguardia della cultura della strada e un stile unico alterna performance straordinarie ad eccessi con alcol e droghe. Con l'amico Jerry Nolan alla batteria, Richard Hell dei Television al basso e Walter Lure alla seconda chitarra forma gli Heartbreakers. Autentica macchina da guerra del R' n' R , precursori con un sound potente e rivoluzionario subiscono l'ostracismo dei discografici americani e non vengono capiti dal pubblico, tanto che è in Inghilterra che troveranno un contratto e una fama riconosciuta dopo aver partecipato all'Anarchy Tour con Sex Pistols e Clash.
L.A.M.F.(Like A Mother Fucker) viene pubblicato nel 1977 dalla Track Records, con Billy Rath che sostituisce Hell al basso ed è l'unico album di studio del gruppo statunitense. Anche se la registrazione del disco è problematico, sofferto, con un mixaggio approssimativo e le vicissitudini personali dei componenti del gruppo ad influenzare le session, L.A.M.F è un album epocale, un classico con un misto di punk, R&B e rock and roll al fulmicotone e un singolo che diviene un inno di un intera generazione: Born to Loose. E' un album che mi ha colpito al cuore, sempre tra i primi dei miei ascolti, nonostante la bassa qualità sonora. L'album è accolto bene dalla critica ma come sempre non viene premiato dal grande pubblico: canzoni come Baby Talk, All By Myself , I Wanna Be Loved, It's Not Enough, Chinese Rocks (scritta con Dee Dee Ramone), Get Off The Phone, Pirate Love verranno esaltate solo negli anni a venire e dopo la scomparsa di Johnny. Dopo una serie di tour estenuanti e la pubblicazione di album live anche gli Heartbreakers si frantumano. Johnny inizia una carriera solista che porta alla pubblicazione nel 1978 di un album bellissimo, So Alone, con brani che restano nella storia non solo del punk: Pipeline, You Can't Put Your Arms Around a Memory, London Boys, Leave me Alone.
Johnny Thunders pubblica altri album da solista con varie collaborazioni, Diary of a Lover,  In Cold Blood, Hurt Me, Que Sera Sera,  Copy Cats, album sempre troppo personali, intimi e originali per essere compresi. Subisce la medesima sorte di molti artisti geniali, l'ostracismo e la diffidenza, la sua musica non vende e Johnny si abbandona. L'eroina che lo ha accompagnato per quasi tutta la sua vita artistica lo uccide a New Orleans il 23 aprile del 1991. Viene trovato in un motel da un altro bad boy e leggenda del Rock, Willy De Wille, che all'epoca abitava di fronte.




Scaricate e ascoltate..

L.A.M.F.






27/05/17

Project-TO, dal collettivo torinese trip-hop,dark ambient ed electro-techno



Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Project-TO – Roger

Ritmica incessante che fonde trip-hop con astrazioni interplanetarie in perenne andirivieni tra stratificazioni dark ambient ed electro-techno: il collettivo elettronico torinese presenta il secondo video-single estratto dall'apprezzatissimo esordio “The White Side, The Black Side”.
Genere: techno, electronic, dark ambient, trip hop
Label: A21 Productions / Machiavelli Records
Release Date: 15.05.2017






Roger è il brano che chiude il primo lato di The White Side, The Black Side, elogiatissimo album di debutto di Project-TO, collettivo elettronico torinese composto da Riccardo Mazza (Battiato, Chick Corea, Gaber), Laura Pol e Carlo Bagini (Statuto, Righeira, Rettore).
Anche il video, parte integrante della videostory, conclude in modo simbolico il percorso onirico della protagonista, che dopo aver affrontato viaggi temporali e spaziali, essersi rapportata con l'altro e con il proprio doppio, affronta le paure più recondite rappresentate da un'invasione di insetti digitali. Il richiamo ai viaggi nello spazio esprime il superamento dell'angoscia esistenziale nello slancio verso il cosmo.


The White Side, The Black Side
https://soundcloud.com/project-to/sets/the-white-side-the-black-side

Project-TO nasce da un’idea di Riccardo Mazza (compositore, docente presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, artista multimediale specializzato nella ricerca sonora sperimentale e nell’interactive design) e la fotografa e videomaker Laura Pol. E’ un progetto “autoriale" di musica elettronica e visual che, insieme al tastierista Carlo Bagini già noto per aver collaborato insieme a band come gli Statuto, Righeira e Rettore, si sviluppa dall'interazione di elementi puramente elettronici con composizioni originali eseguite dal vivo insieme agli elementi visivi anch’essi eseguiti in tempo reale durante il live set. Un progetto in continua evoluzione che trasforma lo spazio in cui vive, generando performance live differenti ad ogni esibizione.


Contatti
www.project-to.com
www.facebook.com/projectto




07/04/17

1981: Post Punk e New Wave in 9 playlist

Per molti anni, il blog Musicophilia è stata una fonte importante per la condivisione di playlist  strettamente tematiche, riguardanti il meglio tra i vari generi musicali, con particolare interesse verso il  postpunk. Si chiama Mix 1981 quello che Ian Manire, il suo curatore, aveva messo insieme nel 2004/2005 come un cofanetto con nove playlist messe a disposizione per amici e appassionati, con il solo costo per la spedizione. Queste sono le 9 playlist che compongono 1981: Feet”, “Convertible, 'Brain’,‘Heart’,‘Cassette’,‘Computer’,‘Fire’,‘Amplifier’e‘Ice’

Cramps, Flipper, Bad Brains, Klaus Nomi, Kraftwerk, Magazine, Ramones, Siouxsie & the Banshees, i Pretenders, Gang of Four, PIL, New Order, Talking Heads, Depeche Mode, Grace Jones, e Echo & the Bunnymen. Ma anche Comsat Angels, The Durutti Column, Lizzy Mercier Descloux, Bush Tetras, Cybotron.  L'obiettivo era di condividere l'infezione di ossessione, e si spera di ottenere un sacco di gente a comprare un sacco di musica e sostenere così gli artisti e le etichette responsabili
Quasi un'ossessione per questo genere di musica, che aveva raggiunto la sua massima profondità, ampiezza e la fecondità nel corso del 1981, e molti anni di gestazione e appassionato lavoro per esplorare e realizzare 251 tracce e 13 ore di musica, materiale mai reso disponibile per il download
Oggi, per la prima volta, Manire reso l'intero catalogo scaricabile, grazie anche  a Mediafire che ha eliminato il limite della dimensione dei file da scaricare. L'avvertenza però che questo download non sarà per sempre, quindi preparate il disco rigido,  non rimarrete delusi.
Sempre su  Musicophilia, si possono scaricare le 9 playlist anche singolarmente.
 
1981   Download 9 playlist


'The Dawning'

Sempre da Musicophilia noi abbiamo scelto un nuovo mix che segue alcuni degli artisti Post-Punk e New Wave attraverso il 1980 e in seguito, una miscela tra l'intelligenza dell' post-punk e le ambizioni maistream, con la gioia di vivere della nascente New Wave. L'arte dell'elettronica, dei sequencer e dei campionatori con l'organico dell'acustica e la strumentazione elettrificata: 'The Dawning'.
Forse questa musica può essere descritta ora come post-moderna . Una musica che non aveva paura di essere più che semplicemente “nuova”, che parla al corpo, alla mente, all'anima e al cuore. Opere di artisti maturi, tra cui The Blue Nile, Heaven 17, Dif Juz, Tears For Fears, Thomas Dolby, Talk Talk, Scott Walker, Scritti Politti, Arthur Russell, David Sylvian, This Mortal Coil e altri.  Una fonte di ispirazione per le persone che hanno un altrettanto sofisticata visione umanistica, come Bjork, CFCF, Matmos, Antony and the Johnsons, Fennesz, Junior Boys, Caribou, Terra, Joanna Newsom, The Knife, Anja Garbarek, Erykah Badu, Massive Attack, Stina Nordenstam, Sade, Portishead e innumerevoli altri. Una colonna sonora per passeggiate nei boschi e per le strade vuote della città. Questa playlist abita l'etereo e il fisico, la cinematica e l'intimo, il pastorale e il raffinato, l'orchestrale e il sintetico, il notturno e la luce nascente.
Vi rimandiamo comunque a Heart, una delle playlist contenute in 1981, antenato spirituale di 'The Dawning, la compilation che presentiamo qui, che segue i percorsi più spigolosi e più elettronici del post-punk.

'The Dawning’
(1981-1989)

Tracklist completa

Part I
01 [00:00] The Blue Nile – “Over the Hillside” (Hats, 1989)
02 [05:00] Heaven 17 – “Let Me Go” (The Luxury Gap, 1983)
03 [09:16] Hot Gossip – “Morale” (Geisha Boys and Temple Girls, 1981)
04 [12:18] Dif Juz – “The Last Day” (Extractions, 1985)
05 [16:13] Tears for Fears – “Start of the Breakdown” (The Hurting, 1983)
06 [21:03] Mick Karn – “Tribal Dawn” (Titles, 1982)
07 [25:12] Thomas Dolby – “The Flat Earth” (The Flat Earth, 1984)
08 [31:34] Peter Gabriel – “Zaar” (Passions, 1989)
09 [35:56] Nona Hendryx – “Off the Coast of Love” (Skin Diver, 1989)
10 [40:23] Cocteau Twins – “Lazy Calm” (Victorialand, 1986)
11 [44:34] Talk Talk – “I Believe In You” (Spirit of Eden, 1988)

Part II
12 [50:40] Comsat Angels – “After the Rain” (Fiction, 1982)
13 [54:31] King Crimson – “Two Hands” (Beat, 1982)
14 [57:48] Bel Canto – “Without You” (White Out Conditions, 1987)
15 [61:43] Scott Walker – “Dealer” (Climate of Hunter, 1984)
16 [66:33] Scritti Politti – “Absolute” (Cupid & Psyche ’85, 1985)
17 [70:53] Arthur Russell – “This Is How We Walk On the Moon” (Another Thought, 1984)
18 [75:34] David Sylvian – “Orpheus” (Secrets of the Beehive, 1987)
19 [80:20] Durutti Column – “Love No More” (Vini Reilly, 1989)
20 [83:06] Kate Bush – “Never Be Mine” (The Sensual World, 1989)
21 [86:42] David Byrne – “Ghosts” (The Knee Plays, 1985)
22 [89:54] Colin Newman – “I Can Hear You” (Commercial Suicide, 1986)
23 [94:16] This Mortal Coil – “Ivy and Neet” (Filigree & Shadow, 1986)
24 [99:04] Orchestral Manoeuvres in the Dark – “Of All The Things We’ve Made” (Dazzle Ships, 1983)

Total Time: [1:42:27]

 'The Dawning’  Download

05/04/17

Musica e arti grafiche: Cover d'elite

La copertina di un album è sempre stato un esempio calzante, un contributo spesso fondamentale per descrivere la direzione emotiva dell'intera opera. Il mondo dell’arte e quello della musica sono sempre stati collegati, e molte delle cover più importanti sono state realizzate non solo da fumettisti e disegnatori visionari, ma da studi e fotografi illustri (Andy Wharol è l'esempio più lampante).
Abbiamo spesso dedicato post alle cover, non solo musicali, ma anche editoriali, libri, fumetti ed altro. Oggi abbiamo scelto alcune cover per noi significative, e tralasciato, come sempre, quelle più famose e più rappresentate (Dark Side of the moon, Nirvana etc..), e non potevamo però inserire l'unicità della Banana di Wharol o l'essenza di Never Mind the Bollocks. Abbiamo scelto non in base ad una bellezza estetica o a virtuosismi stilistici, ma perché la copertina di un disco è la fotografia della società al momento in cui essa viene realizzata, è l'espressione del contesto, oltre che la percezione di quello che andremo ad ascoltare.
Il rapporto tra musica e arti grafiche era strettissimo nell’epoca del vinile, quindi iniziamo la nostra carrellata proprio dagli anni '50, per proseguire con l'intensificazione della sinergia nel corso degli anni ’60, ’70 e ’80. Ricordiamo che molti dischi sono ricordati per la loro copertina prima ancora che per la loro musica.

Elvis Presley - Elvis Presley 1956
La prima cover nel suo genere. Quella del debutto del Re del Rock'n'Roll che schizzò direttamente al top, n°1 della classifica Bilboard negli States. L'iconico album rappresenta l'alba del rock, con la chitarra posta al centro (quindi all'attenzione) invece del pianoforte, fino ad allora lo strumento predominante sulle copertine dei dischi. Era il 23 Marzo del 1956 e nessuno aveva visto una cosa del genere" . A poco meno di quattro dollari per copia, si trattò del primo album della Rca ad aver incassato oltre un milione di dollari a un solo mese dalla pubblicazione. Elvis Presley è poi diventato il primo album in assoluto ad aver venduto più di un milione di copie. La foto per la cover fu scattata da William V. “Red” Robertson durante uno show a Tampa. Quell’immagine, datata 1955, è diventata un'icona. Così tanto da non essere solo usata sui giornali e le locandine per pubblicizzare gli show del "Re", ma come vedremo tra poco, finire anche su dischi altrui.
 





The Clash - London Calling   1979
Spartiacque tra due decenni fondamentali per la musica. Insieme al precedente due classici album e due classiche cover. Anche a sguardi meno curiosi rivela la similitudine tra le due foto e le stampe. Senza malizia e perché consideriamo i Clash come una delle band che più ha contribuito al rinnovamento del rock diciamo che fu un tributo a Elvis. Al limite, gli copiarono solo il celebre.. ciuffo! Ray Lowry, curatore della grafica riportò fedelmente i colori ed il lettering di Elvis Presley e colloca il nome del disco nella identica posizione usata dal grafico del Re. La foto fu scattata alle 22.50 del 21 settembre 1979 al Palladium di New York da Pennie Smith.






John Coltrane - Blue Train 1957
Raramente un etichetta discografica ha prodotto così tante cover diventate poi "classiche" come la Blue Note, la seminale label di musica Jazz. Più di tutti hanno avuto un approccio consistente e evocativo, tanto da essere considerata la migliore arte grafica degli anni '50 e '60. Blue Train non fa eccezione. Fu il brillante secondo album del geniale sassofonista, di cui abbiamo parlato in questo post: The giant- John Coltrane






The Beatles - Revolver 1966
 Avremmo potuto scegliere la cover di Sgt. Pepper, che ha una classe a se stante. Tuttavia l'innovativo lavoro creato un anno prima da Klaus Voormann, un loro amico dai tempi di Amburgo, appunto la cover di Revolver, fu altrettanto creativa e influente nei tempi successivi: dopo tutto, dopo la mitica copertina di Sgt Pepper tutto sarebbe cambiato.
Revolver fu uno dei primi album dell'era psichedelica. Il collage di disegni e foto di Voormann riflettevano gli esperimenti con l'LSD dei Beatles durante la sua produzione.
“Voormann dichiarò al Guardian che John Lennon gli si avvicinò durante le registrazioni: “Hai qualche idea per la nostra nuova copertina dell'album?’ Ho pensato: Si! Dovevo fare una cover per la band più famosa del mondo!In momenti come questo, si potrebbe improvvisamente dimenticare che una volta erano stati dei ragazzini trasandati di Liverpool."
"Quando ho sentito la musica, ero scioccato. Era incredibile. Ma era anche spaventosa, perché l'ultima canzone era ‘Tomorrow Never Knows '".

Il testo di Tomorrow Never Knows, era stato adattato dal libro di Timothy Leary, The Psychedelic Experience: Un manuale basato sul Libro Tibetano dei morti e combinato con i loop estratti da nastri, vecchie registrazioni e il drumming ipnotico di Ringo Starr contribuì a creare l'atmosfera psichedelica - e l'arte della copertina di Voormann.
A Londra, lavorò tre settimane nel suo minuscolo appartamento, con penna e inchiostro nero per creare i quattro grandi disegni dei Beatles. Vennero combinati con un collage di foto in bianco e nero scattate da Bob Whitaker.
Il lavoro di Voormann su Revolver gli valse un Grammy per la Miglior Copertina per Album Musicali, che però non lo rese ricco. La casa discografica dei Beatles lo pagò solo circa 50 sterline.
“Io lo avrei fatto anche per niente", dichiarò. E ci crediamo, davvero!
 





14/03/17

The Who al Cow Palace di S. Francisco: uno degli eventi più bizzarri negli annali del Rock'n'Roll

Nel 1973 gli Who erano all'apice della loro carriera: erano in classifica in tutto il mondo dopo l'uscita del concept Quadrophenia. Per il tour europeo erano state aggiunte quattro date supplementari a Londra: nelle precedenti esibizioni nella capitale britannica non erano riusciti a soddisfare la grande richiesta di biglietti. Poi partirono a Novembre per gli Stati Uniti. Per la data del 20 novembte 1973 al Cow Palace di S. Francisco  si registrarono otto ore di fila per entrare: i tickets per i 13.500 posti a sedere volarono in quattro ore, tre settimane prima del concerto. I Lynyrd Skynyrd erano stati scelti per l'apertura dello show per tutte le date del tour. Scott Halpin, un ragazzo di 19 anni, grandissimo fan della band, aveva comprato il biglietto da un bagarino.. grazie al quale si trovò al centro di uno degli eventi più bizzarri nella carriera della band e della sua vita.

Nonostante il successo planetario, la band di Pete Townshend era sempre al centro dell'attenzione per le intemperanze soprattutto di Keith Moon e John Entwistle, che regolarmente sfasciavano le stanze degli alberghi in cui erano ospitati, dopo aver sfasciato gli strumenti sul palco durante gli show con il resto del gruppo.

Bisogna sottolineare che gran parte della scaletta suonata durante le prime fasi dello show a S. Francisco era stata degna della fama degli Who: le linee di basso che John Entwistle incrociava con le schitarrate di Pete Townshend davano un'energia maniacale alle canzoni, e anche Keith Moon riusciva a sostenere i brani di Quadrophenia con il suo solito brio. Tutto sembrava progrediva bene, fino a quando la band inizia Won't Get Fooled Again. Keith Moon aveva vomitato prima dell'inizio dello show, forse per lo stress, forse per gli eccessi della sera prima e per riprendersi aveva ingerito dei calmanti. Verso la fine della canzone si accasciò sullo strumento, prontamente portato fuori dai roadie, mentre il resto della band proseguiva a mò di trio. Rientrato, era evidente che non ce l'avrebbe fatta: il suo drumming era lento, sciatto, e alla fine crollò definitivamente. Con Keith ormai diretto in ambulanza verso l'ospedale, Pete cercò di spiegare al pubblico che c'era un problema, e amareggiato concluse dicendo: ".. la 'verità orribile è che senza di lui non siamo un gruppo".

Pete pensava che non era giusto interrompere il concerto, perché a quel punto la band si era ben riscaldata, ma soprattutto per tutti i fan che erano accorsi e che avevano tanto aspettato questa data.

Uno dei roadie andò da Bill Graham, il grande organizzatore di rock show, e gli disse che c'era un ragazzo che poteva dare una mano: aveva osservato tutta la scena, Keith accasciarsi sulla batteria e subito aveva detto a un responsabile della sicurezza che sì, lui poteva sostituirlo e far continuare il concerto. Rivolto al pubblico, Pete chiese se c'era qualcuno tra loro che poteva suonare la batteria.

Scott Halpin, scortato da Graham salì sul palco e si sistemò tra i tamburi. Partirono con un blues, Smoke Stacked Lighting, seguito da Spoonful, un modo per testare le capacità di Scott. Attaccarono poi una versione lunga (9 minuti) di Naked Eye. Lo show si concluse senza problemi, con Pete, Roger, John e Scott abbracciati a salutare il pubblico. Scott Halpin, inaspettatamente, aveva coronato il sogno di una vita, essere membro (temporaneo) degli Who, la sua band preferita! Scott apprezzò molto il post-spettacolo, l'ospitalità che la band gli offrì nel backstage, compresa una giacca commemorativa che gli fu offerta per ringraziarlo dei suoi sforzi, giacca che gli fu prontamente rubata, per poi scivolare di nuovo nel dimenticatoio. Non sapeva che anni dopo il suo nome sarebbe finito inciso negli annali del rock 'n' roll.

Tutto fu catturato da una macchina fotografica, mentre l'intero concerto fu registrato abbastanza rozzamente su una video-camera 2 in bianco e nero. Il filmato, venuto fuori 30 anni dopo faceva parte dell'archivio personale di Bill Graham. La triste nota a conclusione di questa storia, è che Halpin morì nel 2008. La causa, un tumore al cervello. Aveva solo 54 anni.
Sotto il video che immortala Scott che prende posto alla batteria, mentre è possibile guardare il concerto completo su YouTube qui.








11/03/17

XTC, eccentrici disadattati in un nuovo documentario

"Gli XTC venivano da Swindon, e per questo erano considerati una band di provinciali".

E' Andy Partridge, a parlare, dopo tanti anni, ancora amareggiato.

"Sono sempre stato geloso di band come i Talking Heads, che stavano facendo cose simili alle nostre, ma erano di New York, e quindi considerati molto cool nell'ambiente. Ma gli inglesi non sono persone normali. Rispettano e si preoccupano per i poveri, ma se sei un lavavetri che fa 5 milioni di sterline con il proprio lavoro, col proprio sudore, sei feccia!"

Abbiamo già dedicato un post agli XTC, una band di eccentrici disadattati, una delle nostre icone. Arriva in questi giorni un film che li vede immersi in un viaggio che ha attraversato le guerre del punk fino alla ricerca della perfezione nel pop, con una quantità di idee e di invenzione stipate nelle loro canzoni, che è da mozzare il fiato. Ora questo documentario che ne ripercorre la strada intrapresa molto tempo fa.
Una tappa obbligata per chi ama la musica pop nella sua forma più creativa.
Con interviste inedite con Andy Partridge, Colin Moulding, Terry Chambers e Dave Gregory, This is Pop abbandona la tradizionale struttura di racconto lineare per illustrare parole e musica dei membri della band attraverso filmati di archivio, animazioni, e soprattutto le cosiddette "shot sequences.".

Non si sa molto in verità del progetto, ma come si può vedere, il trailer include apparizioni di Stewart Copeland dei Police e dell'attore Harry Shearer. Manca Barry Andrews, e non sappiamo se comparirà nel resto del documentario. Tutte le interviste non sono mai state pubblicate fino ad ora. Nel trailer, Partridge discute la scrittura di alcune delle canzoni più famose, come  "Senses Working Overtime," fino alla "madre di tutti gli attacchi di panico", gli ultimi giorni di tour della band, in un disastroso concerto a Parigi, dove Andy abbandona il palco non riuscendo a concludere neanche la prima canzone (Respectable Street), seguito dopo qualche minuto dagli altri componenti della band. (Il tutto in questo video).
Partridge paragona la sua band a un certo quartetto di Liverpool, spiegando che raramente succede che un gruppo inizia la propria carriera piuttosto bene, cresce negli anni, migliorandosi sempre.

"Insieme a loro, noi siamo l'altra band che ha fatto questo percorso."

I 6 minuti, e 20 secondi del trailer di "This Is Pop" sono stati visibili per un po' su YouTube. Poi il video è stato rimosso e ora è possibile vederlo su C21Media, un portale Media britannico. Potete raggiungerlo da qui: C21Media
 






 

04/03/17

Cardiac Arrest

Papers in the morning
 Bowler hat on head
 Walking to the bus stop
 He's longing for his bed,
 Waiting with his neighbours
 In the rush hour queue
 Got to get the first bus
 So much for him to do.
 He's got to hurry
 Got to get his seat
 Can't miss his place

Don't you worry
 There's no hurry
 It's a lovely day
 Could all be going your way
 Take the doc's advice
 Let up enjoy your life
 Listen to what they say
 It's not a game they play.




He'll never get there at this rate
 He's caught up in a jam.
 There's a meeting this morning
 It's just his luck oh damn!
 His hand dives in his pocket
 For his handkerchief.
 Pearls of sweat on his collar
 His pulse-beat seems so brief.
 Eyes fall on his wristwatch
 The seconds pass real slow
 Gasping for the hot air
 But the chest pain it won't go.
 Tried to ask for help
 But can't seem to speak a word,
 Words are whispered frantically
 But don't seem to be heard.
 What about the wife and kids?
 They all depend on me!



03/03/17

Karoshi, morire per troppo lavoro


"Se siete consapevoli di questo diritto, allora si può dimostrare che non c'è niente di sbagliato nell' assunzione del tempo libero"

Tre mesi prima della dovuta ricongiunzione con la moglie e la figlia nelle Filippine, Joey Tocnang muore per insufficienza cardiaca nel dormitorio della sua azienda. Era il mese d'aprile del 2014.
Le autorità stabilirono che la morte di Tocnang era direttamente collegata alle lunghe ore di lavoro straordinario che la direzione della ditta di costruzioni gli aveva imposto, tra le 78,5 e 122,5 ore al mese. Il suo lavoro consisteva nella lavorazione dell' acciaio e la preparazione di calchi per il metallo fuso. La maggior parte del suo misero stipendio Joey lo inviava alla moglie, Remy, e a Gwyneth, la loro figlia di cinque anni. Il giorno prima di morire, Tocnang aveva detto a un collega che voleva fare shopping il giorno dopo per comprare un regalo per sua figlia. Era una delle 210.000 persone che appartengono al programma di formazione estera del Giappone. Introdotto nel 1993 e ampliato sotto l'attuale primo ministro, Shinzo Abe, il programma è stato a lungo criticato dai sindacati perché consente alle imprese di assumere lavoratori di paesi stranieri a bassa retribuzione e con pochi diritti.
Sono centinaia i decessi correlati al superlavoro - ictus, attacchi di cuore e suicidi - che sono segnalati ogni anno in Giappone, insieme a una serie di gravi problemi di salute - sintomi delle esigenze dei padroni poste ai lavoratori -

Il Libro bianco sulla Karoshi, che è il termine con cui si indica la morte per superlavoro.

Ha rilevato che, nonostante i tentativi di alcune aziende di stabilire un migliore equilibrio tra tempo libero e quello lavorativo, i giapponesi hanno orari di lavoro molto più lunghi rispetto a quelli di altri paesi. Secondo il rapporto, il 22,7% delle aziende intervistate tra dicembre 2015 e gennaio 2016 ha dichiarato che alcuni dei loro dipendenti registrano più di 80 ore di straordinario al mese - che è la soglia ufficiale per cui la prospettiva della morte da lavoro diventa seria. Il rapporto ha aggiunto che circa il 21,3% dei dipendenti giapponesi lavorano 49 o più ore alla settimana in media, ben al di sopra del 16,4% registrato negli Stati Uniti, del 12,5% in Gran Bretagna e del 10,4% in Francia.
Il governo del Giappone ha finalmente lanciato l'allarme, dichiarando che il 20% dell'intera forza lavoro è a rischio di morte da superlavoro, in pratica un lavoratore su cinque è a rischio di Karoshi. Intanto le richieste di risarcimento per Karoshi è salito a un livello record di 1.456 nel corso dell'anno (2016) e secondo i dati del ministero del lavoro, in particolare nei settori in cui vi è carenza di manodopera e l'assistenza sanitaria è scarsa o quasi inesistente. Ma Hiroshi Kawahito, segretario generale del Consiglio Nazionale della Difesa per le vittime di Karoshi, ha detto che la riluttanza del governo a riconoscere le morti Karoshi nasconde il numero effettivo dei decessi, che potrebbe essere 10 volte superiore a quello dichiarato.

"Il governo organizza molti simposi e rende manifesto il ​​problema, ma è solo propaganda", ha detto Kawahito all'inizio di quest'anno. "Il vero problema è la riduzione dell'orario di lavoro, e il governo non fa abbastanza."

I rischi per la salute associati a lunghe ore di lavoro sono stati evidenziati ulteriormente all'inizio di questo mese dopo che Matsuri Takahashi dipendente di 24 anni del gigante della pubblicità Dentsu,  era stato spinto a suicidarsi a causa dello stress causato dal prolungato orario di lavoro.
Una settimane prima della sua morte, Takahashi aveva condiviso il suo crescente senso di disperazione sui social media.

"Voglio morire", aveva scritto in un post. Sono fisicamente e mentalmente in frantumi."

La madre, Yukimi, ha detto che la morte di Matsuri ha dimostrato che le aziende mettono sempre il business al centro dei propri interessi prima che il benessere dei dipendenti.

"Mia figlia raccontava ai suoi amici e colleghi che riusciva a dormire solo 10 ore a settimana e l'unica cosa di cui sentiva il bisogno era quello di dormire ... Perché è dovuta morire?", ha detto alla rete televisiva TBS.
Takahashi, che era entrata alla Dentsu nel mese di aprile, aveva svolto regolarmente più di 100 ore di straordinario al mese, compresi i fine settimana, nella divisione pubblicità su Internet della società. Il ministero della salute ha registrato 93 casi di suicidi o tentativi di suicidio direttamente legati alla pressione di lavoro durante l'anno. Ma l'agenzia di polizia nazionale attesta che il lavoro è stato in parte responsabile dei 2.159 suicidi nel 2015.

Il Giappone ha "i peggiori standard per gli orari di lavoro tra le nazioni avanzate". Una legge del 2014 che prevedeva nuove normative in merito e cercare di contrastare il Karoshi non aveva cambiato la cultura del lavoro giapponese, che si basa prevalentemente sulla devozione all'azienda e sul sacrificio di sé, anche a scapito della salute. Nonostante gli orari assurdi a cui i lavoratori sono sottoposti, un inchiesta ha accertato che alla fine, questo non aumenta la loro produttività.
Mentre negli ultimi anni in Occidente si discute su come lavorare meno e in modo più produttivo, per poter trascorrere più tempo con la famiglia e dedicarsi al tempo libero, in Giappone, non c'è nemmeno un termine per il "work-life balance": "Karoshi", sembra inevitabile nell'estenuante cultura del lavoro nipponica.

Tutto è iniziato negli anni '70, quando i salari erano relativamente bassi e i dipendenti volevano massimizzare i loro guadagni, continuato nel boom degli anni '80, quando il Giappone è diventato la seconda più grande economia del mondo e ancora dopo la bolla scoppiata alla fine dei '90, quando le aziende hanno iniziato la ristrutturazione e i lavoratori, impauriti dalla minaccia dei licenziamenti hanno accettato la diminuzione delle garanzie e dei diritti per garantirsi un futuro. La grande quantità di immigrati, lavoratori irregolari - che lavorano senza tutela sindacale e senza una minima sicurezza sul lavoro - ha ancor più aggravato la situazione dei workers nipponici.

"Il lavoro straordinario è sempre lì. E 'quasi come se fosse parte dell' orario di lavoro regolare", ha detto Koji Morioka, professore emerito alla Kansai University, a capo di un comitato di esperti nominati dal governo per contrastare e combattere il Karoshi . "Nessuno è costretto, ma i lavoratori considerano lo straordinario come obbligatorio."
Oltre ai suicidi e i 189 morti stimati dal Ministero, stime non ufficiali parlano di migliaia di morti. Karoshi è stato a lungo considerato un problema che colpisce soprattutto persone di sesso maschile, ma i sindacati indicano che un numero crescente di donne muoiono per propria mano. La cosa che più colpisce è che molte sono giovani, spesso tra i 20 e i 30 anni. Hiroshi Kawahito, avvocato e segretario generale del Consiglio di Difesa Nazionale per le vittime di Karoshi, che lotta per le famiglie delle vittime aveva in precedenza assistito la famiglia di un giornalista di soli 30 anni morto per un attacco cardiaco.


La madre di Matsuri Takahashi
In realtà non è cosa rara in Giappone morire a 30 anni per attacchi di cuore.

Come abbiamo già detto, Karoshi è un problema che colpisce la società giapponese ormai da diversi decenni, ma è da qualche anno che il governo ha approvato una legge per cercare di fermare quest'autentica strage. L'atto fissa obiettivi specifici, come la riduzione della percentuale di dipendenti che lavorano per più di 60 ore a settimana dall' 10 al 5 per cento entro il 2020; sta anche cercando di convincere i lavoratori a prendere le ferie pagate accumulate negli anni. La maggior parte dei lavoratori giapponesi hanno diritto a 20 giorni di ferie l'anno, ma sono in pochi ad usufruirne, a causa di una cultura del lavoro in cui i giorni di riposo sono considerati come un segno di rallentamento e di mancanza di impegno verso gli obbiettivi aziendali.

Il karoshi è aggravato dalla relativa debolezza dei sindacati, che si sono preoccupati principalmente dell' aumento dei salari, piuttosto che accorciare l'orario di lavoro, e sconfiggere la pratica giapponese di avere lo stesso lavoro per tutta la vita. La maggior parte degli studenti universitari che vengono assunti in società private e pubbliche dopo la laurea hanno l'aspettativa che saranno lì fino al raggiungimento dell'età pensionabile



  


 

22/02/17

Disco Sucks! La Disco Demolition Night

Nell'estate del 1979 le discoteche si erano impossessate del mondo. Donna Summer, Chic e Gloria Gaynor erano in cima alle classifiche, solo pochi mesi prima, la Febbre del Sabato Sera, colonna sonora dell'omonimo film era stato nominato Album dell'Anno ai Grammy Awards.
Tutte le maggiori stazioni radio avevano eliminato i programmi di musica rock in favore della dance: gli amanti del rock erano furiosi.

Anche Steve Dahl, un disc jockey che fino ad allora aveva il suo show di Rock'n'Roll su Radio WDAI era stato licenziato per far posto alla nuova ondata di disco music. Steve aveva allora 24 anni e riuscì a trovare un posto su un'altra stazione radio di Chicago, la WLUP-FM. Una sera, Steve fece esplodere tutta la sua frustrazione distruggendo in diretta un disco, facendolo saltare in aria con un effetto sonoro. Era il suo modo di dichiarare l'odio che provava verso la disco music e furono centinaia le chiamate alla radio che attestarono l'apprezzamento per quel suo gesto dimostrativo.
Con Mike Veeck, pirotecnico direttore dei Chicago White Sox, la locale squadra di baseball, Steve ideò una delle più grandi promozioni di questo sport: la Disco Demolition Night. 'Disco Sucks!
Steve organizzò i suoi ascoltatori in un "esercito anti-discoteca ... pronti alla distruzione della terribile malattia musicale conosciuta come disco music. Era da tempo che Mike Veeck cercava un rilancio della sua squadra e insieme a una serata anti-discoteca. Fu Jeff Schwartz a fargli il nome di Steve Dahl, e dal loro incontro nacque il grido di battaglia, "Disco Sucks!"
La folle idea di far saltare in aria migliaia di dischi di disco music si svolse il 12 luglio 1979 presso Comiskey Park, sede della squadra di baseball dei Chicago White Sox, che in media poteva contare su 16.000 fan e quella sera se ne aspettavano al massimo 25 mila.

"La gente portò addirittura le scale, quasi come una sommossa." 60 mila persone diedero assedio al piccolo stadio, moltissimi dei quali avevano in mano un disco pronto per essere fracassato.
Dopo che i Sox persero la prima partita, una enorme cassa di legno piena di dischi venne portata all'esterno del campo."Dahl, vestito in tuta militare e casco da combattimento , iniziò a girare per il campo alla guida di una jeep aizzando la folla, DISC SUCKS..DISCO SUCKS!! Poi, con una fragorosa esplosione fecero saltare in aria la cassa con i dischi. L'esplosione lasciò un cratere nel centro del campo. La gente iniziò a scendere dagli spalti e ad invadere il campo.."Si scatenò l'inferno." Solo 20 poliziotti e pochi uomini della sicurezza privata a fronteggiare quella marea umana, con i fan che correvano all'impazzata incendiando dischi, vandalizzando le strutture al grido di DISCO SUCKS! La partita fu sospesa, con il tempo il fumo si diradò, intervenne la polizia antisommossa, si contarono numerosi feriti e 39 arresti. L'evento provocò un ondata di polemiche.

Sulla scia della debacle, alcuni critici musicali e molti artisti dichiararono che era stato un attacco alle minoranze, con la scusa della disco music e della discoteca, si era voluto colpire neri, latinos e gay. Ma Harry Wayne Casey, leader della KC e la Sunshine Band, uno dei gruppi disco cardine e ai vertici delle classifiche in quegli anni, smentì questa ricostruzione:<<"Tutti vogliono sempre legare un colore ad ogni situazione, i rockers si sono sentiti minacciati, hanno avuto la percezione che la loro musica stesse scomparendo, incalzata da questo nuovo tipo di sonorità... Mi ha ricordato di quando è arrivato Elvis Presley e le polemiche che ne scaturirono, poi i Beatles. Ci sono sempre state reazioni alle innovazioni, ai nuovi tipi di musica e al cambiamento sociale che hanno portato..>>
Mike Veeck fu licenziato dai White Sox sette mesi più tardi. Incapace di trovare un altro lavoro in grandi campionati - Veeck crede ancora di essere stato inserito in una lista nera da parte dei club - si trasferì in Florida, dove gli era stato offerto un posto in una squadra di lega minore. Nonostante il ritorno di fiamma, nel corso degli anni, ha una visione ottimistica del Disco Demolition Night.

<<E 'stata la cosa migliore che mi sia mai successa, perché mi ha insegnato alcune cose. Ero un micro-manager in ogni senso della parola e nel momento in cui ho visto quei ragazzi irrompere sul campo mi sono reso conto che certe cose non si possono controllare..>>
In quanto a Steve Dahl, continuò a fare radio. La Disco Demolition" fu oggetto di un suo libro, co-scritto con Dave Hoekstra, in cui negò in modo assoluto l'accusa di razzismo e sostenne che la disco music fosse definitivamente morta. Ma sappiamo che non fu così. A Chicago, continuò a proliferare nell'underground e rinacque diversi anni più tardi: l' House Music esplose, vendicando così la DISCO DEMOLITION NIGHT.
 








04/02/17

Vi sta mentendo: Nigel Farage trollato al Parlamento Europeo

Seb Dance è il nostro Eurodeputato

SEB DANCE è nel  Gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo. Nel  Regno Unito è membro del Labour Party, partito Laburista.
E' nato il 1 dicembre 1981, a Londra.

Fa parte della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
Commissione d'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico 
Delegazione all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE
Delegazione all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana
 
"Ero francamente stufo  di messaggi nazionalisti e populisti, proclamati come fossero la soluzione ai problemi della gente. La cosa davvero frustrante nel Parlamento europeo è che non siamo in grado di intervenire e Farage poteva dire tutto durante tre minuti senza interruzioni. Ho dovuto fare qualcosa di molto grezzo e semplice per esprimere quello che pensavo e per sottolineare quello che stava accadendo. "
E' Seb Dance, europarlamentare laburista di Londra che parla, raccontando di quando, seduto dietro al molto poco onorevole Nigel Farage ha tenuto un cartello con la scritta 'Sta mentendo' (con una freccia rivolta verso di lui) per tutti i tre minuti dell'intervento del deputato razzista inglese.

"La politica tradizionale deve contrastare i nazionalisti e populisti," ha detto Dance in una dichiarazione che spiega il motivo della sua azione. "Fingono di lottare per le persone che soffrono, ma il loro programma di odio, divisioni e sospetti crea solo miseria e povertà."
E 'ora di smetterla di usare un linguaggio sfumato: Sono dei bugiardi! Quando i dibattiti sono regolati e limitati dal tempo, è impossibile replicare a quello che dice questa gente, così ho protestato nell'unico modo che conoscevo e a quel punto, ho afferrato un pezzo di carta, ho scritto il messaggio molto semplice e sono andato a sedermi dietro Nigel Farage durante la sua solita tirata ".
Dance ha detto di aver contestato la tesi di Farage, per cui il divieto di entrata negli USA imposto da Donald Trump a cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana, sia una questione di sovranità degli Stati Uniti.

"Noi non stiamo mettendo in discussione la sovranità degli Stati Uniti, che invece stanno mettendo in discussione la libertà personale di liberi cittadini", ha detto.

L'eurodeputato ha sentito l'obbligo di agire perché Farage spesso, sembra essere l'unica voce britannica dominante nel Parlamento europeo, dato che è a capo del raggruppamento EFDD ufficialmente riconosciuto, e di cui fa parte anche l'italianissimo Movimento 5 Stelle. Farage ha scatenato un tumulto nel Parlamento europeo quando ha detto che il nuovo presidente degli Stati Uniti stava semplicemente cercando di proteggere il suo paese dai terroristi, sfidando i deputati a invitare Trump a Bruxell, in un "dialogo aperto". In caso contrario, ha definito i deputati europei "fanatici anti-democratici", cosa che ha sempre pensato.

Dance è stato oggetto in seguito di una denuncia, presentata da Bill Etheridge, eurodeputato Ukip . In risposta alla denuncia, Dance ha affermato di essere felice di accettare le conseguenze, qualunque sia la decisione del Parlamento, e del presidente, di qualsiasi parte politica egli sia.
In rete invece, è diventato virale il video della protesta, e si sono scatenati i post sui social: Nigel Farage Trollato da Seb Dance al parlamento europeo!