18/02/18

Don Letts: Playlist e intervista

Playlist e interviste che esplorano la sottocultura britannica: Don Letts


 


Nome
Don Letts

Cosa fai?
È come chiedere a Marlon Brando nel film The Wild One: "Contro cosa ti stai ribellando "?

La mia occupazione principale è quella di regista, ma ho anche uno show settimanale su BBC 6 Music insieme a DJ di livello nazionale e internazionale.

Descriveresti meglio il tuo lavoro?
Un misto di piacere e dolore, ma mi piace quello che faccio, quindi immagino di essere un vincitore.

Di dove sei?
Nato a Brixton - cresciuto a Londra - vivo a Kensal Rise. Sono come appare questa città!

Descrivi il tuo stile in tre parole?
The Rebel Dread

Un film che ti piacerebbe avere diretto?
"The Harder They Come", di Perry Henzell, ha aiutato a far conoscere il reggae in tutto il mondo e mi ha ispirato nel diventare un regista.

Puoi passare un'ora con un personaggio storico- chi sarebbe?
Barack Obama - come primo presidente afroamericano la sua importanza per le persone di colore a livello globale è impossibile da sottovalutare.
La canzone correlata deve essere: "Funky President" di James Brown.

Quali musicisti britannici hanno influenzato il tuo approccio alla vita?
Joe Strummer, Linton Kwesi Johnson, Ari Up.
 

La più grande eredità per la sottocultura britannica?
Ovviamente il Punk - perché era una sottocultura completa e non solo "un'elegante" colonna sonora. Era un atteggiamento che ha ispirato scrittori, poeti, artisti grafici, fotografi, stilisti e sì, cineasti! La canzone correlata è tra 'Anarchy in the UK' dei Sex Pistols  e 'Complete Control' dei Clash's

 La prima canzone che hai suonato in ripetizione?
Il primo singolo che ho acquistato è stato 'Penny Lane' b / w 'Strawberry Fields', dei The Beatles - uscito nel 1967 quando avevo solo 11 anni. Sono stato un grande fan dei Beatles da bambino, -letteralmente un 'Apple Scruff'.

Un disco che avresti conservato per sempre?

L'album di Marvin Gaye e il brano "What's Going On" pubblicato nel 1971 - è tanto rilevante ora come lo era quando è stato pubblicato e, proprio come Marvin, voglio ancora sapere "cosa sta succedendo"?

L'album che definisce la tua adolescenza?
"Natty Dread" di Bob Marley, pubblicato nel 1974, è atterrato quando finalmente ero in piedi da solo.

Un testo che più ti ha ispirato?
"Se senti di non avere alcun motivo per vivere- non determinare la mia vita" '

Da "Born For A Purpose" di Dr. Alimantado

Il miglior concerto che hai visto?
Il primo live a cui ho partecipato è stato quello dei Who al The Young Vic di Waterloo nel '71, avevo quindici anni. E' stata l' introduzione a un universo alternativo e da allora ho vissuto lì . Vedere Bob Marley e i Wailers al Lyceum nel 1975 è stato un altro evento cruciale: dopo quello spettacolo sono stato un uomo nuovo. I Sex Pistols dal vivo al The Nashville, anche questo un momento fondamentale, come vedere The Clash suonare diciassette spettacoli (back to back) al Bonds Casino di New York durante l'estate del 1981.

Una canzone che avresti voluto aver scritto?
Flaming Lips- "Do you realise??"

Quattro nuove canzoni che non puoi smettere di suonare adesso?
Dispute - The Frightnrs
Suddenly - Drug Dealer, ft. Weyes Blood
Caution - Damian Marley
Lying has to stop - Soft Hair

FredPerry






15/02/18

Cats Cover, magnifici gatti nelle copertine dei dischi

Noi amiamo i gatti, lo sapete. Internet ama i gatti. Lo sappiamo tutti. E' Alfra Martini, alias Asymvisuals, l'artista digitale che deciso di ritoccare le cover di alcuni album musicali, sostituendo musicisti e oggetti presenti nelle copertine con dei magnifici.. gatti. In alcuni casi il risultato è davvero esilarante. Abbiamo scelte quelle che riteniamo più divertenti, con immagini giocose di felini mai viste prima e che ci renderanno la giornata sicuramente più leggera.
 
click per ingrandire
 






















 

13/02/18

American Junkie

Tom Hansen era poco più che un ragazzo quando, dopo un passato da skater semi-professionista, mette su la prima band a Seattle, nella culla in cui sta per esplodere il grunge. Ma Tom non sfonda nella scena musicale, mentre è quasi naturale il suo ingresso nel mondo della droga e dell'eroina in particolare. In breve tempo diventa il pusher più ricercato nel giro punk/grunge della città: a lui ricorrono star del calibro di Mark Lanegan, ancora con gli Screeming Trees, Kurt Cobain, Layne Staley, Mark Arm dei Mudhoney e Duff McKagan ex Guns n’Roses, Velvet Revolver. Arrivano i soldi, tanti soldi, ma anche la tossicodipendenza, di quelle feroci. Tom è una specie di rockstar degli spacciatori, il business arriva a fargli maneggiare milioni di dollari, poi, come sempre, la caduta. La dipendenza lo mina nel fisico, la polizia gli sta alle costole. Dopo aver sfiorato la morte, la riabilitazione. Tra mille difficoltà inizia a scrivere, fino a pubblicare American Junkie, libro mai pubblicato in Italia e quasi introvabile perché uscito fuori produzione. Pubblichiamo uno stralcio, dopo che ci sono voci di  trattative con un altro editore per una nuova stampa del libro in tutto il mondo.


09/02/18

Hunter S. Thompson, i migliori 10 album degli anni '60

"Mi dispiace che tu pensi che la musica non sia nei miei interessi. Perché lo è stata sempre stato e perché ne ho scritto: penso che in questi ultimi anni la musica sia la Nuova Letteratura, che Dylan è la risposta degli anni '60 a Hemingway e che la cultura e la voce principale degli anni '70 sarà su dischi e videocassette anziché sui libri."

Questa è uno stralcio della lettera che Hunter S. Thompson, scrittore, giornalista d'assalto, inventore dell' inimitabile "giornalismo gonzo" scrisse alla fine del 1970 al redattore di Rolling Stone John Lombardo. Thompson smentì così le affermazioni secondo cui il suo apprezzamento artistico si estendesse solo alla parola stampata. In questa stessa lettera, raccolta nel suo secondo volume di corrispondenza "Paura e dispiacere in America", Thompson incluse un elenco dei migliori album rock" degli anni Sessanta, "perché gli anni '60 in qualche modo, sono la ripetizione degli anni '20; I paralleli sono troppo grossolani perché gli storici possano ignorarli ".

L'elenco, molto interessante perché ci svela la competenza e i gusti del grande scrittore americano, non è attribuito a Thompson in senso stretto, ma a "Raoul Duke", il suo alter-ego in Paura e disgusto a Las Vegas, che verrà pubblicato l'anno successivo.
Nella lettera, Thompson si lamentò della difficoltà che si incontra quando ci sono delle liste da stilare, (chi è avvezzo a compilare delle playlist di qualsiasi genere sa di cosa si parla..) e del poco tempo avuto a disposizione per le scelte, cercando ancora di convincere Lombardi.
"Anche in questo momento mi vengono in mente 10 altri album che avrei potuto aggiungere ... ma che cazzo, è solo un'idea scoraggiante."



  • Herbie Mann’s 1969 Memphis Underground (“which may be the best album ever cut anybody”)
  • Bob Dylan’s 1965 Bringing It All Back Home
  • Dylan’s 1965 Highway 61 Revisited
  • The Grateful Dead’s 1970 Workingman’s Dead (“the heaviest thing since Highway 61 and ‘Mr. Tambourine Man'”)
  • The Rolling Stones’ 1969 Let it Bleed
  • Buffalo Springfield’s 1967 Buffalo Springfield
  • Jefferson Airplane’s 1967 Surrealistic Pillow
  • Roland Kirk’s “various albums”
  • Miles Davis’s 1959 Sketches of Spain
  • Sandy Bull’s 1965 Inventions




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    07/02/18

    Grace Slick, my love

    "Una pillola ti rende più grande e una pillola ti rende più piccola ..."
    Sono stato innamorato di Grace Slick. Da ragazzo un'autentica infatuazione. La gente non capiva quando, ai tempi di MySpace, si poteva sfoggiare sulla propria pagina le amicizie con i musicisti preferiti: sulla mia, insieme alla totalità di gruppi punk, new wave e elettronica, spiccava il viso giovane e angelico di Grace, con i suoi occhi viola scuro, come quelli di Elizabeth Taylor.
    Le cronache ce la raccontano come l'amante di Jim Morrison, l'amica fedele di Janis Joplin. Arrestata più volte di Lemmy dei Motorhead, che ha assunto droghe quanto e forse più di Keith Richards.

    Io non l'ho letta, ma si dice che la sua autobiografia, Somebody To Love? A Rock and Roll Memoir, sia uno dei racconti più divertenti di tutta la stravaganza psichedelica della West Coast e della Summer of Love mai scritta.

    Nell'estate del 2016, questa traccia vocale "White Rabbit" - probabilmente la canzone più famosa di Jefferson Airplane e sicuramente una delle dieci migliori canzoni psichedeliche della fine degli anni '60 - è comparsa su YouTube. Anche se non sappiamo di preciso di chi sia il merito, siamo grati che quest'autentica perla sia su Internet a disposizione di tutti..

    Intrisa di eco, Grace Slick canta con precisione marziale, controllando completamente il suo vibrato con continui up/down nella scala vocale conosciuta come scala spagnola o gitana. La canzone fu scritta nel 1965 dopo un viaggio con l' LSD nella sua casa nella contea di Marin, dove Slick aveva ascoltato Sketches of Spain di Miles Davis più e più volte nell'arco di 24 ore. (Ascoltare Solea di Davis per avere un idea). La sua collaborazione con gli Airplane non era ancora iniziata e la prima versione fu incisa con una band chiamata The Great Society, versione che però non rende giustizia alla canzone.
    Dopo che la traccia vocale è stata caricata in rete, non c'è voluto molto tempo prima che fosse remixata in svariate versioni: questa sotto è un una delle più valide, secondo il mio parere.








     

    06/02/18

    Altered Carbon, l'avvincente ritorno del Cyberpunk

    Una macchina volante con le insegne della polizia attraversa un paesaggio urbano ottenebrato, luccicante nelle sue sgargianti insegne al neon, mentre molto più in basso, sotto una pioggia infinita, una colorata folla multiculturale si aggira tra bazar e chioschi esotici, arricchiti da ologrammi di ogni genere. In un oscuro rifugio, un investigatore scorre filmati, vitali per risolvere un suo grande caso, istruendo verbalmente un computer nella speranza di ottenere informazioni e verità..


    Altered Carbon

    Quando mi sono ritrovato davanti a queste scene, ho pensato che non era un futuro alla Black Mirror, ma che sì, era stato girato un vero nuovo sequel di Blade Runner, finalmente degno del capolavoro di Ridley Scott.
    Invece si tratta di Altered Carbon, lussuoso adattamento in dieci episodi di Netflix del romanzo fantascientifico del 2002 di Richard K Morgan, Bay City, una distopica tecno-storia cyberpunk, che per niente cerca di nascondere i richiami all'affascinante futuro noir di Ridley Scott o del suo monumentale e deludente sequel del 2017.

    03/02/18

    Agent of Change , dal Regno Unito un principio di civiltà.. musicale

    Il governo britannico ha detto che vuole trasformare in legge il principio conosciuto nel Regno Unito come “Agent of Change”, che prevede che la persona o la società responsabile di un cambiamento urbanistico abbia la responsabilità di adattarsi al contesto locale. È un principio sostenuto principalmente dalle associazioni che rappresentano i locali di musica dal vivo, perché nella pratica significa che se viene approvata la costruzione di un nuovo condominio residenziale vicino a un locale in cui si fanno concerti, per esempio, il progetto deve prevedere una forma di isolamento acustico, in modo che non sia il locale a dover chiudere per le lamentele dei nuovi residenti. Vale anche al contrario: se un locale adibito a concerti vuole aprire in una zona residenziale, deve assicurarsi che il livello di emissioni sonore non aumenti.

    Il principio, che è stato promosso da un’attiva campagna a cui hanno partecipato tra l’altro Nick Mason dei Pink Floyd, Billy Bragg e Glen Matlock dei Sex Pistols, ha l’obiettivo di tutelare i locali notturni e che fanno musica dal vivo nel Regno Unito, che negli ultimi anni hanno chiuso in massa. Soltanto a Londra hanno chiuso il 50 per cento delle discoteche negli ultimi cinque anni, e dei 430 locali da concerti attivi nel 2007, nel 2015 ne erano rimasti aperti solo 245, secondo i dati riportati da BBC. Tra i più famosi locali di Londra ad avere chiuso recentemente ci sono il Passing Clouds, il Public Life, il Dance Tunnel e il Coronet. Secondo MusicWeek, nel Regno Unito ha chiuso il 35 per cento dei locali da concerti negli ultimi dieci anni. C’entra in parte un minore interesse generale per la musica dal vivo, ma in moltissimi casi i locali – che possono essere anche discoteche – hanno chiuso per le lamentele sul rumore notturno sporte dai residenti.

     
    A negoziare con il governo per l’approvazione del principio dell’Agent of Change è stata UK Music, un’associazione britannica che rappresenta il settore discografico e della musica dal vivo. Il deputato laburista ed ex ministro John Spellar aveva già presentato una proposta di legge al riguardo, ma non ce n’è stato bisogno, perché il governo ha deciso di accogliere le richieste. Sajid Javid, ministro per la Casa, che si occupa quindi delle politiche abitative nel Regno Unito, ha detto: «I locali di musica dal vivo hanno un ruolo fondamentale nelle nostre comunità, aggregando le persone, contribuendo alle economie locali e sostenendo la cultura musicale tra le persone. Ho sempre ritenuto ingiusto che spetti alle sale da concerto più vecchie risolvere i problemi legati al rumore, quando le imprese decidono di costruire nei paraggi. (…) Sono lieto di avere l’opportunità di riparare a questo torto, e dare più serenità a chi si trasferisce in una nuova proprietà».

    Tra quelli che si sono complimentati con il governo britannico c’è stato anche Sadiq Khan, sindaco di Londra e avversario politico dei conservatori, che ha scritto su Twitter di essere lieto che il principio che lui aveva già messo nel suo programma elettorale sarà applicato a tutto il paese.
     
     
    MusicWeek/Post
     
     
     

    Trump Muzik






    01/02/18

    My Best of: TV On The Radio

    "Se ascolto le pop-radio , non mi sento come se dovessi sfrecciare su una motocicletta o farmi di qualche droga o combattere un poliziotto. Mi sento come se dovessi comprare le candele alla vaniglia. Prima era sesso, droga, rock'n'roll. Ora è caffè, e-mail, e rock'n'roll. E presto, sarà fibre, massaggi naturali ... e rock'n'roll."

    Mi stavo proprio chiedendo perché su questo blog non si era ancora parlato dei TV on the Radio, band con sede a Brooklyn e Los Angeles, nell'underground uno dei più acclamati gruppi art-rock degli ultimi dieci anni. Intrecciando chitarre indie, voci soul moderne, trip-hop, elettronica, e influenze jazz, in  mix vorticoso di generi musicali, il loro suono è unico, inequivocabilmente cool. Con l'acclamazione da parte della critica e con un seguito magari non popolarissimo ma di culto, sono arrivate amicizie enormemente influenti, e a noi particolarmente.. care: uno dei sostenitori di lunga data è stato il compianto Bowie, definito da David Sitek come l' Obi-Wan Kenobi della band. (Lo troviamo in  Province, contenuto in Return to Cookie Mountain, secondo album). C'è poi il nostro amato Peter Murphy dei Bauhaus, che si esibisce spesso con il gruppo dal vivo.
    Nel 2011, colpisce un po' tutti la morte del bassista Gerard Smith.
    La mancanza di immaginazione degli artisti odierni commerciali, in questa atmosfera di festa perpetua in cui si finge che tutto sia meraviglioso, ma dove realmente e inevitabilmente poi si piange di notte, TV on the Radio è un turbinio di aria fresca, creatività, e con uno strato di credibilità che resiste nonostante il decennio ormai sulle spalle...
    Seeds del 2014 è un disco meraviglioso, che da solo avrebbe meritato una playlist.

    My Best TV on the Radio









     

    31/01/18

    Nazi Punks Fuck Off: una storia orale


    Ogni band hardcore che abbiamo amato negli anni '80 e oltre, dai Dead Kennedys ai Black Flag da i Minutemen ai Fugazi, erano si molto diverse tra loro, ma avevano una cosa in comune: bande di skinhead nazisti che di tanto in tanto assaltavano i loro concerti, con risse furibonde con i fan, inneggiando a Hitler e alimentando un clima pieno di odio e conflitto. I punk hanno flirtato dal principio con immagini fasciste, cercando lo shock e la provocazione, con Sid Vicious di Sex Pistols e Siouxsie Sioux che indossavano svastiche in pubblico, e, come ricorda lo scenografo di San Francisco Howie Klein, in seguito presidente della Reprise Records,: "All'improvviso, avevamo molte persone che facevano parte della scena che non capivano che "fascismo era una brutta cosa".


    Nel 1980, la frangia più violenta del  punk stava infettando tutte le manifestazioni e i live  punk. "Il Pogo era diventato uno slam-dancing, ora conosciuto come moshing, e la maggioranza dei giovani di questa frangia veniva non tanto per godersi la musica, ma erano lì per picchiare la gente - a volte in un modo davvero pesante", dice Jello Biafra, la cui band, Dead Kennedys, pubblicò una canzone diventata ormai un classico nel 1981: "Nazi Punks Fuck Off".
     

    29/01/18

    Mille grazie a David Zard

    David Zard  (06/01/1943 - 27/01/208) fu il primo che, dopo la triste stagione del caos, della violenza, della tensione ai concerti in Italia, con gli autonomi sempre pronti a sfondare i cancelli in nome dell'autoriduzione, della musica libera e di tutti,  alla fine degli anni Settanta aprì una nuove stagione di grandi live nel nostro paese. Da Frank Zappa ai Rolling Stones, da Madonna a Michael Jackson, dai Genesis a Lou Reed, Cat Stevens, Bob Dylan, Pink Floyd, Duran Duran,  i giovani italiani poterono di nuovo assistere negli stadi a concerti di altissimo livello. Un visionario, sicuramente, e non uno squalo della musica, interessato solo al profitto. Anche io, come dimostrano i ticket qui sotto, ho da dirgli mille grazie, David..








    27/01/18

    Roma, 17 febbraio: per il Popolo Curdo

     
    Il popolo curdo sta attraversando una situazione drammatica, perseguitato in Turchia dal regime di Erdogan, che distrugge i villaggi nel Kurdistan irakeno, che muove la guerra e bombarda il Cantone di Afrin complici Russia, Usa, UE, che resiste in Iran insieme a tutti i popoli.
    Dopo il presunto golpe, Erdogan ha riempito le galere di oppositori tra cui migliaia di curdi, compresi sindaci e deputati HDP anche i due co-presidenti Demirtas e Yüksedag. Ora l’escalation turco con l’aggressione militare al Cantone di Afrin per annettersi quel territorio, nell’intenzione esplicita di distruggere l’esperienza della rivoluzione in Rojava.
    La criminale guerra dichiarata dal regime turco contro il popolo curdo portatore di istanze di pace e giustizia, pone oltremodo la preoccupazione sulle sorti del leader Ocalan di cui non si hanno più notizie da due anni.
    Per perorare la sua vicenda, a Strasburgo davanti la sede del Consiglio di Europa, è in corso da mesi un presidio del movimento curdo, a cui si aggiungerà dall’8 febbraio “la marcia internazionale per la liberazione di Ocalan, delle/dei prigioniere/i politici, per la pace e giustizia in Kurdistan”, che si concluderà con una grande manifestazione a Strasburgo il 17 febbraio, nel 19° anniversario dell’intrigo internazionale che consegnò il leader Ocalan nelle mani della Turchia.
     
    In contemporanea della Marcia a Strasburgo intendiamo manifestiamo insieme alla comunità curda a Roma. Sarà l’occasione per mostrare ancora una volta al mondo quanto l’Italia sia vicina al popolo curdo e non dimentichi le responsabilità del governo italiano quando Ocalan giunse in Italia per chiedere asilo politico, soprattutto per rinnovare l’attenzione e l’impegno nella ricerca di una soluzione pacifica per quel popolo perseguitato.
    Temiamo per la vita del leader Ocalan, vista la situazione di assoluto isolamento divenuta ormai pratica costante per tutte/i le/i detenute/i politici. La sua presenza è fortemente necessaria, rappresenta la speranza di un cambiamento radicale rispetto alle logiche degli Stati, che impediscono ai popoli di viveri liberi, in armonia e cooperazione sociale.
    Il leader Ocalan deve vivere e tornare libero, per contribuire a riaprire il dialogo di pace e realizzare una condizione giusta e duratura per il popolo curdo e per tutti i popoli della regione
    mediorientale.
     
    PACE E LIBERTA’ PER IL POPOLO CURDO E I POPOLI DEL MEDIO ORIENTE A FIANCO DI AFRIN CHE COMBATTE E RESISTE PER L’UMANITA’
    17 FEBBRAIO, MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA, h 14.00 Piazza della Repubblica
     
    Ufficio di Informazione del Kurdistan (UIKI)
    Comunità Curda in Italia
    Rete Kurdistan Italia




     
    PRIME ADESIONI:
    ARCI
    Cobas-Confederazione dei Comitati di Base
    Movimento per il Diritto ad Abitare
    Movimento NO TAV
    Movimento NO TAP
    Forum dei Movimenti per l/Acqua
    Giuristi Democratici
    Attac
    Nodo Solidale
    Senza confine
    Prc
    Palermo solidale con il popolo curdo
    verso il Kurdistan-Alessandria
    Coordinamento Toscano per il Kurdistan
    Rete Kurdistan Puglia
    Rete Kurdistan Abruzzo
    Newroz- Pisa
    Laboratorio SKA – Insurgencia / Napoli
    Laboratorio Sociale-largo Tappia/Lanciano
    Tpo – Labas – Vag 61 – Ass. Ya Basta / Bologna
    Gabrio- Torino
     Askatasuna / Torino
    Ya basta Edi Bese/ Padova
    Ya Basta- Marche
    Cpa – EX Emerson / Firenze
    Sparrow– Azadi / Cosenza
    Zona 22 / S. Vito Chietino(CH)
    Comunità Nuovi Orizzonti / Messina
    Comitato di base NoMuos/NoSigonella di Catania
    GUS- Gruppo Umana Solidarieta’/ Macerata
    Forte Prenestino-Roma
    EX Snia- Roma
    La Strada- Roma
    Casale Falchetti- Roma
    LOA Acrobax- Roma
    Degage -Roma
    Un Ponte Per
    Bene Comune- Mensile culturale
    Movimento per il Diritto all’Abitare- Roma
    Csoa Angelina Cartella- Reggio Calabria
    Ass. Primo Marzo Molise Onlus
    Associazione Culturale La Lotta Continua
    Collettivo Autogestito CASAROSSA40 (Lamezia Terme)
    Servizio Civile Internazionale
    Cooperazione Rebelde Napoli
    Simone Oggionni (coordinamento nazionale Articolo Uno – Mdp)
    Associazione Progetto Diritti onlus
    Associazione Primo Marzo Onlus- Molise
    Associazione Senza Paura Genova
     

    26/01/18

    Mark E. Smith: la musica perde uno dei suoi personaggi più distintivi e inimitabili

    Mark E. Smith, prolifica e abrasiva leggenda del post-punk britannico, fondatore, leader e unico membro stabile del gruppo The Fall ci ha lasciato. Aveva 60 anni.
    La manager, Pam Van Damned (!) ha detto che se n'è andato nella sua casa mercoledì. Non si conosce ancora la causa della morte.
    I Fall hanno pubblicato 32 album in studio, l'ultimo, New Facts Emerge, nel 2017 e circa 25 dischi dal vivo nel corso della carriera.
    Pur non avendo mai avuto un gran successo commerciale, la musica di Smith ha avuto un enorme influenza su moltissimi artisti. Non si contano gli omaggi e le collaborazioni: Gorillaz, Elastica, Coldcut, Mouse on Mars e moltissimi altri, con collaborazioni extramusicali come quella con il coreografo Michael Clark.

    Nessun altro dei gruppi New Wave / Post/Punk originali ha avuto così lunga vita. Oltre 40 membri, 30 line-up, i Fall hanno inizialmente costruito la loro fama negli anni attraverso lunghi tour. 
    Figura di culto enigmatica, con una reputazione terrificante per il carattere bizzoso, irritabile, irascibile e sempre intenzionalmente fuori moda, Smith non era esattamente il beniamino della stampa musicale. Bevitore incallito.
    Leggende narrano di licenziamenti per un capriccio, di mogli e ex fidanzate abbandonate su un'autostrada in mezzo a una tormenta di neve, di voci su musicisti scaricati nelle foreste svedesi, storie di "tensione creativa" e torture psicologiche. Ma anche tante testimonianze (donne, amici, musicisti..) di generosità e gentilezza straordinarie: di come veniva loro in aiuto quando ne avevano bisogno, o di essere portati in giro per il mondo.

    Parlando dei continui cambi di musicisti nella band: "Se vedi tua nonna e me che suono i bonghi su un palco, allora sei ad un concerto dei Fall!".
    Il nome, The Fall, venne scelto dall'omonimo romanzo di Albert Camus (La Caduta, la storia dell'avvocato Jean-Baptiste Clamence, emblema dell'uomo che vive nell'assurdo..) del 1956.
    Ho visto Mark E. Smith anni addietro in un mitico concerto a Roma, al Brancaleone, sempre visibilmente al comando, come un folle caposquadra di cantiere, aggrappato al microfono cantando (o piuttosto emettendo rumori) i testi come se fossero ordini, mentre la band, rannicchiata dietro di lui, martellava il suo tipico sound ipnotico, gelido e polveroso. Non un tipico live-rock, ma qualcosa più simile alla fantascienza musicale!
     
    "Continuerò a farlo finché potrò". Il suo amore e il suo impegno per i Fall è stato totale. Dice tutto di lui il fatto che ha continuato a esibirsi fino alla fine, anche visibilmente malato e su una sedia a rotelle. Un personaggio unico e irripetibile..



















    24/01/18

    "Evil Spirits", il ritorno dei Damned e il mio Best of






    I DAMNED sono stati uno dei gruppi più influenti non solo del punk rock: un'eredità pesante per generazioni di rockers. Il loro è stato un autentico viaggio musicale, che ha visto il quintetto in perenne evoluzione, esplorando coraggiosamente panorami e suoni ben oltre i loro esuberanti inizi. A circa dieci anni dall'uscita del loro ultimo album in studio,  So, Who's Paranoid?, molto apprezzato da critica e fan,  ritornano con il nuovo "Evil Spirits", che sarà pubblicato il 13 aprile su Search And Destroy / Spinefarm Records, ed è preceduto dal singolo "Standing On The Edge Of Tomorrow", da ieri streaming online e apripista per il prossimo tour nel Regno Unito a partire dal 26 gennaio. "Evil Spirits", è prodotto dal leggendario Tony Visconti, che ha lavorato con molti grandi nomi nel panorama Rock, e antico sodale di David Bowie, con cui ha realizzato una delle più grandi trilogie della musica alternativa. Visconti ha sfruttato appieno le sue attrezzature vintage per il nuovo disco Damned. C'è qualcosa di meraviglioso nei suoni degli anni settanta; dischi glam, rock e punk, suonano tutti alla grande. Ha fatto registrare tutti i brani in studio ma suonati.. dal vivo, con l'obiettivo di ottenere qualcosa che si avvicinasse il più possibile al vecchio sound graffiante  della band.
    Riuniti con l'ex bassista Paul Gray (che con Vanian e Cap Sensible aveva suonato in "Black Album" e "Strawberries" nei primi anni ottanta ), i vecchi dannati hanno sfornato canzoni che possono sembrare abbastanza gioiose ed edificanti musicalmente, ma alcuni dei testi, come il nuovo singolo Standing On The Edge Of Tomorrow, risultano piuttosto oscuri.

    BEST OF...
    Per quanto riguarda il best, per i Damned è risultato ancora più difficile rispetto ad altri gruppi. Il mio amore per la band è di vecchissima data, incondizionato e immutato ancora oggi. Avendo tutta la discografia, compresi bootleg e rarità, è stata una stretta al cuore escludere brani. Alcuni dischi meritavano di essere inclusi per intero, come Strawerries  e Phantasmagoria, che rappresentato momenti diversi di evoluzione e innovazione.  Ma.. non si poteva.Troverete poi alcune canzoni in diverse versioni, perché essenzialmente i Damned sul palco sono sempre stati qualcosa di veramente travolgente. Quindi, meno di una settantina di brani proprio non ce l'ho fatta a ridurre. Buon ascolto comunque, per chi ama The Damned, contro la mediocrità imperante e l'intrattenimento plastificato dei nostri giorni,  so che sarà cosa molto gradita...

                                                                

     
    MY  BEST OF...THE DAMNED!
     




    20/01/18

    Margaret Atwood scrive sul movimento #MeToo

    «Sembra ci sia un’intera nazione piena di giovani donne che non sanno chiamare un taxi»
    Caitlin Flanagan

     Margaret Atwood, l’autrice di The Handmaid’s Tale si interroga su cosa significhi essere una “cattiva femminista” e invita alla cautela quando si tratta di ritenere colpevoli gli accusati di molestie

    Da paladina del femminismo a cattivo esempio e accusatrice degli stessi movimenti femminili il passo di questi tempi è breve. La prolifica scrittrice canadese è divenuta negli ultimi anni un’icona di un rinnovato movimento di liberazione femminile dopo che alcuni suoi romanzi, in particolare Il racconto dell’ancella e L’altra Grace, sono divenuti delle popolari serie tv (The Handmaid’s Tale, che abbiamo più volte consigliato e Alias Grace) focalizzando l’attenzione sul ruolo spesso vilipeso delle donne. Ora però l’autrice è sotto attacco per le sue posizioni sul movimento #MeToo e per un suo editoriale pubblicato sul quotidiano canadese The Globe and the Mail.
    Questa è la traduzione (e scusate qualche licenza che ci siamo presi) della lettera, in cui scrive che le donne non sono solo buone e angelicate, altrimenti non esisterebbe un sistema legale, che una persona non può essere colpevole solo perché accusata, e che «in tempi estremi, gli estremismi vincono», e si finisce per dividere in tifoserie situazioni complesse: da una parte chi sta con gli stupratori, dall’altra chi con gli illuminati.
    La riteniamo (la lettera) un validissimo contributo, anche alla luce di nuovi episodi di presunti stupri, come quello di James Franco e del comico  Aziz Ansari, sputtanato online per.. "un appuntamento finito male"

    "Sembra che io sia una "cattiva femminista". Posso aggiungere questo alle altre cose di cui sono stata accusata dal 1972, come scalare la fama su una piramide di teste decapitate di uomini, di essere una dominatrice incline alla sottomissione degli uomini (una persona retta, completa con una illustrazione di me in stivali di pelle e una frusta) e di essere una persona orribile che può annientare - con i suoi poteri magici di strega bianca - chiunque, nei salotti di Toronto, sia critico . Sono così spaventosa! E ora, a quanto pare, sto conducendo una guerra alle donne, come la cattiva femminista misogina e stupratrice che sono.
    Come sarebbe una buon femminista agli occhi dei miei accusatori?
    La mia posizione fondamentale è che le donne sono esseri umani, con tutta la gamma di comportamenti santi e demoniaci che questo comporta, compresi quelli criminali. Non sono angeli, incapaci di commettere errori. Se lo fossero, non avremmo bisogno di un sistema legale.

    Né credo che le donne siano bambine, incapaci di agire o di prendere decisioni morali. Se lo fossero, torniamo al 19 ° secolo, con le donne che non dovrebbero possedere proprietà, avere carte di credito, avere accesso all'istruzione superiore, controllare la propria riproduzione o votare. Ci sono gruppi potenti in Nord America che spingono per questo programma, ma di solito non sono considerati femministe.

    14/01/18

    Disordine e anarchia: dove nasce l'arte

    Laurie Lipton
    Eh, le nostre stanze, le nostre case, le nostre.. passioni. Un buon studio per un artista è tutto, il posto forse più importante. E quelli più creativi (compresi i nostri!) possono a volte sembrare una discarica, o posti dove regna sovrano il disordine e l'anarchia. Ma è proprio in stanze come queste  che sono state create le più grandi opere d'arte, dove sono nate le idee più geniali.

    Queste foto non sono glamour e mostrano gli artisti in uno stato naturale e quasi senza filtro. Questa è la storia dietro le quinte. Le immagini ci restituiscono gli artisti nelle loro quotidianità e nel loro lavoro, e tra mostri sacri, visionari, pop, avanguardisti, abbiamo scelto come al solito quelli di nostro gradimento, che sentiamo più vicini con la loro arte e personalità..
    (via Bored Panda)




    
    Pollock

    Bacon


    Alfred Roll

    11/01/18

    Hepcat, Marcus Garvey era un eroe nato in Giamaica

    Marcus Garvey era un negro nato in Giamaica
    Marcus Garvey era un eroe nato in Giamaica
    Sposò due mogli di nome Amy e Aimee
    Aveva due figli, quelli di Amy
    Uno è un dottore
    Uno è un insegnante
    Alcuni dicono Garvey Ded-o
    Alcuni dicono di no Ded-o
    Alcuni dicono di conoscerlo
    Alcuni dicono che non lo conoscono..
    Ho incontrato alcuni fanatici
    l'altro giorno
    hanno un piano indescrivibile..


    Hepcat - Scientific




    10/01/18

    Philip Seymour Hoffman ci manca

    Philip Seymour Hoffman è uno degli attori e artista più amato qui su INTERZONE. Lo ribadisco dopo aver già espresso il concetto in altri post su questo blog. Protagonista e comprimario, in ruoli drammatici, comici, in film d'avventura, di fantascienza, biografici, commedie, schivo e riservato, lontano dallo star system, Philip Seymour Hoffman  ci manca, e tanto. 
     
    Muore domenica 2 febbraio del 2014 a soli 46 anni.
    Uno dei migliori attori della sua, della nostra generazione.
    Ricordo le mie prime reazioni: shock e tristezza. Come è stato possibile? Giovane, dotato, un vero talento.
    Philip “elevava qualsiasi film in cui recitasse” –  e con un volto e una personalità inconfondibili.
    E poi le linee temporali hanno iniziato a essere riempite di clip, una dopo l'altra, più di due decenni di lavoro ricco, variegato e sincero: la cascata di link su YouTube ha confermato qualcosa che troppo spesso si dava per scontato: Philip Seymour Hoffman era un attore straordinario - credibile, sfumato, intelligente, spesso elettrizzante . E, soprattutto, versatile. Anche se aveva le sue specialità (sguardo triste, genio impaziente, ghigno compiaciuto..), non ha mai dato due volte la stessa interpretazione. Nel suo lavoro c'era un filo comune: era un attore di straordinario controllo. Molte delle sue migliori performance hanno trasmesso quel controllo, e anche quando ha interpretato personaggi dal carattere difficile e disordinato, non c'è stata mai la sensazione (e la paura) che Hoffman perdesse il controllo. E questo, più della sua età o della sua persona o dei dettagli sordidi della sua morte, è la cosa più sconvolgente della vicenda: aveva perso il controllo di una dipendenza paralizzante.

    Lo shock della sua morte, su come sia avvenuta rispecchia l'affetto e l'amicizia che avevo provato quando Hoffman era andato in riabilitazione - non per l'alcol o per le pillole, tossicodipendenze più comuni nello star system, ma per liberarsi dell'eroina. È una cosa seria e, anzi, era una storia di dipendenza che risale ai suoi vent'anni. Una storia.. comune a molti. Ma nonostante questo, l'immagine del geniale Hoffman morto nel suo bagno, un ago nel braccio, ci porta in una dimensione molto diversa ad esempio, dalla morte simile di altri personaggi: prendiamo quella di John Belushi.

    L' immagine di Belushi era quella di Bluto Blutarsky, in Animal House; quando pensiamo a Philip Seymour Hoffman, pensiamo al Lancaster Dowd di The Master, ispirato a Scientology (Coppa Volpi a Venezia ex aequo con Joaquin Phoenix) o al suo brillantemente astuto Gust Avrakotos ne La Guerra di Charlie Wilson, o al suo affamato Truman Capote in Capote (per cui ha vinto il suo Oscar) . Non si possono conciliare nell'uomo capace di queste interpretazioni, il potere dell'attore e quello della dipendenza, che lo ha portato alla morte. Ma ci sono altre performance che suggeriscono quei demoni mai soppressi. C'è il suo lavoro potente e silenzioso in Love Liza, (Per Amore di Liza) col web designer schiavo della benzina che usa come anestetico al dolore esistenziale dopo il suicidio di sua moglie. (Voci, dicono che le continue ricadute di Hoffman potrebbero essere causate da una separazione dopo 15 anni di convivenza..). C'è la sua poco apprezzata trasformazione nel notevole La doppia vita di Mahowny , storia vera di un bancario canadese con una dipendenza dal gioco d'azzardo incontrollabile, il tossico dirigente immobiliare disperatamente in cerca di denaro di Onora il Padre e la Madre: vederlo in questi film, il modo in cui il suo personaggio non solo suddivide la sua dipendenza, ma che diventa uno schiavo infelice, a quanto sembra, ora, sia illuminante. Altre performance che continuano a tornarci in mente, Il dubbio, accanto a Meryl Streep, per il suo ruolo di sacerdote sospettato di aver abusato di uno studente di colore dal giorno della notizia della tragedia; il suo Phil Parma in Magnolia di Paul Thomas Anderson. Anderson ha lavorato con Hoffman cinque volte, gli ha affidato parti che qualsiasi attore avrebbe voluto interpretare, dal depresso disperato di Boogie Nights al sudicio pericoloso in Punch-Drunk (Ubriaco d'amore) al carismatico prevaricatore e ingannatore in The Master. Tutto è stato scritto per Philip, ma la parte dell'infermiere di grande dolcezza e umanità in Magnolia, è sembrata un suggerimento che questo personaggio fosse il vero Phil. In questo magnifico film, mantiene un rapporto allegramente volgare con il suo paziente che sta per morire, (un sempre grande Jason Robards), è sensibile ai malumori della moglie selvaggia e instabile del suo paziente e quando gli viene chiesto di rintracciarne il figlio con cui non ha rapporti da anni, è impossibile dimenticare la telefonata con questo sconosciuto, così semplice, così contenuta, ma così potente. In questo grande e coraggioso film, pieno di tossicodipendenti e misogini e abusatori e vittime, Phil di Hoffman non è la stella del film, ma in molte scene, è un personaggio puramente reattivo e potente. Philip Hoffman era sempre così coinvolto nelle scene dei suoi film che non si può distogliere lo sguardo dai suoi personaggi, anche se non era la star.


    Come dimenticare i suoi film "musicali", Quasi famosi, nei panni di Lester Bangs,  Jack Goes Boating, una commedia in cui veste i panni di Jack, personaggio timido e socialmente inetto, autista di limousine appassionato di reggae, il Dj di Radio Rock, e ancora Boogie Nights, Il grande Lebowski..

    Probabilmente il miglior attore della sua generazione, uomo schivo e riservato, una moglie, due figlie, poco o nulla si sapeva di lui. Niente a che fare con lo star system, niente spot, niente gossip. Neanche bellissimo, ma affascinante, sì.
    Oltre al suo trasformismo straordinario, questo è quello che ci mancherà forse di più..
     
     
     

     

    06/01/18

    All Blues..





    All Blues

     

    Chet Baker

    The sea, the sky.
    And you and I.
    Sea and sky and you and I.
    We are all blues.
    All shades, all hues
    We are all blues;
    Some blues are sad.
    And some blues are glad.
    Dark and sad,
    Oh, bright and glad.
    We are all blues.
    All shades, all hues... Yeah.
    We are all blues.
    The sea, the sky.
    And you and I.
    Sea and sky and you and I.
    We are all blues.
    All shades, all hues
    We are all blues;
    Some blues are sad.
    And some blues are glad.
    Dark and sad,
    Oh, bright and glad.
    We are all blues.
    All shades, all hues... Yeah.
    We are all blues.
    All shades, all hues... Yeah.
    We are all blues.
    All shades, all hues... We are all blues.