23/09/15

Talking Heads, Chronology e il magnifico concerto di Roma

Metà degli anni 1970. Bond Street collega Broadway e la Bowery, dove esattamente era il CBGB: lì abitava e stazionava molta gente..cool, proprio quando il posto era ancora considerata una parte piuttostopericolosa della città. Oggi Bond Street è nota soprattutto per essere diventato un posto molto costoso. David Byrne viveva a 52 Bond Street a pochi passi dal CBGB. Divideva l'appartamento con un artista di nome Jamie Dalglish. Dalglish era ed è un pittore, ma a quel tempo era ossessionato dai video. Nel 1975 ebbe l'idea di un progetto di video arte che consisteva interamente di interviste. L'idea era che Dalglish avrebbe girato ore e ore di filmati dei suoi amici artisti che parlavano con Byrne, ma Byrne sarebbe stato fuori schermo per tutto il tempo. Il nome del progetto era "Talking Heads".

Per anni i Talking Heads non potevano sbagliare niente ai miei occhi, per anni sono stati uno dei gruppi "testa di serie" nei miei ascolti e nella mia discografia. Fear of Music, Remain In Light, The Catherine Wheel, My Life in the Bush of Ghosts e Tom Tom Club.. Ad un certo punto, mi sono un po inacidito.. Non credo di essere il solo tra quelli della "prima ondata" di fan dei Talking Heads quando dico che non sono stato poi così interessato a tutto ciò che è venuto dopo Remain In Light, certo ci sono dei grandissimi brani ancora in Speaking in Tongues, Little Creatures fino a Naked, ma parliamo chiaro: i Talking Heads avevano già dato. Prima della pubblicazione di Chronology, un video che documenta lo sviluppo di una delle più importanti band d'avanguardia della storia del rock, le esibizioni in concerto della band erano per lo più limitate a Stop Making Sense. Francamente, non mi è mai piaciuto troppo.. Troppo scarno, troppo poco elettrico. Già da allora, ho pensato che fossero in declino. Le prestazioni in Chronology sono ben filmate- anche se a volte un po 'sfocate o sgranate, ma meritano la visione e l'ascolto. Possiamo ammirare le prime esibizioni, con il gruppo ridotto all'essenziale, al CBGB.
In tutto 67 minuti, in cui i componenti vengono gradualmente aggiunti alla storia, arricchendo il suono e rendendolo sempre più interessante. Particolarmente importante per l'evoluzione dei Talking Heads l'ingresso nel 1980 di due membri dei Funkadelic, il tastierista Bernie Worrell e il percussionista Steve Scale, così come quello di Adrian Belew, entrato in seguito nei King Crimson. E' la band che plana a Roma in concerto, come possiamo vedere nel filmato che pubblichiamo sotto.Se lo trovate, vi consiglio l'edizione deluxe del DVD. Contenuta in un cofanetto colorato, con un libro di  48 pagine in copertina rigida, pieno di fotografie, testi scritti a mano, e una recensione del grande Lester Bangs del 1979 (che Byrne definisce "una bella declamazione esistenziale"). Ci sono 15 canzoni in programma a partire dalla metà degli anni '70 fino ai primi anni '80, tra cui i concerti al Old Grey Whistle Test, Saturday Night Live, American Bandstand, al Late Night di David Letterman, al U.S. Festival e al Festival di Montreux. Infine cè la performance di "Life During Wartime" alla cerimonia della reunion della band nel 2002, per l'ingresso nella Rock' n 'Roll Hall of Fame. Ci sono inoltre ottimi extra nel DVD, tra cui un'intervista di 10 minuti con David del 1978, e un profilo di 35 minuti al British "South Bank Show" nel 1979.
Dopo Chronology, c'è questo magnifico materiale video "live" girato a Roma nel 1980. Il tour che portò Byrne e soci anche quì in Italia è certamente molto più spontaneo, più flessibile, più crudo, più fresco e soprattutto più funky, rispetto a quello messo in scena per il film di Jonathan Demme. Peccato davvero non poter vedere più riprese del periodo The Name of This Band is Talking Heads, il loro migliore in assoluto.

"La grande differenza tra noi e i gruppi punk è che ci piace KC and the Sunshine Band. Chiedete Johnny Rotten se gli piace KC and the Sunshine Band: sobbalzerà sulla sedia e vi soffierà il suo moccio in faccia! "
- Chris Frantz

Questo live del 1980 , ripreso a Roma con la band espansa ad una line-up da "orchestra afro-funk ", li coglie alla loro forse massima forma, ispirati, con quattro delle undici canzoni provenienti da quel classico che è Remain in Light. Caratterizzato dal futuro King Crimson e dio della chitarra Adrian Belew, che torcendosi fa uscire dalla sua chitarra rumori e distorsioni quasi impossibili .
E peccato che il tutto non sia stato pubblicato come DVD, magari in Blu-ray. Altro che Stop Making Sense!
Questo è il commento di Cesare Pierleoni, il fortunato tecnico della Rai che ebbe la fortuna di essere il regista di quello che fu davvero un grando e unico evento, quì in Italia.

<<Ho avuto la fortuna e l'onore di essere il regista di questo concerto indimenticabile e meraviglioso al Palaeur di Roma il 17 dicembre 1980. Qualcosa di irripetibile girato in pellicola 16mm con tre macchine da presa sincronizzate. Band guest furono i Selecter,in quegli anni vere e proprie star del genere ska. Credo sia qualcosa di incredibile con band dei Talking Heads allargata con il mito Adrien Belew alla chitarra e, ancora Dolette Mc Donald backing vocal e ancora.Ho ancora la pelle d'oca. Alla Rai, in particolare a Raiuno,che pensa solo alle cazzate di Carlo Conti neanche sanno di avere in archivio questo gioiello!>>
Godiamoci queste immagini e dopo, per ricordarcelo anche quando siamo in macchina, ascoltiamoci The Name of This Band is .., uno dei più belli album live di sempre.




0:27 - Psycho Killer
5:27 - Stay Hungry
9:33 - Cities
14:48 - Band Introduction
15:45 - I Zimbra
19:53 - Drugs
24:26 - Take Me to the River
30:15 - Crosseyed and Painless
36:56 - Life During Wartime
42:02 - Houses in Motion
48:51 - Born Under Punches
56:56 - The Great Curve

<<Quando suonavamo al CBGB al fianco di Television, Ramones, Patti Smith, e Blondie, non c'è mai stato alcun dubbio nella mia mente che qualcosa di indimenticabile stava succedendo. Per me era ovvio che la storia era in divenire; in non piccola parte grazie a Hilly Kristal che possedeva il CBGB e che ha dato a queste band un palco per suonare quando nessun altro lo avrebbe fatto.>> 

Chris Frantz