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19/04/15

Il giro del mondo in 80..supermiliardari

L'uno per cento della popolazione ha le risorse del 48 per cento. Se si continua così, nel 2016 sarà superata la soglia del 50 per cento
Questa è la seconda sta­ti­stica redatta da Oxfam, la prima l'abbiamo pubblicata nel post precedente, e questa  è ancor più impres­sio­nante. Le asso­cia­zioni di Ong com­bat­tono la care­stia, la fame, e accu­sano ban­chieri e finan­zieri, indu­striali e ven­di­tori dei far­maci di gravi delitti e omis­sioni. Baste­rebbe poco per ovviare a molti guai, baste­rebbe l’intervento di pochi. Negli anni scorsi, nel 2010, 387 di loro aveva ric­chezze pari a quelle del mondo povero, metà di tutti i viventi, costi­tuito da 3,5 miliardi di per­sone. La ric­chezza della metà più povera del mondo, cor­ri­spon­dente a 3,5 miliardi di viventi, equi­va­leva a quella di 387 miliar­dari. Un fatto enorme, una misura del mondo intol­le­ra­bile. Que­sto però nel 2010. Dal momento in cui tutto il mondo è caduto in recessione, una delle crisi economiche più violente che i governi dovrebbero affrontare, le persone con più potere economico hanno visto il loro potere aumentare, sempre più. Il rapporto del 2013, ha scoperto che oggi sono 80 le persone che hanno nelle proprie mani tanta ricchezza quanto la metà di tutto il genere umano, e che la loro ric­chezza  è rad­dop­piata tra 2009 e 2014. (Pochi mesi dopo Forbes ha dichiarato che il numero era sceso a 67). Molte organizzazioni hanno chiesto chi fossero queste persone, e ora la lista è stato resa pubblica .Queste sono le stesse persone, molto probabilmente, che mantengono un"filtro" sulla nostra democrazia rappresentativa. Certo, prendiamo questa'elenco con la dovuta cxautela. Troppi paradisi fidscali ancora ben nascosti, troppa ricchezza accumulata ancora ben mascherata. Il disagio si trasforma in rabbia, alle stelle, per il fatto che molte di queste persone vedono aumentare costantemente la loro ricchezza , mentre la classe media sempre più si restringe, l' "austerità" viene richiesta a livello mondiale, (tranne che dai paesi scandinavi) e per il disa­stro esi­sten­ziale della povera gente, di 3,5 miliardi per­sone, Disagio e rabbia anche per l'influenza politica che queste stesse persone esercitano con le loro lobbies per incrementare il loro potere e indebolire le regolamentazioni e le leggi antitrust in tutti i paesi.


RANK NAME 2014 WEALTH (BILLIONS) COUNTRY
SECTOR
1 Bill Gates $76 USA ✓ Tech
2 Carlos Slim Helu $72 Mexico ✓ Telecom
3 Amancio Ortega $64 Spain ✓ Retail
4 Warren Buffett $58 USA ✓ Finance
5 Larry Ellison $48 USA ✓ Tech
6 Charles Koch $40 USA
Diversified
7 David Koch $40 USA
Diversified
8 Sheldon Adelson $38 USA ✓ Entertainment
9 Christy Walton $37 USA
Retail
10 Jim Walton $35 USA
Retail
11 Liliane Bettencourt $35 France
Product
12 Stefan Persson $34 Sweden
Retail
13 Alice Walton $34 USA
Retail
14 S. Robson Walton $34 USA
Retail
15 Bernard Arnault $34 France
Luxury
16 Michael Bloomberg $33 USA ✓ Finance
17 Larry Page $32 USA ✓ Tech
18 Jeff Bezos $32 USA ✓ Retail
19 Sergey Brin $32 USA ✓ Tech
20 Li Ka-shing $31 Hong Kong ✓ Diversified
21 Mark Zuckerberg $29 USA ✓ Tech
22 Michele Ferrero $27 Italy
Food
23 Aliko Dangote $25 Nigeria ✓ Commodities
24 Karl Albrecht $25 Germany ✓ Retail
25 Carl Icahn $25 USA ✓ Finance
26 George Soros $23 USA ✓ Finance
27 David Thomson $23 Canada
Media
28 Lui Che Woo $22 Hong Kong ✓ Entertainment
29 Dieter Schwarz $21 Germany
Retail
30 Alwaleed Bin Talal Alsaud $20 Saudi Arabia ✓ Finance
31 Forrest Mars Jr. $20 USA
Food
32 Jacqueline Mars $20 USA
Food
33 John Mars $20 USA
Food
34 Jorge Paulo Lemann $20 Brazil ✓ Drinks
35 Lee Shau Kee $20 Hong Kong ✓ Diversified
36 Steve Ballmer $19 USA ✓ Tech
37 Theo Albrecht Jr. $19 Germany
Retail
38 Leonardo Del Vecchio $19 Italy ✓ Luxury
39 Len Blavatnik $19 USA ✓ Diversified
40 Alisher Usmanov $19 Russia ✓ Extractives
41 Mukesh Ambani $19 India
Extractives
42 Masayoshi Son $18 Japan ✓ Telecom
43 Michael Otto $18 Germany
Retail
44 Phil Knight $18 USA ✓ Retail
45 Tadashi Yanai $18 Japan ✓ Retail
46 Gina Rinehart $18 Australia
Extractives
47 Mikhail Fridman $18 Russia ✓ Extractives
48 Michael Dell $18 USA ✓ Tech
49 Susanne Klatten $17 Germany
Cars
50 Abigail Johnson $17 USA
Finance
51 Viktor Vekselberg $17 Russia ✓ Metals
52 Lakshmi Mittal $17 India
Metals
53 Vladimir Lisin $17 Russia ✓ Transport
54 Cheng Yu-tung $16 Hong Kong ✓ Diversified
55 Joseph Safra $16 Brazil ✓ Finance
56 Paul Allen $16 USA ✓ Tech
57 Leonid Mikhelson $16 Russia ✓ Extractives
58 Anne Cox Chambers $16 USA
Media
59 Francois Pinault $16 France ✓ Retail
60 Iris Fontbona $16 Chile
Extractives
61 Azim Premji $15 India
Tech
62 Mohammed Al Amoudi $15 Saudi Arabia ✓ Extractives
63 Gennady Timchenko $15 Russia ✓ Extractives
64 Wang Jianlin $15 China ✓ Real Estate
65 Charles Ergen $15 USA ✓ Telecom
66 Stefan Quandt $15 Germany
Cars
67 Germán Larrea Mota Velasco $15 Mexico
Extractives
68 Harold Hamm $15 USA ✓ Extractives
69 Ray Dalio $14 USA ✓ Finance
70 Donald Bren $14 USA ✓ Real Estate
71 Georg Schaeffler $14 Germany
Product
72 Luis Carlos Sarmiento $14 Colombia ✓ Finance
73 Ronald Perelman $14 USA ✓ Finance
74 Laurene Powell Jobs $14 USA
Entertainment
75 Serge Dassault $14 France
Aviation
76 John Fredriksen $14 Cyprus ✓ Transport
77 Vagit Alekperov $14 Russia ✓ Extractives
78 John Paulson $14 USA ✓ Finance
79 Rupert Murdoch $14 USA ✓ Media
80 Ma Huateng $13 China ✓ Tech




18/04/15

Un dollaro e 25 per 2,5 miliardi di persone

Sono andato a leggerlo, questo  nuovo studio condotto dal Overseas Development Institute del Regno Unito (ODI), che ci ricorda che il numero di persone nel mondo che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno è probabilmente di gran lunga superiore a quella già sconcertante di 1,2 miliardi, stimati dalla Banca Mondiale.
Potrebbero arrivare a più di un quarto le persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno rispetto alle stime attuali suggerite, perché alcune indagini sono andate perse, osserva il rapporto, attestando che il numero totale di persone che vivono in estrema povertà potrebbe essere sottostimato di ben 350 milioni. Se, come sostiene la relazione, le cifre della povertà globali sono "sottostimate di ben un quarto," allora più di 2,5 miliardi di persone,  più di un terzo della popolazione mondiale, sopravvive con meno di 2 dollari al giorno.
Gli strati della popolazione più svantaggiati, persone che sono senza casa, o che vivono in situazioni di pericolo, a cui i ricercatori non possono accedere, vengono censiti solo dalle indagini sulle famiglie: proprio la scarsa qualità dei dati sulla povertà, la mortalità infantile e materna sono alcuni dei risultati più significativi della relazione.
Se dovessimo definire la povertà come "vivere con meno di 5 dollari al giorno", più di quattro miliardi di persone, vale a dire i due terzi della popolazione mondiale, si possono definire impoverite, secondo le stime della Banca Mondiale.

Intanto i portafogli azionari dei multimilionari e dei miliardari di tutto il mondo, subiscono continue impennate: la vendita di superauto, yacht e appartamenti di lusso sono a livelli da record. Mentre le politiche monetarie perseguite dalle banche centrali di tutto il mondo iniettano quantità inimmaginabili di ricchezza nelle casse di una aristocrazia finanziaria parassitaria, la maggior parte dell'umanità lotta per sopravvivere in mezzo alla povertà, l'austerità e la guerra.
Nel mese di marzo, Forbes ha riferito che il valore netto complessivo dei miliardari di tutto il mondo ha avuto un nuovo massimo nel 2015 di 7.050 miliardi dollari. Dal 2000, la ricchezza complessiva dei miliardari del mondo è aumentato di otto volte. La rivista ha riferito che.. "Nonostante il precipitare dei prezzi del petrolio e un euro indebolito, le fila dei più ricchi sfida la crisi economica globale e ancora una volta si amplia ."
La quantità di ricchezza controllata dal l'1 per cento della popolazione aumenterà ancora, entro il prossimo anno. Questa settimana, il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il suo semestrale World Economic Outlook, in cui ha avvertito che non ci sarebbe stato un ritorno ai tassi di crescita economica che ha prevalso prima del crollo finanziario del 2008, per un periodo indeterminato. Altro che ripresa.

Il rapporto del FMI ritiene inoltre che, nonostante i profitti record e le enormi quantità di denaro contante incamerate dalle grandi aziende a livello internazionale, gli investimenti privati ​​sono precipitati.  Il rapporto documenta l'obiettivo a  senso unico  dei governi, delle banche centrali e dei responsabili politici in generale, per un ulteriore arricchimento delle élite finanziarie globali a scapito delle forze produttive e della grande maggioranza dell'umanità.
I livelli puri di disuguaglianza in tutto il mondo, espressi nelle infrastrutture fatiscenti, nell'attacco agli standard di vita dei lavoratori e dei giovani, e nell'erosione dei diritti democratici, inibiscono seri studi sulla povertà, come dimostrato dalla relazione della ODI. Sempre l' ODI (Overseas Development Institute) rileva che più di 100 paesi non hanno sistemi funzionanti per registrare e censire nascite e decessi, facendo si che sia impossibile avere dei dati precisi su mortalità infantile e mortalità materna. Ventisei paesi non hanno raccolto i dati sulla mortalità infantile dal 2009. Secondo le stime attuali, nel mondo, da 220.000 a 400.000 donne sono morte di parto nel 2014. Meno di una su cinque nascite avvengono in paesi con sistemi completi di registrazione civile.
Molte indagini vengono effettuate con sistemi obsoleti, costringendo i ricercatori a estrapolare dati vecchi, o fare ipotesi sulle relazioni tra altri insiemi di dati. Si stima che una ricerca sulle persone che vivono in estrema povertà sia stata pubblicata quasi quattro anni fa. Solo 28 dei 49 paesi dell'Africa sub-sahariana hanno effettuato un sondaggio sul reddito familiare tra il 2006 e il 2013. Le stime di povertà del Botswana si basano su un sondaggio sulla famiglia del 1993.
Le stime sulla povertà sono ulteriormente complicate dal disaccordo tra diversi paesi sullo stabilire una reale soglia di povertà. Alcune organizzazioni non governative hanno stabilito le proprie soglie di povertà nazionali. Ad esempio, in Thailandia, la linea ufficiale di povertà nazionale è di 1,75 dollari al giorno e il tasso di povertà del 1.81 per cento. Tuttavia, gruppi delle comunità urbane hanno valutato la soglia di povertà per persona a 4,74 dollari al giorno, portando il tasso di povertà del paese a quasi la metà della popolazione, il 41.64 per cento.

Guerre e conflitti violenti hanno un effetto devastante sulle ricerche di qualsiasi tipo, arrestano gli studi, rovinando le infrastrutture,  distruggendo database. Le ingenti somme di denaro spese per la guerra sono di gran lunga superiori a quelle necessarie per ridurre in modo significativo la miseria sociale. Ormai è un dato di fatto, ma a nessuno sembra interessare e quelli che lo gridano passano per dei visionari idealisti, quando non vengono tacciati in modo dispregiativo di no-globalismo. Gli Stati Uniti da soli hanno speso 496 miliardi dollari per la difesa solo lo scorso anno, mentre, secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, "il mondo ha bisogno di solo 30 miliardi di dollari l'anno per sradicare il flagello della fame."
Questi livelli impressionanti di povertà, disuguaglianza e violenza sono un atto d'accusa schiacciante e senza appelli sul sistema capitalista, il cui unico scopo è quello di arricchire l'oligarchia finanziaria che domina la società, a spese della stragrande maggioranza dell'umanità.



21/01/15

Grandi diseguaglianze crescono

La ricchezza globale si sta sempre più concentrando nelle mani di una ristretta elite di ricchi individui che hanno generato e sostenuto i loro ingenti averi grazie ad interessi ed attività in alcuni importanti settori economici, tra i quali la finanza e il settore farmaceutico e sanitario. Le imprese appartenenti a questi settori spendono milioni di dollari proteggere e rafforzare ulteriormente i loro interessi. Le più fruttuose attività di lobby negli Stati Uniti riguardano il bilancio e il fisco, ovvero gli ambiti di gestione delle risorse pubbliche che dovrebbero essere indirizzate a beneficio dell’intera popolazione, piuttosto che rispondere ad interessi di potenti lobby.

Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il rapporto di ricerca Working for The Few, diffuso oggi da Oxfam, evidenzia come l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implichi un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.

Una situazione che riguarda i paesi sviluppati, oltre quelli in via di sviluppo, dove l’opinione pubblica ha sempre più consapevolezza della concentrazione di potere e privilegi nelle mani di pochissimi. Dai sondaggi che Oxfam ha condotto in India, Sud Africa, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, la maggior parte degli intervistati è convinta che le leggi siano scritte e concepite per favorire i più ricchi.

In Africa le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà; in India il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre il paese è tra gli ultimi del mondo se si analizza l’accesso globale a un’alimentazione sana e nutriente. Negli Stati Uniti, il reddito dell’1% della popolazione è aumentato ed è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti.

“Il rapporto dimostra, con esempi e dati provenienti da molti paesi, che viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rinforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto dei cittadini del mondo si spartisce le briciole”, afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International. “Un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”.

Il rapporto di Oxfam evidenzia, ad esempio, come sin dalla fine del 1970 la tassazione per i più ricchi sia diminuita in 29 paesi sui 30 per i quali erano disponibili dati. Ovvero: in molti paesi, i ricchi non solo guadagnano di più, ma pagano anche meno tasse.
Questa conquista di opportunità dei ricchi a spese delle classi povere e medie ha contribuito a creare una situazione in cui, nel mondo, 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni, e dove l’1% delle famiglie del mondo possiede il 46% della ricchezza globale (110.000 miliardi dollari)

“Se non combattiamo la disuguaglianza, non solo non potremo sperare di vincere la lotta contro la povertà estrema, ma neanche di costruire società basate sul concetto di pari opportunità, in favore di un mondo dove vige la regola dell’ ‘asso pigliatutto’, conclude Winnie Byanima.

Negli ultimi anni il tema della disuguaglianza è entrato con forza nell’agenda globale: Obama lo ha identificato come una priorità del 2014, e proprio il World Economic Forum ha posto le disparità di reddito diffuse come il secondo maggiore pericolo nei prossimi 12-18 mesi, mettendo in guardia su come stia minando la stabilità sociale e “minacciando la sicurezza su scala globale”. Anche per questo Oxfam chiede ai partecipanti del World Economic Forum – decision maker politici e istituzionali – di assumere un “impegno solenne” volto a:
sostenere una tassazione progressiva e contrastare l’evasione fiscale;
astenersi dall’utilizzare la propria ricchezza per ottenere favori politici che minano la volontà democratica dei propri concittadini;
rendere pubblici tutti gli investimenti nelle aziende e nei fondi di cui sono effettivi beneficiari;
esigere che i governi utilizzino le entrate fiscali per fornire assistenza sanitaria, istruzione e previdenza sociale per i cittadini;
adottare dei minimi salariali dignitosi in tutte le società che posseggono o che controllano;
esortare gli altri membri delle élite economiche a unirsi a questa causa.


Si chiede inoltre ai governi di affrontare la diseguaglianza reprimendo più severamente la segretezza finanziaria e l’evasione fiscale, anche attraverso il G20; investendo nell’istruzione universale e nell’assistenza sanitaria; e concordando un obiettivo globale che inquadri la disuguaglianza estrema in ogni paese all’interno dei negoziati per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile post 2015.

I numeri della disuguaglianza

• Circa metà della ricchezza è detenuta dall’1% della popolazione mondiale.
• Il reddito dell’1% dei più ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari, 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo.
• Il reddito di 85 super ricchi equivale a quello di metà della popolazione mondiale.
• 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza economica è aumentata negli ultimi 30 anni.
• L’1% dei più ricchi ha aumentato la propria quota di reddito in 24 su 26 dei paesi con dati analizzabili tra il 1980 e il 2012.
• Negli USA, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria del 2009, mentre il 90% della popolazione si è impoverito.


Il rapporto di Oxfam Working for the Few in pillole:
-ovunque, gli individui più ricchi e le aziende nascondono migliaia di miliardi di dollari al fisco in una rete di paradisi fiscali in tutto il mondo. Si stima che 21.000 miliardi di dollari non siano registrati e siano offshore;
negli Stati Uniti, anni e anni di deregolamentazione finanziaria sono strettamente correlati all’aumento del reddito dell’1% della popolazione più ricca del mondo che ora è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione;
-in India, il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di un sistema fiscale altamente regressivo, di una totale assenza di mobilità sociale e politiche sociali;
in Europa, la politica di austerity è stata imposta alle classi povere e alle classi medie a causa dell’enorme pressione dei mercati finanziari, dove i ricchi investitori hanno invece beneficiato del salvataggio statale delle istituzioni finanziarie;
-in Africa, le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà.

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