18/04/14

I Walked with a Zombie: Jeffrey Lee Pierce e Gun Club

Seduto sul letto del Moonlight Motel, Jeffrey Lee Pierce posò la pistola del suo Club vicino ai soldi. E attese con la televisione accesa. Come un fantasma della sconfitta americana che guarda le sue vittime disseminate sull’autostrada del blues. 
“Oh el Diablo, why did you spend your life in California? Avrei dovuto avvertirlo. Non c’è piu nessun posto dove andare, ma solo cadere finiti. Non puoi mettere le mani sotto la pistola correndo. Non quando non sei piu giovane. Ok Jack Daniels, sento la tua voglia. So che hai fatto del tuo meglio, anche se tu non l’hai pensato. Vorrei che lo avessi saputo prima di sentire l’ultimo sparo. Sai, non è un peccato quel piccolo distintivo di latta. Solo un momento. Cosi triste aver amato invano. I miei compagni persi in battaglia”
(Under The Gun - For Jeffrey Lee Pierce, Blondie, 1999). 

Romi Mori si sentiva la vedova nera del punk-blues, infilando l’anello di matrimonio al dito di Nicholas “Nick” Sanderson. Quando la cerimonia fu finita, si adagiò vicino a lui e aspettò. Ci vollero solo due lunghissimi giorni. L’8 giugno del 2008, l’ex batterista inglese degli americani Gun Club (ed ex Clock DVA, World Of Twist, Preeheat, Earl Brutus e conducente di treni sulla linea Londra-Brighton) tirò l’ultimo respiro dai suoi polmoni esplosi dal cancro e dal voodoo. Mentre lei gli teneva forte la mano e si struggeva nel rimorso e nella paura della maledizione di Jeffrey Lee Pierce. Guardando al passato della band dove aveva suonato il basso, Romi non vide che un campo dopo la battaglia con le vittime al suolo perforate dai proiettili sparati dal Gun Club, senza sbagliare mai mira. Il primo a cadere, ucciso dalla pallottola dell’eroina, fu Rob Ritter, che un giorno imprecisato del 1991 morira a New York, tornato al nome di Rob Graves e con Dinah Cancer nei 45 Grave, e al death e ghoul rock per Only The Good Die Young del 1989. Intanto faceva il road manager della band dell’ex compagno dei 45 Grave (ed ex Germs) Don Bolles, col quale aveva dato vita anche ai Silver Chalice e ai Celebrity Skin provocando la seconda morte dei 45 Grave. Courtney Love, sua amica, gli dedicherà il disco delle Hole Pretty On The Inside.
Lo seguirà, il primo aprile del 1992, Nigel Preston, batterista in tour coi Gun Club, e prima nei Theatre of Hate, nei Sex Gang Children e nei Cult, ammazzato pure lui da quell’eroina portata nella band californiana dalla dannazione di Jeffrey Lee Pierce. Adesso era toccato a chi gli aveva rubato la donna spingendolo al suicidio diluito nel solito alcol, nella sua solita droga.




“Horrible nightmare... to go up and play and make everybody want to go out afterward and commit suicide", disse Pierce appena dopo l’uscita dell’esordio del 1981 Fire of love: l’inizio del rito psychovoodooblues che con Brian Tristan alias Kid Congo Powers aveva messo in piedi nel 1980 chiamandolo prima Creeping Ritual e poi col definitivo Gun Club. La magia nera di Fire Of Love (non a caso in copertina c'erano le immagini del film del 1943 I Walked with a Zombie di Jacques Tourneur) aprì la “danse macabre" di Jeffrey che si ritrovò d’un tratto nel bel mezzo di una magia erotica criminale blues post-punk, mentre Kid Congo si era trasferito nei Cramps, passato nelle fila della band ispiratrice, guidata dal sacerdote dello psychobilly Lux Interior, senza neanche celebrare il rito d’iniziazione del battesimo su album. Il tempo di firmare con Jeffry For the love Of Ivy, e si era rifugiato proprio dalla sacerdotessa dei Cramps Poison lvy. E Jeffrey adesso se ne stava li con Ward Dotson, al posto del Kid, Terry Graham e Rob Ritter, e non poteva fermarsi dal celebrare il suo rituale strisciante che raccontava di amori da sex beat e da dipendenza come da eroina - “She’s like heroin to me. She cannot miss a vein” – e altri per i quali uccidere, e ancora omicidi lungo la strada americana e sulla ferrovia percorsa dal treno nero. Storie che l’avevano trascinato dalla periferia di Los Angeles, con la nascita a Montebello, il trasloco nell’infanzia a est a El Monte fino all’adolescenza nella San Fernando Valley a Granada Hills, nella zona nord ovest, al centro del suo inferno nella Los Angeles degli angeli bui giunti dal Delta del Mississippi dove i Gun Club sbocciarono come un assolato e oscuro fiore del male. E ora, appena al primo disco, di quella danza macabra Jeffrey cominciava a pagare le conseguenze col fiato rotto dalla sua frenesia. Miami, il disco dell’anno successivo, raccontava ancora di morte e lacrime e sangue che trasudano dall’organismo intossicato d’eroina di Jeffrey. I suoi scatti d’umore, drogati e alcolici, e la sua crescente paranoia intrisa di un perenne senso di abbandono e incomprensione, spezzano la resistenza dei propri soci che se ne vanno maledicendolo seguiti dalla sua maledizione. Tutti diventano presto suoi nemici. 
<<Aveva un ego smisurato e un comportamento spesso stupido>> dirà Ward Dotson. <<Era capriccioso e bugiardo. Sapeva essere affascinante come insopportabile. Sognavo di ucciderlo>>. L’EP Death Party dell’83 vedrà con lui Jim Duckworth e Dee Pop, e in quelle cinque tracce ci sono incisi tutti i disturbi della tossicodipendenza. Le registrazioni dal vivo a Radio Ginevra sono sconcertanti col disagio di Jeffrey che canta ubriaco, fatto e malato urlando la sua precoce sconfitta. Fire of Iove. Nel rogo del feedback dei suoi complici. E della sua rabbia. In scena suona la chitarra scordata come lui, si ferma e fissa il pubblico, si arrampica sugli amplificatori, si getta a terra, a volte stona, e non solo per posa e stile come fino a poco prima, butta via le canzoni. Ed è sempre peggio nella strada della perdizione dell incubo gotico americano.

Se Miami, registrato a New York in un piccolo e claustrofobico studio, sceglie la città della Florida come slmbolo della magla nera di cui si ubriaca e si droga, con The Las Vegas Story, dell’84, Jeffrey individua nella capitale dell’azzardo, in mezzo al deserto del Nevada, il suo gioco nelle distese della dipendenza, camminando con la sua “bestia” che il diavolo del voodoo gli ha affidato come sublime dolorosa dannazione in un paese cattivo fatto di Moonlight Motel di soldi e omicidi nel sonno, degli incubi di un uomo perduto per le sue strade. A un certo punto Jeffrey pensa che la condanna si trovi tutta dentro la sua band e che si perpetui nonostante i cambi di formazione. Solo lì, Kid Congo Powers, che ha lasciato i Cramps (amici anche di Pierce che li inserisce nei credits di Miami) ed è tornato con questo questo disco -` e con lui anche Terry Graham e il nuovo ingresso Patricia Morrison, già nelle nelle registrazioni di radio Geneva - gli suggerlsce di staccarsi un po’ da quella realtà. Dopo che Jeffrey si era allontanato per non soccombere a un’altra creatura dannata qual era Linda “Texacala” Jones, che aveva amato nel solito dolore d’amore di cui era affetto, adesso era conveniente separarsi dai Gun Club. 
<<Jeffrey è una persona molto autodistruttiva, perversa. Musicalmente è molto brillante, ma dal punto di vista del carattere è quasi infantile [...] Se lavori con lui, nella sua band, c’e il rischio che urli o ti insulti. L’unico modo per riuscire a dominarlo è ridergli in faccia. Come fa Kid Congo. E Jeffrey non ha mai trattato male Kid>>
Kid Congo Powers, però, ora non gli ha riso in faccia, e durante il tour in Gran Bretagna decide che per il momento è il caso davvero di piantarla li, andandosene, costringendo in questo modo al temporaneo scioglimento i Gun Club. Con Patricia Morrison (che poi passerà ai Sisters Of Mercy, poi nei Damned, sposa di sua maestà Dave Vanian..), da vita ai Fur Bible (e quindi andrà a suonare nei Bad Seeds di Nick Cave). Jeffrey, con Romi, conosciuta nella capitale inglese è diventata la sua ragazza, se ne rimane a Londra e comincia una terapia di disintossicazione, mentre registra due dischi da solo nel 1985, l’album Wildweed e l’EP Flamingo, cantando d’amore, disperazione e sex killer. Lei lo stringe a se ed è l’unica che per il momento sopporta le sue alterazioni. Nel 1987, rimette in piedi i Gun Club, Romi suona il basso e Kid Congo è ancora al suo fianco con la chitarra. La tossicodipendenza ha lasciato però i propri strascichi nel fisico debilitato e alcolista di Jeffrey che si ammala di continuo riempiendosi di dolorose ulcere. Incide coi Gun Club Mother Juno quell’anno e poi Pastoral Hide And Seek nel 1990 e Divinity che esce nel ’91, tra la Berlino degli Hansa Studios e Bruxelles. Fugge dalla droga, immergendosi in questi dischi, in qualche apparizione in altri progetti discografici e nel ’92 in un nuovo lavoro solista, ballate blues omicide di altri autori e due a sua firma, Ramblin’Jeffrey Lee & Cypress Grove With Willie Love. Girando per l’Europa e volando in Estremo Oriente. Una due tre volte, e ancora, Giappone e Vietnam. Ma la magia nera giunge anche in Asia colpendolo con un’epatite che lo costringe al ricovero; i demoni proprio non lo vogliono lasciare in pace. Nel suo corpo gli spilloni del voodoo fanno scempio. Le palllottole del Gun Club gli deflagrano dentro. E lui per sopportare riempie la sua musica di bourbon , anche per sopperire al continuo bisogno delle magiche sostanze californiane. Lucky Jim del 1993 è l’ultiino disco a sigla Gun Club, registrato in Olanda. Senza Kid Congo però. Alla fine pure lui se ne è andato - un’altra Volta, stavolta esausto. Il tradimento di Romi è il colpo mortale per Jeffrey.. che lo strappa all’abbraccio di lei per riconsegnarlo a quello della distruzione dell’eroina.

“Noi eravamo amanti per sempre. Avevamo giurato che non ci saremmo mai separati. Oh, ma non mi sono accorto del cambiamento. Ora una casa non è una casa. Sono fuori in Strada, stanotte. Una casa non è una casa. Sono senza un sogno stanotte. Siamo stati fratello e sorella, quindi siamo divenuti amanti e poi e venuto il dolore”. Riprende tutto da capo per lungo tempo nell’autoannientamento più terribile.

Nonostante il dolore e il senso di perdita, malgrado il tradimento, alla fine però sente che ancora non vuol soccombere alla sua “bestia”, Tra il ’95 e il ’96, il riavvicinamento a Kid e il progetto con lui di un nuovo lavoro - cominciano a scrivere anche alcune canzoni - sembrano un’altra via di fuga dalla distruzione; o un ritorno sulla strada che l’aveva avviato alla perdizione, perché poi invece è tornato a Los Angeles, a pensare ai Gun Club -che avrebbe voluto rifondare con base a New York. Era stato troppo tempo da solo allo sbando come a tentare di capire se stesso e il demone senza interlocutori (scrivendo anche un libro sulla storia della band con appunti, pensieri e testi di canzoni intitolato come uno splendido brano dell’ultimo disco da solista Go Tell The Mountain) e ora un altro disco coi Gun Club, rientrare in studio, addirittura con l’idea di darsi al rap, al “rappanese”, il rap come il nuovo blues, per lui, con la lingua giapponese di Romi, poteva essere un modo per risalire - a guardare cosa però non era chiaro. Lei è ancora nel suo cuore a pezzi, distrutto come il suo fegato dalla cirrosi epatica per l’alcol e dall’epatite e l’HIV per la droga.
Avrebbe bisogno di un trapianto, ma la sua vita artistica è un fallimento e non ha i soldi per poterselo permettere. Un nuovo disco lo vede come l’ultimo scontro. Vivere o morire. Non inizierà le registrazioni. Il 31 marzo 1996, un giorno di festa, una domenica, dopo sei giorni di coma - viene trovato riverso sul pavimento della casa del padre, che era andato a visitare nello Utah, colpito da un ictus - e un intervento chirurgico, il suo cervello è squarciato dall’ultimo colpo di fucile del club maledetto. Jeffrey Lee Pierce muore per emorragia cerebrale allo Utah University Hospital di Salt Lake City.

Al Viper Room di Los Angeles, gli amici musicisti, alla fine del mese successivo la sua morte faranno un concerto per pagare i debiti lasciati alla famiglia per le sue cure e per denunciare la vergognosa mancanza di assistenza medica agli artisti in difficolta economiche. Prima di formare i Gun Club, Jeffrey Lee Pierce era stato il presidente del Blondie Fans di Los Angeles e Deborah Harry, che aveva cantato in Miami sotto lo pseudonimo di H. D. Lawrence Jr, gli dedicherà Under The Gun - For Jeffrey Lee Pierce, canzone scritta da Chris Stein dei Blondie, produttore di Miami e Death Party..
Rockriminal

The Gun Club - Live At The Hacienda (1983, Full Concert)  (video)