20/02/15

Libertari, pop, acidi: 10 best Film della controcultura degli anni '60

Siamo sempre nella controcultura, sempre nel mondo della celluloide e dopo i registi ci occuopiamo di film veri e propri. Particolari, curiosi, iconici, alcuni meravigliosi: sono i film della controcultura degli anni '60, con quei costumi (figli dei fiori), i dialoghi in gergo, la fotografia di ispirazione allucinogena , il modo in cui i colori erano sbiaditi. I fan del periodo possono rallegrarsi per le nuove edizioni spumeggianti in Blu-ray di due fondamentali pellicole indies di quegli anni: The Wild Angels - I selvaggi, di Roger Corman e Psych Out - Il velo sul ventre di Richard Rush. Quì una piccola retrospettiva del cinema  che meglio racchiude i favolosi '60.



The Wild Angels - I selvaggi
Il produttore / regista Roger Corman, che si era fatto le ossa fin dagli anni '50, diede via a tutto il movimento di filme sui bikers fuorilegge, orientato a una nuova onda nel cinema giovanile di quegli anni, con questo classico cult del 1966 , interpretato da Peter Fonda, Nancy Sinatra, Bruce Dern, e Diane Ladd, e "membri degli Hells Angels di Venice, CA". Lanciare i figli delle star di Hollywood come Henry Fonda e Frank Sinatra dava ai film un innegabile vantaggio, e i veri Hells Angels completavano il quadro nel dare una autenticità da documentario agli scontri e alle feste. La fotografia di Corman ha un'energia ruvida e tempestiva nel rappresentare lo spirito anti-autoritario, meglio drammatizzato nella scena del famigerato funerale , dove il discorso di Peter Fonda, "Vogliamo essere liberi!" diventò una sorta di manifesto per il periodo.

Psych Out - Il velo sul ventre 
Bruce Dern quì comprimario, mentre è il suo amico Jack Nicholson, futuro re di Hollywood,  in giubbotto di pelle, perline, che suona la chitarra e canta: datato quanto si vuole e sempliciotto, non preoccupatevi:  oltre a Jack, troviamo Garry Marshall, Dean Stockwell vestito da indiano, Susan Strasberg ragazza sorda che sente. Un viaggio acido amoreggiando nei parchi, tra i figli dei fiori, slogan,  propositi pacifisti e libertari.  Strawberry Alarm Clock  e altri brani da intenditori accompagna un montaggio di segnali stradali invadenti,ma è tutto magistralmente fotografata dal grande László Kovács (a un  anno di  distanza da Easy Rider). E il regista Richard Rush  arriva a una conclusione che è mirabilmente cinica, ma non giudicante, insomma un tragico finale. (No spoiler..)

The Trip - Il serpente di fuoco
Strasberg e Dern apparsi già in Pshyic out l'anno prima, in questo affascinante ibrido di psichedelia e sperimentazione, ancora una volta prodotto e diretto da Corman, su una sceneggiatura di Nicholson, che avrebbe voluto anche interpretare il film, ma Corman scelse poi Peter Fonda. Jack in quegli anni sosteneva la sua carriera di attore alle prime armi scrivendo sceneggiature, soprattutto per Corman, che fece parecchi film sulla fiorente cultura della droga. Questo però fu anche uno dei suoi più personali, la cronaca di un borghese della classe media che tenta di aprire la sua mente assumendo LSD (anche Corman la usò in preparazione del il film). Girato in California, nei canyon di Big Sur, contiene alcune scene davvero.. ispiegabili, ma forse sono solo il prodotto per simulare le allucinazioni della mente del protagonista Paul, alterata e indotte dall'LSD. Il Serpente di Fuoco è l'anticipazione del quadro che vedeva Nicholson, Peter Fonda e Dennis Hopper ricongiungersi due anni più tardi nel film che avrebbe chiuso per sempre gli anni '60: Easy Ryder.

Easy Rider
Ed ecco che siamo arrivati, c'è molto da lottare con Easy Rider, che è problematico e goffo quanto prezioso e influente. Ma in termini di pietre di paragone dei tardi 'anni '60 non c'è paragone: era esattamente quello che gli spettatori (soprattutto giovani) stavano cercando nel 1969, quando incassò sorprendentemente 60 milioni dollari. Biker fuorilegge, hillbillies beffardi, balbuzie, e la sequenza del "bad trip".. Girato in 16mm con un budget sufficiente basso a convincere i boss degli studios che forse il mercato per i giovani, e i registi che si adattavano e producevano per loro, aveva la chiave per la sopravvivenza del loro business..

Head - Sogni perduti
Un anno prima che colpiscano con Easy Rider, la BBS Enterprises produsse un altro film, che con meno successo, fu uno dei più strani e affascinanti dell'epoca. I produttori Bob Rafelson e Bert Schneider furono gli artefici, e i creatori dei The Monkees, e della sitcom su di loro, ma ben presto detestarono l'immagine pre-fabbricata del gruppo quasi quanto la odiavano i membri della band. Così decisero di bruciare il tutto con questo film del 1968, scritto da Rafelson e Jack Nicholson, con i Monkees proiettati sullo schermo in un turbine di psichedelia, surrealismo, senza una trama precisa, in una bizzarra esplorazione del flusso di coscienza dell'epoca. Non piacque a critica e pubblico, ma nei decenni successivi, ha trovato un seguito di culto che riconosce come sia un film molto in anticipo sui tempi.

Wild in the Streets - Quattordici o guerra - (Furore nelle strade)
Prodotto (come Wild Angels, Psych-Out e The Trip) dalla American International Pictures, sull'onda della contestazione del '68 e per sfruttare il filone della controcultura hippie, (la guerra del Vietnam , i diritti civili, disordini e omicidi, il baby boom generazionale) questa commedia esplicitamente corteggiava il pubblico giovanile: l'età di voto si abbassa dai 21 anni ai 14, con le conseguenze che rock star e adolescenti assumono poteri di governo. E 'una trama.. un pò sciatta, ma non priva di fascino, e contava tra i suoi fan Pauline Kael, critica del New Yorker dal '68 al 1991; nel suo influente saggio "State of Art", ne ha scritto male, che era "stato messo e tenuto insieme con sputi, isteria e opportunismo," ma che era anche "intelligente in un sacco di modi e a cui le immagini non rendono giustizia..." Secondo il regista Kenneth Bowser, la parte recitata da Christopher Jones fu offerta all'inizio a Phil Ochs, che dopo aver letto la sceneggiatura, respinse l'offerta, sostenendo che la storia distorceva la reale natura della controcultura giovanile del periodo.

Medium Cool - America, America, dove vai?
Il direttore della fotografia Haskell Wexler (Chi ha paura di Virginia Woolf, La calda notte dell'ispettore Tibbs, Il caso Thomas Crown ) ha girato e diretto questo dramma politico riflessivo e spesso straziante, che è invecchiato meglio di molti dei suoi contemporanei grazie alla sfocatura intenzionale tra narrativa e documentario; Wexler girò nell'estate rovente di Chicago del '68, intuendo che le proteste alla Convenzione Nazionale Democratica avrebbero messo a ferro e fuoco.. da un punto di vista culturale. Quelle scene ancora toccano i nervi per la loro intensità, catturando una città, e un paese, al punto di rottura. Un cameraman deve filmare proprio la convenzione democratica del 1968. Si verificano incidenti, la polizia carica gli studenti, provocando morti e feriti, ma il cameraman continua a filmare. Succede però che mentre con la sua amante è alla ricerca del figlioletto di lei, sparito nella confusione, resti coinvolto in un mortale incidente. Impassibile, un suo collega lo filma mentre sta morendo. Si, straziante..

Blow Up
Dramma di Michelangelo Antonioni del 1966, è soprattutto ricordato per i suoi elementi di thriller, in cui un fotografo di moda crede di aver fotografato un omicidio: diventa un ossessione quella di scovare indizi dalle immagini fangose . Meno ricordato, o almeno meno efficaci, sono le scene della Swinging London dei '60 (A partire dalla scena dell'orgia scioccante dei i mimi)

Beyond the Valley of the Dolls - Lungo la valle delle bambole
Del 1970, si sente che è l'ultimo film degli anni '60, un grande affresco sul nulla che va, sesso, violenza, rock, droga, e il kitsch dal regista Russ Meyer e sceneggiato da Roger Ebert. Definito dal regista stesso «il mio capolavoro di sesso e violenza», mentre Ebert lo definì il primo "Rock-camp-horror-exploitation-musical" della storia del cinema. Influenzato dal movimento, e dalla scena rock di Los Angeles, il titolo fa riferimento agli omicidi della "famiglia Manson" che scossero tutta la costa l'anno prima. Anche quì, ci fu chi stroncò il film, come l'autrice del romanzo da cui era tratto, Jacqueline Susann, che rimase sconvolta e impose una didascalia nei titoli di testa del film, per smentire ogni collegamento con la sua opera, e chi invece lo adorò, guadagnandosi un grandissimo seguito di estimatori, per il suo singolare mix di musica pop, spirito camp ed exploitation.

Skidoo
Se altri film del periodo agivano come studi antropologici e tendevano a raccontate dall'interno verso l'esterno, dobbiamo citare Skidoo, che è simile a un film straniero girato da un regista che non parla la lingua. Da una parte, i complimenti al produttore / regista Otto Preminger, vecchia scuola di Hollywood che cerca di fare un film per e sui giovani; dall'altro, uno stanco tentativo di fondere cinema commedia mainstream e cultura della droga che finisce per rappresentare il peggio di entrambi; del tutto incoerente, è una farsa stanca satirica, un film fallito che però incuriosisce per certi suoi vezzi stilistici di tipo semisperimentale, e per l'affascinante qualità del cast: Jackie Gleason, Carol Channing, Fankie Avalon, George Raft, Mickey Rooney, e Groucho Marx..
Un gangster ha lasciato l'organizzazione criminale del terribile Mr. Geova per dedicarsi alla famiglia, ma gli rapiscono la figlia per costringerlo ad uccidere un traditore rinchiuso in carcere. Il poveretto acconsente a farsi arrestare per eseguire il compito, ma in cella conosce un hippy che l'aiuta a risolvere i suoi problemi. Alla fine anche Geova, grazie all'Lsd, diventerà buono... Wow!!