19/04/13

Del sentimento di non esserci del tutto: Cortàzar

<Per tante cose sarò sempre come un bambino, ma uno di quei bambini che fin dall' inizio portano dentro di sé l’adulto, in maniera che quando il mostriciattolo diventa adulto davvero succede che a sua volta questo porta dentro di sé il bambino, e nel mezzo del cammin si verifica una coesistenza raramente pacifica fraalmeno due aperture sul mondo.
Tutto ciò può essere inteso in senso metaforico ma comunque è indice di un temperamento che non ha rinunciato alla visione puerile come prezzo della visione adulta, e questa giustapposizione che crea il poeta e forse il criminale, e anche il cronopio e l’umorista (questioni di dosaggi diversi, di tronche e di sdrucciole, di scelte: ora gioco, ora uccido), si manifesta nel sentimento di non esserci del tutto in nessuna delle strutture, delle tele che tesse la vita e in cui siamo al tempo stesso ragno e mosca.
Molti miei scritti vanno catalogati sotto il segno dell'eccentricità, visto che fra vivere e scrivere non ho mai ammesso una netta differenza; se, vivendo, riesco a dissimulare una partecipazione parziale alla mia circostanza, non posso invece negarla in quello che scrivo dato che scrivo proprio perché non ci sono o perché ci sono a metà. Scrivo per difetto, per dislocazione; e siccome scrivo da un interstizio, non faccio che invitare gli altri a cercare i propri e a guardare, attraverso questi, il giardino in cui gli alberi hanno frutti che ovviamente sono pietre preziose. Il mostriciattolo non demorde (...)

..E mi piace, e sono terribilmente felice nel mio inferno, e scrivo. Vivo e scrivo minacciato da questa lateralità, da quella parallasse effettiva, da questo essere sempre un po’ più a sinistra o più sul fondo rispetto al posto in cui si dovrebbe essere perché tutto si risolva in modo soddisfacente in un altro giorno di vita senza conflitti. Fin da piccolissimo ho assunto, a denti stretti, quella condizione che mi divideva dai miei amici e al tempo stesso li attirava verso chi era strano, chi era diverso, chi infilava il dito nel ventilatore. Non ero privo di felicità; l’unica condizione era coincidere di tanto in tanto con qualcuno che come me non si adattava in pieno all’etichetta che aveva cucita addosso (il compagno, il tipo eccentrico, la vecchia pazza), e di certo non era facile; ma ben presto scoprii i gatti, nei quali potevo immaginare la mia stessa condizione, e i libri, dove la ritrovavo in pieno. In quegli anni avrei potuto ripetermi i versi, forse apocrifi, di Poe:

From childhood's hour I have not been
As others were; I have not seen
As others saw; I could not bring
My passion from a common spring..

Ma quello che per lo scrittore della Virginia (in realtà Poe nacque a Boston, Massachusetts e si trasferì poi a Richmond, in Virginia..) erano stigmate (luciferine, ma proprio per questo mostruose) che lo isolavano e lo condannavano,

And all I love, I loved alone

non mi allontanavano da coloro il cui universo rotondo condividevo solo in maniera tangenziale. Sottile ipocrisia, predisposizione per tutti i mimetismi, tenerezza che superava i limiti e me li dissimulava; le sorprese e le afflizioni della prima età si tingevano di piacevole ironia. Ricordo: a undici anni prestai a un compagno Il segreto di Guglielmo Storitz dove Jules Verne mi proponeva, come sempre, un rapporto naturale e intimo con una realtà per niente diversa da quella quotidiana. Il mio amico mi restituì il libro: <<Non l’ho finito. È troppo fantastico>>. Non dimenticherò mai la sorpresa scandalizzata di quel momento. Fantastica l’invisibilità di un uomo? Dunque, potevamo incontrarci solo nel calcio, nel caffellatte, nelle prime confidenze sessuali?. .>

Julio Cortàzar, Il giro del giorno in ottanta mondi


Poesia - Poetry - Lyric

Questa notte mi basta la tua silenziosa presenza.
nella miamente sconvolta
la tua poesia illumina più di una lampada
i miei cerchi di paura

Non mi distraggo
Tengo fisso gli occhi sulla nera finestra
Passano autocarri pieni di soldati,
gente dalle linee del fuoco
nella mia casa risuonano parole d'ordine violente

Il giusto tempo umano
Heberto Padilla

A volte i poeti partono per un viaggio,
e allora indossano berretti scuri, sandali o sciarpe
Salutano ansiosi
e fornicano con le donne più belle e fantasticate
poi passeggiano e scrivono
lunghissimi servizi
che le riviste importanti non pubblicano mai
Ma altre volte soffrono, vengono rinchiusi
in prigione, con un compagno
mangiano salsicce, cipolle, pane e patate fritte
I poeti, decisamente, conoscono molte cose
nei loro viaggi:
qualcuno mi avvertì
abbandonando una nave a Copenhagen

Appunti per un breve viaggio
Cèsar Lopez

Madre Rivoluzione che sei nel seme
sia divoratrice la tua fiamma nel mezzogiorno dell'abitato,
sia inteso il tuo segnale dagli umili che ancora
ignorano l'alfabeto e fedeli attendono
la resurrezione della carne
Insegnaci a coltivarti nella nostra stessa forza
a portarti avanti, nonostante i vecchi scoraggiamenti
ricredendoci e rinnegando più di tre volte,
se fosse necessario, i nostri terribili atavismi..

Trovato fra carte dell'anno 1959
Luis Suardìaz

E se il pianto ti viene a cercare
affrontalo, bevi fino in fondo
il calice di lacrime legittime
Piangi, piangi finalmente un pianto
di verità, faccia a faccia con il tempo
che manipolavi abilmente
piangi le disgrazie che credevi altrui
la solitudine senza remissione ai piedi del fiume
la colpa della paceimmeritata
il riposo di pance piene di pandolce
Piangi la tua infanzia svilita dal cinema e dalla radio
la tua adolescenza negli angoli del disgusto, la cricca,
l'amore senza ricompensa,
piangi la gerarchia, il campionato, la bistecca al sangue,
piangi la tua nomina o il tuo diploma
che ti hanno rinchiuso nel benessere o nella disgrazia,
che nella pianura più immensa ti hanno legato al palo
di un piccolo terreno pagato a rate trimestrali

E se il pianto ti viene a cercare..
Julio Cortàzar