14/04/13

Gli Sciamani del deserto


Giornalista, scrittore e direttore editoriale del sito web www.realitysandwich.com, Daniel Pinchbeck, 42 anni, è autore di due libri, Breaking Open the Head-A Psychedelic journey into the Heart of Contemporary Shamanism (2002) e 2012, The Return of Quelzalcoatl (2006)

Intervista di M.De Feo

Sei venuto a contatto con sciamani sia in Africa che in Amazzonia..
Ho iniziato a interessarmi a questi argomenti poco prima dei 30 anni, facevo il giornalista a New York, scrivevo per giornali come The New York Times Magazine, Esquire, Wired, Village Voice e ho attraversato un periodo di profonda crisi esistenziale, di emergenza spirituale. Ero cresciuto con un background assolutamente non spirituale, del tutto materialistico, laico, avevo 28-29 anni, stavo a Wesley in Connecticut, e ho iniziato a riconsiderare tutta la mia vita passata per vedere se avessi mai avuto qualche esperienza che puntasse verso altre dimensioni, diversi tipi di coscienza, realtà alternative...e mi sono ricordato delle mie esperienze psichedeliche negli anni del college, quando avevo provato occasionalmente funghi allucinogeni e Lsd. Quindi decisi che avrei usato il mio addestramento di giornalista per esplorare a fondo quel campo.

Avevo un amico che aveva fatto parte della Beat Generation, non proprio un beat, ma era stato un poeta
ed era coinvolto con l'Hayahuasca. Me ne parlò e da lì venni a sapere dell' iboga, a leggere Terence McKenna e a scoprire, che c'era una vasta mole di conoscenze accumulate sugli psichedelici, sviluppatasi a partire dagli anni '60, finita underground per decenni. Dopo aver scritto alcuni articoli per il Vîllage Voice sull’hayahuasca e sulle relative cerimonie che si tenevano a New York, per conto di una rivista musicale, una rivista hip hop, sono andato in Gabon,  in Africa occidentale, dove sono passato attraverso l'iniziazione tribale al Buiti, si prende l'iboga, in Occidente è nota come Ibogaina, ha un effetto molto prolungato. ln seguito sono andato in Arnazzonia, in Equador, dove ho lavorato con una tribù chiamata , Sequoia prendendo l'hayahuasca. Al quel punto ho iniziato ad avere una serie di esperienze, passando attraverso questi rituali, che in qualche modo hanno cambiato il mio modo di vedere le cose. E' capitato che sciamani avessero informazioni sul mio passato, o che venissi a sapere cose del futuro, gente che mi diceva cose che si dimostravano poi vere..così lentamente sono passato dal materialismo laico a una prospettiva più multidimensionale della coscienza, del mondo, e a guardare alla coscienza quasi come la intendeva Carl Jung, con la consapevolezzache la psiche ha una sua realtà propria. E ho iniziato a rendermi conto che queste culture indigene e sciamaniche hanno preservato un sacco di conoscenze e saggezza che sono regolarmente
rifiutate nel nostro mondo moderno. Consideriamo le culture indigene superstizioni, storie, senza le conoscenze, la scienza e la tecnologia che abbiamo noi. Ma hanno conoscenze su aspetti differenti della realtà e anche le loro esperienze fanno in qualche modo parte di un sistema di conoscenza, empirico e quantificabile. Quindi questo cambio di prospettiva mi ha portato a interrogarmi sulle profezie. Molte popolazioni indigene in varie parti del mondo continuano a ripetere che stiamo attraversando un periodo molto particolare, nelle loro culture profetizzato da lungo tempo. Gli Hopi lo descrivono come il passagio dal quarto al quinto mondo, i Maya, la civiltà Maya classica è stata tra le culture più sofisticate, la loro civilizzazione è nata dallo sciamanesimo, avevano una incredibile capacità tecnica, hanno costruito straordinarie piramidi, con giochi di luce, sulle quali nel giorno del solstizio striscia su l'ombra di un serpente..i maya si sono focalizzati sull'anno 2012, il 21 dicembre di quell'anno lo hanno designato come una specie di punto di transizione, o di trasformazione, per la cultura e la consapevolezza umana. Il mio è un tentativo di comprendere i sistemi di conoscenza indigeni, usando le nostre menti e i nostri sistemi di conoscenza occidentali. Mi sono quindi interessato a Steiner, Jung, Gebser, Thompson..

Si può parlare di rinascita psichedelica negli Usa? 
 Mi sembra che vi sia piuttosto un movimento psichedelico che non è mai scomparso, anzi che è cresciuto significativamente, ma ora sta succedendo in maniera molto diversa dagli anni '60, ora la gente lavora con gli sciamani, scende in Amazzonia, è tutto più strutturato, equilibrato.

Sta diventando un’industria quella dei viaggi in Amazzonia dallo sciamano 
 Una piccola industria, il petrolio è il big business, e l'industria farmaceutica. Il turismo psichedelico riguarda pochi, alcuni fanno buone esperienze, altri mediocri, altre cattive, ma il fatto che la gente possa andare là e provare ad avere queste esperienze è un fatto positivo.

Anche per gli indigeni dell'Amazzonia?
Penso di sì. Un sacco di tribù hanno smesso di dare valore alle loro tradizioni perché sedotti dalla cultura occidentale, pensano che l'unico modo di sopravvivere è guardare la tv e lavorare nelle fattorie, così quando degli occidentali vanno laggiù e mostrano un profondo apprezzamento per le tradizioni indigene, questo significa molto per loro, li aiuta a mantenere vive le loro tradizioni, che cambieranno, si trasformeranno, ma ogni cosa cambia. Io sono ancora un giornalista, ma il New York Times non la pensa così. Non posso più scrivere per quel tipo di riviste tradizionali sulle quali scrivevo prima, perchè ora mi vedono come troppo associato alle sostanze psichedeliche. Ma dal mio punto di vista mi sono sempre sforzato di fare il miglior giornalismo di cui sono capace..

(parte terza)