10/11/14

Sub Pop, la madre dell'ultima rivoluzione rock

Seattle, città sulla costa ovest, Stati Uniti. La città della Boeing, per anni l'industria sinonimo di volare, e poi di Microsoft, Amazon, industrie farmaceutiche. A Seattle è nata l' etichetta destinata a far da madre all’ultirno vero fenomeno della scena rock internazionale, l’ultima grande <<rivoluzione>> musicale dopo il punk, un movimento che conquistò nel giro di pochi anni (e in altrettanto pochi anni scomparve) il mondo del rock, il grunge. L'etichetta è la Sub Pop ed è ancora attiva nell'universo musicale più comunemente conosciuto come "indie". Una label, che da anni - e con sforzi a volte davvero oltre ogni limite - ha saputo conquistarsi una fetta di pubblico sempre più grande.

La Sub Pop nasce nel 1979 quando uno studente dell’Evergreen College di Olympia, Bruce Pavitt, pubblica il primo numero di una fanzine che si occupava essenzialmente del mercato discografico indipendente negli States, la Subteiranean Pop. Ma è nell’86, che per la prima volta la sigla e il famoso logo in bianco e nero appaiono su un disco, un vinile intitolato Sub Pop 100 che raccoglieva alcune formazioni emergenti del nordovest degli Usa come Wipers e U-Men e, soprattutto, Sonic Youth. Jonathan Poneman - promoter e dj della radio pubblica Kcmu -presentò a Pavitt un gruppo che stava muovendo i primi passi, i Soundgarden di Chris Cornell. Inizia così la collaborazione tra i due, che pubblicano una serie di 7 pollici in vinile di band di ispirazione punk, tra i quali Dry as a Bone dei Green River, formazione in cui militavano alcuni futuri membri di Pearl Jam e Mudhoney; dischi diventati oggi oggetto di culto, ricercatissimi da appassionati e collezionisti. Misero su un club, il Sub Pop Singles Club, al quale ci si poteva abbonare e ricevere mensilmente i rarissimi 7 pollici.
Tutto cambiò con Superfuzz Bigmuff dei Mudhoney, album legendario che aprì ufficialmente l’era del grunge e che contribuì a far conoscere il movimento in tutto il mondo. Punk rock e garage devastante, anticipò di qualche mese il debutto dei Nirvana di Kurt Cobain, Bleach. Grazie anche al supporto di Thurston Moore dei Sonic Youth, le due band videro accrescere gli estimatori, sia di pubblico che di critica e i loro set selvaggi iniziarono ad essere sold out nei piccoli locali dove erano chiamati ad esibirsi.

La fine degli anni Ottanta vide Seattle in preda a una crisi sempre più cupa: degrado urbano e sociale, disoccupazione, il consumo di droga aumentava, soprattutto l'eroina spopolava tra i ragazzi, che opposero un nuovo movimento e un nuovo sound, che raccontava una quotidianità fatta di disagio, Aids e di morte.
Melvins e soprattutto Green River, erano le band di punta. I Green River fu la band in cui militarono il cantante Mark Arm e il chitarrista Steve Turner, che formarono poi i Mudhoney, mentre il bassista Jeff Ament e l'altro chitarrista Stone Gossard sarebbero confluiti prima nei Mother Love Bone e, dopo la morte del cantante Andrew Wood per overdose nel 1990, nei Pearl Jam di Eddie Vedder.

Poneman e Pavitt capirono subito quello che sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno planetario, ma a beneficiarne in termini pratici - ed economici - furono le varie major, che misero sotto contratto i gruppi della città, dai Pearl Jam ai Soundgarden, dagli Alice in Chains di Layne Staley, morto anche lui per overdose qualche anno dopo, ai Nirvana, che scritturati dalla Geffen sfornarono il loro secondo lavoro, l'album grunge per antonomasia e quello della consacrazione, Nevermind. Un fenomeno musicale - un cocktail di punk rock, hardcore e ballad heavy blues - che si concluse tragicamente, con il suicidio nel '94 di Kurt Cobain. La Sub Pop ha rappresentato l'ultimo boom discografico prima del <<fai-da-te>> della rete (myspace e affini); Seattle allevava le nuove band e la grande industria le ingrassava. La Sub Pop è stata la metafora di come il passaggio dal buio dell'underground possa rivelarsi disastroso. Lo stesso Cobain si chiedeva come era possibile che un gruppo che amava il punk e la sua filosofia, cioè che bisognava stare alla larga dalle grandi compagnie discografiche fosse diventato ora la band di punta di una di queste compagnie. Da qui il collasso. Gli unici a restare fedeli alla Sub furono proprio i Mudhoney. Nonostante tutto, la piccola label sull'orlo del fallimento per una gestione disastrosa e le dispute legali con le grandi etichette, fu salvata proprio con l'abbandono dei Nirvana, che dopo il successo di Nevermind pretesero che la Sub Pop ottenesse una buona uscita e una parte consistente delle royalties sulle vendite degli album a venire, garantendo cosi la “momentanea" sopravvivenza. In seguito, Bruce Pavitt lasciò la gestione ritiratosi <<a vita privata>>. La Sub Pop rinasce con il nuovo millennio, con gruppi che non hanno niente a che fare con il grunge. Shins e Postal Service sono le band che con i loro dischi garantiscono le vendite. Dal 2008 la Sub Pop realizza moltissime produzioni, le ristampe Deluxe dei vecchi cavalli di battaglia a partire da Superfuzz Bigmuff dei Mudhoney e produce oggi alcune tra le band "indie" più importanti, come Band of Horses, Iron & Wine, Wolf Parade, The Mummies, Gutter Twins.
<<Innocenza, perdita dell'innocenza, innocenza riguadagnata..>>

SUB POP - I DISCHI:
Mudhoney, Superfuzz Bigmuff, 1988 / 2008
Nirvana, Bleach, 1989
Soundgarden, Screaming Life/Fopp, 1990
Sebadoh, Bakesole, 1994
The Shins, Oh, Inverted World, 2001
David Cross, Shut Up, You Fucking Baby!, 2002
The Postal Service, Give Up, 2003
The Gutter Twins, Saturnalia, 2008
Wolf Parade, At Mount Zoomer, 2008
Css, Donkey, 2008

La line-up del Bridge School Benefit, evento benefico organizzato ogni anno da Neil Young in California, andata in scena il 25 e 26 Ottobre scorsi, comprendeva due band del calibro di Pearl Jam e Soundgarden. L'occasione si è prestata per rimettere in piedi i Temple of the Dog, progetto nato per volontà di alcuni membri dei due gruppi (Stone Gossard, Jeff Amen, Mike McCready, Eddie Vedder dei Pearl Jam e da Chris Cornell e Matt Cameron dei Soundgarden) e che nel 1991 diede vita ad un album omonimo in memoria di Andrew Wood dei Mother Love Bone. Nel corso del set dei Pearl Jam, il vocalist dei Soundgarden, Chris Cornell, li ha raggiunti sul palco in modo da completare la line-up dell’epoca, dato che Cameron, attualmente, suona in entrambi i combi. Così si è materializzata una struggente versione unplugged del brano Hunger Strike