28/05/13

Il lavoro secondo i Beat

<<Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza fare tanti retorici preamboli come faccio ora..>>
I Sotterranei


E. Bevilacqua, Guida alla Beat Generation
<<...Trova un milione di dollari nella tazza di un cesso/Sei l’unico che osa pescarlo fuori/Mendica e smetti dopo cento dollari al giorno/Ruba/Entra negli affari/Sposa un ricco omosessuale...>>
Anche i beat hanno il loro Time Manager. Come per i giovani rampicanti di oggi, anche per i giovani sognanti di allora fiorisce una manualistica che doveva garantire i migliori risultati nel raggiungimento del proprio Mbo (Management By Objectives). Tuli Kupferberg, nel suo 1001 Ways to Live Without Working, pubblicato nel 1967, si diverte a compilare un manuale in versi dedicato agli aspiranti non lavoratori. L'obiettivo é lo stesso dei manuali di management di oggi. Raggiungere il fine con il minimo sforzo: <<Ruba pane ai piccioni/Ruba piccioni>>, in questo adombrando due diversi livelli di impegno, in quanto appare certo più semplice rubare il pane ai piccioni che non i piccioni medesimi. Non occorre dilungarsi però sul diverso valore nutritivo dei due bottini. Più semplice può essere <<Mangia da Mà’>>, se non bisogna attraversare l'’intero paese per farlo, mentre appare stimolante il <<Mangia da Henry Miller>>. E certamente non vi sarà sfuggito, nell’'accoppiare il 'da Mà’' al 'da Henry Miller', la riconferma di quel ruolo di padre dei beat, universalmente riconosciuto all’'autore del Tropico del Cancro. Kupferberg ha infatti voluto dire: <<mangia da mamma o da papà>>, cioè dove ti fa più comodo. Ma egli ama anche associare il sacro al profano (la mamma e Miller) e infatti propone di stampare o la Bibbia di Gutenberg oppure banconote. E, a proposito di libri, ci si può ricavare qualcosa senza lavorare: <<Recensisci libri, ruba libri, scrivi libri, stampa libri, mangia libri>>. Non mancano tuttavia in Kupferberg più precise norme dietetiche (Mangia merda/Mangia un giorno si e un giorno no..)  ll beat è il naturale avversario delle compagnie di assicurazione, almeno cosi lo vorrebbe Kupferberg, che propone ancora, nei suoi mille e un modo per vivere senza lavorare: <<Cadi dalla finestra, cadi davanti alla metropolitana, cadi davanti a un taxi e incassa l’'assicurazione>>.

Come ha osservato il sociologo Paul Goodman, c'è una mistica della povertà nei beatnik. In un suo libro dal titolo La gioventù assurda, suggerisce di analizzare la Beat Generation come una casta indigente. O meglio di cercare di capire <<l'’influsso culturale che la classe povera esercita sui bohémien d`oggi>>. Tuttavia i Sotterranei hanno sviluppato un forte senso di appartenenza al proprio gruppo e un profondo senso di lealtà, di comunità, la consapevolezza di essere oggetto di prevenzione, il senso dell'’inutilità economica, ma soprattutto la morale del lavoro. E’ per questo che lavorare, per un beat, significa soprattutto procurarsi una somma di denaro sufficiente per un certo periodo; non importa tanto il tipo di lavoro, quanto la possibilità di poterlo svolgere senza coinvolgimento e di abbandonarlo non appena raggiunta la somma sufficiente. Del resto proprio Paul Goodman, in uno studio realizzato insieme al fratello Percival (Communitas, Columbia University), ha dimostrato come esista una economia della sussistenza che consentirebbe, a chiunque lo volesse, di garantirsi i mezzi di sopravvivenza lavorando meno di un anno ogni sette.  
Certo si tratterebbe di una scelta consapevole di povertà ma in cambio si otterrebbe un'’enormità di tempo a disposizione per fare ciò che meglio aggrada: leggere, studiare, dormire, fare l'amore, osservare serenamente il susseguirsi delle giornate e delle stagioni, fare figli, giocare a carte, suonare la slide guitar, i bonghetti, imparare a lanciare il boomerang, andare in canoa, dedicarsi agli’ origami o al teatro, restaurare mobili o fare il vino o berlo, o tutte e due le cose insieme, o trangugiare gin, rum, o whisky, o, peggio, bevande analcoliche.

L'’elenco potrà continuare all'’infinito, al punto che ognuno avrà il diritto di aggiungere ciò che preferisce. Per ottenere un impiego temporaneo non sono sconvenienti piccoli e grandi trucchi, dal tagliarsi barba e capelli e vestirsi in maniera squar‘e, fino a inventarsi referenze mai effettivamente conquistate. Ma il nostro bobémien ha una sua dirittura morale, preferisce, potendo scegliere, dei lavori umili ma dotati di senso. Nel libro The Holy Barbarians, Lawrence Lipton elenca i lavori possibili che un beatnik sente di poter fare. Meglio fare lo scaricatore, il custode, il lavapiatti, il fattorino. Si è in basso nella scala sociale, ma non si hanno troppe responsabilità e non bisogna star troppo li a discutere e fare conversazione. E, una volta agguantato il malloppo, è possibile svignarsela senza dare troppe spiegazioni. 
Kerouac non sembra apprezzare i suoi fratelli minori, che descrive con una certa ferocia: <<Dichiarano di odiare padre e madre, lasciano le loro cittadine per andare a New York, scrivono quattro versi su costosi blocchi di carta e poi vanno in giro a dire che fanno i poeti>>
Non lavorano, non accettano alcun lavoro. Per uno che ha fatto il frenatore sui treni e il marinaio (e il giocatore di football), quei ragazzi sembrano davvero dei rammolliti. A dire il vero non é che Jack si sia ammazzato di fatica. Più che aver fatto il marinaio ha atteso a lungo, insieme a Lucien Carr (che appare come Damion in On the Road), qualche imbarco nella Marina mercantile per fuggire dalla Columbia University, nel '41, ma è inizialmente rifiutato perché considerato dalla 'personalità schizoide'. L'anno successivo riuscirà a imbarcarsi, ma per un breve periodo. Più tardi, in California, lavora saltuariamente come frenatore supplente alla Southern Pacific, la compagnia ferroviaria cii quello Stato.

Chi dimostra invece un attivismo incredibile è il divino Neal Cassacly. Nel periodo di convivenza a tre con Jack e Carolyn nella piccola casa di Russian Hill a San Francisco, è lui che porta i soldi a casa. Quel danaro serve per le prime necessità, cibo, birra ed erba. Neal lavora davvero come frenatore alla Southern Pacific e schizza come una freccia da un punto all’altro della Bay Area senza concedersi un attimo di tregua. E' sempre impegnato a montare qualcosa, a smontare una pupa o a portarsi via un ’auto solo per il piacere di guidarla. Anche Carolyn, moglie di Neal, che appare come Camille in On the Road, lavora saltuariamente, sfruttando il suo Master in Fine Arts preso a Denver mentre Cassady rubava automohili...

E. Bevilacqua, Guida alla Beat Generation