17/06/13

Donne mito: Jenny Marx, la moglie del diavolo

<<La parte migliore della mia vita.>>
Cosi Karl Marx, giunto quasi alla fine della sua intensa, tumultuosa esistenza, definì colei che per quasi quarant’anni l’aveva condivisa: Jenny Marx, nata baronessa Von Westphalen. Si erano conosciuti giovanissimi. Lei, <<la più bella ragazza di Treviri, una bruna altera dagli occhi Verdi, ovale perfetto, carnagione di tuberosa>>, s’era subito innamorata di quel giovane vivace, pieno di interessi, che emergeva con facilità e naturalezza per la sua intelligenza, la sua capacità dialettica. Il fidanzamento fu assai lungo, durò sette anni, l’aristocratica famiglia di Jenny non era entusiasta di quel ragazzo che sembrava un po’ esaltato...

Moses Hess: <<Preparati a incontrare il più grande, forse l’unico vero filosofo attualmente vivente che susciterà l’interesse di tutta la Germania quando si farà conoscere pubblicamente attraverso i suoi scritti e la sua presenza fisica... Il dr. Marx - che è ancora molto giovane, ma darà il colpo di grazia alla religione e alla politica del Medioevo; egli unisce il più rigoroso spirito filosofico all’ironia più mordace. Immagina Rousseau, Voltaire, Holbach, Lessing, Heine e Hegel riuniti nella stessa persona - e sottolineo riuniti, non mescolati - e ti farai un’idea del dr. Marx >>. 
 

Comunque, la tenacia di lei ebbe la meglio, e si sposarono. Una vita matrimoniale non comune, né facile. Peregrinazioni da un paese all’altro - Parigi, Bruxelles, Londra , dal momento che l’attività politica di Marx ne comportava prima o poi l’espulsione, una continua, faticosa ricerca di un alloggio per una famiglia che aumentava, costanti difficolta finanziarie. Mentre Marx, con l’inseparabile amico Engels, scopre le leggi della Storia e ricostruisce il mondo, Jenny si occupa dei bambini, combatte contro i creditori, impegna o vende l’argenteria di famiglia avuta in dote, decifra e ricopia i manoscritti delle opere che Karl redige con la sua impossibile grafia. Una lunga odissea costellata di fughe, debiti, figli. Tuttavia, il loro amore fu più forte, e non si affievolì. Una donna eccezionale accanto a un Marx “private” e poco conosciuto.

 Jenny ignorava che Marx sarebbe stato Marx, che la sua parola sarebbe diventata oggetto di culto e di venerazione su tre quarti della Terra. Jenny non riusciva nemmeno a concepire la natura della gloria di cui il marito sarebbe stato oggetto. Una gloria conosciuta solamente dai fondatori delle grandi religioni, seppur con una differenza: Marx non profetizzava in nome di Dio. Al contrario, proclamava che solo l’Uomo fa l’Uomo, genera l’Uomo. 
Jenny sapeva solamente che suo marito era dotato di un vigore intellettuale fuori del comune, posto al servizio di quella che ai suoi occhi era la causa più giusta: quella del proletariato. Jenny e Karl si dannarono insieme. Persino nelle circostanze più tragiche della loro esistenza, non lo accusò mai di essere incapace di provvedere al sostentamento della famiglia, e accettò, fosse anche con ripugnanza, di vederlo mantenuto da amici e conoscenti, tanto va da sé che a Marx “ si “ deve ciò di cui ha bisogno.
Possiamo esser certi che Marx leggeva alla moglie dei brani in corso di stesura. Jenny sarebbe sempre stata la sua prima lettrice, ed era l’unica in grado di decifrare la sua scrittura, un tedesco gotico altrimenti impenetrabile. Cosi, aveva cura di copiare e ricopiare tutti i suoi manoscritti, pagina per pagina, prima di affidarli alla composizione tipogralica. Parimenti, è probabile che Jenny, insieme con Engels, sia l’unica ad aver letto interamente l’opera di Marx, pagina per pagina, da cima a fondo.

La struttura economica della società in cui il Manifesto fu concepito era  intollerabile sotto il proiilo sociale. La società di allora era caratterizzata da una netta frattura tra le classi; quella dei lavoratori, totalmente indifesa, era alla mercé dei padroni e dei suoi capi finché, superata la soglia dell’età produttiva, gli operai venivano impietosamente cacciati. Donne e fanciulli sfruttati iino all’inverosimile, intere famiglie stipate in tuguri. La libertà era quella, effimera, di chi passava da uno sfruttatore all’altro. Questo era il sistema presidiato, all’epoca, dalla borghesia capitalistica. 

A diciotto anni, Jenny, baronessa von Westphalen, era sublime. La più bella ragazza di Treviri, una bruna altera dagli occhi verdi, ovale perfetto, carnagione di tuberosa. Una personalità vivace, non priva di mordente, caustica... Allorché la incontrò a Parigi, il poeta Henri Heine osservò: "E' magica...". E tutto il gruppetto di amici che era solito frequentare casa Marx avrebbe concordato: magica.
Nacque nel 1814, esattamente un anno prima di Waterloo. Jenny crebbe a Treviri, Trier per i tedeschi. Quale scuola abbia frequentato, lo si ignora; sicuramente la migliore, dal momento che suo padre teneva molto all’educazione. Lui stesso si preoccupo di insegnarle ’inglese. 

Come tutti i giovani del periodo, anche Jenny era una  romantica, ma accarezzava l’idea di rivoluzione. La societa di Treviri era pervasa da un fervore`intellettuale. Il 27 maggio 1832, trentamila giovani tedeschi si riunirono a Hambach, nel Palatinato, al grido di " Unita! Liberta! "; Karl, Jenny  approvarono di tutto cuore quella rivendicazione. All’epoca la Germania era un mosaico di trentasei regni, ducati, principati, città indipendenti; la Prussia costituiva un’entità di un certo rilievo, con capitale Berlino.
I promotori della manifestazione vennero subito arrestati dalla polizia prussiana; la libertà di stampa e di riunione furono soppresse. Jenny e i ragazzi rimpiangevano di non essere stati presenti all’incontro di Hambach. Erano convinti che fosse giunto il momento di instaurare un nuovo ordine politico che vedesse coinvolta non solo la Germania, ma anche l’intera Europa. E la loro visione era che non si poteva lasciare la Germania frantumata in piccoli staterelli!

Jenny, aveva aderito alla concezione filosofica che vede il divenire storico nella prospettiva di un rapporto dialettico tra le classi sociali antagoniste, la lotta delle classi, come proclama il Manifesto. Ne era persuasa. Non era una signora caritatevole dalla sensibilità umanitaria, ma un piccolo soldato del Marxismo. Esisteva, tra Jenny e Marx, una profonda intesa intellettuale, un autentica comunione d'interessi e, da parte di lei, una perfetta comprensione delle argomentazioni filosofiche del marito. Se gli uomini che gravitavano attorno a Marx la veneravano, non era solo per effetto della sua radiosa bellezza, e dell'atmosfera dolce e scherzosa che sapeva creare: ai loro occhi questa giovane donna dal fiero temperamento appariva strenuamente dedita alla migliore delle cause..

Wilhelm Liebknecht, intimo di casa Marx,: << La signora Marx esercitava su di noi forse più autorità dello stesso Marx>> scrive. << La sua dignità, la sua nobiltà, che non impedivano l’instaurarsi di rapporti famigliari ma semplicemente allontanavano ogni sconvenienza, agivano su di noi con una forza magica, per quanto fossimo selvaggi e selvatici. >>

<< La signora Marx fu la prima persona che mi insegnò a conoscere il potere educativo della donna (___). Prima di incontrarla, non avevo mai colto la verità delle parole di Goethe: “Se vuoi apprendere esattamente ciò che conviene, rivolgiti a donne nobili!”. Essa è stata per me ora colei che umanizza ed educa i barbari, ora colei che restituisce serenità a chi versa in grave scoramento o è in preda al dubbio. Era al contempo madre, amica, confidente, consigliera. Ai miei occhi, è stata e resta l’ideale di donna. E, ripeto, se a Londra non sono crollato spiritualmente e fisicamente, lo devo solo a lei. >>

Altra testimonianza, quella di Lessner, il sarto, tratta da Ricordi di un operaio:
<<La casa di Marx era aperta a tutti i compagni. Qui brillava l’affascinante signora Marx: era talmente priva di alterigia e sussiego che accanto a lei ci si sentiva come con una madre o una sorella. Tutto il suo essere ricordava le parole del popolare poeta scozzese Robert Burns: “Woman, lovely woman heaven destined to temper man” [Donna, affascinante donna che il Cielo ha destinato a ingentilire l’uomo]. Era piena di entusiasmo per la causa del movimento operaio, e il minimo successo conseguito nella lotta contro la borghesia la rendeva felice>>. Non c’è dubbio, l’amavano davvero, i compagni... >> 

<< Karl, my strength is broken... >> (non ho più le forze...). Jenny si spense dolcemente. <<I suoi occhi» dirà Marx <<erano più brillanti, più grandi, più luminosi che mai, e il suo viso era levigato come se una mano avesse cancellato ogni ruga. >>

Era il dicembre 1881. Jenny aveva sessantasette anni. Karl ne aveva sessantatré.
Quando Jenny si spense, Engels osservò: << Ora ha cessato anch’egli di vivere>>. E chi poteva saperlo meglio di quel vecchio complice? Jenny e Karl Marx vissero insieme per trentotto anni. Non è poco, e non furono proprio rose e fiori. Ma era amore, e di una specie terribile: quello che assoggetta una donna a un uomo di genio. Oggi l’idolo è in frantumi. Come sostituto dell’eterno bisogno umano di credenze, il marxismo è rifluito. Come metodo di gestione di una società, ha perso credito. Basta osservare che in settantaquattro anni di applicazione pratica nessuno dei suoi obiettivi è stato raggiunto. Non dimeno, come metodo di indagine, come strumento di analisi, l’opera resta, magistrale, a testimonianza delle ricerche condotte con esemplare rigore da un grande filosofo che, assemblando una massa enorme di dati, ha tracciato la storia scientifica dell’umanità. Come funziona la storia, da sempre? Marx ha fornito la risposta.

Engels. << Una donna dal cuore nobile... Una intelligenza chiara e lucida, un tatto politico infallibile, un’energia appassionata, un’eroica abnegazione. Sicuramente rimpiangeremo i suoi consigli coraggiosi e prudenti, coraggiosi senza alcuna millanteria, prudenti senza compromettere l’onore..>>

F. Giroux, Jenny Marx o la moglie del diavolo