24/10/13

Joe Jackson: I'm the Man

Nell’arco di un anno e di due albums Joe Jackson diventò uno degli inglesi più promettenti delle ultime generazioni. Londinese, sempre innamorato follemente della sua città: Look Sharp e I’m the Manle sue prime produzioni, ebbero un enorme successo.

Un uomo in vista
A un certo punto, la parola di quegli anni era diventata “sharp”. Look sharp, be sharp, sharp music. Tutto grazie a due scarpe bianche con una punta quasi acuminata e due lacci neri sui fianchi, e un curioso assortimento di vestiti a strisce (tipo gangster) e cravatte a pois slacciate (e come altro, se no?) su camicie - bianche o a righe. Praticamente dal nulla, “Look Sharp” invase la FM, facendo di Joe Jackson (25 anni all’epoca, da Portsmouth, Inghilterra) e del suo stile - una sorta di eccentrica eleganza post punk , che ci colpì tutti in modo travolgente. Joe era alto e col volto da bambino vizioso, e le sue canzoni tiratissime di tre minuti, ci fecero scoprire che non era solo il punk a poterle produre: a meta fra il rock’n’roll e pop – diventò quello che alcuni chiamarono power pop. Canzoni eccellenti per il formato radiofonico. A Jackson peraltro piacevano molto i Clash, un cui concerto a Portsmouth fu il suo momento di ispirazione iniziale. In seguito, credo che Jackson fu uno dei pochi a meritare di essere considerato il modello di se stesso. La sua caratteristica di costruttore di hooks e ritornelli memorabili gli aprirono più porte dei suoi connazionali del momento, in un tempo minore, e tutto questo, in pieno flusso new wave. Ex-quasi diplomato alla Royal Academy of Music, per autofinanziarsi aveva lavorato per un anno come direttore musicale al Portsmouth Playboy Club. Da un punto di vista di carriera, la sua storia ricorda parecchio quella dei Police: back-ground serioso (peraltro mollato subito), un trio alle spalle anch’esso imbevuto di reggae a tirargli la volata, un primo demo stampato con i propri risparmi e accettato con entusiasmo, guarda caso, dalla stessa compagnia, la A&M (che nel bene o nel male era stata anche la prima a contrattare i Sex Pistols). Beatles, Kinks, Who, fino a Marley, che evidentemente lo aveva proprio stravolto, visto che quasi ogni canzone era in tempo di reggae modificato.
Fools In Love: 
“Gli sciocchi in amore si credono eroi/perché provano più dolore/io dico che valgono zero/e dovrei saperlo/perché questo sciocco é innamorato ancora una volta"..

Rifletteva bene tutta la sua attitudine: un po’ di pietà e humour per le proprie disavventure, quella necessaria nei momenti duri (si fa per dire); era un po’ il tema centrale dell’album, dalla prima folgorante One More Time: “Dimmi ancora una volta mentre tieni la mano/che non mi vuoi/Dimmi che non hai mai voluto il mio amore/dimmelo ancora una volta/dimmi che mi Iasci, dimmi addio/ancora una volta”...

Certo, erano testi spiccioli, senza grandeur filosofico, ma nella new wave era la essenzialità a farla da padrone, e fu quella a spazzare via tutto il resto.E rimane da citare ancora la frenetica Sunday Papers, ancora attualissima con il suo un attacco ai giornali scandalistici: 
"Se vuoi sapere del vescovo e dell’attrice/se vuoi sapere delle macchie sul materasso”...

Una constatazione da ragazzo dei tempi , più che una protesta sociale, ma bastava assai meno per essere censurati dalla BBC. Le sue canzoni rivelavano il suo disprezzo per le cose che non gli andavano e le sue fotografie hanno sempre avuto un tono canzonatorio.

“Ascolto quasi sempre il reggae. Sono un fanatico del reggae. Trovo che l'ignoranza che circonda questo genere di musica in America sia spaventosa. Non me la prendo con le persone che non comprano i dischi ma con le stazioni radio che non li trasmettono e con le case discografiche che dovrebbero promuoverli. Ma non lo fanno. Mi rattrista che molta buona musica non venga ascoltata".

E come mai la situazione in Inghilterra è cosi diversa?
"Beh, perché la ci sono molte persone che vengono dalle Indie Occidentali. Che alla gente piaccia o no, fa parte della cultura. La maggioranza delle persone di colore in Inghilterra viene dalle Indie Occidentali. Ci sono molti negozi di dischi e clubs reggae. Anche molti gruppi new wave suonano dei pezzi reggae".

Parlami di quel pezzo che da il titolo all’album, l'm The Man.. 
 Parla delle mode, delle mania. E’ come immaginare che dietro a loro ci sia sempre un uomo e che la gente compri tutto quello che quest’uomo inventa. E lui muore dal ridere perché non può sbagliare.Trovo che la gente che lotta per sopravvivere e che viene fuori dalla vita molto bene sia la più interessante ...

Abbiamo seguito big Joe fino agli inizi dei 90, con  la sua abilita` nell'assimilare, metabolizzare e ricreare generi del passato, fosse reggae, rhythm and blues, latina o jazz ( il suo preferito negli ultimi tempi). Il primo lato di Laughter & Lust (1991) è ancora autenticamente la sua musica, qualche buono episodio in Rain del 2008 (King Pleasure Time). Poi, troppo intellettualismo, un atteggiamento snob,  l'imbarco in progetti ambiziosi, lo sperimentalismo capriccioso che lo porta all'adeguarsi  alla moda del momento e  Joe "I'm the Man" Jackson  non è più.. un uomo in vista.


Gold Greatest Hits 2
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