14/11/13

Napoli 1647: Il popolo è una bestia che di teste ne ha tante..

Il 17 luglio 1647 un pescivendolo napoletano chiamato Masaniello guidò una protesta di donne del mercato, carrettieri, facchini, marinai, pescatori, tessitori, setaioli e tutti gli altri poveri, o lazzaroni, della seconda o terza città europea per numero di abitanti. La ribellione ebbe inizio nel mercato di Napoli, dove contadini e artigiani scoprirono che il viceré spagnolo aveva imposto una nuova gabella sulla leggendaria frutta della città (Goethe riteneva che fossero stati i napoletani a inventare la limonata). I rivoltosi misero il mondo a soqquadro: i rematori di galee divennero capitani, gli studenti ricevettero i libri, le prigioni si aprirono, i registri delle imposte vennero bruciati. Fu proibito ai nobili di portare abiti sfarzosi, mentre i loro palazzi furono devastati e gli arredi dati alle fiamme nelle strade. “Questi beni sono usciti dal sangue del nostro cuore; e mentre bruciano, nel fuoco dell’inferno dovrebbero bruciare anche le anime e i corpi di quelle sanguisughe che li possiedono," gridava uno degli insorti.” I ribelli decretarono che chi fosse stato sorpreso a saccheggiare poteva essere giustiziato perché “tutto il mondo sappia che non abbiamo intrapreso questa faccenda per arricchirci ma per rivendicare la liberta comune". Il prezzo del pane scese a livelli consoni a un'economia morale. Questa era l'essenza della rivolta, che Masaniello espresse nella sua “eloquenza primitiva”. La figura retorica più presente nei suoi discorsi, però, non si sarebbe trovata nei manuali rinascimentali, perché era la lista dei prezzi: “Guardate qua, ragazzi, come siamo ridotti, gabella su gabella, 36 once una forma di pane, 22 la libbra di formaggio”, eccetera. “Dobbiamo sopportare queste cose? No, ragazzi miei; imparate a memoria le mie parole e fatele risuonare in ogni Strada della citta".

Anche se durò soltanto dieci giorni, la rivolta di Napoli del luglio 1647 segnò la prima occasione in cui il proletariato di una citta europea prendeva il potere e governava da solo. Il pittore barocco Michelangelo Cerquozzi comprese la gravità dell’evento e dipinse La rivolta di Masaniello (1648) come una scena di battaglia. Tra i tendoni e le bancarelle del mercato affollato, il traffico del commercio, il bestiame, il grande barile sul carro dell'acqua, la decisione di centinaia di persone di passare all’azione e mostrata dai gesti inediti degli uomini che si chinano a raccogliere i sassi, dalle braccia nude alzate, dalle dita puntate. La sua e una sobria esposizione di un’insurrezione urbana, priva tanto di condiscendenza quanto di eroismo.” Uno storico del Settecento osserva perplesso: “Tra qualche secolo si stenterà a credere ai vertici raggiunti dal potere di questo ridicolo sovrano, che arrampicandosi scalzo su un trono e inforcando un berretto da marinaio al posto del diadema, nello spazio di quattro giorni raccolse un esercito di oltre 150.000 uomini e diventò il padrone di una delle citta più popolate della terra”.

La vicenda di Masaniello ebbe una particolare rilevanza per i centri della marineria europea, come l’Inghilterra e l’Olanda. I mercanti inglesi avevano da poco eclissato i loro concorrenti italiani nei commerci marittimi con il Levante e ora spedivano fino a 120 navi e tremila marinai a Napoli ogni anno, con le relative diserzioni e avvicendamento di manodopera. I marinai furono una delle principali fonti di informazioni sulla rivolta. Di efficacia meno immediata ma di effetto più duraturo furono le medaglie coniate ad Amsterdam, i drammi messi in scena clandestinamente a Londra e le traduzioni della prima narrazione della rivolta. Nel 1649 T. B. pubblicò un lavoro teatrale intitolato La ribellione di Napoli, ossia la tragedia di Massenello [sic] cosi soprannominato, ma propriamente Tomaso Aniello di Malfa [Amalfi] generale dei napoletani. Scritto da un gentiluomo che ne fa testimone oculare quando la vicenda si svolse realmente sulla scena sanguinosa delle strade di Napoli. Nel 1650 James Howell, imprenditore, monarchico e letterato con legami con la Levant Company, tradusse Una storia fedele delle ultime rivoluzioni a Napoli; e dei loro mostruosi successi di Alexander Giraffi, e nello stesso anno "La seconda parte di Masaniello... La fine dei disordini.” Entrambe le opere erano dedicate al governatore della Compagnia del Levante, con il monito:

Il popolo è una bestia che di teste ne ha tante..

Il potere e la solidarietà erano i temi del dramma The Rebellion of Naples. Sul frontespizio del testo pubblicato appariva un'illustrazione con l'immagine di Masaniello in persona, con i calzoni a mezza gamba e il berretto, sullo sfondo di un cielo da cui un braccio nudo scaglia folgori su una squadra di navi da guerra; Nettuno leva il tridente mentre gli Squadroni di uomini armati di picche non riescono a impedire a pochi marinai di tirare in secco dal mare l’intera città di Napoli. Nel suo primo monologo Masaniello compare a sua volta come un rematore di galee. Le prime parole della folla, intanto, esprimono l'eterno principio di Solidarietà dei marinai e il particolare grido udito durante gli ammutinamenti del 1626: “Uno e tutti, uno e tutti, uno e tutti”. Alludendo ai levellers inglesi e a Giovanni Battista (la cui festa nel mese di giugno era stata annullata a Napoli per paura dei tumulti), il consigliere di Masaniello promette di “abbassare le alte mura del governo al livello della terra su cui poggiavano: l’ascia è già arrivata alle radici". Il viceré spagnolo accenna alla bestia dalle tante teste e sfrontatamente chiede: “Come farete le vostre salse senza spremere le arance? O il vino, senza pigiare l'uva?”. La schiavitù, l’Africa e le' donne di Napoli erano gli elementi che occupavano il posto di maggior rilievo sia nel teatro sia nella storia tradotta. Uno dei consiglieri di Masaniello era stato schiavo in Algeria per diciannove anni e un altro era stato schiavo su una galea. Lo schiavo di un duca, un moro, veniva liberato. Masaniello aveva una figlia, mora, che cantava un canto in lode dell'essere neri. Durante la celebrazione delle feste d'estate, che fornirono materialmente il punto di inizio dell'insurrezione, Masaniello guidò un gruppo di ragazzi con il viso dipinto di nero all'attacco di una finta roccaforte nel mezzo del mercato. Giraffi paragona le donne e le ragazze armate di Napoli, con le loro decisive abilità di combattenti, ad altrettante amazzoni. La stessa moglie di Masaniello fu imprigionata per non aver pagato la gabella. Le donne giuravano che avrebbero “bruciato la città, e se stesse e i loro figli con essa, prima di fare ancora da bestie da soma e di crescere i loro figli per fare da schiavi e da cavalli da tiro a un'arrogante e altezzosa nobiltà.

The Rebellion of Naples combina persone, eventi e idee di Napoli e di Londra, mostrando la circolazione dell'esperienza dell’insurrezione e suggerendo l’unità del conflitto di classe nella diversità di localizzazione. Il popolo aveva scoperto la propria forza; questa era un'insurrezione autonoma la cui energia e potenza doveva essere rispettata, non la si poteva scacciare di scena ridendone. Rimaneva una fonte di paura per l’emergente politica dello stato borghese; e rimaneva anche un esempio di speranza per i proletari in cerca di giustizia, come Thomas Spence, come vedremo pin avanti. In uno dei suoi quaderni Spinoza si rappresenta nelle vesti del pescivendolo. John Locke utilizza Masaniello per mettere in ridicolo il diritto divino dei re. Il suo amico James Tyrrell afferma che anche quando la folla cittadina mormora contro il peso gravoso delle tasse, la rivolta non è giustificata perchè inevitabilmente porta a vaste distruzioni di proprietà, come aveva dimostrato Masaniello. Le autorità del Maryland, di New York, del Massachusetts, della Virginia e di Londra usarono il nome di Masaniello come insulto per gli avversari politici. Tom Paine temeva quel norne, ma i soldatl, marinai e il popolo della Rivoluzione inglese no. Nel novembre 1647, pochi giorni dopo i Dibattiti di Putney, un oratore a Londra disse: “La stessa questione che stiamo affrontando noi, a Napoli la stanno perfezionando, perché li se qualcuno si schiera con la monarchia viene immediatamente impiccato alla sua porta.."

P. Linebaugh / M. Rediker
I ribelli dell'Atlantico

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