08/04/15

Promozioni e carriere dei torturatori di Genova 2001

Abbiamo riportato la sentenza della Cassazione, che dopo ben 9 ore di camera di consiglio ha condannato 25 tra poliziotti e dirigenti dei vari corpi di sicurezza dello Stato responsabili delle delle torture e delle violenze contro i manifestanti che dormivano nella scuola Diaz di Genova il 21 luglio del 2001. E abbiamo riportato come vergognosamente la prescrizione ha salvato i condannati: incredibilmente, nessuno dei responsabili di quella efferata brutalità contro persone inermi, della costruzione delle prove false e dei depistaggi su quanto accadde quella notte pagherà veramente. Neanche con un giorno di carcere.  (La cassazione condanna)

Ora arriva la condanna della corte Europea per i Diritti dell'Uomo,  Il comportamento delle forze dell'ordine all'interno della scuola Diaz, durante il G8 di Genova, "deve essere qualificato come tortura".

Lo dice la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato - all'unanimità - l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea: "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
Inoltre il nostro Paese è stato condannato anche ai sensi dell'articolo 13 perché è mancata un'inchiesta efficace per determinare la verità e perché l'Italia non ha una legislazione che condanni il reato di tortura.
Il nostro paese dovrà versare un risarcimento di 45mila euro al manifestante torturato.

Questo il resoconto del Manifesto sulle promozioni e le carriere di alcuni dirigenti e poliziotti responsabili delle violenze a Genova.
<<Durante i pro­cessi, i poli­ziotti impu­tati per l’irruzione nella scuola Diaz hanno dato prova di grande «soli­da­rietà» tra di loro. Alcuni hanno prov­ve­duto a «coprirsi», pro­vando anche a modi­fi­care l’esito del pro­ce­di­mento, almeno secondo i pubblici mini­steri di Genova.
Nel frat­tempo le loro car­riere pro­gre­di­vano o, nel peg­giore dei casi, nulla acca­deva. Si è sem­pre detto che la «catena di comando» nell’operazione Diaz è rima­sta nel dub­bio. In realtà nelle carte pro­ces­suali emer­geva fin troppo niti­da­mente, com­plici foto scat­tate nel cor­tile della scuola geno­vese e testi­mo­nianze ai pro­cessi. E nel gen­naio del 2014 il tribunale di sor­ve­glianza ha infine impo­sto gli arre­sti domi­ci­liari per tre dei «super poliziotti» con­dan­nati per i fatti della Diaz.

Stiamo par­lando di Fran­ce­sco Grat­teri, Spar­taco Mor­tola e Gio­vanni Luperi.
Il primo, il fun­zio­na­rio di grado più alto tra quelli pro­ces­sati per la Diaz, era allora a capo dello Sco. Nell’aprile del 2006, durante una depo­si­zione al pro­cesso, un ragazzo lo rico­nobbe nei video mostrati in aula. A tra­dire l’allora capo dello Sco, il vestito. Il teste, un ragazzo tede­sco del 1975, lo aveva indi­cato: un uomo alto, in com­pleto scuro, cami­cia chiara, barba e casco. Fran­ce­sco Grat­teri, da lì a poco pro­mosso a capo dell’antiterrorismo ita­liano, poi que­store a Bari, oggi è ai domiciliari.
Spar­taco Mor­tola nel 2001 diri­geva la Digos a Genova. Nel feb­braio del 2010 ricom­parve sulla scena poli­tica ita­liana, per­ché era lui a gui­dare le cari­che con­tro i cor­tei no Tav in val di Susa. Eppure anche lui nel gen­naio scorso è stato con­dan­nato ai domi­ci­liari. Il suo nome emerge nelle cro­na­che giu­di­zia­rie nel 2004, quando venne con­dan­nato il primo poli­ziotto del G8, respon­sa­bile di avere pic­chiato il mino­renne diven­tato un sim­bolo di quelle gior­nate, per il suo volto sfor­mato e tumefatto.
Mor­tola, inda­gato, venne però assolto e ai gior­na­li­sti pre­senti in aula esclamò: «Uno a zero». Per­ché ci sareb­bero stati altri «goal». Mor­tola, infatti, era tra i 28 poli­ziotti rin­viati a giu­di­zio nel pro­cesso per l’irruzione alla scuola Diaz. Come capo della Digos di Genova, era stato lui a scor­tare i reparti spe­ciali alla scuola per l’azione. Poi, era rima­sto fuori a chiac­chie­rare, men­tre il sac­chetto con le due molo­tov — false secondo i pm, prova suprema del covo dei black bloc per la poli­zia — pas­sava di mano in mano. Pro­prio quelle molo­tov fini­rono per met­tere Mor­tola in un nuovo pro­ce­di­mento, da inda­gato. Nel frat­tempo era stato pro­mosso: que­store ad Alessandria.
Poi que­store vica­rio a Torino (ecco il col­le­ga­mento con i no Tav). Ma Genova incom­beva, anche per­ché Mor­tola si trovò invi­schiato nel caso delle molotv scom­parse e nel pro­ce­di­mento con inda­gato l’ex capo della poli­zia Gianni De Gen­naro. Quest’ultimo è oggi Presi­dente di Fin­mec­ca­nia, prima di essere stato Com­mis­sa­rio Straor­di­na­rio per l’Emergenza rifiuti in Cam­pa­nia. Nel 2008 è stato nomi­nato diret­tore del Dipar­ti­mento delle Infor­ma­zioni per la Sicu­rezza, e nel 2012 sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri del Governo Monti.
Gianni Luperi nel 2001 era il capo dell’Ucigos. Inda­gato, fu pro­mosso: capo del Dipar­ti­mento ana­lisi dell’Aisi (Agen­zia infor­ma­zioni e sicu­rezza interna), ovvero l’ex Sisde. Durante l’operazione alla Diaz, Luperi — oggi in pen­sione — era da con­si­de­rarsi rife­ri­mento per gli ope­ra­tori appar­te­nenti alle Digos. Mur­golo, che all’epoca era al Sismi, in sede di inda­gini ha ricor­dato: «C’è stato un movi­mento, quando è stato il fatto delle molo­tov, si sono inte­res­sati quelli che erano li! Io lì ricordo appunto Mor­tola, Luperi e Cal­da­rozzi, io ho sen­tito qual­cuno che chie­deva dove erano, io ho avuto cioè lì la per­ce­zione che le faces­sero vedere, che qual­cuno se le facesse vedere». Luperi avrebbe poi affi­dato le molo­tov alla dot­to­ressa Men­goni, fun­zio­na­ria della Digos fio­ren­tina. La Men­goni – in sede pro­ces­suale — ha ricor­dato «che ero fuori dal can­cello, ho visto il dot­tor Luperi che aveva que­sto sac­chetto, aveva un sac­chetto in mano con due bot­ti­glie”. Pro­mosso dun­que, men­tre era indagato.>>
(dal manifesto.it)

(Ancora car­riere, ancora promozioni)
Ansoino Andreassi, all’epoca dei fatti era vice­capo vica­rio della poli­zia, poi vice­di­ret­tore del Sisde. Oggi è in pen­sione, ma dispensa con­si­gli sul ter­ro­ri­smo internazionale.

Gil­berto Cal­da­rozzi, nel 2001 vice­que­store e vice dello Sco.Poi pro­mosso a capo dello Sco (nel 2011).

Vin­cenzo Can­te­rini, allora coman­dante del VII Nucleo spe­ciale Mobile, con­dan­nato a 5 anni. Nel 2005 venne pro­mosso a que­store. È in pensione.

Filippo Ferri, era capo della Mobile della Spe­zia, venne tra­sfe­rito a Firenze, come primo diri­gente, per gui­dare la squa­dra mobile.

Oscar Fio­riolli, era que­store di Genova. Poi di Napoli. Dirige le “Spe­cia­lità” della poli­zia (pol­fer, pol­strada, poli­zia postale).

Pie­tro Tro­iani, vice­que­store addetto alla logi­stica della Mobile di Roma, è stato con­dan­nato a 3 anni e 9 mesi, per deten­zione armi da guerra (molo­tov) e calunnia.

Roberto Sgalla, all'epoca dei fatti capo ufficio stampa della polizia di stato (e quindi colui che prima di tutti pubblicizzò la presenza di molotov e del famoso giacchino di un poliziotto con tagli da coltello, poi rivelatosi artefatti dagli stessi poliziotti). Sgalla è stato promosso prima a capo della scuola superiore di polizia di stato e dallo scorso luglio direttore centrale di tutte le specialità della polizia di stato. (Grazie al lettore Roberto che l'ha segnalato)

#tortura