27/05/14

LifeStyle: facciamoci un vestito

Dopo la pesantezza delle Elezioni Europee (e qualche soddisfazione, dobbiamo ammettere..) ci rilassiamo con un pò di frizzi e lazzi della moda che fu. Sapientemente costruita da R. D'Agostino, all'epoca fan sfegatato dello Ska e pupillo nascente di Renzo Arbore. Allora e ancora oggi, non era difficile scorgere tra le pagine iper patinate delle riviste di moda super top model acchittate come Deborah Harry - Blondie, come Pauline Black dei Selecter, come le ragazze dei B-52's. E azzimati giovanotti tali e quali a Brian Ferry e James "Change" White. La verità è che da sempre gli stilisti di moda non hanno fatto altro che civettare e ricalcare gli idoli del pop. Scambi, scippi, intrusioni, sovrapposizioni e influenze fra i due campi hanno senz'altro origine dagli anni '60, con la scoperta di un nuovo soggetto sociale: il teen-ager: farà perdere la testa a tutti, eccolo rocker, folk, mod, beat, decadente, demenziale, no-wave.. 10 sidentikit, immagini legate in qualche modo con i movimenti musicali dal '68 agli anni '80. Si sono susseguiti poi lo stile Rap, Grunge, Techno e sicuramente dimentico qualcosa, che sono ancora (in qualche modo) strettamente legati al modo di vestire di oggi.. Sicuramente a molti provocherà qualche brivido, il riecheggiare di alcune parole: Upim, Postal-Market, After Six, Harper's Bazar, Edonismo..


FOLK
Anno di nascita: 1968. Adoravano il Guccini catastrofico (Lunga correva la strada.. ), spasimano per gli Inti-Illimani e le Nacchere Rosse di Pomigliano d’Arco, riascoltano con batticuore Giovanna Marini, ricordano a memoria Contessa di Paolo Pietrangeli. Impongono un abbigliamento che é un <<classico>> dello scenario giovanile: jeans informi col cavallo basso, eskimo o giacconi militari, maglioni di lana pesante o peruviani, simil-Clark ai piedi. Per le ragazze il femminismo dettò regole ferree: zoccoletti, gonne a fiori, scialletto della nonna, borsa di Tolfa, tute jeans, e capelli truciolati. Assidui frequentatori di mercati delle pulci e negozietti dell’usato americana, i sessantottini con il loro ricercato <<miserabilismo>> sconvolsero tutti i canoni dell’industria della moda giovanile.





JAZZ 
Post-‘68: l`epoca degli eccessi é finita. Il rock si ammoscia, scoppia il boom del jazz. Anche il modo di vestire registra cambiamenti. Si torna al <<classico>>, ai colori sfumati, con un ricercato disordine. Pantaloni e giacca sono un po' sgualciti e di velluto a righine, camicia a quadrettini, capelli corti ma non troppo, immancabile é la sciarpa e il pacco di quotidiani sono il braccio. E poi: Clark, pulloverino Benetton e ricerche spasmodiche per il l’impermeabile di Bogart. Insomma: siamo nel perbenino, al radical chic. Oltre al jazz, adorano i cantautori Dalla e De Gregor: Compagnia di Canto Popolare, la colonna sonora di Casablanca e balbettano sempre le note di <<As time goes by>>.



HARD ROCK
I primi esemplari comparvero nei primi anni settanta con l’avvento dei Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple. Il ricciolone Robert Plant é il loro idolo imitatissimo. Ecco sopra la canottiera il gilet di pelle, capigliature lunghissime, a punto vita; pantaloni attillati per far risaltare la virilità prepotente; da non dimenticare il cinturone e gli stivaletti col tacco rinforzato. Il tutto imbastito di borchie. Qualche esagerato osa portare anche la fascetta sulla fronte, come Ted Nugent o il giorno della prima comunione. Anche in relax, danno l'idea di essere sudatissimi. A casa, davanti allo specchio, gli hard-rockers mimano gli assoli di chitarra di Jimmy Page con iper-realismo, scuotendo il capoccione e le borchie.



ROXY STYLE 
Esasperatissimo, raffinatissimo. Tutto iniziò nei primi anni sessanta con il Ziggy Stardust di David Bowie. Contagiato dalla Pop-Art di Andy Warhol, dal teatro di Lindsay Kemp, Bowie trasforma il rock spettacolare in uno spettacolo attentamente progettato. Ogni divismo del del rock viene capovolto in posa. Look spaziale , capelli coloratissimi, trucco tipo maschera, mantelle e calzamaglie luccicanti, sbriciolando il mito hard-rock tutto muscoli e tutto cuoio. ldee sbalorditive per quei tempi, utilizzate dagli stilisti di moda solo alcuni anni dopo. Meno spettacolare, ma elegantissimo è Brian Ferry dei Roxy Music. Al di qua delle mode, in bilico tra l’ultra-chic e il Kitch: smoking, cravattino nero, scarpe classiche e lucidissime, camicia bianca e gemelli , o completi fantastici di nappa rossa. In Italia ha raccolto pochissimi adepti.




FREAK (Woodstock style)
Sono pochi ormai, ma tenaci. Per molti anni furono un fenomeno di punta, saccheggiatissimo dagli stilisti di moda alla ricerca del brivido esotico-giovanilistico. Molti sono rimpatriati dalla pericolosa via delle Indie (Afghanistan, Nepal. Pakistan) e li ritroviamo tragicamente tali e quali. Tra piume e pennacchi lo sguardo assente, foulard misto-seta al collo, vestiti sfrangiati, decine di collanine, orecchino strappacarne, chiome lunghe e abboccolate, gilet bianco a ricami psichedelici e pantaloni larghi tenuti su da un laccetto. La loro colonna sonora é immutabile: i Pink Floyd di Ummagumma, i Grateful Dead, i Jefferson Airplane. E tutto per raggiungere il “feeling”, catturare il “flash”, infilarsi nello “sballo”. Tutto un “sacco bello” per i figli di Woodstock.



IGLESIAS LOOK
Non se ne parla, né se ne scrive, ma va ugualmente fortissimo. E’ la vendetta della generazione di mezzo contro il giovanilismo della moda. Stanchi di lottare per infilarsi jeans e magliette <<Fruit of Loom>>, sono ritornati all’abito grigio. Gran ispiratore e “modello” il famigerato Iulio Iglesias, che é stato ricompensato ampiamente in Hit-Parade. Lo stile dell'iberico vuol dire cravatte incolori con nodo gigante, giacche con révers larghi(gli alettoni), panciotto con la catena dell’orologio ben visibile, pantaloni con risvolto e soprattutto molli (Iglesias é lapidario: <<Non si confonde il sesso con l’amore>>), e dentiera di porcellana. Le loro boutique sono dappertutto, dall'Upim al mercatino rionale. I più raffinati sono abbonati al Postal Market.

 


SKA MOD Dopo i tristi anni Settanta, ecco gli allegri anni Sessanta. Lo Ska-mod è l'ultimo grido di Londra, che sta ritornando di nuovo Swinging. Il periodo saccheggiato da questo nuovo fenomeno musicale è quello pre-Beatles. Completi eleganti. quasi dandy, molto attillati, camicia bianca con colletto alto e bottoncini o spilla per tenete su la cravatta, giacca a tre bottoni con révers piccoli e spalle quadrate, pantaloni a tubo. Condizione inderogabile: tutto in bianco e nero. Ecco quindi Courreges e Mary Quant per le ragazze: : minigonne e abitini ultracorti a motivi geometrici, magliette stile <<St. Tropez>> con in vista l’ombelico. Particolari folli per esaltare il proprio individualismo. Vanno a ruba i <<pork-pi hat>>, cappelli a tesa tretta tipici dei giamaicani. I neo-mod sono fanatici dello ska: Madness, Selecter, Specials, vanno in delirio per il suono Sixties dei Tourists e Inmates. Intanto il bianco e nero è dilagato anche da noi, da Fiorucci a Coin, mentre spuntano timidamente le prime minigonne. 


DISCO 
Il "Travoltismo" é finito da un pezzo nell’armadio, tra le palline di naftalina, e la disco-music é ormai prossima al <<tonfo>>. Ma negli ultimi anni settanta é stato il fenomeno di punta del giovanilismo internazionale, contagiando un po’ tutti, sarti e designers si sono precipitati a vedere <<La Febbre del Sabato Sera>>, si sono intrufolati tra la folla dello Studio 54 per sbirciare la silhouette “disco”. Che é stata un vero e proprio catalogo dell’edonismo: camicie di raso ben aperte, medaglione cristologico al collo, giacchetta bianca e pantaloni ben aderenti al pube, stivaletti a punta ben lucidati e con tacco rinforzato, chiome curatissime. Le ragazze strizzate in body luccicanti, impacchettate in plastica lucida e stivaletti acuminati, le chiome zeppe di mollette colorate, T-shirt sfavillanti con su scritto <<Puerto Rico>>



PUNK
Un vero terremoto musicale e di costume. Una rottura completa col passato. Londra 1977, ecco il look neodisgustoso: capelli irti da gallinaccio color carota, catene col lucchetto al collo, scarpe lerce da ginnastica, occhialetti da saldatore, giubbotti e pantaloni <<a sigaretta>> in pelle, T-shirt sbrindellate, abiti strizzati anni Cinquanta. Su tutto: spille, spillette spilloni, con le figurine del gruppo favorite: Sex Pistols, Clash, Sid Vicious. Per le ragazze punk di gran voga: la corsetteria nera simil-porno, Ie calze a rete, tacchi a spillo, occhi bistrati in nero. Il revival anni Cinquanta dell’industria della moda ha molti debiti con la depravazione punk.



NEW WAVE
Buttar via tutto: hard-rock, punk, post-punk, gli anni '5O. Insomma: stop all'abbigliamento trasandato, ordina la New Wave. Vi siete tagliate le chiome, perché non cambiare anche il vestito? Si deve brillare, strabiliare, strafare .... Si ritorna aJl’ultra-chic, si risente sapore di sartoria: smoking anni '60 con i révers strettissimi (le “After Six” americane sono ricercatissime nelle boutique dell'usato), pantaloni di pelle o di plastica. Cravatte a fettuccia, scarpe bianche con lacci. Il fan della New Wave fuma Lucky Strike, si infila spillette coloratissime con disegni Art Deco, ha l’aria del giovin uomo blasé, stanco di tutto, che ha visto defilarsi i deprimenti anni Settanta. L’idolo modello è James White dei Blacks/ Contortions, ma é tutta Ia New Wave newyorkese che ha attirato fotografi e stilisti di Vogue e Harper’s Bazar: Deborah Harry, Lydia Lunch, i Talking Heads, Lizzy Mercier Descoux, i Simple Minds…