05/05/14

Il fallimento della War on Drugs e le nuove norme in Italia

La Camera, con 335 voti a favore e 186 contrari, ha votato la fiducia posta dal Governo Renzi sulla conversione in legge del decreto riguardante le droghe e le sostanze psicotrope, adottato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale.
Il testo dell’articolo unico che contiene le nuove norme, punta ad armonizzare la disciplina delle sostanze stupefacenti e psicotrope alla luce della sentenza della Consulta che cancellando la Fini-Giovanardi ha ripristinato per il reato di traffico illecito la distinzione prevista dalla Iervolino-Vassalli tra ‘droghe leggere’ (da 2 a 6 anni) e ‘droghe pesanti’ (da 8 a 20 anni).
Oltre a rimodellare le tabelle, il decreto reintroduce istituti e norme (come i lavori di pubblica utilità o l’uso personale) travolti dalla incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Ecco, in sintesi, le principali novità.

Piccolo spaccio
Sanzioni più basse per lo spaccio di lieve entità. La cessione illecita di piccole dosi di stupefacenti sarà ora colpita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. In pratica, la riduzione della pena evita la custodia cautelare in carcere; l’arresto facoltativo sarà possibile solo in caso di flagranza. Il reato non distingue tra droghe leggere e pesanti, spetterà al giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza spacciata e alle altre circostanze del caso concreto. Il piccolo spacciatore potrà usufruire del nuovo istituto della messa alla prova.
Nuove tabelle
Sono cinque, la I e III raggruppano le droghe pesanti, la II e la IV quelle leggere. L’ultima riguarda i medicinali. Le tabelle, che ricomprendono anche le circa 500 sostanze classificate a decorrere dal 2006, sono rimodellate in modo da renderle coerenti con il regime sanzionatorio antecedente alla legge Fini-Giovanardi. Eventuali modifiche e aggiornamenti spettano al ministro della Salute, sentiti il Consiglio e l’Istituto superiore di sanità.
Spinelli
Nella tabella delle droghe leggere confluiscono tutte le cannabis, senza distinzione tra indica, sativa, ruderalis o ibride. Ma tutte le droghe sintetiche riconducibili per struttura chimica o effetti tossicologici al tetraidrocannabinolo (Thc), il principale principio attivo della cannabis, rientrano invece nella tabella I sulle droghe pesanti.
Uso personale
L’acquisto o la detenzione di sostanze per uso personale non ha rilevanza penale. Restano ferme le sanzioni amministrative (quali la sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno) che avranno però durata variabile a seconda che si tratti di droghe pesanti (da 2 mesi a un anno) o leggere (da uno a 3 mesi).
Modica quantità
Nell’accertare l’uso personale, oltre ad altre circostanze sospette, occorre in particolare considerare l’eventuale superamento dei ‘livelli soglia’ fissati dal ministero della Salute nonché le modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti con riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato.
Lavori pubblica utilità Nel caso di piccolo spaccio o altri reati minori commessi da un tossicodipendente il giudice può applicare, anziché detenzione e multa, la pena del lavoro di pubblica utilità. Tale sanzione alternativa deve essere chiesta dall’imputato e ha una durata equivalente alla condanna detentiva. E’ revocabile se si violano gli obblighi connessi al lavoro e non può sostituire la pena per più di due volte.


Il fallimento della WAR ON DRUGS e l'amnistia di Obama
Qualche mese fa Barack Obama ha concesso la grazia ad otto detenuti federali. Nel darne l’annuncio a dicembre aveva detto: <<Commutare le sentenze di questi otto Americani è un passo importante per ribadire ideali fondamentali di giustizia ed equità, ma non deve essere I ‘ultimo>>. L’affermazione E’ storica perché denuncia implicitamente la generale ingiustizia che l’ha preceduta e annuncia un inversione ideologica di portata potenzialmente più radicale di quella della riforma sanitaria che tanto ha assorbito Ia sua amministrazione. Questa settimana Obama ha tenuto fede a quella dichiarazione annunciando l’allargamento delle <<clemenze esecutive» che potrebbe equivalere ad una sostanziale amnistia per migliaia di detenuti federali. E’ il tramonto dell’era reaganiana segnata dalla crociata proibizionista e dalla carcerazione di massa. Uno degli otto "graziati", Clarence Aaron di 43 anni era stato arrestato poco più che ventenne. Studente modello e giocatore di football aveva avuto un ruolo secondario in una “transazione di droga”: aveva presentato un suo ex compagno di liceo, ora spacciatore, ad un compagno di università il cui fratello trafficava anch’egli in droga. I due spacciatori in seguito si erano messi d'accordo per la compravendita di 9kg di cocaina e quando la polizia li aveva arrestati avevano implicato il giovane Aaron in cambio di un alleggerimento delle pene. ll ragazzo che invece si era rifiutato di collaborare con gli inquirenti e denunciare i suoi amici, era stato condannato a tre ergastoli. Per incredibile che possa sembrare la pena "esemplare" non fu fuori dal comune, specie per l’epoca, negli anni '90 all’apice della war on drugs, l'escalation del proibizionismo "armato" che in 40 anni ha fatto scempio nelle comunità emarginate programmaticamente rappresentate in questo caso dal giovane afroamericano Aaron.

Dopo essere stata dichiarata da Richard Nixon, come parte della famigerata <<tolleranza zero contro la criminalità>>, la war on drugs e assunta a fondamentale componente della demagogia politica, codificata negli statuti giudiziari in misura sempre più imprescindibile dal “mandatory sentencing” maxipene obbligatorie che i giudici erano (sono) tenuti ad imporre. In molti Stati sono state varate leggi come la famosa 3 strikes californiana che impone l’ergastolo obbligatorio alla terza infrazione, qualunque essa sia.
Cosi per oltre 30 anni il flusso di prigionieri di lungo corso per crimini non violenti legati agli stupefacenti si è ingrossato senza sosta. Risultato: un ipertrofico complesso penale-industriale articolato in migliaia di penitenziari e prigioni, un gulag nazionale in cui sono incarcerati un numero incredibile, 2,3 milioni di persone, una popolazione che dal 1985 é quintuplicata. Oggi gli Usa che rappresentano circa il 5% della popolazione mondiale detengono notoriamente dietro le sbarre il 25% dei prigionieri del mondo, la gran maggioranza dei quali condannati per reati "di droga" spesso irrisori. Intanto la "droga" come fenomeno non accenna minimamente ad essere sconfitta.


La crociata giustizialista ha trovato nuovo impulso negli anni del reaganismo ed è stata particolarmente virulenta nell’era neoconservatrice, diventando sempre più strumento di controllo sociale. A fronte della privatizzazione di educazione e sanita e dei tagli della spesa pubblica, nel momento in cui i lupi di Wall Street e rampolli middle class creavano un mercato di massa per la coca "ricreativa" la war on drugs ha rappresentato praticamente una spedizione punitiva contro poveri e minoranze come da anni palesano le vergognose discrepanze delle pene previste per la detenzione/spaccio di cocaina rispetto a quelle comminate a chi usa il crack. La forma cristallizzata di cocaina cosi chiamata da uno sballo molto più concentrato e soprattutto viene commercializzata in formato monodose a prezzi assai più modesti diffondendo si cosi a macchia d’olio nei ghetti e fra le popolazioni urbane più marginali (con, all'inizio degli anni '80, la documentata connivenza della Cia che all’epoca col traffico di crack sovvenzionava i Contras nicaraguensi). Da allora le storie di neri e ispanici dei ghetti condannati a 20 anni per detenzione di un cristallo di coca mentre nei quartieri middle-class avvocati o agenti di borsa se la cavano con una condizionale per dieci grammi di polvere hanno delineato la tangibile demarcazione della discriminazione giudiziaria. Oggi i neri d'America sono incarcerati con un tasso sei volte superiore a quello dei bianchi; i prigionieri afroamericani sono 1 milione, ben oltre il 40% del totale malgrado costituiscano a malapena il 10% della popolazione generale. La probabilità che oggi ha un giovane nero come Clarence Aaron di finire in galera prima dei 40 anni é di sei volte superiore a quella di un bianco. Sono i numeri dell’ <<abominio morale>> al cuore della <<più grande democrazia occidentale>>l’immagazzinamento di generazioni di sepolti vivi come politica sociale. Una politica oltretutto dagli enormi costi finanziari per cui uno stato come la California (250.000 detenuti) spende più di $100000 all'anno per un detenuto minorenne e meno di $10000 nello stesso periodo per uno studente nella scuola pubblica. L'industria penale è promossa da forti lobby (vedi i potentissimi sindacati delle guardie carcerarie che spingono per pene sempre più severe) e rappresenta ormai un giro di affari da $80 miliardi, avendo prodotto anche il fenomeno "ibrido" della carcerazione commerciale delle prigioni private che si aggiudicano lauti subappalti per custodire detenuti. Ma non bastano: l’anno scorso il governo federale ha intimato alla California di scarcerare un numero di detenuti (decine di migliaia) sufficiente ad alleviare le croniche ed incostituzionali condizioni di sovraffollamento degli istituti penali. In questa perversa economia, gli stati in crisi di bilancio hanno difficoltà oggettive a mantenere il passo della carcerazione rampante. Anche l’amnistia di Obama ufficialmente e motivata dal ridimensionamento dei costi della carcerazione, ma nel contesto storico si tratta in realtà di una radicale inversione di rotta rispetto al giustizialismo rampante che per trent’anni ha riempito le galere americane e contro il quale il suo l’attorney general, il ministro della giustizia Eric Holder nel secondo mandato si è espresso sempre più esplicitamente. Holder ha apertamente denunciato <<un utilizzo eccessivo della carcerazione>> come rimedio sociale economicamente insostenibile oltreché eccessivamente costoso in termini umani e morali>>. Il discorso che Holder ha fatto a questo riguardo lo scorso agosto alla conferenza degli avvocati americani era stato in alcuni suoi passaggi, nientemeno che epocale:

<<Ora che la cosiddetta war on drugs sta per entrare nel suo quinto decennio - ha detto il ministro – dobbiamo chiederci se sia davvero stata efficace. Con la nostra enorme popolazione di detenuti dobbiamo chiederci se la carcerazione sia davvero usata per punire, dissuadere e riabilitare o se si tratti in realtà di un semplice strumento per immagazzinare e dimenticare. La pura verità e che sia a livello federale che statale che locale é ormai divenuta inefficace e insostenibile. (Inoltre) dobbiamo riconoscere che una volta nel sistema, le persone di colore subiscono punizioni molto più severe delle loro controparti. Le sentenze "obbligatorie" hanno avuto con la loro inflessibilità un effetto destabilizzante sulle popolazioni povere e di colore. Negli ultimi anni i detenuti neri hanno ricevuto condanne più lunghe del 20% rispetto a quelli bianchi per delitti simili. Questo non solo è inaccettabile, non è degno della giustizia in questo paese ed è vergognoso.>>

Una vergogna cui occorrerebbe porre rimedio con una integrale riforma delle leggi e sanzioni troppo per il presidente che in questo anno elettorale difficilmente avrebbe potuto superare l’ostruzionismo repubblicano su un tema "caldo" come l'ordine pubblico. Obama ha invece agito per decreto, usando la facoltà presidenziale della grazia ed estendendola potenzialmente migliaia di detenuti. Anche se l’amnistia dovrà essere concessa di volta in volta ai singoli detenuti c’è chi, come Jerry Cox, presidente dell'associazione degli avvocati ha parlato di <<inizio della fine dell'era della carcerazione di massa>>. A I ministero di giustizia intanto sembra intenzionato a fare sul serio. Per cominciare è stato rimosso Ronald Rodgers, il procuratore preposto a valutare le domande di clemenza, un noto falco che si adoperava di fatto per insabbiare le pratiche – compresa quella di Clarence Aaron che per molti anni ha cestinato - prima che giungessero al presidente. E in secondo luogo mettendo a diposizione difensori d'ufficio a chiunque voglia inoltrare una pratica. Se riuscirà in seguito ad ampliare le riforme, l’intervento sulle carceri potrebbe essere il retaggio più tangibile del primo presidente afroamericano.
il manifesto