08/12/14

Il primo mistero di Silvano Agosti

L'UOMO NON E' NATO PER COMPETERE MA PER COLLABORARE CON SE STESSO
Attenzione, non è vero che non c’è lavoro, è vero invece che per alcune centinaia di milioni di lavoratori prima occupati nei grandi agglomerati industriali non c’è più l’obbligo nè’IL BISOGNO di lavorare.
Conseguentemente si è verificato il crollo di piccole e medie industrie (In Italia ne hanno già dovuto chiudere circa 72,000 ) direttamente collegate con i grandi centri produttivi ormai completamente autonomi in una struttura perfettamente automatizzata. Le macchine non scioperano, non hanno stipendi, non si ammalano, e lavorano 24 ore al giorno senza mai protestare.

Per quale ragione non eliminare la cosiddetta CLASSE OPERAIA? Fino agli anni ottanta non si faceva che parlare di AUTOMAZIONE, si discuteva con passione di un tempo in cui nessuno sarebbe stato più in obbligo di lavorare e avrebbe finalmente fruito di una nuova civiltà che avrebbe come protagonista una intera umanità finalmente liberata dall’oppressione e dal ricatto del dover impiegare l’intero tempo della vita a lavorare. Nove o dieci ore al giorno senza mai poter scoprire il proprio estremo valore in una condizione di libertà, di creatività e di solidale privilegio di vivere, non più scambiando una faticosa stentata sopravvivenza come unica modalità di vita.
Oggi nessuno ne parla. La sostituzione delle masse operaie con le macchine è avvenuta ormai per l’ottanta per cento, ma un grande silenzio è calato sull’argomento.

Troneggia invece LA GRANDE MENZOGNA ovvero le infinite promesse di “trovare lavoro”.

E’ dunque così difficile immaginare che dagli enormi profitti generati da una produzione automatizzata si possono detrarre l’equivalente degli stipendi e delle paghe di un tempo per assicurare all’intero genere umano una casa e due pasti caldi in qualsiasi ristorante? Una umanità così rassicurata vedrebbe crollare rapidamente sia le carceri che gli ospedali e sia, finalmente la necessità degli eserciti.
Con il coraggio di immaginare in piena semplicità il progetto di una società favorevole a tutti, si smantella qualsiasi accusa strumentale di utopia che condanna qualsiasi PROGETTO diverso dall’attuale tragica e apparentemente irrisolvibile condizione umana.
Ebbene, avendo affermato questi pensieri in numerose e varie situazioni, radio, giornali, diari nel blog, lettere ai padroni del mondo, non c’è stato un solo intervento di risposta in grado di diffondere ulteriormente questo semplice messaggio.

COMINCIAMO AD ASSICURARE A TUTTI GLI ESSERI UMANI BUON CIBO E UNA CASA (Costo previsto equivalente al 10 per cento delle spese militari) e poi assistiamo a cosa accade, a come in assenza di disperazione ogni essere umano cerchi semplicemente una propria identità’ arricchita da tante amicizie, tanto amore, tanta conoscenza di se’ e del mondo circostante..


05/12/14

The Miller's Tale: Tom Verlaine

Ancora Stati Uniti, ancora la New Wave e l'epopea del CBGB, con il grande Tom Verlaine che ci racconta di come i suoi Television costruirono quella grande onda musicale, con Ramones, Patti Smith, Blondie e tanti altri,  portando alla celebrità il locale di Hilly Cristall. Come per Stiv Bators e i Dead Boys, alcuni ricordi di Tom si possono riscontrare  nel film CBGB, e i due album di Tom Verlaine sono davvero molto belli..

A un anno di distanza, entrambi i chitarristi - Richard Lloyd e il leader naturale del quartetto, Tom Verlaine - pubblicarono il loro primo album solista. Tom Verlaine, portato a termine il suo primo lavoro (Tom Verlaine il titolo) che richiese molti mesi di preparazione, uscì da un periodo di totale reclusione (mi piace parlare con la stampa, ma non quando ho un progetto in mente..) di solito si faceva trovare vestito in super-casual nel grattacielo della W.E.A., piedi su un tavolo di metallo e vetro, quadri di pop-art sessuale vicino ai quali non voleva essere fotografato.

Non ci sarebbe dispiaciuto vedere i due album dei Television fare un po’ meglio di quello che hanno fatto. Entrarono, saliti fino al 170° posto circa, e spariti. Non si può parlare certo del grande successo commerciale, no?. Dopo decenni, assunti allo stato di "cult".

Strana sorte per un musicista che, come Dylan, era arrivato dalla provincia, aveva pescato un nome d'arte nel campo letterario (Thomas Miller vero nome: <<no, non avevo mai letto Verlaine: mi piaceva solo il suono...»), si era messo a scrivere poesie e insieme all`amico Richard Hell (altro nome d’arte, scelto insieme una notte, come doveva poi accadere per Television) aveva creato la scena punk/new wave ante-litteram.

“Sono arrivato a NYC nel ’68 dal Delaware, a due ore dl macchina da qui, verso sud, dove lavoravo in un magazzino contando piatti e asciugamani. I miei primi strumenti sono stati piano e sassofono, e da un paio d’anni cercavo dl mettere su un gruppo come chitarrista. Partii per NY per i soliti motivi: certo, la musica innanzitutto, ma anche la poesia, e in generale volevo calarmi in una scena viva, coinvolgermi con gente che usasse la testa in tutte Ie direzioni possibili. La scena allora era statica: Max’s Kansas City prendeva solo artisti con contratto discografico, a Bleecker St. regnava ll folk. L’unico posto dove c’era I ‘attività che ml interessava era il Marcer Art Center, che le Dolls avevano messo ln piedi e dove in ogni stanza incontravi la gente più strana. Ma a me le Dolls non piacevano, né per come suonavano né per come si vestivano. Volevo qualcosa di mio, che avevo in mente - venivo dal jazz, ma amavo gruppi come Who, Stones, Doors, Velvet, Them, che avevano anche un impatto veramente fisico -, ma non c’era un posto dove suonare. Un giorno camminavo per la Bowery, e capitai di fronte a questo bar di country e bluegrass, ll CBGB. Entrai ed era un bordello: un paio di ubriachi, un cane che cacava dappertutto. Ma c’era un ottimo impianto, e chiesi al padrone, Hllly Kristal, se si poteva suonare. M’invitò a una audition, e, anche se non so come, gli piacemmo: c'invitò a suonare per due mesi una volta a settimana, ma dovevamo pagarci da soli la pubblicità. Allora io e Richard, nel frattempo già Hell, decidemmo dl provarci sul serio: lui aveva preso in mano il basso non più di due settimane prima... Un certo Terry Ork ci aiutò, comprandoci gli strumenti e dandoci il suo loft dove potevamo provare, e ci mise in contatto con un suo amico, Richard Lloyd. Billy Ficca era un amico d’infanzia, e cominciammo. Patti Smith a quel tempo era ancora una poetessa e una critica: scrisse un palo di buone recensioni, e la gente cominciò a venire al club>>.

A quei tempi (73-74) risalgono le radici della new wave: Tom che collaborava con Patti sul suo primo 45, Piss Factory/Hey Joe, le formazione dei Ramones e dei Blondie, Hell che si cominciava a vestire di cuoio; uno dei primi 45 auto prodotti e con grande clamore per la novità in materia Little Johnny Jewel. E poi, anche un episodio di cui pochi sono a conoscenza: "un giorno ci chiamò Richard Williams, ora critico per il Melody Maker e allora alla Island dl Londra. C’era un certo Eno, disse, che voleva produrci perché se ne era appena andato dai Roxy Music e cercava nuove esperienze. Ci portarono in uno studio a 24 piste, registrammo due settimane, e, se devo essere sincero, pensai che non mi piaceva affatto come eravamo stati incisi. Glielo dissi, e i loro entusiasmi si raffreddarono subito>>

(Dimostrando anche la testardaggine per cui Tom era leggendario, aggiunse:<<..se proprio devo fare un disco, il produttore vorrei scegliermelo io>>). Loro tornarono a Londra, e mettersi in contatto diventò problematico. Uscivo nella notte nella neve a chiamarli da una cabina, e loro non mi richiamavano mai. Cosi, con Fred Smith al posto dl Hell quando i Blondie si sciolsero, aspettammo la migliore offerta, quella della Elektra, e nella prlmavera del 76 firmammo. Scoprì solo allora che Lloyd non solo non era mai stato in un gruppo, ma probabilmente non suonava nemmeno da molto tempo. Cosi, dato che amo cantare con alle spalle un solido supporto ritmico, nel primo disco feci quasi tutte le parti di chitarra io>>.

“Marquee Moon” rappresentò davvero quello che i Television erano, come suonavano, ed è per quello che a Verlaine piace ancora adesso. Un rock che a differenza dei Ramones o Lenny Kaye/Patti Smith non era ossessivo: <<più musicale, più sincopatico, con maggior spazio... più sofisticato se proprio vuoi>>. Un rock basato su una predisposizione molto particolare dl quello che Verlaine chiamava <tension & release, costruire una tensione, che non sempre veniva risolta, a volte solo prolungata indefinitamente. E cantati laceranti, da psicodramma, almeno quanto il suono appuntito della sua chitarra. Una vecchia Fender Jaguar che godette del suo grande momento all’epoca delle surf bands. Un altro album, il più sofisticato, “Adventure” e poi lo scioglimento, che né Ficca (era stato in cento bands. Per lui era solo un gruppo come un altro) ne Lloyd (aveva sempre detto chiaramente che voleva fare il solista), ne Smith (che ora si divide tra entrambi i chitarristi) presero male.

Il secondo album di T.V., Dreamtime, da molti fu considerato il terzo dei Television. E in effetti il suo stile é cosi personale che induce nella tentazione. Ma Tom puntualizza: -<Inciderlo é stato molto più facile e rilassante. Entravo in studio quando volevo, ho chiamato ogni volta i musicisti che ritenevo più adatti per ogni singola canzone e ha questa potenza ritmica, quel battito sincopato che con I Television era Impossibile ottenere per gli stili di chi vi suonava. Se gli altri, il secondo in particolare, galleggiavano per aria, questo é molto più concreto.

Un album ottimo, quando la new wave, che T.V aveva aiutato a creare, aveva già virato verso il pop. In classifica non ci andò mai, anche se era un album tutt’altro che difficile..


1979 - Tom Verlaine
1981 - Dreamtime
1982 - Words from the Fron
1984 - Cover
1987 - Flashlight
1990 - The Wonder
1992 - Warm and Cool (rimasterizzato nel 2005)
1996 - The Miller's Tale: A Tom Verlaine Anthology
2006 - Around
2006 - Songs and Other Things

TELEVISION
1977 - Marquee Moon
1978 - Adventure
1993 - Television
Tutti su Elektra Records
2003 - Live at the Old Waldorf  (dal vivo nel 1978)
su Rhino Records

The Miller's Tale .zip 
Track list: CD 1: 
01 kingdom come (coverizzata "divinamente" da Bowie in Scary Monster)
02 souvenir from a dream 
03 clear it away 
04 always 
05 postcard from waterloo 
06 penetration 
07 breakin' in my heart 
08 marquee moon 
09 days on the mountain 
10 prove it 

CD 2: 
01 venus 
02 glory 
03 the grip of love 
04 without a word 
05 words from the front 
06 let go the mansion 
07 lindi-lu 
08 o foolish heart 
09 five miles of you 
10 your finest hour 
11 anna 
12 sixteen tulips 
13 call me the 
14 at 4 a.m. 
15 stalingrad 
16 call mr. lee 
17 no glamour for willi 
18 the revolution






Yoko Bono: l'arte visiva che viene dal freddo

<<Per queste immagini bastarde la colpa è tutta mia. Mi dispiace. Non so cosa pensavo. Non succederà più. Oppure, beh, probabilmente succederà ancora. È terribile, lo so. Volevo che non fosse andata così. Mi dispiace tanto..
Kalle Mattsson..>> 
www.kallemattssonillustration.tumblr.com

















04/12/14

Work in Regress


CONSEGUENZE DELL'ABROGAZIONE DELL'ART. 18

II lavoro "usa e getta” serve ad abbassare i salari (il massimo sarà 900 euro al mese) e comprimendo i diritti dei singoli azzererà quelli collettivi, aumentando lo sfruttamento.
PIERGIOVANNI ALLEVA


LA QUESTIONE DELL’ABROGAZIONE DELL’ART.18, dello Statuto dei Lavoratori è più che mai al centro della scena politica e ed è quindi davvero opportune dedicarle tre sintetiche riflessioni su punti di fondo. La prima riflessione riguarda le contraddittorie argomentazioni che si sentono da parte datoriale e governativa: da una parte si minimizza il problema asserendo che riguarda una piccola minoranza di lavoratori (3.000 l’anno), dall’altra si afferma che è invece questione centrale e vitale.

Il vero è - rispondiamo - che l’efficacia e la funzione vera dell’art. 18 è quella di prevenire i licenziamenti arbitrari: proprio perché essi possono essere annullati, i datori di lavoro devono essere prudenti e giusti nei loro comportamenti. Quelle 3.000 sentenze evitano - per dirla in sintesi - altri 30.000 licenziamenti arbitrari o più. L’ art.18 é, e resta, una fondamentale norma anti ricatto, che ha dato dignità al lavoratore proprio perché lo libera dal ricatto del licenziamento di rappresaglia più o meno mascherato. Quanto poi all’affermazione che l’art. 18 costituirebbe un’ingiustizia verso quella metà circa dei lavoratori che non ne usufruiscono, perché lavorano in imprese con meno di 16 dipendenti e, più ancora che contraddittoria, paradossale: se solo la metà di una popolazione ha il pane, il problema è di darlo a tutti, non di toglierlo a chi ce l’ha. La seconda riflessione riguarda l’andamento del mercato del lavoro e dell’occupazione: dice la Confindustria nonché Renzi ed i suoi accoliti che una volta che avessero le mani libere di licenziare a loro arbitrio, i datori, potendo <<spadroneggiare>>, assumerebbero volentieri, e che i lavoratori subirebbero magari una temporanea ingiustizia, ma sarebbero poi compensati da un sistema di flexsecurity che troverebbe loro altro idoneo lavoro, garantendo, nel frattempo, il loro reddito.

Si tratta di due clamorose bugie: le imprese assumono se lo richiede la domanda di beni e servizi e non per altri motivi, storicamente dimostrato, mentre la flexsecurity é un alibi, una falsa promessa in tutta Europa, ed in particolare in Italia, perché quando la disoccupazione strutturale supera il 10% reperire altro lavoro é difficilissimo, e le finanze pubbliche non possono corrispondere indennizzi se non miseri, e per poco tempo: dal 2016, ad esempio, sarà abrogata la indennità di mobilità triennale e resterà solo la cosiddetta Aspi, di breve durata e con importi decrescenti.

La terza riflessione e la più importante: questa smania di abrogare l’art.18 è solo un’antica sfida di potere da parte datoriale o rientra in un ben più complesso programma di <<riassetto>> socio-economico? Tutto dimostra ormai che è quest’ultima la risposta esatta perché la precarizzazione totale dei rapporti di lavoro, che si raggiunge con i contratti a termine <<acausali>> ma per il resto, (e cioè, per quella percentuale superiore al 20% consentita ai contratti a termine), anche proprio con contratti a tempo indeterminato non soggetti a reintegro in caso di licenziamento arbitrario, è la condizione prima di un esasperato sfruttamento del lavoro che sta raggiungendo rapidamente dimensioni mai sospettate. Con il lavoro <<usa e getta>>, espletato comunque sotto ricatto e senza nessuna certezza del futuro, ben si potrà giungere, invero, anche a una drastica diminuzione dei salari sino alla soglia della sopravvivenza. ll futuro che si prospetta è purtroppo quello di un lavoro non soltanto privo di dignità ma anche sottopagato perché i lavoratori precari e ricattati che diventeranno la normalità non potranno più presentare rivendicazioni collettive e quindi, una volta caduti di fatto i contratti nazionali, lo standard retributivo sarà quello del salario minimo garantito, che non per nulla il governo Renzi si propone di introdurre: già si conosce il livello di quel salario, si tratterà di non più di 6 euro l’ora al netto del prelievo fiscale e contributivo, il che significa non più di 800-900 euro al mese. ll nostro è già un paese in cui il 10% della popolazione possiede addirittura il 50% della ricchezza, e per converso il 50% della popolazione deve accontentarsi di dividere un misero 10% della ricchezza stessa, ma questo non basta ancora ai fautori del neoliberismo e di tutte le altre cosiddette <<libertà economiche>>, tra cui quella di licenziare arbitrariamente. Non è soltanto un’antica aspirazione di potere delle classi dominanti, ma e anche la condizione di un ancor più accentuato sfruttamento e impoverimento delle grandi masse. Possiamo solo prepararci ancora una volta a una grande battaglia a difesa della dignità del lavoro.





03/12/14

L'acqua è vita: i GAP a Roma (e cibo e acqua gratis per i randagi a Istanbul)

(PER CHI VIVE A ROMA)   L'ACQUA E' VITA!

I Gruppi di Allaccio Popolare sono pronti ad aiutare le famiglie colpite da un distacco idrico di Acea Ato2.
A Roma infatti non è garantito il diritto all'acqua: per Acea Ato2 SpA non è violazione di un diritto umano lasciare intere famiglie a secco.
L'importante, per l'azienda di Piazzale Ostiense, è assicurare lauti dividendi ai suoi azionisti entro fine anno, riducendo al minimo gli investimenti necessari alla rete idrica. Se per farlo bisogna andare a “caccia di morosi”, ben venga effettuare centinaia di distacchi a settimana, in modo che “l'utente”, possa scegliere se saldare o morire di sete.


Stiv Bators, forza oscura della civiltà occidentale

Personaggi principali: Stiv Bators - Rocket From The Tombs, Frankenstein, Dead Boys, Wanderers, The Lords Of The New Church;
Johnny Blitz - Rocket From The Tombs,Frankenstein, Dead Boys;
Cheetah Chrome - Rocket From The Tombs, Frankenstein, Dead Boys.


Rocket From The Tombs era perfetto come punk sparato fuori a razzo da una tomba. ll gruppo visse poco, però, con lui dentro; quando David Thomas e Peter Laughner se ne andarono per formare i Pere Ubu, i Rocket tornarono nelle tombe. Dopo i Frankenstein, arrivò il momento per Stiv Bators 'di formare il suo gruppo di successo: il titolo di Dead Boys sembrava giusto per chi giocava coi pugnali: il batterista Johnny Blitz, venne accoltellato al torace da un portoricano sulla Quinta Strada di New York, dopo essere intervenuto in una rissa scoppiata sulla Seconda tra il roadie Micheal Sticca e cinque teppisti scesi da una macchina. Johnny Blitz rincorse uno di questi in fuga, Sticca ne accoltellò un altro; nello scontro Blitz rimase ferito da cinque coltellate che lo ridussero in fin di vita al St. Vincent Hospital per oltre un mese. Mentre Sticca fini al carcere di Rikers Island per il ferimento del primo portoricano e per aver accoltellato anche quello che infieriva su Blitz a terra. ll corpo di quest’ultimo però non si troverà mai: forse era morto e il cadavere era stato fatto sparire dai suoi amici per non avere altri guai, oppure era scappato, trascinandosi via. Quando Blitz esce dall’ospedale e Sticca dal carcere, assolto - riconosciuta la legittima difesa e caduta l’accusa di omicidio - il percorso della band può riprendere. Per Stiv Bators il rock’n’roll era un rito voodoo condotto ballando con la morte verso una tenebrosa immortalità.
Lui non credeva che potesse morire. Potevi drogarti, bere a non poterne più e torturarti sulla scena, ferirti coi coltelli attraverso i giubbotti di pelle, ma con quella musica punk, magica e satanica, non si poteva morire davvero.

A New York il primo giorno arrivano in studio di registrazione pieni di svastiche naziste, cosi per giocare e fare i duri. Vedendoli conciati cosi da stupidi nazi-punk, la produttrice del loro disco d’esordio, Genya, nata in Polonia e i cui genitori vennero deportati in un Campo di concentramento, sembrò proprio non approvare. Le cose dovevano girare in maniera diversa con lei, ma che Si erano messi in testa, quei buffoncelli da strapazzo?. <<Levatevi quelle cazzo di svastiche», ordinò urlando a Johnny Blitz << perché io sono il produttore e sono ebrea e posso spaccarti la tua cazzo di batteria &nbspquando mi pare!>>. Ubbidirono, e la scena è narrata nel film CBGB, che abbiamo qui recensito.

Stiv con la band si trasferisce nel grande appartamento sulla Nona Strada chiamato “Tossico City”: il luogo degli stupefacenti e delle orge mentre Joey Ramone gli procurò il primo live al CBGB, dove per un pò sputarono le loro storie di necrofilia e peccato, rovina e nichilismo. Bators ne era la personificazione: uno zombie esagitato e nevrotico guidato da un’oscura forza voodoo che creava show violenti e osceni. Come quella volta - era la seconda serata dei Dead Boys al 315 di Bowery Street - in cui, su istigazione di Genya Ravan, si fa fare un pompino alla panna montata sul palco da una cameriera del locale mentre canta Caught With The Meat In Your Mouth.

Ma i Dead Boys si stanno già avviando all’auto-annientamento, alla loro morte, dopo solo due album: Young, Loud And Snotty del 1977 e We Have Come For Your Children del ’78. Con Cheetah Chrome che nella pausa di inattività dai concerti, dopo questi eventi criminali è diventato un tossico folle che si fa arrestare buttando un ventilatore dalla finestra della sua stanza d’albergo su una macchina della polizia, da lui stesso chiamata perché lo internassero e gli calmassero i deliri da stupefacenti. <<Non ho il controllo di quello che mi succede sul palco durante lo show>>. <<Il rock’n’roll è la musica voodoo della civiltà occidentale>>, dirà al momento di formare i Lords Of The New Church.

Strafatto di cocaina, eroina e alcol, continuò a farsi vedere in giro con Bebe Buell, conosciuta a una festa dei Kiss al Max’s. “La coppia rock del 1980”, secondo <<Creem». <<Non avevamo rispetto per nessuno. Eravamo i Sonny e Cher del punk >>.

“Quando gli eroi sono tutti spariti / i preti e i politici ci hanno ingannato / Gli attori, dopotutto, stavano solo recitando / La chiesa ha ucciso la scienza e reso schiavo il mondo. lndossa la divisa della tua gang / Sii un Dio della Nuova Chiesa”, dice Stiv nel primo singolo dei Lords intitolato New Church.

Con l’ex Damned Brian James alla chitarra, l’ex Sham 69 Dave Tregunna al basso e l’ex Barracudas Nicky Turner alla batteria ad affiancarlo nelle sue liturgie di distruzione e critica sociale del tempo in disfacimento. 
Scrive, insieme a Brian James, in Tale Of Two Cities: “Copulazione, esplosione [...] Due città costruite dalla puttana di Babilonia / Sodoma e Gomorra distrutte ancora una volta / Sogni di celluloide di vite trasparenti / Urla silenziose di occhi di ghiaccio carnivori / Civiltà eretta sul decadimento sociale / Hollywood sta bruciando / San Francisco scivola nella baia / Specchi tondi sparano riflessi nel cielo come siringhe sporche / I vampiri dell’energia succhiano le limousine / Le locuste hanno divorato i loro dei / Lebbrosi in libertà esprimono il tormento del rifiuto di tempo fa”. E' la fine dell’Impero Occidentale. 
E ancora, nel luogo della sua religione eretica canta in Holy War, “Papa Giovanni Paolo II è stato avvelenato [...] Inquisizione, crociate e martiri arsi vivi per blasfemia [...] Conflitto divino, rivoluzione. L’attore-Papa impostore / Avidità e delitto sono perdonati se sono in nome di Dio”. 
Distrugge il falso sacro in cerimonie apocalittiche, blasfeme e pornografiche in cui il sesso è l’unico modo per sopravvivere fino alla morte. “Ascolta, una cavalcata nera su Rodeo Drive nei tuoi jeans Fiorucci /Sai che è bello quando è proprio duro come il ghiaccio / Quando è completamente succhiato [...] Mutandine freudiane sui fianchi dei quartieri alti / Ti farà piangere Porta la tua ragazza per farlo in tre / Lo dobbiamo fare bene. Farlo senza problemi nella tua stanza |...] Oh Cara, sei cosi porca! Pensi di essere esperta, sai di essere esperta /Non hai bisogno di vasellina. Stai zitta e siediti, mangiati il cuore”, dice lascivo in Eat Your Heart Out.

Estromesso dalla band in seguitol ritorno a Parigi dalla sua fidanzata Caroline Warren, con la schiena distrutta per aver sbattuto su dei monitor in concerto, interrompendo il tour nel bel mezzo. I Lords Of The New Church, senza dirgli niente, mettono un annuncio sul <Melody Maker> per la ricerca di un nuovo cantante. Quando lui lo viene a sapere, torna a Londra, fa un ultimo concerto coi suoi musicisti e li manda a fanculo.
I Lords non tolleravano più la sua violenza e le continue liti che generava con quell’altro ipertossico di Brian ]ames. E neanche tutta quella droga che lo indebolisce sempre più. Nel 1990 se ne va in Francia per registrare un album con la nuova formazione che doveva comprendere l’ex Ramones Dee Dee Ramone, Vom dei Doctor And The Medics, Chris Dollimore dei Godfathers e johnny Thunders ex New York Dolls ed ex Heartbreakers, gli Whores Of Babylon. Ma il 3 giugno, la notte invocata nei suoi riti della Nuova Chiesa, giunge per interrompere il voodoo e portarselo via. Beffardamente fuori scena. Uno schianto con un taxi guidato da un autista ubriaco lo prende in pieno in una via di Parigi.

Gli dissero di andare al pronto soccorso, ma lui assicurò che non era niente, un’auto non poteva uccidere il protetto dal voodoo. “Il mondo intero non ha mai voluto questo bastardo con la sei corde”. Stiv se ne tornò nella propria abitazione, ma il respiro cominciò a non essere buono. Caroline, che era con lui in quell’infausta passeggiata, chiamò l'ambulanza che arrivò alle 3 del mattino. Ma Stiv ormai era morto ncl sonno a causa delle lesioni interne riportate: un’emorragia gli aveva provocato un grumo di sangue andato a chiudergli il cuore.

<<Quando la gente scopre che sei una persona normale, resta delusa. Ti offendono. Si sentono a pezzi perchè tu non sopravvivi alle loro fantasie, perchè tu non muori per loro..>>

“Ehi Cara, hai saputo la notizia? ll tuo amore sporcato di sangue è in prima pagina” (Goin'Downtown).

<<Qualsiasi cosa facciate, sarete tre anni in ritardo.
(Steven John Bator (Youngstown, 22 ottobre 1949 – Parigi, 4 giugno 1990)

discografia completa:
Dead Boys and Lords of New Church full




02/12/14

Visible Girls: donne nelle sottoculture degli anni '80

Nei primi anni '80, la fotografa Anita Corbin ha documentato le "uniformi informali" delle sottoculture giovanili ritraendo ragazze e giovani donne in tutta Londra. Ragazze maleducate, Rockabillies, mods, skinheads, e alcuni gruppi femminili "meno definiti", tra cui paninare, rasta, punk e futurologhe, così come quelle coinvolte "dentro e intorno al movimento di liberazione delle donne." Le sue fotografie sono state esposte in una mostra itinerante organizzata dalla Cockpit Gallery Project, e intitolata Visible Girls in 1981.

Nella sua introduzione alla mostra, Corbin ha scritto:
<<In questo progetto la mia attenzione è andata ai dettagli visivi personali, mi sono sempre  interessata più agli effetti che questi dettagli hanno sulla vita di tutti.
Il modo in cui usiamo un vestito come un mezzo di comunicazione / identificazione e come esso può sia informare che  disinformare.
Ho scelto di concentrarmi sulle ragazze, e non sui ragazzi non perchè sono meno eleganti, ma perché nelle "sottoculture" le ragazze sono state in gran parte sempre ignorate o viste solo come appendici dei maschi..>>

Corbin ha scoperto che per queste giovani donne appartenere a una sottocultura non era solo un hobby per il fine settimana, ma (come per i maschi) un modo e uno stile di vita.
Più di trent'anni dopo, Anita Corbin ha incontrato alcune delle donne fotografate all'epoca, ma vorrebbe contattarle tutte, se possibile.
Se qualcuna si è trasferita in Italia, o semplicemente si riconosce in una qualsiasi di queste donne, allora è possibile contattare Anita qui.
DMINDS

Kath and Em, at home in Putney, October 1980.

Debbie and Mandy, McDonalds, Crystal Palace, November 1980.

Rosalee and Deborah, at the Tabernacle, Notting Hill Gate, April 1981.


Charmine and Janice, at the Orchard Youth Club, Slough, March 1981.


Laura and Janet, Mod girl South London Rosettes, April 1981.


Two Mod girls, Oxford Street, March 1981.


Trenchcoat owners Oxford Street, February 1981.


Rockabilly girls, at Shades, Manor House, February 1981.

Nicole and Carol, at the Tabernacle, Notting Hill Gate, April 1981.


At the Marquee club, December 1980.

Quasi and Squasher, at the Royalty, Southgate, March 1981.


01/12/14

10 Best Books di S. King

Così si potrebbe pensare che se Stephen King - il tizio che ha scritto classici horror come Carrie e The Stand - si fosse messo a snocciolare i suoi dieci libri preferiti, avremmo sicuramente trovato opere di artisti del calibro di Edgar Allan Poe, HP Lovecraft e forse di JRR Tolkien - autori che hanno, come King, creato mondi gotici pieni di eventi soprannaturali e forze malefiche. Sorpresa, ci siamo sbagliati: niente del genere. J. Peder Zane ha chiesto effettivamente a decine di scrittori quali fossero i loro romanzi preferiti per il suo libro del 2007, The Top Ten: Scrittori scelgono i loro libri preferiti. La lista di King presentata in risposta è sotto elencata.


1. The Golden Argosy, The Most Celebrated Short Stories in the English Language – edited by Van Cartmell and Charles Grayson

2. The Adventures of Huckleberry Finn (Le avventure di Huckleberry Finn) – Mark Twain 1884

3. The Satanic Verses (I Versetti Satanici) – Salman Rushdie 1988

4. McTeague – Frank Norris (McTeague: a story of San Francisco (1900), (dove il tema della degradazione umana è svolto secondo i principî del darwinismo sociale).

5. Lord of the Flies (Il Signore delle Mosche) – William Golding


6. Bleak House (Casa Desolata) 1852 – Charles Dickens

7. 1984 – George Orwell

8. The Raj Quartet – Paul Scott 1966

9. Light in August – William Faulkner 1965 (“Non risulta aver mai utilizzato una parola che costringesse il lettore a consultare un vocabolario”).
10. Blood Meridian (Meridiano di sangue) – Cormac McCarthy 1985

Sthephen, a quanto pare, preferisce i libri che esplorano i difetti di base nel carattere umano ai racconti di fantasia. In altre parole, è più interessato a storie che sono terrificanti realtà . Il ritratto di Orwell di un uomo sotto la pressione del totalitarismo o la parabola di William Golding su un gruppo di ragazzi ben educati, che cominciano un po' alla volta a regredireche allo stato di bestie sono decisamente preoccupanti. Neanche la saga di Frank Norris sulla mendace McTeague non è molto confortante. E' triste e spettacolarmete violento Meridiano di Sangue, capolavoro di McCarthy, che potrebbe farvi strisciare in posizione fetale e piangere per l'intera umanità. (Quella è stata la mia reazione, comunque.)

La cosa che colpisce di più nella playlist, tuttavia, è come sia uniformemente intellettuale . Tutti i libri potrebbero andar bene in un programma di livello superiore di un corso universitario. D'altra parte, quando è stato chiesto a David Foster Wallace di compilare la sua lista top ten, ha inserito una massa di best seller della follia come Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris, Al vertice della tensione di Tom Clancy e, al numero due, The Stand, (L'Ombra dello scorpione), il romanzo post-apocalittico scritto proprio da Stephen King e pubblicato nel 1978..

 

30/11/14

The Red Menace: un sorprendente galleria di Poster anti-comunisti, fumetti, riviste

PROPAGANDA
Definizione accademica di "propaganda" 
<<"Azione che tende a influire sull’opinione pubblica e i mezzi con cui viene svolta. È un tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto. La p. utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali, nonché l’accesso a mezzi di comunicazione di vario tipo, in particolare ai mass media, e implicano un certo grado di occultamento, manipolazione, selettività rispetto alla verità. I messaggi possono arrivare a implicare diversi gradi di coercizione o di minaccia, possono far leva sulla paura o appellarsi ad aspirazioni positive.

Rientrano nella p. alcune forme di comunicazione pubblica istituzionalizzata come l’attività di pubbliche relazioni di organi governativi, grandi imprese e altre istituzioni, le campagne politiche, le campagne di pubblica informazione. Assai più forte che nell’antichità (che pure non la ignorava), la necessità della p. si è affermata in tempi recenti, in relazione con la sempre maggiore partecipazione delle masse e con il riconoscimento dell’opinione pubblica come forza agente nella storia. La p. moderna tende a rivolgersi in modo particolare non alla ragione, bensì all’inconscio e all’irrazionale; si avvale quindi della psicologia, della sociologia, della psicologia delle masse ecc., per elaborare una tecnica speciale, identica nella sua sostanza a quella della p. commerciale, detta propriamente pubblicità. I mezzi cui ricorre la p. sono tutti quelli atti a provocare emozioni intense, anche se non immediatamente apparenti, ma durature, quali la creazione di slogan ripetuti costantemente dalla radio, televisione, stampa, manifesti ecc., e anche forme di più sottile diffusione, quali la letteratura, il teatro, le arti figurative ecc., che possono più facilmente influenzare i ceti colti. Caratteristica specifica dei regimi autoritari, o che comunque, affermatisi in opposizione a tradizioni e interessi ben radicati, debbano rapidamente conquistarsi il favore delle masse e delle élite, la p. è però strumento di tutti i governi in occasione di quelle crisi, internazionali e interne, che rendano necessario convogliare in un’unica direzione la volontà del popolo, in special modo nelle guerre".>>


29/11/14

M5S: l’ assimilazione o l’irrilevanza

stanchino
Ci siamo occupati spesso, ma non troppo di Grillo e del M5S. Non perché ci stia particolarmente sulle scatole, ma perché come tanti, all’inizio ci aveva incuriosito il fenomeno, di un movimento nato dal basso fuori dai palazzi soliti della politica, con un vero desiderio di spinta, almeno nei proclami, al cambiamento. Ma dall’inizio siamo anche stati sempre.. sospettosi: i motivi li abbiamo già elencati in post precedenti, e arrivati a tirare le somme, erano sospetti più che giustificati. Ce li spiega molto bene Alessandro Dal Lago con un bel pezzo sul Manifesto di oggi, IL DECLINO DELLA NON POLITICA, di cui condividiamo tutto, parola per parola, e anche le virgole..

Ogni tanto, l’infinita crisi del MS5 ininfluente in parlamento e poco visibile nella società, è ravvivata dalle espulsioni di qualche deputato. Se non ci fossero le risibili consultazioni online sulla sorte dei reprobi, che osano criticare i leader, nessuno parlerebbe più di Grillo e tanto meno di Casaleggio. Ecco, forse, la vera ragione della stanchezza di Grillo: la noia di chi ha dato vita a un movimento e ora non sa più dove sbattere la testa. E molto difficile che il M5S si possa riprendere dalla crisi, anche se i sondaggi gli attribuiscono un certo radicamento sociale. Dopo streaming insultanti o inutili, risultati elettorali deludenti (soprattutto nelle realtà locali), polemiche 'incessanti tra parlamentari e staff, licenziamenti di comunicatori e altre amenità, il M5S si trova di fronte al solito bivio: o mettersi a far politica e quindi deludere il suo elettorato anti-sistema o continuare con la finta opposizione, le sceneggiate con il bavaglio e tutto il repertorio folcloristico che porterà a un lento ma inevitabile declino. Insomma, o l’ assimilazione o l’irrilevanza.

Il fatto e che il MSS si fonda su alcuni equivoci che, a meno di due anni dai trionfi elettorali del 2013, sono venuti clamorosamente alla luce. ll primo e senz’altro una leadership a dir poco impresentabile: un imprenditore New Age, non si sa se più affarista o lunare, e un comico che non fa più ridere, dominato dai suoi mutevoli umori demagogici. Il secondo equivoco è l’ assenza di qualsiasi Cultura politica. Chi non vuol essere né di destra, ne di sinistra, e sceglie il giustizialismo più ovvio, alla fine si condanna a non essere e basta. Il terzo è l’ assenza di trasparenza organizzativa del movimento, sostituita dalla mitologia della rete come esclusiva arena democratica. La verità banale è che la rete, per definizione, e influenzabile e manipolabile. Chi decide di indire i referendum sulle leggi e le consultazioni sulle espulsioni? Ovviamente, i due leader (con i loro staff più o meno segreti).
Più che cittadini indipendenti, gli iscritti che votano sul blog di Grillo sembrano ostaggi di un marketing autoritario e impolitico. Detto questo, il declino del M5S mette un po’ di malinconia e suscita qualche interrogativo. Che Casaleggio, Grillo (con loro yes men parlamentari) finiscano nell’oblio o cerchino di tornare alle loro occupazioni più o meno lucrative non interessa a nessuno. Ma resta il fatto che milioni di persone in buona fede hanno creduto in loro e resteranno inevitabilmente a disposizione della demagogia che avanza, soprattutto a destra.

ll modello di Renzi anestetizza buona parte della società, ma radicalizza tutti coloro che non vogliono identificarsi con il blairismo chiacchierone e pseudo-decisionista del presidente del consiglio. Ed ecco spalancarsi praterie per la Lega, per l’estrema destra, per i movimenti urbani Xenofobi, che magari durano lo spazio di pochi giorni, come i forconi di qualche anno fa, ma sono infinitamente riproducibili in altre forme, sintomi di uno sfascio sociale Senza fine. Il paradosso è che a raccogliere tutto, questo disagio, questa voglia di farla finita con le solite facce, questa protesta - in breve, un confuso ma potente appello al cambiamento che da anni sale dalla società- non è la sinistra, che sembra essersi rifugiata nell’astensionismo, nella ripetizione di vecchi slogan o nella riproposizione di vecchie alleanze, già fallite e consegnate alla storia minore. E allora, per comprendere perché un fenomeno come il grillismo è potuto esplodere e implodere nel giro di pochi mesi, bisognerebbe riflettere, a sinistra, sulle idee di leadership, di movimento, di composizione sociale, di lavoro, di Europa. E’ questo il lavoro che ci attende, e non il ritorno in scena di un’accozzaglia di leader bolliti da anni o di giovani leoni irreparabilmente invecchiati.



28/11/14

Sex, no drugs, & Rock'n'Roll: Ian Dury

Sono a Londra – METROPOLITAN LINE. Le luci in lontananza si affievoliscono, risucchiate dalla notte e rivomitate alla prossima stazione. Penso a lan Dury e tutta una serie di ricordi mi si risciacquano nel cervello, tornando a galla come vecchi relitti di legno senza forma. Mi raccontano che ovunque si parlava di lan Dury. Nel brevissimo tempo di un paio di giri notturni proprio sulla METROPOLITAN LlNE, lan Dury diventò il simbolo della poesia scritta in un vagone tra una fermata e l’altra del metro, il simbolo di colui che quasi per caso si trovava, senza sapere perché, sul vagone pazzesco ed eccentrico del rock’n’roll. Ricordo di averlo ascoltato, con curiosità ed anche con cattiveria. Lui poliomielitico: personaggio triste se vogliamo, ma con una strana forza nello sguardo e nel gesto, una forza che ti faceva dimenticare le sue deformità.

<<Non ci faccio più caso. E’ successo a sette anni. L’epidemia di poliomielite de 1952. Devi sbatterci contro il grugno, abituarti all’idea che sei uno deforme, incapace di muoverti come il resto del mondo. Sono stato in ospedale per più di due anni e mezzo. Quello che uno impara a stare in un ospedale per tutto quel tempo é di non lagnarti come uno stronzo... accanto a te, nel lettino a mezzo metro da te c’è uno che nel giro di un paio d’ore sarà duro come il marmo, impacchettato per benino e trasportato senza tante cerimonie in qualche cimitero di merda... Come cazzo fai a lamentarti?>>

Suo padre fa il camionista, sua madre l’assistente sociale. Nasce ad Harrow Weald, cresce in Upminster e va a Scuola d’arte a Walthamstow, un quartiere all’estrema periferia nord di Londra, nelle vicinanze della splendida (e macabra per via degli omicidi) foresta di Epping. In questa scuola <<...sono uno che dipinge cose, dal sedile di un camion a rimorchio..>> inizia la sua carriera di pittore, pittore di seni, tanti seni di donna, innumerevoli seni di donna, una specie di fissazione (forse).

<<Sono finito in una Scuola d’arte perché allora erano come dei porti di mare. Potevi avere tre teste, la pelle verde e a nessuno fregava un cazzo... anzi. Erano tutti più strani di me>>.

Ian fa l’intellettuale, si butta nella bohéme come tutti, l’aria gli è congeniale, quasi salutare, se non fosse per la noia degli schemi didattici... lan ha voglia di vivere più che di fare l’Arte con la A maiuscola. Per lui arte significa interesse assoluto nella vita dell’uomo, un qualcosa che scaturisce fuori dalla voglia e dal PIACERE di vivere... anche se a volte mutilato dal dolore e dalla disperazione.
Un giorno arriva a scuola Peter Blake (notissimo pittore del periodo della Pop-Art inglese. ndr) 
<<..per me è stato come una illuminazione. La prima cosa che mi chiede appena mi vede è se mi piace il rock’n’roll, quale artista mi piace di più, se mi piacciono la lotta libera e la BOXE... Ed io li a rispondergli come un cretino che, si, tutto questo mi piace un casino... che mi va a sangue... Lui allora mi guarda un attimo e poi semplice semplice mi chiede per che cazzo allora non dipingo quelle cose invece dei miei, maledettissimi seni. Incominciai a divertirmi da quel giorno>>.

Appena finita la scuola senza una lira in tasca lan si trasferisce con la moglie Betty in campagna perche si campa con meno soldi. Li avrà un figlio ma verrà anche sbattuto fuori di casa. lnizia la sua carriera di musicista cantante, forse perché non c’era nulla di meglio da fare: è il 1973, il periodo di Kilburn and The Highroads. Naturalmente non succede niente, l`unica cosa che ci ricava sono continue accuse di non saper cantare nella chiave giusta. A questo periodo risalgono anche le sue prime canzoni ma come lui stesso dirà:

<<...delle masturbazioni pseudo-delinquenziali>>, Siamo arrivati al tempo dell’incontro con quelli che poi saranno i BLOCKHEADS (Teste di Legno, Teste Quadrate, etc.) la formazione che senza sosta accompagnerà Ian Dury per una serie di concerti, attraverso le città anonime di tutta la Gran Bretagna, dell’Europa e dell’America. Dall’incontro con Mickey Gallagher (tastiere), Johnny Turnball (chitarrista), Charlie Charles (batteria), Davey Payne (sax), Chaz (o Chas) Jankel (chitarra) e Norman Watt-Roy (basso) nascerà non solo un qualcosa di definito dalla stampa "magico", "pura gioia", "esperienza irripetibile", ma anche il primo 45 girl di successo intitolato SEX DRUGS & ROCK’N‘ROLL. ll disco fa il botto. Più però come pezzo di costume, come bandiera giovanile, che come vendite vere e proprie (sempre pero di tutto rispetto). ll fatto è che il disco è una specie di contraddizione o forse addirittura un camuffamento: Ian afferma di non bere e di non “apprezzare” droghe... Forse si tratta di ironia, forse un gioco, forse una trovata:
<<Se dovessi scegliere tra le droghe e lavorare alla Ford tutto il giorno sceglierei le droghe..>>

Sempre a quel periodo risale il suo contratto con la Stiff Record, casa discografica, giovane e molto perspicace rispetto ai talenti che stavano sorgendo intorno al 76-77. Con l’etichetta riesce ad avere un contratto che lo lascia assolutamente libero sulla quantità di canzoni da produrre in un anno. <>

<<A me piace suonare dal vivo. L'accordo con la Stiff era basato sul fatto che loro non avrebbero assolutamente premuto per farmi scrivere canzoni. Questo punto per me era fondamentale altrimenti non ci sarebbe stato contratto. Non ho mai avuto intenzione di produrre materiale per ii solo fatto di dover rispettare dei tempi di produzione discografica. Se scrivo, scrivo perché ne ho voglia e quando ne ho voglia. Il massimo di pezzi che riesco a scrivere in un anno sono sei. Mi servono moltissime ore per buttar giù una qualsiasi idea... Non sono nemmeno uno di quelli che riescono a scrivere mentre sono in tour. Sono stato sulIa strada con la band oltre 40 settimane l’anno passato..>>
  
Esce il primo album di lan Dury and The Blockheads: si tratta di NEW BOOTS AND PANTIES. ll 33 giri ha un successo enorme: rimane in classifica per oltre un anno, diventa d’oro, continua a vendere, entra al 9° posto della classifica di vendite degli LP del '78 in Gran Bretagna. Per lan è il successo ed anche l’inizio di quella serie ininterrotta di concerti che lo vedrà notte dopo notte in quasi tutte le città britanniche, europee ed americane.
<<GIi Stati Uniti sono piatti, un posto isolato dal resto del mondo. Musicalmente li ho trovati vecchi e rompiballe. Abbiamo avuto più successo con il pubblico nero che con i bianchi che erano venuti a vedere Lou Reed>>

Nel frattempo la stampa in Inghilterra ha trovato il suo nuovo eroe: e un eroe strano, un poliomielitico che si solleva sul marasma creato dal punk ed in possesso di una delle formazioni più calde uscite dal mercato inglese in questi ultimi anni. ll suono rock della band e complesso, fluido, ricco di atmosfere, carico di energia ed a volte, specie quando sono tutti in palla veramente entusiasmante. All’inizio ci vuole un attimo per capire il complesso, per l’unico fatto che la presenza di lan sul palco è quella che aggancia l’attenzione, bastano però un paio di pezzi per farti capire quanto i Blockheads siano fondamentali al successo dei pezzi cantati da lan, quanto ognuno di loro abbia le cosiddette <<palle-fumanti>>.

Ed a parte l testi, a parte il suo modo di gestire lo spazio sul palco è proprio questa ricchezza di suoni, questa classe diversa che differenzia in modo definitivo lan Dury dalla maggior parte del complessi della New Wave. Esce il nuovo 45 giri HIT ME WITH YOU RHYTHM STICK... II disco dalle parole surreali, con una leggera tinta sadomasochista ed una buona dose di ironia. Va letteralmente a ruba, si incolla al primo posto della classifica per oltre 5 settimane e diventa uno di quei motivi che per un intero arco di tempo caratterizzano Ia vita di tutti i giorni di gran parte della popolazione britannica.
<<E una canzone se vogliamo contro la violenza. Non farmi del male con le armi, colpiscimi con il ritmo... >>
lan non é coinvolto attivamente in politica, per lui la politica è tutto fino al momento in cui si comincia a parlare di polltica. <>

<<Non sono un rivoluzionarlo. Non voglio fare un sacco di soldi perché non me ne frega niente. Voglio la qualità al posto della quantità. Credo invece profondamente nell’educazione, nell'insegnamento. lo sono un artigiano: ho imparato a disegnare ed ora posso insegnare ll mio mestiere ad altri. Abbiamo intenzione, ma non so se mai si reallzzerà, di fare una Università del Rock’n 'Roll. Spero un giorno di aver imparato abbastanza nel campo delle canzoni da poter trasmettere questa mia conoscenza ad altri. Quando facevo il pittore lo facevo solo per il piacere della conoscenza. Puoi avere degli studenti ed al tempo stesso essere tu stesso studente. E’ un continuo ricambio. Un ingresso di fattori nuovi non previsti. Non mi importa un cazzo se il mio lavoro scomparirà nel momento in cui tirerò le cuoia. Non voglio essere Shakespeare>>

E l’ultima Stazione. ll treno della METROPOLITAN LINE è pronto a tornare al deposito. Lentamente, assonnato, con il rumore di ferraglia in testa, penso a domani mattina: molto presto mi dovrò svegliare e correre verso un aeroporto: un charter ci riporterà a casa, i passeggeri saranno gli stessi, i loro sguardi come sempre cadranno nel vuoto.

Ian Robbins Dury (Harrow, 12 maggio 1942 – Londra, 27 marzo 2000)


Ian Dury & The Blockheads: Concert for Kampuchea 





27/11/14

Sci - Fi dell'Avvenire

Questa non è una lista della migliore Fantascienza. Bensì è la politica a farla da padrone. Una lista di libri di genere che ogni buon socialista dovrebbe leggere: titoli di fantascienza che affrontano la possibile realizzazione dell’utopia socialista/comunista con tutte le sue sfaccettature. La lista originale è di China Miéville, noi ne abbiamo scelti alcuni che riteniamo più interessanti


Iain M. Banks - La guerra di Zakalwe (Use of Weapons, 1990)
Considerato da molti critici e lettori l'autore più importante emerso negli anni ottanta nella fantascienza britannica, socialista, i suoi romanzi ruotano intorno all'universo futuro del ciclo della Cultura, in cui narra in termini politici di una società in cui molti degli elementi che garantivano una vita agiata sono quasi in estinsione: in pratica di una società post petrolio.

Edward Bellamy - Looking Backward, 2000 1887 (1888; trans Guardando indietro 1957/82) Un utopia, egualitario / comunista. Ambientato a Boston nel 2000, descrive gli Stati Uniti nel quadro di un sistema socialista ideale che ha come caratteristiche la cooperazione, la fratellanza, l'uguaglianza e un'industria orientata ai bisogni umani. Il protagonista, sofferente d'insonnia, si fa curare con l'ipnosi e rimane addormentato per 113 anni, risvegliandosi in un mondo moderno che non ha contribuito a creare. Il romanzo, che ha venduto più di 1.000.000 di copie, fece appello ad un pubblico ancora sofferente per gli effetti della grande depressione del 1883 e con ancora nella mente gli scontri nelle fabbriche del Riot Haymarket a Chicago (1886). Bellamy diventò un propagandista attivo,era per la nazionalizzazione dei servizi pubblici, e le sue idee contribuirono alla fondazione di molti gruppi politici. Le opere di Bellamy furono pubblicate anche in Europa con un buon seguito.

Alexander Bogdanov - The Red Star: A Utopia (1908; trans La Stella Rossa 1984)
Pseudonimo di Aleksandr Malinovskij (Tula, 10 agosto 1873 – Mosca, 7 aprile 1928), rivoluzionario Bolscevico, medico, ricercatore (precursore di quella che oggi chiamiamo Cibernetica e delle Scienze Organizzative, e fondatore della prima istituzione al mondo interamente dedicata al campo della trasfusione di sangue) e autore Sci Fi pre rivoluzione. Su Marte, il pianeta rosso, una tecnocrazia utopica socialista ha posto fine praticamente a tutti i problemi della vita. Efficienze meccaniche hanno eliminato la necessità dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, i marziani passano il loro tempo libero dedicandosi all'arte visitando musei d'arte, il lavoro è svolto sobriamente, contemplando la loro unità strutturale ritrovata. E hanno anche tutto il tempo per uccidere, in quanto le trasfusioni di sangue tra i giovane e i vecchi hanno gloriosamente prolungato la loro durata di vita. Il libro fu accusato di proto-stalinismo, ma Red Star è stato una delle ispirazioni per Red Mars, pluripremiato romanzo di fantascienza di Kim Stanley Robinson.


26/11/14

Il potere del cane

Crediamo che tutti, o quasi, siano a conoscenza della sconvolgente storia dei 43 ragazzi messicani scomparsi a Iguala a fine settembre di quest'anno.
Il 26 settembre scorso un centinaio di studenti del primo e del secondo anno della scuola di Ayotzinapa (a pochi chilometri da Chilpancingo, capoluogo dello stato di Guerrero) sono partiti con due autobus in direzione di Iguala, a circa 100 chilometri di distanza. (...) L’istituto magistrale Ayotzinapa è un posto particolare: gli studenti che vi accedono provengono per la maggior parte da famiglie contadine che coltivano mais e fagioli, dove l’ideologia rivoluzionaria è ancora piuttosto forte e dove si rivendica la lotta operaia e contadina. Lo scontro con il governo locale è molto forte: è alimentato dalla povertà e dalla violenza dello stato di Guerrero e dalla corruzione politica diffusa a tutti i livelli dell’amministrazione.

Sempre il 26 settembre gli studenti sono arrivati alla stazione di Iguala e hanno preso la strada per uscire dalla città, ma sono stati fermati dalla polizia locale. Più di quaranta studenti sono stati arrestati, mentre gli altri sono riusciti a scappare verso le colline. Alcuni sopravvissuti si sono presentati la mattina dopo al commissariato locale per avere informazioni sugli studenti arrestati, senza però ottenere alcun risultato.
Da allora degli studenti non si sa più nulla. Sabato 4 ottobre è stata scoperta a Iguala una fossa comune con 28 cadaveri: secondo Iñaky Blanco, procuratore generale di Guerrero, i corpi ritrovati potrebbero essere di alcuni degli studenti spariti la settimana precedente.  Un ragazzo chiamato  per riconoscere uno dei cadaveri ha raccontato che  era senza faccia: gli avevano tolto la pelle con un coltello e gli avevano staccato gli occhi.
Intanto due membri di un gruppo criminale locale hanno detto che 17 dei 43 studenti scomparsi sono stati uccisi non lontano dal posto dove è stata ritrovata la fossa, e un testimone ha anche detto di avere visto 17 studenti nel cortile della procura di Iguala mentre venivano fatti salire su delle auto della polizia (una telecamera di sorveglianza della procura ha confermato questa testimonianza). Juan Diego Quesada, giornalista di El Pais, ha definito la polizia locale “un corpo controllato dal crimine organizzato messicano"
La polizia e le autorità sostengono la tesi che ad uccidere e occultare i corpi dei ragazzi siano stati criminali affiliati al gruppo Guerreros Unidos, ma i genitori dei 43 studenti, che hanno fornito campioni del loro sangue per le analisi in corso sul dna dei resti umani ritrovati nelle fosse comuni, non credono alla versione delle autorità.

Questa la storia in breve, ma vi sono alcune e diverse versioni dell'accaduto, una delle quali legata al sindaco della città e a sua moglie, (sorella di tre narcotrafficanti del cartello dei fratelli Beltran Leyva, Maria de los Angeles Pineda è considerata il capo dei Guerreros Unidos a Iguala. Suo marito, il sindaco José Luis Abarca, è stato accusato nel 2013 di aver personalmente assassinato un leader contadino, Arturo Hernandez Cardona) e sono però tutte da verificare,
Negli ultimi dieci anni in Messico sono state uccise centomila persone e 27mila sono scomparse.

E' strano: proprio in questo periodo sto leggendo l'ultimo libro di Don Winslow, IL POTERE DEL CANE, più vado avanti e più mi rendo conto che potrebbe tranquillamente contenere la storia dei 43 di Guerrero. Il libro è del 2009, quindi nessun pericolo che questa incredibile vicenda possa aver ispirato lo scrittore. Che si è occupato di droga in altri suoi libri: Le Belve, I Re del mondo, Bobby Z .. Fin dall'inizio, con il suo Il potere del cane (edito da Einaudi), Don Winslow ci racconta <<dalle strade di New York a Città del Messico, da Tijuana alla giungla dell'America centrale, la storia della guerra al narcotraffico come non l'avete mai sentita raccontare. Nella blasfema trinità di droga, dollari e politica Winslow ha saputo riconoscere il nostro cuore di tenebra. Un grande romanzo sulla droga, terrificante e colmo di tristezza, di un'intensità che non concede un solo attimo di tregua. Un ritratto perfetto dell'inferno, e della follia morale che lo accompagna». Parole di James Ellroy, che non ha certo bisogno di presentazione qui su Interzone. Il libro di Winslow svela intrecci reali tra istituzioni, narcotraffico, proibizionismo, finanza, potere.. E' incredibile come certi episodi che descrive, molto trucidi, trovano riscontro nella realtà: è lo stesso scrittore in un intervista a confermare che molti di questi episodi non sono inventati, ma sono veramente accaduti. Per scrivere Il potere del cane Winslow ha fatto ricerche per più di cinque anni, e a suo dire somiglia un po' al lavoro che faceva prima di diventare scrittore, quando era un investigatore privato.  

Don Winslow è un convinto antiproibizionista:
<<Mi indigna la cosiddetta guerra alla droga, i politici ignorano completamente i fatti per spacciare una filosofia falsa, è una sorta di manipolazione (...)
Credo che l'unico modo per migliorare la situazione della cosiddetta guerra alla droga sia smetterla di combatterla perché proprio nel momento in cui si fa questa guerra si è causa di quel che si sta combattendo. Dobbiamo smetterla di affrontare la questione con modelli militari e anche con modelli polizieschi. Non ci sono dubbi, credo si vada verso una decriminalizzazione e liberalizzazione e i maggiori beneficiari di questo sarebbero i messicani, paese dove neanche più si contano i morti, sono loro quelli che soffrono certamente di più per il problema della droga negli Stati uniti. >> (...)
(da un intervista a ilmanifesto)