13/04/15

Love Music, Hate Racism! La musica contro il veleno razzista

Abbiamo già parlato del vecchio Tory inglese Enoch Powell, in occasione del post dedicato alle farneticazioni sue e di Eric Clapton, che durante uno show si imbarcò in una filippica anti immigati e razzista: sebbene visibilmente ubriaco, quelle dichiarazioni rispettavano (e ancora rispettano) l'orientamento politico di Slowhand, destrorso e nazionalista, insomma fascistoide dato che non ha mai smentito tutte le accuse che gli sono piovute addosso durante gli anni.

Tutto iniziò nel 1968, quando Powell tenne un discorso razzista contro l'immigrazione e la legislazione antidiscriminazione nel suo collegio elettorale di West Midlands, in Inghilterra. Powell sostenne che era inorridito da quello che credeva fosse un flusso inarrestabile di immigrati che avrebbe inondato il paese, che avrebbe portato nel "giro di quindici o venti anni l'uomo nero ad sollevare la frusta contro l'uomo bianco." Fu un discorso incendiario e offensivo, pieno di bile e di odio, che divenne poi noto come " Il discorso dei fiumi di sangue", anche per la citazione di Powell dell'Eneide di Virgilio, " il Tevere schiumerà con molto sangue." Un ampia fetta della classe operaia bianca supportò Powell, vergognosamente il sindacato dei portuali di Londra organizzò uno sciopero di un giorno in suo favore. Powell divenne la pin-up di estrema destra e le sue parole sembrarono sancirne la l'ascesa, e in particolare dell'odioso Fronte Nazionale, di stampo neonazista, che nei suoi slogan prometteva politiche razziste di respingimento e repressione.
Fino ad allora molte cose erano state ignorate della storia ufficiale degli anni Trenta in Inghilterra: per un certo periodo gli inglesi avevano mostrato un’evidente propensione verso il fascismo, tanto con l’Unione Britannica dei Fascisti di Oswald Mosley quanto con la politica filo-tedesca di Lords Rothermere o Astor of Cliveden. Il fascismo sembrava un possibile archetipo britannico, il rovesciamento dell'immagine imposta a tutti da centinaia di menzogneri film bellici: la storia avrebbe potuto seguire un altro corso, come nella Svastica sul sole di Philip K. Dick, in cui giapponesi e tedeschi, vincitori della seconda guerra mondiale, governano sugli sconfitti Stati Uniti.

Sul piano musicale ci pensò il punk: molti rispolverarono la svastica, i simboli celtici e addirittura alcuni indossavano divise naziste sul palco. Indossare la svastica dimostrava quanto fossero logori i sogni di Vittoria, la cui falsitià era visibile in quasi tutti gli angoli delle strade urbane. Che quei sogni fossero a quel punto superati era ovvio per una generazione nata dopo la guerra, testimone del declino inglese: “Era una barzelletta”, dice Sophie Richmond, “tipo: Oh, che Bella Guerra. Ma quando ebbero di fronte gente che comprava magliette con la svastica, tutti si allarmarono moltissimo. Io ero assolutamente ambigua sull’argomento: in certe occasioni lo difendevo, in altre lo attaccavo”.

“Pensavo che Siouxsie e Sid fossero piuttosto sciocchi”, afferma John Lydon. ‘Anche se sapevo che l’idea di fondo era smascherare tutte quelle stronzate del passato, dare un colpo di spugna sulla storia e affrontarla in modo nuovo, finiva per fare tutt’altro effetto”.

C’era infine un aspetto della svastica che conduce dritto al cuore della "polisemia" punk: l’erosione del significato. Quale modo migliore per dimostrare quella mancanza di significato del capovolgimento di un greve simbolo del passato?
Fuori dall’orticello punk cominciarono ad attivarsi forze nefaste, a cui gli stessi punk non erano immuni. La meta degli anni Settanta fu il periodo in cui si affrontarono il Fronte Nazionale e la Quarta Internazionale e Malcolm McLaren continuava a dire che con la maglietta ‘Destroy’ voleva esprimere un’opinione generica su chi ha il potere, ossia un’idea troppo raffinata per la media del Fronte Nazionale e persino per quella del punk. "Era un’ambizione velleitaria”.

Dopo il discorso pronunciato da Enoch Powell l'immigrazione era divenuta una questione scottante: l'afflusso di immigrati dall’Uganda e dal Malawi venne sfruttato dal Fronte Nazionale, che stava tentando di accreditarsi come il partito ortodosso dell’estrema destra. Nell’estate 1976, in pieno, furore giornalistico contro gli immigrati, il Fronte raccolse il 18,5 per cento dei voti nelle elezioni locali, a Leicester.
Quell' attivita estremista aveva gia provocato delle reazioni a sinistra, come il contro-corteo del Gruppo Marxista Internazionale (IMG) al principio del 1974, sfociato in un lancio di oggetti che provoco la morte di uno studente. Era pronta la scena per il disordine pubblico: il Fronte Nazionale si inseriva nelle realtà locali dei ragazzi che si danno convegno nelle curve degli stadi, cominciava a infiltrarsi nella cultura proletaria più chiusa, e inserì i termini ‘Gran Bretagna’ e ‘britannico' nel vocabolario della cultura giovanile.
Contro quella deriva fascista e razzista che pericolosamente avanzava in tutto il Regno Unito in quegli anni nacque Rock Against Racism "un fronte unito" co-fondato da Red Saunders, Roger Huddle e altri nel 1976. In un primo momento, Rock Against Racism era solo un'idea, un modo per riunire la giovane generazione contro l'aumento furtivo di consensi dell'estrema destra. Poteva restare solo un'idea se Eric Clapton non avesse dato il colpo finale nel 1976, con il suo endorsment per Enoch Powell, e l'invito ai suoi fan a votare per impedire che la Gran Bretagna diventasse "una colonia nera."

Saunders e Huddle scrissero una lettera al NME sottolineando che metà della musica di Clapton aveva origine nella black music e concludeva con l'esortazione all’azione contro il “veleno razzista e con l'invito ai i lettori ad aderire alla nascita del Rock Against Racism. La risposta fu immediata e positiva. Nel mese di aprile del 1978, 100.000 persone marciarono in tutta Londra in sostegno del Rock Against Racism, e la manifestazione si concluse con uno straordinario concerto al Victoria Park: Clash e Tom Robinson Band furono i promotori e i gruppi headliners. Fu un evento epocale, che il cantante e attivista Billy Bragg descrisse come "il momento in cui la mia generazione ha fatto una scelta." Il fotografo Syd Shelton documentò la nascita del Rock Against Racism durante gli anni 1970 e 1980, dalle sue prime manifestazioni, al concerto a Victoria Park, ai concerti di bands come The Clash, The Specials, The Undertones , Elvis Costello, ecc, i giovani attivisti e sostenitori che si coniarono slogan rimasti nella storia, come "Love Music, Hate Racism", "Smash the fascism!"..

Oggi, nel 2015, non vi ricorda qualcuno, quella vecchia star inglese del regresso e dell'oscurantismo di Powell, non vi sembra di rivivere tutti i giorni la sua figura e le sue parole, con la sola differenza che Powell saliva su uno scranno nelle piazze mentre Salvini, ora alla disperata ricerca di una leadership di una destra disorientata e sconfitta da Renzi (che ha fatto propri quasi tutti i contenuti di una destra moderata), con il suo becero scimmiottare della nazi francese Marine Le Pen, le spara seduto nei salotti televisivi, a dimostrazione dello stato davvero deplorevole dell’informazione in Italia? Non sarebbe buona cosa che partisse proprio dalla musica un movimento che prenda a calci nel culo questi nuovi fascisti, dato che il nuovo che avanza strizza continuamente l'occhio a movimenti come Casa Pound, che odiosamente impedisce l'ingresso a scuola di bambini di etnie diverse dalla nostra? Non sono sintomi questi di una situazione che invoca una qualche reazione? Ma tranne i soliti, tutto tace, il novo rock italico sembra perso in tutt'altra dimensione, senza al momento alcuna speranza di ripresa..