14/05/11

Marijuana e terapia del dolore: possibile in Italia?

Nel Delaware l'uso della marijuana per scopi terapeutici non è più illegale. Il Senato dello stato americano ha infatti approvato a maggioranza schiacciante il disegno di legge sull'utilizzo medico della cannabis, cioè della sostanza che deriva dalla pianta di canapa.
Ora il provvedimento è stato inviato al Governatore Jack Markell che dovrebbe firmarlo presto. I senatori hanno approvato la legge con l'aggiunta di un emendamento che abbassa l' età minima dei pazienti che possono far uso della cannabis da 21 a 18 anni. Nonostante questo, si tratta di una delle leggi più rigide che regolamenta l'uso della marijuana: dalla qualità della cannabis alla sua coltivazione e distribuzione. Negli Usa, 15 Stati, tra cui il New Jersey, hanno già leggi che legalizzano e regolamentano l'uso della marijuana per scopi terapeutici. A differenza degli altri stati, i malati del Delaware che otterranno la raccomandazione di un medico per l'uso della marijuana non avranno però il permesso di coltivarla nel proprio giardino di casa ma potranno rifornirsi solo tramite dei centri appositamente autorizzati. Secondo la nuova legge, infatti, dovranno essere aperti dei dispensari, chiamati centri di compassione, in cui si coltiva e viene distribuita legalmente la marijuana ai pazienti che hanno ottenuto l'autorizzazione del medico.

L'efficacia della cannabis come terapia contro il dolore è stata dimostrata da migliaia di studi condotti negli ultimi decenni. In alcuni casi la marijuana rappresenta l' unica soluzione per alleviare le sofferenze. La cannabis infatti arriva oltre i farmaci tradizionali. La lista delle malattie il cui dolore si può ridurre con la marijuana è lunga: dalla sclerosi multipla a nausea e vomito nei pazienti con il cancro sottoposti alla chemioterapia, fino alla stimolazione dell'appetito nei casi di Aids. Non solo. La cannabis sembra essere efficace anche contro il glaucoma, i traumi cerebrali, gli ictus, la sindrome di Tourette, l'epilessia, l'artrite reumatoide e altre malattie ancora. A queste si aggiungono altre patologie (come le sindromi ansioso-depressive, le malattie auto-immuni e l'asma bronchiale) per le quali l'uso della marijuana è potenzialmente indicato.

Due sono i principi attivi che renderebbero la cannabis un'ottima soluzione come terapia contro il dolore. Si tratta del delta-8-tetraidrocannabinolo e del delta-9-tetraidrocannabinolo che agiscono sul sistema nervoso centrale, inducendo il rilassamento dei muscoli, e scatenando un' azione antinfiammatoria. Eppure, il timore che la marijuana possa causare dipendenza e che possa essere usata come sostanza per sballarsi anziché per curarsi, è il motivo principale per cui nel nostro paese sono previsti pesanti limiti al suo utilizzo per scopi medici. Per esempio, in Italia la coltivazione domestica della marijuana è illegale ed è punibile penalmente.
Questo, nonostante la Jervolino-Vassalli del 1990 conceda la facoltà di prescrivere medicine a base di cannabinoidi. Almeno in teoria. Perché nella pratica infatti la questione è ben diversa. Nella maggior parte dei casi per i pazienti è davvero molto difficile poter arrivare alla marijuana e quindi usufruire dei suoi effetti benefici. Non sono rari i casi che finiscono di fronte al giudice nei tribunali amministrativi regionali.

I limiti nella somministrazione delle dosi, il divieto di vendere f armaci cannabinoidi (cioè le medicine derivate dalla cannabis), gli obblighi burocratici complicati da rispettare e il continuo rischio per i pazienti, i medici e i farmacisti di incappare in sanzioni, impediscono di fatto che l'uso della cannabis a scopo terapeutico diventi una via praticabile.

E così succede che le possibilità per i pazienti di usare la marijuana per scopi medici vari notevolmente da regione a regione, come ha più volte denunciato l' Associazione per la cannabis terapeutica. Per cui capita spesso che in alcune regioni è più disponibile, oltre che a essere gratis, e in altre no. "Così ci ritroviamo con pazienti affetti da patologie simili che, pur vivendo a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri, pagano tariffe variabili dai 500 agli zero euro", racconta un medico che ha aderito all'associazione. Oggi solo alcuni malati, in pochissime Asl d'Italia, hanno accesso a questi farmaci, inoltre quasi nessuna cura prevede alcun rimborso per il paziente.

Tra l'altro, per le poche persone che ne possono fare uso, il percorso da seguire è tutt'altro che semplice. Innanzitutto, non esistendo un luogo - un dispensario come prevede la nuova legge del Delaware - dove la cannabis in Italia venga venduta, essa è reperibile solo all'estero. Per ottenere farmaci a base di sostanze derivata dalla cannabis in Italia occorre innanzitutto la richiesta di un medico specialista da inoltrare al ministero della Salute per l’autorizzazione all’acquisto dall’estero. Quello che costa di più è proprio la spedizione. Per non parlare della lentezza burocratica; per un farmaco si aspettano di media dai tre agli otto mesi. La ricetta, inoltre, deve essere rinnovata volta per volta. Non sono pochi i casi di pazienti costretti a rimediare qualche dose illegalmente e quindi di dubbia qualità, alimentando i profitti delle organizzazioni criminali.

WIRED

09/05/11

Melville, Omero, Conrad in musica. Vinicio Capossela

Ogni artista, dopo anni di carriera, cerca di rinnovarsi, dare una virata e sperimentare nuove sonorità e nuovi stili per dar sfogo alla propria creatività e per evitare di ripetersi. Proprio in questi giorni Eddie Vedder (Pearl Jam) dà alle stampe un intero album di inediti eseguiti per voce e.. ukulele, la chitarrina hawaiana sua antica passione. E si che il buon Eddie se lo può permettere, dopo che con il suo gruppo è entrato di diritto nella storia del R'n'R. Vinicio Capossela ha scritto alcune delle più belle canzoni in assoluto del pur povero e poco originale panorama musicale italiano, attraversando in dieci album stili e generi diversi, dalla canzone d'autore alla musica balcanica, dal jazz alle follie sudamericane, dal Tex-Mex a Tom Waits passando per Renato Carosone. Abbiamo sempre apprezzato le sue visioni, piene di guitti,saltinbanchi e personaggi stranissimi, a volte romantiche e poetiche,altre sognanti e addirittura epiche in certi episodi, e i suoi shows mirabolanti e sempre coinvolgenti (splendido quello nello scenario del Teatro Romano ad Ostia Antica nel luglio 2006).
Marinai, profeti e balene è un disco ambizioso, doppio,ma che risulta stanco, un pò ripetitivo e..rasenta la noia nella sua complessità. E' un viaggio nell'immaginario e nel mito, 19 canzoni in cui l'elemento scenografico è il mare con i testi che rielaborano classici della letteratura come Lord Jim di Conrad, Moby Dick di Melville e l Odissea di Omero. Alcuni episodi sono sempre all'altezza e godibilissimi e resta sempre comunque superiore alla media, in un panorama italiano, come già detto, avaro di originalità e innovazione.

 








 



 

08/05/11

Essere Aperti


L'operazione Piombo Fuso, lanciata da Israele il 27 dicembre 2008 contro il popolo palestinese della striscia di Gaza,tre settimane di bombardamenti e distruzioni,rimarrà nella storia non solo come un crimine efferato contro una popolazione civile e le sue già precarie infrastrutture (scuole,ospedali,uffici pubblici..) ma anche negli annali di Internet e il suo sviluppo nella comunicazione globale. Con una censura totale,per impedire che filtrassero reportage e filmati su quello che stava accadendo,gli israeliani chiusero tutti i valichi e le frontiere,nessun giornalista poteva entrare per documentare,raccontare. Oltre al nostro Vittorio Arrigoni gli unici che erano sul posto con mezzi e uomini furono i giornalisti e i cameramen di Al Jazeera,che in pochissimo tempo il si ritrovò a far fronte alle richieste di tutti i network del mondo di poter usufruire e utilizzare le loro immagini.Al Jazeera si rese conto che le notizie in fondo,non appartengono a nessuno e coraggiosamente riversarono in rete immagini e notizie:tutti potevano utilizzarle,scaricarle e condividerle alla condizione che l'origine dei file dovevano essere menzionata e attribuita alla tv del Qatar. Tutto il mondo vide la distruzione a Gaza. Uno dei primi esempi di cultura della libertà e della condivisione in rete,contro la politica dei divieti e dei copyright.E anche uno dei primi esempi su larga scala di adozione di licenza Creative Commons,l'organizzazione no profit che si occupa della liberazione di Internet dai lacci delle restrizioni e del copyright.
In posizione di retroguardia nella diffusione dei quotidiani (a pagamento),con una perdita costante di copie, (900 mila al giorno in quattro anni)con conseguente calo di investimenti pubblicitari. E' la televisione a detenere la quota maggiore ed esorbitante delle risorse pubblicitarie(60%),situazione non riscontrabile in nessun paese avanzato del mondo.Con una situazione come quella italiana,con questo conflitto d'interessi mastodontico tra politica e mezzi di comunicazioni,con la legge bavaglio (DDL Alfano) che la destra cerca di far passare e i tagli all'editoria, non c'è da stare allegri,per quanto riguarda l'informazione libera.Aumentano invece gli utenti attivi sui siti dei giornali che hanno potenziato l'offerta informativa in rete e in generale gli utenti che cercano informazione alternativa ai grandi network.Certo,l'informazione su Internet cresce perchè è gratuita ma anche e sopratutto perchè è libera.Per questo dobbiamo far si che il diritto e la possibilità di possedere elaboratori di dati digitali e il libero accesso alla rete diventi inalienabile quanto la libertà di parola e di stampa garantiti dalle costituzioni..

La conoscenza è uun bene prezioso per tutta l'umanità e deve essere a disposizione di tutti:se un opera o un idea viene copiata,significa che questa ha un valore e se il mondo è progredito è perchè vi è stato una costante rielaborazione di idee altrui,migliorate e sviluppate. Per dare una forma di protezione agli artisti,nella musica,nel cinema,nella pittura ma anche nel campo delle invenzioni si dovrebbe incentivare l'attribuzione di proprietà intellettuale e la diffusione delle licenze Creative Commons. La questione è complicata e la discussione aperta..





Principali licenze Creative Commons in Italia
- Wu Ming: (Giap Blog)
- Wired
- Arcoiris: televisione
- Internazionale: settimanale
- Il Fatto Quotidiano
- La Stampa: quotidiano
- Stampa Alternativa: casa editrice
- Subcava Sonora: etichetta discografica

"Essere aperti è uno stato mentale,l'innovazione è un diritto umano.."


Le sei licenze Creative Commons
-Attribuzione: E possibile distribuire,comunicare ed esporre al pubblico,rappresentare,eseguire,modificare l'opera attribuendone la paternità all'autore
- Attribuzione / Non opere derivate: Non è consentito alterare o trasformare l'opera
- Non commerciale / Non opere derivate: Fatte salve per le condizioni della licenza precedente,non è consentito usare quest'opera per fini commerciali
- Attribuzione / Non commerciale: Questa licenza combina l'obbligo di riconoscere la paternità dell'opera con quello della non commerciabilità
- Attribuzione / Non commerciale / Condividi allo stesso modo: Se alteri o trasformi quest'opera,o se la usi per crearne un altra,puoi distribuire quella risultante solo con licenza identica o equivalente ad essa
- Attribuzione / Condividi allo stesso modo: In questo caso purchè vengano rispettate le condizioni di paternità e condivisione,puoi copiare e,se hai delle buone idee,modificare e guadagnarci



07/05/11

Io e i Simple Minds

Negli anni Ottanta i Simple Minds contendevano agli U2 la leadership nel rock più impegnato, coscienzioso, caldo e furente. La storia dice che oggi gli U2 sono ancora il gruppo di tutti, i Simple Minds restano la colonna sonora di un preciso momento nella vicenda di una generazione. Quella che visse i suoi vent'anni tra 1977 e 1989, che perse l'innocenza con il delitto Moro, che irruppe nell'età adulta al suono del punk, che rispose alla politica 'da bere' annodando la cravatta da yuppie o frequentando le posse e i centri sociali. La generazione che la 'Pantera' divise in comunisti e ciellini. Quella che digerì la politica dell'uomo forte, da Craxi a Reagan, ma credette al sorriso di Gorbaciov. Quella del Live Aid e della lunga e vittoriosa lotta all'apartheid. La generazione che chiuse i suoi 'anni dorati' vivendo ad occhi aperti l'ultimo grande sogno collettivo, il crollo del Muro di Berlino..Nelle nostre strade si sparava e si moriva. Una dose di eroina costava diecimila lire..e si vendeva davanti a tutti,senza problemi.
Il terremoto dell'80/81, ingoia tutta una generazione, che si perde..

Il palasport era gremito all'inverosimile,sugli spalti e nel parkè e noi ci nuotavamo dentro come pesci nel mare agitato,saltellando e schizzando da una parte all'altra.Le luci si spensero,al buio più totale risuonarono le note del basso di Waterfront, esplosero le luci,entrò Jim Kerr,con un camicione bianco e un pantalone nero attillato. Il palasport sembrò crollare!

Arrivammo a Villalba verso le tre del mattino. Trovammo la casa,a fatica,e bussammo. Niente. Nessuno. Ci accucciammo fuori la porta,vicini,il freddo ci mangiava la mente e le mani..ma eravamo felici. Dopo un po' una luce si accese,era Antonio che s'era svegliato e veniva a soccorrerci. Non ho mai dormito così bene,in tutta la mia vita.

Ogni generazione probabilmente,si crede essere predestinata a rifare il mondo. Ne eravamo sicuri allora,e adesso sono sicuro che la mia,tuttavia,sà che non lo rifarà.Ma il suo compito è forse più grande:consiste nell'impedire che il mondo si disfi e che tutte le idee e le scoperte fatte allora vengano messe in discussione e offuscate dalle comodità e dagli impegni della vita adulta una volta completata l'espiazione..spietata.












Simple Minds - The Best Of..

06/05/11

Che Fare?

"Che paradiso quando non vi saran più poveri, nè oppressi e tutti vivranno lieti e felici.. E come è strano che io stessa avevo già presentito tutto ciò ch'egli dice dei poveri, delle donne, dell'amore! L'avevo forse letto nei libri? No, nei libri quei pensieri erano solo adombrati come sogni irrealizzabili. Eppure dovrebbero sapere quelli che scrivono che senza quei sogni non si vive, e che non devono essere sogni e non saranno, e che accadrà senza meno un giorno che non ci debbano essere nè poveri nè infelici. Questo essi non lo dicono e nemmeno dicono che cosi appunto pensa la gente di ingegno e di cuore.."
E in questa visione, Vera si addormentò e dormi profondamente.
No Vera, non è strano che tu abbia avuto di queste idee. Queste idee sono passate ora dai libri nella vita e impregnano l'aria e si respirano con essa. Altri ora le prendono a cuore, e tu vi hai badato. Ciò non è strano. Niente di strano che tu voglia essere libera e felice. E' il desiderio più naturale e meno eroico di questo mondo. E' strano invece, che ci sia della gente che non ha questo desiderio; a costoro parrà certo stranissimo che tu, Vera, ti addormenti la prima sera del tuo amore, che il pensiero di questo amore ti abbia suggerito l'altro pensiero che tutti debbano essere felici, e che questa felicità bisogni ad ogni costo affrettarla. Nè tu sai che ciò non è strano; ed io sò anzi che ciò è naturale e umano. Sentir la gioia e la felicità significa volere che tutti godano e siano felici. Tu sei una buona ragazza ed intelligente, ma nulla di meraviglioso io trovo in te: molte ragazze ti somigliano ed alcune valgono anche più di te.. A Lupuchov invece, sembri un miracolo di donna, ed è naturale, poichè egli ti guarda attraverso il prisma dell'amore...



More about Che fare?Nikolai Gavrilovic Cernysevskij, Saratov 1828.
"Che Fare" fu scritto tra il 1862 e il 1863 nella fortezza di Pietro e Paolo, a S.Pietroburgo, dove lo scrittore fu rinchiuso senza motivazioni legali. Animatore de Il Contemporaneo, rivista fondata da Puskin e fondatore lui stesso della società segreta rivoluzionaria Zemlia i Volia (Terra e Libertà) dopo un processo farsa viene condannato a quattordici anni di lavori forzati (ridotti poi a sette) e all'esilio a vita in Siberia, oltre che alla distruzione di tutti i suoi scritti. Confinato ad Astrakan, grazie all'attivismo di intellettuali ed amici ritorna a Saratov dove si spegne nel 1889..
"Che Fare" fu conosciuto attraverso copie clandestine e apparve integralmente al pubblico solo nel 1905. Fu questo il libro di formazione della nuova generazione di rivoluzionari russa e da cui Lenin assunse il titolo del per il suo libro sulla concezione del partito rivoluzionario. Attraverso l'analisi del rapporto uomo - donna vengono mostrati gli aspetti della realtà nella Russia zarista dell'epoca,con le sue problematiche sociali: uguaglianza tra i sessi, critica alle convenzioni, processi produttivi con la più equa ed egualitaria distribuzione di beni e profitti, insieme all'approfondimento morale dei personaggi, c'è una continua fusione tra il divenire delle persone e il divenire sociale. Nonostante tutto è l'analisi sentimentale-morale la costante di tutta l'opera.

04/05/11

David Bowie: All Saints

Echi di baldoria, purificazione, guarigioni, ricadute. Il tempo di distorce e si dilata. Anche se posso dire di aver ritrovato il riflesso della mia anima sono consapevole che furiosi,i demoni arriveranno,ritorneranno per essere affrontati. Come posso fare,come posso curare qualcuno dalla propria..umanità? Dislocazione,verità,menzogne,disprezzo. Come fare per guarire qualcuno da questa eterna mancanza di comunicazione,di intimità emotiva,dall'ossessione,dalle aspettative,dai fallimenti? Con questi pensieri..entro.
“Questa cazzo d'azienda esisterà anche quando noi non ci saremo più e continuerà a far profitti,te l'assicuro..Quindi vedi di darti una calmata e di non frignare più di tanto.” Questo in sintesi il senso di due ore di riunione. E in effetti solo il senso ho afferrato,il blaterale di contorno mi arriva in lontananza,confuso,privo di significato. L'anima ha abbandonato il corpo e se ne sta per conto proprio. Mentre mi rigiro i pollici penso che ora la mia vita è altrettanto importante della lealtà e della dignità politica,in un dialogo interiore furibondo ed egocentrico. Incupito di fronte allo spettacolo del lavoro,della politica,dell'arte,della musica..della cultura in generale di questo paese pensavo che sono sempre disposto a lasciarmi indietro le contraddizioni e le malinconie,l'ossessione del tempo e dello spreco del tempo che non è illimitato,quando percepisco un elemento di novità:una melodia sconosciuta,un nuovo libro o autore,la fragranza dell'ultimo profumo di Juka,una rinnovata dichiarazione d'affetto di Iggy. Tanto,volevo dire,è facile prevedere, se le cose continueranno cosi, che tra non molto nessuna macchina(non solo le automobili..) che usiamo saranno prodotte in Europa e nel mondo occidentale. Gli stati nazionali hanno ormai un potere ridotto,fondamentalmente la specie umana si è organizzata in corporazioni multinazionali in feroce concorrenza tra loro: non ci saranno guerre su vasta scala o rivalità tra nazioni,le multinazionali appunto non lo permetteranno:fanno male agli affari. Ci sarà sempre una guerra permanente,per esportare democrazia,alimentando il mercato militare,piombare sulla distruzione in cerca di appalti e far si che la gente compri i loro prodotti..Ritorno agli anni 80/90. La nostalgia somiglia molto all'amore ed è prerogativa dei solitari che non restano indifferenti ai propri doppi con cui si confrontano/scontrano e che faticano a riconoscere in loro il positivo e il negativo. Pensavo di superare le ideologie,fidandomi solo delle mie esperienze e nella mia percezione del mondo e mi accorgo che è ancora cosi,nonostante tutto. In fondo sono sempre più convinto che siamo,come specie,una malattia per questo pianeta che, con il consumo e l'accumulazione infinita stiamo trasformando in un enorme discarica di veleni, irrimediabilmente. Furibondi sproloqui mentali..Esco dalla riunione con la testa che mi scoppia,mi piacerebbe conoscere altra gente,pensatori per potermi confrontare,parlare con loro,saperne di più su svariati argomenti. Lo sento cosi forte come bisogno,per indagare e capire chi sono e come sono diventato ciò che sono adesso, che mi viene da pensare:l'avrò già fatto un altra volta, in un altra vita? Chissà..Io,abituato a guardarmi dall'esterno,diffidando e sguazzando in situazioni in cui non avevo il completo controllo e dove non ero mai completamente a mio agio, di rendere conto del mondo, di essere nel mondo..sono davvero io?
Qualcuno afferma che rientrare a casa la sera e trovare il frigorifero deserto con solo le scatolette del gatto aperte e qualche banana anteguerra sia..affascinante. Sarà..ma io lo trovo alquanto snervante. Intanto mi sono divorato le quattrocento pagine della trilogia berlinese di Bowie,con episodi e aneddoti gustosissimi,scoperto la genialità di Tony Visconti e la sua importanza in quei dischi pari a quella di B.Eno e per tutto il tempo sullo scaffale non ci sono stati che Low,Heroes,Lodger più Stage,ormai consumato in vinile e diligentemente digitalizzato. Sembra ieri..quando si respirava,si pensava,si viveva di musica,tempi di disagio e noia,quando si pensava che attraverso la musica e il corredo contro-culturale si potesse in qualche modo non cambiare il mondo ma almeno dare dei segnali per risvegliare le coscienze. Poi..Cristiana F con Warzawa ,Station to Station,Sens of Doubt. Si,perchè gli anni '80 non furono solo Cecchetto e la italian disco,paninari e new romantic dai capelli corti davanti e lunghi dietro,non solo Saranno Famosi e Drive In. Quelli della generazione di mezzo usarono allora passato e futuro in nome di una resistenza che ci permetteva di combattere contro un presente pesantissimo,che ci schiacciava. Grazie a quella resistenza,fatta di gruppi messi su nel giro di una serata,di fanzine al ciclostile,di radio libere che a stento raggiungevano le ultime case del paese,street art e scritte sui muri,di precarietà come scelta di vita e non per imposizione,siamo riusciti ad uscirne vivi e..a testa alta. Si,somiglia molto all'amore la nostalgia e poi..perchè mai essere in pace con se stessi?

David Bowie - All Saints


27/04/11

Pomigliano non si piega

La vita,l'esperienza,la lotta degli operai di Pomigliano nella vertenza con la Fiat.Su questi “accordi” si è letto e sentito di tutto e di più: televisioni e carta stampata si sono sostanzialmente divise tra chi sosteneva la tesi del “sacrificio duro ma necessario” e chi invece appoggiava in pieno il progetto Marchionne, accusando in sostanza gli operai fannulloni di Pomigliano e Mirafiori di essere i colpevoli della crisi economica. Tra tante voci, per lo più provenienti da giornalisti e politici che non hanno messo piede in fabbrica neppure un giorno in vita loro, nessuno o quasi si è premurato di chiedere direttamente agli operai della FIAT come gli accordi avrebbero cambiato, materialmente, le loro condizioni di lavoro e di vita. Tutto raccontato dai protagonisti,gli operai,una testimonianza diretta,viva,raccolta in questo piccolo e prezioso libro uscito per la A.C. Editoriale Coop di Milano dal titolo "Pomigliano non si piega".Di seguitio,la bella e interessante introduzione al libro scritta da Valerio Evangelisti,scrittore bolognese di narrativa e non solo,che ha pubblicato libri di grande successo, tra cui il ciclo di Eymerich e la saga di Pantera,animatore del sito di informazione e cultura Carmilla on Line



POMIGLIANO: CERNTRALITà OPERAIA


AA.VV., Pomigliano non si piega. Storia di una lotta operaia raccontata dai lavoratori,
a cura del circolo Prc Fiat Auto-Avio di Pomigliano, A.C. Editoriale Coop, Milano, 2011, pp. 210, € 8,00







Esiste il rischio che un libro di basilare importanza, per comprendere gli anni che viviamo e le poste in gioco, passi sotto silenzio per la modestia dell’edizione (non quanto a grafica, che anzi è elegante, ma per l’oggettiva marginalità della casa editrice). Invece questa raccolta di testimonianze dirette dovrebbe conoscere la massima diffusione. Farebbe la felicità degli storici futuri, che invece, probabilmente, non ne troveranno traccia nelle biblioteche. Fa già la felicità di chi ha l’opportunità di leggerlo. Potrebbe indirizzare diversamente le ricerche degli studiosi, anche molto rispettabili, convinti che la classe operaia sia tramontata, sostituita in toto dal lavoro intellettuale; o che non abbia più nozione di se stessa; o, ancora, che non sia più avanguardia di nulla, avendo ceduto il proprio ruolo a non meglio precisate “moltitudini”.

Certo, la situazione del proletariato di fabbrica è difficile. Perennemente insidiato dall’invadenza del macchinario e dell’automazione, scomposto dal decentramento e dalla delocalizzazione, sottomesso alla prassi dei servizi “esternalizzati” , corroso dal precariato, schiacciato dal dogma bipartisan della flessibilità, bersagliato dal mantra ossessivo della propria insignificanza, costretto a indossare le vesti carnevalesche di un falso lavoro autonomo. Si direbbe che l’attività manifatturiera si sia estinta, sommersa da strati di mansioni “intellettive” (sic!), e che nel processo di produzione non abbia più alcun ruolo. Peccato che ogni oggetto che tocchiamo, inclusa la tastiera su cui sto scrivendo, abbia all’origine lavoro manuale. La piramide sovrastante di manipolazioni, transazioni, forze di mercato, interventi sull’immagine della merce, regole di finanza, ingerenze del sistema creditizio ecc. può amplificare, moltiplicare o ridurre il valore del prodotto. Sta di fatto che il valore originario nasce dai gesti semplici di un operaio che dà all’oggetto forma concreta.

Mi scuso della digressione, ma era necessaria per capire l’utilità di questo libro. La classe operaia può contrarsi di numero, ma non potrà mai sparire del tutto. La sua centralità è oggettiva, anche se viene continuamente sminuita questa sua prerogativa. Sminuita da chi? Non solo dai nemici, comprensibilmente interessati a spegnerne la soggettività. A “farla sentire” marginale, prima ancora di emarginarla sul serio. Ma anche dagli “amici” presunti, pronti a teorizzare che non conta più nulla, che non incide sui rapporti politici (è vero) o economici (non è vero), che il lavoro manifatturiero non esiste più, che le merci si producono da sole. O, in alternativa, che a produrle sono cinesi, coreani o polacchi. Il che è indubbio: ma non sono anche costoro parte della classe operaia internazionale?

La lotta strenua e parzialmente perdente – ma in certa misura vittoriosa - di Pomigliano ha preso tutti di sorpresa, perché in netta contraddizione con i dogmi correnti. Ecco una bella fetta di classe operaia che comincia a remare contro, a manifestare una dignità negletta e una individualità negata. Posta di fronte a un ricatto – accettare condizioni inique o perdere il lavoro, in un quadro di crisi e di disoccupazione – sceglie di battersi a dispetto di tutto e di tutti. Ha contro il governo, due terzi dell’opposizione cosiddetta (la palma della vergogna assoluta va al solito Ichino, a Chiamparino, all’imbecille che governa Firenze), tutta la grande stampa, tutti o quasi i mezzi televisivi, tutti i sindacati tranne la FIOM – di fatto condannata dalla CGIL – e alcuni di base. Sotto il profilo politico, ha con sé partiti comunisti nemmeno rappresentati in Parlamento.

La sconfitta è inevitabile, e tuttavia di misura. Scontenta molto il padronato, che chiedeva una resa totale. Scontenta i “consociativi” per vocazione. Scontenta l’intero ceto politico parlamentare, che da un cedimento senza condizioni progettava di ricavare norme lavorative che abolissero il conflitto di classe una volta per sempre. Scontenta i media, turbati nello scoprire che chi ha accettato un contratto capestro lo ha fatto perché timoroso del licenziamento, e non per convinzione. Scontenta – è ovvio – i teorici della sparizione completa del lavoro materiale.

Ma raccontata da me, la storia è banale. Bisogna ascoltare protagonisti e testimoni, le loro motivazioni concrete, la loro vita in fabbrica. Speranze, delusioni, idealità. Questo piccolo libro soddisfa la richiesta. Procuratevelo, non ne usciranno altri così.


Richiedi il libro allo 0266107298
o a pomiglianoinlotta@gmail.com


Questo invece,è quello che scrissi nel luglio 2010,sull'onda emotiva di quegli avvenimenti


Caserme? Vaffanculo..
on Tuesday, 13 July 2010 at 19:23
A volte le difese della mente si riducono,come quelle del fisico,ma cosi il cervello viene investito,è aperto all'influsso dei linguaggi più disparati,assorbe per poi manipolare tutto in modo più o meno creativo. Se si ha qualcosa da dire,in tutti i campi. Ora,solo il lavoro,per come è strutturato oggi,per come è organizzato, per come viene assegnato e svolto e premiato nega qualsiasi creatività,soddisfazione,merito. Quasi nessuno fa il lavoro ke gli piacerebbe fare,la frustrazione di vedere gente ke non vale una cicca in posizioni ke spetterebbero ad altri per merito. Chi non si piega alle raccomandazioni,al lecchinaggio politico e sindacale deve sopravvivere come può. C'è indifferenza. Causa primaria di depressioni,suicidi. Non parliamo di morti bianche,no. E' risaputo,non sono proprio uno stacanovista. Un grazie agli operai di Pomigliano. Hanno dato un segnale forte,forse unico in questa fase di totale stravolgimento dei fattori ke dovrebbero regolare l'attività lavorativa dei salariati. Un segnale forte non solo alla fiat ma a tutto questo merdoso capitalismo italiano e al padronato,ke non ha patria se non quella del profitto,espressione della più grossolana avarizia tipica dell'imprenditoria di questo paese. Il caporalato è di casa,in nome del liberismo (parola ai più astratta ma ke significa la centralità dell'impresa e degli affaristi) e della globalizzazione (il padrone porta la produzione dove può riscuotere maggior profitto e abbattere i costi,ke sono basati sulla fame di coloro ke chiedono lavoro rinunciando a salari decenti e diritti..). Lavoro in cambio dell'abolizione dei più elementari diritti stabiliti,non per grazia di dio (aspetta..) ma con lotte furibonde,dure lotte decennali costate sangue e vittime e disgrazie,tutte sulla pelle dei lavoratori. Nel caso di Pomigliano il ricatto è accompagnato dalle solite litanie,principalmente si accampa come scusa l'alto livello di assenteismo. Peccato ke la stessa fiat solo qualche mese addietro aveva diramato dati ke indicavano come questo livello sia in linea con quello di altri stabilimenti,,Melfi,Cassino e perfino Mirafiori. Perché quest'attacco,allora? Ritmi produttivi macchinali,otto ore consecutive alla catena di montaggio,straordinari comandati,turni notturni e pause imposte solo in nome della produttività e decisi unilateralmente dall'impresa,divieto di protesta e di sciopero pena il licenziamento diretto,controllo militaresco della fabbrica e sulle assenze per malattia..esasperazione della conflittualità tra operai per spaccare il fronte sindacale,con premi di produzione per i più disperati,i più deboli e per i lecca culo. Come detenuti in regime speciale,non un posto di lavoro,ma una caserma,un campo di concentramento. Grazie agli operai di Pomigliano,ke non si sono fatti intimidire da un referendum illegittimo,privo di validità morale e legale e svoltosi in un clima di generale intimidazione,perchè alla fine qui non si parla di lavoro,di produttività,di economia ma..di politica. Un azione concertata e congiunta,confindustria e il governo degli affaristi per applicare quest'accordo,queste condizioni in tutte le fabbriche ed estenderli agli altri settori,come se non avessero già i tutti i mezzi per ricattarci. Avere ancora più mano libera e fare carne di porco dei diritti dei lavoratori. Grazie alla Fiom ke non si è piegata,alle ambiguità della CGIL e del PD,e ke esige rispetto da un azienda storicamente assistita e foraggiata dallo stato,quindi anche dai miei soldi,e ke ha un peso non indifferente sul disastroso debito pubblico italiano,per ribadire ke si,siamo salariati,operai,tecnici,impiegati ma non siamo dei morti di fame,da spremere e poi da buttare come limoni,da spolpare e svuotare della propria dignità. Vorrebbero cancellare i contratti nazionali e le leggi vigenti per dare ad ogni impresa il diritto di vita e di morte sui lavoratori.. Sulle altre organizzazioni sindacali..un velo più ke pietoso e un grosso vaffanculo agli azionisti ke,impavidi continuano a sedersi attorno ad un tavolo a spartirsi lauti dividendi e ke pagano fior di milioni a personaggi come Marchionne per ingrassarsi sul lavoro e sul sangue di migliaia di famiglie..

Dalla russia con..orrore: Messer Chups

Sono pochi e misconosciuti i gruppi rock provenienti dall'ex Unione Sovietica e dalla Russia di oggi,anche se un onda rock nell'ex impero c'è sempre stata. I Messer Chups,sono una band russa di S.Pietroburgo,attiva già dagli anni novanta e il nome deriva da'"Messer”, che in tedesco significa coltello, e "Chups", che deriva dal lecca-lecca Chupa Chups. La loro musica proviene direttamente dal decadentismo capitalista occidentale,potrebbe essere sceneggiata dal grande Ed Wood,definito il peggior regista della storia del cinema,con il fantasma di Bela Lugosi a vigilare, sullo sfondo di saloni pieni di mutanti e folli personaggi da circo. Evidente è la loro passione per i vecchi B-Movie horror americani e per gli horror italiani degli anni 60 e 70,con un iconografia ossessivamente ispirata da mostri,vampiri e gatti mefistofelici. Molti dei loro pezzi sono campionamenti delle musiche e dei dialoghi di questi film ("la tortura! La tortura! Mi piace!," una donna che grida "Sono stanco di te, io ti odio! io odio tutto di te!"), uniti al sound surf,alla musica dei cartoon e alle chitarre distorte,suoni strambi e bizzarri prodotti da synth analogici sovietici,tappeti sonori da colonna sonora, lounge music e psychobilly,tali da creare un mix eclettico che sfocia in un sound davvero unico e coinvolgente. I loro live sono divertenti e trascinanti e sono accompagnati dalle proiezioni dei video creati da Oleg Gitarkin,che hanno nel grande Vincent Price icona inconsueta ed assoluta.
Mike Patton, eclettico musicista prima nei Faith No More, poi nei Mr Bungle, Fantomas e Peeping Tom, anch'egli estimatore della musica pop italiana dei '60 e '70, (ha realizzato un album di cover di brani di Mina, G.Paoli, E.Morricone..) è tra i loro fan dalla prima ora. Molto bello il loro sito web, interattivo,con la discografia completa, ricca di informazioni e link ad utili.




I MESSER CHUPS SONO:
Oleg Gitarkin,elettric guitars
Zombie Girl (Zombierella), bass guitar



Messer Chups - Vamp Babes

Messer Chups - Heretic Channel

26/04/11

300, Wu Ming e Ted Nugent

Ero andato a vederlo molto dopo la sua uscita,come sempre, dopo aver visto in tv un servizio sul make up del film,un dietro le quinte in cui si raccontano e si svelano le nuove tecniche e trucchi usati per alcune delle scene e nel documentario si vedeva Snyder che ha fotocopiato alcuni riquadri dal fumetto originale, con cui poi ha progettato le scene precedenti e seguenti.In effetti tutto il film è un riadattamento fotogramma per fotogramma del fumetto, sulla scia di Sin City.Assistere a questo gruppo di palestrati dai bicipiti ben oliati e depilati che su di un carrello cercano di infilzare..il niente,l'aria, mi era parso alquanto esilerante,e dava già l'impressione di una pellicola..truzzissima. Ero andato anche per trascorrere un paio d'ore senza spremersi le meningi,godersi lo spettacolo di questi 300 cinghialoni che combattono all'ultimo sangue contro un armata di cinghialoni,se le danno di santa ragione per tutto il film,senza aspettarsi più di tanto. Appassionato di comics,il fumetto di Miller (da cui è tratto il film) non mi aveva mai impressionato,anche se ben disegnato,pulito nei tratti e comunque,ogni scena di scontri e battaglie nel film sono stati girati e montati con una minuzia e tecniche cinematografiche quanto meno spettacolari.Altro particolare che mi aveva invogliato erano stati le migliaia di manifesti con cui i fascisti di casa pound avevano tappezzato Roma,con il faccione di Gerald Buttler con tanto di lancia e scudo in primo piano,appropriandosi(ridicoli tentativi anche nel caso di Borsellino,la Palestina e,addirittura di Rino Gaetano!!) del film con la solita retorica degli eroici guerrieri senza macchia che combattono e muoiono in nome della gloria e della..libertà(!!),particolare che dà tempo non mi impedisce di confrontarmi con una certa cultura reazionaria,cercando di scrollarmi di dosso i refusi da terza internazionale e che mi fà apprezzare,ad esempio,alcune sfumature dei futuristi di Marinetti fino al Ted Nugent (tamarro chitarrista americano,sostenitore dei neocon e delle lobby delle armi..) di Double Live Gonzo. 

Dopo la visione,la sensazione di aver visto un pippone ideologico era più che una certezza. Tralascio gli strafalcioni sui fatti storici realmente accaduti,300 si può tranquillamente definire un film ideologico oltre che tamarro,una specie di comizio appunto neocon,di pura propaganda americana d'assalto,il mito della guerra portato ai massimi vertic,con i paladini del mondo occidentale che combattono contro il male sostenuto da Serse e i Persiani che ma ideologicamente si scaglia contro quegli stati canaglia (l'Iran,la Siria,la Corea..) che gli americani volentieri ridurrebbero in cenere, con un razzismo poco e male velato,(esaltazione del perfetto guerriero tutto muscoli e coraggio contro il disabile storpio e traditore),disprezzo per il diverso(l' omessessualità carattere distintivo dei cattivi persiani,con Serse che se ne va in giro nudo col perizoma e un mucchio di pearcing in faccia!!) e le religioni non cristiane e cattoliche,e dove gli spartani sono rappresentati come deboli e sfruttati mentre non lo erano affatto.Insomma tutto il film è pieno zeppo di riferimenti di questo tipo(con dialoghi in perfetto stile epico:arrendetevi,gettate le armi! No,venite voi a prenderle!) e risulta irritante perchè non tiene conto delle verità storiche,come ad esempio che fu proprio Ciro il grande,imperatore persiano,uno dei primi a parlare di diritti umani e che che mantenne integro l'impero attraverso una politica avveduta, fondata nel conferire libertà ai popoli sottomessi e nel rispetto delle loro usanze. Infine,un film godibile con la sua indubbia forza visiva ma stumentale all'ideologia reazionaria e guerrafondaia dei nuovi conservatori americani,che ha fatto felice qualche naziskinello(neanche più di tanto,dato che dubito della capacità di analisi dei nazi..) e quelli di casa pound,fedeli arditi del popolo romano.Ecco,i Wu Ming si cimentano sull'antica questione se è lecito e del tutto ammissibile e legittimo apprezzare la sola estetica di un'opera senza per questo sminuire il disprezzo per il suo contenuto e altre allegorie. Buona lettura.




20/04/11

The Phantom Chords

INTERZONE ha un amore incondizionato per i DAMNED e in particolare per Dave Vanian, voce incontrastrata del gruppo, dall'esordio ad oggi. Ho condiviso con lui i furori del punk e anche la passione per i vecchi film horror con tutta l'iconografia che ne sussegue. Ho amato da ragazzo i film di Lone Chaney, Boris Karloff, Bela Lugosi, C. Lee grazie a mio padre, appassionato ed esperto di B-Movie e di tutta la cinematografia pre anni settanta, e quando un pò più grandicello scoprii per caso una foto in cui Vanian incarnava il prototipo del moderno vampiro su di un palco, rimasi folgorato. Negli anni 80, con l'avvento della new wave i Damned ebbero un periodo di crisi, culminato con la partenza di Brian James, primo chitarrista, poi l'allontanamento di Captain Sensible e Vanian approfittò per cercare di dare sfogo alla sua passione per i suoni garage, psicadelici e il R'n'R degli anni 50 e 60, formando i Phantom Chords, con Roman Jugg (già tastierista nei Damned) alla chitarra e il grande Rat Scabies (co-fondatore dei Damned) alla batteria.

I Phantom Chords hanno registrato solo tre dischi, tra momenti entusiasmanti e periodi bui, dovuti anche ai contrasti con la Polydor che non sapeva come promuovere la band: negli show Vanian e compagnia si presentavano in perfetto stile country, con stivaloni e giacche con le frange, i capelli tirati alla Elvis e i concerti erano veri e propri eventi folli, con il pubblico che si aspettava una reincarnazione dei Damned mentre il gruppo si esibiva in feroci rockabilly e cover di pezzi garage degli anni '60 (Eddie Cochran, Buddy Holly). Con i Phantom Chords Vanian si trasforma da punk gothic rocker ad un vero e proprio crooner, la musica prodotta dal gruppo potrebbe essere usata come colonna sonora per qualsiasi western crepuscolare, ascoltandoli ci si immagina sulle highways americane: a guidarci è la fantastica voce di Dave Vanian!




Dave Vanian and the Phantom Chords
Dave vanian and the Phantom Chords: Unreleased Polydor


Genuine Crossover: Urban Dance Squad

Life'n Perspectives of a Genuine Crossover è il titolo migliore che gli Urban Dance Squad potessero dare ad un loro lavoro.La band nasce nel 1986 ad Amsterdam ed è stata una delle maggiori realtà ed espressioni della musica alternativa olandese,insieme ai Focus,I Kayak,Clan of Xymos e sopratutto The Ex,combo anarcoide ancora in attività e con oltre venti album al loro attivo dal 1979 (prossimamente su questo blog).Gli UBD indubbiamente sono una delle prime band che contribuisce alla nascita del Crossover,un mix di rock,rap,soul,con venature ed atmosfere reggae e ska, che ha il suo splendore nei primi anni '90, insieme a gruppi come Rage Agaist the Machine,Fishbone e gli stessi Red Hot Chili Pepper,mentre Rudeboy annovera Mano Megra,A tribe Call Quest,Vernon Reid e Living Colours,addirittura Andy Partridge e i suoi XTC tra i suoi principali ispiratori.Anche se non ha eguagliato il successo del primo album,(Mental Floss for the Globe)Life'n Perspectives resta comunque un album notevole,le liriche in rime di Rudeboy come traino a suoni pieni di bassi,slide,farfisa,batterie carton..
Artantica è l'ultimo lavoro in studio,uscito nel 1999 ed è stato un ritorno alle radici hip-hop della band,dopo le incursioni nel Grunge e nel Metal e ha ricevuto il plauso della critica.


Urban Dance Squad - Life'n Perspectives of a Geniune Crossover




"Don't learn while you get spoonfed,that's real stupid. Believe everything inside your head,that's real stupid. Wanna teach but you can't reach,that's real stupid. Allow these deeds to keep the peace,that's real stupid. All this speech seperates one and each,say it's stupid. But can i meet you along the way,please or is this stupid.."







DNA (aka Do No tAsk, aka Arjen De Vreede) : DJ
Tres Manos (aka Renè Van Barneveld) : Guitar
Rudeboy Remington (aka Patrick Tilon) : Vocals
Magic Stick (aka Michel Schoots) : Drums
Sil (aka Silvano Matadin) : Bass

Albums
Mental Floss for the Globe (1989)
Life 'n Perspectives of a Genuine Crossover (1991)
Mental Relapse (1991)
Persona Non Grata (1994)
Planet Ultra (1996)
Carbon Copy (1997)
Beograd Live (1997)
Artantica (1999)
The Singles Collection (Compilation - 2006)

17/04/11

DJ, condivisione e..Frank Zappa

A volte sono proprio..un bastardo. Ho la possibilità di poter lavorare con la radio accesa e mi piace punzecchare qualcuno di questi nuovi Dj,memore di quando chi faceva radio doveva portarsi pacchi di dischi e nastri sotto il braccio,senza computer,file sharinh,peer-to-peer,web radio tematiche,playlist e di quando si andava a bussare di notte a casa di un amico con le TDK D90 perchè si sapeva possedere l'ultimo di Frank Zappa! Era tutto un affannarsi,un rincorrere. Fammi salire,dannazione! E poi,un gruppo di ragazzi chiusi in una stanza,con un giradischi e decine di vinili sparsi per terra.
L'ansia di inseguire il futuro,cercare furiosamente l'utopia attraverso la musica,la cultura,i comportamenti,accecati all'epoca da tutti quei cambiamenti,quella rivoluzione nella musica,nei costumi,nella tecnologia. La musica,la strada,i comportamenti sembrarvano più diretti,autentici,immediati rispetto alla politica. E alla fine non ce ne è stata neanche una nella politica e nel modo di pensare,nella società in generale.E non che non c'avessimo provato. Tutti abbiamo partecipato a quelle riunioni,mediazioni,gli intrighi,sgolarsi..Una noia terribile..E ripensandoci, hanno rappresentato una distrazione pesante dal cercare di cambiare veramente le cose,impegnandosi in qualcosa di più..efficace forse,nell'attivismo e la mobilitazione. Riversare le energie maggiori nella politica vera. . Molti della mia generazione e di quella appena precedente (e cui mi sento cmq legato per ovvi motivi..) hanno preso delle deviazioni profonde... C'eravamo quasi illusi di poter stare dentro il capitalismo,dentro questo marasma consumistico senza però farne davvero parte. Un illusione..appunto.

Era così tutto..Rock'n'Roll! Fantastico sarebbe stato avere a disposizione allora tutta questa musica libera,tutte le possibilità che la tecnologia offre adesso e che di contro però permette di spacciare autentiche schifezze per capolavori, solo perchè..nuovi. Fà tanto figo. Si pensi solo che per creare una web radio basta avere a disposizione un buon PC, una normale scheda audio, qualche centinaio di file MP3, scaricare e installare il poco software necessario gratuitamente reperibile, dotarsi di un microfono e una cuffietta. Il tutto in pochissimo tempo e praticamente senza nessuna spesa.
La realtà è che la musica moderna,la musica prodotta oggi è per la maggior parte una ciofeca. Una noia mortale. 'Hey..amico,ma c'è davvero qualcuno che ascolta questa roba? Hey ,ti si è incantato il lettore,non senti?'. Di solito,i Dj s'incazzano.


Frank Zappa : Chunga's Revenge





Confrontarci tutti i giorni con la rete e sulla rete.A bbiamo sempre creduto ke il web sia uno strumento rivoluzionario, dalle potenzialità illimitate,uno strumento a disposizione di ciascuno di noi nel dare un contributo per cambiare il mondo,con la diffusione di informazioni e notizie di grande rilevanza che un tempo non avrebbero fatto capolino nemmeno nelle pagine dei giornali più specializzati, creare valori,mettere in moto intelligenze e servizi..Poi c'è il super attivismo da click,gente che crede di supportare idee,campagne,opinioni con un semplice movimente delle dita,quelli che quando non si hanno argomenti per supportare una discussione intelligente,con motivazioni serie e con informazioni verificate si passa all'insulto,al casereccio con l'anonimato come scudo dietro cui far emergere il peggio di noi stessi e molto spesso si perdono le "motivazioni iniziali verificando l’inefficacia delle campagne a cui si partecipa", e si abbandona.Anche se è un bene che ci siano,sembra non funzionare,cavolo:la denuncia del malaffare,della corruzione,dell'impunità insopportabile,sembra quasi non interessare nessuno,l'indignazione non basta.Che fare se la spinta al cambiamento non viene..dal basso? Ho sempre pensato che da internet possa emergere davvero una coscienza collettiva e globale e i presupposti ci sono tutti,con l'idea della condivisione,la creazione di una propria strada alla creatività,la ricerca della libertà in paesi dove non c'è libertà,un canale dove poter dare uno sfogo alle ristrettezze,alla rabbia per una politica che ormai non ci rappresenta, e anche al successo commerciale, ma il pericolo è rappresentato da questo..corto circuito e dal fatto che l'utente medio sta sempre piu trasformandosi in un consumatore digitale e che social network e piattaforme digitali(facebook,google..)guadagnano soldi quando noi ci raccontiamo sui loro siti..
Per questo bisognerebbe limitare le informazioni personali al minimo quando si bannano le caselle che i social ci chiedono,limitandoci a questa o a quella opzione. Mentre i media generalisti, come radio e televisione, non possono individualizzare i contenuti, le nuove tecnologie della comunicazione, come Internet, consentono la costruzione di palinsesti a misura di utente e soprattutto campagne pubblicitarie selezionate e ben definite per lanci di prodotti mirati a target ben specifici. Milena Gabbanelli di report è stata attaccata sulla rete proprio per questo:non tutti sono nerd,non tutti hanno le autodifese e si doveva parlare a tutti. Di allarmismo e superficialità nel programma dedicato ai social network io ne ho visto poco,malgrado il tempo che la buon Milena deve dedicare agli uffici legali per difendersi da querele e denuncie.Dovremmo raccontarci in modo diverso,in un modo indipendente dai loro flag..E la sostituzione di campagne incisive e anche dure sui veri problemi con le logiche della pubblicità ha come risultato finale il progressivo diffondersi del disinteresse politico. Sia sul web e sia fuori.
Oltre alla condivisione dovremo interagire e comunicare in altri modi..perchè qui,di coscienza collettiva proprio ce nè poca:sembrano tutti come quelli che vanno in vacanza,tornano e ci ammorbano intere serate con le loro foto,pensando che quei pochi o molti scatti possano far conoscere il paese dove sono stati..Far sapere quello che faccio la sera o se vado alla cena aziendale. Insomma..una situazione per niente cuccuna..che fondamentalmente riguarda i miei gusti e le mie passioni e le mie posizioni oltre la mia..personalissima sfera.
In un paese incapace di salvare e salvaguardare se stesso,la propria cultura,la propria storia,dove non ci sono spazi materiali per confrontarsi davvero,non strutture adeguate per la musica e per i libri,monumenti che crollano,biblioteche epurate,leggi e leggine che passano indifferentemente,finanziamenti alle iniziative piu squallide,campi di concentramento per esseri umani,altri esseri umani schiavizzati e umiliati per poter sopravvivere..Tre regioni completamente in mano al malaffare..Insomma ..la lista comporterebbe pagine. Si sà tutto di tutto mentre altre notizie,altri fatti altrettanto gravi vengono occultati o manipolati.

Cultura,politica,musica,economia,letteratura,pittura,filosofia,tecnologia..Web2,blog,social network..ridotti a sterili proclami individuali e a piazze virtuali per il rimorchio. Incapaci di elaborare piattaforme “politiche” valide e diventati strumento di sfruttamento del lavoro volontario di milioni di utenti.**

**L'Huffington Post è stato citato in giudizio da una cordata di blogger che ritengono di essere stati trattati in maniera scorretta dal portale web. La class action si è scatenata al momento dell'acquisizione del portale da parte di America On Line (AOL) per circa 315 milioni di dollari. Il motivo scatenante l'azione legale sarebbe soprattutto questo: il mancato pagamento di coloro che per anni hanno contribuito con centinaia di post allo sviluppo e al conseguente successo della testata online.
Il risarcimento richiesto dai blogger ammonta a 105 milioni di Euro, circa un terzo della cifra ricevuta dall'acquisizione di AOL. I blogger sono andati su tutte le furie proprio in seguito a questa acquisizione. Infatti in un primo momento i redattori accettarono di collaborare gratis alla testata, portando l'Huffington Post a diventare una ottima realtà nell'editoria statunitense. Ai blogger però non è chiaramente piaciuta la decisione di Arianna Huffington, editrice e responsabile della testata, di intascarsi tutta la somma derivata dalla vendita, senza riconoscere ai collaboratori giornalistici nessuna percentuale per il loro lavoro.
La signora Huffington sembra però non accettare queste accuse, affermando che la ricompensa al lavoro dei blogger è stata la visibilità mediatica che gli stessi ahnno ricevuto durante il loro lavoro.
A questo punto si preannuncia una battaglia legale che si protrarrà sicuramente nei mesi a venire.**

@'Facebook ha i giorni contati' afferma Bruce Sterling, famoso scrittore di fantascienza, teorico del cyberpunk e studioso dei nuovi media. 'E' un pazzo chi punta sul futuro a lungo termine della geniale intuizione di Zuckerberg - aggiunge - cosi' come degli altri social network. Basti pensare a Myspace che nel giro di un anno ha perso piu' del 70% del suo valore e dei suoi contatti. I social network avranno al massimo sette, forse 10 anni di vita ancora.Poi saranno sostituiti da nuovi media'.@

16/04/11

Interzone per Vittorio

Di solito balzo in fretta fuori dal letto,mi sposto velocemente in cucina,dò la prima colazione ad Iggy il gatto,guardo la moka da lavare,mi rendo conto che non sono ancora in grado di fare qualsiasi cosa,cosi mi siedo al tavolo e accendo una camel,apro il computer,controllo la posta e le prime notizie della mattina. Dallo spiraglio della finestra vedo il chiarore e stabilisco se sarà una bella o brutta giornata. Non ho voglia di mangiare,inappetenza. Mi decido,lavo la caffettiera e preparo il mio primo caffè e mentre aspetto,rifumo. Controllo gli appunti,quello che ho scritto il giorno prima e anche,con la mente,quello che non ho scritto. Il più delle volte accartoccio tutto e butto nel cestino. Perchè le cose che si pensano e si scrivono la sera prima,al mattino risultano sempre come inadeguate,sensa senso? Poi..sò che quelle stesse cose verranno riprese,rielaborate e riscritte durante la giornata. Ma la notizia della morte di Vittorio Arrigoni,un uomo che aveva scelto di condividere le sofferenze e le umiliazione del popolo palestinese,un milione e mezzo di esseri umani rinchiusi in una striscia di terra maledetta,un popolo sottomesso e umiliato davanti al silenzio di tutto il mondo,leggere di questo infame assassinio non lascia nulla ai ripensamenti e alle rielaborazioni.Quante volte ho letto le notizie che Vittorio con grande difficoltà riusciva a far filtrare dalla striscia di Gaza assediata,la sua voce al telefono(per giornali e network televisivi) sotto le bombe isrealiane che distruggono scuole e ospedali,che prendono di mira civili,donne,vecchi e bambini indiscriminatamente. E sempre la stima e il rispetto aumentava,vera e profonda stima. Ma anche invidia,per chi come Vittorio riesce ad essere
pacifista sensa se e senza ma, mettendo in gioco tutto. Io..non ne sono capace. Non riesco e non riuscirò mai ad essere un pacifista,mai a scindere la pace senza la giustizia.Quelli che hanno ucciso Vittorio sono e restano per me..nemici.Nemici come gli ebrei che spezzano braccia e gambe a giovani che combattono per la loro terra con le pietre,nemici come gli squadroni della morte sudamericani,come il capitale che finanzia dittature e torturatori,come chi mette le istituzioni alle proprie dipendenze,come chi fà morire giovani e vecchi operai per ingrassare consigli di amministrazione..Nemici,appunto. Leggo della morte di Vittorio e ti prende la frenesia di vestirti in fretta,uscire e prendere a calci nei coglioni chiunque abbia sotto il braccio un giornale che non ti piace,e gridare,a squarciagola,per scacciare un dolore lucido,intenso,un dolore senza lacrime che si incaglia nella gola. Sventola alta la bandiera,il vessillo dell'ignoranza,dell'odio,della doppiezza,dell'intolleranza,dell'oscuro terrore..

14/04/11

Italian Steampunk!

Primo volume dell'antologia italiana steampunk.
Al termine del concorso, Edizioni Scudo pubblica Steampunk! Vapore italico, antologia di racconti italiani all'insegna del retrofuturo.

Una via tutta italiana allo steampunk. Nell’ottobre 2010 Edizioni Scudo aveva lanciato una peculiare iniziativa per una vera e propria adunata di scrittori amanti di un genere sospeso fra il fantastico e il fantascientifico. Un genere che può sembrare di nicchia a un occhio distratto, ma che invece ha ormai una sua storia piuttosto consistente alle spalle e continua a produrre nuovo materiale su più fronti: fumetti, romanzi, cinema (l’ultimo in ordine di tempo è il film Sucker Punch di Zack Snyder), videogiochi (l’attesissimo BioShock Infinite, previsto per il 2012).

L’idea di Edizioni Scudo si colloca dunque in un contesto internazionale di fermento. E infatti non ha mancato di dare i suoi risultati. Il concorso prevedeva originariamente la realizzazione di una raccolta di racconti intitolata Steampunk! Vapore italico, ma pare che lo spazio non basti. Si prospetta dunque un’antologia su più puntate, dove fra l’altro sembra non mancare la creatività. Gli autori italiani — fanno sapere da Edizioni Scudo — hanno esplorato vie creative autonome, discontandosi dai più blasonati (al momento) modelli di origine anglosassone. "Questo perché in Italia anche i sassi hanno un background," è la battuta scherzosa ma neanche poi tanto che circola nella casa editrice.

Per cui ecco storie, la maggior parte delle quali ambientate proprio sul suolo italico, cariche di avventura, altre riflessive o sociologiche. Non manca l’Ottocento, periodo storico di elezione per lo steampunk, anche se nel caso di Vapore italico si innesta sul tema risorgimentale, declinato in un modo del tutto particolare (l’unità raggiunta lottando contro volontà e tecnologie che non si sarebbero dovute manifestare tanto presto…).

Gli autori dei racconti sono: Giorgio Sangiorgi, Lorenzo Davia, Bruno Lazzari, Polissena Cerolini, Davide Giannicolo, Diego Bortolozzo, Alexia Bianchini, Andrea Viscusi, Giuseppe Pasquali, Claudio Cordella, Massimiliano Di Loreto, Vittorio Zuccotto, Marco Filipazzi, Roberto Guarnieri. La breve introduzione è firmata da Frederick Von Guss (al secolo Federico Gusso, leader del movimento steampunk italiano). I disegni sono opera di Luca Oleastri.

Il volume uno di Steampunk! Vapore italico è disponibile in due formati:

— formato piccolo (dimensione 15.2 x 22.9 cm), illustrazioni interne in bianco e nero, 272 pagine, rilegatura termica, disponibile sia stampato (€ 18.50) che in formato elettronico (pdf, € 7.50);

— formato grande (dimensione 21.59 x 27.94 cm), illustrazioni interne a colori, 126 pagine, rilegatura termica, disponibile esclusivamente stampato, € 29.55.

fantascienza.com

09/04/11

Chiesa in Musica

La doppia morale delle religioni e in particolare quella della chiesa cattolica romana è risaputa.Sopratutto tra chi doverosamente distingue fra rapporto interiore e intimo del credente con il suo dio e quello con la chiesa intesa come istituzione. Non riguarda quei cattolici che vanno regolarmente a messa e che sono,per cosi dire..acritici.E comunque non riguarda certo me,che ho ben chiaro e da molto,che intrighi,affarismo non sempre limpido,collusioni,pedofilia fanno parte ormai del dna e della cultura della chiesa. A tal proposito è incredibile,di questi tempi,vedere come sia gremita piazza S.Pietro la domenica,tanta gente ad acclamare un papa che più di ogni altro ha contribuito al dilagare della pedofilia,da cardinale con il suo continuo silenzio e con l'indegna circolare con la quale invitava (ordinava..) tutti i confratelli a nascondere e mettere a tacere i tanti episodi e tentativi di denuncia da parte delle vittime,alimentando tra la gente la favola che in fondo sono solo chiacchiere e peggio,che sia tutta una montatura giornalistica. E i cattolici acritici non fanno una piega e abboccano. Questo atteggiamento è confermato dal fatto che nella stessa piazza s.Pietro,la protesta di un gruppo di abusati da parte di uomini del clero non ha ricevuto nessuna solidarietà,nessun segnale,ma che viene visto come uno sparuto gruppo di matti. L'elezione di Ratzinger ha rinfocolato molto le posizione più esteme,oscure,strambe e a volte scadenti nel ridicolo dei vertici ecclesiastici:quotidianamente ci sono dichiarazioni contro gay e diversi,continua intromissioni nelle leggi dello stato (aborto e eutanasia..) e davvero comici gli strali contro la lascività degli uomini,colpevoli e puniti dalle catastrofi naturali più recenti (terremoti,tsunami,epidemie..). Sarebbe il caso di ricordare agli acritici del bel Renatino De Pedis,una dei capi della banda della Magliana,benedetto in S.Lorenzo in Lucina e poi traslato in Sant'Apollinare e dei suoi sontuosi versamenti in denaro quando era in vita alla santa sede? A quelli come me invece ricordo l'obolo di S.Pietro,che è l'offerta che tutti i credenti del mondo fanno nel giorno di S.Pietro e Paolo,il 29 Giugno,obolo (o meglio..tassa) che risale al '700 e che viene convogliata su di un conto corrente appositamente aperto. Sostengono che questi soldi vanno in beneficenza,nascondendo invece che si tratta di un prestito,prestito della speranza lo chiamano loro:i parroci fanno pevenire in vaticano una lista di famiglie bisognose alla quale viene poi elargito un prestito di 500 euro mensili,prestito non gratuito ma gravato di un interesse del 4,5%!! Incredibile.Poi c'è l'obolo per il battesimo,per la comunione,per il matrimonio,per i funerali,tutto tassativamente senza ricevute,senza nessun tipo di controllo fiscale. Oltre questa notiziella che non sapevo ce ne un altra che mi ha sbalordito e riguarda sempre la doppia morale: non sapevo infatti che la chiesa fosse proprietaria dagli anni '50 del 10% della RCA,la casa discografica più importante del paese e che per anni è stata una delle entrate economiche (insieme alle costruzioni) più importanti del vaticano. Cosi,se da una parte la chiesa si era eretta a difensore dei costumi e della morale,dall'altra incassava guadagni stratosferici con le canzoni tra gli altri di Tenco,Gino Paoli,Sergio Endrigo,Nico Fidenco,Lucio Dalla,Patti Bravo e tanti altri,impegnandosi (ed è la cosa più straordinatia..) per contratto a non interferire nei testi degli autori! Il denaro non ha odore e questo vale per tutti. Per chi ne vuole sapere di più su queste notizielle consiglio L'oro del Vaticano e I peccati del Vaticano di Claudio Rendina,giornalista vaticanista nonchè storico delle Arti e Tradizioni Popolari,che nell'intervista rilasciata ad Alias,settimanale culturale del Manifesto,concludendo afferma: "Perchè esistono i santi?Perchè figure come S.Francesco sono uniche? Perchè sono esempi da portare da chi,solitamente,poco ha a che vedere con la santità."





Groovy: UNITED FUTURE ORGANIZATION






Acid Jazz, Trip Hop, Elettronica, Bossanova, Soul, Funky, Downtempo sono i generi che gli Ufo hanno attraversato,a volte precursori e pionieri di un melting pot musicale unico in oltre 20 anni di carriera.Toshio Matsuura , Tadashi Yabe, noto Dj animatore nella scena dei club e Raphael Sebbag, musicista francese innamorato del Giappone emersero rapidamente come ensemble dopo la pubblicazione di un loro club mix, Minority Loud, nella raccolta The Rebith of Cool Three (Courtney Pine, Stereo MC's, Jazz Warriors..) e in breve divennero il gruppo trainante della scena dancefloor di Tokio. I loro trascinanti spettacoli dal vivo sono una varietà di stili e strumenti,famosi per l'eccellenza tecnica e l'eleganza.Tante le collaborazioni, da Galliano a Ronny Jordan,a Mark Murphy, splendida voce su No Problem. Il loro trionfale debutto britannico al club Frigo Londra,nel '93 li ha consacrati come cult band nei club di tutto il mondo, da Tokio ad Amburgo, da Parigi a New York. NO SOUND IS TOO TABOO del 1994, e V (FIVE), del 2002, sono dischi raffinati con ritmi e melodie soul jazz ed elettronica intriganti,atmosfere rilassanti e rapide accelerazioni. Questa continua fusione di generi fa si che possono essere apprezzati nella loro bellezza vera solo se ascoltati nel loro complesso. Groovy..


UNITED FUTURE ORGANIZATION (1993)
1. The Sixth Sense
2. On Est Ensembel Sans Se Parler - L.O.V.E.
3. 3. Vinyl Junkie
4. 4. Upa, Neguinho
5. 5. I'll Bet You Thought I'd Never Find You
6. 6. Poetry And All That Jazz
7. 7. Be Here Now
8. 8. My Foolish Dream
9. 9. Off Road

NO SOUND IS TOO TABOO (1994)
1. United Future Airlines
2. Magic Wand Of Love
3. 3. Stolen Moments
4. 4. Future Light
5. 5. Make It Better
6. 6. Sunday Folk Tale
7. 7. Mistress Of Dance
8. 8. Bar-F-Out!
9. 9. Doopsylalolic
10. 10. Tears Of Gratitude


U.F.O.
No Sound is too Taboo

3rd PERSPECTIVE (1996)
1. His Name Is...
2. The Planet Plan
3. 3. Friends (We'll Be)
4. 4. Spy's Spice (Mon Espionne)
5. 5. Fool's Paradise
6. 6. Waltz (Le Serpent Rouge)
7. 7. Picaresque Eye
8. 8. Nica's Dream
9. 9. Cosmic Gypsy
10. 10. Dice For A Chance
11. 11. The Moving Shadows

BON VOYAGE (1999)
1. Good Luck Shore
2. Tres Amigos
3. 3. Flying Saucer
4. 4. Happy Birthday
5. 5. Niji
6. 6. Pilgrams
7. 7. Dans Ce Desert
8. 8. Somewhere
9. 9. Labyrinth-Enter At Your O


V (FIVE) (2002)
1. Intro
2. Esperanza
3. 3. Everyday Routine
4. 4. No Problem
5. 5. Microcosmo
6. 6. World Thing
7. 7. Lunar Enfant
8. 8. Por Do Sol
9. 9. Listen Love
10. 10. Transworld
11. 11. Suite Espagnole

U.F.O.
V









05/04/11

La guerra di Larry

L'attivista ultra conservatore americano Larry Klayman contro Facebook e Zuckerberg. Non avrebbero cancellato,a suo dire, tempestivamente una pagina contro Israele e per difendere l'onore ebraico ha chiesto un risarcimento pari ad 1 miliardo di dollari,con l'accusa ai vertici del social network di aver lucrato sull'odio e sulla rivolta.
Ma chi è Larry Klayman? Un uomo adirato,un moralista autore di un libro contro la prostituzione dell'establishment americano. Fondatore della controversa società legale Judicial Watch, Klayman è anche un agguerrito attivista politico, opinionista tra le pagine conservatrici del sito d'informazione WorldNewsDaily. Nel suo mirino da cecchino legale, molti dei protagonisti presenti e passati dell'attualità mondiale. Da Bill e Hillary Clinton a Osama Bin Laden, passando per Dick Cheney. Una volta, Larry Klayman ha citato in giudizio persino sua madre!.
Mark Zuckerberg, uno dei più giovani milionari sul Pianeta, è ora il suo nuovo obbiettivo. Il suo social network è stato così accusato da Klayman di non aver rimosso con adeguata tempestività una specifica pagina in blu, colpevole a suo modo di vedere di incitare l'intero popolo musulmano verso una sanguinosa terza intifada. Una vera e propria chiamata alle armi considerata inaccettabile dal buon Larry,che ha ora chiesto ai vertici di Facebook oltre 1 miliardo di dollari.

Lui è sicuro della responsabilità di facebook, non avendo rimosso subito(!) una pagina che in pochissimo tempo aveva raccolto oltre 340mila seguaci. La pagina non aveva fatto infuriare solo Klayman - che è per di più di fede ebraica - ma anche Israele, con organizzazioni umanitarie amiche come la Anti-Defamation League. Non è bastato che il social abbia rimosso i commenti più violenti, ritenendio,a ragione, pacifica la natura della pagina.
Lo spazio pro palestina è ora scomparso con il benestare del governo d'Israele, ma non altrettanto per il ridicolo Klayman,l'uomo che si era scagliato contro il presidente venezuelano Hugo Chavez per poi prendersela con i vertici dell'OPEC. Per i soldi Facebook non avrebbe censurato la pagina e quest'accusa è l'ennessima dimostrazione dell'astio che serpeggia contro Zuckerberg,ricco e famoso,reso ancor più personaggio dal recente film di David Fincher The Social Network a cui Klayman si dice ha fatto riferimento.
Evidentemente sconvolto dal protagonismo di Zuckerberg resta un mistero come questo abbia direttamente a che fare con una causa da 1 miliardo di dollari. La permanenza online della pagina incriminata avrebbe danneggiato il popolo d'Israele!!!. Che Klayman stia pensando di devolvere tutto in beneficenza? (e magari farsi un pò i cazzi suoi?!)
Intanto continua il polverone sollevato dalle foto pubblicate sempre su Facebook da un'ex soldatessa israeliana, in posa e sorridente a fianco di prigionieri palestinesi bendati. Le immagini, caricate da Eden Abergild in un album dal titolo "IDF-the best time of my life" (Idf-il periodo più bello della mia vita,dove idf è un corpo militare della difesa), mostrano la soldatessa che sorride accanto a detenuti palestinesi con le mani legate e gli occhi coperti.
Essendo stata congedata un anno fa, l'esercito non ha alcuna autorità per impedirle di pubblicare le fotografie,che anche se rimosse da Facebook, sono state però riprese da moltissimi blogger e siti di informazione. Certo,non ci interessa sapere cosa pensa il preoccupatissimo Larry Klayman di questa ennesima umiliazione di cittadini palestinesi,tanto..lo sappiamo già.