13/12/12

Fine pena, mai. Contro l'ergastolo.

Aboliamo l’ergastolo. La forza della democrazia è non avere paura: sostituire all’ergastolo una pena giusta non è un atto di debolezza, ma di forza, perché afferma il principio che nessun uomo è estraneo alla società. L’ergastolo non risponde al bisogno di giustizia, ma a quello di vendetta, per soddisfare la reazione istintiva ed emotiva dei cittadini. Non risolve il problema reale, che è quello di vivere in un Paese civile, in cui la sicurezza individuale è tutelata da una giustizia equa. Una giustizia vendicativa e non rieducativa infatti non riduce la criminalità, è un insegnamento distorto per i cittadini che non porta a un miglioramento nei rapporti umani.

La legge, che sta alla base di ogni convivenza civile, deve essere semplicemente giusta.Il carcere a vita non ha il carattere di giustizia, ma è una forma di pena di morte. E’una pena fino alla morte, e chiude ogni speranza. Non solo è incompatibile con il principio costituzionale del carattere rieducativo della pena, ma non è di alcun interesse per la società, che sarebbe ugualmente risarcita e protetta da una pena detentiva a termine, naturalmente proporzionata al delitto.

Siamo a favore dell’abolizione dell’ergastolo perché lo riteniamo una pena non solo anticostituzionale, ma antiscientifica. E’dimostrato che il nostro cervello ha cellule staminali che possono colmare il vuoto lasciato dalle cellule cerebrali che scompaiono. Il cervello quindi si rinnova, e se diamo a un condannato le condizioni di una rinascita personale, troveremo che può diventare una persona completamente diversa, capace di ritrovare il suo posto nella società. Lo dimostrano le storie di tanti condannati che sono entrati in carcere con la licenza elementare, e ne sono usciti con la laurea.

Perché si compia questo cammino bisogna finalmente mettere mano alle proposte di legge presentate ormai da anni, e mai discusse per il timore dell’impopolarità della proposta. Ma bisogna ricordare che il carattere inumano delle pene è sottrazione di libertà per tutti i cittadini. E che la violenza contro la dignità riguarda tutti, e non solo i colpevoli di delitti.
Il Parlamento, che rappresenta la libertà della nazione, ponga fine a quello che è un abuso di giustizia, e cancellando l’ergastolo restituisca a tutti la speranza di riscatto.

Science for Peace – Fondazione Umberto Veronesi

Questo il manifesto di Veronesi al convegno di Milano e sottoscrivibile sul sito ScienceforPeace.org, oltre che su quello della fondazione dello stesso Veronesi. Scontate alcune reazioni, a volte comprensibili come quelle dei familiari delle vittime, altre francamente risibili, da parte di chi inneggia a forche e di chi pensa sia impossibile un cambiamento, con un conseguente e totale reinserimento.

A trent’anni dall’introduzione del reato di associazione mafiosa e dopo 20 anni dall’inasprimento delle leggi per combattere la criminalità organizzata, arriva una testimonianza collettiva degli ergastolani.  
Urla a bassa voce – Dal buio del 41 bis e del fine pena mai, è una raccolta di racconti che spingono ad aprire una riflessione sulla condizione fisica e morale di chi è condannato a morire in carcere. Una riflessione sul senso della pena e sulla necessità del rispetto dei diritti che la nostra Costituzione garantisce per tutti, indipendentemente dalla configurazione dei reati commessi.

La pena di morte viva. Così viene definito da chi lo vive l’ergastolo ostativo, prodotto dell’inasprimento delle pene con le quali lo Stato ha risposto ai reati di mafia all’inizio degli anni ‘90, un meccanismo per il quale la condanna diventa un “fine pena mai”. E uomini ombra si definiscono le 36 persone, tutte condannate all’ergastolo, molte passate per il regime del 41bis, che intervengono nelle pagine di questo “libro collettivo”.

Per spiegare la loro condizione, raccontare la loro vita, i percorsi che li hanno portati in carcere, ma soprattutto il tempo infinito di una pena che, annullando qualsiasi possibilità di futuro che non sia implacabilmente dentro il carcere, lontano da familiari e luoghi d’origine, diventa un “morire ogni giorno”. Rappresentano le persone, si calcola attualmente siano circa 1.200 sui 1.500 condannati all’ergastolo, per le quali in Italia sono di fatto cancellati tutti i diritti e i benefici previsti dalla legge per buona condotta. Nell’estate del 2011 gli ergastolani, cosiddetti ostativi, che non possono ciòè accedere ai benefici previsti dalla legge, hanno di recente lanciato un appello provocatorio al Capo dello Stato, chiedendo che la loro pena sia tramutata in condanna capitale, di trasformare cioè, la loro condanna in pena di morte. Una provocazione, ma forse no.

Quando una sentenzza dice: "fine pena mai".
Il libro e' della giornalista del Gr1 Francesca De Carolis ed e' pubblicato da Stampalternativa. Nel libro leggiamo le testimonianze di 36 ergastolani, che chiedono di avere la possibilità di dimostrare al mondo che sono cambiati. Sulla stessa linea anche il libro dell’ex Sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone: Il delitto della pena, Ediesse, che raccoglie una serie di riflessioni, (tra cui una di Aldo Moro), contro l’ergastolo. Un quadro sulla situazione sanitaria delle prigioni italiane è fatto infine dal senatore Roberto Di Giovanpaolo, presidente del Forum nazionale per la salute in carcere.

Secondo la legislazione italiana, il massimo della pena non dovrebbe superare i 30 anni di reclusione, anche per chi è condannato all’ergastolo, per aver commesso crimini efferati. Tuttavia ci sono dei casi, e sono alcune centinaia, per i quali le porte del carcere di fatto non si apriranno mai. Forse qualcuno può legittimamente pensare che questo sia un bene, che chi ha sbagliato debba pagare fino in fondo, però resta il fatto che,in base alla Costituzione, la pena dovrebbe sempre mirare alla rieducazione del reo..

Questa la situazione in due dei più grandi carceri italiani:


REGINA COELI - CASA CIRCONDARIALE - ROMA
L'edificio di origine seicentesca, in molte sue parti fatiscente, necessiterebbe di nuove ristrutturazioni. L'VIII sezione é parzialmente chiusa, Ia V e Ia VI lo sono per intero perché inadeguate dal punto di vista abitativo. Due anni fa Antigone denunciò condizioni di vita inaccettabili, con detenuti costretti a vivere in pieno inverno senza riscaldamento e a lavarsi con acqua gelida. Ciò rende ancor più drammatiche le condizioni di affollamento. A fronte di una capienza inferiore ai 600 posti letto che tuttavia risulta più alta nei dati ufficiali riportati dal ministero che non ha provveduto a sottrarre dal conteggio i posti della VI sezione ormai chiusa. ll 10 ottobre 2012 erano presenti in istituto 1044 detenuti. Nessuno dei provvedimenti di legge presi dall'ex governo Berlusconi e poi dal nuovo governo Monti ha avuto incidenza deflattiva. Quasi tutti gli spazi destinati alla vita in comune, alla scuola e alle attività penitenziarie sono infatti utilizzati come dormitori. Le celle del centro clinico, previste per la degenza, ospitano detenuti comuni che non hanno trovato posto altrove.
Molte celle sono dotate di coperture alle finestre che vengono giustificate con la vicinanza agli alloggi del personale di polizia e ad abitazioni private, con l'effetto di rendere ancor più angusta la vita, riducendo drasticamente il passaggio d'aria e luce naturale. L'ora d'aria viene effettuata in stretti cortili cementificati mentre le celle sono quasi sempre chiuse. Solo nella terza sezione restano aperte durante la mattinata. I detenuti che lavorano, quasi sempre per poche ore settimanali per i pochi fondi a disposizione per le mercedi (611 mila euro nel 201 1, 476 mila nel 2012), sono circa 130.
Nell'estate 2012, la Asl RmA ha reso nota un'indagine relativa al centro clinico dell'istituto dalla quale sono emerse condizioni igieniche, strutturali e sanitarie degradatissime. Su sollecitazione anche del ministro Severino, la Regione Lazio ha avviato un'inchiesta amministrativa sulla situazione. Rimane aperta la questione delle due sale operatorie - per le quali a suo tempo vennero mobilitati circa due miliardi di lire - prive di rianimazione e realizzate in un ambiente non idoneo e oggi utilizzate solo per piccoli interventi ambulatoriali.
La storia recente dell'istituto e costellata da episodi drammatici, dalle morti di Stefano Cucchi e di Simone La Penna per le quali i procedimenti penali sono attualmente in corso. Nel luglio 2012 il medico della settima sezione, Rolando Degli Angioli, e stato condannato con rito abbreviato a due anni e otto mesi di reclusione per le torture inflitte a un detenuto, mentre il suo collega infermiere Luigi Di Paolo è stato rinviato a giudizio. La vicenda ha avuto l'effetto di rendere noto un modo illecito e violento di operare nella VII sezione attraverso pestaggi e umiliazioni ai danni di detenuti messi in opera sistematicamente da una squadretta organizzata. la Procura ha aperto un inchiesta che oltre al personale sanitario coinvolge anche diversi agenti della polizia penitenziaria.

POGGIOREALE - CASA CIRCONDARIALE - NAPOLI
Collocato al centro della città di Napoli, il carcere risale al 1908 ed é strutturato secondo un modello detentivo da fine ‘800: i reparti sono disposti su tre piani con celle lungo un ballatoio, aperto al centro, con una rete che sostituisce il soffitto. E composto da ben dodici padiglioni e al suo interno é presente un centro clinico. Si tratta di gran lunga del carcere piu grande d'Italia, ed uno dei più grandi e malandati d'Europa. Dai dati ufficiali, risulta una presenza effettiva di 2.600 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare pari a 1.347 unità, con un tasso di affollamento del 162%. Gli stranieri sono 319 (circa il 12% del totale). Nelle celle convivono fino a 18 persone che dividono un solo bagno e un tavolo per tutti. Le celle versano in condizioni fatiscenti, soprattutto quelle di alcuni reparti come il Venezia, quello di isolamento giudiziario o in quello destinato ai detenuti stranieri.
Gli spazi comuni interni sono praticamente nulli, quelli esterni sono costituiti da un passeggio in cemento di medie dimensioni. Per i detenuti tossicodipendenti si denuncia il mancato trattamento metadonico e attese infinite per i colloqui da parte dei familiari. In passato sono state segnalate, anche da parte di organismi internazionali, episodi di perquisizioni corporali invasive sui familiari, all'ingresso dei colloqui. Gli educatori realmente in servizio sono 19. Gli agenti di Polizia Penitenziaria ammontano a 650 unità (a fronte di una pianta organica pari a 940 agenti), mentre la direzione dell'istituto non sembra soffrire di carenza di organico con 5 vicedirettori a tempo pieno e uno distaccato (la pianta organica prevede solo 3 vicedirettori). Solo 200 detenuti sono ammessi allavoro in una Regione cronicamente caratterizzata da elevati livelli di disoccupazione, la prospettiva lavorativa di un detenuto é ancor piu difficile. Vi é una sola cucina per tutto l'istituto penitenziario. La Regione non finanzia più corsi di formazione professionale, mentre si tengono regolarmente attività scolastiche: scuole elementari con 225 iscritti di cui 116 effettivi e le scuole medie con 86 iscritti e 20 ammessi agli esami. Quanto ai trattamenti extramurari, i numeri non svolgono un'incisiva funzione deflattiva con 116 detenuti in affidamento in prova, 101 detenzioni domiciliari e 116 detenzioni ex legge 199/2010.

Dati aggiornati al Settembre 2012 e forniti dall'associazione Antigone, Inside Carceri
http://www.insidecarceri.com/