16/12/12

Charlie Chaplin, “anarchico libertario” e “umanista”. Il Grande Dittatore

CHARLIE CHAPLIN “IL GRANDE DITTATORE” 1937-1940 THE NATIONAL ARCHIVES/PUBLIC RECORD OFFICE (TNA/PRO) KEW GARDENS SURREY
REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA


SINTESI
Londra, febbraio 1939. Il viceministro degli Esteri, Richard Austen Butler, chiede ai suoi uomini di indagare sul nuovo progetto cinematografico di Charlie Chaplin a Hollywood, “Il Dittatore”, una sferzante parodia su Adolf Hitler. Londra è in ansia. Il premier britannico Neville Chamberlaine sta tentando di salvare la pace europea con la politica dell’“appeasement” nei confronti della Germania nazista. Il Patto di Monaco è stato appena siglato (settembre 1938) e nel gennaio del 1939 Chamberlaine rende omaggio a Mussolini con una visita ufficiale in Italia. Il film del grande attore e regista – non ha mai rinunciato alla cittadinanza britannica anche se risiede in America da trent’anni – avrebbe dunque effetti disastrosi sulle strategie politiche di Downing Street e del Foreign Office verso il Fuehrer e il Duce.
E poi Chaplin è da sempre in odore di “comunismo” sulle due sponde dell’Atlantico, in specie dopo il trionfo mondiale di “Tempi Moderni” nel 1936. I diplomatici del Consolato di Sua Maestà a Los Angeles avvicinano Chaplin a Hollywood. Riferiscono a Londra che si sta dedicando alla produzione della pellicola “con una foga che rasenta il fanatismo. Impressionano il suo odio e il suo disprezzo verso le personalità che intende mettere in satira. Il suo unico obiettivo consiste nel poter sferrare un attacco diretto a Hitler”. Si aggrappano addirittura a una legge britannica del 1917: “Non è consentito rappresentare sullo schermo personaggi viventi senza il loro consenso scritto.” Premono per poter visionare il copione prima dell’inizio delle riprese, in modo che la sceneggiatura definitiva non arrechi “offesa alcuna alla Germania”. Ma nel maggio del 1939, dalla California, gli inglesi gettano la spugna: “Riteniamo che andremmo incontro ad un immediato e definitivo rifiuto da parte di Chaplin se mai provassimo a suggerire delle modifiche al copione. E’ certo che non raggiungeremmo risultato alcuno.”

L’attore reagisce pubblicamente, senza però menzionare le pressioni che arrivano da Londra: “Intimidazioni e censure non mi turbano affatto.” Durante l’estate l’Ente della censura britannica scrive: “Siamo stati molto chiari su ciò che è consentito e su ciò che non lo è. Di conseguenza Chaplin finirebbe per incolpare solo se stesso se il film non dovesse superare l’esame della censura britannica. Sempre e quando decida di andare avanti con il suo progetto cinematografico.”
E’ lo scoppio della guerra a risolvere l’affaire nel settembre del 1939. Le riprese de “Il Grande Dittatore” iniziano a Hollywood negli stessi giorni. Ora Hitler è il nemico pubblico numero uno dell’Impero britannico, anche se gli Usa continuano ad essere neutrali. Il film esce in America nell’ottobre del 1940 e a Londra in dicembre. In Inghilterra è un successo straordinario di pubblico e critica. Winston Churchill è il nuovo capo del governo. Il premier parla chiaro. Solo “sangue, sudore e lacrime” riusciranno a sconfiggere la Germania nazista. Ben vengano quindi satira e sberleffi. L’“appeasement” di Chamberlain va in soffitta per sempre. Ben presto gli incassi al botteghino superano di gran lunga quelli di “Tempi Moderni” in tutto il mondo. Ad eccezione ovviamente di Germania, Italia e dei paesi alleati dell’Asse, dove la pellicola uscirà solo nel dopoguerra.
Narra la leggenda che Hitler ordini all’ambasciata tedesca a Lisbona di spedirgli una copia della pellicola. Il Fuehrer avrebbe assistito alla proiezione de “Il Grande Dittatore” durante le vacanze di Natale del 1940 nella sua residenza di Berchesgtaden sulle Alpi austriache, il “Nido dell’Aquila”.

Mario J. Cereghino
2 luglio 2012
mariojosecereghino59@gmail.com

LE CARTE
Ecco cosa scrive Charlie Chaplin sulla genesi del film (“Autobiografia”, Mondadori, 1964).
Nel 1937 Alexander Korda mi aveva suggerito un film su Hitler, giocando su uno scambio d’identità dovuto al fatto che “Il Vagabondo” [“The Tramp” in originale] aveva i baffi uguali ai suoi. A suo dire, potevo interpretare io le due parti. Allora non ci pensai troppo. Poi però l’idea mi parve di estrema attualità. Inoltre non vedevo l’ora di rimettermi al lavoro [dopo “Tempi Moderni”, 1936]. All’improvviso mi venne un lampo di genio. Ma certo! Nei panni di Hitler avrei potuto arringare la folla usando un gergo incomprensibile o dicendo tutto quello che volevo. Un film su Hitler era l’ideale per una parodia e una pantomima. Perciò, pieno d’entusiasmo, tornai rapidamente a Hollywood e mi misi a scrivere il soggetto. Chaplin è un antifascista dichiarato, un “anarchico libertario” e un “umanista”. Ed è letteralmente scioccato dall’isolazionismo americano degli anni Trenta. Con “Il Grande Dittatore” punta con decisione a influenzare l’opinione pubblica statunitense perché si opponga alle dittature della Germania nazista e dell’Italia fascista. Il cinema è un’arma formidabile.

“A Hollywood fino a quel momento nessuno aveva realizzato pellicole apertamente antinaziste – osserva il critico inglese David Robinson nel volume “Chaplin, la vita e l’arte” (Marsilio, Venezia, 1987) –. Dalla Grande Depressione in poi [1929] si era diffuso un feroce isolazionismo e sarebbe bastata la quantità di minacce che Chaplin riceveva per posta a documentare la forza dei movimenti fascisti negli Stati Uniti.”
Dan James, uno degli sceneggiatori, racconta che Chaplin si prepara al film con precisione maniacale. A Hollywood visiona per intere settimane i cinegiornali tedeschi su Hitler. Durante le proiezioni è solito sbottare: “Bastardo! Porco! Figlio di puttana! Lo so io cosa ti passa per la testa!” Il soggetto è pronto alla fine del 1938 e Dan James inizia a scrivere la sceneggiatura nel gennaio del 1939.
La notizia arriva anche a Londra. Il 22 febbraio 1939 E. H. Keeling, un parlamentare di Westminster, scrive a Richard Austen Butler, il viceministro degli Esteri inglese. Lo informa che “Charlie Chaplin sta preparando a Hollywood un film intitolato ‘Il Dittatore’, in cui lo stesso Chaplin interpreterà Adolf Hitler con toni satirici”. Keeling ha appreso la notizia da un suo collega deputato, che gli ha inviato il seguente messaggio. Risulta decisamente inopportuno che una simile pellicola sia mai esibita nel Regno Unito. Mi auguro che il governo britannico informi immediatamente le persone eventualmente interessate al finanziamento e alla distribuzione del film [la United Artist americana] che la sua circolazione sarà vietata nel nostro paese. In tal senso, occorre inviare tutte le istruzioni necessarie a Lord Tyrell, il responsabile del British Board of Film Censors [l’Ente Britannico per la Censura Cinematografica].
Ma Rowland Kenney (il capo del “News Department” del Foreign Office, a Londra) commenta con non poca ipocrisia: “Si tratta di un ente commerciale privato. Di conseguenza non è soggetto al controllo del governo.”
In Gran Bretagna governa il conservatore Neville Chamberlaine. Promuove da anni la politica dell’“appeseament” (pacificazione) verso la Germania nazista. Nel settembre 1938 è stato siglato il Patto di Monaco, nel gennaio 1939 il premier britannico visita l’Italia e s’incontra con Mussolini a Roma. L’Inghilterra non ha perso la speranza di riuscire ad allontanare il Duce dal capo del nazismo.
Chamberlaine è convinto che Hitler si accontenterà del territorio dei Sudeti (Cecoslovacchia) e dell’Austria, annessa al Reich nel marzo del 1938. All’inizio del 1939, quindi, Londra non intende irritare Hitler per nessun motivo. Ma c’è un problema. Chaplin è un suddito di Sua Maestà britannica (è nato a Londra nel 1889) anche se vive in America da trent’anni. L’attore più famoso al mondo si è sempre rifiutato di prendere la cittadinanza statunitense, una scelta che continua a provocare forti malumori nei circoli artistici e politici della destra Usa.

Qualche giorno dopo il viceministro Butler risponde a Keeling che “la produzione della pellicola è appena agli inizi. Cercheremo in ogni modo di saperne di più”. In aprile Kenney (Foreign Office) invia una nota al Consolato britannico di Los Angeles, in California. Sul tema, Londra chiede “di ricevere un memorandum il prima possibile”. Non vogliamo che il Consolato corra il rischio di essere accusato di ingerenza. Tuttavia ci chiediamo se vi sia possibile entrare in contatto con la casa di produzione del film [la United Artists], al fine di convincerla ad affrontare il tema in modo tale che l’opera possa essere esibita in Gran Bretagna senza arrecare offesa alcuna alla Germania.
Il 17 maggio 1939 Sir Francis Edward Evans, il console britannico a Los Angeles, risponde al Foreign Office. Purtroppo non siamo in possesso di notizie soddisfacenti sul film di Chaplin. Non ne conosciamo i dettagli. Sappiamo solo che la pellicola mette in scena un dittatore, “Adenoid Hynkel”, che è in competizione con “Gasolini” [poi “Benzino Napaloni”], un altro tiranno. Risulta ovvio che le identità dei prototipi di questi due personaggi nulla concedono all’immaginazione dello spettatore. Soprattutto se uno porterà i celebri baffetti, una caratteristica molto marcata che non è del solo Chaplin. La rivalità fra i due dittatori è affrontata in forma di satira, come nella sequenza dal barbiere. Sono seduti uno accanto all’altro e ognuno solleva la sua poltrona con una leva per apparire più alto dell’altro. Il capo della propaganda di Hynkel è “Garbage” [“Spazzatura” ma nel film diventerà “Garbitsch”, ossia Joseph Goebbels, il responsabile della propaganda del Terzo Reich]. Nelle parole dello stesso Chaplin è lo “yes man” numero uno, un gerarca in grado di tappare la bocca a un’intera nazione. Al contempo esercita una sinistra influenza su tutti gli uomini del dittatore. I paesi del copione cinematografico sono “Ptomania” [la Germania, “Tomania” nella versione definitiva del film] e “Bacteria” [l’Italia].

Abbiamo poi appreso alcune informazioni minori sulla qualità della satira di Chaplin, che è amara e grottesca. Lo abbiamo incontrato personalmente. L’attore ha messo mano alla produzione della pellicola con una foga che rasenta il fanatismo. Le sue simpatie razziali e sociali vanno a quelle classi e a quei gruppi che più soffrono la repressione dei regimi dittatoriali. Ci ha poi detto di essere fermamente deciso ad assicurare una distribuzione al film, anche a costo di attingere alla sua considerevole fortuna personale. Prevede che la pellicola avrà un costo di un milione di dollari. Chaplin si è sempre rifiutato di rinunciare alla cittadinanza britannica. E’ improbabile comunque che le sue idee politiche lo inducano a guardare con simpatia alle personalità oggetto della sua satira. A quanto pare, il suo unico obiettivo consiste nel poter sferrare un attacco diretto [a Hitler e a Mussolini]. Stando così le cose, riteniamo che andremmo incontro ad un immediato e definitivo rifiuto da parte di Chaplin se mai provassimo a suggerire delle modifiche al copione. E’ certo che non raggiungeremmo risultato alcuno. L’attore ammette con franchezza che il film potrebbe essere esibito solo negli Stati Uniti. Le eventuali proteste ne limiterebbero comunque la distribuzione anche in territorio americano. Infine egli ritiene probabile che l’Ufficio Hays [la censura cinematografica americana] impedisca la circolazione della pellicola. Ma, come abbiamo già detto, egli è deciso a distribuirla ad ogni costo. Kenney (Foreign Office) commenta con rassegnazione:
Sembra proprio che sia impossibile controllare l’entusiasmo e l’esuberanza di Chaplin nei suoi attacchi ai dittatori!

casarrubea.wordpress.com