22/12/12

Steven J. Bernstein, poeta del grunge e i Big Black di S. Albini

"La violenza entra da un angolo, troppo lontano per accorgersene, per vedere chiaramente..Non un omicidio, ma violenza per divertirsi. Divertimento e paura, ecchimosi gialle e rosse, una piccola quantità di sangue..Troppo tardi per scappare.."
A questo punto, dalla platea si alzò un grido: "Vogliamo la musica..!" "Questa è musica..testa di cazzo!"

Questa la memorabile introduzione, l'intro dell'ultimo concerto dei Big Black di Steve Albini a Seattle, l'11 agosto 1987. Protagonista, Steven J. Bernstein, detto Jesse. Poeta, scrittore, un passato da jazzista, allievo e amico di Wiliam Burroughs, tossico e alcolizzato, con un passato da ex marchettaro e con una diagnosi medica di psicosi maniaco-depressiva, amante dei gatti. Anche quella serata fu memorabile: tra il pubblico presente all'ultima performance della band di Albini erano presenti tutti i futuri protagonisti del movimento grunge: Bruce Pavitt, fondatore dell'etichetta discografica Sub Pop, Mark Arm dei Mudhoney e, udite, Kurt Cobain che avrebbe ritrovato poi Albini in veste di produttore per l'ultimo disco dei Nirvana, In Utero. Dopo l'incendiaria overture di Jesse, Albini, punk con tanto di laurea e occhialoni da nerd, distrusse insieme alla band, tutti gli strumenti presenti sul palco. Quella sera Jesse aveva 37 anni, esile, tatuato, sguardo allucinato e occhi da schizzato, era famoso nell'underground di Seattle, dove era ritornato dopo vari vagabondaggi, e le serate nei teatrini off dove si esibiva finivano spesso in zuffe e aggressioni, con lancio di oggetti e una volta addirittura piscio' sul pubblico, scatenando un vero putiferio. Alloggiava a Seattle nei peggiori hotel della città perché', diceva, solo in quelle stanze, piene di messicani irregolari, tossici e prostitute, trovava l'ispirazione per scrivere. Era nato a Los Angeles, i genitori divorziarono presto e lui si ammalò di poliomielite, in seguito gli fu diagnosticata una malformazione alla scatola cranica, che aggravò i suoi problemi psicologici. Alcol, psicofarmaci e droghe varie, per curarsi. Fu l'incontro con il gruppo della Sub Pop a cambiare la sua immagine pubblica: erano gli anni dell'esplosione grunge a Seattle e Jesse indossò volentieri i panni del poeta punk, la sua missione era di portare la letteratura nel cuore del rock e in quel periodo aprì i concerti di tutti i maggiori gruppi della città: oltre ai Big Black, per Nirvana, Soundgarden, Mudhoney, e facendo da supporto a gruppi come Dead Kennedys, D.O.A. ..
Inoltre, aveva una vera ossessione per le rock star morte, da Jimi Hendrix a Jim Morrison:  “Questo è il Rock' n' Roll dei cadaveri/il corpo pieno di vermi di Janis Joplin/urla sotto sei piedi di terra del Texas/e i dottori non possono fare niente per me/ 'Janis Joplin Dead Valentine'- 1979

Nel 1988 intervista Burroughs per la fanzine The Rocket:" Come vedi il rapporto tra la tua immagine pubblica,le tue opere e la persona vera?" Burroughs:" Non c’è nessuna persona vera.."
Sempre per la Sub Pop incise un disco, con registrazioni prese in un carcere speciale, aggiunse la musica, tracce di jazz elettronico da lui composte: l'album, The Prison, si apriva con una poesia:"E' mezzanotte, gli occhiali da sole confondono le mie ferite/ una pianta sorda e deformata in un giardino di Hollywood/ pieno di lattine di succo di frutta e aghi ipodermici.." (No no man).  Quando la scoprì Oliver Stone la inserì immediatamente nella colonna sonora di Assassini Nati.

Jesse si tolse la vita con tre coltellate alla gola, in un piccolo albergo di New York nell'ottobre 1991. 
Solo un mese prima era uscito Nevermind dei Nirvana. Tracce del lavoro di Jesse, il suo lato selvaggio, ma anche l'autore e l'interprete di poesie d'amore, di canzoni strazianti e di opere teatrali senza tempo, si possono rintracciare nel film-documentario di Peter Sillen,"I am Secretly an Important Man", mentre il fratello sta raccogliendo tutto il materiale per la creazione di un sito web a lui dedicato. 

Big Black - Atomizer