20/06/14

Rock Flop: dischi per fiaschi

Molte grandi star hanno rischiato la reputazione e il loro futuro per album sbagliati o che non sono stati capiti e accettati. A tradire, la voglia di strafare, stanchezza, la sensazione ingannevole di dover stare a passo con i tempi. In alcuni casi, l'arroganza di chi pensa che essere invincibile. Molti musicisti capito lo sbaglio si sono risollevati e il ritorno è stato più spettacolare della rovinosa caduta, altri hanno pagato a caro prezzo gli errori.. Questi alcuni esempi. Da parte nostra c'è da dire che spesso non siamo d'accordo con i gusti del pubblico e della critica: Trans di N. Young è stato rivalutato dopo anni, ma per noi resta una schifezza di disco. In Their Satanic Majesties Request degli Stones qualcosa di buono ce lo troviamo mentre Dirty Works lo nominiamo senza dubbio il disco più brutto della band inglese, davvero orribile e flop poderoso negli anni '80. E anche Human Touch del boss in fondo non ci dispiace..


ROLLING STONES: Their Satanic Majesties Request

Dopo l’uscita di Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band il rock non era più quello di prima. L’ opera dei Beatles, uscita nel giugno del 1967, aveva alzato l'asticella. I dischi rock erano diventati album, la creatività non aveva piu confini, le vecchie canzoni tre minuti sembrava ormai destinate a diventare modernariato. Fu un terremoto culturale sotto le cui macerie rischiarono di finire nientemeno che i Rolling Stones. Jagger, Richards e soci provarono maldestramente a rispondere al colpo dei Fab Four lavorando su un album che oggi é ricordato come il loro più clamoroso passo falso. Their Satanic Majesties Request usci nel dicembre del 1967 e cercava di cavalcare l'onda della psichedelia e delle sperimentazioni sonore. Le canzoni dell'album erano nate da un lavoro in studio frammentario e disorganizzato, i Glimmer Twins stavano affrontando una serie di vicissitudini legali dovute a un loro arresto per detenzione di droga. Non fu incaricato nessun produttore, le session di incisione furono anarchiche e spesso popolate di ospiti variopinti. <<Ogni giorno nello studio era una lotteria capire chi sarebbe venuto e a fare cosa>>, disse Bill Wyman. Il disco fu un modesto successo commerciale e un completo fallimento artistico. Rischiò di mandare in bancarotta la credibilità artistica della band che venne additata come un gruppo di imitatori. <<C’è un sacco di spazzatura su Satanic Majesties. Troppe droghe, nessun produttore a dirci "Adesso basta">> ha confessato Jagger. <<Un ammasso di schifezze>> ha chiosato Richards. Il disco non ha neppure subito la classica rivalutazione che il tempo regala a molti sbagli artistici. Dodici mesi dopo gli Stones pubblicarono il classico Beggars Banquet. Si dimenticarono le mode, i Beatles e dimostrarono di non dover vivere nell’ombra di nessuno: Sympathy for the Devil, Street Fighting Man, Stray Cat Blues. C’é altro da aggiungere?

19/06/14

Animalism: Mondo Cane



Ripensando a The Grey e ai lupi..Tra tutti i vertebrati, i nostri amici a quattro zampe sono la specie più diversificata del pianeta. Almeno 160 razze, oltre alle innumerevoli varietà di bastardini, ma per i genetisti sono tutti Canis lupus familiaris, discendenti dei lupi grigi. Il segreto di tutte le loro differenze e in una manciata di geni - WIRED

@ DA 30.000 A 15.000 ANNI FA

I primi esemplari di lupi grigi abbandonano il proprio branco per seguire I ‘uomo (e i suoi appetitosi avanzi di cena). Seguendo I ‘uomo nei suoi spostamenti, questi animali si accoppiano sempre meno con gli esemplari selvatici. Risultato: lupi che assomigliano sempre meno a dei lupi, come mostrano i fossili.

@ DA 15.000 A 200 ANNI FA

Con lo sviluppo dell’agricoltura i “proto-cani" prendono forma. La mutazione genetica che induce le ossa corte dà origine a bassotti, corgi e altre razze piccole. Cani della taglia dei terrier appaiono 10-12mila anni fa tutti portatori di manifestazioni diverse della stessa variazione sul `15mo cromosoma.

@ DA 200 A 20 ANNI FA

Iniziano gli incroci mirati a ottenere le razze e compaiono caratteri tipici come il muso schiacciato del bulldog e il pelo soffice dello Spitz di Pomerania. Il barboncino si ritrova così tre geni, rispettivamente per il pelo lungo, i ricci e i baffi, mentre il beagle conserva il pelo corto e dritto come l’antenato lupo.

@ DA 20 ANNI FA A OGGI

Si diffondono le “razze design", incroci pensati a tavolino per ottenere la personalità e il mantello desiderato. Alcuni come il Iabradoodle (labrador e barboncino) o il puggle (carlino e beagle) non danno figli che conservano gli stessi tratti e non hanno la storia tanto apprezzata dai puristi nelle competizioni.





17/06/14

John Peel

John Robert Peel Ravenscroft (Heswall, 30 agosto 1939 – Cuzco, 25 ottobre 2004),  giornalista e conduttore radiofonico britannico.
È stato una delle voci storiche della radio inglese: ha lavorato per la BBC dal 1967 fino alla sua morte, avvenuta per infarto del miocardio mentre si trovava in vacanza lavorativa in Perù. La sua influenza nella musica contemporanea (specie alternative rock, punk e reggae) è testimoniata dagli onori dedicatigli dopo la sua morte da artisti di livello mondiale (Blur, Oasis, The Cure, New Order) e dalla fama raggiunta dal suo programma principale, le "John Peel Sessions", in cui ospitava una band per un'esibizione esclusiva di quattro canzoni del loro repertorio. Molti di questi mini-concerti vennero poi pubblicati su disco.
(Wiki)

Conversazione con S. Reynolds

Capita che la gente parli dei gruppi di John Peel come scorciatoia per indicare un certo tipo di bizzarra formazione post-punk do-it-yourself volutamente eccentrica. Tu sei stato il grande campione della musica su etichetta indipendente o autopubblicata di qualunque sorta. Ma ben prima del punk gestivi la tua etichetta indie, Dandelion, facendo uscire gruppi come Tracton, Siackawaddy e Medicine Head.
Eravamo meno indipendenti di alcune delle etichette indipendenti. Inizialmente eravamo stati finanziati dalla CBS. Poi dalla Warner Bros, e in seguito dalla Polydor. E non facemmo guadagnare praticamente nulla a nessuna! Un gesto rivoluzionario involontario. Iniziammo nel 1969 con una donna di nome Bridget St John. Avevamo una grande passione per la sua musica e nessuno era interessato a registrarla. Le etichette major spesso vengono bastonate ma a quell’epoca facevano della sperimentazione. Avevano queste sigle a fondo perduto per i prodotti di nicchia su cui di tanto in tanto appariva qualche disco interessante.

Quindi fosti molto eccitato quando dopo il punk ci fu un eruzione di piccole etichette indie e gruppi che facevano uscire in proprio i dischi?
Immagino di si. E credo che mi capiti ancora. Sono un ammiratore spassionato dell’amatorialità allegra. Inoltre più che LP erano singoli. Negli anni settanta i gruppi avevano smesso di pubblicare singoli - gente come i Led Zeppelin pensava che fosse indegno. Quindi fu davvero meraviglioso. Ti ritrovavi dei tizi riottosi, che venivano da posti nel Lincolnshire che dovevi andare a cercare sulla cartina, che ti mandavano dischi. Sembra peggiorativo essere descritti come <<provinciali>>, ma io sono provinciale e decisamente fiero di esserlo. Mi piaceva l’idea per cui se convincevi il bassista a vendere la motocicletta e scassinavi un paio di cabine del telefono potevi mettere insieme abbastanza soldi da fare un disco. La gente lo faceva, e un numero incredibile di loro erano davvero bravi. Un’altra cosa che apprezzavo è che la maggior pane delle persone erano quasi completamente prive di ambizione. 'Una Volta che avevano fatto un disco, erano arrivati dove volevano andare. Una Volta chiamammo un gruppo che aveva fatto una Peel session e gli dicemmo <<Che ne dite di farne un’altra?>>. Ci risposero che tutto quel che avevano desiderato era una esibizione da noi - bastava una.

Era come se un’ondata di creatività si fosse liberata, e oltre a essa, un ondata ancora più grande di semplice attività - non necessariamente cosi creativa o originale musicalmente, ma che faceva sentire capaci le persone coinvolte.
Allora, come oggi, riuscivi a suonare solo una percentuale di quello che avresti voluto far sentire, mentre nei primi anni settanta come dj suonavi praticamente tutto quello che avevi. Il punk fece aprire le chiuse; già il puro volume di materiale aumentò in maniera drammatica, e da allora non ha ancora smesso.

Nel periodo 1979-82 ci sono molte formazioni e molti dischi del tuo programma che risaltano particolarmente nella memoria. Come i Cravats.
I Cravats semplicernente mi piacevano perché - e questo genere di cose in realtà non dovrebbe influenzarti, ma lo fa - mi piaceva questo tipo, chiamato The Shend, che era nel gruppo. Oggi fa l’attore, ed era un tipo cosi carino. Anzi, il suo biglietto da visita diceva <<The Shend - un tipo a posto>>. Dopo i Cravats entrò in questo gruppo, i Very Things, che facevano quel vecchio classico del varietà When Father Papered the Parlour e una canzone intitolata The Bushes Scream When My Daddy Prunes.

Un altro singolo che passava davvero spesso nel tuo programme era There Goes Concord Again dei Native Hipsters.
Era uno di quei dischi che mettevi su e pensavi <<Tra una settimana questo darà un fastidio tremendo. .. ma fino a quel momento, suoniamolo fino alla morte>>. E’ un disco molto richiesto nei programmi che faccio in Germania.

Poi c’era l’m in Love With Margaret Thatcher dei Notsensibles.
Quello che sfugge a un sacco di gente che scrive del punk e del post-punk e che buona parte del materiale era davvero divertente. Uso sempre quella canzone dei Notsensibles come esempio del perché non potevi prendere tutto drammaticamente sul serio. La storia viene riscritta praticamente quando è appena accaduta, e il punk è diventato un affare davvero serio e con la faccia scura. Noi andavamo ai concerti e ridevamo come matti dall’inizio alla fine. Potevi farti una serata genuinamente divertente andando al Roxy e al Vortex. E non solo con i tipi che cercavano deliberatamente di essere divertenti, ma anche se andavi a qualcosa come un concerto delle Slits. Mi verrebbe da dire che le due session che le Slits fecero per noi furono tra le migliori delle migliaia che sono state registrate. Un concerto delle Slits era un evento gioioso. Era palese che non sapessero suonare, ma si lasciavano trascinare dall’entusiasmo del pubblico e dalla loro fredda determinazione ad arrivare alla fine dell’esibizione, costi quel che costi. Era quel genere di amatorialità ispirata che trovavo attraente.

Attenzione, c’era in giro del materiale davvero dannatamente tetro in quel periodo e nel tuo programma: per esernpio Final Day degli Young Marble Giants.
Si, non tutto era da una risata al minuto. ln effetti era gradevolmente bilanciato.

Pssyche dei Killing Joke la passasti molto. Come canzone è davvero apocalittica: Jaz Coleman, che ha quasi letteralmente la bava alla bocca, canta del sinistro Controllore e di suore che vengono scopate. Poi sono diventati una sorta di gruppo gothic metal, non trovi?
Le persone hanno il diritto di cambiare, e se il mio gusto non li segue. . be’, sarebbe vergognoso se suggerissi che le persone restino povere e in miseria solo per soddisfare un qualche mio desiderio artistico. Ma le prime cose dei Killing Joke mi piacevano davvero.




15/06/14

The Grey e i film che forse non vedremo mai

 VISIONI..
 Dispersi, cioè persi e sparsi nelle secche di un mercato sempre più pavido e asfittico, o galleggianti nella bonaccia infinita di un immaginario che ha rinunciato perfino a sognare di avere il vento in poppa. Così Gianni Canova definisce cos’è un Disperso, nella prefazione di Dispersi – Guida ai film che non vi fanno vedere edito da Falsopiano e realizzato dalla redazione di Hideout.it.
Ma quali sono le motivazioni per cui un film viene distribuito e un altro no? Se nel mondo vengono prodotti oltre 25 mila titoli e da noi ne arrivano a malapena 500, risulta evidente che la probabilità di perdersi tanto buon cinema sia altissima. Con Dispersival, Hideout.it e l’associazione culturale La Scheggia hanno ripescato dal mare magnum dei film dispersi, titoli e autori ignorati dalla nostra distribuzione, ma che meritano di essere visti. Commedie grottesche, drammi sociali, stranieri, italiani, ma anche documentari e cartoni animati. E in più dibattiti, incontri, una tavola rotonda, sondaggi e aperitivi per condividere un’esperienza comune, godersi buoni film e interrogarsi sulle nuove forme della distribuzione cinematografica.
Hideout


THE GREY
Che Liam Neeson fosse un attore fuori dal comune già lo sospettavamo. Il suo particolarissimo stile attoriale era già emerso in Schinder’s List, con quella nomination ad un Oscar che alla fine dei giochi andò al Tom Hanks di Philadelphia. Uno stile basato sulla straordinaria capacità di intensificare la recitazione, di condurla al massimo dell’esasperazione emotiva eppure, nello stesso tempo, mantenendo una sorta di realismo, di efficace equilibrio fra la tensione del “divenire” con quella dell’“essere”. Ed è proprio in questo The Grey che Neeson raggiunge il massimo del suo linguaggio espressivo. Intorno a lui lo spazio asettico del nulla innevato gli concede la possibilità di ri-generarsi interamente, di disseppellire la sua identità per vestire quella di John Ottawy, vedovo giunto alla fine delle proprie ragioni di vita, costretto a guidare verso la salvezza un gruppo di operai coinvolti con lui in un incidente aereo. Una rigenerazione che in realtà è molto meno posticcia di quello che ci appare. Perché Liam Neeson ha realmente perso sua moglie, Natasha Richardson, morta tre anni fa in Quebec per un incidente (ironia della sorte) sulla neve. Quello della scomparsa della propria compagna di vita è dunque un fantasma che insegue il Neeson attore in un set che incrocia i drammi della sua vita reale. Dove finisce la realtà e dove inizia la finzione? Questo non possiamo saperlo, ma nei lunghi silenzi dell’attore, nei suoi primi piani spezzati, nello sguardo rivolto al passato perduto di Ottawy/Neeson, è impossibile non percepire la materializzazione di quella solitudine e di quella disperazione che fa da traino per tutta la storia. La capacità di Liam Neeson, tutta europea, di “piantare le radici” ai propri personaggi qui diventa davvero impressionante, spiazzante. E senza più limiti.

Tutto ciò vale l’intero film. E sul resto possiamo anche chiudere un occhio: dal non riuscito eco bergmaniano del “silenzio di Dio”, alla stilizzazione eccessiva di lupi famelici che poco hanno in comune con dei veri animali (e questo ha fatto arrabbiare non poco molti animalisti che hanno lanciato un appello per boicottar e il fim). Eppure, se ignoriamo i rimandi al machismo che ogni tanto sembra incarnare il protagonista di The Grey, il richiamo alla “legge del più forte” avanzata dal regista Joe Carnahan, assume un altro senso, più profondo ed attuale. Perché per la prima volta in mezzo alla foresta – quella infestata dai predatori-che-danno-la caccia-agli-uomini – non finiscono i pavidi collegiali di Frozen o il ricco esperto di caccia di L’urlo dell’odio. Ma un gruppo di semplici e genuini proletari, padri di famiglia e lavoratori instancabili. Ecco insomma che l’impianto thrilleristico di The Grey si tinge di sociale, non facendosi mancare sullo sfondo sia la guerra in Iraq (e conseguente ”invasione” di un territorio ostile), sia la Crisi economica. Proprio lei, la stessa che fa precipitare (come l’aereo in avaria) la civiltà in un luogo selvaggio dove il Capitale in declino, sotto forma di lupo affamato, divora le classi meno abbienti e più vulnerabili. «Homo homini lupus» disse Hobbes. «We’re the animals!» dirà Ottawy/Neeson. E tanto basta.
Curiosità: Il film va guardato tutto, incluso i titoli di coda. Quello che infatti sembra un finale “aperto” si risolve appena dopo i credits, in un clip “chiarificatore”. Di più non si può dire.
Hideout


Alcuni  film che non vi hanno fatto vedere

Ogni anno, nel mondo, vengono prodotti circa 25mila film. Di questi, meno di 500 vengono distribuiti in Italia. Che fine fanno gli altri 24.500? 


10/06/14

The Moon

Ci scrivono i The Moon, giovane quartetto di Udine, e ci propongono il nuovo singolo "Make It In The Easy Way You Know",  tratto dall'album "Waiting For Yourself". Chi segue Interzone sa che non siamo estimatori della nuova musica italica. Pensiamo che tutto sia fermo alla metà degli anni novanta, ed è inutile stare qui a ripetere cose che potete leggere in molti post precedenti. Ci sono  eccezioni, ma è davvero  snervante: bisogna essere attenti, cercare, scavare.. Waiting For Yourself ci ricorda cose di qualche tempo fa, ci fa tornare al tempo in cui  la musica  contribuiva a cambiare il mondo e le nostre vite. Il motivetto è accattivante, forse perchè.. è solo divertimento, ed è perfetto per addentrarci in questa estate già caldissima.
Il video è simpatico, mancano solo Twiggy o Jane Birkin, mentre i suoni ci sono tutti, rock & roll  grezzo, pop garage morbido e raffinato quanto basta.. 






06/06/14

Nick Ut e la foto che fece finire una guerra

La foto che fece finire la guerra. Incontro con Nick Ut 

(premio Pulitzer, autore dell’immagine della bambina ustionata dal napalm in Vietnam)
Corriere.it - @GianluigiColin
<<Ho visto gli aerei, li ho visti sganciare le bombe. Poi le fiamme, un immenso fuoco. Ero a un centinaio di metri dalle case, sulla strada, con alcuni soldati, qualche reporter. Guardavo, fotografavo. Poi, come fantasmi, dal fumo vedo arrivare della gente: cercavano di salvarsi come potevano, piangevano, correvano senza sapere dove. Un bimbo è morto sotto i miei occhi, un ragazzino piangeva disperato ferito all’occhio, una bambina con il fratellino per mano. Guardavo attraverso la macchina fotografica, scattavo. E attraverso il mirino vedo una bimba completamente nuda, mi veniva incontro, le braccia aperte, sembrava Gesù, piangeva: i vestiti le si erano incendiati addosso, urlava di dolore, urlava di paura. La schiena, le braccia, le gambe erano completamente ustionate. “Brucia, brucia, brucia”, ripeteva terrorizzata. Ho fotografato, ma non volevo fotografare. L’abbiamo soccorsa lì, come potevamo. Un soldato le ha bagnato il corpo con l’acqua. Le ho messo addosso un impermeabile, l’ho abbracciata. In quel momento ho pensato che non potevo continuare a fotografare. Che non avrei fotografato mai più. Ho pensato che se quella bimba fosse morta, mi sarei ucciso. E cominciai a piangere>>.

Nick Ut parla e ha gli occhi lucidi: quante volte avrà ricordato la storia della piccola Kim Phúc, martoriata dal napalm? Eppure, se davvero il tempo lenisce le ferite, alcuni ricordi lasciano una traccia indelebile. Per tutti è Nick, ma il suo vero nome è Huynh Công Út: è nato in Vietnam nel 1951, ha 10 fratelli, fotografa da quando aveva 16 anni e, suo malgrado, è un mito. Con la sua immagine, conosciuta come Napalm Girl (ma lui la chiama Horrible War), ha vinto un premio Pulitzer ed è entrato nella storia della fotografia. Il potere di un’immagine può fare molto: quella bambina disperata di nove anni, che evoca L’urlo di Munch, ha scosso in modo così potente la coscienza degli Stati Uniti da contribuire a fermare la tragedia del Vietnam. Quell’urlo di dolore, fissato sulla pellicola l’8 giugno del 1972, nel villaggio di Trang Bang, è diventato l’urlo di rabbia del mondo. E pensare che nella sede di Saigon dell’Associated Press i redattori, vedendo i negativi, dissero: «È impubblicabile, c’è troppo nudo». Poi, per fortuna, arrivò il capo e urlò: «Voglio una didascalia, mandate immediatamente le foto a New York!». Anche chi sceglie, conta.

Ma la storia di Nick Ut non è solo racchiusa nello scatto: dopo quelle fotografie, Nick Ut carica i bambini sulla sua macchina e li porta al Cu Chi Hospital, a 40 minuti dal villaggio. Non li vogliono curare e Nick fa vedere la tessera stampa dicendo: «Se non li curate domani siete nei guai». Da quel momento il destino di quella bimba ferita e di quel fotografo che incarna i valori più nobili del reportage sono stati una cosa sola: sin da subito lui si impegna a proteggerla, la va a trovare nel suo villaggio, poi, negli anni si frequentano, tengono conferenze insieme, sono come parte della stessa famiglia: «La considero come mia figlia, la chiamo spesso per sapere come sta. Mi chiama zio Nick». Ora lei vive felicemente in Canada, lui a Los Angeles. Lei è mamma, ha due figli, lui continua a fare il fotografo per l’Ap. 



05/06/14

Roba imbarazzante

KURT COBAIN: “SMELLS LIKE TEEN SPIRIT” È UNA ROBA IMBARAZZANTE.
Cominciamo con le ovvietà. Parlando a Rolling Stone nel 1993, Kurt Cobain dichiarò :“E' veramente imbarazzante suonare “Smells Like Teen Spirit”. Stanno tutti così in fissa con quella canzone e la ragione per la quale ha così tanto seguito, è che l'hanno vista tutti un milione di volte su MTV. Gli è stata inculcata nel cervello... Io riesco a malapena, specialmente nel caso di una brutta serata, a sopravvivere a 'Teen Spirit'. Vorrei letteralmente buttare la chitarra per terra e andarmene”.



“FIGHT FOR YOUR RIGHT” È SEMPRE STATA UNO SCHERZO.
“Fight For Your Right (To Party)” è stata definita, la canzone più importante dei Beastie Boys, praticamente perché tutti gli studenti del mondo la mettono ai loro festini, cercando di assaporare la vita da DJ con un iPod e due casse di merda. I Beastie Boys lo sanno e infatti Mike D ha affermato che tutti gli stronzi che si sono fomentati con quella canzone “sono inconsapevoli del fatto che è una presa per il culo a quelli come loro”. Le note a margine della raccolta Sounds of Science affermano anche che la canzone “fa schifo”.


BOB GELDOF È VERAMENTE DISPIACIUTO DI AVER FATTO “DO THEY KNOW IT'S CHRISTMAS”
La Band Aid ha raccolto una somma importante da destinare in beneficenza, e ha creato una delle più indimenticabili canzoni di Natale. Ora, però, Bob Geldof ha deciso che la odia. Nel 2011 infatti, ha detto al Daily Mail: “Sono responsabile delle due peggior canzoni della storia, una è 'Do They Know It's Christmas?' e l'altra è 'We Are The World'. Un giorno qualsiasi, sotto natale, andrò al supermercato e mentre mi dirigerò al bancone della carne la staranno passando in radio. Ogni cazzo di Natale”. Giusta dichiarazione ma, ad essere sinceri, preferirei che fosse “I Don't Like Mondays” a venire radiata nell'iperspazio.

JOHN LENNON ODIAVA ALMENO DICIOTTO CANZONI DEI BEATLES
Ecco a voi una piccola selezione.
-"When I’m Sixty Four": è "musica da nonne".
-"Good Morning, Good Morning": "spazzatura".
-"Let It Be": "Non c'entra niente con i Beatles. Sarebbe potuta essere una canzone dei Wings. Non so a cosa stesse pensando Paul mentre scriveva 'Let It Be.'”


04/06/14

Arrivano i Vikings

Non sono proprio un appassionato di serie televisive. Quelle che ho seguito con assiduità ed interesse sono state The Walking Dead  e I Soprano, quest’ultima soprattutto per la presenza del grande James Gandolfini, uno dei miei attori feticci. Ma ora che arriva nel nostro paese, e in chiaro, (Rai 4) mi sento di poter fare un piccolo endorsment a favore di..Vikings, di cui ho già seguito le prime due serie in lingua originale, e in streaming qui. Intendiamoci: Vikings è puro intrattenimento, senza pretese intellettualoidi. Creata e scritta da Michael Hirst, la serie è prodotta da History e racconta le gesta del leggendario Ragnarr Loðbrók, figura mitica della cultura nordica, sulla cui reale esistenza non vi sono fonti certe. In chiave romanzata, certo. Vikings ha ambientazioni veramente interessanti, la ricostruzione storica degli usi, dei costumi e delle vicende del popolo vichingo, affidata alla storia singola di Ragnar Lothbrok, personaggio a metà fra lo storico e il leggendario, e che si fa parabola del popolo tutto, sono molto bene analizzati nei dettagli: l’organizzazione dei villaggi, la descrizione dei piccoli rituali dei vichinghi, la mitologia norrena presentissima e di fondamentale importanza, sempre ben dosata per apparire il più naturale possibile. Piace quest’attenzione per la credibilità storica che altrove – avevo provato a vedere Spartacus, ma proprio non ce l’ho fatta.. – è totalmente assente. E’ il peso di History che si fa sentire, senza irritare.

Una storia ricca di avventura, eroismo e scontri (fra culture e fra personalità), le scene di battaglia sono potentissime, violenza e sangue non ci vengono risparmiate, non ci sono scene mielose per pareggiare la brutalità del popolo vichingo (la scena del Blood Eagle è veramente..impressionante) mentre si evitano nudità e sesso gratuiti senza però farsele mancare, nei momenti giusti. La storia è avvincente: intrighi, tradimenti, crisi di fedeltà, nel potere, nelle relazioni, gli amici si trasformano in nemici, si formeranno e si romperanno alleanze nel nome della supremazia e del potere.. Gli attori sono tutti in parte, e risultano convincenti. Il protagonista è carismatico quanto basta, anche se Fimmel/Ragnar viene dalla moda, e l'immedesimazione nell'uno o nell'altro personaggio è inevitabile: su tutti Lagnar, personaggio fondamentalmente eroico ( avventuriero, sognatore, assetato di conoscenza e progresso), suo fratello Rollo, e un fantastico Floki genio pratico, costruttore di navi moderne e fedele amico.. Oltre al fascino esercitato dai vichinghi in sé, credo che fondamentale sia stata anche la componente mistico religiosa, che oltremodo invita ad approfondire i numerosi riferimenti ed eventi storici. Vikings non è certo una serie mainstream o superseguita, e probabilmente non è per tutti i gusti: ma è una serie riuscita, specie se considerato la doppia prospettiva, di intrattenimento seriale, e di prodotto di diffusione culturale. In definitiva, Ragnar ed i suoi costituiscono una metafora del mondo moderno, in evoluzione ed insofferente di fronte alla staticità di chi vuole preservare gli interessi di pochi ai danni di molti. I vichinghi di History sono pronti a sbattere in faccia ai potenti in crisi la loro mole di idee e nuove visioni del mondo..Già in lavorazione la terza serie, che arriverà nel 2015..



03/06/14

Io e Bowie sull'isola deserta

Ci abbiamo sicuramente pensato, almeno una volta: gli album della nostra vita, e quelli che non potrebbero essere ascoltati decine di volte senza stancarci. Dischi da avere sempre con sè e che porteremmo sulla famigerata isola deserta. Qui la mia discografia di David Bowie, i miei dischi preferiti, che hanno avuto fondamentale importanza nella mia formazione, dal punto di vista artistico/musicale ma anche emozional. Bowie ha svolto la sua carriera sempre all'insegna del cambiamento, con l'innata capacità di anticipare tempi e mode, musica e movimenti. Un artista che, terminate le sue creazioni, pensa che queste non gli appartengono più, lasciando la possibilità agl'altri di poterne fare quello che vogliono.. C'è "quasi tutto Bowie",  dagli inizi, fino a  gli anni '80; manca quello degli ultimi decenni, in cui si è rigirato senza troppo costrutto tra pop, rock, e blandi ritorni alla sperimentazione. Per me, questi album sono tutti fondamentali in egual misura. La differenza la fanno, come sempre, i gusti personali.


Dopo l’esordio, l’ego prende il sopravvento. lnsieme a una forma dura ed esasperata di rock. L`uomo che ha venduto il mondo é una creatura alienata e folle. Ha trasferito a una macchina il suo potere (Saviour Machine). Vaga assente e imperturbabile in un paesaggio eterno. Senza lacrime. Personaggio dell’universo, sempre più lontano dalla dimensione terrestre. (The Superman). Attraverso le prestazioni di un mimo ha imparato l’arte di venerare se stesso. Di muoversi con la violenza di Iggy, con la sciarpa di lsadora intorno al collo. The Man Who Sold the WorId é forse uno dei pochi casi nella storia della nostra musica, in cui la poesia entra in un album di hard rock. La band del futuro è quasi pronta: Trevor Bolder (basso), Woody Woodmansey (batteria) e Mick Ronson (chitarra).


31/05/14

62 Best Sci-Fi Film








Questo video, realizzato dal blog 60fotogramas, raccoglie le migliori scene di 62 film di fantascienza dal 1902 a oggi. Il discorso d’introduzione è tratto dallo sceneggiato radiofonico La guerra dei mondi di Orson Welles.
Ecco i film citati, in ordine di apparizione:

Viaggio nella Luna (1902)Metropolis (1927)
Una donna sulla Luna (1929)
Frankenstein (1931)
L’uomo invisibile (1933)
La bambola del diavolo (1936)
Ultimatum alla Terra (1951)
La guerra dei mondi (1953)
Il pianeta proibito (1956)
L’invasione degli ultracorpi (1956)
Radiazioni BX: distruzione uomo (1957)
The time machine (1960)
Il villaggio dei dannati (1960)
Fahrenheit 451 (1966)
2001: odissea nello spazio (1968)
Il pianeta delle scimmie (1968)
Arancia meccanica (1971)
Solaris (1972)
Il pianeta selvaggio (1973)
2022: i sopravvissuti (1974)
Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977)
Star wars: episodio IV (1977)
Alien (1979)
Stalker (1979)
Star wars: episodio V (1980)
Blade runner (1982)
E.T. (1982)
La cosa (1982)
Tron (1982)
Terminator (1984)
Ritorno al futuro (1985)
Brazil (1985)
La mosca (1986)
Predator (1987)
Robocop (1987)
Ritorno al futuro 2 (1989)
Atto di forza (1990)
Terminator 2 (1991)
Jurassic park (1993)
Ghost in the shell (1995)
L’esercito delle 12 scimmie (1995)
Apri gli occhi (1997)
Cube – Il cubo (1997)
Gattaca (1997)
Il quinto elemento (1997)
Matrix (1999)
Essere John Malkovich (1999)
Donnie Darko (2001)
Akira (2002)
Minority report (2002)
V per Vendetta (2005)
I figli degli uomini (2006)
Wall-e (2008)
Avatar (2009)
District-9 (2009)
Moon (2009)
Watchmen (2009)
Inception (2010)
Super-8 (2011)
Into darkness – Star Trek (2013)
Gravity (2013)
Her (2013)


Le claassifiche sono sempre difficili da compilare, soprattutto su argomenti così ampi. E io sono un appassionato di Sci-fi, certo non un  esperto. Però mi chiedevo, rileggendo questa classifica, se ad esempio, "Star wars" e "E.T." (non proprio tra i miei preferiti) sono film di fantascienza o non sono piuttosto.. fantasy? E "Essere "John Malcovich", che centra con la fantascienza?

video dall'Internazionale


Proprietà terapeutiche della Canapa

In merito all'articolo Marijuana e terapia del dolore: possibile in Italia?, grazie alla Dott.sa Francesca Salute, che ce l'ha segnalato, volentieri pubblichiamo.

Proprietà' terapeutiche della Canapa

Il principio attivo di quest'erba (il Thc) sembra essere molto utile per curare diversi disturbi di salute e negli ultimi tempi, gli studi scientifici e le sperimentazioni mediche stanno diventando sempre più frequenti.
La canapa è il nome italiano di una pianta che in modo scientifico viene definita cannabis sativa. Dal punto di vista botanico si distinguono due sottospecie di questa pianta: la cannabis sativa , tipica dei Paesi settentrionali, impiegata comunemente in agricoltura e la cannabis sativa indica, tipica dei Paesi più caldi, è questa la varietà che viene utilizzata in campo medico.

La cannabis sativa indica viene chiamata anche canapa indiana ed è quella che ha il maggiore contenuto di Thc, un principio attivo. Dalle foglie e dai fiori di questa pianta si ricava la marijuana che contiene una percentuale di Thc che varia dall'1 al 5 per cento. Un altro derivato è l'hashish: si produce a partire dalle resine della pianta e contiene percentuali di Thc variabili dal 5 al 20 per cento.
Dalla cannabis si ricava anche l'olio di cannabis che può contenere fino al 60 per cento di Thc.
In Italia è ammessa solo quella per uso agricolo.
Il Consiglio dei ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea, nella seduta del 17 luglio 2000, ha approvato la riforma dell'organizzazione comune di mercato che riguarda anche la coltivazione della canapa. Al Consiglio, per l'Italia, ha partecipato anche il ministro delle Politiche agricole e forestali Alfonso Pecoraro Scanio.
La riforma prevede aiuti per la coltivazione e la trasformazione della canapa per uso tessile, cioè per produrci fibre e tessuti. Quindi, questo provvedimento legislativo non ha nulla a che vedere con l'uso di questa erba in campo medico.

Uso della canapa in campo medico.
La cannabis contiene un centinaio di principi attivi, dei quali circa una sessantina appartengono alla classe dei cannabinoidi. Tra questi il principale è il delta-9-tetraidrocannabiolo, la cui sigla è Thc, a cui si devono la maggior parte delle azioni curative della pianta.
Nella cannabis sativa sono contenuti anche altri cannabinoidi: il delta-8Thc, che non è psicotropo, ma che sembra avere comunque proprietà curative, soprattutto antiemetiche, cioè che aiutano a contrastare il vomito in particolare nei bambini malati di leucemia, e il cannabidiolo, capace di contrastare le convulsioni.
Di recente, è stato scoperto che nel cervello umano esistono dei recettori specifici per i cannabinoidi e che il nostro organismo produce una sostanza (l'anandamide), in grado di interagire con questi recettori. Ciò ha permesso di scoprire l'esistenza di un vero e proprio "sistema cannabinoide endogeno", il cui ruolo all'interno dell'organismo non è ancora del tutto chiaro, ma il cui studio permetterà di capire i meccanismi che sono alla base delle proprietà curative dei cannabinoidi.

27/05/14

One Hit Wonder

Tutti conoscono gli <<One hit wonder>>, quegli artisti che hanno brillato con una sola canzone per poi proseguire la propria avventura musicale nella oscurità creata dall’ombra di un successo irripetibile. Più affascinanti e meno indagati sono i casi di gruppi o di artisti che hanno realizzato un solo album e che riassumono la loro intera carriera in un risicato pugno di canzoni. Che cosa porta a mollare dopo un solo disco? Per i gruppi spesso il ritiro è causato dallo scarso esito commerciale, da un supposto fallimento artistico o da litigi. In alcuni casi c’è però un dramma o una tragedia incombente, altre volte si assiste a scelte di vita radicali e inaspettate. Tra gli artisti da un album solo c’è chi ha lasciato un segno indelebile e c’è chi ha realizzato opere che, proprio per la loro unicità, sono diventate nel tempo oggetti di culto. C’è infine chi ha lasciato un 'impronta superficiale ormai coperta dalla polvere, ma una storia da raccontare.


BLIND FAITH
Un album, sei canzoni, un anno scarso di attività. Questo il riassunto della vita del primo super gruppo della storia del rock e, forse, uno dei migliori. La band riuniva Steve Winwood proveniente dai Traffic e dallo Spencer Davis Group, Ginger Baker e Eric Clapton che avevano appena concluso l'avventura dei Cream e Ric Grech che aveva militato nella formazione progressive dei Family. Il gruppo si costituì alla fine del 1968 accogliendo le aspettative di tutti i membri che pensavano con il nuovo sodalizio di poter consolidare Ie Ioro esperienze musicali e di poterle far fiorire senza nessun vincolo. La band debutto ufficialmente nel giugno I969, pubblicando un album omonimo ad agosto e raccogliendo un ottimo successo commerciale. Grande clamore suscitò la copertina del 33 giri che ritraeva una ragazzina seminuda. In molti pensarono che i Blind Faith fossero solo una macchina da soldi, ma l'alchimia funzionava e il quartetto sperimentava una blues fusion che avrebbe potuto essere l'inizio di una grande esperienza. Qualcosa però si inceppò subito. ll supergruppo si trovò ad affrontare un tour con un repertorio ridotto e le idee poco chiare. I quattro sul palco finirono per suonare Ie canzoni delle Ioro precedenti band da cui avevano intenzione di distaccarsi. ll più perplesso fu Eric Clapton che, alienato dalle sue dipendenze ormai fuori controllo, decise di archiviare l'esperimento, infastidito dal successo e dall'eccessiva attenzione. ll tempo ha dato il giusto risalto all'album, oggi considerato un classico, e anche Slowhand ha dovuto col tempo ricredersi e ha incluso come pezzi fissi del suo repertorio i due brani piu belli: <<l Can’t Find My Way Home>> e <<Presence of the Lord>>


LifeStyle: facciamoci un vestito

Dopo la pesantezza delle Elezioni Europee (e qualche soddisfazione, dobbiamo ammettere..) ci rilassiamo con un pò di frizzi e lazzi della moda che fu. Sapientemente costruita da R. D'Agostino, all'epoca fan sfegatato dello Ska e pupillo nascente di Renzo Arbore. Allora e ancora oggi, non era difficile scorgere tra le pagine iper patinate delle riviste di moda super top model acchittate come Deborah Harry - Blondie, come Pauline Black dei Selecter, come le ragazze dei B-52's. E azzimati giovanotti tali e quali a Brian Ferry e James "Change" White. La verità è che da sempre gli stilisti di moda non hanno fatto altro che civettare e ricalcare gli idoli del pop. Scambi, scippi, intrusioni, sovrapposizioni e influenze fra i due campi hanno senz'altro origine dagli anni '60, con la scoperta di un nuovo soggetto sociale: il teen-ager: farà perdere la testa a tutti, eccolo rocker, folk, mod, beat, decadente, demenziale, no-wave.. 10 sidentikit, immagini legate in qualche modo con i movimenti musicali dal '68 agli anni '80. Si sono susseguiti poi lo stile Rap, Grunge, Techno e sicuramente dimentico qualcosa, che sono ancora (in qualche modo) strettamente legati al modo di vestire di oggi.. Sicuramente a molti provocherà qualche brivido, il riecheggiare di alcune parole: Upim, Postal-Market, After Six, Harper's Bazar, Edonismo..


FOLK
Anno di nascita: 1968. Adoravano il Guccini catastrofico (Lunga correva la strada.. ), spasimano per gli Inti-Illimani e le Nacchere Rosse di Pomigliano d’Arco, riascoltano con batticuore Giovanna Marini, ricordano a memoria Contessa di Paolo Pietrangeli. Impongono un abbigliamento che é un <<classico>> dello scenario giovanile: jeans informi col cavallo basso, eskimo o giacconi militari, maglioni di lana pesante o peruviani, simil-Clark ai piedi. Per le ragazze il femminismo dettò regole ferree: zoccoletti, gonne a fiori, scialletto della nonna, borsa di Tolfa, tute jeans, e capelli truciolati. Assidui frequentatori di mercati delle pulci e negozietti dell’usato americana, i sessantottini con il loro ricercato <<miserabilismo>> sconvolsero tutti i canoni dell’industria della moda giovanile.


23/05/14

La terza guerra mondiale scatenata dai Crass

Nel Regno Unito sono da poco stati resi pubblici i documenti riguardanti una delle cose più belle mai fatte dall'unico vero gruppo punk, i Crass. In pratica, nel 1982, quando il resto dei gruppi punk era impegnato a suonare il sax, i Crass hanno creato un collage sovversivo fatto di registrazioni delle voci di Margaret Thatcher e Ronald Reagan per creare una finta telefonata tra i due. (sotto)

Nel 2004, Il fondatore dei Crass, Penny Rimbaud, ha raccontato tutta la storia:

<<"Volevamo provare a inventarci qualcosa per sbarazzarci della Thatcher. Era poco dopo la farsa delle Falklands, quando stava per essere rieletta. Ci avevano detto che c'era qualcosa di cui eravamo a conoscenza che avrebbe potuto seriamente scalfire l'Impero thatcheriano. A quanto pare, la marina militare aveva lasciato che la HMS Sheffield fosse fatta saltare in aria—sarebbe successo per mancata segnalazione all'equipaggio della rilevazione di un missile Exocet. Le altre tre navi del gruppo furono informate e si difesero. Perché? Perché una delle navi era la Invincible, e sopra c'era il principe Andrea. Dato che le informazioni erano confidenziali, decidemmo che l'unica maniera di renderle pubbliche era creare una finta conversazione tra Thatcher e Reagan.

"Abbiamo messo insieme pezzi di frasi prese da discorsi di entrambi, creando una conversazione che includesse dettagli sulla Sheffield. Abbiamo inviato copie della registrazione alle principali testate europee, ma non è successo nulla. Thatcher fu rieletta, ma sei mesi dopo il Dipartimento di Stato Americano annunciò che erano in possesso di registrazioni del KGB 'prodotte per distruggere la democrazia'.

"Capimmo in fretta che stavano parlando delle nostre cassette. Era spaventoso. Un gruppetto di umoristi anarchici stava per far scoppiare una guerra mondiale? Comunque, alla fine la storia sul KGB arrivò anche sulla stampa inglese e non ci volle molto prima di ricevere una chiamata dell'Observer. Era incredibile. L'intera operazione era stata portata avanti in assoluta segretezza, ma in qualche modo erano riusciti a stanarci. Dopo un'estenuante giornata di negoziazioni, accettammo di ammettere la nostra responsabilità a condizione che il giornale pubblicasse nell'articolo anche i dettagli dell'operazione Sheffield, cosa che poi fecero veramente."
"Abbiamo fatto del nostro meglio per raccontare la storia, ma tuttora rimane un evento al quale non è seguita un'indagine seria.">>

Poi sono stati diffusi alcuni documenti ufficiali sul caso. Non sono una gran rivelazione, ma provano che Margaret Thatcher abbia passato una piccola parte del 1983 a farsi una cultura sui Crass. Una cosa che ha in comune con la maggior parte dei punk quarantacinquenni di Kentish Town.

Potete trovare il resto della storia qui. È abbastanza divertente.
In ogni caso, per quanto possa essere divertente aver quasi provocato una terza guerra mondiale, non è di certo la più fine trovata situazionista che i Crass abbiano organizzato. Una volta un loro pezzo è finito in allegato a una rivista per ragazze adolescenti. Ecco come Penny Rimbaud spiega la storia:

<<"Stavamo registrando un album, Penis Envy, e l'ultima traccia del disco era 'Lipstick On Your Penis' che faceva il verso alla canzone 'Lipstick On Your Collar'. Penis Envy era cantata dalla donna del gruppo, era un album molto femminista e 'Lipstick' parlava di come l'istituzione del matrimonio fosse un po' come la prostituzione, forse anche peggio. Dopo aver registrato la traccia, ci siamo resi conto che saremmo quasi sicuramente andati incontro a una violazione di copyright, così decidemmo di riscrivere completamente il testo. Ne uscì una cosa talmente sdolcinata che ci venne l'idea di venderla ad una rivista romantica chiamata Loving. Era una di quelle riviste per ragazzine piena di bugie, fatta per alimentare fantasie impossibili. Riviste del genere provocano solo pene amorose, buttano giù i ragazzi e tolgono la fiducia in loro stessi.

"Comunque, chiamammo gli uffici di Loving presentandoci come la Creative Recordings and Sound Services (CRASS) dicendo, 'Abbiamo appena concluso questa registrazione e pensiamo che possa essere adatta per la vostra pubblicazione.' Ne furono entusiasti. 'Fantastico, magnifico. Stiamo per terminare un numero sulle spose. Che ne dite se lo mettiamo in allegato?' Che è esattamente ciò che diventò. Lo pubblicizzarono come 'Our Wedding' – un 'must per il tuo matrimonio'.

"Ci cascarono con tutte le scarpe, ma il testo era spaventoso, banali cazzate sulle fantasie sociali del matrimonio, cose tipo non guardare più altre persone quando sarai sposato. Pura spazzatura, ma l'hanno inserita con gioia nella loro rivista. Che tipo di amore è mai questo? Poco dopo, un amico a Fleet Street rivelò l'imbroglio che finì sul The Star con il titolo 'Il messaggio d'amore della band dell'odio'. Penso che poi ci fu qualche licenziamento lì a Loving.">>

David Titlow (Vice.com)





<<I Crass volevano cambiare il mondo, e per certi aspetti ci siamo riusciti, ma non quanto avevamo programmato. Volevamo mettere in crisi le istituzioni principali dello Stato e tutto ciò che esse rappresentano. Ci siamo spinti molto oltre per farlo. La spacconata rock’n’roll di suonare in un gruppo è stato solo il punto di partenza.

Quello che abbiamo fatto come attivisti politici è stato molto più importante della musica. Abbiamo sempre cercato di andare oltre l’essere un semplice gruppo. Nella nostra storia abbiamo avuto incontri e scontri di tutti i generi: la Baader-Meinhof, il KGB, la CIA, l’IRA, il MI6, Margaret Thatcher. Fate voi un nome, hanno provato tutti ad attaccarci. Se paragoni le nostre attività con il fare i coglioni su un palcoscenico ti rendi conto di quanto eravamo avanti. Alla fine per noi le performance erano qualcosa di secondario.

Il punk finito nelle mani dell’industria dello spettacolo è una farsa totalmente insensata. Non significa niente. Va be', il rock’n’roll può essere divertente, può farti passare una bella serata, ma che cosa c’entra con il punk? Tutti questi gruppi punk ripuliti e le loro etichette che li vendono come punk vanno benissimo se vuoi divertirti un po’ e fare due salti, ma è inconcepibile che questo abbia qualcosa a che fare con il vero spirito del punk. Il punk era uno stile di vita, non una moda pop.>>
Penny Rimbaud

The House I Live In (25% I segreti della guerra alla droga)

Torniamo sulla War on Drugs americana e sul suo totale fallimento, con  il bel documentario, The House I Live In, (25% I segreti della guerra alla droga è la traduzione con cui è andato in onda in Italia su laEffe..) e sullo sfruttamento del sistema penitenziario americano a scopo di trarne profitto, che possiamo vedere però in lingua originale. Pubblicheremo una copia tradotta appena sarà disponibile in rete. E di seguito un ulteriore testimonianza con l'intervista all' autore Eugene Jarecki, acclamato regista inoltre di Why We Fight, Freakonomics e Reagan

Con 2,3 milioni di persone stipate nelle sue celle, l'America detiene il primato di carceriere più produttivo. Un quarto dei prigionieri si trova dentro per droga, e per lo più si tratta di tossici o comuni spacciatori. Mentre il vecchio dibattito su come la liberalizzazione delle droghe farebbe guadagnare allo stato tempo e denaro continua a impegnare schiere di pro e contro, qualcosa sembra esserci sfuggito: rimpinzare le prigioni è un modo molto efficace per fare soldi. Dopo 40 anni, un trilione di dollari e 45 milioni di arresti, la lotta alla droga statunitense non ha ottenuto praticamente alcun risultato, a parte l'incarcerazione di uno spropositato numero di uomini e donne di colore (che sarebbe strano descrivere come un risultato, a meno che a parlare non sia un razzista). Quello che si è realmente ottenuto, invece, è la creazione di un'immensa industria che permette di fare grandi affari approfittando della reclusione di criminali di basso livello e tossicodipendenti vulnerabili.






21/05/14

RU Xperienced? Psychic TV


Una sorta di leggenda: Psychic TV, arrivano dopo i Throbbing Gristle, (a cui tutta la scena “industrial” deve tantissimo) e saranno ricordati per la loro influenza determinante sulla cultura giovanile per tutti gli anni 80 e oltre: il gruppo  ha influenzato tanta arte e tanta musica di oggi, dai Nine Inch Nails a Marilyn Manson.
Genesis P-Orridge: musica, arte concettuale,  cyberpunk. Arte del tatuaggio, del piercing, anticipatore e  nume tutelare dell'acid house e dei rave, grazie ad album come Tekno Acid Beat (Temple, 1988).

Inoltre, tanti progetti sperimentali, e la fondazione nel 1981 del Thee Temple Ov Psychick Youth (abbreviato in T.O.P.Y.), insieme a componenti di Psychic TV, Coil, Current 93, una rete di persone riunite in un unico collettivo artistico basato sul concetto di esoterismo “magick” crowleiano, che hanno contribuito a definire Genesis P-Orridge "l'uomo più disgustoso della Gran Bretagna", "distruttore di civiltà" e a farlo finire spesso nel mirino delle autorità. (vedi sotto)

P-Orridge, con i “nuovi” Psychic TV, i PTV3, si dedica all'evoluzione della specie umana, cioè la pandroginia: un esperimento per raggiungere “un perfetto stato di ermafroditismo” grazie alla chirurgia plastica, cominciato nel 2003 con la seconda moglie, Lady Jaye Breyer, scomparsa prematuramente nel 2007 per infarto
Per chi fosse interessato, tutta la storia è documentata in The Ballad of Genesis and Lady Jaye , film documentario molto bello, a tratti commovente, triste.  Il documentario presenta inoltre frammenti della realizzazione del video del 1989, dove Fred "Sickmob" Giannelli, amico e componente allora dei PTV,  (poi Kooky Scientist) e la figlia di Genesis Caresse, di 6 anni , coverizzano  "Are You Experienced" di Jimi Hendrix . Ribattezzata "RU Xperienced? ", è una cover spettacolare, che amo molto.
Il video, fu girato in gran parte nel giardino di Derek Jarman.






Psychic TV
Force the hand of chance



Genesis anni 80
Il covo dei Throbbing Gristle si chiamava Industrial Records ed era targato: 10, Mrtello St. -London E8. ll leader, Genesis-P-Orridge, abitava nella periferia londinese, vicino ad un supermercato Tesco. Gli piaceva Andy Warhol, la magia e il the. Con i TG intendeva combattere la musica facendola. 
<<Tutto è cominciato nel settembre 1975. L’anniversario della seconda guerra mondiale è stato l’inizio della nostra guerra. NOTHING SHORT OF A TOTALWAR. Eravamo molto più aggressivi nei confronti del pubblico ed abusavamo di loro. Gli versavamo del sangue addosso. Ci legavamo con fili di ferro. Ci facevamo tagli nelle braccia, succhiavamo il sangue e lo sputavamo alla gente. C’erano praticamele solo rumore, feedback ed altissime frequenze che, assieme a luci violentissime puntate negli occhi facevano venire il mal di testa ai presenti. ll primo a proporci di fare un disco è stato Brian Eno, ma l’abbiamo mandato a fanculo. Avevamo una caterva di canzoni cattive ed è per questo che ne abbiamo composta una carina per il primo 45 girl. "United" e ascoltabilissimo perché è giusto che la gente abbia voglia di riascoltare un singolo. Per fargli fare la fatica di rimetterlo, devi renderlo orecchiabile. Sembra un brano "per bene", ma nasconde un testo che riprende una citazione di Charles Manson e parla di incesto. Ci hanno definiti troppo scioccanti e banditi da posti, come il Nashville o il 100 Club, dove ai Sex Pistols è stato permesso di suonare. Questo é successo perché i Throbbing Gristle non fanno della musica e non siamo qui per suonare del rock. La musica rock è un‘oppressione come la droga, l'alcool, il tabacco, la polizia, i politicanti, ogni dogma e religione sono tutti nemici, tutti uguali. Non riesco a capire come tanti giovani cadano in questo tranello. Credono che la musica rock e la droga siano diverse, invece non lo sono. ll rock è come la televisione per i loro genitori e la droga come l’alcool. E’ per combattere queste cose che abbiamo formato il gruppo. Non ci appoggiamo a nessuna ideologia politica, siamo solo degli individualisti e perciò siamo una minaccia per tutti, perché pensiamo con la nostra testa.

Per questo Cosey ed io abbiamo dovuto venir via dall’Inghilterra del nord perché la polizia é venuta a dirci che se non ci toglievamo dalle balle ci avrebbe arrestati. Ci hanno dato una settimana di tempo per sloggiare. Sono stato processato per aver spedito cartoline su Gary Gilmore, la polizia è entrata in casa mia con un mandato per cercare qualcosa ed ha fatto anche irruzione nello studio. Tutta la posta in arrivo viene aperta e debbo far imbucare quella in partenza da amici che vivono in altre parti di Londra. Cosey ed io siamo ancora banditi dall‘ufficio estero Canadese ed Australiano. Un parlamentare inglese che ora e nel gabinetto governativo ha detto che siamo dei distruttori della civiltà. Gli editoriali dei giornali se la sono presa con noi ancora prima che con i Sex Pistols. Ho raccolto alcuni degli articoli che hanno scritto contro di noi: sono più di seicento in undici giorni. Ce n’è anche uno del New York Herald Tribune ed abbiamo avuto la prima pagina su di un quotidiano di Rio De Janeiro, in Canada ed Australia. Siamo stati nello show di Billy Groundy una settimana prima dei Sex Pistols e quando è scoppiato il loro scandalo, l’atmosfera era già stata saturata da noi. Abbiamo fatto le prime foto pubblicitarie di Johnny Rotten, ma Malcom McLaren le ha rifiutate perché troppo scioccanti. Noi non abbiamo mai sfruttato queste notizie come fanno gruppi, tipo i Clash, che perché vengono fermati con un po` di droga in tasca, mettono tutto sul politico. Facciamo dischi per hobby e ci divertiamo a giocare con l‘acquirente. Ad esempio nel secondo LP <<D.O.A.»>> abbiamo inserito il singolo <<United>>, inciso tanto veloce da durare 16 secondi. La gente pensa:
<Oh, tipico gruppo rock che mette il 45 di successo sull’album.> e poi quando va a casa ed ascolta il disco non riesce a capire dove sia andato a finire il singolo. Oppure aumentiamo lo spazio bianco tra due brani e chi ascolta deve alzarsi per andare a vedere cos’è successo o perché crede che il disco sia finito. Appena si è alzato, quasi per magia parte il brano successivo. Lo facciamo solo per divertirci, perchè non abbiamo mete da raggiungere e classifiche da scalare. Mi da però fastidio chi scrive dei Throbbing Gristle come di un gruppo di sintetizzatori. Ne abbiamo solo uno e quattro chitarre. E’ evidente che non riescono a capire che sono chitarre, perché ne abbiamo stravolto il suono, e tutte le volte che sentono qualcosa di strano danno subito la colpa al synt. Dicono pure che siamo intellettuali, ma lo eravamo quando ci occupavamo solo di arte. Se lo fossimo ancora piaceremmo agli studenti. invece ci odiano. Dicono che siamo poco fini, senza tecnica e primitivi, e lo siamo veramente. Dicono anche che facciamo solo rumore e qualche volta hanno ragione, però abbiamo reso il rumore rispettabile. Di recente la nostra industrial Records ha stampato anche dischi di amici, come Monte Cazazza, Robert Rental, Thomas Leer ed Leather Nun. Abbiamo pure pubblicato una serie di cassette con la registrazione di tutti i nostri concerti: 24 ore >>

Genesis oggi

Il cartellone di Dio e..le balle in 3D


ah ah ah , la legge del contrappasso .Peccato che non fosse più pesante
(lapiccola vedetta)
perché non ci dice anche quanto costa e quanto ha rubato la lega ?
(nobb)
Oddio! Sono preoccupato per il cartellone, spero non si sia rovinato. La prossima volta speriamo lo colpisca bene sulla testa, hai visto mai che rinsavisca? Naaaaa! Impossibile è leghista!
spartaco63
guardate quest'uomo: sembra un deficiente e parla come un deficiente, ma non lasciatevi ingannare: è veramente deficiente!
sigica01
un momento di raccoglimento per il povero cartellone!
riccardo
peccato che il cartellone non fosse di ghisa
gigi
Bello! Nemesi quasi-storica!
camasa
Dio esiste !!!
elena
se ci fosse davvero, ben altro gli farebbe....
luigi
certe affermazioni fanno cadere le palle.. ma fanno cadere anche i cartelloni evidentemente!!! 
rac


19/05/14

G.G. Allin: Ritratto del nemico

La <<gente baccello>> aspira ad un destino ben curato, soffice, sereno, controllato, capace di filtrare ogni informazione che minacci la loro gestalt prefabbricata. La loro fuga dalla realtà è temperata da un numero sufficiente, ma sotto controllo, di preoccupazioni e decisioni minori, che servono a contrastare la noia e a illudersi nel miraggio del dominio di sé. Questi narcolettici trovano il sublime in un vasetto di maionese. Come conseguenza dell’atrofizzazione dell’istinto di sopravvivenza, la <<gente baccello>> può solo allevare mostri. La genia dei non privilegiati, assieme ad un’intera eterna classe di rifiuti umani, sa solo che è condannata. E’ attratta da aghi e pentagrammi, da benzina, da chitarre che stridono come fruste, da Thanatos programmato con il MIDI, con un’ampiezza sufficiente ad occupare quello spazio vuoto dove una volta risiedeva la coscienza. Questi Dionisiaci si obliterano rimuovendo filtri, in ultima analisi cercando nella sensazione la perdita del proprio senso. Questo tipo di comportamento da origine alla superstiziosa convinzione secondo cui l’acquisizione della trascendenza sta in esatto rapporto con il processo di distinzione della ragione.

15/05/14

Sciamani

Da bambini tutti siamo stati in qualche modo Sciamani, parlando con esseri invisibili e alterando le nostre percezioni con i girotondi..

Dopo millenni di onorata carriera - iniziata nella cosiddetta notte dei tempi – gli sciamani - soprattutto in Occidente - sono stati emarginati, criminalizzati, bruciati sul rogo dall'Inquisizione e, in seguito dalla scienza, derisi e liquidati come impostori o superstizioni del passato. Ma, da qualche tempo, le cose stanno cambiando. In un mondo in profonda crisi ecologica, economica, politica e spirituale, si fa strada l’idea che un diverso approccio alla realtà, una diversa considerazione del rapporto tra gli esseri che abitano questo pianeta, sia non solo possibile, ma necessaria e urgente. E a questo buon proposito gli sciamani, e le culture di cui sono espressione, paiono non più relitti del passato, ma l’avanguardia di una rivoluzione. Ne parliamo con Matteo Guarnaccia, che il 17 aprile alle ore 19, a Milano presso la Biblioteca della moda (via Alessandria 8) ha presentato il suo ultimo libro Sciamani – Istruzioni per l'uso (shake edizioni, pp. 208, euro 16).

E un libro singolare, capace di trattare con semplicità e leggerezza argomenti complessi, riccamente illustrato con immagini di veri sciamani dei cinque continenti a cui si affiancano i disegni dell’autore, uno dei pionieri della grafica psichedelica non solo italiana. Quasi un libretto a sé stante l’ultimo capitolo del libro, intitolato Il volo magico, che fa la storia de <<L’Aviazione nel mondo antico>>, illustrando tra il 'serio e il faceto velivoli monoposto paleosiberiani con struttura alare in pelli di foca e denti di tricheco, hostess egizie -dell’aeroporto intergalattico di Gizah, personale viaggiante semidivino delle linee aeree mesopotamiche sulla rotta Babilonia-Ninive, velivoli tibetani per il trasporto dei defunti, aeronavi colombiane in oro massiccio - una vera e propria pacchianata... e cosi via, volando.

08/05/14

Le carogne in giacca e cravatta

Quello che davvero è successo a Tor di Quinto: 
Lettera dei tifosi napoletani della STELLA ROSSA sui fatti di Roma

E' difficile prendere parola dopo questi giorni, viene voglia di chiudersi nel silenzio più sordo, stringersi attorno alle persone che come te posso guardarti negli occhi e parlare perchè conoscono la verità dei fatti o almeno hanno l'umiltà di ricercarla fuori dai preconcetti.
Abbiamo aspettato nel rispetto di Ciro e della sua condizione, abbiamo sperato che fosse fuori pericolo di vita, avevamo paura di unirci alle tante voci che si sentono in questi giorni, posizioni che si contraddicono continuamente , lezioni di vita e come spesso accade in questo paese tutti parlano da professori dell'argomento, ma magari non ne sanno nulla.
Anche noi eravamo all'Olimpico quel maledetto sabato 3 maggio, ma sarebbe meglio dire che eravamo a Tordi Quinto.. perche all'Olimpico non ci siamo mai entrati.

Eravamo come sempre insieme a tanti amici e compagni che dalla periferia nord di Napoli si muovono per andare a vedere la squadra della nostra città. Conosciamo bene Ciro, cosi come conosciamo bene Alfonso e Genny anche loro colpiti dai proiettili della pistola di De Santis, li conosciamo non per sentito dire ma perchè con loro abbiamo fatto pezzi di strada insieme, siamo stati spalla a spalla nelle curve del San Paolo tante volte. Ci permettiamo di nominarli solo perchè eravamo li con loro, solo perchè sappiamo chi sono e quanto amano la vita e la loro città.
Ciro - è stato detto e ridett o- viene da Scampia, il quartiere dove gioca la Stella Rossa e come tanti ragazzi di quel quartiere lo abbiamo anche visto venire a curiosare in curva all'Hugo Pratt per capire con i propri occhi cosa fosse questo tanto chiacchierato calcio popolare.

La strage nazista di Odessa

Quello che è veramente successo ad Odessa
Così come l’imperialismo Usa, anche quello europeo non esita a sostenere i nazisti pur di avere a disposizione uno strumento da usare contro chi si oppone all’assorbimento del paese nell’UE e nella Nato.
La caccia al ‘russo’ e al ‘comunista’ delle bande neonaziste sostenute da Washington e Bruxelles si è trasformata ad Odessa in una vera e propria strage, con l’uccisione di decine di militanti antifascisti arsi vivi nel rogo della Casa dei Sindacati. Rabbia, sgomento e solidarietà alle vittime della barbarie nazista cadute a Odessa e in tutta l’Ucraina. In un’Europa attraversata da movimenti di chiara natura reazionaria e fascista credo sia doveroso schierarsi con le donne e gli uomini che a Odessa, Slavyansk, Donetsk e nelle altri città ribelli dell’Ucraina resistono alle bande naziste.