17/01/15

Frustate nel silenzio

Je suis..confused
10 anni di carcere, multa di 266 mila dollari, mille frustate, 50 a sttimana (ogni venerdì), e in pubblico. Le pressioni delle ong, di Amnesty International non hanno prodotto l'annullamento della sentenza, che è momentaneamente sospesa per motivi di salute, dopo le prime frustate ricevute il 9 gennaio. La confusione deriva dal silenzio delle leadership politiche mondiali, silenzio assordante, ipocrita,  soprattutto dopo i fatti di Parigi, l'agguato a Charlie Hebdo. L'Arabia Saudita, ricco di petrolio, è alleato di ferro dell'occidente in medio oriente, ha rapporti privilegiati con Usa e Israele, ma ricordare che è una monarchia in cui quasi tutto è proibito, dove vige un sistema religioso asfissiante che domina la politica, dove le donne sono in una condizione di totale inferiorità, e dove il governo continua a dire di combattere il terrorismo e l'islam radicale da una parte, mentre dall'altra permette il sovvenzionamento ad Al Queda e allo stato islamico attraverso i suoi ricchi sudditi, è d'obbligo. Ricordiamo che la colpa principale di Raif Badawi è quella di aver pubblicato sul suo BLOG d'informazione che "l'Università diIslamica Iman Muhammad ibn Saud di Ryad è un laboratorio che spinge molti giovani sauditi ad arruolarsi nelle file della jihad.."

Questo il comunicato di Amnesty International sulla vicenda:

LE FRUSTATE E L'OCCIDENTE SILENZIOSO
Ieri non è stato fru­stato. La nuova ses­sione di 50 fru­state al blog­ger sau­dita Raif Badawi pre­vi­sta venerdì non ha avuto luogo per motivi di salute.
Il medico ha veri­fi­cato che le lace­ra­zioni delle prime 50 del 9 gen­naio non si erano ancora cica­triz­zate e ha rac­co­man­dato di rin­viare di una set­ti­mana. Il rin­vio mostra la pro­fonda bru­ta­lità della puni­zione e ne sot­to­li­nea l’oltraggiosa inu­ma­nità. L’idea che sia con­cesso di ripren­dersi per poter sof­frire di nuovo è maca­bra e ver­go­gnosa. Le fru­state sono proi­bite dal diritto internazionale. 

Por­tone ser­rato, fine­stre chiuse. Per oltre un’ora è stata la scena che hanno visto gio­vedì le decine di par­te­ci­panti al sit-in orga­niz­zato da Amne­sty Inter­na­tio­nal di fronte all’ambasciata dell’Arabia Sau­dita, con l’adesione di Fnsi e Arti­colo 21, per chie­dere la scar­ce­ra­zione di Raif Badawi, il blog­ger con­dan­nato a 10 anni di car­cere e a 1000 frustate per aver offeso l’Islam.
A Gedda, era pre­vi­sta la seconda serie di 50 fru­state, cru­dele regalo di com­pleanno per il pri­gio­niero di coscienza che ha com­piuto 31 anni mar­tedì scorso. Poi, se le pres­sioni (invero blande) dei governi amici di Riad non avranno effetto, la gogna pro­se­guirà per altre 18 set­ti­mane. Sem­pre che Badawi soprav­viva a quella che somi­glia a una sorta di ese­cu­zione capi­tale a puntate.

L’esperienza delle fru­state, oltre a essere degra­dante (a mag­gior ragione quando, come in que­sto caso, avviene in pub­blica piazza, di fronte a una folla festante), è deva­stante dal punto di vista fisico. La pelle si apre e non basta una set­ti­mana a cica­triz­zare le ferite.
La prima serie di 50 fru­state è stata oscu­rata dalla com­mo­zione mon­diale per i tra­gici eventi di Parigi.
L’Arabia Sau­dita ha con­dan­nato l’attacco con­tro il set­ti­ma­nale sati­rico Char­lie Hebdo, «col­pe­vole» di aver offeso l’Islam con le sue vignette.
Lo stesso paese ha con­dan­nato a 1000 fru­state e 10 anni di car­cere un uomo «col­pe­vole» di aver offeso l’Islam coi suoi post. Raif Badawi è un pri­gio­niero di coscienza, il cui unico ‘reato’ è stato quello di eser­ci­tare il diritto alla libertà d’espressione fon­dando un sito per il pub­blico dibat­tito, «Libe­rali dell’Arabia Saudita».
Il suo è un caso estremo, ma non è l’unico esem­pio del totale disprezzo sau­dita nei con­fronti del diritto alla libertà d’espressione. Negli ultimi anni, sono state impri­gio­nate decine di per­sone che ave­vano chie­sto riforme, pro­mosso dibat­titi, fon­dato orga­niz­za­zioni indi­pen­denti per i diritti umani, difeso vit­time di tor­ture e pro­cessi irregolari.
Lo stesso avvo­cato di Badawi, Waleed Abu al-Khair, si è visto ina­sprire in appello la con­danna inflit­ta­gli in primo grado il 6 luglio 2014: 15 anni di car­cere, di cui cin­que sospesi. A causa del suo man­cato «pen­ti­mento», lunedì scorso anche la sospen­sione è stata annullata.

Dal Canada, dove ha otte­nuto asilo poli­tico, Ensaf Hai­dar chiede al mondo di non dimenticare suo marito. Ha dovuto rac­con­tare tutto ai figli, per evi­tare che venis­sero a sapere dai com­pa­gni di scuola che il papà viene fru­stato ogni set­ti­mana in un paese lontano.Fino a quando la fusti­ga­zione pub­blica di Raif Badawi andrà avanti, Amne­sty International si pre­sen­terà di fronte all’ambasciata sau­dita di Roma, alla vigi­lia di ogni nuova ses­sione di frustate.
E anche qua­lora que­sto ter­ri­bile castigo verrà sospeso, occor­rerà pro­se­guire la cam­pa­gna per l’annullamento della con­danna a 10 anni di car­cere. E con­tro que­sti agghiac­cianti attac­chi alla libertà d’espressione.

Riccardo Noury
* por­ta­voce di Amne­sty International


15/01/15

Gipi: Charlie Hebdo, la satira, la religione.

Come falchi sono piombati anche su #jesui­schar­lie, c’è stato "l’orgasmo mul­ti­plo dei com­plot­ti­sti di tutto il mondo" : dopo l'11 settembre questa è la mes­sin­scena hol­ly­woo­diana di pro­por­zioni epi­che. I nostri rappresentanti, in maggioranza dirigenti dei 5 stelle, non hanno perso tempo e si sono distinti come sempre: un mare di caz­zate spa­rate senza alcuna cognizione di causa, teo­rie del com­plotto, gli illumi­nati, le scie chimiche, la Cia, bilderberg.. facili verità senza possibilità di poter essere smentiti. Segnaliamo a questo proposito di leggere il divertente  "LaScia o Raddoppia", sottotitolo <<Complotti e cospirazioni nella politica italiana: storia delle #sciechimiche dal centrosinistra ai grillini>>, prefazione di Fulvio Abbate. Si inizia nel lontano 2003, con l'interrogazione sulle celeberrime scie chimiche del parlamentare DS Italo Sandi, poi il complottismo diventa mainstream: Piero Pelù, Gianni Morandi, gli esperti Paolo Attivissimo e Massimo Polidoro,  il M5S in forze,  e  i complottisti per eccellenza  come Domenico Scilipoti ( Forza Italia) e il Divino Otelma!



scie al circo massimo, in onore del capo
 

Gipi, invece, come noi non crede a complotti e cazzate varie, e mercoledì 14 gennaio ospite a Le Invasioni Barbariche, il talk show televisivo di La 7 condotto da Daria Bignardi racconta del suo rapporto con la religione, con Dio, e di come ha vissuto l’attentato terroristico a Charlie Hebdo. Su quello che è accaduto Gipi ha precisato:

<<Io non credo a nessun tipo di complotto, mi danno fastidio tutte quelle teorie. Loro sono morti per blasfemia, sono morti per aver offeso qualcosa di invisibile. È inconcepibile che oggi qualcuno possa morire per un motivo del genere. Io sono profondamente democratico, chiunque può adorare ciò che preferisce ma non può imporre la sua visione a terzi. Personalmente ho grossissimi problemi con la religione e con Dio. Se esiste un Dio è inconcepibile per l’uomo: tutto ciò che viene definito tale oggi è stato palesemente ideato e viene spiegato dall’uomo per l’uomo>>.

Sulla satira ha aggiunto:

<<La satira secondo me c’ha una regola sola: che deve andare dai deboli verso i potenti. Chi fa satira deve appartenere a una minoranza, o essere in una condizione di debolezza, e deve lavorare su quelli che sono più forti o che hanno il potere. [...] Quando il potente o chi lavora per il potente fa satira su chi il potere non ha, non fa satira, è un’altra cosa. Quella cosa è prepotenza, è fascismo>>

Nel video l'intervista completa a Gipi della Bignardi..



Gipi (Gianni Pacinotti) è del 1963. Vignette, racconti, storie a fumetti. Collabora con Cuore, con il mensile "Blue" e con altre testate e giornali italiani. Oggi è  illustratore per il quotidiano "La Repubblica"e collaboratore del settimanale "Internazionale". I libri: escono Esterno Notte e Appunti per una storia di guerra, premiato come Miglior fumetto dell'anno al Festival internazionale di Angoulême nel 2006, sempre per la  Coconino Press. Ancora, Questa è la stanza, la serie Baci dalla provincia, S., La mia vita disegnata male, l’antologia Diario di fiume e Verticali. L'ultimo terrestre, prodotto da Fandango, è il suo film d'esordio.




Late Show: Laurie Anderson

Home of the Brave è per le nuove generazioni, perchè si rendano conto di come, all'alba di una nuova era tecnologica, Laurie Anderson fosse innovativa, futurista, brillante. Siamo nell'estate del 1985, girato al Park Theater di Union City, NJ (New Jersey) , è la documentazione del tour per l'uscita di Mr Heartbreak. Viene pubblicato l'anno seguente, 1986.
Diretto dalla stessa Anderson, questo concerto-documentario è una panoramica divertente del suo live -act, della sua musica, i suoi unici punti di vista su persone e sulla società in generale. 18 pezzi vengono eseguiti con una band strepitosa, con Adrian Belew alla chitarra, David Van Tieghem, Dolette McDonald e Joy Askew. Alcuni dei momenti più divertenti sono i testi spiritosi, i commenti oltraggiosi della Anderson, e le invenzioni tecnologiche come l' "abito tamburo" che trasforma il suo corpo in un ensemble di percussioni. Imperdibile il suo tango con William S. Burroughs, amico di lunga data di Laurie e suo ispiratore, che passeggiando sul palco in alcuni momenti dello show borbotta di volta in volta con la suo voce gutturale i suoi testi criptici di grande effetto.

Qualcuno affermò che Home of the Brave fu il tentativo di fare per Laurie Anderson quello che Stop Making Sense aveva fatto per i Talking Heads, ma quì siamo in presenza di un autentico esperimento, un grande lavoro teatrale multimediale, una performance avant-garde originale per i tempi e soprattutto.. divertente. Con tutti gli strumenti modificati elettronicamente (all'epoca con i più recenti progressi della tecnologia digitale) e con sullo sfondo animazioni generate dalla computer grafica, Laurie Anderson durante le canzoni, vestita in abito bianco e con i capelli corti a punta, interpreta la parte di un guru che utilizza la sua intelligenza per spiegare come la tecnologia sta rimodellando la vita dell'uomo moderno e il modo in cui si deve combattere "contro una civiltà fascista che sta cercando di privarci della nostra individualità".
I suoi messaggi sono ancora oggi attraenti e anzi la spiritosa osservazione ripresa da Burroughs, che Il linguaggio è un virus, sembra quanto mai attuale in quest'epoca dove i proclami, la propaganda scritta e parlata, ha raggiunto livelli mai visti prima.
Ormai l'era dei video musicali è finita da un pezzo, laccati, ordinari, noiosi, e Home Of The Brave rappresenta ancora qualcosa di diverso, non convenzionale, intelligente ,e anche impegnativo,termine che qui non significa noioso o alienante.

Mai pubblicato su DVD, gira un file torrent di buona qualità (in laserdisc) ed è abbastanza facile da trovare, mentre l'album, sempre dell'86, deriva in parte dalla colonna sonora: 8 brani, alcuni però registrati in studio.




Laurie Anderson (The Voice of Reason)
William S. Burroughs
Joy Askew
Adrian Belew (Guitar and Vocals)
Richard Landry (Horns and Winds)
Paula Mazur (Game Show Hostess)
 Dolette McDonald (Vocals)
Won-sang Park (Kayageum and Voice)
Janice Pendarvis (Vocals)
David Van Tieghem (Percussion)

SONGS:
 Good Evening (instrumental)
Zero and One (spoken word)
Excellent Birds
Old Hat (spoken word)
Drum Dance (instrumental)
Smoke Rings
Late Show (instrumental with vocal sample by William S. Burroughs)
White Lily (spoken word)
Sharkey's Day
How to Write (instrumental with spoken word introduction by Won-sang Park)
Kokoku
Radar (instrumental with wordless vocalizations by Anderson)
Gravity's Angel
Langue D'Amour
Talk Normal
Difficult Listening Hour (spoken word)
Language is a Virus
Sharkey's Night
Credit Racket (instrumental)

*No Copyright Owned. Shared only for Educational Purposes.





14/01/15

The Holy Hole, il buco sacro di Chet Baker

Chet 1981
Quì Let's Get Lost: Chet Baker,  considerazioni su "Come se avessi le ali", le memorie perdute del grande trombettista americano.
La "nostra" Fernanda Pivano incontrò Baker a Milano nel 1960, incontro che viene riportato nel libro "Amici Scrittori", sottotitolo: "Quarant' anni di incontri e scoperte con gli autori americani". Da "Spoon River" a Jay McInerney. Passando per Ezra Pound, Ernest Hemingway, Saul Bellow, Jack Kerouac, Allen Ginsberg. E tanti, tanti altri, i compagni di tante avventure, Amici scrittori, appunto..

Chet Baker, Milano 1960
Anche Chet Baker era un consumatore di sostanze chimiche.

Era venuto a Milano a suonare in un piccolo locale ed eravamo diventati amici, come si poteva essere amici con Chet che in quattro ore diceva al massimo una parola. Veniva da noi e senza parlare si gettava affranto su un divano, o suonava il pianoforte, o pizzicava la chitarra, o metteva un disco; poi mangiava una banana, beveva una Coca-Cola, sorrideva e se ne andava. Una sera che dovevamo andare a cena insieme (c’era da noi a dormire Gregory Corso), invece di arrivare con la moglie Halima, una bellissima indiana bengala di pelle scura, arrivò con una ragazza bruna nuda sotto il maglione rosso con la scollatura a V. Non gli chiesi niente, naturalmente; quando fummo seduti al ristorante, disse:
<<Back home.>>
Gli chiesi perché. Rispose:
<<Buco nel polmone. Troppo faticoso vivere con me>>, e rimase zitto senza toccare il cibo finché tutti ebbero finito. Poi volle andare in uno di quei sotterranei con i biliardini e giocò tre ore a ping-pong con Gregory Corso. Dopo volle andare in un night dove, disse, lavorava la sua nuova ragazza. Aspettammo a lungo, con Gregory Corso sempre più nervoso mentre guardava la gente ballare all’antica, guancia contro guancia e i corpi incollati quasi in un coito. Venne il momento che Gregory esplose. <<Perché non se ne vanno a scopare in un letto?>> ripeté a voce sempre più alta, per fortuna in inglese. Si quietò solo quando cominciò lo spettacolo e comparve la ragazza di Chet Baker. La sua <<parte>> consisteva nell’attraversare il palcoscenico a sipario chiuso reggendo un cartello con la cifra del prossimo “numero”

<<Oh, God>>, mormoro Gregory sopraffatto; ma Chet sorrideva felice.

Si era fatto togliere un incisivo per eliminare ogni ostacolo tra il suo respiro e la tromba, e quando sorrideva con quel viso da bambino, bello in un profilo senza futuro e teso in un dramma senza speranza, quel buco nero in mezzo alle labbra pareva un monito. The Holy Hole, il buco sacro, lo chiamò subito Gregory Corso; e Chet lo guardò fisso prima di rispondergli con un sorriso. Chet parlava soltanto quando era certo che non si cercava di fargli dire perché era venuto via dall'America, perché si drogava, con che cosa si faceva e tutte le altre cose che incuriosiscono i giornalisti. Se si accorgeva che qualcuno si interessava davvero a quello che da anni cercava di fare con la sua tromba parlava per ore di seguito, senza interrompersi, passandosi ogni tanto la mano sulla fronte pallida e sudata. Per lo più si interrompeva soltanto perchè doveva andare a suonare. Allora sorrideva, con il suo holy hole in quel sorriso tragico, e dopo qualche minuto di tensione quasi insopportabile sussurrava le prime note.

L'impresario era disperato. Lo facevano suonare troppo, lo sfruttavano fino a logorarlo; e nemmeno per lucro, soltanto per ignoranza, perché non sapevano che un artista non può suonare cosi a lungo senza spaccarsi le labbra. Ma Chet non protestava mai. Suonava fuori del tempo e dello spazio fino a cadere svenuto; sfiorandosi ogni tanto il labbro dolente, asciugando ogni tanto, in una carezza, la tromba bagnata di saliva e di sudore. Mi diceva che la musica per lui si basava più su pause inespresse, su messaggi sottintesi, su significati non detti, che su uno slancio verso l’esterno o uno sfogo passionale: la sua si sarebbe potuta chiamare la musica del silenzio. In America, dove si esibiva con una sua orchestra, eseguiva di preferenza musica modernissima, basata sugli accordi anziché sulla melodia. Componeva per lui la musica Bob Zeiff, abilissimo nell’inventare nuovi accordi, che gli aveva preparato un repertorio da portare in Europa, ma Chet lo aveva perso su un taxi: era il manoscritto originale.
In questa musica trovava il suo unico mezzo di espressione, si distendeva dalle sue ansie scherzando su una batteria o su un pianoforte; poi con raccoglimento, con umiltà, quasi con timidezza impugnava la tromba e aspettava che si creasse col pubblico il circuito che, - diceva, <<lo rendeva felice>>.

Quando taceva durante le sue pause sedeva a occhi chiusi, con il viso pallido, intenso: sembrava immobile, ma in realtà tremava di una vibrazione segreta che era insieme conclusione e anticipazione della sua carica espressiva. In polemica con certi esibizionismi del momento i suoi abiti erano neri secondo l’”uniforme” dei progressive jazzmen della West Coast: ben tagliati, molto seri, con cravatta nera, pantaloni aderenti e camicia celeste. ' In Italia gli volevano molto bene. Poi intervenne la rispettabilità. Chet venne incarcerato a Lucca e i suoi fan andarono a suonare la tromba davanti alla sua finestra. Nessuno immaginava che sarebbe morto misteriosamente, tragicamente, squallidamente nell’intercapedine di un albergo di Amsterdam..




13/01/15

Contro la Meritocrazia

Ripub­bli­cato in ita­liano "L’Avvento della meri­to­cra­zia" di Michael Young (Edi­zioni di Comunità).
***

Per Michael Young, autore de L’avvento della meri­to­cra­zia, ripub­bli­cato recen­te­mente dalle Edi­zioni di Comu­nità (pp. 232, euro 15), la meri­to­cra­zia è un regime tota­li­ta­rio dove la posi­zione di un indi­vi­duo viene deter­mi­nata in base ai test di intel­li­genza som­mi­ni­strati dalla scuola ele­men­tare in poi e dove la ric­chezza e il potere ven­gono distri­buiti da una casta di «meri­to­crati» ancora più oppri­mente e arro­gante delle oli­gar­chie che oggi sfrut­tano pri­vi­legi nepo­ti­stici o espro­priano la ric­chezza comune con la cor­ru­zione e criminalità.

Que­sto sag­gio sati­rico, o disto­pia, fu scritto nel 1958, e imma­gina il futuro dispe­rante delle società capi­ta­li­sti­che nel 2033, anno in cui il popolo si ribel­lerà san­gui­no­sa­mente con­tro i meri­to­crati al potere. Ripub­bli­carlo oggi signi­fica resti­tuire l’onore per­duto a un grande labu­ri­sta, impe­gnato atti­va­mente con il governo Atlee sin dal secondo Dopo­guerra, poi diven­tato Lord di Dar­ting­ton. Ispi­ran­dosi al suo libro, ma modi­fi­can­done pro­fon­da­mente il signi­fi­cato, il «New Labour» di Tony Blair portò a com­pi­mento un’operazione cul­tu­rale di cui ormai abbiamo com­preso il significato.


11/01/15

STAND UP FOR THE HEROES

Aleppo
Oggi grande manifestazione a Parigi: la marcia dell’«unità nazionale» in nome di «Charlie» chiama oggi in piazza i cittadini francesi e europei. Certo, insieme alla moltidudine di gente perbene sfileranno presidenti, ministri e teste coronate da tutto il mondo: marciare insieme a Netanyahu? Neanche morto. Insieme agli stessi, ai quei rappresentanti di quell'occidente ipocrita che tace sull’Arabia Sau­dita, che è il paese che ha con­dan­nato il blog­ger Raef Badawi a 10 anni di galera, una multa di oltre 200.000 dol­lari, e mille fru­state pub­bli­che, in piazza, per venti set­ti­mane suc­ces­sive (la prima dose di 50 è stata som­mi­ni­strata venerdì). Badawi chie­deva pub­bli­ca­mente di affron­tare alcuni argo­menti spi­nosi per la monar­chia sau­dita come l’abolizione della Com­mis­sione per la pro­mo­zione della virtù e la pre­ven­zione del vizio (qual­cosa di molto simile a quello che l’Isis ha isti­tuito nelle zone sotto il suo controllo). E allora STAND UP FOR THE HEROES, per la redazione di Charlie Hebdo, per Raef Badawi, per le migliaia di morti in Nigeria e per questa piccola grande ragazza siriana che nella città fantasma di Aleppo ha deciso di dimostrare la sua solidarietà: non nel suo nome, non nel nostro.



(Springsteen al concerto di Parigi a sostegno di Amnesty International)



10/01/15

Jukebox, Cat Power

Jukebox è l'ottavo album di Chan Marshall, nota con lo pseudonimo di Cat Power. Secondo disco di cover, dopo quello uscito nel 2000 e intitolato The Covers Record. Confesso: non mi piaceva, i suoi scarabocchi folk/blues degli inizi non mi dicevano assolutamente niente, poi, la sua musica ha subito una evoluzione che è stata tanto sorprendente quanto necessaria. Nel 2004 esce You Are Free: una mossa rischiosa che si muoveva al di là della musicista introversa degli album precedenti e che ha rivelato un nuovo aspetto di Cat Power: quello di una credibile cantante soul. E' diventata un cantante fiduciosa e carismatica, le sue traiettorie musicali sono familiari, e la spettacolare Jukebox, una sorta di sequel di The Covers Record, ribadisce tutto quello che ha guadagnato in questi anni di crescita musicale, e anche quello che ha perso. Jukebox ha esposto le radici della sua ritrovata "soulfulness". In un'epoca in cui i generi sembravano (e sembrano tuttora) pochi e lontani, frammentati e confusi, Jukebox è mirabilmente vario, a cavallo tra country, blues, R & B, folk, e showtunes. Pochi altri album, almeno nel regno indie, salterà così facilmente da Hank Williams a James Brown, da Billie Holiday a Janis Joplin, da Jessie Mae Hemphill ai Highwaymen.. Un album di cover come Jukebox ha  rivelato nuovi aspetti di una performer nella sua selezione e interpretazione dei brani preferiti, e a parte la reinterpretazione sommamente imbarazzante di "New York", il resto dice molto della nuova Cat Power.
In questo inizio anno, un disco da riscoprire e ascoltare.

Cat Power
Jukebox 






Tokyo Rockabilly Club

photo Daniel Rubio
Si dice che il rock'n'roll non muore mai, e c'è una chiazza di sottocultura, fatta di capelli impomatati con oscene quantità di gel e giacche e pantaloni e tute in pelle nera, in un angolo di Tokyo, che lo fa rivivere alla grande e che celebra lo spirito ribelle di una era.

Ogni domenica nella città del famoso Yoyogi Park, vicino alla stazione Meiji-Jingumae, per trent'anni il Tokyo Rockabilly Club ha raccolto un passato, dal 1955, quando "Rock Around the Clock" fece la prima apparizione in Giappone, e subito dominò le classifiche musicali del paese. Naturalmente la gente non poteva andare su iTunes e scaricare il nuovo singolo, e nemmeno andare a cercare informazioni sull'artista su Wikipedia, così come può fare oggi un adolescente, e in quegli anni, quello che si poteva fare per avere le canzoni preferite era acquistare un registratore e cercare le canzoni alla radio per registrarle su nastro, oppure cercare una band o un cantante che eseguivano cover. La cultura e lo stile americano Rockabilly divenne tradizionale grazie alle etichette musicali giapponesi che intuirono di poter realizzare profitto grazie alle band dedite alle cover degli artisti a stelle e strisce. Questa tendenza vide una rinascita nel 1970, non solo nella musica ma nell' estrema re-immaginazione della moda, che è probabilmente il modo in cui nacque il Tokyo Rockabilly Club.



Tokyo è sinonimo di tribù e sottoculture, e i Rockabillies danno un senso reale della città dello yin-yang, senso che può essere tranquillo e sereno da una parte, ma estremo, oltraggioso e ribelle, dall'altro. E' possibile che questa sottocultura sia stata anche influenzata da una precedente cultura giovanile giapponese chiamata il "Kaminari zoku" (Thunder tribù ), considerata all'epoca, nel 1950, una pericolosa banda, che scorrazzavano con moto truccate, guide spericolate, gare di velocità sulle strade cittadine e risse. Esprimendo insoddisfazione per la società tradizionale giapponese, vestiti in modo simile ai Rockers britannici della stessa epoca, sventolando bandiere imperiali, provocavano violenti scontri con la polizia giapponese a colpi di mazze da baseball e bottiglie incendiare. Molti erano ex militari, addirittura piloti kamikaze sopravvissuti alla guerra.


Oggi, l'ideologia zoku Kaminari è scomparsa a tutti gli effetti, ma i loro "discendenti" si ritrovano ogni Domenica allo Yoyogi Park di Tokyo.
Negli ultimi anni, molte le donne che hanno aderito alla vivace scena. Alcune ragazze abbinano l "American greaser style" dei ragazzi, che pagano un'attenzione maniacale ad ogni dettaglio,( dalle marche dei pettini che spuntano dai loro Levi 501s) al loro modo in cui effettivamente si pettinano e si muovono. C'è anche una presenza (di supporto) di ballerini/e swing e signore vestite con gonne a barboncino stile anni '50, aggiungendo un tocco di colore alla piazza. Anche membri a quattro zampe sono accettati nel gruppo.


Mary Cherry


Laika AC

via MessyNessy.com

Nihon Ska Dansu 
"Land Of The Rising Ska - The Best Of Japanese Ska"

Non solo Rockabilly, ma rock, soul, elettronica, punk e..toasters ! Il Giappone, e Tokyo in particolare, ha un grande fermento musicale, anche se non brilla propriamente per originalità. Come per il fenomeno Rockabilly, le giovani band nipponiche si rifanno per lo più ai movimenti e alle mode occidentali, americane e inglesi in primis.
Questa raccolta di ska (J-Ska) è uscita prima come Skaville Giappone Vol. 1, esclusivamente in Giappone, mentre quella che presentiamo quì (la versione Luna Ska) è stata pubblicata poco dopo, nel 1997.  





09/01/15

#Nodiffamazione: sanzioni, rettifiche e rimozioni

Attualmente il disegno di legge di riforma delle norme relative alla diffamazione a mezzo stampa è all’esame della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Se il ddl sarà approvato dalla Camera senza emendamenti, rispetto al testo pervenuto dal Senato, diventerà legge. Fra i punti cardine del disegno di legge ci sono le norme che riguardano l’eliminazione del carcere per il giornalista autore della diffamazione, e la sua sostituzione con una pena pecuniaria fino a 50 mila euro, come pure l’obbligo di rettifica in 48 ore per le testate online e la possibilità di chiedere la cancellazione dell’articolo considerato diffamatorio.

Doveva essere una riforma della legge sulla stampa che eliminando la pena del carcere per i giornalisti, liberava l’informazione dal rischio di sanzioni sproporzionate, a tutela dei diritti fondamentali di cronaca e di critica: il testo licenziato al Senato rischia di ottenere l’effetto opposto, rivelandosi come un maldestro tentativo di limitare la libertà di espressione anche sul web.

La legge sulla diffamazione che potrebbe presto essere approvata, prevede in particolare:  

1) sanzioni pecuniarie fino a 50 mila euro che appaiono da un lato inefficaci per i grandi gruppi editoriali e dall’altro potenzialmente devastanti per l’informazione indipendente, in particolare per le piccole testate online. Inoltre viene pericolosamente ampliata la responsabilità del direttore per omesso controllo, ormai improponibile in via di principio e sicuramente devastante per le testate digitali caratterizzate da un continuo aggiornamento;

2) un diritto di rettifica immediata e integrale al testo ritenuto lesivo della dignità dall’interessato, senza possibilità di replica o commento né del giornalista né del direttore responsabile, e che invece di una “rettifica”, si configura come un diritto assoluto di replica, assistito da sanzioni pecuniarie in caso di inottemperanza, che prescinde, nei presupposti della richiesta, dalla falsità della notizia o dal carattere diffamatorio dell’informazione;

3) l’introduzione di una sorta di generico diritto all’oblio che consentirebbe indiscriminate richieste di rimozione di informazioni e notizie dal web se ritenute diffamatorie o contenenti dati personali ipoteticamente trattati in violazione di disposizioni di legge. Previsione questa che non appare limitata alle sole testate giornalistiche registrate ma applicabile a qualsiasi fonte informativa, sia essa un sito generico, un blog, un aggregatore di notizie o un motore di ricerca, e che fa riferimento al trattamento illecito dei dati che è concetto dai confini incerti in particolare nell’ambito del diritto di cronaca e critica e che non ha alcuna attinenza col tema della diffamazione.

Più specificamente, la previsione di un assoluto diritto all’oblio, esercitato senza contraddittorio, è destinato a produrre un infinito contenzioso tutte le volte che, di fronte a richieste ingiustificate, il direttore legittimamente decida di non accoglierle. Ma la nuova norma può anche indurre ad accettare la richiesta solo per sottrarsi proprio ad un contenzioso costoso o ingestibile e, soprattutto, può portare alla decisione di non rendere pubbliche notizie per le quali è probabile la richiesta di cancellazione, con un gravissimo effetto di “spontanea” censura preventiva. I rischi non solo per la libertà d’informazione, ma per la stessa democrazia, sono evidenti
Una legge che modifica la normativa sulla stampa al tempo del web deve avere come primo obiettivo la tutela della libertà di espressione e di informazione su ogni medium: e questo non si ottiene prevedendo nuove responsabilità e strumenti di controllo e rimozione, ma estendendo ai nuovi media le garanzie fondamentali previste dalla Costituzione per la stampa tipografica.

La legge sulla diffamazione proposta ha invece il sapore di un inaccettabile “mettetevi in riga”, sotto la minaccia di facili sanzioni, rettifiche e rimozioni, per quei giornalisti coraggiosi, blogger e freelance che difendono il diritto dei cittadini ad essere informati per fare scelte libere e consapevoli.
La mancanza di norme che sanzionino richieste e azioni giudiziarie temerarie o infondate non fa che aggravare un quadro di potenziale pressione sull’informazione che la sola eliminazione del carcere come sanzione non è sufficiente a scongiurare e che anzi con la nuova legge si aggrava. La nuova legge sulla diffamazione è pericolosa per le molte violazioni in essa previste del diritto costituzionale d’informare e di essere informati.

Per questo invitiamo tutti i cittadini ad aderire a questo appello, e chiediamo ai parlamentari di non approvare la legge. Ne va della libertà di tutti.




Per firmare l’appello: http://nodiffamazione.it/firma-lappello




08/01/15

Niente da negoziare con i fascisti

Dipingi un Maometto glorioso, e muori. Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ingobile, e muori. Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori. Lecca il culo agli integralisti, e muori,
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori. Cerca di discutere con un oscurantista, e muori
Non c'é niente da negoziare con i fascisti. La Libertà di ridere senza alcun ritegno la Legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.
- Charb,
direttore di Charlie Hebdo


L'ultima vignetta

Il cuore teologico dell'Islam, che si trova nelle Università egiziane, respinge la violenza. Guai a noi se identifichiamo un miliardo e mezzo di persone che professano la religione islamica con gruppi minoritari. Detto questo, respingiamo alcuni commenti che esprimono critiche, a posteriori, sulla linea editoriale di Charlie Hebdo: questo blog che si dichiara fermamente antifascista è per la totale libertà di pensiero e di stampa e non può accettare censure (e autocensure) in nome della religione, della politica, dell'etica e quant'altro. Consapevole dei disastri che i paesi occidentali hanno alimentato e alimentano in Medio Oriente, considera la strage di Parigi un atto vile, barbaro, ingiustificabile. Arrogarsi il diritto di togliere la vita a persone pacifiche, che non hanno mai professato la violenza, colpevoli agli occhi di fanatici di offendere con dei disegni il loro Dio: usare una matita non può essere una condanna, e arrivare a questo è incomprensibile.
Pubblichiamo su questo l'opinione del direttore (direttrice) di Linus, la storica rivista di fumetti e cultura italiana, dove Wolinski, grande disegnatore e una delle vittime di Charlie Hebdo, aveva collaborato in passato, e quella di Will Self, autore satirico inglese. E infine, il disegno che abbiamo scelto, tra i tanti, per Interzone, quello che più ci rappresenta: è il nostro messaggio agli assassini dei redattori di Charlie Hebdo e a tutti i fanatici, gli integralisti, i fascisti..

Stefania Rumor:
"Noi avevamo un rapporto quasi fraterno con la redazione di Hara-Kiri negli anni Settanta, e quando una parte dei redattori di Hara-Kiri ha fondato Charlie Hebdo, abbiamo preso la citazione a Charlie Brown come un omaggio. Abbiamo pubblicato per tanti anni i fumetti di Wolinski, lo conoscevo personalmente. La loro era una satira vivace, vera, senza preoccupazioni verso niente e nessuno, ma con un forte lavoro giornalistico alla base. Forse sapevano che poteva succedere qualcosa, ma nessuno poteva immaginare questo. Si pensa che sia un possibile problema di chi fa satira, ma non è così. Un attentato come questo rende tutto più complicato, fortifica il Fronte Nazionale e l'islamofobia. Sono stravolta, e sono molto preoccupata per le conseguenze che potrebbe avere un'azione simile. Loro erano rimasti i duri e puri di sempre, non so che conseguenze possa avere sulle giovani realtà. L'idea che si possa perdere la vita per una vignetta potrebbe far cambiare idea anche al vignettista più coraggioso. Quello che è successo è totalmente incomprensibile per noi."

Will Self:
Quando c'era stato il caso delle vignette danesi, avevo esposto quello che è il mio metodo per sapere se qualcosa è davvero satira. Deriva dalla definizione di "buon giornalismo" data da HL Mencken: la satira dovrebbe tranquillizzare chi soffre e far soffrire chi è tranquillo. Il problema di molta di quella che oggi viene chiamata 'satira' è che,nei casi in cui è rivolta contro l'estremismo religioso, non è chiaro contro chi si scaglia né chi cerca di difendere. Ovviamente dicendo questo non voglio giustificare l'assassinio dei giornalisti di Charlie Hebdo, che è qualcosa di semplicemente terribile. Voglio solo dire che la nostra società è così ossessionata dal diritto alla libertà di parola che non si pone nemmeno il problema di quali responsabilità derivino da tale diritto.





07/01/15

Un grande dito medio: il do-it-yourself

the Damned (Jenny Lens)
Cosa intendiamo quando parliamo di punk? Cercare di dare una definizione di cosa sia il punk rock è uno sforzo perenne che porta a una frustrazione senza fine. Si tratta di.. distruggere il sistema? Di ribellarsi contro l'oppressione? O è solo un altro modo efficace per vendere magliette? Discernere, chiaramente, non è facile.

Sempre pronti ad affrontare le sfide di Sisifo, quì un tentativo di venirne a capo, solo che invece di usare le nostre parole, citiamo donne e uomini che un tempo erano, e alcuni continuano ad essere, volti del punk.

Non biasimateci se abbiamo inserito i pareri dei Blink 182 e di Billie Joe Armstrong dei Green Day, e personalmente la definizione che preferisco, in fondo, è quella di Mike Watt dei Minutemen:

"Penso che il punk rock, soprattutto per me, è stato mostrare un grande dito medio a tutta questa faccenda del talento."




"Quando il punk è arrivato, l'unica cosa che non doveva essere era il suo risvolto musicale."
- Nick Lowe (cantautore, produttore)

"La popolarità del punk era dovuta al fatto che trasformava qualcosa di brutto , in qualcosa di bello".
- Malcolm McLaren

"Punk è libertà musicale. E' dire, fare e suonare quello che vuoi. In termini, 'Nirvana' significa libertà dal dolore, dalla sofferenza e dal mondo esterno, che è molto vicino alla mia definizione di Punk Rock ".
- Kurt Cobain

"Un ragazzo si avvicina e mi chiede 'Cos'è Punk?' Così ho preso a calci un bidone della spazzatura e ho detto: 'Questo è il punk!' Lui ha dato un calcio su un bidone della spazzatura e ha detto: 'Questo è il punk?' E io: 'No, questo è di tendenza ! '"
- Billie Joe Armstrong

"Il punk rock è una parola usata da dilettanti e manipolatori spietati della musica che prendono le energie, il cuore, e le anime, e il tempo, e le menti dei giovani che danano tutto quello che hanno ... non so Johnny Rotten, ma sono sicuro che mette tanto sangue e sudore in quello che fa come ha fatto Sigmund Freud. Io stesso, sento che la musica è così potente che va ben al di là del mio controllo, quando sono nella sua morsa non sento il piacere e non sento il dolore, sia fisicamente che emotivamente. "
- Iggy Pop

"[Punk] era qualcosa che ha portato le persone a stare insieme, e a rendersi conto che qualcosa era possibile fare.."
- Pete Shelley (Buzzcocks)


"Punk è stato la definizione di un atteggiamento, un attidudine, piuttosto che uno stile musicale."
- David Byrne



"Ci sono personaggi (nel punk) che deliberatamente, per quanto possibile, si spingono il più lontano possibile in aree considerate tabù."
- Richard Hell

"Punk è: l'espressione personale di unicità che deriva dalle esperienze di crescita e dalla nostra capacità umana di ragionare e fare domande; un movimento che serve a smentire atteggiamenti sociali che si sono perpetuati per ignoranza intenzionale della natura umana; un processo di discussione e di impegno per la comprensione, che si traduce attraverso il progresso e attraverso la ripetizione, in evoluzione sociale; una convinzione che questo mondo è ciò che noi facciamo di esso, la verità viene dalla nostra comprensione del modo in cui stanno le cose, non dalla cieca adesione al modo in cui le cose sono; è la lotta costante contro la paura di ripercussioni sociali. "
- Greg Graffin (Bad Religion)


"Sono stato sulla scena punk perché il punk è stato con te, ti ha insegnato qualcosa. Un sacco di altra musica del tempo ti ha lasciato come ti ha trovato ".
- Mick Jones (The Clash)

"Al suo meglio la New Wave e il punk rappresentano un fondamentale e secolare sogno utopistico: che se si dà alla gente la licenza e la possibilità di essere quanto più scandalosa e oltraggiosa possibile, come d'altronde la gente vuole essere, e lasciare loro la possibilità di sognare, saranno creativi e faranno qualcosa di buono rispetto e oltre i loro sogni. "
- Lester Bangs

"Il punk rock sembra la mia infanzia, la gloriosa e molto emozionante ingenuità del rock n 'roll. "Stenguns" e chitarre sembrano molto più idealiste quando ai vent'anni. "
- Tony James (Generation X)

"Il Punk rock, almeno quando ne ero una parte, era chiamato 'l'underground.' C'era qualcosa di molto attraente in tutti i luoghi nascosti, le storie nascoste."
- Mary Harron (giornalista, regista)

"L'intera etica punk era il do-it-yourself, e io l'ho presa molto alla lettera, come un bambino. Quando hanno detto che chiunque può fare questo e quello, ho pensato:, 'OK, questo sono io' ".
- Michael Stipe

"Penso che quello che abbiamo preso dalla prima ondata del punk in Inghilterra e poi quello del punk americano delle origini era un senso di auto-definizione e anche, di produrre quella musica per il bene della musica stessa e di essere parte di una famiglia per il bene stesso della famiglia."
- Ian MacKaye (Minor Threat, Fugazi)

"Non ho bisogno di pubblicizzare il mio modo di essere punk. Un vero punk non ha bisogno di mettersi in mostra ... E 'come un uomo del Karate ... l'uomo del Karate sanguina all'interno. Un vero punk è punk al suo interno. "
- Mark Hoppus (Blink 182)


"Quello che la gente non capisce è che quando il punk ha iniziato era così innocente e non consapevole di essere un fenomeno mediatico così forte. Non è possibile creare consapevolmente qualcosa di importante, si tratta di una combinazione chimica, di condizioni, dell'ambiente, di tutto ".
- Siouxsie Sioux


(photo: Jenny Lens)
"Se non fosse per i Clash, il punk sarebbe stato solo un ghigno, una spilla da balia e un paio di pantaloni bondage".
- Billy Bragg

"Non mi piace dire, 'Tu sei un punk e tu non lo sei.' C'è stato un disco, Ca Plane pour Moi di Plastic Bertrand, giusto? E vi garantisco che se dovessi farti ascoltare questo disco, in questo momento, diresti: 'Bene, questo si che è rockin! 'Ora, se dovremmo dire a un qualsiasi tipo purista del punk : 'Questo è un buon disco punk,' lo faremmo solo infuriare. Ma Plastic Bertrand, chiunque fosse, ha fatto questo disco che era probabilmente molto meglio di un sacco di cosiddetti dischi punk. Con le regole puriste, non era consentito parlare anche di Plastic Bertrand".
- Joe Strummer

"Il Punk è diventato un circo . Tutti hanno sbagliato. Il messaggio doveva essere: non ci seguite, fate quello che volete "!
- John Lydon

"Vengo dall'etica punk "home-grown", dove non importava se non si sapeva suonare una nota, era il modo di comunicare."
- Siobhan Fahey (Bananarama)

"Mozart era un punk, e le persone sembrano dimenticarlo. Era un cattivo, cattivo ragazzo".
- Shirley Manson

"Minare la loro autorità pomposa, rifiutare i loro standard morali, praticare l'anarchia e scompigliare i loro marchi. Causare quanto più caos e distruzione, ma non lasciarsi prendere vivi. "
- Sid Vicious

"Il punk rock è solo un'altra parola per la libertà."
- Patti Smith 



04/01/15

Il gatto ci insegna ad amare

Riceviamo e volentieri pubblichiamo..

PERCHE' I GATTI DORMONO VICINO A NOI?

I gatti hanno un legame "magico" con il mondo invisibile. Proprio come i cani, che sono i nostri guardiani nel mondo fisico e darebbero la loro vita per salvarci, i gatti sono i nostri protettori dell'energia spirituale e farebbero di tutto per proteggerci quando la nostra energia si abbassa. Quando siamo svegli, il gatto "ripulisce" la nostra casa dalle energie intruse. Quando dormiamo, filtra e trasforma quest'energia. Spesso il gatto cerca e guarda nel "nulla" ....vede le cose che noi non vediamo. Spesso, il gatto che va in una casa che non conosce inizia a miagolare, non lo fa solo per attirare l'attenzione, è una sorta di avvertimento che sta dando: sente che la qualità di energia deve migliorare in quel posto. I nostri problemi quotidiani e lo stress sono assorbiti dal gatto. Infatti quando c'è troppa energia negativa e comune per il gatto sentirsi più debole. Naturalmente il gatto non è l'unico responsabile per il bilancio energetico della casa, più c'è armonia nel vostro ambiente, meno dovrà filtrare l'energia negativa e, quindi, sarà più felice e più sano. Quando dormiamo i nostri corpi, astrale e fisico, sono separati e andiamo in una quinta dimensione, cioè in una dimensione senza tempo nè spazio: la dimensione in cui siamo quando stiamo sognando. A causa della mancanza di formazione e di preparazione, il più delle volte non si vede questa dimensione, dato che è piuttosto "mascherata", ossia codificata con i nostri contenuti psichici inconsci. I gatti di solito ci accompagnano e ci proteggono in questi viaggi astrali oppure proteggono il nostro corpo astrale, oltre a prendersi cura di noi contro le energie spirituali indesiderate mentre dormiamo. Queste sono le ragioni per il quale a loro piace dormire con noi nel letto. Il gatto è un trasformatore di energia che aiuta nella guarigione. Ci insegna ad amare. Non a sottometterci, ci insegna quell'amore gratuito che fa la differenza. Infatti tante persone hanno difficoltà a vivere con i gatti trovandoli "animali interessati". In primo luogo, si deve guadagnare la fiducia del gatto. Quindi bisogna imparare a rispettarla. Dopo di che vi mostrerà affetto quando si è realmente pronti. I gatti riflettono l'amore. Dal punto di vista energetico, le persone che sono allergiche ai gatti sono persone che nella loro vita hanno difficoltà a lasciarsi andare all'amore. Secondo Caroline Connor, se ci sono molte persone nella famiglia e un solo gatto, questo può sovraccaricarsi ad assorbire tutte le negatività. In questi casi è bene avere più di un gatto per dividere il carico tra loro. Se non avete mai avuto un gatto e all'improvviso ne arriva uno nella vostra vita è perchè avete bisogno di un gattino in quel momento specifico. Il gatto è disposto ad aiutarvi. Se non è possibile tenerlo con voi, è importante trovargli una casa. Il gattino vi sarà vicino anche se non fisicamente e lo si può scoprire attraverso i sogni. Spesso, nei sogni appare il gattino, fa il suo lavoro e se ne va. Per finire, cercate di osservare come i gatti reagiscono a chi viene a farvi visita in casa. Spesso stanno cercando di proteggervi da energie negative."
fatamorgana


Delay, riverberi, vinile rovinato: la Techno Dub

King Tubby e Lee 'Scratch' Perry probabilmente non avevano idea del tipo di eredità che stavano lasciando, mentre la loro produzione nasceva attraverso un polveroso mixer multicanale e un rack di effetti.

Da quei primi reggae 'dubs' (così chiamati perché erano registrati direttamente su nastro), quelle tracce cariche di effetti innovativi sono servite come fonte per una pletora di musicisti che ne hanno ricalcato le basi.. Siete in una rock band e siete annoiati, con le solite faticose sbuffate di chitarre? Non c'è da preoccuparsi, aggiungete un po di "Space Echo" e siete The Horrors!. Tuttavia è stato con la musica techno, che il dub ha trovato il suo sbocco naturale e le innovazioni più creative.



Techno Dub
Come sostiene Mark Ernestus, fu nei primi anni '90 quando quel suono cominciò ad emergere dal negozio di dischi Hard Wax, con le registrazioni di Dubplates & Mastering. Ernestus e Moritz von Oswald, a Berlino, iniziarono ad interessarsi alla nascente scena techno minimal che cominciava a farsi strada a Detroit, e dopo una sfilza di 12 ", i due produttori misero su l'etichetta Chain Reaction per incoraggiare il lavoro di altri produttori, e mentre molti di loro erano ancora con la Hard Wax (Monolake, Various Artists, Vainqueur etc) la Chain Reaction aprì la strada a quei suoni che erano in rapida crescita.

Suoni che presto si diffusero oltre la techno: Stefan Betke (aka Pole) ad esempio e la sua amatissima impronta Scape, prese le tecniche del dub di Tubby e Perry, lasciando le linee di basso apparentemente intatte e le applicarono ad un quadro più sperimentale. Allo stesso modo, Jan Jelinek le applicò al jazz e persino al Krautrock. Anche Ernestus e von Oswald voltarono le spalle alla techno, lavorando una serie di ottimi full-on con dischi reggae come Basic Channel, aka Maurizio e Rhythm & Sound. Essenzialmente, una declinazione ambient della musica techno con elementi tipici della musica dub, pesanti effetti di delay e riverbero, rumori sporchi di vinile rovinato, questo genere è in qualche modo sopravvissuto, e anche se molti dei suoi ideatori sono ormai inevitabilmente fuori scena, ci sono molti musicisti che ancora si dedicano alla techno dub. L'elenco che segue annovera alcuni dei migliori dischi del genere nel corso di due decenni, con alcuni classici e altri caduti mestamente nel dimenticatoio.


Maurizio
'Eleye'
(Maurizio, 1992)
'Ploy' stata la prima uscita del duo, nel 1992, di Maurizio (una collaborazione tra Mark Ernestus e Moritz von Oswald) . Eleye', è una nebulosa, bruciante fusione di echi e percussioni, anticipazione preveggente di quello che doveva arrivare.




Basic Channel
'Lyot rmx'
(Basic Channel, 1993)
Ipnotico, martellante techno minimal,' Lyot rmx '(che rielabora relativamente Lyot di Vainqueur') iniziò ad esporre il sound che avrebbe poi definito la dub-techno. I tamburi belting che hanno caratterizzato la traccia originale sono spinti in profondità nel mix e drappeggiati in un jingle di sintetizzatori e echi cavernosi. Ernestus e von Oswald volevano classificareLyot come techno minimal, ma non c'è nessuna influenza del dub qui.




Porter Ricks
'Nautical Dub'
(Chain Reaction, 1996)
Pioniere della musica Ambient, Thomas Koner e l'ingegnere Andy Mellwig crearono molto del materiale più importante del marchio, e la fusione delle trame musicali sapientemente manipolate di Koner con i battiti sub-acquatici di Mellwig furono un successo clamoroso. Incentrato su temi nautici, tutto il loro album di debutto Biocinetic sembra essere sommerso nelle profondità dell'oceano, e 'Nautical Dub' ne è probabilmente la migliore dimostrazione.





Rhytm & Sound
'Carrier'
(Rhythm & Sound, 1999)
In verità, la maggior parte dei leggendari 10 "e 12 s" del Rhythm & Sounds non sono effettivamente techno a tutti gli effetti. Erano infatti i tentativi di Ernestus e di von Oswal di rielaborare il reggae. Tuttavia, tornarono al loro sound martellante con una saturazione extra dei nastri, pieni di riverberi, rumori graffianti, puntine pesantissime sul giradischi..




Signer
‘Building Memories Without You’
(Car Park, 2002)
Forse l'album dub techno più spudoratamente emotivo di tutti i tempi, Low Light Dreams, di Bevan Smith dalla Nuova Zelanda Uno sfondo di inquietanti suoni strappalacrime e stringhe che non sarebbero assolutamente fuori luogo in un film di David Lynch. Con ‘Building Memories Without You’ è come sprofondare nelle sabbie mobili, mentre si è attaccati ad un batuffolo di cotone..




Brendon Moeller
‘Merry Go Round’
(Earsugar, 2006)
Raro come i denti di gallina, 'Merry Go Round' è apparso su una edizione limitata 7 "nel 2006 e già allora è stato quasi impossibile entrarne in possesso. Moeller ha ri-lavorato le piste con una performance vocale del poeta dub giamaicano Mutabaruka, ristampato poi come 'Wata (Deep Dub)' sotto il nome di Beat Pharmacy. Non è proprio la stessa cosa, qundi cercate l'originale dove si diletta nella distruzione di dub puro.




Yagya
‘Rigning Tvö’
(Sending Orbs, 2009)
‘Rigning' è la parola islandese per indicare la pioggia, quindi non sorprende che Aðalsteinn Guðmundsson ha completato la sua malinconica techno dub con una spessa campionatura di pioggia per il suo terzo album.




Mono Junk
‘Channel B’
(Trope Recordings, 1995)
Il produttore finlandese Kimmo Rapatti (aka Mono Junk) non è così noto come i suoi coetanei tedeschi, ma quando 'Channel B' uscì nel '95 non era certo meno influente. Per lo più calcando la mano aggressiva techno minimal, 'Canale B' ha dimostrato di poter battere il set di Berlino sul loro stesso piano.




Schizophrenia
‘Schizophrenia’
(NovaMute, 1995)
Un progetto di breve durata di Thomas Fehlmann e Moritz von Oswald, Schizofrenia su 12 " è un raro momento in cui si lasciano andare a capofitto dal luccicante mondo trance-lounge, alla forma dub techno originale. Splendida.




Burger/Ink
‘Twelve Miles High’
(Harvest, 1996)
L'influenza di Ernestus e von Oswald si stava diffondendo rapidamente dalla metà degli anni '90, e mentre Jörg Burger e Wolfgang Voigt non erano ancora completamente immersi nello Space Echo, 'Dodici Miles High' è un eccellente esempio di sperimentazione.




Dynamo
‘Killed By A Feedback’
(DIN, 1996)
Torsten Pröfrock è ancora una figura chiave della scena berlinese, e ha tenuto alta la scena oltre la Hard Wax per molti anni. Ha sperimentato con diverse denominazioni,, dalla Dynamo e Various Artists a T ++. E' stato uno dei primi - e ancora incredibilmente unico - a spingere il sound che stava diventando onnipresente nel sua città. Inconfondibili influenze di Prufrock (che avrebbe continuato ad esplorare in un secondo momento, come Space Break ) che davvero lo hanno distinto e reso unico dai suoi coetanei.





03/01/15

Crimine, male, peccato: Noir Endless Night List

Nel 1946, fu il critico francese Nino Frank che, per esprimere la sua fascinazione per gli oscuri melodrammi hollywoodiani, usò la parola noir.. Ho sempre pensato dei film noir, come a dei figli dell’ espressionismo tedesco, della pulp fiction, e dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler. I suoi personaggi, pericolose donne perdute e seduttrici, cinici e cattivi detective, sadici, deviati e amorali di tutti i tipi, esagerati fuorilegge, tutti specchi dei virtuosi dell'epoca. La maggior parte dei noirs sembrano espressamente creati per sfidare il forte suggerimento del codice Hays: "la simpatia del pubblico non dovrà mai essere indirizzata verso il crimine, i comportamenti devianti, il male o il peccato.."

https://archive.org/details/ScarletStreet 

Alain Silver, direttore del Film Noir Reader, fa risalire "il periodo classico del cinema noir" a un arco di tempo di quindici anni, da You Only Live Once (1937) fino al 1952. Ma il primo film è forse da attribuire a Fritz Lang nel 1931, il meraviglioso  M - Il mostro di Düsseldorf, con un giovanissimo Peter Lorre.
Roger Ebert sinteticamente ha definito il genere in un breve elenco di dieci caratteristiche essenziali. Nonostante il nome francese e alcuni aspetti stilisticamente tedeschi, Ebert ha definito "il noir il genere cinematografico americano per eccellenza, perché nessuna società poteva creare un mondo così legato al destino: la sorte, la paura e il tradimento." Qualunque siano i confini del genere, penso che sia giusto dire la storia dei film noir è in buone mani. Il Noir Film Foundation si è dedicato al salvataggio e al ripristino dell’ America Film Noir Heritage"; Film Noir  mira ad essere una risorsa fondamentale per esperti, storici del cinema, critici, studenti, appassionati.
E forse meglio di tutti,  Eddie Muller, auto-descrittosi come "wordslinger, e archeologo del noir". Un personaggio molto noir-ish egli stesso, Muller, esperto giornalista di San Francisco, “barfly”, appassionato di boxe, e grande storico del cinema, definisce il cinema noir come "l'altra faccia del successo della storia americana."

Come già detto, il cinema noir racconta storie di persone che si rendono conto che dopo tutto, non riusciranno mai ad avere ciò che bramano. Così attraversano la linea, commettono crimini e ne pagano le conseguenze; sono storie di persone apparentemente innocenti, torturate da paranoia e prese a calci dal fato. In tutti i casi, raffigurano un mondo spietato e implacabile.
Sul suo sito, Muller ha compilato un elenco di "25 film noir che reggono e sopravvivono alla prova del tempo." Le sue scelte spaziano dai classici riconosciuti come La fiamma del peccato e Sunset Boulevard a film meno noti come Raw Deal. Qui di seguito, l’elenco dei suoi preferiti, la "Endless Night List".

https://archive.org/

 


25. Schiavo della furia ,  1948 di Anthony Mann, con Dennis O'Keefe, Claire Trevor e Marsha Hunt. (Raw Deal Eagle-Lion, 1948) – Available On YouTube

24. La città che non dorme , di John H. Auer, con Gig Young, Mala Powers  
(City that Never Sleeps - Republic, 1952)

23. L'infernale Quinlan , di e interpretato da Orson Welles, Charlton Heston
(Touch of Evil - Universal, 1958)

22. La strada scarlatta,  di Fritz Lang, con Edward G. Robinson, Joan Bennett
(Scarlet Street - Universal, 1945) -  on Open Culture

21.  Autostrada per l'inferno, di  Edgar G. Ulmer, con Ann Savage e Tom Neal
Detour (PRC, 1945) –  on Open Culture

20. Gli uomini perdonano, di  Felix E. Feist, con Ruth Roman e Steve Cochran
(Tomorrow Is Another Day - Warner Bros., 1951)

19. Sciacalli nell'ombra, di Joseph Losey, con Evelyn Keyes, Van Heflin
(The Prowler - United Artists, 1950)

18. La sanguinaria, di Joseph H. Lewis, con John Dall e Peggy Cummins
(Gun Crazy - United Artists, 1950)

17. Atto di violenza, di Fred Zinnemann, con Van Heflin, Robert Ryan, Janet Leigh
(Act of Violence - MGM, 1949)

16. Strategia di una rapina, di Wise, Robert, con Harry Belafonte, Robert Ryan, Ed Begley  (Odds Against Tomorrow - United Artists, 1959)

15.  Rapina a mano armatadi Stanley Kubrick, con Sterling Hayden, Coleen Gray, Vince Edwards
(The Killing - United Artists, 1956)

14. La donna del bandito,( o anche Disperazione) di Nicholas Ray, con Farley Granger,
Cathy O'Donnell(They Live By Night - RKO, 1949)

13. I corsari della strada, di Jules Dassin, con  Richard Conte,Valentina Cortese, Lee J. Cobb  (Thieves’ Highway -20th Century-Fox, 1949)

12. Piombo rovente, di  Alexander MacKendrick, con Tony Curtis, Burt Lancaster
(Sweet Smell of Success - United Artists, 1958)

11. I Gangster, di Robert Siodmak, con Burt Lancaster e Ava Gardner
(The Killers - Universal, 1946)

10. La luna sorge, di Frank Borzage, con Dane Clark, Gail Russell
 (Moonrise - Republic, 1948) –  on YouTube

9. Le catene della colpa, di  Jacques Tourneur, con Robert Mitchum, Jane Greer,Kirk Douglas  (Out of the Past - RKO, 1947)

8.  I trafficanti della notte, di Jules Dassin, con Richard Widmark, Gene Tierney
(Night and the City - 20th Century-Fox, 1950)

7. La fiera delle illusioni, di Otto Preminger, con  Tyrone Power e Joan Blondell
(Nightmare Alley - 20th Century-Fox, 1947)

6. Il Mistero del Falco, di John Huston, con Humphrey Bogart, Mary Astor, Peter Lorre,
(The Maltese Falcon Warner Bros., 1941)

5. La fiamma del peccatodi Billy Wilder, con Fred MacMurray, Barbara Stanwyck
(Double Indemnity Paramount, 1944)

4. Giungla d'asfalto, di  John Huston, con Sterling Hayden, Sam Jaffe
(The Asphalt Jungle - MGM, 1950)

3.Viale del Tramonto, di Billy Wilder, con William Holden, Gloria Swanson, Erich von Stroheim  (Sunset Boulevard (Paramount, 1950)

2. Doppio gioco, di Robert Siodmak, con Burt Lancaster, Yvonne De Carlo
(Criss Cross - Universal, 1949)

1.  Il diritto di uccidere, di   Nicholas Ray, Humphrey Bogart, Gloria Grahame
(In a Lonely Place - Columbia, 1950)



01/01/15

Happy New Year: B-52 's Party

Tempi di bilanci? Chi se ne frega..
Mentre il Natale, tutto sommato, resiste come festa quasi.. sociale. Magari si ritorna, si sta in famiglia, si rivedono i genitori, fratelli, nipoti, vecchi amici.. Rituale, tranquillo, riposante. Capodanno invece ci perdiamo nel nulla. Bagordi, ansia da prestazioni, feste di merda, divertimento a tutti i costi, fare qualcosa di fantasmagorico, grandioso, unico, perchè poi l'anno deve seguire la stessa scia di questa fantastica notte. Se poi ci mettete che qualcuno festeggia ache il..compleanno. Bè, di nuovo: chi se ne frega..

Questo è un formidabile documento che ritrae i B-52's dopo l'uscita del secondo disco. E' il live della promozione di quell'album, appunto, che viene suonato nella sua interezza, più la maggior parte del primo album. E' in bianco e nero, ma si vede bene, e con un audio più che buono. La formazione è quella originale (tutti così giovani!) Pieni di creatività, gioia, originali, questo fu il loro primo tour come headliners.
Buon party a tutti!

The B-52's - Full Concert
Recorded Live: 11/7/1980 - Capitol Theatre (Passaic, NJ)





Setlist:
- Lava
- Give Me Back My Man
- 6060-842
- Devil In My Car
- 52 Girls
- Quiche Lorraine
- Dirty Back Road
- Private Idaho
- Strobe Light
- Runnin' Around
- Rock Lobster
- Dance This Mess Around
- Planet Claire
- Party Out Of Bounds
- Downtown
- 53 Miles West Of Venus

Band:
Fred Schneider - vocals, keyboards, glockenspiel, various toys
Cindy Wilson - vocals, percussion
Ricky Wilson - guitar
Kate Pierson - vocals, keyboards, bass
Keith Strickland - drums