17/01/15

Frustate nel silenzio

Je suis..confused
10 anni di carcere, multa di 266 mila dollari, mille frustate, 50 a sttimana (ogni venerdì), e in pubblico. Le pressioni delle ong, di Amnesty International non hanno prodotto l'annullamento della sentenza, che è momentaneamente sospesa per motivi di salute, dopo le prime frustate ricevute il 9 gennaio. La confusione deriva dal silenzio delle leadership politiche mondiali, silenzio assordante, ipocrita,  soprattutto dopo i fatti di Parigi, l'agguato a Charlie Hebdo. L'Arabia Saudita, ricco di petrolio, è alleato di ferro dell'occidente in medio oriente, ha rapporti privilegiati con Usa e Israele, ma ricordare che è una monarchia in cui quasi tutto è proibito, dove vige un sistema religioso asfissiante che domina la politica, dove le donne sono in una condizione di totale inferiorità, e dove il governo continua a dire di combattere il terrorismo e l'islam radicale da una parte, mentre dall'altra permette il sovvenzionamento ad Al Queda e allo stato islamico attraverso i suoi ricchi sudditi, è d'obbligo. Ricordiamo che la colpa principale di Raif Badawi è quella di aver pubblicato sul suo BLOG d'informazione che "l'Università diIslamica Iman Muhammad ibn Saud di Ryad è un laboratorio che spinge molti giovani sauditi ad arruolarsi nelle file della jihad.."

Questo il comunicato di Amnesty International sulla vicenda:

LE FRUSTATE E L'OCCIDENTE SILENZIOSO
Ieri non è stato fru­stato. La nuova ses­sione di 50 fru­state al blog­ger sau­dita Raif Badawi pre­vi­sta venerdì non ha avuto luogo per motivi di salute.
Il medico ha veri­fi­cato che le lace­ra­zioni delle prime 50 del 9 gen­naio non si erano ancora cica­triz­zate e ha rac­co­man­dato di rin­viare di una set­ti­mana. Il rin­vio mostra la pro­fonda bru­ta­lità della puni­zione e ne sot­to­li­nea l’oltraggiosa inu­ma­nità. L’idea che sia con­cesso di ripren­dersi per poter sof­frire di nuovo è maca­bra e ver­go­gnosa. Le fru­state sono proi­bite dal diritto internazionale. 

Por­tone ser­rato, fine­stre chiuse. Per oltre un’ora è stata la scena che hanno visto gio­vedì le decine di par­te­ci­panti al sit-in orga­niz­zato da Amne­sty Inter­na­tio­nal di fronte all’ambasciata dell’Arabia Sau­dita, con l’adesione di Fnsi e Arti­colo 21, per chie­dere la scar­ce­ra­zione di Raif Badawi, il blog­ger con­dan­nato a 10 anni di car­cere e a 1000 frustate per aver offeso l’Islam.
A Gedda, era pre­vi­sta la seconda serie di 50 fru­state, cru­dele regalo di com­pleanno per il pri­gio­niero di coscienza che ha com­piuto 31 anni mar­tedì scorso. Poi, se le pres­sioni (invero blande) dei governi amici di Riad non avranno effetto, la gogna pro­se­guirà per altre 18 set­ti­mane. Sem­pre che Badawi soprav­viva a quella che somi­glia a una sorta di ese­cu­zione capi­tale a puntate.

L’esperienza delle fru­state, oltre a essere degra­dante (a mag­gior ragione quando, come in que­sto caso, avviene in pub­blica piazza, di fronte a una folla festante), è deva­stante dal punto di vista fisico. La pelle si apre e non basta una set­ti­mana a cica­triz­zare le ferite.
La prima serie di 50 fru­state è stata oscu­rata dalla com­mo­zione mon­diale per i tra­gici eventi di Parigi.
L’Arabia Sau­dita ha con­dan­nato l’attacco con­tro il set­ti­ma­nale sati­rico Char­lie Hebdo, «col­pe­vole» di aver offeso l’Islam con le sue vignette.
Lo stesso paese ha con­dan­nato a 1000 fru­state e 10 anni di car­cere un uomo «col­pe­vole» di aver offeso l’Islam coi suoi post. Raif Badawi è un pri­gio­niero di coscienza, il cui unico ‘reato’ è stato quello di eser­ci­tare il diritto alla libertà d’espressione fon­dando un sito per il pub­blico dibat­tito, «Libe­rali dell’Arabia Saudita».
Il suo è un caso estremo, ma non è l’unico esem­pio del totale disprezzo sau­dita nei con­fronti del diritto alla libertà d’espressione. Negli ultimi anni, sono state impri­gio­nate decine di per­sone che ave­vano chie­sto riforme, pro­mosso dibat­titi, fon­dato orga­niz­za­zioni indi­pen­denti per i diritti umani, difeso vit­time di tor­ture e pro­cessi irregolari.
Lo stesso avvo­cato di Badawi, Waleed Abu al-Khair, si è visto ina­sprire in appello la con­danna inflit­ta­gli in primo grado il 6 luglio 2014: 15 anni di car­cere, di cui cin­que sospesi. A causa del suo man­cato «pen­ti­mento», lunedì scorso anche la sospen­sione è stata annullata.

Dal Canada, dove ha otte­nuto asilo poli­tico, Ensaf Hai­dar chiede al mondo di non dimenticare suo marito. Ha dovuto rac­con­tare tutto ai figli, per evi­tare che venis­sero a sapere dai com­pa­gni di scuola che il papà viene fru­stato ogni set­ti­mana in un paese lontano.Fino a quando la fusti­ga­zione pub­blica di Raif Badawi andrà avanti, Amne­sty International si pre­sen­terà di fronte all’ambasciata sau­dita di Roma, alla vigi­lia di ogni nuova ses­sione di frustate.
E anche qua­lora que­sto ter­ri­bile castigo verrà sospeso, occor­rerà pro­se­guire la cam­pa­gna per l’annullamento della con­danna a 10 anni di car­cere. E con­tro que­sti agghiac­cianti attac­chi alla libertà d’espressione.

Riccardo Noury
* por­ta­voce di Amne­sty International