18/12/13

Lovecraft e il rock. Nosferatu a tempo di krautrock

ISPIRAZIONI COMUNI
Howard Phillip Lovecraft nacque il 20 agosto 1890 a Providence, nello Stato americano del Rhode Island. Cresciuto in una villa enorme in stile coloniale – una dimora labirintica, piena di ombre e oscuri recessi - con una madre soffocante e dalla labile salute mentale, un padre deceduto in maniera prematura per complicazioni nervose, e senza amici o cugini a fargli compagnia, Lovecraft si rifugiò da subito nel mondo dei libri, unico approdo sicuro per combattere la solitudine, la depressione e quasi sicuramente la follia.
Il nonno rnaterno, Whipple Van Buren Phillips, di discendenza inglese, possedeva una vasta biblioteca di libri dagli argomenti più disparati: dalla letteratura gotica inglese, alla storia degli Stati Uniti d, dai trattati di scienze e di astronomia a compendi di autori classici. Un mondo di conoscenza ai suoi piedi.
Imparò a parlare e scrivere nell’inglese del Settecento, trasmutando uno stile di vita quantomeno singolare in una narrativa dallo stile barocco ed enfatico. Inevitabile. Lovecraft era totalmente imbevuto di letture di storie gotiche e fantastiche. I suoi autori preferiti erano Edgar Allan Poe, Ambrose Bierce, Robert W Chambers, Arthur Machen, Montague Rhode James, Algernon Blackwood. Una generazione di scrittori legati a doppio filo con l’universo del sovrannaturale e del grottesco. Di riflesso, nelle opere di Lovecraft ricorrerà una vasta serie di tematiche che diverranno punti di riferimento per svariate band e scene musicali:

La morte
La morte, certo non e un’esclusiva lovecraftiana, ed è forse seconda solo all’amore nell’ipotetica classifica delle tematiche piu trattate. Ma è comunque uno dei temi più trattati in ambito rock e metal, ripreso da quasi ogni band: dai Black Sabbath, antesignani dell’horror rock, portato all’estremo dai “terroristi sonori” del death metal, del black metal, del grindcore, fino a permeare tutta la cultura gothic e romantic gothic.

Il rifiuto della realtà e la fuga nella fantasiaI testi della musica horror rock si abbeverano da anni a questa fonte sempre copiosa e limpida. Un esempio per tutti: Alice Cooper. Un’annullamento della sua personalità reale (Vincent Furnier) e l’immedesimazione sul palco in una strega bruciata sul rogo sono sinonimo di una fuga dalla realtà che assume connotati quasi catartici. E tanti, dopo di lui, faranno lo stesso, impersonando antichi dei pagani, demoni o personaggi letterari, rigorosamente negativi.

La degenerazione della carne in forme mostruose
Una buona parte delle copertine rock metal, dagli Iron Maiden ai Cannibal Corpse a Marilyn Manson, farà sua l’esterica macabra e priva di forma di alcune creature ideare da Lovecraft. Per non parlare dell’artista elverico Hans Ruedi Giger, il creatore di Alien, le cui opere hanno impreziosito molti album heavy del calibro di DANZIG 3 – HOW THE GODS KILL e TO MEGA THERION dei Celtic Frost, e che il giornalista Luca Signorelli di <<Metal Hammer Italia>> definì “il piu lovecraftiano degli illustratori”.

La dimensione cosmica dell’orrore come tema di un apocalisse imminmte
A partire dagli album space rock degli Hawkwind (DOREMI FASOL LATIDO, 1972), passando per i Blue Oyster Cult (IMAGINOS, 1988), per i canadesi Voivod (NOTHING-FACE, 1989), fino ai contemporanei doom-freaks Electric Wizard (WITCHCULTTODAY, 2007), è un proliferare di band e titoli dedicati al mistero dello spazio ignoto e all’attesa di un male cosmico.

Gli incubi provenienti da una dimensione onirica Il sogno primordiale e oscuro di una rinascita pagana e mitologica (totalmente lovecraftiana) del black metal nordico/ossianico, o semplicemente il tentativo da parte di alcune rock band degli anni Sessanta e Settanta di coniugare una visione di rinascita e purificazione dell’io attraverso gli incubi e le inquietudini della letteratura dell’orrore (Poe, Lovecraft, Stoker ecc.).
Inutile precisare che la produzione onirica di Lovecraft, soprattutto, avra un’enorme influenza su tutto il rock degli anni Sessanta e Settanta. Alla fine, il sogno tramontato del flower power si scontrerà con la dimensione di orrore cosmico scaturita dalla penna dell’autore di Providence, dando alla luce la più influente band horror rock/heavy metal in assoluto: i Black Sabbath.

La venerazione di entità malvagie e oscene
Dai Led Zeppelin agli estremi Coven, dai Rolling Stones ai repellenti Deicide, e un proliferare di credenze “alternative”, in un guazzabuglio di libri blasfemi ed entita demoniache, il tutto votato a ottenere un ispirazione orgiastica e istintiva da tramutare poi in musica e testi. In bilico tra realtà e finzione, tra gioco e vero occultismo.

La fascinazione del buio, del male, dei cimiteri, dei fantasmi, dei boschi, di leggendeperdute
Un nome su tutti: King Diamond.


Nosferatu a tempo di krautrock


Werner Herzog è un regista visionario e dalla sensibilità spiccata. Una personalità oscura dell’arte e della sperimentazione, tanto da far ipnotizzare un intero cast di attori, nel film Cuore di Vetro, perché recitino in stato di trance: il suo intento, quello di rappresentare la passività e l’inerme torpore di una catastrofe inevitabile. Nei primi anni Settanta è il volto nuovo del cinema tedesco, continuando la tradizione gotica, fantastica ed ermetica – di cineasti come Robert Wiene (Il gabinetto del dottor Caligari) e Friedrich Wilhelm Murnau. Prima di lui, solo un oscuro regista del suo paese, Hans W Geissendorfer, aveva riproposto la flgura del vampiro con una valenza politica altamente discutibile: un vampiro oppressore di contadini sconfltto da un padrone non meno oppressivo. Titolo della pellicola: Jonathan, Wampire sterben nicht(1970).

Scaduti i diritti del Dracula di Stoker, Herzog riesce a ottenere un budget miliardario per occuparsi del rifacimento del romanzo, sorvolando i problemi legali incontrati da Murnau nella creazione del suo Conte Orlock (da vedere la storia di queste vicende narratanel film L’ombra del Vampiro di E. Elias Merhige). Con la possibilità di usare i nomi originali dei protagonisti del libro (si concederà un paio di vezzi stilistici, invertenclo i ruoli di Lucy e di Mina e annullando completamente la presenza di Van Helsing, consegnandolo a un flnale apocalittico dove viene addlirittura arrestato dopo l’uccisione del vampiro) , il regista imbandisce un opera monumentale - che uscirà nel 1978 - caratterizzata da una fotografia di altissima qualità e un cast di interpreti di primo livello, a partire dal suo attore-feticcio Klaus Kinski e dalla bravissima Isabelle Adjani.

Nosferatu, il principe della notte è il titolo di questo memorabile tributo non solo al vampirismo letterario creato da Stoker, ma anche alle immaglni surreali dell’Espressionismo tedesco inventate da Murnau. Un fllm passato in breve tempo alla storia come una delle opere piil riuscite nel campo dell’horror tout court e non solo. Ma Herzog non è solo attratto dalle ombre allungate e dalle atmosfere lugubri del cinema in bianco e nero. C’è un ensemble della sua terra che da diversi anni sta producendo album dal tocco onirico e inquietante. Il loro nome è quello di un libro sacro di miti e leggende maya: Popol Vuh. Da li ad affidargli l’intera colonna sonora del fllm il passo sarà breve, anzi brevissimo. NOSFERATU, PHANTOM DER NACHT è probabilmeme l’accoppiamento tra musica e immagini meglio riuscito della storia del cinema. E’ il primo album “vampire rock” propriamente detto. Un fugace tentativo c’era stato negli anni Sessanta con i Vampires of Dartmoor, un oscuro complesso di rock sperimentale fissato ovviamente con i vampiri. Il loro album, DRACULA MUSIC’S GABINET, mischiava in maniera convincente krautrock, effetti bizzarri creati in studio e suoni ovattati di mellotron, creando un ibrido alquanto evocativo. Un vero peccato che il disco sia praticamente introvabile e che le poche copie distribuite raggiungano ormai prezzi stratosferici. Di ristampe per ora non se ne parla, anche se l “Vampirl del Dartmoor” sarebbero totalmente da rivalutare.

l Popol Vuh si erano già fatti conoscere all’attento pubblico indie per una proposta muslcale infarcita di elettronica, che in un certo senso aveva anticipato il genere ambient istituzionalizzato negli anni successivi da Brian Eno. Mischiando in maniera convincente le suggestioni della Kosmische Musik (i cui diretti ispiratori sono i Tangerine Dream), il krautrock e le atmosfere sognanti della new age, i Popol Vuh producono per il Nosferatu di Herzog un disco dalla grande potenza mistico-visionaria. La colonna sonora si avvale di un campionario di suoni e ispirazioni eterogenee, abbinando melodie dal sapore ancestrale e melanconico, lunghi mantra dal sapore catacombale e orrorifico, fino ad arrivare a delle vere e proprie suite di musica orientale con l’uso di strumenti idonei come il sitar. Un caleidoscopio di colori e sensazioni differenti adatte a musicare tutte le scene piu importanti del film, regalandogli quel tocco onirico e misterioso che già Herzog aveva tramutato in immagini evocative e drammatiche.

Nell’ambito della loro vasta-gliscografia, i Popol Vuh creeranno colonne sonore per altri film di Herzog (Aguirre, furore di Dio, Fitzcarraldo, e L’enigma di Kasper Kaiser), mentre il loro album più conosciuto e apprezzaro rimarra HOSIANNA MANTRA (1972). A distanza di oltre vent’anni una progressive rock band di Roma, i Ranestrane, realizzerà un’opera rock (in doppio Cd) totalmenre ispirata al fortunato remake di Werner Herzog, dal titolo NOSFERATU, IL VAMPIRO (2001).

Horror Rock, La musica delle Tenebre
Vitolo / Lazzati