16/03/15

Volevo vederlo ammazzare un Klansman


Scrivere, tenere un diario a volte può contribuire a cambiare un giudizio della storia. E nessuno si sarebbe aspettato che Rosa Parks, la donna di colore che, rifiutando di cedere il suo posto su un autobus, accese la scintilla del movimento per i diritti civili in America potesse annotare un pensiero come questo:<< Volevo vederlo uccidere un uomo del Klan..>> Un pensiero sì violento, che è venuto alla luce da un diario molto personale, che fa parte di una raccolta inedita di documenti che sono diventati pubblici nelle ultime settimane e di cui si è tanto parlato. La figura della sarta dell’Alabama ne esce più che rielaborata: tutti, compreso io, avevo sempre pensato che fosse una fervente seguace di Martin L. King e dei suoi insegnamenti sulla non violenza.

Quattro milioni e mezzo di dollari, tanto sono costati i 7500 manoscritti e 2500 fotografie alla Howard G. Buffett Foundation, che Rosa Park aveva archiviato nella sua casa di Detroit fino alla morte, avvenuta nel 2005. La fondazione poi li ha "imprestati" alla Library of Congress, che li ha esposti al pubblico in occasione del 102° anniversario della nascita della Parks. Lettere, riflessioni, note intime, considerazioni scritte dove capitava, e diari, oltre che a ricevute, ricette, missive personali che descrivono la sua vita, i rapporti familiari, l'emigrazione a Detroit per trovare un lavoro. E altro materiale che a prima vista può sembrare di poco conto ma che nell'insieme costituisce un vero e proprio tesoro. Ma più importante forse è il ritrovamento proprio di quelle considerazioni politiche che spingeranno poi ad esprimere il sentimento di vendetta contro il klan e alla sfida al sistema razzista con il suo clamoroso gesto di rifiuto, che la renderà nota in tutto il mondo e la farà ricordare per sempre nei libri di storia.

Fergusson
«Il Ku Klux Klan imperversava nel paese, bruciando le chiese dei negri, le scuole, bastonando e uccidendo. Mio nonno, che aveva un’apparenza molto caucasica [perché era figlio del proprietario bianco di una piantagione..], stava in piedi ad aspettare che gli uomini del Klan venissero nella nostra casa. Teneva il fucile sempre a portata di mano. Le porte e le finestre erano chiuse con pannelli di legno inchiodati dall’interno. Io restavo sveglia con lui. Volevo vederlo ammazzare un klansman. Aveva dichiarato che il primo che fosse entrato sarebbe sicuramente morto».

Siamo in Alabama e Rosa è una bambina che osserva e annota.
Ci sono poi vari racconti di episodi ci crudo razzismo, come l'assassinio di Emmett Till, un adolescente nero ucciso in Mississippi perché aveva corteggiato una donna bianca.

«Questo caso potrebbe essere moltiplicato molte volte nel Sud. Nella mia vita ho conosciuto negri che sono stati uccisi dai bianchi, senza alcun arresto o investigazione. È costume tenere queste cose coperte».

Sono queste le vicende, le frustrazioni, le violenze che ha vissuto che il 1° dicembre 1955 l’avrebbero spinta a rifiutare l’ordine di lasciare il suo posto a un bianco sul bus di Montgomery con cui tornava a casa dal lavoro:

«Sono stata strattonata per tutta la vita, e ho sentito che a questo punto non potevo più sopportare. Noi ci calmiamo con il balsamo della tentata indifferenza, accettando il falso sentiero segnato della orribili restrizioni delle leggi Jim Crow [quelle sulla segregazione]. Ma è ora di guardare a Jim Crow per il criminale che è. Uno può sopportare il dolore, la delusione e l’oppressione fino a un certo punto. La linea fra la ragione e la follia sta diventando sempre più sottile».

«Oh, man, cosa ti chiede di fare Dio: comportarti secondo giustizia, amare la pietà, e camminare umilmente con lui»... recita una nota.
Me lo sono sempre chiesto: come hanno potuto sopportare?

#razzismo #rosa parks #steel pulse