31/07/14

Massive Attack, 98 intellettuali e premi Nobel, Mohammed Suliman, J. Barden: per Gaza

Da sempre impegnati in battaglie politiche e sociali, I Massive Attack, molto amati da Interzone,  non sono tipi da farsi intimidire e portano nel tour europeo la solidarietà al popolo palestinese, utilizzando il loro scenario high tech per inviare messaggi e informazioni alle platee dei loro set sempre gremiti. Israele continua a bombardare e massacrare civili inermi, continua a distruggere interi quartieri con case, ospedali, scuole, continua impunemente con i suoi assassini mirati, ad arrestare giovani e ragazzi, persino palestinesi/israeliani che si permettono di criticare su i social la politica di sterminio, nonostante le proteste, i moniti, le risoluzioni dell'Onu, le manifestazioni in tutto il mondo. E Robert Del Naja e soci non hanno paura di mostrare il loro sostegno alla causa della Palestina, peraltro perorata da lunga data : un megaschermo alle spalle della band si illumina con la scritta  "Gaza è stata occupata e soggetta a restrizioni dal 1948." E i messaggi si susseguono durante tutto lo show, con l'aggiornamento del numero di vite perse, mentre Del Naja ha sostenuto nelle conferenze stampa il ruolo dei musicisti nell' informare il pubblico e prendere posizione pubblicamente, cosa che grandi nomi del circo del rock non hanno fatto, Rolling Stones su tutti, che, anzi, hanno anche inserito Tel Aviv nel loro tour estivo. Robert ha anche confermato l'appoggio suo e della band al boicottaggio culturale di Israele in quanto "unica possibilità che hanno per mantenere la giusta pressione sulla questione."
"Il boicottaggio non è un atto di aggressione nei confronti del popolo israeliano, ma nei confronti del governo e delle sue politiche. E' giusto ricordarlo, perché è molto facile essere accusati di essere antisemiti, ma tutti sanno che non è di questo che si tratta". Sulla loro pagina Facebook, che conta 2.8 milioni di fans è stato aperto un forum di discussione e.. "non abbiamo intenzione di cancellare nulla o moderare, ma piuttosto incoraggiare il dibattito in maniera aperta e democratica.
I Massive Attack, in questo passaggio del loro tour, aprono sempre i loro concerti con  'Battlebox' e le immagini del video del brano..







I Massive Attack hanno anche parlato dell' impegno nel sostenere la difficile situazione dei giovani rifugiati palestinesi, dopo che la band ha visitato il campo profughi di Bourj el-Barajneh in Libano. Robert Del Naja e Grant Marshall hanno fatto una tappa al Al Naqab center, gestito da volontari palestinesi. Il centro offre corsi di recupero e altre attività sociali, oltre ad essere un luogo di incontro per i giovani  palestinesi che sono arrivati ​​di recente dalla Siria dilaniata dalla guerra.
Il 29 luglio si è svolto un concerto in Libano, in collaborazione con la Fondazione Hope, e parte del ricavato andrà a Al Naqab,oltre a finanziare la costruzione di una nuova biblioteca pubblica in un campo profughi separato nel nord del paese e creare un servizio di ambulanze a Gaza.

"Abbiamo lavorato con Hope dal 2005 facendo concerti per i bambini della Palestina, in un modo davvero emozionante", ha detto Robert Del Naja."Vogliamo ricordare in particolare che quelli che abbiamo appena incontrato, arrivati dalla Siria,  che sono sfuggiti alla morte e che vivono ancora una vita così dura, sono profughi prima dal 1948, e di nuovo oggi, dopo la distruzione dei campi palestinesi in Siria".

"Inoltre, è importante portare l'attenzione su quei palestinesi che vivono in Libano dal 1948: tutti i giovani che ho incontrato che non sono nati in Siria ma in Libano, sono in attesa di tornare a casa."

"E oggi vogliamo dare la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai palestinesi di Gaza,che sono anche rifugiati. Tutti hanno diritto a una vita con dignità e bellezza".

"Come cittadini del Regno Unito, siamo molto consapevoli del ruolo che il nostro Paese ha svolto nel plasmare la storia della regione", ha continuato. "Come la maggior parte delle persone crediamo nella pace e nella giustizia, contro la violenza e l'oppressione".

"La crisi  e la situazione dei palestinesi in tutto il mondo è ancora più evidente e urgente  dopo le orribili violenze  e la perdita di vite umane  a Gaza in queste ultime settimane. I Massive Attack hanno sempre sostenuto il popolo palestinese nella sua lotta. Siamo quindi onorati di poter lavorare con questi giovani , e con la Fondazione Hope che li assiste. "

ONORE A VOI..
INTERZONE
(intervista dall'Indipendent)


Da Gaza: preferisco morire con dignità che vivere in una prigione a cielo aperto
Le persone a Gaza stanno vivendo un altro assalto di Israele, il terzo di questo tipo in sei anni, senza poter fuggire da nessuna parte. Mentre i missili colpiscono le case civili, intere famiglie vengono cancellate. Come descrivere altrimenti l'omicidio di 25 membri di una famiglia in un solo attacco, o quello di altri 18 membri di un'altra famiglia in un singolo altro attacco? Come descrivere il bombardamento arbitrario e indiscriminato di una delle aree più popolose e impoverite di Gaza, con un numero infinito di missili e mortai tutta la notte che impediscono alle ambulanze e alle forze di difesa civili di accedere all'area per salvare ed evacuare le vittime?

"Non bersagliamo i civili," ci dice Israele. "Questa è una bugia" dovrebbe essere la risposta di una persona sana, a queste parole che sono perlomeno senza fondamento. Israele bersaglia eccome i civili, con le sue armi sofisticate ad alta precisione, perciò ci sono stati ad ora più di 1000 morti a Gaza, di cui l'80% tra civili, stando ai numeri dei gruppi di diritti umani. Sono stati uccisi più di 200 bambini, alcuni bruciati, altri decapitati e molti altri sventrati. Le navi da guerra israeliane hanno ucciso quattro bambini della famiglia Bakr che giocavano sulla spiaggia in piena luce del giorno, un incidente a cui ha assistito il reporter della NBC a Gaza Ayman Mohyedin. Un cecchino ha ucciso un giovane e povero uomo che era alla ricerca del suo cugino disperso tra i detriti, subito dopo il massacro indicibile di Al Shujayeh.

I suoi droni senza pilota hanno ucciso con un missile due fratellini della famiglia Areef, mentre si stavano comprando lo yogurt per colazione. In un altro attacco, Israele ha sparato dei missili uccidendo tre bambini mentre stavano dando da mangiare ai piccioni e alle galline sul tetto di casa loro. Israele ha scaricato migliaia di tonnellate di esplosivi su una delle aree più densamente popolare al mondo, uccidendo con un attacco aereo 26 membri della famiglia Abu Jame, 20 della famiglia Al Najjar, 18 della famiglia Al Batsh, 9 di quella Al Qassas, 7 di quella Al Keilani, 8 di quella Kaware', 5 da quella di Hamad e così ancora, e ancora. Queste sono le storie che ci vengono raccontate, mentre aspettiamo la morte seduti nella comodità della nostra casa. Si potrebbe negoziare un cessate il fuoco, si potrebbe trovare un accordo. Hamas potrebbe smettere subito di lanciare razzi, ma poi Israele smetterà di usare la violenza quotidianamente contro i Palestinesi di Gaza e della Cisgiordania? La realtà è che se i Palestinesi smettono di resistere, Israele non smetterà di occupare, come hanno detto più volte i suoi leader. Gli ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia avevano un motto: "vivere e morire con dignità." E così mentre sto seduto nel mio ghetto assediato, penso a come i Palestinesi abbiano onorato questo valore universale. Viviamo con dignità e moriamo con dignità, rifiutando di accettare di essere soggiogati.

Siamo stanchi della guerra. Io, da parte mia, ne ho avuto abbastanza dello spargimento di sangue, della morte e della distruzione. Ma non posso neppure tollerare il ritorno a uno stato delle cose profondamente ingiusto. Non posso più accettare di vivere in una prigione a cielo aperto. Non possiamo più tollerare di essere trattati come sotto-umani, privati dei diritti umani basilari. Siamo intrappolati qui, tra due morti: morte a causa delle bombe e dei missili di Israele, o morte a causa del blocco israeliano di Gaza.

Vogliamo poter entrare e uscire da Gaza liberamente, quando ci va. Perché ai nostri studenti non dovrebbe essere garantito il diritto di studiare nelle università che preferiscono? Perché i nostri pazienti dovrebbero essere lasciati morire, dato che Israele non gli permette di ricevere cure mediche in ospedali fuori da Gaza? I nostri pescatori vogliono pescare nel nostro mare senza il timore di essere uccisi. Meritiamo il diritto di avere accesso all'acqua pulita, all'elettricità e ai nostri bisogni basilari. E invece non possiamo perché Israele ci tiene sotto assedio. Occupa non soltanto la nostra terra, ma i nostri corpi e i nostri destini. Nessuno potrebbe tollerare una simile ingiustizia. Anche noi siamo umani.
Mohammed Suliman
Palestinian human rights worker in Gaza

LETTERA APERTA
"All’instaurarsi di un rapporto di oppressione, la violenza ha già avuto inizio. Mai nella storia la violenza è partita dagli oppressi. ... Non ci sarebbero gli oppressi se non ci fosse stata prima una violenza per stabilire la loro sottomissione." Paulo Freire
Israele ha ancora una volta scatenato tutta la forza del suo esercito contro la popolazione palestinese imprigionata, in particolare nella Striscia di Gaza assediata, in un disumano e illegale atto di aggressione militare. L’assalto in corso di Israele su Gaza ha finora ucciso decine di civili palestinesi, ne ha ferito centinaia e ha devastato le infrastrutture civili, compreso quelle del settore sanitario che sta affrontando gravi carenze.
La capacità di Israele di lanciare impunemente attacchi così devastanti deriva in gran parte dalla vasta cooperazione militare e compravendita internazionale di armi che Israele intrattiene con governi complici di tutto il mondo.
Nel periodo 2008-2019, gli Stati Uniti forniranno ad Israele aiuti militari per un totale di 30 miliardi di dollari, mentre le esportazioni militari israeliane verso il mondo hanno raggiunto la somma di miliardi di dollari all’anno. Negli ultimi anni, i paesi europei hanno esportato in Israele miliardi di euro in armi e l'Unione europea ha concesso alle imprese militari e alle università israeliane fondi per la ricerca militare del valore di centinaia di milioni di euro.
Le economie emergenti come India, Brasile e Cile stanno rapidamente aumentando il commercio e la cooperazione militari con Israele, nonostante il loro sostegno dichiarato per i diritti palestinesi.
Con l'importazione da e l'esportazione verso Israele di armi, insieme al sostegno allo sviluppo di tecnologie militari israeliane, i governi del mondo stanno effettivamente inviando un chiaro messaggio di approvazione per l'aggressione militare di Israele, compresi i suoi crimini di guerra e possibili crimini contro l'umanità.
Israele è uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di droni militarizzati. La tecnologia militare di Israele, sviluppata per mantenere decenni di oppressione, è commercializzata quale "collaudata sul campo" ed esportata in tutto il mondo.

La compravendita di armi e i progetti congiunti di ricerca militare con Israele incoraggiano l’impunità israeliana nel commettere gravi violazioni del diritto internazionale e facilitano il radicamento del sistema israeliano di occupazione, colonizzazione e negazione sistematica dei diritti dei palestinesi.
Facciamo appello alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo ad adottare misure immediate per attuare un embargo militare totale e giuridicamente vincolante verso Israele, simile a quello imposto al Sud Africa durante l'apartheid.
I governi che esprimono solidarietà con il popolo palestinese a Gaza, il quale subisce il peso del militarismo, delle atrocità e dell'impunità israeliani, devono cominciare con l’interrompere tutti i rapporti militari con Israele. I palestinesi hanno bisogno oggi di solidarietà efficace, non di carità.

Firmata:
Adolfo Peres Esquivel, Nobel Peace Laureate, Argentina - Ahdaf Soueif , Author, Egypt/UK -
Ahmed Abbas, Academic, France - Aki Olavi Kaurismäki , film director, Finland
Alexi Sayle, Comedian, UK - Alice Walker, Writer, US - Alison Phipps, Academic, Scotland
Andrew Ross, Academic, US - Andrew Smith, Academic, Scotland
Arch. Desmond Tutu, Nobel Peace Laureate, South Africa - Ascanio Celestini, actor and author, Italy
Betty Williams, Nobel Peace Laureate, Northern Ireland - Boots Riley, Rapper, poet, arts producer, US
Brian Eno, Composer/musician, UK - Brigid Keenan, Author, UK
Caryl Churchill, playwright, UK - China Mieville, Writer, UK
Chris Hedges , Journalist, Pulitzer Prize 2002, US - Christiane Hessel, France
Cynthia McKinney, Politician, activist, US - David Graeber, Academic, UK
David Palumbo-Liu, Academic, US - Eleni Varikas, Academic, France
Eliza Robertson, Author, - Elwira Grossman, Academic, Scotland - Etienne Balibar, philosopher, France
Federico Mayor Zaragoza, Former UNESCO Director General, Spain - Felim Egan, Painter, Ireland
Frei Betto, Liberation theologian, Brazil - Gerard Toulouse, Academic, France
Ghada Karmi , Academic , Palestine - Gillian Slovo, Writer, Former president of PEN (UK), UK/South Africa - Githa Hariharan, Writer, India - Giulio Marcon, MP (SEL), Italy
Hilary Rose, Academic, UK - Ian Shaw, Academic, Scotland
Ilan Pappe, Historian, author, Israel - Ismail Coovadia, former South African Ambassador to Israel
Ivar Ekeland, Academic, France - James Kelman, Writer, Scotland
Janne Teller, Writer, Denmark - Jeremy Corbyn, MP (Labour), UK
Joanna Rajkowska, Artist, Poland - Joao Felicio, President of ITUC, Brazil
Jody Williams, Nobel Peace Laureate, US - John Berger, artist, UK
John Dugard, Former ICJ judge, South Africa - John McDonnell, MP (Labour), UK
John Pilger, journalist and filmmaker, Australia - Judith Butler, Academic, philosopher, US
Juliane House, Academic, Germany - Karma Nabulsi, Oxford University, UK/Palestine
Keith Hammond, Academic, Scotland - Ken Loach, Filmmaker, UK
Kool A.D. (Victor Vazquez), Musician, US - Liz Lochhead, national poet for Scotland, UK
Liz Spalding, Author, - Luisa Morgantini, former vice president of the European Parliament, Italy
Mairead Maguire, Nobel Peace Laureate, Ireland - Marcia Lynx Qualey, Blogger and Critic, US
Michael Lowy, Academic, France - Michael Mansfield, Barrister, UK
Michael Ondaatje, Author, Canada/Sri Lanka - Mike Leigh, writer and director, UK
Mira Nair, filmmaker, India - Monika Strzępka, theatre director, Poland
Naomi Wallace, Playwright, screenwriter, poet, US - Nathan Hamilton, Poet ,
Noam Chomsky, Academic, author, US - Nur Masalha, Academic, UK/Palestine
Nurit Peled, Academic, Israel Paola Bacchetta, Academic, US
Phyllis Bennis, Policy analyst, commentator, US - Prabhat Patnaik, Economist, India
Przemyslaw Wielgosz, Chief editor of Le Monde Diplomatique, Polish edition, Poland
Rachel Holmes, Author, UK - Raja Shehadeh, Author and Lawyer, Palestine
Rashid Khalidi, Academic, author, Palestine/US - Rebecca Kay, Academic, Scotland
Richard Falk, Former UN Special Rapporteur on Occupied Palestinian Territories, US
Rigoberta Menchú, Nobel Peace Laureate, Guatemala - Robin D.G. Kelley, Academic, US
Roger Waters, Musician, UK - Robin Yassin-Kassab, Writer, UK
Roman Kurkiewicz, journalist, Poland 
Ronnie Kasrils, Former minister in Mandela’s gov’t, South Africa
Rose Fenton, Director, the Free Word Centre, UK - Sabrina Mahfouz, Author, UK
Saleh Bakri, Actor, Palestine - Selma Dabbagh, Author, UK/Palestine
Sir Geoffrey Bindman, Lawyer, UK - Slavoj Zizek, Philosopher, author, Slovenia
Sonia Dayan-Herzbrun, Academic, France - Steven Rose, Academic, UK
Tom Leonard, Writer, Scotland - Tunde Adebimpe, Musician, US
Victoria Brittain, Playwright and journalist, UK - Willie van Peer, Academic, Germany
Zwelinzima Vavi, Secretary General of Cosatu, South Africa
Fonte:
BDS Movement

I mezzi di comunicazione ci informano poi che  Zayn Malik ( di origini pakistane..ndr ), uno dei componenti della boyband One Direction, ha ricevuto in poche ore centinaia di minacce di morte su Twitter dopo aver postato un appello a favore della Palestina. Il giovane, idolo delle ragazzine di tutto il mondo, salito alla ribalta con il suo gruppo dopo aver vinto una edizione di «X Factor» e nelle scorse settimane in tour in Italia, dopo aver twittato ai suoi 13 milioni di follower «#FreePalestine» è stato infatti sommerso di attestati di stima, 130 mila condivisioni ma anche da moltissimi insulti e gravi minacce. «Ammazzati» o «Fatti ammazzare» sono stati i commenti meno aggressivi di chi non ha condiviso l’appello. Anche la cantante Rihanna, che è stata tra le prime a manifestare il suo sostegno al popolo palestinese su Twitter, ha subito la stessa sorte, con centinaia di messaggi di minacce e insulti, scatenando una marea di commenti sui social.
Gli israeliani non perdonano e vogliono il sangue..IL SANGUE.
Pedro Aldomovar e Penelope Cruz, Javier Bardem, il giocatore Nba Dwight Howard e molti personaggi dello spettacolo e dello sport  sono gli ultimi ad essersi uniti al coro di proteste contro Israele, confermando la loro solidarietà al popolo palestinese.




LA LETTERA DELL'ATTORE JAVIER BARDEM SUL MASSACRO A GAZA. MENTRE E' ASSORDANTE IL SILENZIO ASSOLUTO DAGLI ARTISTI ITALIANI.

Pubblicata su El Diario #People4Gaza


"Non e' possibile essere equidistanti o neutrali, nel vergognoso orrore che sta avendo luogo a Gaza,.
E' una guerra di occupazione e sterminio contro un popolo senza risorse, confinato in un territorio esiguo, senza acqua; dove ospidali, ambulanze e bambini sono considerati bersagli e presunti terroristi.
Difficile da capire ed impossibile da giustificare. Cosi' come vergognoso e' il comportamento della comunita' internazionale occidentale che sta permettendo questo genocidio.
Non riesco a comprendere questa barbarie, che la storia passata del popolo Ebreo rende ancor piu' tristemente incomprensibile.
Solo le alleanze geopolitiche, e quella maschera ipocrita che e' il mondo degli affari – a partire, per esempio, dalla vendita di armi – possono spiegare la presa di posizione vergognosa di USA, UE e della Spagna.
So gia' che, come sempre, c'e' chi delegittimera', adducendo fatti privati, il mio diritto a esprimere un' opinione, quindi ci tengo a mettere in chiaro I seguenti punti:

Sí, mio figlio e' nato in un ospedale ebraico, perche' persone a cui voglio bene e che mi sono vicine sono di religione ebraica. Essere di religione ebraica non vuol dire appoggiare questo massacro, allo stesso modo in cui essere ebreo non equivale ad essere sionista. Ugualmente, essere palestinese non vuol dire essere per forza un terrorista di Hamas. Fare questa confusione e' assurdo, come lo sarebbe dare del nazista a qualcuno solo in quanto Tedesco.
Sí, lavoro anche negli Stati Uniti, dove ho tanti amici e conoscenti ebrei che rifiutano l'intervento armato israeliano e la sua politica di aggressione. Proprio ieri, uno di loro per telefono mi diceva,: “Non si puo' parlare di legittima difesa, mentre si stanno ammazzando dei bambini”. E non e' il solo, ho anche molti altri amici con cui discuto su questo tema, confrontandoci apertamente.
Sí, sono Europeo, e mi indigna questa Unione che dice di rappresentarmi con il suo silenzio, e la sua vergogna senza fine.
Sí, vivo in Spagna, pago le tasse in questo Paese, e non voglio che i miei soldi servano a finanziare politiche volte ad appoggiare il perpetrarsi di questa barbarie, facendo affari con paesi che si arricchiscono uccidendo bambini innocenti.
Sí, mi indigna, mi riempie di vergogna e dolore tutta questa ingiustizia, cosi' come l'assassinio di questi Esseri Umani. Questi bambini sono nostri figli: e' spaventoso. Non posso che sperare che si estingua, nel cuore di questi assassini, questo veleno sanguinario che solo crea ancora piu' risentimento e piu' violenza, e lasci spazio a un sentimento di compassione. Sperando che un giorno, gli israeliani e i palestinesi che solo sognano la convivenza e la pace, possano finalmente un giorno vedere avverato il loro desiderio."