26/01/16

Quando la solitudine diventa reato: The Lobster

Quello che ormai governa la nostra società non è più certamente la politica ma bensì l’economia. Il potere è saldamente nelle mani delle grandi corporazioni che, potendo gestire grandi quantità di denaro, possono a loro piacimento imporre candidati e presidenti, deputati e governatori. Hanno il potere saldamente nelle loro mani. E al potere delle multinazionali non piace la solitudine. Non piacciono i single. Perché non è conveniente. Dove non c’è famiglia c’è poca spesa. Non si consuma abbastanza. E poi, al potere ha dato sempre fastidio le persone che pensano. Che riflettono. E a star da soli c’è più tempo per pensare.

In una società del futura il potere odia e punisce la solitudine amorosa. Se ti ritrovi single per un qualsiasi motivo, vieni spedito in un albergo / prigione, costretto con altri solitari a trovare una compagna/o in base ad affinità di gusti e personalità. Si ha tempo 45 giorni, scaduti i quali si viene trasformati in un animale, almeno questo viene stabilito su propria scelta. Nell’albergo / prigione, durante il soggiorno, vi sono regole e manifestazioni allucinanti, come ad esempio una caccia all’uomo per allungare i giorni di detenzione e avere più tempo e chance di trovare l’anima gemella, provare a vivere con un braccio solo e dove è vietato anche masturbarsi, il tutto per dimostrare quanto sia malvagio e frustrante vivere da soli. E’ questo quel che succede al nostro Colin Farrell in The Lobster, piccolo gioiello cinematografico del greco Yorgos Lanthimos.
Tornando per un attimo alla trama, chi non è disposto a subire questa follia imposta dall’alto non ha altra scelta se non il suicidio o quello di rifugiarsi nei boschi, alla macchia, dove operano un gruppo di resistenti, di rivoluzionari dalle regole dispotiche e feroci: sono banditi matrimoni, fidanzamenti, persino il corteggiamento. La coppia è considerata il male assoluto. Un universo antagonista in cui è bandito l’amore, i sentimenti nelle sue molteplici forme, clandestini sottomessi ad un potere dispotico che tramite la disciplina intende governare la vita collettiva e individuale. Senza eccezione alcuna. Quindi un rimedio peggiore del male che vorrebbe combattere, con norme talmente assurde e insensate da essere non meno selvaggio e totalitario del potere che si vuole combattere. The Lobster è un film tutto da guardare, anche se alcuni media hanno riportato che in alcune proiezioni qualcuno del pubblico abbia esternato il proprio sdegno, uscendo poi dalla sala. In termini politici, mi è sembrato di cocente attualità e consono alla situazione del nostro paese, in cui la forza che si autodefinisce come unica opposizione al potere corrente, si sta rivelando per quello che è, cioè una struttura gerarchica totalmente prona, e che fa riferimento ad una società che ha come suo obiettivo principale il profitto. Con le sue regole assurde e crudeli (pensiamo al sistema delle espulsioni ad ogni deragliamento dalla linea del capo) non diverse da quelle che ci vengono imposte da chi ci governa, sarebbe una follia sostituire una stortura con un'altra, non meno folle.

The Lobster è una denuncia profonda anche della deriva a cui la nostra società sta andando incontro, in termini di controllo della nostra vita privata. Un sistema che attraverso le nuove tecnologie tutto vuole sapere e disciplinare, che odia l’individualismo bonario e costruttivo. E uno sberleffo a tutti quei rapporti costruiti e perpetrati sulla paura della solitudine, costruiti e sostenuti sulla finzione, sulla menzogna e l’ipocrisia. Anche se è un film che ha avuto un effetto potentissimo su di me, tanto da poter essere benissimo un mio biglietto da visita.. culturale, The Lobster ci riguarda tutti da vicino, da molto vicino. E’ surreale, scorretto, geniale, pieno di ironia verve comica e alla fine ci lascia con una sfilza di domande su temi quali il rapporto con la solitudine, la sessualità, i compromessi, l’ipocrisia dei rapporti umani.

Colin Farrell panciuto è clamoroso, ben coadiuvato da una Rachel Weiz sempre splendida, anche senza trucco. Le sonate di Beethoven ben si sposano con le atmosfere surreali del film, insieme a Nick Cave. E a proposito di musica e di ironia, c’è un dialogo in cui il capo dei resistenti, Léa Seydoux, bellissima, anche lei quì senza ombra di trucco, in una perfetta versione di donna leader, spiega le regole al nuovo arrivato Farrell e in relazione alle patetiche serate da ballo organizzate nell’albergo /prigione allo scopo di far socializzare i solitari.. :<<Qui non sono ammessi balli in coppia, qui si balla da soli ed è per questo che noi ascoltiamo solo musica elettronica!..>>

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