07/01/16

Visti, da vedere: visioni del 2015

Film, documentari: visti, da vedere e recensiti dell'anno appena trascorso.





AMY
In Amy è la stampa, o meglio i tabloid di fama anglossassoni il mostro feroce, come neanche in un film horror. I media sono il protagonista di questo film. Insaziabili, parassiti, succhiano la vita delle celebrità ad ogni scatto dei potenti teleobiettivi e a ogni titolone sparato in prima pagina del quotidiano locale.
Asif Kapadia non fa mistero e non ha dubbi su chi sia il principale colpevole della morte prematura di Amy Winehouse, stella del pop britannico. Il suo film insinua, mette dentro le prime immagini della vita della cantante per evocare una reazione viscerale di disgusto.
O forse è la disperazione, perché c'è una verità in agguato sotto la superficie che ci mette a disagio e ci fa pensare: la colpa è nostra, di tutti noi.
Amy è un film difficile da guardare e non solo per la sua tragica fine. Kapadia attraverso ore di filmati inediti presenta un ritratto intimo della Winehouse, di come era fuori dai riflettori. Quello che vediamo è una giovane donna tormentata, insicura, e irresistibilmente affascinante, ma impreparata a vivere una vita in cui era stata infilata. Facendo affidamento così pesantemente nei filmati, girati a volte con i telefoni, tratti dalle web cam, e altri video in prima persona, il film sottolinea la difficile situazione delle moderne celebrità: semplicemente non si può scomparire. Tutto della propria vita diventa foraggio per giornalismo pop, i difetti messi a nudo, e la vita è resa invivibile. Amy ci pone di fronte al dilemma: si puòvivere..vivresti così?
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HEAVEN KNOWS WHAT
"Le droghe sono cattive." Una lezione e un messaggio abbastanza semplice, giusto? Pensate alle vostre attività quotidiane, il lavoro, la famiglia, e cercate di sostenerle, una dopo l'altra, sempre, senza pause, e spronati sempre a dare di più. Potrebbe essere qualcosa di.. sano, come lavorare all'aria aperta, o di letargico, come rimanere a casa a guardare la tv via cavo per ore e ore. O qualcosa di disastroso, come sbattersi tutti i giorni per procurarsi la roba e strafarsi, o tagliarsi i polsi quando non ci si riesce. Ecco, quest'ultima attività magari non è a voi congeniale, mentre lo è per Harley e il suo giro di disperati nell'inquietante psico-dramma di Joshua Safdie, HEAVEN KNOWS WHAT, basato sulle memorie inedite di Arielle Holmes, che interpreta lei stessa nel ruolo della protagonista principale, appunto Harley.
Che è innamorata di Ilya, in una storia alquanto tormentata, vive per le strade di New York City o viene ospitata in case malfamate e misere. 94 minuti in cui si mette in evidenza le insidie ​​infernali e tuttavia anche surreali di questa sfortunata scena. Malfamato, imprudente, è roba agghiacciante, ma è anche incredibilmente e facilmente riconoscibile nei tanti quartieri delle nostre metropoli. Il film è crudo e tagliente nella sua forma documentaristica, ma ci sono temi saggiamente paralleli alla droga, di come possono essere a volte crudeli le relazioni tra persone piene di energie e vitalismo, ma così intrecciate. Il film è dedicato all'ultimo fidanzato della Holmes, Ilya Leontyev, che è ritratto alla perfezione nella sua irascibilità da Caleb Landry Jones, ed è proprio il loro legame disordinato che ci attira dentro la storia. Potremmo scuotere la testa di fronte al loro amore fratturato, e spesso discutibile, ma..molti sono passati di lì. E alla fine, molti si rifiutano di smettere.


THE ASSASSIN
Pochi hanno mai saputo fondere azione e filosofia così perfettamente come Hou Hsiao-Hsien nella sua ultima fatica, tanto attesa, The Assassin. Abbracciando le caratteristiche del cinema wuxia - un genere che abbiamo amato fin da bambini, che racconta le avventure di eroi marziali della tradizione cinese, secondo molti paragonabile all'occidentale "cappa e spada" - e la sua rivisitazione attraverso una lente profondamente contemplativa e iper-realistica, Hou racconta la storia di Nie Yinniang, la figlia di un generale che viene strappata alla sua famiglia quando ha solo 10 anni. I suoi rapitori, e in particolare un "sensei", la educano alle arti marziali, trasformandola nell' assassino del titolo del film. I due vivono e lavorano in armonia apparentemente per anni fino a quando l'ormai giovane donna vacilla in missione, non riuscendo a uccidere un tiranno di fronte al suo bambino. Per punirla, viene inviata presso la sua famiglia con una missione segreta: deve uccidere suo cugino, un uomo a cui era un tempo stata legata, e che ama ancora. Sublimando la tempesta di emozioni che eroga costantemente sotto una superficie ghiacciata, Shu Qi è stupefacente come Nie Yinniang, che vediamo impegnata in uno strenuo combattimento, contro i nemici e contro se stessa. E questo è un bel dire, insiema al resto del film che, dai costumi alle scenografie, fino alle coreografie delle scene di combattimento gli hanno valso il trofeo come miglior regia a Cannes di quest'anno.(2015)


GOING CLEAR
Presentato al Sundance Festival nel 2015 e trasmesso nello scorso marzo da HBO negli Stati Uniti, è il film/documentario sulla bocca di tutti: Going Clear - Scientology, Hollywood and the Prison of Belief, (La prigione della fede) lavoro del 2013 del documentarista Alex Gibney. Vincitore di numerosi premi e con alti riconoscimenti, basato sul libro del vincitore del Premio Pulitzer Lawrence Wright, Going Clear è un'indagine esaustiva e schiacciante sulla Chiesa di Scientology e su i suoi arbitri, in particolare del suo fondatore, autore di fantascienza L. Ron Hubbard, e dell'attuale leader, David Miscavige. Il film include diverse interviste con ex membri della chiesa, tra cui i dirigenti Mike Rinder e Marty Rathbun; collegamenti a John Travolta e Sylvia "Spanky" Taylor; il premio Oscar regista e sceneggiatore Paul Haggis (Crash). Gibney e il suo team hanno dovuto schierare un team di avvocati in anticipo - "probabilmente 160, come ha rivendicato il presidente della sezione documentari della HBO Sheila Nevins, per affrontare il fuoco di fila della controparte, in contenziosi per diffamazione e altre accuse. Alla potenza di Scentology Gibney, e il suo staff, con i numerosi soggetti intervistati, hanno difeso il loro lavoro e le proprie posizioni, reagendo in un modo che non è solo ammirevole, ma anche coraggioso alla luce delle circostanze. Un film ricco d'informazioni, una ricostruzione delle origini di Scientology e dei suoi metodi, dal condizionamento mentale, allo sfruttamento del lavoro, alla coercizione, insieme a metodi di spionaggio e stalking, raccolta di dati personali a scopo di intimidazione. Inquietante è a dir poco, il silenzio di importanti e potenti rappresentanti del credo nel mondo come Travolta e Tom Cruise.
Assolutamente da vedere.
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99 HOMES
"Il dolore per la perdita della casa in cui si vive, è in ognuno di noi: la casa è il posto sicuro dove possiamo andare, e quello che dice come siamo, e non può essere messo in discussione." Incentrato sulla storia di Dennis Nash, un uomo di famiglia che cerca ad ogni costo di riprendere la casa da cui lui e la sua famiglia sono stati sfrattati. Per riuscirci dovrà però lavorare con Rick Carver, agente immobiliare e causa per Nash di forte stress psicologico. Andrew Garfield e Laura Dern sono costretti a dire addio al loro" posto sicuro "... in meno di 10 minuti ... e Rick Carver è un sempre grande e inflessibile Michael Shannon, che osserva con ambivalenza accresciuta.
99 Homes fa male più di quanto lenisce. Sceneggiato da Ramin Bahrani e Amir Naderi e diretto dallo stesso Bahrani, è una una storia sordida sugli sforzi incrollabili di un uomo che lotta per salvare la sua famiglia e di come le lunghezze della legge si trasformano in peccati impensabili. Rick Carver, nichilistica di prima specie, ha una comprensione fin troppo realistica sul perché gli americani stanno drammaticamente e scioccamente buttando via la loro vita.Tutto il film non sarebbe così interessante in fondo se non fosse così tragicamente preveggente in America oggi. Come sempre un grande M. Shannon che noi adoriamo, candidatura per il Miglior attore non protagonista.


SPOTLIGHT
Spotlight è il runner-up dei film del 2015, con la sequenza d'azione in cui Mark Ruffalo furiosamente cerca di fermare un taxi. Narra le vicende reali e vergognose venute a galla dopo l'indagine del quotidiano The Boston Globe sull'arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto alcuni casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie americane. L'indagine valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003.
Il notevole il film di Tom McCarthy è dedicato alla squadra di giornalisti che ha scoperto l'enorme insabbiamento di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, ma chiamare questo un atto d'amore per il giornalismo investigativo è cercare di screditare il notevole lavoro di McCarthy, del co-sceneggiatore Josh Singer, e di tutto il cast. Queste persone non sono eroi nel tipico senso della narrazione, e non sono santi. Il film non richiede affetto o adulazione per le persone che segue. Hanno solo fatto il loro maledetto lavoro, non importa il costo. La trama di Spotlight offre un parallelo per i molti punti di forza del film, per portare alla luce questa storia orribile, è stato necessario molto: persone (avvocati, superstiti, registi, editori); fatti che non possono essere negati; errori schiaccianti ammessi; rischi presi che si sono dimostrati utili. McCarthy studia gli eventi senza batter ciglio, e forse il momento più sconvolgente appare, senza fanfare, nei momenti finali del film, dimostrando che a volte c'è solo una cosa necessaria per scuotere la gente: solo i fatti, signori, i fatti. Il film, negli Stati Uniti, è stato vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti, per la presenza di linguaggio e riferimenti sessuali.


IT FOLLOW
Potremmo parlare di metafore. O potremmo parlare dell'aspetto più importante di un film horror: se sia o no realmente pauroso. E ne consegue che si, spaventa, se non altro per la sua comunanza. Amiamo tutti lo Squalo, ma la maggior parte di noi non è stato minimamente terrorizzato da un grande squalo bianco-mangiatore di uomini. Halloween, potremmo citare, ma la maggior parte di noi non sono stati inseguiti da un serial killer. Ne consegue, d'altra parte, che questo film si basa sulla paura, molto più facilmente riconoscibile, di qualcuno, che lentamente cammina dietro di noi. Non indossano una maschera. Non ha un arma. Potrebbe essere un conoscente, ma il più delle volte, è un perfetto sconosciuto. Questo minimalismo è il mostro di David Robert Mitchell, che è spaventosamente facile da ricreare - almeno nel senso visivo di base. Questa cosa che ci segue potrebbe arrivare da qualsiasi luogo e essere chiunque, avvolge la periferia del Michigan come quella della nostra città. E' la perdita dell'innocenza che ci terrorizza, è di questo che il film ci parla. Impressionante.
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THE REVENANT
Non l'abbiamo ancora visto. Ma è difficile mettere in discussione il regista Alejandro González Iñárritu. Che nei suoi film privilegia stile e sostanza, estro e carattere. In The Ravenant, la sua ultima fatica è l'uomo contro la natura. La storia vera, ci dice il regista, di Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) che viene abbandonato, creduto morto, dopo l'attacco di un orso. Le belle e lunghe carrellate non sono una novità per il regista, ma la sequenza di apertura della battaglia è impressionante quasi come quella vista in Salvate il soldato Ryan di Spielberg, nello sbarco del D-Day. Emmanuel Lubezki probabilmente vincerà il suo terzo Oscar consecutivo per la Miglior Fotografia, per il suo magnifico lavoro con la luce naturale. Colonna sonora del grande Ryuichi Sakamoto, con Alva Noto. Nel complesso, una collezione inquietante di stringhe lacrimose, synth e basso che rispecchiano il paesaggio e l'azione con risultati convincenti. Un film sull'amore e odio, che ci piacerà sicuramente.
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SICARIO
Un grande Benicio del Toro per una storia che ci fa riflettere. Certo non c'è spiegazione ragionevole del perché il Sicario è stato escluso da ogni categoria al Golden Globe Award: questo tesissimo ​​dramma poteva gareggiare come Miglior Film, Miglior Regista per Denis Villeneuve e soprattutto per il miglior attore non protagonista, un gigantesco Del Toro, presenza laconica ed inquietante, misterioso e magnetico, qui ai suoi massimi livelli. . Non ha senso. Nonostante le snobbe tipo Jobbs, Sicario rimane uno dei migliori (e più recensiti) film dell'anno: un resoconto reale e brutale della disastrosa guerra americana alla droga, che come sempre travalica i confini tra il giusto e sbagliato, tra i cattivi e le vittime, vincitori e vinti. L’agente della CIA cialtrone e bugiardo per il quale il fine giustifica ogni mezzo, il “collaboratore” mosso soltanto dalla sete di vendetta che persegue un obiettivo personale, l’agente dell’FBI rigorosa ed idealista, una “legalitaria” che si illude di combattere dalla parte giusta e i narcos, che dominano con il terrore. Alla fine, ognuno resta in piedi, su entrambi i lati. Il film non offre risposte o soluzioni, ma la carneficina che vediamo sullo scherma sta lì a suggerire che l'attuale strategia, da entrambe le parti, è totalmente nel più totale caos. L'agente dell'FBI Kate Macer (Emily Blunt), lo impara nel modo più duro, e con risultati devastanti. Una meditazione su vicende reali (e in corso) è ciò che mantiene i nervi degli spettatori illuminati e sfilacciati. Anche dopo la scena finale, con la Blunt sconvolta in piena luce e totalmente vulnerabile, mentre Del Toro resta avvolto dall’oscurità, autentico angelo della morte che si rivela un attimo prima di venire inghiottito dalle tenebre, sentiamo di avere ancora molto da temere. Davvero un grande film.
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MAD MAX: FURY ROAD
Vale la pena di vederlo anche solo per Coma, aka Doof Warrior, una creatura cieca, folle, che nel film è in cima a questa camion/macchina da guerra, equipaggiata con muraglie di amplificatori e un piccolo esercito di batteristi nel retro. Quassù potete osservarlo mentre si diverte con la sua chitarra a doppio manico: magari non ci avete fatto caso ma la chitarra è anche un lanciafiamme! George Miller ci parla di guerre cruente tra popoli per il controllo di un territorio dall'aspetto post-apocalittica, in una landa arida e dai fastidiosi colori giallino bruciato.
Il protagonista passa la prima metà del film a fare la sacca di sangue sballottato sul cofano di una macchina-kamikaze, e per le esplosioni e i disastri che sono così scenografici, tornare alla realtà è davvero un casino. Fury Road è la migliore e più coerente pellicola a grosso budget di Hollywood ultimo periodo, un opera rock lunatica e un un master class femminista ed è tante altre cose: una visione dell'inferno distopica che non potrebbe essere più divertente a riguardarlo più e più volte. Alla fine è Doof il vero protagonista del film, i cui suoni sono opera di Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs.
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THE LOOK OF SILENCE
Abbiamo dedicato più post ai documentari, che quì su INTERZONE SONO MOLTO CONSIDERATI. E il compito del film documentario è di ricordare - per contrastare le forze che reprimono e cercano di cancellare la memoria, anche quando queste forze sono e rimangono saldamente al potere. Come il suo predecessore del 2013, The Act of Killing, di cui anche abbiamo già parlato, The Look of Silence ci ricorda che è stato girato con molti rischi. Innumerevoli sono i nomi nella sequenza dei titoli di coda, sostituiti con un semplice "Anonymous". E' la testimonianza inquietante che, per le famiglie e i sopravvissuti alle uccisioni di massa indonesiane del 1965 e nel 1966, che l'orrore persiste. Il film è concentrato su i responsabili, un'esplorazione affascinante su come degli assassini, responsabili di orribili crimini di massa razionalizzano le loro azioni. The Look of Silence gira la lente sui sopravvissuti, costretti a interagire con questi assassini su base giornaliera, e così facendo dipinge un quadro più completo di una società in guerra con se stessa. Il nucleo emotivo del film è Adi, un ottico il cui fratello è stato ucciso in quei massacri. Adi affronta gli uomini responsabili di aver ucciso il fratello e milioni di altre persone innocenti. Il regista Joshua Oppenheimer sfrutta a pieno l'effetto, forzando un confronto che vede Adi determinato a raggiungere la verità, anche se questo significa mettere a rischio la propria vita. Il fratello di Adi è morto solo perchè.. era comunista.
The Look of Silence non è il più potente film documentario del 2015; è il film più potente, punto. Esso dovrebbe essereproiettato nelle scuole, per gli studenti di storia, sì, ma anche per gli studenti dell'umanità. Nel caso in cui vi state chiedendo chi sono gli studenti dell'umanità, vi dico che dovremmo essere noi tutti.