30/01/16

Johnny Lydon ha 60 anni! Gli auguri di Interzone e di M. McLaren e Blondie

Qui non festeggiamo i compleanni, ma  Johnny Lydon se li merita tutti, i nostri auguri. Si, perchè Johnny il 31 gennaio compie 60 anni! Se li merita perchè ci ha guardato dritto negli occhi, dal palco dell'Atlantico Live nel bellissimo concerto tenuto nella capitale e ci ha gridato: <<"tutti voi, vi conosco tutti, uno per uno!"..>>
L'aura carismatica, il narcisismo del dandy, l'aria furba da sacro barbone che possiede..la saggezza. Si, quella sera Johnny, con lo sguardo profetico dell'indemoniato, lo sguardo di chi ha visto tutto, è stato il nostro pifferaio che ci ha guidato all'acqua. Johnny è come una specie di specchio, dove riflette gli altri, noi. Con lui e attraverso la sua musica e il suo modo d'essere abbiamo sfogato la nostra rabbia e i nostri sensi di colpa e, come genialmente ebbe a dire Malcom McLaren..<<abbiamo fatto dei nostri fallimenti un nobile scopo..>>. Facciamo gli auguri a Johnny Lydon proprio con le parole di Malcom McLaren, l'uomo che inventò i Sex Pistols, quello delle intuizioni geniali, l'archeologo della cultura pop, quello che trasformava i disastri in cose buone.. per poi ritrasformarli in disastri, Malcom che ci regala una postfazione del punk e con Deborah Harry, Blondie per tutti, che invece introduce quello che fu il punk negli U.S.A. e ci racconta il suo amore per i gruppi inglesi.



I MANIFESTI SI scrivono sempre a posteriori, Guardando indletro, se si volesse scrivere un manifesto del punk, si potrebbe partire proprio da questo: il punk ha dato alla gente la possibllità di essere un abbagliante fallimento piuttosto che un tiepido successo. E stata questa la sua grandezza, avere fatto del fallimento un nobile scopo. La musica, la moda, lo stesso movimento, è stato tutto come un'unica affermazione artistica, nata dai miei giorni in accademia. Ricordo che dopo essere stato cacciato percorrevo Kings Road con uno scopo: trovare un posto nel quale la gente come me potesse dare sfogo ai prori bisogni creativi. Volevo gettare un ponte tra l'accademia e la strada. E' stato il destino a far si che andassi a flnire al World's End, un buco scaato in fondo al lato più scuro di Kings Road. Li ho messo su un negozio che vendeva oggetti del passato, ricordi degli anni Cinquanta, dischi e vestiti autentici, che avevano contratto un debito con la cultura pop, ma che in breve si sono trasformati in cultura pop.
PER COMINCIARE, QUEL negozio, per me e per qualche amico, era come il paradiso. Ben presto é arrivato un gran numero di persone disilluse, stufe del mondo. Venivano a sedersi al SEX, volevano fare parte di questa cosa che stavamo creando. Cominciavano a sentirsi diversi e a sembrare diversi. Il look te lo creavi da solo. Se non potevi permetrerri uno dei vestiti in vinile sartoriali che facevamo io e Vivienne Vestwood, ti ficcavi addosso un sacco dell'immondizia e andava bene lo stesso. Per prendere vita, questa nuova moda, questo nuovo modo di pensare, aveva bisogno di un'identità musicale. C'erano quattro ragazzi,li, che spiccavano tra la folla. Hanno preso il nome del negozio, SEX, e io gli ho consigliato di aggiungere la parola "Pistols". Ero in cerca di qualcosa che avesse implicazioni sessuali, qualcosa che potesse funzionare come metafora. E cosi in un attimo avevamo una band che poteva sparare, e che poi ha sparato, dritto contro le cose che non ci piacevano, e cioé praticamente tutto. Ovviamente l'esplosione era troppo forte per essere contenuta e, una volta uscita allo scoperto, la cosa è arrivata fino alle passerelle, nellazona più scura di Soho, poi è sbarcata nei club, e infine é entrata nelle accademie d'arte di tutto il paese. A partire da un negozietto di Kings Road, avevamo creato un modo di vivere, dei valori, un'identità: in poche parole, avevamo costruito l‘infrastruttura per una società alternativa.
(Punk, tutta la storia)



A NEW YORK, il punk é nato nel 1973. Era una scena molto piccola, sconosciuta, a malapena menzionata dalla stampa locale. Non era una realtà evoluta, non era stata ancora né commercializzata, né sfruttata. I Blondie non avevano alcun contatto con il mondo esterno del rock mainstream, e le case discografiche non prestavano la minima attenzione a quel clue stava succedendo. Eravamo solo noi e le altre band del giro: Television, Patti Smith, Talking Heads, Ramones, Abbniamo costruito tutto strada facendo, sperimentando per trovare un nuovo sound. Il nostro pubblico era composto da amici, altri gruppi e ragazzi del Lower East Side. A New York, l'estetica punk era frutto di una sensibilità camp. Eravamo tutti senza soldi, quindi ognuno di noi si inventava il proprio personalissimo stile. Era un miscuglio di glam, classica pelle nera, magliette strappate e elementi mod, perchè era questo il tipo di vestiti che  trovavi facilmente a N.Y. In Inghilterra invece il movimento punk era molto più politicizzato. Ce ne rendemmo conto non appena arrivati lì. Quel che accadeva intorno plasmava la loro visione politica, che si rifletteva anche nella musica. Al centro di tutto c'era l'economia, che era andata a puttane. Un'altissima percentuale di persone viveva grazie al sussidio di disoccupazione. Non c'era davvero alcun futuro per quei ragazzi. La gente dimentica che disasrro fosse quel posto all'inizio clegli anni Settanta. Ricordo molto bene il primo concerto dei Blondie in Inghilterra. Il pubblico era piu che espansivo, direi tribale. Ballavano, saltavano, pogavano e sputavano. L'atmosfera era calda, selvaggia, eccitante. Gli americani, a confronto, erano molto più chiusi. E la loro musica era straordinaria: Stranglers, Clash, Siouxsie Sioux, Slits, Poly Styrene. Sopratrutro i Sex Pistols: erano meravigliosi. Mi ricordavano Beethoven, avevano lo stesso tipo di maestosità. Le esibizioni di quel gruppo erano atti criminali. Non si prcoccupavano di avere o non avere credibilità; vivevano nel loro mondo, pensavano solo all'anarchia. C'era una forte retorica politica in quello che facevano, ma volevano anche i soldi. E le etichette, pur di sbarazzarsi di loro, glieli diedero tutti. Fu davvero la più grande truffa del Rock'n'roll. Ammiravo il modo in cui alcuni ragazzi seguivano e facevano parte della scena punk inglese perché, anche se non suonavano in alcun gruppo, erano tutti molto attenti a crearsi un loro caratteristico look. Il punk trapelava dalla musica che suonavi, dal modo in cui ti vestivi e dai posti che frequentavi. Era inevitabile che finisse per lasciare il segno. Sebbene ora chiunque ci sappia fare ricsce a distinguersi dalla massa, il punk è tutta un'altra cosa ed e ancora tra noi, E stata un'esplosione: la prima vera espressionc di rottura.
(Punk, tutta la storia)


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