11/02/16

David Bowie è stato il mio eroe

INCIPIT
Una vita vissuta .. all'insegna della necessità bruciante di correre, di metersi alla prova. L'ingiunzione al piacere e , inevitabilmente alla sofferenza. Si arriva prima o poi e tutti, a fare dei bilanci. Perchè tutti compiamo delle scelte e viviamo con le conseguenze di queste scelte. Non si deve essere o sentirsi "vecchi" per sentirsi vicino al giro di boa. In qualunque momento puoi sentire che ancora non sei riuscito a stringere con la vita il patto giusto per te. E non si riesce a liberarsi dal passato. Bisogna fare i conti con il fatto che ho (...) anni. Che iniziano ad arrivare i primi segni di cedimento. . Che le sperimentazioni che facevano un bell'effetto a 20,  ora ne producono un altro.Che per lungo tempo si è vissuto negando il tempo che passava..O forse sono solo stanco

Mai, la scomparsa di un artista ci ha colpito così tanto, e così da vicino.

Heroes
Senza ombra di dubbio David Bowie è stato il mio eroe. E' passato ormai del tempo da quando è scomparso, e  come molte altre persone, sto ancora ragionando sul significato che questo ha sulla mia vita. Giornalisti, esperti, sicuramente tanti più qualificati hanno e stanno documentando la lunga ombra che quest'uomo ha proiettato sulla cultura mondiale, negli anni passati e su quelli a venire; da parte mia, voglio solo condividere l'impatto che ha avuto sulla mia vita personale,  sul mio piccolo angolo in questo mondo. Sono cresciuto in una famiglia nonostante tutto , della piccola borghesia, un figlio degli anni '60. Sono e sono sempre stato ambiguo rispetto al posto che avrei dovuto accupare nella società: un miscuglio di voglia di arte, di tecnologia, di impegno. Sempre impicciato in tutto questo, ma mai completamente a proprio agio, e sempre e ancora alla ricerca di un modo per conciliare tutte questa cose. E per tanti anni, David Bowie ha fatto da sfondo a questo balletto interno, una presenza costante nel mio processo di scoperta di sé. E' ora se n'è andato. E io mi sono un pò perso. Chi sarà ora il mio spirito guida? E la mia pietra di paragone? Forse un giorno potrò imparare qualcosa dalla grande uscita di scena di Bowie con Blackstar. Ma per il momento, non sto pensando di morire. Quindi per ora, posso solo piangere, e scavare nella mia anima e ascoltare la musica e le canzoni di Bowie. Ho scoperto Bowie mentre frequentavo la scuola media, attraverso la radio e poi i dischi di un mio cugino maggiore. Questa musica non aveva niente  a che fare con le Hit Parade con cui ci nutrivamo con una dieta costante. Le canzoni, - né hard rock né pop né jazz, ma qualcosa di completamente diverso - la voce, la cadenza, così britannica ed esotica. E i testi, lasciamo perdere.. L'album era Hunky Dory, che ho amato subito, ed è stato il mio album più caro attraverso gl' anni della mia adolescenza. Tra i miei coetani della scuola media forse ero l'unico. Per un pò lo abbandonai, ma alle superiori e con l'ingresso in un gruppo di amici più grandi Bowie ritornò prepotente e stavolta in modo definitivo. Tralasciai l'aspetto selvaggio, la androginia e la bisessualità, le leggende di sesso orale sul palco e  altre buffonate. Era troppo strano, troppo glam e troppo ... queer  e quei tre dischi mi fornirono la prova definitiva che tutto il movimento di quel periodo, new wave, postpunks e new romantics che stava combattendo gli eccessi dei vecchi dinosauri della scena rock, esisteva in non una piccola parte grazie all’esplosione creativa di Bowie a Berlino.

In un tentativo estremo di rehab e in profonda introspezione, Bowie risucchiò e metabolizzò tutto il Krautrock, vomitando tre dei dischi più belli e influenti della musica pop, con il rock ridotto ad  essenza nuda, e world music integrata, qualcosa che pochi stavano facendo in quel momento. Nel processo, non solo Bowie si era reinventato ancora una volta; ma aveva talmente mischiato le carte  che niente sarà più come prima. E io ero nel bel mezzo di tutto questo, un figlio musicale di Bowie, di seconda (o terza) generazione. Alla fine ho conseguito il mio diploma e dopo un po’ ho iniziato a lavorare. La mia passione profonda e costante per David Bowie non è diminuita: ho condiviso con lui non solo il suo geniale talento come scrittore di canzoni ma anche il suo approccio alla della vita, lo stile, la gentilezza evidente , il maestoso fascino dandy, e l'amore genuino per il rock n’ roll.
Bowie è stato una rara leggenda del rock, la cui mitologia è stata definita più dalla sua curiosità intellettuale che dalla sua dissolutezza, legata al consumo delle sostanze, in particolare la cocaina. La sfilata dei personaggi che ha creato durante la sua incredibile discografia ha rappresentato non solo nuovi suoni ed nuova estetica; Bowie è stato essenzialmente un Internet umano, con ogni suo album come un collegamento ipertestuale in una vasta rete di musica underground, arte d'avanguardia, cinema d'essai, e anche un certo tipo di letteratura. Bowie è stato il nesso attraverso il quale (io) e molti fan del rock sono stati introdotti non solo ai Velvet Underground, a Iggy e agli Stooges, ai Kraftwerk e ai Neu !, ma anche a William S. Burroughs e Klaus Nomi, Nicolas Roeg e Ryuichi Sakamoto, fino a Nina Simone. Ha dominato l’era di MTV con Let’s Dance, e mentre la vendita dei  suoi dischi poteva diminuire notevolmente dalla metà degli anni '80, la sua influenza è diventata ancora più profonda e radicata: attraverso gli anni '90, la sua presenza ha permeato l’inconcludente Britpop dei Suede, le opere industriali di Nine Inch Nails, l’anima plastilina di Beck, e quella più dolce di kurt Cobain; drum’&bass, break beat, jungle,chili, elettronica. Ha proseguito nel nuovo millennio con LCD Soundsystem, le reinvenzioni di Kanye West e persino Lady Gaga. L’elenco sarebbe interminabile.
Ho immaginato Bowie come una grande stazione centrale, una ferrovia che si dirama in infinite nuove direzioni. Ho condiviso tutto questo e  anche i tanti problemi: sono caduto duramente. Usci Cristiana F, chi meglio di Bowie poteva sottolineare le vicende dei ragazzi dello zoo di Berlino e di tanti altri sparsi per le città europee? In quell’epoca eravamo delle figure tragiche, accomunati dall’essere inclini a trascorrere giornate svegli a guardare gli stessi film in un lungo e interminabile loop.
"Heroes" è il culmine, l'apice del suo scrivere canzoni, così semplice, così puro, così pieno di emozione. "Heroes" è una storia d'amore in un contesto tragico, un addio alle armi in appena una manciata di versi. E’ una canzone epica e commovente, un inno alla speranza, e alla consapevolezza che nonostante siamo impotenti rispetto ai grandi temi della vita, in definitiva siamo in grado di rubare e assicurarci alcuni momenti solo per noi, e tutti siamo in grado di battere tutti i bastardi che ci ostacolano, anche se solo per un giorno. Sono caduto più volte, ma mi sono sempre rialzato, perché ..<< "..Non smettere mai di cambiare. Reinventa sempre te stesso - anche quando il corpo sta cedendo..>> Una delle tante cose che ho appreso da lui. Un uomo con un talento musicale preternaturale, di una bellezza ultraterrena, e una straordinaria capacità di cambiare la natura stessa della realtà che lo circondava. E lo ha usato per rendere il mondo un posto migliore. Ho avuto la fortuna di vedere David in concerto, più volte. Notti di cui non dimenticherò mai il suono, l’odore, il sapore

La verità è che mi stavo preparando a perderlo un po’ di vista. Sin da quando un attacco di cuore sul palco nel 2004 accelerò la fine della sua carriera da giramondo e l'inizio di una pausa prolungata dalle registrazioni. Ma non ero preparato per un mondo senza David Bowie. Avevo accolto calorosamente nel 2013 The Next Day, era stato un ritorno quasi trionfale, ma non avevo capito, non mi ero accorto che fosse anche l’ un'ammissione che stava lavorando a tempo determinato. Quando ho ascoltato Blackstar  ho pensato che Bowie stesse raccogliendo gli esperimenti che aveva lasciato fuori, alla fine degli anni '70, ancora una volta, spingendo la sua la musica in un lato oscuro, in un territorio ancora inesplorato. E quando ho avuto la conferma che aveva combattuto il cancro che alla fine lo ha stroncato, è impossibile per Blackstar suonare come qualcosa di diverso da un rito funebre esteso. Ogni momento dell'album è intriso di cupa profezia, dal flauto polverizzante che chiude la title track, ai i respiri palpitanti che la aprono. "È un peccato che lei fosse una puttana". La qualità sempre più disincarnata della sua voce, sulla dissolvenza di "Dollar Day," al sassofono onnipresente che suona come se fosse sempre lui a suonarlo. Gli album di David Bowie mi hanno aperto sempre a nuovi mondi; Blackstar mi conduce al più misterioso, spaventoso, e inconoscibile di tutti.
Ed ora eccoci qui. Ci sentiamo come aver perso qualcosa di elementare, come se un intero colore se ne sia andato, e per me è più come se avessi perso un arto, e ancora sento il dolore. "Non smettere mai di cambiare. Reinventa sempre te stesso. Non smettere mai - anche quando il corpo sta cedendo. Cerca di creare qualcosa, fino alla fine. " E’ questo il suo lascito. Il mio eroe. E ho intenzione di fare del mio meglio per onorare la sua memoria, nella mia vita e nel lavoro, si spera, fino alla fine.