29/10/15

Pablo "Ramone" Echaurren: un tributo allo spirito degli anni settanta

“Si tratta di trovare il proprio punto di sottosviluppo, un proprio dialetto, un deserto tutto per se”
(Gilles Deleuze)

Ai Ramones (oggi quì, domani via) è il titolo di uno dei quadri di Pablo Echaurren dipinti in omaggio al gruppo punk nato negli anni settanta.
ll primo disco dei Ramones esce nel 1976. Un anno dopo, la loro musica irrompe come puro concentrato di energia nel clima anarchico, rivoluzionario del ’77, cosi descritto dallo stesso Echaurren:
“Era il 1977, tutt’intorno la citta bruciava sconvolta da gruppuscoli di rivoltosi, corpi speciali camuffati da pischelli, generici street fighting men, schegge impazzite sfuggite di mano a questo e quello. La piazza era un vivaio talmente agitato e intorbidato da ospitare ogni genere di deformazione impolitica: squinternazionalisti, trasversalisti, indiani metropolitani & altro. Io ero fra loro, fra i mohicani romani cioè. Avevo gettato alle ortiche il pennello e impugnato il pennarello dell’agit-pop.”

I Ramones sono adottati come esempio di contro-cultura, in sintonia con le strategie anti-istituzionali del “movimento”, soprattutto della sua ala creativa, di cui proprio Echaurren è la voce collettiva. All’elementarità di un ritmo martellante e ripetitivo basato sul “tre per due” - tre accordi per due minuti -, si accompagnano delle liriche altrettanto brevi - una, due, al massimo tre frasi -, quasi definibili come “haiku-punk”. Al ritmo ipnotico, che funziona alla maniera di un mantra, corrisponde un testo provocatorio, spesso costruito sul non-sense: “Blitzkrieg Bop ”, “I dont’ wanna be learned”, “Second verse same as the first”...
L’elogio della demenza come forma di resistenza, di provocazione, era una strategia propria delle avanguardie storiche. Soprattutto di quella futurista, nei cui testi lo storico dell’arte Maurizio Calvesi gia nel 1978, nel saggio Avanguardia di massa, riconosce la filiazione degli esperimenti linguistici e letterari degli indiani metropolitani. Il gioco di parole, il non-sense, l’elogio dell’idiota, lo stile telegrafico, il calembour sono usati per l’esplosione di significato, per rivendicare al linguaggio un’altra possibilità di senso, una possibilità basata sull’intensita della parola e del suono.

Il testo di una canzone dei Ramones, Beat on the brat with a baseball bat, è sorprendentemente analogo a Sitting like Pat with a bat in her hat, titolo di un quadro di Oyivind Fahlstrom del 1962, ispirato ai comics di Batman. E lo stesso Fahlstrom, artista poliedrico, poeta visuale e pittore raffinato, sembra anticipare il percorso creativo di Echaurren, nell’attraversamento spregiudicato di generi, forme e poetiche, principalmente nell’introduzione della parola e dell’immagine del comic nella pittura. Procedimento adottato da Echaurren sin dagli inizi del suo iter artistico, nei suoi sensibili “quadratini” ad acquarello e china su carta. Per il comic, come anche per Echaurren e i Ramones, si tratta della ricerca di un linguaggio altro
all’interno di quello stabilito: un linguaggio “minore”. Quello che Deleuze qualifica come necessariamente collettivo, politico e sintetico.

I Ramones sono il collettivo per antonomasia: Ramone si diventa, ed ecco gli stessi identici capelli a caschetto, le stesse identiche scarpe da ginnastica, gli stessi identici jeans sdruciti, aperti sulle ginocchia. Un’entita collettiva appoggiata sbilenca alla parete graffitata di una qualunque Strada di New York, un’icona punk fumettistica. I Ramones impersonano quell’idea di “identita partecipata, dilagata, precipitata” (Echaurren), di orizzontalità comunicativa che animava anche il “movimento”. Nell’uso creativo, onomatopeico ( la riproduzione dei suoni attraverso le parole ), essenziale, estatico, della propria lingua si cerca un nuovo linguaggio che vada oltre il significato, inteso come “sequenza di stati intensivi”. I quadri di Echaurren sembrano dipinti al ritmo di questa sequenza. La rappresentazione è schematica; il gesto rapido; i colori acidi galleggiano sulla superficie delle tele; lo spazio si anima nel movimento veloce. Il ritmo Ramones sembra incitare i diversi elementi che configurano il flusso concentrico della pittura. La ripetizione di forme e immagini della composizione acquisisce carattere estatico, lo stesso della musica. L'artista sembra essere agito da un movimento ritmico, come onde scandite dalla circolarità del gesto. Sia nelle tele in cui sono rappresentati i Ramones, ora con aureole ora avviluppati da draghi, sia in quelle piu simili a visioni notturne, tra incubo ed esaltazione, popolate di volta in volta da animali-ibridi, memori dei mostri dell’iconografia precolombiana, tutto gira vorticosamente in questo spaziosenza gravità, in un horror vacui memore delle decorazioni medievali. Nello spazio cosi aperto delle composizioni è come se le immagini perdessero identità e trovassero senso solo nel flusso, nel continuum circolare.

Nel loro essere un omaggio ai Ramones questi quadri diventano nature morte, meditazioni sulla vanitas. Cosi l’ultimo quadro della serie, La fine del tempo, rappresenta una deità femminile che stritola tra le mani i suoi figli, alla maniera di un Cronos primitivo, mentre la morte cavalca falciando teschi. Come omaggio a un modo di essere, quello della generazione rock-punk, che si pensava indistruttibile, questi quadri sono più in generale un tributo allo spirito degli anni settanta, a quel particolare vento di resistenza, anti-accademico, che caratterizza in ugual modo i linguaggi delle avanguardie e dei movimenti rivoluzionari..