16/10/15

Oscuro, fumoso, cupo, pieno di alcol e solitudine: Mark Lanegan Post

Otto anni, otto lunghissimi anni dall'ultimo, meraviglioso Bubble Gum: Mark Lanegan torna ed è.. Funeral Blues. Un disco dal passato che non passa, ma con notevoli cambiamenti rispetto ai dischi precedenti, con le drum machine che spesso sostituiscono la batteria (nonostante in cabina di regia ci sia anche Jack Irons, ex batterista di mille e più band, tra le quali Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam, in compagnia del fido Josh Homme e di Greg Dulli), in un disco elettrico dove synth e tastiere dominano, piuttosto che le magiche chitarre che hanno sempre caratterizzato il sound del buon Mark. Un lavoro che è un antidoto al nuovo conformismo dell'indie rock, al rock alla moda che non graffia e non scuote. Perchè il blues non è solo un genere musicale, ma uno stato d'animo, uno stato d'animo che M.Lanegan ha sempre avuto e che a noi piace, lo sentiamo nostro: oscuro, maledetto, fumoso, irrequieto, paludoso, cupo, pieno di alcol e solitudine ma sempre con una dose di ironia e speranza, di fondo. Mark ci fa sapere di non amare la stampa, il gossip, i riflettori. Gli piace stare per conto suo, con i suoi animali (cani..) e che la privacy è un bene ultra prezioso, di questi tempi. Come non amare lui e la sua musica?











Mark Lanegan - Funeral Blues 


Un album di cover, l'ennesimo. Estetico e melodioso, ripercorre i ricordi d'infanzia di Mark Lanegan e ne illustra  l'ampiezza, insieme alla portata delle sue radici. Con momenti di rara  profondità, questo disco che conferma Lanegan comunque  come una delle voci più potenti della sua generazione, non mi convince. Anzi, con l'esclusione di un paio di pezzi, "She's Gone" ( Vern Gosdin) e  "I'm Not the Loving Kind" del solito  John Cale, non mi è proprio piaciuto. Lo trovo pomposo, monotono, "lento". Forse solo perchè non mi piacciono gli "originali", ma il confronto con l'altro disco di cover di Mark,  I'll Take Care of You, del '99,  è impietoso.  Strano,  avevo letto un pò di recensioni in giro e i pareri sono discordanti: Imitation è considerato un ottimo album, quello della.."maturità" (!) e Blues Funeral come un passo falso. In totale disaccordo, considero il primo  disco, un ottimo disco di cover, non un omaggio alle canzoni di infanzia ma alle sue fonti d'ispirazione, primo tra tutti il J. Lee Pierce dei Gun Club  e  il secondo sperimentale, intrigante, con l'inserimento si synth e drum-machine, che ben si combinano con la sua malinconia. Perchè.. "tutte le canzoni che trasmettono positività e allegria, a me fanno venire una tristezza infinita. Perché dentro di te sai che le cose, nella realtà, saranno sempre diverse".
E' questa l'originalità del buon Mark, quella che tanto ce lo fa amare..


Imitation  (2013, Vagrant Records)
"Flatlands" - Chelsea Wolfe -- Chelsea Wolfe
"She's Gone" - Jan Paxton/Clarence White -- Vern Gosdin
"Deepest Shade" - Greg Dulli -- The Twilight Singers
"You Only Live Twice" - Leslie Bricusse -- Nancy Sinatra
"Pretty Colors" - Al Gorgoni/Chip Taylor -- Frank Sinatra
"Brompton Oratory" - Nick Cave -- Nick Cave and the Bad Seeds
"Solitaire" - Neil Sedaka/Phil Cody -- Andy Williams
"Mack the Knife" - Kurt Weill/Bertolt Brecht -- Bobby Darin
"I'm Not the Loving Kind" - John Cale -- John Cale
"Lonely Street" - Carl Belew/Kenny Sowder/W.S. Stevenson -- Andy Williams
"Élégie funèbre" - Gérard Manset -- Gérard Manset
"Autumn Leaves" - Joseph Kosma/Johnny Mercer/Jacques Prévert -- Andy Williams 


I'll Take Care Of You  (1999, Sub Pop)
Carry Home - 3:00 - (Jeffrey Lee Pierce)
I'll Take Care of You - 2:50 - (Brook Benton)
Shiloh Town - 3:22 - (Tim Hardin)
Creeping Coastline of Lights - 3:20 - (Leaving Trains)
Badi-Da - 3:21 - (Fred Neil)
Consider Me - 3:49 - (Eddie Floyd, Booker T. Jones)
On Jesus' Program - 2:45 - (Overton Vertis Wright)
Little Sadie - 3:23 - (traditional)
Together Again - 2:34 - (Buck Owens)
Shanty Man's Life - 3:12 - (Steven Harrison Paulus)
Boogie Boogie - 2:04 - (Tim Rose)


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Mark Lanegan I'll Take Care of You