12/09/14

Mauro Rostagno, e la playlist di Maddalena

Mauro e Maddalena
Mauro Rostagno,
figlio del grande nord e uomo del profondo sud, incantatore di folle, giornalista, sociologo, arancione, terapeuta, rivoluzionario, tra i fondatori di Lotta Continua. Un misterioso e mortale agguato sulla stradina sterrata che porta alla comunità Saman, centro di accoglienza e recupero per tossicodipendenti da lui fondata e gestita. Gli amici ambigui, come Francesco Cardella e i bilanci ormai miliardari della comunità, i servizi segreti e i foschi scenari di traffici internazionali di armi e droga.. Affascina Mauro perché coraggioso, di quelli, di quei pochi che hanno scelto di combattere davvero la mafia, sul territorio, accusando e raccontando fatti, facendo nomi e cognomi. La figura di Mauro Rostagno è affascinante perché quell’uomo dalla folta barba nera, gli occhi allegri, l’aria un po’ buffa, era un.. irregolare, imprevedibile: operaio, rivoluzionario, capopopolo, e infedele alle idee, all’ideologie, agli stili di vita condivisi, non violento, che aveva più volte ribaltato la propria vita eppure coerente fino alla morte..

C.Pazzaglia
<<C’è uno che fa il giornalista che se lo senti parlare 't’arrizzano i canni’.Questo parla di appalti, dice che tutti gli appalti in provincia di Trapani sono truccati . Ti fa accapponare la pelle>>, cosi dice Francesco Messina Denaro, il boss del mandamento di Trapani, ad Angelo Siino, uno dei contabili della mala, quello che gli appalti li organizzava, quello che si faceva da ponte tra imprenditori; famiglie mafiose e politici, quello che pagava il 2% alle famiglie e il 5% ai politici, che sorride anche lui a pensare che i politici gli costavano di più dei mafiosi, mentre rende la sua deposizione davanti al tribunale.

Siino è un collaboratore di giustizia, sta riferendo di una riunione in una casa al bivio di Trapani Verso l’autostrada. Era accompagnato da Balduccio di Maggio, ll boss della famiglia di San Giuseppe Iato e da `Biagio Montalbano, il boss di Camporeale, gli stessi che lo lasciarono in mezzo al guado- come dice lui, a discutere da solo con Denaro sul problema Rostagno. Denaro gli chiese di risolvere la questione Rostagno, era inteso che dovesse parlare con l’editore della televisione Rtc dove Rostagno lavorava, per chiedergli di intervenire. Cosi fece e sembra che per un paio di settimane il problema si risolse, del resto Silno a quel tempo, era amico di Puccio Bulgarella, l'editore e datore di lavoro di Rostagno. Avevano anche fatto diversi affari insieme, il contatto era sicuro, avevano già trattato con Messina Denaro per risolvere un ' precedente problema; un cantiere edile a Gibellina; era chiaro che avrebbero risolto la questione.

Sembra però che poche settimane dopo, Rostagno si scatenò in nuove dichiarazioni alla tv, cosi ci riferisce Siino, peggio di prima. Parlava ancora di appalti e gli appalti sono soldi. La storia di Rostagno rivive a Trapani, grazie al lavoro della procura. Qui, dove Rostagno è stato ucciso nel 1988 e dove, dopo anni di depistaggi e montature, sembrava che l‘ indagine fosse destinata a concludersi nella totale impunità dei colpevoli. Le indagini erano riprese nel 1996 e finalmente, grazie ad una perizia balistica, si é potuta indicare la firma mafiosa dell`omicidio e chiedere il rinvio a giudizio di Vincenzo Virga, boss mafioso dei trapanese e Vito Mazzara, uno dei presunti esecutori. Per una curiosa dimenticanza non era ancora mai stata effettuata una perizia. Ora in base alla comparazione con le perizie balistiche di altri delitti a carattere mafioso, avvenuti sia prima che dopo il delitto Rostagno, si è potuto iscrivere anche quest' omicidio in una serialità di atti criminosi a matrice mafiosa. Oggi sappiamo che poco tempo prima di morire Rostagno era stato sentito dai carabinieri di Trapani, lo avevano interrogato su un suo servizio televisivo in cui denunciava la presenza di Licio Gelli a Trapani. Il l verbale era andato perso, o dimenticato per 22 anni, oggi è agli atti nel processo. Così come tra gli atti del processo sono stati acquisiti due faldoni di appunti di Mauro Rostagno, il menabò di quella che sarebbe dovuta essere la sua prossima trasmissione televisiva su Rtc, dal titolo 'Avana‘. E se andate a cercarla su google vedrete Rostagno con un cappello Panama in testa, vestito di bianco che fuma un sigaro Avana. Forse una satira semiseria dei boss, siciliani, un vestito che gli è costato la vita. Il movimento del I68 a Trento, la fondazione di Lotta Continua e poi la meditazione in India sono soltanto alcune delle tappe della vita di Rostagno. All’inizio degli anni '80 Mauro Rostagno si sposta in provincia di Trapani, dove fonda 'Saman' una comunità per la riabilitazione dei tossicodipendenti.

Qui Rostagno unisce il lavoro nella comunità all’attività giornalistica presso Rtc, la televisione locale attraverso la quale denuncia gli intrecci tra potere mafioso e potere politico del territorio, in un momento in cui le parole ’trattativa Stato-mafia' dovevano ancora venire, forse perché c' era in quel periodo un totale accordo, non c' era distanza tra Stato e Mafia, come dice Leoluca Orlando, vecchio e nuovo sindaco di Palermo. Cinque colpi di fucile colpiscono Rostagno alla guida della sua macchina, una Duna bianca. Aveva appena registrato una puntata e tornava in comunità lunga una strada di campagna. L’illuminazione era stata tagliata, solo i fari delle macchine ad illuminate lo sterrato. Un agguato e un luogo di morte a dir poco comune in quella storia non così lontana, nei tenitori della mafia: era il 26 settembre 1988. <<La celebrazione di questo processo, inusuale, comunque dimostra che seppure in maniera tardiva, e nonostante i depistaggi, la giustizia alla fine arriva>> afferma il procuratore aggiunto Antonio Ingroia. <<Mauro Rostagno era uno degli uomini liberi e coraggiosi del mondo dell’informazione che è stato ucciso dal potere politico-mafioso>> ha affermato sempre Ingroia, sperando che il processo possa portare <<a scoprire tutta la verità; mostrando chiaramente non solo gli esecutori ma anche i moventi e i mandanti di questo omicidio, che oggi hanno ancora il volto coperto>>.

In questi anni la figura di Mauro Rostagno, in modo forse imprevedibile ma sicuramente grazie alla forza magnetica che ha dimostrato in vita, è diventata sempre più un riferimento ed un elemento di racconto. Il sue lavoro di giornalista è la sua storia sono al centro di nuove produzioni: quest’ anno il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e l‘Associazione Ilaria Alpi hanno dedicate alla figura di Mauro Rostagno il premio “Una storia ancora da raccontare”; nel 2010 un fumetto edito da Becco Giallo racconta la vita di Rostagno; su tutti un libro, “Il suono di una sola mano”, scritto dalla figlia Maddalena Rostagno e edito da ll Saggiatore nel 2011, è un ritratto di Mauro Rostagno attraverso gli occhi della figlia minore, che unisce al ricordo il caparbio lavoro per cercare la verità. Forse oggi Rostagno si riscopre un contemporaneo. Cosa direbbe oggi Rostagno al suo pubblico? Cosa direbbe ai manifestanti di Occupy Wall Street e che direbbe della crisi che sta attraversando l'Europa? La galassia Rostagno potrebbe essere messa alla prova con la realtà globale, con il mondo contemporaneo.

MADDALENA ROSTAGNO
<<Ricordo che per diverso tempo, molto tempo, sono stata arrabbiata con lui. Che non mi aveva detto niente del pericolo che stava correndo. Che aveva ` rinunciato a me, a noi, per il suo lavoro. Che aveva deciso di andare avanti da solo. Ricordo che quell’idea, l’idea di quello che successe, non mi era mai venuta in mente nemmeno per un millesimo di secondo. Che non avevo nessun sentore di pericolo, che fu davvero come l’elaborazione dell’inelaborabile. Ricordo che per diverso tempo, molto tempo, non ho mai parlato con nessuno di lui, di quello che gli era successo; di noi, di quello che ci era successo.

Ricordo che il 27 settembre 1988 sono andata in camera sua, a rovistare, in cerca di qualcosa, una lettera, un messaggio, qualcosa che mi desse una spiegazione. Ho trovato una lettera di Renato Curcio. Da quel momento abbiamo iniziato a scriverci. Ricordo che il 27 settembre 1988, in una cava poco distante da Saman, é stata trovata una macchina bruciata, appartenente al parco macchine della mafia e rubata a Palermo il 30 marzo 1988 “ed oggetto di tempestiva denuncia”.

Ricordo che il 27 settembre 1988 una delle prime persone ad arrivare a Saman è stato Paolo Borsellino. Ricordo che il 29 settembre 1988 il procuratore della Repubblica Antonino Coci ha rilasciato un intervista al Giornale di Sicilia. Il giornalista gli ha chlesto: <<Ma Rostagno è stato ucciso dalla mafia?>>. Lui ha risposto: <<E come si fa a dirlo? Bisognerebbe prima essere sicuri dell’esistenza di gruppi organizzati». <<Trafficanti di droga?>> <<Che io sappia, Trapani non è un centro del traffico di eroina [ . .] Posso dire che dal luglio del 1987 al giugno scorso, in Procura non è arrivato alcun rapporto di polizia giudiziaria per associazione mafiosa. E allora come si fa a dire che esiste la mafia a Trapani?>>
Ricordo che qualche riga dopo, nella stessa intervista, il procuratore della Repubblica Antonino Coci ha aggiunto: <<Perché la gente dovrebbe ribellarsi alla mafia? La mafia qui ha portato soldi, benessere, lavoro e tranquillità>>.

"Ricordo che le indagini sono state affidate al pubblico ministero Francesco Messina. Ricordo che il 1° maggio 1989 è stato ucciso un certo Vincenzo Mastrantonio, l’autista più fidato di Vincenzo Virga. Negli ambienti di Cosa Nostra dicono che sono “padrino e figlioccio”.

Ricordo che proprio il 26 settembre 1988 sulla strada per Saman c’ era un blackout e che proprio questo Vincenzo Mastrantonio di mestiere faceva il tecnico Enel.

Ricordo che quando abbiamo iniziato a lavorare su questo libro, ho pensato che per descrivere Mauro ci sarebbe voluto un disco in allegato. Una compilation, dieci Canzoni per ogni momento della sua vita, per ogni mio ricordo. Avrei scelto:

l) Sultans of swing dei Dire Straits, perché è lui che balla, scanzonato, appassionato.
2) Cuanta pasion di Paolo Conte, perché <<una ilusion temeraria, un indiscreto final>>.
3) The sound of silence di Simon & Garfunkel, perché é la canzone che scelsi come colonna sonora per accompagnarlo al cimitero.
4) Voglio vederti danzare di Franco Battiato, perché la ascoltava quasi ogni giorno.
5) Me and Bobby McGee di Janis Joplin, perché é Janis Joplin.
6) Bartali di Paolo Conte, perché è lui, godereccio e dissacrante.
7) Emozioni di Lucio Battisti, perché lui tanti anni prima aveva detto ai compagni che Battisti si poteva ascoltare, anche se non era un compagno.
8) Rimmel di Francesco De Gregori, perché forse nel suo salotto De Gregori stava suonando proprio quella, mentre io facevo la pipì sul suo tappeto. `
9) Andrea di Fabrizio De Andrè, perché è una canzone d'amore e una canzone contro la guerra
10) La libertà di Giorgio Gaber, perché parla di libertà, perché libertà é partecipazione.

Ricordo che il 13 ottobre 1988 Renato Curcio mi ha riportato in una lettera ciò che gli aveva scritto Mauro poco tempo prima:

<<Vent’anni fa non ci siamo incontrati per caso a Milano, in una mansarda. Non c’é il per caso. Anche la testuggine oceanica che viene in superficie solo una volta ogni duecento anni e passa la testa dentro il buco rotondo in una tavolaccia che galleggia.. non è per caso>>.