24/09/14

Rock, è un paese per vecchi: Buzzcocks

Il Primavera Sound di Barcellona, megafestival tenutosi il 6, 7 e 8 giugno ha fatto registrare quest’anno la bellezza di circa 200 mila presenze. Quando si tratta di riflettere sulla musica pop dal vivo e sulle tendenze della scena contemporanea, la kermesse spagnola é la cartina di tornasole più attendibile dell'intera Europa continentale. Il comunicato finale degli organizzatori ci informa che.,. l'obiettivo dichiarato di <<offrire uno sguardo esaustivo sul presente, ricostruendo una possibile storia della musica>> è stato raggiunto. Un analisi delle statistiche del festival ci dice che l’età media degli spettatori è stata stimata intorno ai trentatré/trentacinque anni di età. Che significa si giovani, ma giovani adulti, con già con qualche stagione discografica alle spalle, un po’ di memoria storica e più vicini a un riascolto critico che all’eccitazione di andare a scoprire nuovi gruppi. E infatti, artisti attempati (da Julian Cope a di Peter Hook, ex luogotenente di New Order e Joy Division) hanno trovato il luogo d'elezione per rispolverare la propria storia. Pubblico attento e rigoroso, lontano dagli schiamazzi adolescienziali..

Arriviamo al punto e cioè che nelle sue varie incarnazioni, il rock sembra soprattutto un paese.. per vecchi. E se non proprio degli ultrasettantenni come i Buzzcocks, i Television, Inspiral Carpets o i Loop, chiamati appositamente a rinverdire i fasti di un tempo, c'é un’alta probabilità che sulle ribalte più in vista della musica live soggiornino complessini di signorotti di mezz'età, attorno hai cinquanta e rotti. Infatti, i primi e più importanti contratti da chiudere sono sempre quelli con i gruppi freschi di reunion, confermando che la principale attrazione dei programmi dei maggiori festival sta appunto nelle vecchie glorie. Moltissimi, insomma, accorrono per vedere all’opera musicisti che disertavano le scene da una decade e più circa, a rivivere la storia che fu giusto il tempo di un bis: Blur, Slint, Black Emperor e l’attesa rimpatriata dei Neutral Milk Hotel, quelli più recenti che ancora ci risuonano nelle orecchie, e che appena precedono gente come Pixies, Veloso, Dr John etc.. Ed è difficile dar loro torto. Centinaia di migliaia di nostalgici non possono sbagliare, e la musica pop di oggi i grandi numeri li fa solo rispolverando gli archivi.






I DON'T MIND
Il punk originale, la sua purezza iniziale si esaurì davvero rapidamente, ma la ricaduta, come sappiamo, andò avanti e avanti. Quando dopo circa meno di un anno, e parliamo del '77 alcune riviste (come Woman’s) iniziarono a pubblicare articoli come "DIY, punk per tua figlia", comparvero nelle vetrine dei negozi vestiti punk. E non ci volle molto a capire che il fenomeno era entrato nel giro del grande consumo, si era.. diluito. Howard Devoto, fondatore e front man dei Buzzcocks, uno dei gruppi fondamentali del movimento inglese, una delle poche band che dal vivo avevano un gran muro di suono, cioè sapevano davvero suonare,  lasciò la band proprio nel ’77, dopo l’incisione del primo disco, quindi quasi all’inizio. Manchester fu la città che, dopo Londra, ebbe la scena punk più appassionata e sviluppata. Il via lo diedero sempre loro, i Pistols, con due concerti tenuti in città alla Lesser Free Trade Hall nel giugno e luglio del 1976, che galvanizzarono giovani musicisti, scrittori, fannulloni e buoni a nulla del luogo. Howard Devoto e Peter Shelley furono i co-promoter delle due esibizioni e subito dopo formarono i Buzzcocks, che scrissero alcune delle canzoni più memorabili dell’intero periodo. Il nome fu preso dalla fine di un articolo su Time Out: "Get a buzz, cock!". (Fatti una risata, pirla!) e il gruppo contribuì a imporre Manchester come seconda città punk dopo Londra e la sede più creativa, dopo che la capitale ne fu satura. Inoltre, Spiral Scratch fu il primo disco prodotto da un etichetta indipendente, fondata dagli stessi Buzzcocks, la New Hormones. Dopo l'abbandono di Devoto, i Buzzcocks divennero una delle prime formazioni post-punk, sfornando dischi fondamentali, come Another music in a different kitchen, Love bites, A different kind of tension..

Tutto dei Buzzcocks
SPIRAL SCRATCH (New Hormones ORG, 1977; ristampato nel 1979, quando raggiunse il 31esimo posto nelle classifiche britanniche; ripubblicato nel 2000 da Mute Grey Area sia in Cd che in vinile).
Poi doclici singoli e tre album, quasi tutti fondamentali:
Orgasm Addict / Whatever Happened To (UA, 1977)
What Do I Get/Oh Shit (UA, 1978), #37
Love You More /Noise Annoys (UA, 1978), #34
Ever Fallen In Love (UA, 1978), #12
Promises /Lipstick (UA, 1978), #20
Everybody's happy Nowadays / Why I Can’t Touch It? (UA, 1979), #29
Harmony in my Head / Somethihgs Going Wrong Again (UA, 1979), #32
Are Everything/Why She's a Girl from The Chainstore (BP, 1980) #61
Strange Thing /Airwaves Dream (BP, 1980)
Running Free / What Do You Know’ (BP, 1980)

Tutti i 45 giri fino a Harmony in My Head non inclusi negli Lp sono raccolti in SINGLES GOING STEADY (IRS, 1979; EMI, 1981, anche in Cd). 
Gli ultimi tre fiirono raggruppati in PARTS 1-3 (IRS, 1981). 
Entrambe le antologie si trovano, cosi come i tre Lp, in PRODUCT (triplo Cd EMI, 1989).
ANOTHER MUSIC IN A DIFFERENT KITCHEN (UA, 1978), #15.
Le prime cento copie erano avvolte in una busta di plastica grigia. Il meglio: Fast Cars, NoRepley e GerOn Our Own, Sixteen, Fiction Romance, Autonomy I Need, Moving Away From The Pulsebear (quest'ultimo brano edito in un 12” da discoteca in tirarura limitata).
LOVE BITES (UA, 1978), #15.
II meglio: Operators Manual, Nostalgia, Just Lust, ESP.
A DIFFERENT KIND OF TENSION (UA, 1979), #26.
Il meglio: I Don’t Know What 'to Do \With My Life, Money; Hollow Inside, A Different Kind OfTension, I Believe. .
Bootleg: T1ME’S UP (Voto, 1978; poi su Cd Document, 1991; e ancora nel 2000 per Mute Grey Area con note dettagliate, foto inedite e traccia multimediale con il primo concerto della band alla Free Trade Hall,registrato in Super-8). Dieci Canzoni dai primi provini dei Buzzcocks (1976), tra cui: Boredom, I Can’t Control Myself, Orgasm Addict, Drop In The Ocean, I Love you Big Dummy: Devoto canta, il gruppo stride: il risultato è un tipico prodotto del 1976, persino nella variazione del testo della loro versione di un brano dei Troggs: “Una sensazione del genere potrebbe distrugere una nazione”.
Una raccolta su Cd dei primi anni Novanta, OPERATOR’S MANUAL è ancora disponibile presso la EMI, come pure le BBC SESSIONS e CHRONOLOGY (1997) che raccoglie demo e outtake tra cui Run Away From home di Paddy Garvey. Esistono anche un paio di Cd con live dei tempi d’oro: LIVE AT THE ROXY (Receiver) risalente ad aprile 1977 e BEATING HEARTS (Pilot 2000) che comprende un concerto di Manchester (27/10/1978) e un altro, successivo di un anno, al Rainbow Theatre di Londra.
(# posizione in classifica raggiunta)
Nel 1992, i Buzzcocks si sono riformati con Pete Shelley, Steve Diggle e un nuovo bassista, Tony Arbour, dando avvio a una seconda carriera riaperta dall’album TEST TRADE TRANSMISSION (1993). Erano la band di spalla ai Nirvana durante lo sfortunato tour europeo del 1994.

Nel 1999 la Toyota ha usato What Do I Get per spot trasmessi nelle maggiori reti televisive statunitensi.
Tutte le copertine dei Buzzcocks furono disegnate da Malcolm Garrett.
Quest'estate sono passati a Roma, a Villa Ada, ma me li sono persi. Amici mi hanno riportato che è stato un ottima esibizione, e davvero non avevo dubbi..