07/01/14

Il ritorno di Christiane, F

Per tanto tempo mi sono chiesto dove fosse finita, dopo aver visto il film (e, questa volta dopo, aver letto il libro..)  Le notizie erano vaghe e sempre più disparate: chi la dava per dispersa, chi affermava che aveva cambiato completamente vita, chi ancora impelagata nei sotterranei degli stupefacenti, chi addirittura che fosse morta. Certo che Christiane Vera Felscherinow, meglio nota con lo pseudonimo di Chistiane F, è stata un mito e un icona per un intera generazione. Non solo eroinomane, ancora minorenne, ma scrittrice e musicista (è stata la compagna di Alexander Hacke, componente degli Einsturzende Neubauten, gruppo post-industrial e massimo esponente del rock d'avanguardia tedesco e del cosidetto "modernismo primitivista", ossessivi nelle loro parabole di autodistruzione, di oppressione sociale, di emarginazione..), Christiane ritorna, dopo Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, con un nuovo libro, La mia seconda vita, in collaborazione con la giornalista Sonja Vukovic, in cui racconta cosa è sopravvissuto al di là del mito,e di una città, Berlino, insieme ad articoli e commenti sulle politiche tedesche ed europee sulle droghe, su i programmi di recupero dei tossico dipendenti, i costi sociali derivanti e sui nuovi tipi di stupefacenti. Ricordo i capanelli che si formavano fuori la sala dove si proiettava il film di Uli Edel (che è del 1981) , dove si poteva comprare la "roba", a dimostrazione che molti di quella generazione non avevano ben capito cosa quel film volesse affermare, cioè l'inferno in cui si cade con l'abuso di eroina,di come sia difficile, durissimo uscire dalla dipendenza e gli errori e la miopia della cosidetta borghesia in merito al problema delle droghe. Ricordo ancora, a chi non lo ha visto, che la colonna sonora fu affidata alle canzoni di David Bowie, (in quel periodo ancora a Berlino impegnato nella sua trilogia) che compare nella pellicola in concerto con Station to Station e che per l'occasione registrò la versione di Heroes in tedesco. Mi sono così imbattuto in una bella intervista alla rediviva Christiane a firma Natasha Ceci e apparsa sul numero di Alias del 4/01/014, in cui ci racconta un pò della sua vita e la genesi del nuovo libro, che uscirà in Italia agli inizi di Febbraio. Buona lettura..

<<Non avremo più alcuna voglia di ritornare su>>. Con questa frase si chiudeva il libro Christiane F Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino nella descrizione di una cava di calce persa nella campagna di Amburgo, come un piccolo Eden nascosto e limitrofo alle droghe. Eravamo rimasti li, tra la fuliggine di Bahnhof Zoo, i tacchi e la busta di plastica di Natja Brunckhorst, protagonista della versione cinematografica del 1981 e la mitologia che attraversa una città alimentando iconografie e un eterno dibattito pubblico.

Sonja Vukovic, quale é stata la genesi del libro?
Lavoravo per la testata tedesca Die Welt e durante la ricerca di una storia mi sono imbattuta nel trentennale del fillm di Uli Edel e ho deciso di rintracciare Christiane. Non è stato facile, nemmeno dopo averla trovata e dopo aver conquistato la sua fiducia, Alla fine il materiale che avevo era cosi ricco che l'idea di un libro prendeva naturalmente forma. Cosa c’era dopo la cava di calce? Tra il 1981 e il 1984 Christiane tenta la carriera musicale assieme al suo compagno Alexander Hacke, componente della band Einsturzende Neubauten, in seguito trascorre un periodo in Svizzera presso la pittrice Anna Keel, moglie dell'editore svizzero Daniel Keel. Nel 1985 è arrestata per detenzione di stupefacenti e dal 1987 al 1993 vive in Grecia con il fidanzato Panadiotis fino a quando viene arrestato per spaccio e Christiane torna a Berlino. Nel 1996 ha un figlio e nel 2007 in un’intervista alla televisione tedesca dichiara di assumere metadone e non più eroina ma le sue condizioni di salute sono gravi: è affetta da una forma cronica di epatite. Nel 2008 i media possono leccarsi i baffi alla notizia drammatica secondo cui le autorità berlinesi le hanno sottratto la custodia del figlio a causa di una ricaduta nella tossicodipendenza. Eppure la seconda vita di Christiane è molto altro.
Perché ha deciso di raccontarla?  
Perché i media hanno pubblicato ovunque storie su di me, risponde Christiane, ma il loro interesse era rivolto solo a capire se fossi ancora una tossicodipendente o no. Io volevo dire: salve, ho 51 anni, sono una madre, sono ancora viva e non sono più Christiane F. ma la Signora Felscherinow e ho fatto un ottimo lavoro con mio figlio.
Che rapporto ha con il mito di “Christiane F” ?
Sono diventata famosa improvvisamente. Non potevo immaginare che impatto quel libro avrebbe avuto, io avevo solo sedici anni e raccontare era per me una ottima terapia, I miei genitori non se ne preoccupavano e sono diventata una star e uno stigma allo stesso tempo. Per il pubblico io ero semplicemente la tossicodipendente più famosa.
La sua biografia é anche la biografia di una generazione?
 Mi sono sempre chiesta chi fossero quelle persone che leggevano la mia biografia. Ma non mi sono mai chiesta perché: non ritengo che ci sia qualcosa di speciale in essa. Centinaia di persone hanno avuto e hanno una storia simile alla mia.
E’ cambiata la “scena” della droga oggi?  
Non credo che sia cambiata molto, tranne per il fatto che puoi chiamare lo spacciatore tramite un telefono cellulare. Ma non sono più in quel giro oggi, sono diventata madre quando avevo 34 anni e da allora sono in un programma di sostituzione.
Cosa pensa delle politiche tedesche sulla droga? Nel quartiere berlinese di Kreuzberg si é acceso un dibattito sulla eventuale apertura di un coffee shop..
Non parlo delle questioni politiche da quando molti giovani consideravano romantico e affascinante tutto cio che leggevano nel libro con una conseguente pubblicazione di articoli su come genitori e insegnanti potevano seguire questi ragazzi ammaliati da quei racconti. Non so dire se sia un bene o no.
Come immagina la sua terza vita? 
Vorrei una casa in campagna, silenziosa e circondata da animali. Forse vicino a un lago o a un bosco.

<<La storia di Christiane non é solo una storia di tossicodipendenza, ma anche quella di una ragazza che deve badare a se stessa, dall'infanzia trascurata, alla ricerca di una propria identità, di un equilibrio>>,
spiega Sonja Vukovic. La ricercae è continua, febbrlle, attraversa la storia di una generazione, combatte con uno stigma, quello di essere non Christiane, non Christiane Felscherinow ma Christiane F. per sempre. Ogni capitolo del libro è una chance che la donna non ha saputo, voluto, potuto cogliere, dietro una ribalta che ha divorato la sua adolescenza e che oggi 1’addita come una madre tragica. Se lei e cambiata il rnondo attorno ha però la stessa stoffa. La criminalizzazione dell ’eroinomane continua a creare corti circuiti con la doppia moralità di una società intrisa di tossicodipendenze, nel giro di vite del clubbing, della nuova classe creativa, e di tutti coloro che non necessariarnente hanno coscienze da espandere ma solo un desiderio di puro stordirnento. La tolleranza, qualora ci fosse, resta apparente, celata come sempre sotto la maschera del controllo sociale. Christiane Felscherinow resta anche un simbolo di una generazione falciata in un luogo specifico, ovvero Berlino Ovest degli anni Settanta Ottanta, perduta tra Est e Ovest, che pulsava decadente sotto la patina glamour e internazionale data da Bowie e Iggy Pop e che cercava di cicatrizzare tutte le sue ferite storiche.





03/01/14

Borges: La muraglia e i libri

Saggi letterari, racconti, galleria di ritratti, divagazioni sul destino, sui sogni, sulla persona umana, sul raro ..
J. L. Borges, Altre inquisizioni..

La muraglia e i libri
Lessi, giorni addietro, che l’uomo che ordinò l’edificazione della quasi infinita muraglia cinese fu quel Primo Imperatore, Shih Huan Ti, che dispose anche che venissero dati alle fiamme tutti i libri scritti prima di lui. Il fatto che le due vaste imprese - le Cinque o seicento leghe di pietra opposte ai barbari, la rigorosa abolizione della storia, cioè del passato - procedessero da una persona e fossero in certo modo i suoi attributi, inesplicabilmente mi soddisfece e, al tempo stesso, m’inquietò. Indagare le ragioni di quell’emozione è il fine di questa nota. Storicamente, nessun mistero si cela nelle due misure. Contemporaneo delle guerre di Annibale, Shih Huang Ti, re di Tsin, ridusse in suo potere i Sei Regni e annientò il sistema feudale; eresse la muraglia, perché le muraglie servivano di difesa; bruciò i libri, perché l’opposizione invocava la loro testimonianza per elogiare gli antichi imperatori. Bruciare libri ed erigere fortificazioni e compito comune dei principi; la sola cosa singolare in Shih Huang Ti fu la scala sulla quale operò. E’ quanto lasciano intendere alcuni Sinologi, ma io sento che i fatti che ho riferiti son qualcosa di più di un esagerazione o di un iperbole di disposizioni ordinarie. Recingere un orto o un giardino è cosa comune; non cosi, recingere un impero. 
E neppure è una bagattella pretendere che la più tradizionalista delle razze rinunci alla memoria del suo passato, mitico o vero. Tremila anni di cronologia avevano i cinesi (e in quegli anni, l’Imperatore Giallo e Chuang Tzu e Confucio e Lao Tzu), quando Shih Huang Ti ordinò che la storia cominciasse con lui. Shih Huang Ti aveva esiliato sua madre perché di cattivi costumi; nella sua dura giustizia, gli ortodossi non videro altro che un’ empietà; Shih' Huang Ti, forse, volle distruggere i libri canonici perché questi lo accusavano; forse, volle abolire tutto il passato per abolire un solo ricordo: l’infamia di sua madre. (Non diversamente un re, in Giudea, fece uccidere tutti i bambini per ucciderne uno.) Questa congettura è attendibile, ma non ci dice nulla della muraglia, della seconda faccia del mito. Shih Huang Ti, secondo gli storici, proibì che si menzionasse la morte e cercò l’elisir dell’immortalità e si recluse in un palazzo emblematico, che constava di tante stanze quanti giorni c’è nell’anno; questi dati suggeriscono che la muraglia nello spazio e l’incendio nel tempo furono barriere magiche destinate ad arrestare la morte. Tutte le cose vogliono persistere nel loro essere, ha scritto Baruch Spinoza; forse l’Imperatore e i suoi maghi credettero che l’immortalità è intrinseca e che la corruzione non può penetrare in un orbe chiuso. Forse l’imperatore volle ricreare il principio del tempo e si chiamò Primo, per essere realmente il primo, e si chiamo Huang Ti, per essere in qualche modo Huang Ti, il leggendario imperatore che inventò la scrittura e la bussola. Questi, secondo il Libro dei Riti, dette il loro vero nome alle cose; allo _stesso modo Shih Huang Ti si gloriò, in iscrizioni che son rimaste, del fatto che tutte le cose, sotto il suo impero, avessero il nome che loro si addice. Sognò di fondare una dinastia immortale; ordinò che i suoi eredi si chiamassero Secondo Imperatore, Terzo Imperatore, Quarto Imperatore, e cosi all’infinito... Ho parlato di un proposito magico; si potrebbe anche supporre che erigere la muraglia e bruciare i libri non siano stati atti simultanei. Ciò (a seconda dell’ordine che preferissimo) ci darebbe l’immagine di un re che cominciò col distruggere e poi si rassegnò a conservare, o quella di un re disingannato che distrusse quel che prima difendeva. Entrambe Ie ipotesi sono drammatiche, ma difettano, a quel che ne so, di base storica. Herbert Allen Giles narra che coloro che occultarono libri furono marcati con ferro rovente e condannati a costruire, fino al giorno della loro morte, la smisurata muraglia. Questa notizia favorisce o permette una altra interpretazione. Forse la muraglia fu una metafora, forse Shih Huang Ti condannò coloro che adoravano il passato a un’opera vasta come il passato, e altrettanto vana.

La muraglia forse fu una sfida e Shih Huang Ti pensò: “Gli uomini amano il passato e contro codesto amore non posso nulla, e nulla possono i miei carnefici, ma un giorno ci sarà un uomo che senta come me, e costui distruggerà la mia muraglia, come io ho distrutto i libri, cancellerà la mia memoria e sarà la mia ombra e il mio specchio e saprà.” Forse Shih Huang Ti circondò della muraglia l’impero perché sapeva che questo era effimero e distrusse i libri perché capiva ch’erano libri sacri, ossia libri che insegnano ciò che insegna l’universo intero o la coscienza d’ogni uomo. Forse l’incendio delle biblioteche e l’edificazione della muraglia sono operazioni che in modo segreto si annullano. La muraglia tenace che in questo momento, e in tutti, proietta su terre che non vedrò il suo sistema d’ombre, è l’ombra di un Cesare che ordinò che la più riverente delle nazioni bruciasse il suo passato; è verosimile che quest’idea ci tocchi da sola, indipendentemente dalle congetture che permette. (La sua virtù può consistere nell’opposizione del costruire e distruggere, su un enorme scala.) Generalizzando il caso precedente, potremmo inferirne che tutte le forme contengono la loro virtù in se stesse e non in un “contenuto” congetturale. Questo concorderebbe con la tesi di Benedetto Croce; già Pater, nel 1877, affermò che tutte le arti aspirano alla condizione della musica, che non è altro che forma. La musica, gli, stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa; quest’imminenza di una rivelazione, che non si produce, é, forse, ll fatto estetico.


02/01/14

Largo all'avanguardia: Freak Antoni e la demenza

Anche a pranzo, il poeta riflette
Suonare R’n’R è tecnicamente facile, quasi alla portata di tutti, dopo poco tempo che si ha in mano una chitarra. Quello che conta poi è solo il feeling, la grinta, e l’espressione che uno riesce a metterci. E Freak Antoni con i suoi Skiantos quel feeling e quella grinta ce l’avevano tutta. Eravamo tutti molto giovani e le metropoli erano affollate di persone, pillole, erba, ma soprattutto di nuovi complessi rock dai nomi più strambi: Debacles, Pistoni Roventi, Brutti Pesci, Panik, Digos.. Il fulcro di tutto era Bologna e Freak Antoni era la prima donna: con i Demenza Precoce, gli Skiantos furono il primo gruppo ad invadere le città inondandole di rock..demenziale.

Demagogia + Devianza

I muri dei palazzi, le carrozze della metropolitana portavano scritte inneggianti alla demenza libera e sfrenata.

La messa debilita, il sabba rinfranca

Gli Skiantos erano un coacervo di paranoia urbana, emarginazione sociale più bestiale e furono tra i primi a stufarsi del music business: rifiutarono la musica e ai concerti spesso, invece di suonare, cucinavano spaghettate sul palco, si facevano il caffè, insultavano gli spettatori.. Quello che segue è un omaggio all’artista Freak Antoni, in questo momento molto particolare e di grande difficoltà per il musicista, poeta, scrittore, attore, a cui Elio delle Storie Tese dovrebbe baciare il..; agli Skiantos e al rock demenziale di fine anni ’70, con testi tratti dai suoi tre libri (Stagioni del Rock demenziale, Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti e Non c’è gusto in Italia ad essere dementi..), un estratto dell’intervista che Freak ha rilasciato a Rolling Stone, dove dice cose estremamente interessanti e intelligenti, come sempre, e infine Monotono, il primo vero disco degli Skiantos, 12 brani  (più 5 bonus nella mia versione in Cd..) ancora freschi, colti e irriverenti, spericolati e eccentrici, tra il punk e il rock e citazioni teatrali.. Godetevi il tutto e un consiglio in perfetto stile..demente:
State leggeri e non crediate che le cose vadano meglio se andate sul pesante..

“Freak Antoni vive con la nonna con cui comunica in lingua Cheyenne; egli è ritenuto a torto uno degli esponenti di tutta una nuova generazione di ‘Sballati’ (freaked out, in italiano nel testo). Attualmente sta ideando una chitarra col doppio manico opposto e una unica cassa armonica (ovviamente al centro)... perché cosi si possono fare gli arpeggi frontali controllandosi allo specchio! Egli detesta in modo particolare i managers dell'industria discografica che definisce ‘droghieri’ con pretese artistiche e spettacolari.

Domanda: Ma lei, Freak Antoni, com’e nella vita?

Risposta: Io sono X gli affetti familiari, e mentre il movimento demenziale si scaglia contro gli affetti familiari, io li sostengo, - sono molto legato a mia nonna - understand?!

Vorrei, con il vostro consentimento, presentarvi un artista che non ha eguali e neppure qualcuno che gli somigli. Cresciuto musicalmente nell’inferno del Bronx bolognese, dotato di un ugola e di un alito davvero invidiabili; cultore del sottovuoto, collezionista di buone intenzioni, vate (o forse “water”) del rock di seconda mano (cioè usato, cioè demenziale).

MASTROLINDO DELLA RETORICA ATTILA DEL SAVOIR FAIR E MESSNER DELL’UNDERGROUND ROBERTO NELLA VITA

Un personaggio che porta sulle sue deboli spalle di gelataio il peso della Cultura degli ultimi anni, quelli che contano. Freak Antoni. Un artista Cui tutti dobbiamo qualcosa, io per fortuna ho già dato. Se vi serve un’eccezione per confermare qualsiasi regola usate LUI! Questo Skianto d’uomo, di mente larga, predestinato per vocazione a risolvere il destino dello Stivale, LUI, ciabattino del futuro!

STATURA: Alto se lo guarda un ottimista molto basso se l’osserva un pessimista
OCCHI: Due (come tutti del testo)
CAPELLI: Grazie a Dio ne ha
SEGNI PARTICOLARI: Membro gigantesco
GRUPPO SANGUIGNO: Skiantos
CODICE FISCALE: Mi piaccion le sbarbine
PARTITA IVA: Torna Francesca

A sinistra di Vasco Rossi
A destra di Toto Cutugno
con la sua incorreggibile faccia da schiaffi
Il Robespierre del rock italiano
Il Big-Jim della sottocultura

Primo Manifesto del Rock Demenziale
ll problema è: se il cervello é spappafuso ce la fai a parlare? Cioè: se il cervello ti é scoppiato vai giù di testa e cominci a farfugliare? Anche HAL 9000, super elaboratore impazzito si mette a cantare una filastrocca stupida x bambini. Con il suono demenziale:
a) muore l’idea che x fare un complesso rock devi essere un fenomeno; b) te ne freghi dei consensi; C) finisce il mercato e inizia ll contagio. Merci di tutto il mondo unitevi e divorate l vostri produttori!! .

Secondo Manifesto del Rock Demenziale
La gente non considera l’energia dell’errore e la vitalità del rock. Gli intellettuali usano il nonsenso calibrato e non il demenziale pesante. Qualsiasi Cosa tu faccia non puoi mai possedere uno strumento fino in fondo, puoi solo stravolgerlo, spaccarlo. Tanto vale pestare duro/suonare energico, stimolante/fare testi semplici con rime baciate/ritmi immediati che dicono tutto e non devi decifrare-capire-interpretare con atteggiamento critico... Bisogna chiarire subito quello che si vuole: si vuole godere e non soffrire (non puoi tronkarmi il rock di prima mattina)!

N.B. I Manifesti del Rock Demenziale non furono mai stampati come volantini, ma si mandavano in busta chiusa, come lettere agli amici, con la scritta “riservato” e Ia preghiera di non farli circolare.

POESIA:

VITALIZIO
(Extrema Ratio)
Voglio un vitalizioX fermare questo strazio
quindi togliermi lo sfiziodi passar la vita in ozio
Allargatemi lo spaziopoi tenetevi il negozio
ma sia chiaro dall’inizioio voglio il vitalizio
Voglio il vitalizio VitalizioVoglio il vitalizio Vitalizio
Voglio un vitalizioX fermare questo strazio
quindi togliermi lo sfiziodi passar la vita in ozio
Lo so che è un brutto il vizioe ti porta al precipizio
com’é successo a Tiziodavvero poco sazio
Esigo il vitalizio VitalizioVitalizio 

Demenziale può somigliare a surreale ma anche a banale e a non-intellettuale... una specie di post-dadaismo artigianale, imbastito da volonterosi lndiani Metropolitani; una specie di punk-rock ironico, sarcastico, un po’ caustico e un po’ barzellettaro. Forse l’ultimo rantolo degli eroici Creativi (ex facinorosi del Movimento)

Che sia una Cagata??

Assurdo, bizzarro, evidentemente non plausibile, non eroico, non colto, non istituzionale, anche cialtrone e ridicolo, può definirsi demenziale.

“ll demenziale (inteso anche nel senso di rock demenziale) è un cocktail di pseudo futurismo, dada, goliardia, improvvisazione, performance a-logica, ironia da avanspettacolo, poesia surreale - soprattutto cretina - incidenti a caso, sciocchezze e gazzarra, paradossi e colpi di genio”
Non c’è arte, non c’è artista e quello che fa un demenziale - anche demente - potrebbero farlo tuttil (Venghino siori che c’e spazio! X). A una presunta poetica alta da grande artista-fenomeno contrappone una poetica bassa da artista “sconnesso”, minoritario e diverso.











MONOTONO

L'INTERVISTA


26/12/13

P. K. Dick Cover

16 Dicembre, un giorno sacro per gli appassionati di fantascienza, il compleanno di Philip K. Dick. Nato 85 anni fa, nel 1928, e scomparso nel 1982, è da molti ritenuto la più grande firma della fantascienza, ha seguaci irriducibili (compresi noi..) che lo considerano un profeta, uno che con sue storie dove è quasi impossibile elencare i temi che ha trattato nella sua vastissima produzione (da governi totalitari alla religione, il tempo, la droga..) ha saputo prevedere e problematizzare il futuro..Nonostante tutto, il cinema, nella vasta trasposizione dai suoi libri, non gli ha reso sempre giustizia.
Dieci cover di dieci libri importanti per festeggiare l'evento..Mentre i colori e le immagini possono variare, gli artisti che si sono cimentati con le copertine dei libri di Dick, hanno creatoalcune delle "opere d'arte" più eclatanti che la letteratura ricordi.




Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?) continua ad essere l'opera più famosa di Dick, dovuta in gran parte al geniale (questo si..) film di Ridley Scott, Blade Runner. Il romanzo è stato ripubblicato più volte dal suo debutto nel 1968, e la copertina è stata reinterpretata da artisti riflettendo le proprie idee ed i tempi che cambiano. 




Lotteria dello spazio, (Solar Lottery)  è il primo romanzo di fantascienza scritto da Philip K. Dick nel 1955.
Nel 2203, la Terra è governata dal Quizmaster Verrick. La carica di Quizmaster però, è assegnata casualmente a tutti i cittadini in possesso della propria tessera professionale, in un’immensa lotteria (basata su una strategia militare numerica impiegata dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica chiamata Minimax (o Games Theory) in cui chiunque può ritrovarsi Quizmaster, capo del governo mondiale da un momento all’altro..Dick immagina un mondo dominato dalla logica e dai numeri e questo elemento della randomizzazione nella società serve allo scrittore per denunciare le forme di controllo sociale, dal momento che ogni persona è spogliata della loro individualità.




La svastica sul sole (The Man in the High Castle), ripubblicato anche come L'uomo nell'alto castello, esce nel 1962 e vince il Premio Hugo come miglior romanzo di sci-fi. E' l'America nel 1962. La schiavitù è ancora una volta legale. I pochi ebrei che ancora sopravvivono si nascondono sotto falso nome. A San Francisco l'I Ching è comune come le Pagine Gialle. Tutto perché 20 anni prima, gli Stati Uniti hanno perso la guerra, ed è ora occupata congiuntamente dalla Germania nazista e il Giappone.
Questo romanzo ha imposto Philip K. Dick come un innovatore, superando la barriera tra fantascienza e il semplice romanzo di idee. Una visione inquietante della storia come un incubo, dal quale può essere solo possibile svegliarsi. 




Cronache del dopobomba (Dr. Bloodmoney, or How We Got Along After the Bomb) fu terminato verso la fine del 1963, ma fu pubblicato solo due anni più tardi con un titolo che riprendeva chiaramente il capolavoro kubrickiano Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba del 1964. Fu candidato al Premio Nebula per il miglior romanzo.E 'dubbio che la pubblicazione nel 1965, dopo l'enorme successo del film, abbia influito molto sulle vendite, dato che i tascabili economici della Ace avevano solo un piccolo nucleo di lettori appassionati di fantascienza "hard-wired".
Il libro fornisce una solida riflessione dello scrittore sugli anni sessanta, sulla possibilità di un conflitto nucleare ed è incentrato su una comunità di persone che lottano per sopravvivere in un mondo duro, dopo lo scoppio delle atomiche, e che tentano di riciclarsi per adattarsi ad un mondo mutato e mutante.. 




Svegliatevi, dormienti (The Crack in Space), scritto nel 1966 . Deriva dai racconti Stand-by (1963) e Cantata 140 (1964). Il romanzo scritto durante un periodo di crisi dello scrittore è un tentativo di indagine della vita oltre la morte e l'abbattimento delle barriere sociali e razziali. Con la popolazione divisa tra " Cols " e " Caucs ", termini abbreviativi di " Coloreds " e " Caucasici ", Jim Briskin, candidato nero alla presidenza, tenta di appianare gli ostacoli e di risolvere l'irrisolvibile: cento milioni di persone sono state ibernate in attesa di tempi migliori e di un pianeta meno sovraffollato di quello terrestre. Il problema riguarda anche gli inerti ibernati: è giunto ormai un punto di rottura, e l'alternativa si pone tra lo svegliarli e il farli sparire.




Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly, 1977). È stato tradotto in italiano anche col titolo Scrutare nel buio.
A Scanner Darkly viene considerato uno dei più bei romanzi sulla tossicodipendenza mai scritti, e senz'altro uno dei capolavori dello scrittore californiano. Dal romanzo è stato tratto un film con animazioni digitali dal titolo A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare diretto da Richard Linklater, uscito nel 2006.
A Scanner Darkly , aprì una vasta discussione sul consumo di droga in America. Non il sogno utopistico di San Francisco degli anni '60, ma piuttosto un avvertimento su alcune delle dure lezioni apprese durante quei tempi . E' la storia della distorta spirale discendente che la vita di Bob Arctor, un agente della narcotici, compie dopo che questi accetta di infiltrarsi in un gruppo di tossicodipendenti, allo scopo di indagare più da vicino sulla sostanza M (come Morte), una droga che sta letteralmente piegando in due la popolazione americana. Uno dei principali elementi di A Scanner Darkly è l' "abito scramble ", che permette ad una persona di travestirsi da chiunque. Agenti della Narcotici come Bob Arctor possono piombarti addosso sotto le mentite spoglie di chiunque. I messaggi del libro sono contraddittori: l'uso di droghe potrebbe essere "okay", mentre le spie sono là fuori e chissà quale forma potrebbero assumere per incastrarti. Per trovare una risposta alla domanda se Philip K. Dick era a favore o contro l'uso di droghe , è necessario approfondire la maggior parte dei suoi libri. 




I simulacri (The Simulacra) , pubblicato nel 1964. Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, in degli ipotetici "Stati Uniti d'Europa ed America", governati dal partito unico Democratico-Repubblicano, tramite il presidente, Der Alte, e la First Lady Nicole, vero motore del potere, la quale non può essere né eletta, né destituita. Piombati ormai in una società matriarcale, ogni quattro anni le persone credono che si arriva a scegliere un nuovo marito per Nichol e quindi un nuovo presidente ma, attraverso la manipolazione dei mezzi di comunicazione e all'industria della pubblicità, viene eletto in realtà un simulacro, un androide perfettamente somigliante a un essere umano manovrato da Nicole e dal suo gruppon di potere.
Tra complotti di stato, lotte del potere fra corporazioni e conflitti sociali fra élite e massa, I Simulacri fornisce una descrizione molto ben sviluppata e convincente del potere e della politica, e potrebbe ricondurci ad una "teoria del complotto", in senso sia politico sia metafisico. 




Ubik (in Italia intitolato anche Ubik, mio signore), scritto nel 1966 e pubblicato nel 1969. E' risaputo che Philip K. Dick era un tipo anarchico e..paranoico , come dimostra la sua produzione letteraria , ma una delle sue creazioni più trippy, strana, bizzarra e sconcertante è Ubik. Il racconto si svolge in una versione alternativa del 1992 , in cui la parapsicologia è parte della vita quotidiana e le società di sicurezza tentano di controllare coloro che usano le loro abilità telepatiche per scopi illeciti. Il titolo si riferisce ad una sostanza descritta come una panacea universale, L'Ubik, che ritarda i processi degenerativi e che viene somministrata attraverso una bomboletta spray. Sarà un susserguirsi di colpi di scena dove perderete completamente l’orientamento. Joe Chip, lo squattrinato anti-eroe di questo romanzo, nella sua disperata esistenza priva di denaro, diviso tra donne dal passato oscuro, ma pur sempre pronto a dare una mano, se non addirittura a sacrificarsi per il gruppo, ci ricorda il Philip Dick di San Francisco. Quello che per scrivere di fantascienza mangiava cibo per cani; quello che ospitava barboni, giovani e drogati di ogni sorta in quella casa che sembra più una comune che altro.Nelle Organizzazioni di prudenza c’é la mitomania, il senso di persecuzione che Dick aveva per l’FBI ed i servizi segreti. La sensazione di non essere mai in una condizione privata, la certezza di essere spiato costantemente, di essere seguito. Dirà un giorno Dick all’agente William Sullivan dell’FBI di essere vittima di una cospirazione che va dalla CIA all’Unione Sovietica.
Di anfetamina ce n’è in dosi massicce. Inutile dilungarsi, certe situazioni, da sobri, è impossibile anche solo immaginarle. 




Labirinto di morte (A Maze of Death), 1970. Il libro era originariamente intitolato The Name of the Game is Death.
In A Maze of Death , Philip K. Dick cerca di mostrarci che una realtà alternativa può portare alla percezione della libertà , se non la libertà stessa . Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, si ritrovano persi su un pianeta, e in un crescendo arrivano a un delirio collettivo: senza nessuna speranza di fuga, tra impulsi omicidi, mistero, terrore. Il romanzo può essere paragonato a The Matrix o eXistenZ per i riferimenti a realtà alternative . A Maze of Death ci presenta una realtà che è brutale e orribile e le persone riescono a trovare la loro libertà nella fantasia . Perchè la realtà, a volte, è come una prigione..



Vulcano 3 (Vulcan's Hammer), scritto nel 1960.
Nel 2029, la Terra è governata dall'organizzazione Unity dopo una guerra mondiale devastante . Unity controlla gli esseri umani dall' infanzia attraverso Vulcano 3, gigantesco computer onnipotente che detta la linea politica nel migliore interesse di tutti i cittadini. Unity e Vulcano 3 sono combattuti da un movimento di fanatici religiosi, i Guaritori, che predicano il ritorno dei cittadini al governo della cosa pubblica. Vulcano 3 è talmente potente da diventare autocosciente e, di fronte al pericolo di essere distrutto, scatenerà una vera e propria guerra. Definito una delle opere minori, resta un romanzo interessante che tratta l’argomento di un mondo governato dai computer come solo Dick sapeva fare. 



19/12/13

Gioventù


"Ah..il bel tempo antico! Giovinezza e mare. Incantesimo e il mare, che può parlarti a bisbigli e ruggirti contro da levarti il respiro.."
Bevve di nuovo
..Voialtri quì  - tutti avete ricavato qualcosa dalla vita: denaro, amore, e, ditemi, non è stato quello il più bel tempo, quando eravamo giovani in mare, eravamo giovani e non avevamo nulla, salvo batoste e a volte l'occasione di provare la propria forza - non è questo che soltanto  tutti rimpiangete?

E tutti l'approvammo: il finanziere, il contabile, il legale, tutti annuimmo attraverso la tavola lustra, che come una placida distesa d'acqua scura rifletteva i nostri visi scavati, grinzosi; i nostri visi segnati dallo sforzo, dalle delusioni,  dal successo, dall'amore; i nostri occhi indeboliti che cercavano tuttora, cercavano sempre, cercavano qualcosa nella vita che mentre s'aspetta  già è passato - trascorso invisibile in un sospiro, in un baleno - insieme alla gioventù, insieme alla forza, insieme al romanzo delle illusioni.. 
J Conrad, Gioventù



18/12/13

Lovecraft e il rock. Nosferatu a tempo di krautrock

ISPIRAZIONI COMUNI
Howard Phillip Lovecraft nacque il 20 agosto 1890 a Providence, nello Stato americano del Rhode Island. Cresciuto in una villa enorme in stile coloniale – una dimora labirintica, piena di ombre e oscuri recessi - con una madre soffocante e dalla labile salute mentale, un padre deceduto in maniera prematura per complicazioni nervose, e senza amici o cugini a fargli compagnia, Lovecraft si rifugiò da subito nel mondo dei libri, unico approdo sicuro per combattere la solitudine, la depressione e quasi sicuramente la follia.
Il nonno rnaterno, Whipple Van Buren Phillips, di discendenza inglese, possedeva una vasta biblioteca di libri dagli argomenti più disparati: dalla letteratura gotica inglese, alla storia degli Stati Uniti d, dai trattati di scienze e di astronomia a compendi di autori classici. Un mondo di conoscenza ai suoi piedi.
Imparò a parlare e scrivere nell’inglese del Settecento, trasmutando uno stile di vita quantomeno singolare in una narrativa dallo stile barocco ed enfatico. Inevitabile. Lovecraft era totalmente imbevuto di letture di storie gotiche e fantastiche. I suoi autori preferiti erano Edgar Allan Poe, Ambrose Bierce, Robert W Chambers, Arthur Machen, Montague Rhode James, Algernon Blackwood. Una generazione di scrittori legati a doppio filo con l’universo del sovrannaturale e del grottesco. Di riflesso, nelle opere di Lovecraft ricorrerà una vasta serie di tematiche che diverranno punti di riferimento per svariate band e scene musicali:

La morte
La morte, certo non e un’esclusiva lovecraftiana, ed è forse seconda solo all’amore nell’ipotetica classifica delle tematiche piu trattate. Ma è comunque uno dei temi più trattati in ambito rock e metal, ripreso da quasi ogni band: dai Black Sabbath, antesignani dell’horror rock, portato all’estremo dai “terroristi sonori” del death metal, del black metal, del grindcore, fino a permeare tutta la cultura gothic e romantic gothic.

Il rifiuto della realtà e la fuga nella fantasiaI testi della musica horror rock si abbeverano da anni a questa fonte sempre copiosa e limpida. Un esempio per tutti: Alice Cooper. Un’annullamento della sua personalità reale (Vincent Furnier) e l’immedesimazione sul palco in una strega bruciata sul rogo sono sinonimo di una fuga dalla realtà che assume connotati quasi catartici. E tanti, dopo di lui, faranno lo stesso, impersonando antichi dei pagani, demoni o personaggi letterari, rigorosamente negativi.

La degenerazione della carne in forme mostruose
Una buona parte delle copertine rock metal, dagli Iron Maiden ai Cannibal Corpse a Marilyn Manson, farà sua l’esterica macabra e priva di forma di alcune creature ideare da Lovecraft. Per non parlare dell’artista elverico Hans Ruedi Giger, il creatore di Alien, le cui opere hanno impreziosito molti album heavy del calibro di DANZIG 3 – HOW THE GODS KILL e TO MEGA THERION dei Celtic Frost, e che il giornalista Luca Signorelli di <<Metal Hammer Italia>> definì “il piu lovecraftiano degli illustratori”.

La dimensione cosmica dell’orrore come tema di un apocalisse imminmte
A partire dagli album space rock degli Hawkwind (DOREMI FASOL LATIDO, 1972), passando per i Blue Oyster Cult (IMAGINOS, 1988), per i canadesi Voivod (NOTHING-FACE, 1989), fino ai contemporanei doom-freaks Electric Wizard (WITCHCULTTODAY, 2007), è un proliferare di band e titoli dedicati al mistero dello spazio ignoto e all’attesa di un male cosmico.

Gli incubi provenienti da una dimensione onirica Il sogno primordiale e oscuro di una rinascita pagana e mitologica (totalmente lovecraftiana) del black metal nordico/ossianico, o semplicemente il tentativo da parte di alcune rock band degli anni Sessanta e Settanta di coniugare una visione di rinascita e purificazione dell’io attraverso gli incubi e le inquietudini della letteratura dell’orrore (Poe, Lovecraft, Stoker ecc.).
Inutile precisare che la produzione onirica di Lovecraft, soprattutto, avra un’enorme influenza su tutto il rock degli anni Sessanta e Settanta. Alla fine, il sogno tramontato del flower power si scontrerà con la dimensione di orrore cosmico scaturita dalla penna dell’autore di Providence, dando alla luce la più influente band horror rock/heavy metal in assoluto: i Black Sabbath.

La venerazione di entità malvagie e oscene
Dai Led Zeppelin agli estremi Coven, dai Rolling Stones ai repellenti Deicide, e un proliferare di credenze “alternative”, in un guazzabuglio di libri blasfemi ed entita demoniache, il tutto votato a ottenere un ispirazione orgiastica e istintiva da tramutare poi in musica e testi. In bilico tra realtà e finzione, tra gioco e vero occultismo.

La fascinazione del buio, del male, dei cimiteri, dei fantasmi, dei boschi, di leggendeperdute
Un nome su tutti: King Diamond.


Nosferatu a tempo di krautrock


Werner Herzog è un regista visionario e dalla sensibilità spiccata. Una personalità oscura dell’arte e della sperimentazione, tanto da far ipnotizzare un intero cast di attori, nel film Cuore di Vetro, perché recitino in stato di trance: il suo intento, quello di rappresentare la passività e l’inerme torpore di una catastrofe inevitabile. Nei primi anni Settanta è il volto nuovo del cinema tedesco, continuando la tradizione gotica, fantastica ed ermetica – di cineasti come Robert Wiene (Il gabinetto del dottor Caligari) e Friedrich Wilhelm Murnau. Prima di lui, solo un oscuro regista del suo paese, Hans W Geissendorfer, aveva riproposto la flgura del vampiro con una valenza politica altamente discutibile: un vampiro oppressore di contadini sconfltto da un padrone non meno oppressivo. Titolo della pellicola: Jonathan, Wampire sterben nicht(1970).

Scaduti i diritti del Dracula di Stoker, Herzog riesce a ottenere un budget miliardario per occuparsi del rifacimento del romanzo, sorvolando i problemi legali incontrati da Murnau nella creazione del suo Conte Orlock (da vedere la storia di queste vicende narratanel film L’ombra del Vampiro di E. Elias Merhige). Con la possibilità di usare i nomi originali dei protagonisti del libro (si concederà un paio di vezzi stilistici, invertenclo i ruoli di Lucy e di Mina e annullando completamente la presenza di Van Helsing, consegnandolo a un flnale apocalittico dove viene addlirittura arrestato dopo l’uccisione del vampiro) , il regista imbandisce un opera monumentale - che uscirà nel 1978 - caratterizzata da una fotografia di altissima qualità e un cast di interpreti di primo livello, a partire dal suo attore-feticcio Klaus Kinski e dalla bravissima Isabelle Adjani.

Nosferatu, il principe della notte è il titolo di questo memorabile tributo non solo al vampirismo letterario creato da Stoker, ma anche alle immaglni surreali dell’Espressionismo tedesco inventate da Murnau. Un fllm passato in breve tempo alla storia come una delle opere piil riuscite nel campo dell’horror tout court e non solo. Ma Herzog non è solo attratto dalle ombre allungate e dalle atmosfere lugubri del cinema in bianco e nero. C’è un ensemble della sua terra che da diversi anni sta producendo album dal tocco onirico e inquietante. Il loro nome è quello di un libro sacro di miti e leggende maya: Popol Vuh. Da li ad affidargli l’intera colonna sonora del fllm il passo sarà breve, anzi brevissimo. NOSFERATU, PHANTOM DER NACHT è probabilmeme l’accoppiamento tra musica e immagini meglio riuscito della storia del cinema. E’ il primo album “vampire rock” propriamente detto. Un fugace tentativo c’era stato negli anni Sessanta con i Vampires of Dartmoor, un oscuro complesso di rock sperimentale fissato ovviamente con i vampiri. Il loro album, DRACULA MUSIC’S GABINET, mischiava in maniera convincente krautrock, effetti bizzarri creati in studio e suoni ovattati di mellotron, creando un ibrido alquanto evocativo. Un vero peccato che il disco sia praticamente introvabile e che le poche copie distribuite raggiungano ormai prezzi stratosferici. Di ristampe per ora non se ne parla, anche se l “Vampirl del Dartmoor” sarebbero totalmente da rivalutare.

l Popol Vuh si erano già fatti conoscere all’attento pubblico indie per una proposta muslcale infarcita di elettronica, che in un certo senso aveva anticipato il genere ambient istituzionalizzato negli anni successivi da Brian Eno. Mischiando in maniera convincente le suggestioni della Kosmische Musik (i cui diretti ispiratori sono i Tangerine Dream), il krautrock e le atmosfere sognanti della new age, i Popol Vuh producono per il Nosferatu di Herzog un disco dalla grande potenza mistico-visionaria. La colonna sonora si avvale di un campionario di suoni e ispirazioni eterogenee, abbinando melodie dal sapore ancestrale e melanconico, lunghi mantra dal sapore catacombale e orrorifico, fino ad arrivare a delle vere e proprie suite di musica orientale con l’uso di strumenti idonei come il sitar. Un caleidoscopio di colori e sensazioni differenti adatte a musicare tutte le scene piu importanti del film, regalandogli quel tocco onirico e misterioso che già Herzog aveva tramutato in immagini evocative e drammatiche.

Nell’ambito della loro vasta-gliscografia, i Popol Vuh creeranno colonne sonore per altri film di Herzog (Aguirre, furore di Dio, Fitzcarraldo, e L’enigma di Kasper Kaiser), mentre il loro album più conosciuto e apprezzaro rimarra HOSIANNA MANTRA (1972). A distanza di oltre vent’anni una progressive rock band di Roma, i Ranestrane, realizzerà un’opera rock (in doppio Cd) totalmenre ispirata al fortunato remake di Werner Herzog, dal titolo NOSFERATU, IL VAMPIRO (2001).

Horror Rock, La musica delle Tenebre
Vitolo / Lazzati


15/12/13

L'Alieno tra noi

Nella nostra galassia potrebbero esserci quaranta miliardi di pianeti abitabili: é quanto ha annunciato di recente un’équipe di astronomi alimentando ulteriormente l’ipotesi che l’universo pulluli di vita. Secondo l’astronomo Geoffrey W. Marcy dell’università della California a Berkeley, esperto cacciatore di pianeti e coautore dello studio, “e un enorme passo avanti verso la possibilità che nell’universo esistano forme di vita, comprese quelle intelligenti”. “Possibilita”, però, non significa probabilità. Per essere abitato, e non solo abitabile, un pianeta deve soddisfare due requisiti fondamentali: deve essere idoneo alla vita e, a un certo punto, deve generarla. Che probabilità c’e che su un pianeta abitabile nasca la vita? Darwin ha proposto un’efHcace spiegazione di come la vita sulla terra si sia evoluta nel corso di miliardi di anni, ma non ha risposto alla domanda su come si sia messa in moto. “Si potrebbe benissimo speculare sull’origine della materia”, scherzò. Malgrado le ricerche approfondite sul meccanismo che ha trasformato un brodo chimico inanimato in una cellula vivente, gli scienziati brancolano nel buio. Senza conoscere il processo che ha dato origine alla vita e impossibile calcolare la probabilita che si verifichi.

14/12/13

Il Libro delle Ombre

di W. S. Burroughs
Il dottor Hill prese un rotolo di carta e si schiari la gola. "Non deve essere cosi evasivo con me, dottore. Si tratta di cancro, vero? Oltrepassando le fessure di una persiana, i raggi del sole pomeridiani ricadevano sull'uomo che parlava, come attraverso sbarre di prigione... un uomo magro, attempato con in dosso un abito grigio e logoro, un pesante bastone tra le esili ginocchia, uno di quegli anziani che si vedono seduti sulle panchine dei parchi o intenti a giocare a bocce. Riparati da occhiali con montatura in acciaio, gli occhi, tuttavia, brillavano di una gaiezza inquietante, di una gelida e distaccata felicità.

”Dopotutto, dottore, ci conosciamo da lungo tempo". Da lungo tempo. Il dottor Hill era forse l'unico a Boulder che sapeva che l'uomo seduto di fronte a lui era stato un tempo il miglior tiratore dell'Ovest. Non il più veloce, ma il più preciso. "Si, è un cancro. Naturalmente potrebbe essere operabile... debbo ispezionarlo per esserne sicuro, ma..."
”Lo dubita”.
"Se si trattasse del mio stomaco, direi di no".
”Voi chirurghi avete un amore per i coltelli... siete peggio dei messicani”.
Il dottore sapeva che Lee Ice era un uomo colto. Ma talvolta si divertiva a parlare come un contadino analfabeta. ”Allora, quanto tempo ancora, secondo lei? Per quanto tempo ancora me ne posso andare in giro?” Una violenta fitta fece contorcere ii corpo dell’uomo, facendolo ripiegare sul bastone.
Il dottore si strinse nelle spalle. "Un mese, forse due... le segnerò una ricetta. E’ in grado di usare una siringa ipodermica?” '

L’uomo accennò con il capo, rammentandosi del fienile e delle assi ripiegate attraverso cui lo vista incontrava il cielo blu, e di Tom con un proiettile calibro 32 nel ventre sparato da un giocatore d'azzardo. Quel dottore era un vecchio cinese, uno che se la prendeva comoda, un menefreghista. Fece a Tom un'iniezione di morfina e poi se la fece lui stesso. Si mise a sedere e scrutò il ventre sparuto del ferito.
"Per favore, lo tenga fermo”
Si avvicinò rapidamente con uno strumento dentato e lo inserì nella ferita. Tom lanciò un urlo, Lee dovette richiamare tutte le sue forze per trattenerlo. ll dottore estrasse le pinze con il proiettile di piombo ricoperto di sangue. Lo morfina stava facendo effetto. Il corpo di Tom si rilassò, i muscoli del volto si afflosciarono.. ll dottore spiegò come cambiare le fasce, e lasciò uno confezione di fiale di morfina con una siringa e alcuni aghi di ricambio. Mostrò poi a Lee come usare la siringa. ”Quante volte?” All’'occorrenza. cento dollari, e mi dileguo”. Lee lo pagò, Sapeva che il cinese non li avrebbe traditi. Aveva mostrato al dottore uno lettera di presentazione del cinese di St. Louis; lettere del genere non sono date con leggerezza. Tom ebbe bisogno della morfina per una settimana e Lee se la iniettò insieme a lui. Era seccante starsene seduti li tutto il giorno, ma non poteva correre ii rischio di abbandonare il nascondiglio. Si, lui sapeva come usare una siringa. Un mese prima, quando cominciarono i dolori, era andato a Denver a comprare della morfina o eroina. Nessuno delle vecchie conoscenze era più nei paraggi. Uno spacciatore negro dalla faccia dichiaratamente infida promise a Lee che gli avrebbe rimediato della roba e che sarebbe ritornato di li a poco. "Non posso portarti dal Tipo”. L’uomo aprì il pugno in un gesto di disarmo, dopo che la sua mano gli si era scagliato contro, il coltello illuminato dalla luce dei lampioni. Ci fu un rumore simile adi una Tosse metallica. Il negro raggelò, coltello nella mano, un piccolo foro blu nel mezzo della fronte. Lee Ice ripose nella fondina la sua calibro 22 con silenziatore e si allontanò. Poi si ricordò del dottor Hill di Boulder. "Può ritirarla presso la farmacia sulla collina. Solitamente è sufficiente un quarto di grano, pari a una pillola. Vedrà poi lei di quanto ne ha bisogno”.

Uno mezz'orca dopo, Lee si tirò giù la manica e guardò in giardino dalla sua stanza nel retro della casa. Si era appena iniettato un mezzo grano nel braccio. Il dolore allo stomaco stava scomparendo in fremiti di piacevole calore. Aprì un cassetto e tirò fuori un libricino nero. ll mio "grimoire", il mio Libro delle Ombre. Alcune telefonate da fare, alcuni debiti da saldare... Nessuno gli aveva mai fatto un favore o recato un'offesa senza essere pienamente ripagato. Questo fu l’epitaffio. Sarebbe stato altrettanto calzante per Lee Ice..


Forconi, Grillology e altre povertà..

Lo avevamo già detto e lo ribadiamo: il 100% di..calci nel culo. Questo avrà Grillo, Casaleggio e il resto della sua accolita di invasati. L'ipotesi è più che remota, ma nel caso che questi si, fascisti del nuovo millennio, andassero ad occupare gli scanni del potere potremmo ritrovarci con gli stadi pieni, in perfetto stile cileno 1973.. L'ultima carognata, è a danno di Maria Novella Oppo, giornalista dell'Unità: è sempre Grillo, che dal suo e-commerce blog segnala la giornalista come sgradita al movimento, diffamatrice di professione. Rincara poi la dose: <<segnalate gli articoli dei “giornalisti” stile Oppo per la nuova rubrica del blog: “Giornalista del giorno”>>. E vai con gli insulti, i commenti razzisti e sessisti, e le minacce, la pubblicazione di indirizzi e numeri telefonici. Il "movimento" raccoglie e esegue. Seguirà le liste dei deputati sgraditi, i "deputati del giorno": sono i nomi e i volti dei 148 depu­tati del cen­tro­si­ni­stra che non sareb­bero risul­tati eletti senza il pre­mio di mag­gio­ranza. Secondo Grillo, dopo la sen­tenza della Corte Costi­tu­zio­nale, sono pre­cari, ille­git­timi, abu­sivi e via salendo nella pro­vo­ca­zione offen­siva. Si inizia con il poster «Wan­ted», in stile western, con la foto del depu­tato pd Piero Mar­tino. Non ci interessa il perchè di tanto astio verso il deputato, ma se non è fascismo questo.. Quì non si tira la volata al Pd o a qualsiasi altro partito, sia chiaro. Ma non accetteremo mai queste azioni squadriste, queste intimidazioni "mafiose". Qui non c'è nessuna azione politica, ma una schedatura infima e pericolosa, verso chi non la pensa come loro, un rifuito del diritto di critica che, fino a prova contraria, dovrebbe poter riguardare anche il "suo" movimento. Con lo squallido post dedicato a Maria Novella Oppo, redattrice de L’Unità, e le minacce a deputati comunque eletti dal popolo, Beppe Grillo, il comico, scioglie ogni dubbio, qualora ve ne fossero, sui suoi concetti di libertà di stampa e di espressione. Dispiace che persone come Dario Fo si siano schierati con questa gente, nonostante la parziale presa di distanza dall'iniziativa. Siamo sicuri che questi atteggiamenti antidemocratici, fatti passare per opposizione al potere, nascondono semplicemente solo l'idea di sostituire detto potere con un altro, il suo..

L’invisibile popolo dei nuovi poveri
Di Marco Revelli  ( Il Manifesto)
Torino è stata l’epicentro della cosid­detta “rivolta dei for­coni”, almeno fino o ieri. Torino è anche la mia città. Così sono uscito di casa e sono andato a cer­carla, la rivolta, per­ché come diceva il pro­ta­go­ni­sta di un vec­chio film, degli anni ’70, ambien­tato al tempo della rivo­lu­zione fran­cese, «se ‘un si va, ‘un si vede…». Bene, devo dirlo sin­ce­ra­mente: quello che ho visto, al primo colpod’occhio, non mi è sem­brata una massa di fasci­sti. E nem­meno di tep­pi­sti di qual­che clan spor­tivo. E nem­meno di mafiosi o camor­ri­sti, o di eva­sori impu­niti.
La prima impres­sione, super­fi­ciale, epi­der­mica, fisio­gno­mica – il colore e la fog­gia dei vestiti, l’espressione dei visi, il modo di muo­versi -, è stata quella di unamassa di poveri. Forse meglio: di “impo­ve­riti”. Le tante facce della povertà, oggi. Soprat­tutto di quella nuova. Potremmo dire del ceto medio impo­ve­rito: gli inde­bi­tati, gli eso­dati, i fal­liti o sull’orlo del fal­li­mento, pic­coli com­mer­cianti stran­go­lati dalle ingiun­zioni a rien­trare dallo sco­perto, o già costretti alla chiu­sura, arti­giani con le car­telle di equi­ta­lia e il fido tagliato, auto­tra­spor­ta­tori, “padron­cini”, con l’assicurazione in sca­denza e senza i soldi per pagarla, disoc­cu­pati di lungo o di breve corso, ex mura­tori, ex mano­vali, ex impie­gati, ex magaz­zi­nieri, ex tito­lari di par­tite iva dive­nute inso­ste­ni­bili, pre­cari non rin­no­vati per la riforma For­nero, lavo­ra­tori a ter­mine senza più ter­mini, espulsi dai can­tieri edili fermi, o dalle boîte chiuse.
Le fasce mar­gi­nali di ogni cate­go­ria pro­dut­tiva, quelle “al limite” o già cadute fuori, fino a un paio di anni fa ancora sot­tili, oggi in rapida, forse ver­ti­gi­nosa espan­sione… Intorno, la piazza a cer­chio, con tutti i negozi chiusi, le ser­rande abbas­sate a fare un muro gri­gio come quella folla. E la “gente”, chiusa nelle auto bloc­cate da un fil­tro non asfis­siante ma suf­fi­ciente a gene­rare disa­gio, anch’essa presa dai pro­pri pro­blemi, a guar­darli – almeno in quella prima fase – con un certo rispetto, mi è parso. Come quando ci si ferma per un fune­rale. E si pensa «potrebbe toc­care a me…». Loro alza­vano il pol­lice – non l’indice, il pol­lice – come a dire «ci siamo ancora», dalle mac­chine qual­cuno rispon­deva con lo stesso gesto, e un sor­riso mesto come a chie­dere «fino a quando?».

12/12/13

Nelson Mandela e il Rock

Free Nelson Mandela, quando il rock sconfisse l'apartheid

È stato più efficace di qualsiasi altra iniziativa nella lunga lotta contro l'apartheid in Sud Africa. Ed è durato un solo giorno. Nulla più del Nelson Mandela 70th Birthday Tribute riuscì a sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale contro il regime di segregazione razziale che guidava da decenni il più ricco Paese africano. Dopo un quarto di secolo, Tony Hollingsworth sembra Ancora incredulo mentre ricorda la sua conversazione con un agente musicale di Los Angeles in merito al concerto che stava organizzando per celebrare il settantesimo compleanno del personaggio mito del Sud Africa, a quel tempo detenuto in carcere. Nel 1988, Mandela aveva già trascorso 26 anni in prigione, ma la notizia del suo stato di detenzione non era mai arrivata nei luoghi più remoti dell'industria dello spettacolo, lungo le coste assolate della California. «Bisogna considerare che molte persone Ancora non sapevano chi fosse Mandela», racconta Hollingsworth ad Al Jazeera, ricordando la lunga preparazione del concerto dell'11 giugno 1988 a Londra, che 600 milioni di persone seguirono in televisione in tutto il mondo. Hollingsworth era diventato famoso nel Regno Unito negli anni '80 come promotore di eventi musicali con un messaggio politico, inclusi i festival di Glastonbury dell'epoca.
L'idea di fare un concerto a sostegno di Mandela e della sua causa lo aveva attratto da quando Nelson Mandela Free, una canzone di protesta di Jerry Dammers degli Specials, inaspettatamente era diventata un inaspettato successo internazionale nel 1984. Nell'imminenza del 70mo compleanno di Mandela, Hollingsworth intravide l'opportunità di modificare l'opinione della gente su un uomo che continuava ad essere descritto come "terrorista" dai media occidentali.
«Il movimento anti-apartheid (Aam) aveva avuto successo nel forzare sulle sanzioni, ma nel campo della comunicazione, il regime dell'apartheid era Ancora vincente, il 50 percento dei notiziari parlava di Mandela come leader terrorista nero», spiega Hollingsworth. «Così andai a trovare l'arcivescovo Trevor Huddleston [il leader di Aam] e gli dissi: "Penso di sapere come fare per rimuovere il maggiore ostacolo che io penso le impedisca di liberare Mandela».

08/12/13

What We Do Is Secret: The Germs

Un piano quinquennale per l'immortalità: mettere su una band, incidere un capolavoro, raggiungere la celebrità e farla finita. Un piano ispirato dall'apocalittica Five Years di Bowie: Derby Crash formò i Germs con Pat Smear, ora famoso chitarrista nei Foo Fighters, con le sue caotiche esibizionisi ottenne solo un piccolo ma agguerrito seguito di fan, dediti più che altro al culto della sua personaltà, incise Sexboy, (considerato il primo disco hardcore della scena di L.A) poi GI, l'album che vendette pochissime copie ma che nel tempo ha assunto uno status quasi mitico tra gli appassionati di rock alternativo, influenzando centinaia di band. Il 7 dicembre 1980 Derby Crash, 22 anni, si sdraiò nella sua giacca di pelle e si iniettò l'ultima, fatale dose d'eroina. La sua morte ebbe risalto solo nella schiera di musicisti, fan e amici, messa in ombra dall'assassinio di John Lennon a New York City il giorno successivo. L'immagine iniziale di una band un pò ridicola di inetti e perdenti adolescenti, venne spazzata via dal loro unico album in studio, e solo due anni più tardi, erano diventati una delle band più diabolicamente potenti del punk di Los Angeles.

Darby Crash è stato uno dei primi eroi modernisti nell'ambito musicale americano. Mai banale nei testi che ha scritto per le canzoni dei Germs, la sua è una vera storia punk rock. E' una storia di omosessualità. E una storia di nichilismo assoluto. Confesso che non l'avevo ancora visto, What We Do Is Secret, il piccolo e travagliato film indipendente sulla storia di Darby e dei Germs.
Rodger Grossman, il regista "cormaniano" della pellicola si avvicinò all'idea nel '93, anno di uscita di un'antologia della band e dopo aver visto alcune esibizioni di Darby in "The Decline of Western Civilization " di Penelope Spheeris, documentario del 1981sulla scena punk di Los Angeles .

What We Do Is Secret è girato in  stile B-movie, dopo aver visionato centinaia di video e audiocassette e dopo aver convinto i tre germi superstiti ( il chitarrista Pat Smear , la bassista Lorna Doom e Don Bolles ) sulla sincerità del progetto. Nella parte di Darby c'è Shane West, uno dei protagonisti del med-serial ER, sinceramente a me sconosciuto e che, nonostante si dica sia stato un un punk di seconda generazione, risulta trroppo pulitino e non riesce del tutto a fare il suo dovere. In definitiva What We Do Is Secret è un film musicale grintoso, sincero e ben intenzionato a drammatizzare quello che era importante per Darby Crash e i Germs, mette l'accento sull'entrata in scena delle droghe pesanti e sui dubbi e le difficoltà sul come portare il suo grande piano al livello successivo. Resta la consapevolezza, però, che come esperienza d' ascolto, resta la cosa migliore l'ascolto delle vecchie canzoni raccolte in questa splendida compilation,The Germs, The Complete Anthology (MIA)


The Germs The Complete Anthology (MIA)
What We Do Is Secret - Streaming















06/12/13

L'Indistruttibile Beat di Soweto

In Victus.. (Mai sconfitto)
Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
William Ernest Henley



Indestructible Beat of Soweto

La storia dell' Indestructible Beat of Soweto, essenzialmente una collezione di musica sudafricana compilata da due visionari espatriati di nome Trevor Herman e Renan Van Jumbo, inizia nel 1985. Il sound proviene da una delle regioni di Johannesburg, Soweto, un acronimo traducibile in "città sud-occidentale", dove regnava l'apartheid più spietato, e dove le rivolte della popolazione di colore contro il feroce governo dei bianchi e la povertà della regione furono cruente e sanguinose. La regione Soweto divenne comune indipendente nel 1983.Nonostante le difficili condizioni sociali, potrà sembrare strano che la musica proveniente da questa regione risulti cosi incredibilmente vivace,vibrante e piena di energia,ma per la popolazione nera del Sud Africa, la musica è sempre stata un identità culturale e non una pura espressione musicale.
Le canzoni di questa playlist furono registrate  tra il 1980 e il 1984 e gli artisti che vi partecipano erano,oltre che musicisti,tutti radicali impegnati  nelle proteste anti apartheid,segnati da una feroce determinazione, con uno stile impressionante e un suono esuberante che celebra la luce e la gioia contro l'odio e l'intolleranza, il razzismo e il nazismo che hanno sostenuto un regime  incredibilmente sopravvissuto per tanti anni.

Probabilmente il sound del Beat di Soweto potrebbe essere il più accattivante del mondo,suona come un iniezione  di serotonina che colpisce dritto al cervello. All'interno, sentiamo come  familiari ritmi presi in  prestito dal reggae, dal calypso e dalla musica popolare africana vecchia di generazioni,mescolati in un melting pot molto urbano,a volte elegante, poco tribale o non sofisticato, come gran parte della cosiddetta "world music". Enorme  è l'influenza che ha avuto su altri generi musicali: negli anni '80 Paul Simon (Simon & Garfunkel) si aggirava nelle township sudafricane e non è un caso se un anno dopo l'uscita dell' Indistruttibile Beat of Soweto darà alla luce Graceland, undici canzoni di World che avranno un forte impatto su generazioni future di musicisti. Oltre a Simon, grandi musicisti  come David Byrne e Peter Gabriel sono stati influenzati da questa antologia. The Indestructible Beat of Soweto è stato inserito nei 100 dischi più importanti della musica contemporanea, bastano pochi minuti di ascolto per decidere di buttare nel secchio tutti i vostri dischi dei Baustelle e mettervi a ballare: se non ci riuscite,vi dichiaro clinicamente morti.












The Indestructible Beat of Soweto




03/12/13

Labirinti Cosmici: Moon Duo

Si va proprio in fissa, non c'è che dire. E' la volta di Mazes, dei Moon Duo di  Ripley Johnson ( Wooden Shjips ) e Sanae Yamada. I due si sono uniti a San Francisco nel 2009 e sono alfieri dello space rock e della nuova ondata psich. Dopo i primi due EP acclamati dalla critica, Killing Time ( 2009) e Escape ( 2010) esce (sempre nel 2010) questo Mazes, registrato a Berlino, meta e rifugio di tanti musicisti alla ricerca del loro lato oscuro. Ma Mazes risulta più accessibile e melodico rispetto ai precedenti. Yamada alle tastiere e Johnson alla chitarra suonano con  precisione e rigore i loro ritmi ripetitivi e ipnotici, sulle orme di Suicide e Cluster. Minimalismo e distorsioni, fantastico Kraut-blues-rock che mi godo soprattutto di notte, rigorosamente in cuffia. Eh si, si va proprio in fissa..

 Mazes





Il proibizionismo non funziona

Documento Onu sulla guerra alle droghe: "Il proibizionismo non ha funzionato"

Il periodico britannico 'The Observer' è entrato in possesso della bozza di un testo delle Nazioni Unite che analizza le strategie a lungo termine contro il traffico dei narcotici illeciti. Scritta a settembre, mette in evidenza le prime falle alla politica proibizionista guidata soprattutto dagli Stati Uniti

LONDRA - Non funziona. La politica globale adottata per il controllo degli stupefacenti dell'Onu non ha avuto i risultati sperati. E su questo tema le nazioni iniziano a non essere più tanto unite. La guerra alle droghe non sta avendo vinti né vincitori, e proibire così come punire non sembra più essere la soluzione giusta, forse neanche la sola possibile.

L'Observer, il periodico britannico della domenica edito dallo stesso gruppo del Guardian, è entrato in possesso della bozza di un documento Onu che ristabilisce le strategie a lungo termine contro l'espansione e il traffico dei narcotici illeciti. La bozza, scritta a settembre, mette in evidenza le prime falle alla politica proibizionista guidata soprattutto dagli Stati Uniti. E' un documento importante. Mostra l'insofferenza e le richieste degli altri Paesi. Secondo Ann Fordham, capo dell'International Drug Policy Consortium, la bozza rivela una tensione crescente: "Stiamo iniziando a vedere Stati membri rompere il silenzio, e il consenso su come dovrebbero essere controllate le droghe a livello mondiale. Le punizioni non hanno funzionato, il denaro speso per eliminare il problema tentando di sradicarlo alla radice non ha avuto né i risultati né l'impatto sperato".

Molti Paesi ora spingono gli Stati Uniti perché affrontino il problema da un'altra prospettiva. Dando più enfasi alla salute - cura o trattamenti per tossicodipendenti, per esempio, e non trattando l'argomento solo come una questione di giustizia criminale. La stesura del documento finale vedrà la luce in primavera, solo una volta che gli Stati membri avranno appianato le proprie posizioni e trovato un accordo. Ogni dieci anni l'assemblea si riunisce per ratificare la bozza, e in quella prevista per 2016 si deciderà la posizione dell'Onu per i successivi dieci anni. "L'idea che esista un consenso globale sulla politica contro la droga è falsa" ha detto Damon Barrett, vice direttore del Harm Reduction International. "Ci sono sempre state posizioni differenti ma non trapelano. L'accordo finale è nascosto sotto un apparente denominatore comune. Resta interessante però vedere a che punto sono adesso, oggi, in questo momento storico, le discussioni e i dibattiti".

La sfida agli Stati Uniti è stata lanciata dal Sudamerica. Colombia, Guatemala e Messico sono sempre più contrari al dominio americano mosso da interessi economici e gestito da gruppi paramilitari. L'Ecuador sta spingendo affinché gli Usa dichiarino ufficialmente che sia arrivato il momento di affrontare la questione da una prospettiva più efficace. "Sia messa per iscritto la necessità di ottenere risultati diversi, decidendo un approccio più efficiente e operativo", si legge nella bozza. Anche il Venezuela insiste. E accusa gli Stati Uniti di aver fallito completamente nel comprendere le reali dinamiche del mercato del narcotraffico.

Il controllo sulle droghe non è stato raggiunto. "Si sta tornando indietro, a un punto zero. Il problema non può continuare a essere affrontato così e non funziona a nessun livello, locale, nazionale o globale che sia", ha detto Kasia Malinowska-Sempruch, direttore dell'Open Society Global Drug Policy Program. L'insofferenza non è circoscritta al Sudamerica. La Norvegia vorrebbe cambiare l'oggetto della guerra alla droga, così come la Svizzera vorrebbe fossero inseriti nel documento Onu i risultati sulla salute prodotti dall'attuale politica proibizionista e repressiva: "Il consumo non è diminuito in maniera consistente mentre l'uso di sostanze psicotiche è aumentato nella maggior parte delle nazioni. Inoltre, secondo i dati di UNAids, il programma Onu sull'Hiv/Aids, l'obiettivo di dimezzare i contagi tra tossicodipendenti entro il 2015, non è stato raggiunto. Al contrario il virus continua a espandersi". L'Europa punta a ottenere la possibilità di investire su trattamenti riabilitativi al posto del carcere. 
"I tossicodipendenti dovrebbero avere la possibilità di essere curati, di ricevere le medicine necessarie per vincere la dipendenza, servizi di supporto, riabilitazione e reintegrazione". 

Repubblica.it


01/12/13

Don De Lillo

Maestro indiscusso del postmodernismo Americano, Don De Lillo, nato e cresciuto nel Bronx (N.Y.) da genitori italiani originari di Montagano, un paesino in provincia di Campobasso, è senza dubbio uno dei nostri scrittori preferiti e di riferimento, sciamano della letteratura paranoica, osservatore disciplinato e tagliente. Amiamo la sua descrizione della realtà, con una scrittura in cui racconta la società attraverso i media, la religiosità, i riti profani e le liturgie della politica comprese di intrighi tesi alla conquista del potere.
De Lillo è il tipo di scrittore i cui libri producono recensioni da prima pagina, ma riesce comunque a non raggiungere le alte vette della vendita. Da sempre ben noto nei circoli letterari , ha un piccolo , devoto seguito, ma la usa scrittura profondamente politica, la disturbante descrizione del mondo sociale familiare senza nessun accomodamento e il terrore premonitrice dei suoi romanzi lo hanno reso difficile da promuovere. Nei suoi racconti ci sono persone che conosciamo , personaggi intimi e familiari, dominati da un senso di invisibilità , paranoia e terrore . Per molti aspetti sono come noi , tranne che vivono con la consapevolezza inquietante di un mondo che preferiamo ignorare.
Infine amiamo il suo tenersi in disparte, la sua natura al silenzio e all'esilio.
Chiunque si troverà a leggere un suo libro, comincierà a chiedersi , chi è questo tizio ?

SPECIALE DON DE LILLO