27/10/14

Jesse James, mito sudista. Al cinema

Iniziamo questa settimana parlando di cinema e di Sud, e in particolare di un mito sudista americano, uno dei più conosciuti e rappresentati sullo schermo: il "bandito"Jesse James. Quest'articolo ripercorre proprio i titoli dedicati al fuorilegge più filmato della storia, dall'ultimo, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, del neozelandese Andrew Dominik, un film molto bello visto ormai tempo fa. Un film dove certo non è il prezzo della fama ad affascinare, ma bensì quello dell'infamia. Brad Pitt vinse poi il premio come miglior attore al Festival di Venezia, nei panni di un Jesse James si eroe della Confederazione sconfitto, e del bandito in chiave di Robin Hood, ma quì cupo e paranoico, mentre è da Casey Affleck, che interpreta R. Ford, che non si può distogliere lo sguardo, soprattutto una volta che ha preso la decisione di uccidere il suo eroe, Jesse. Da non perdere.
La cavalcata si conclude poi con The Long Riders, I Cavalieri dalle lunghe ombre, del grande Walter Hill, sostenuto dalla colonna sonora di Ry Cooder, con un cast stellare di coppie e addirittura terne di fratelli, per dare maggiormente il senso dell'unità familiare all'interno del gruppo. Epico ma su toni crepuscolari, beffardamente romantico, storia  sul tramonto di un'epoca e gli ideali traditi di una generazione bruciata...


di G. D. Vallan
The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, del neozelandese Andrew Dominik, in gala a Venezia qualche anno fa, é l'ultimo di una lunga serie di titoli dedicati al bandito più filmato della storia. Nato nella contea di Clay, Missouri, nel 1847 e ucciso a St. Joseph, stesso stato, il 3 aprile 1882, quando l’amico Bob Ford e suo fratello Charlie gli spararono alle spalle per incassale i 10.000 dollari di taglia, la storia di James é stata portata al cinema da King, Fuller, Fritz Lang, Kaufman e Walter Hill. E’ entrata nella musica di Woody Guthrie, John Lee Hooker, Hank Williams, Drop Dead Gorgeous e Bruce Springsteen. In un episodio di Twilight Zone un attore di western in viaggio nel tempo vorrebbe salvare Jesse , improbabilmente evocato anche nella serie The Brady Bunch e Lois and Clark. In una versione horror del mito Jesse James Meets Frankestein’s Daughter il bandito incontra la nipote del dr. Frankenstein. Philip Kaufman affidò a Robert Duvall la parte di Jesse in The Great Northfield Minnesota Raid. Nel film tv The last days of Jesse e Frank James, Chris Kristoffenson é Jesse e Johnny Cash il fratello Frank. Rivisitazioni recenti includono American Outlaws di Les Mayfiels , con Colin Farrell e Scott Caan. Frank and Jesse, di Robert Boris, con Rob Lowe e Bill Paxton; Purgatory, di Uli Edel. Ma torniamo a King, Lang, Ray, Fuller e Walter Hill. Prodotto da Darryl F. Zanuck e Nunnallly Johnson (anche sceneggiatore) e diretto da Henry King, Jesse James fu uno dei successi del 39, un western verdeggiante, in smagliante Technicolor (di George Barnes) con Tyron Power (Jesse James), Henry Fonda (Frank James), Nancy Kelly (Zee, moglie di Jesse) e Randolph Scott, maresciallo del Missouri. E’ il film che getterà le radici di gran parte della mitologia jessejamesmiana a venire. Fin dalle prime immagini di contadini del Missouri costretti dagli sgherri delle ferrovie a svendere le loro terre (I ’atmosfera é da Grande depressione), é chiaro che il cattivo é uno solo – e non é Jesse, che si da alla macchia quando lo incriminano per tentato omicidio mentre difendeva solo la madre, decisa a non firmare l’atto di cessione della loro proprietà. Convinto a tornare in città dalla promessa di un processo rapido e di una pena lieve, che gli permetterà di sposare Zee; Jesse scopre che McCoy (Ralph Meek), il boss delle ferrovie, è riuscito a far rientrare il processo sotto giurisdizione federale, a cambiare giudice e a presidiare la città di truppe dell’Unione. Jesse evade quasi comicamente (McCoy assolda due della gang come secondini della prigione) con il supporto di Frank e l’appoggio esplicito della popolazione. Le rapine, da quel momento, sempre protette dalle famiglie della zona e dal giornale locale diretto dal colorito maggiore Rufus Cobb, hanno più il sapore di Robin Hood che delle sanguinarie scorribande da gang. Quando possono, James e company prosciugano le casse delle ferrovie. Nella seconda parte del fim il bandito si fa più nevrotico e insicuro, sceglie le persone sbagliate per la rapina che decimerà la gang per sempre, quella alla Fist National Bank di Northfield Minnesota. Alla fine, quando Charley e Bob Ford (John Carradine) si recano a casa sua per ucciderlo, Jesse sta per partire: ha finalmente promesso a Zee e ai bambini di appendere per sempre la ‘pistola al chiodo.

Jesse e Frank
Cresciuto leggendo i romanzi western di Carl Hay, Fritz Lang fu sempre affascinato dal paesaggio west, al punto di riprenderne lui stesso parecchie immagini in 16mm. Poco dopo l’arrivo negli Sates. Il suo primo esperimento ufficiale nel genere é però un sequel del Jesse James di King. The return of Frank James, Fox 1940, con parecchi membri del cast di King (John Carradine è Bob Ford, Henry Fonda è Frank James e Henry Hull l’indomito maggiore Rufus Cobb). La sequenza dell’uccisione di Jesse da parte di Bob e Charlie Ford é addirittura la stessa usata in un flashback. Ma la trama é langhianamente incentrata sul tema della vendetta di Frank, interpretato da un Fonda di glaciale, asciuttissima efficacia. Creduto morto Frank fa l’ agricoltore in una fattoria isolata dove lo aiutano Clem (Jackie Cooper), figlio di un membro della gang dei James ammazzato durante una rapina e il fedele Pinky, vestigia del Sud schiavista e ormai membro della famiglia. Quando arriva la notizia che il governatore ha graziato Ford, Frank decide di vendicarsi degli assassini del fratello. Li sorprende a teatro, dove ogni sera rimettono in scena il crimine che li ha resi famosi (performance vere, anche se non accolte con lo stesso favore del film). Frank è costretto ad interrompere l’inseguimento quando si consegna alle autorità (spalleggiate dal solito capo delle ferrovie, McCoy) per evitare che Pinky venga giustiziato innocente. Motore di questo gesto etico é anche la bella giornalista Gene Tierney che sta seguendo il caso. Efficacissime le scene del processo a Frank James, trionfo dello scontro inalienabile tra la cultura e humor sudisti (rappresentati da agricoltori come i James, dal giudice e soprattutto dal maggiore Cobb , che cura la difesa) e l’arroganza dello yankee industriale e colonizzatore rappresentato dalle Ferrovie. Completamente opposta la scelta di Fuller. L’ex reporter newyorkese e pulp-romanziere scelse come protagonista non il mitico Jesse (Reed Hadley, che muore dopo 20’ di film) ma lo sporco codardo (la definizione appare sulla lapide di Jesse) Bob Ford (John Ireland) <<Fare un western qualsiasi non mi eccitava. Rapine, pistole, guanti di cuoio e cavalli al galoppo non significavano niente per me. La vera aggressione e la violenza nel film si sarebbero verificate nella testa di un killer psicotico>> scrisse nell’autobiografia Fuller, per nulla sedotto dal mito di Jesse che considerava “ladro da strapazzo, perverso e figlio di puttana”. Prodotto dalle modeste casse di Robert Lipper e scritto da Fuller, I shot Jesse James é un oggetto nervoso, contraddittorio, girato in uno sporco bianco e nero contro il lussureggiante technicolor dei western della Fox. Il film inizia con Jesse che da asilo a Ford, nonostante sua moglie cerchi di farlo desistere. Diversamente da Tyron Power e dai Jesse che lo seguiranno questo è un bandito d’età più matura, ingenuo che vanta a voce alta di saper riconoscere un amico da nemico lontano un miglio. Ireland/Ford lo guarda muoversi per casa pensando al momento migliore per colpirlo. Ma il suo movente non è la taglia, ma la promessa di perdono, annunciata dal governatore per chi catturi o uccida il bandito. Ucciso James con la pistola che lui stesso gli aveva regalato, Ford intraprende un cammino di vergogna/redenzione che lo porta alle miniere d’argento del Colorado. Tra le scene più belle quella in cui Ford, emarginato da tutti , è ridotto, per vivere, a rimettere in scena la sua colpa interpretando in teatro l’ormai celebre omicidio. Solo, davanti alla platea, non ce la fa a premere il grilletto e ri-uccidere il vecchio amico, anche se per finta. La Fox rispolvera la storia di Jesse nel ’57, con The True Story of J. James, affidandone la regia a Nicolas Ray (..). Il suo film, come quello di King, è servito da riferimento anche alla più poetica e stilizzata revisione della storia, quella di Walter Hill in The Long Riders (I cavalieri delle lunghe ombre). Con una brillante soluzione di cast, Hill volle James e Stacey Keach (cosceneggiatori) per Jesse e Frank; David, Keith e Robert Carradine per i fratelli Younger; Dennis e Randy Quaid per i Miller, altri gangmen, e Christopher e Nicholas Guest per Bob e Charlie Ford. Affascinato dall’aspetto midwestern del film, era incuriosito dalla volontà di Jesse e Frank <<di condurre una vita fuori legge e allo stesso tempo un’esistenza quasi pignolamente borghese negli anni duri che segnarono il sud ne post guerra civile.>> Ma la Fox tagliò i 20’ in più di scene di famiglia, matrimoni, funerali, immagini “fordiane” che scandivano la vita dei fratelli James..
da Alias del 25 /08 / 007

Ry Cooder The Slide Area