31/10/14

Deep Web, piccolo tour


Una serie di articoli e guide su Dark Net; Deep Web, la rete invisibile e sotterranea; privacy e protezione dei dati; Silk Road; Tor, l'eccezionale browser per scandagliare la Deep Web e comunicare anonimamente on line..


Piccolo Tour nella Deep Wep legale
Di P. Yeung
BrightPlanet, un gruppo specializzato in intelligence del deep web, lo definisce come “qualunque cosa che un motore di ricerca non riesce a trovare.” È perché i motori di ricerca trovano solamente contenuti indicizzati, infatti usano dei software chiamati “crawler” che indicizzano i contenuti rintracciando gli hyperlink visibili online.
Naturalmente, alcuni di questi sono bloccati. Si può fare uso di una rete privata per visualizzare il proprio sito, o semplicemente scegliere di essere esclusi dai risultati di ricerca. In tal caso per visualizzare un sito bisogna sapere l’URL esatto. Questi URL—quelli non indicizzati — sono il deep web. Nonostante sia difficile misurarne la grandezza con precisione, il deep web è senz’altro enorme. Secondo uno studio pubblicato su Journal of Electronic Publishing, “il contenuto del deep web è sconfinato—circa 500 volte più grande di quello visibile attraverso i motori di ricerca.” Non a caso, le reti private utilizzate per accedere al deep web sono milioni.
Nel 2000, gli URL indicizzati da Google erano un miliardo. Nel 2008, mille miliardi. Oggi, nel 2014, molti di più. Ora provate a immaginare quanto è grande il deep web. In altre parole, è come la parte sommersa di un iceberg, poiché comprende il 99 percento dello strumento di comunicazione più grande mai conosciuto dall’uomo: internet.

Lasciando stare questi fatti sconvolgenti, mettiamo in chiaro un paio di cose. Il deep web non è solo un insieme di cose strane, illegali o divertenti. È pieno di database del calibro della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, di JSTOR, della NASA o dell’Ufficio Brevetti e Marchi. Ci sono anche svariate Intranet — reti interne per compagnie e università — che contengono principalmente informazioni noiose sul personale. Poi c’è un angolino del web sommerso che si chiama Tor, acronimo di The Onion Routing, un progetto servito inizialmente al Naval Research Laboratory degli Stati Uniti per comunicare anonimamente online. E qui entrano in gioco i mercati neri del deep web, come il famoso Silk Road.
In fondo c’è da aspettarselo da una tecnologia che è stata progettata per nascondere l’identità degli utenti. Molto più inusuali sono invece i numerosi blog di fan fiction erotica, i circoli rivoluzionari, i siti di speleologia, gli archivi di Scientology e le risorse per gli amanti di Stravinsky (“48.717 pagine di dissonanza emancipata”). Per avere un’idea migliore di tutti gli aspetti del deep web che non hanno a che fare con droghe e sicari, diamo un’occhiata alle parti meno nascoste, appena sotto la superficie.


Il club di lettura di Jotunbane è un ottimo esempio. Sulla homepage, vicino all’immagine in stile propaganda sovietica di un pugno che libera un libro dalle catene, si legge chiaramente “Lettori contro la DRM” (gestione dei diritti digitali). I libri più popolari sono sovversivi o di fantascienza; non a caso in cima alla lista ci sono 1984 di George Orwell e Il Neuromante di William Gibson. La Biblioteca Imperiale di Trantor, dal nome decisamente sinistro, invece preferisce L’uomo invisibile di Ralph Ellisonm, mentre al manifesto rivoluzionario Senso comune di Thomas Paine hanno dedicato un sito intero. Le prime righe sono: “La società è il prodotto dei nostri desideri, e il governo della nostra malvagità; la prima ci rende felice positivamente unendo i nostri affetti, il secondo lo fa negativamente controllando i nostri vizi.” Anche Dread Pirate Roberts, presunto fondatore di Silk Road, nel 2011 ha avviato un circolo del libro sul deep web.È evidente che gli utenti del deep web amano discutere di politica, ma non solo.
Oltre a “Il Libro di Cucina dell’Anarchico” e pubblicazioni come “Sconfiggere le Serrature Elettromagnetiche” esiste anche un blog molto frequentato per “coloro che amano le sculacciate,” sul quale gli utenti si raccontano le loro esperienze. C’è anche un blog di fan fiction erotica: una storia intitolata “Una fredda notte ad Agrabah” racconta di un appuntamento bollente con l’orso Balu, del Libro della Giungla, e di Harry Potter che è un mago talmente polemico da spingere molti a diventare dei “fondamentalisti anti Harry Potter.”
A volte ci si domanda se parte del contenuto sul deep web debba necessariamente essere anonimo. Un sito che si chiama Beneath VT (Sotto VT) documenta le esplorazioni sotterranee sotto Virginia Tech, nelle quali degli avventurieri esplorano i tunnel sotterranei che sostengono una popolazione universitaria di oltre 30.000 studenti e 1.000 professori. I creatori spiegano che “nonostante ogni giorno tutti camminino sopra le grate e i tombini che portano ai tunnel, pochi sanno cosa c’è sotto.”
Siti del genere si trovano anche sul web tradizionale, ma pare che il deep web offra agli utenti una sorta di conforto simbolico e psicologico. In pratica, ospita una serie di sottoculture formate da persone dai desideri diversi che sono in cerca di persone simili a loro. Beneath VT è un esempio adatto, ma ce ne sono altri che sono in diretta 24 ore su 24, come Radio Clandestina, stazione radio che mette “musica per andare in profondità e fare l’amore.” Di sicuro non è il genere di slogan che userebbero le radio tradizionali.

Il Dr. Ian Walden, professore di Information and Communications Law alla Queen Mary University di Londra, sostiene che l’attrazione per il deep web deriva dal suo “uso di tecniche che danno la possibilità alle persone di comunicare anonimamente e in maniera onesta. L’utente sofisticato realizza che ciò che si fa sul web lascia molte tracce, quindi sceglie il deep web quando non vuole essere ritracciato.” Poi spiega che “spesso è il senso di appartenenza che tiene unite queste sottoculture in un mondo digitale sempre più astratto e impersonale.”
Il deep web ha un grosso potenziale liberatorio, specialmente ora che le rivelazioni sulla NSA hanno confermato quanto possa essere invasiva la sorveglianza dello stato. Navigare nel completo anonimato provoca sensazioni strane, quasi di euforia, che non sono troppo lontane da quelle che probabilmente hanno provato un quarto di secolo fa i primi utenti di internet. Il Professor Walden sostiene che il deep web è stato fondamentale per la primavera araba perché ha permesso ai dissidenti di comunicare indisturbati. Molti dei video girati durante la rivoluzione del 2011 in Siria venivano pubblicati sul deep web prima di essere messi su YouTube. Il professore sottolinea che “nei regimi dove la censura è all’ordine del giorno, i social media non favoriscono le proteste politiche, poiché è molto facile identificare gli utenti.” Per esempio, durante le proteste di inizio anno in Turchia, il primo ministro Erdogan ha proibito l’uso di Twitter in tutto il paese. Walden sostiene che il deep web permetta di “comunicare nel lungo periodo senza mettere a rischio l’incolumità dei propri cari.”

Se il deep web avesse una homepage, probabilmente sarebbe Hidden Wiki, una pagina di Wikipedia dichiaratamente priva di censure che cataloga alcuni dei siti più importanti del deep web. I suoi contenuti fanno capire come funzionano questi processi anonimi. Wikileaks è già molto famoso, ma esiste anche lo Strongbox del New Yorker, un sistema creato dal giornale “per dare agli informatori completa sicurezza e anonimato.” Un’altra interessante risorsa indipendente è Kavkaz, un sito di notizie del Medio Oriente disponibile in russo, inglese, arabo e turco.
Forse è perché ospita gli avanguardisti del mondo digitale che il deep web è anche una notevole fonte di innovazioni multimediali. Lo ha scoperto Ambra Horsburgh, stratega digitale per la società creativa Big Spaceship, dopo avere passato sei mesi a studiare le tecniche usate sul deep web. Secondo Horsburgh, “la storia ci insegna che i trend più importanti della pubblicità digitale provengono dal deep web. Data la natura del business sul deep web, in transazioni, marketing, distribuzione e catena del valore, si devono usare metodi innovativi.”
Cita l’introduzione da parte di Gmail delle mail sponsorizzate; di Thunderclap, servizio di advertising tramite i social media che ha vinto un leone di Cannes per l’innovazione; e il successo esorbitante dell’industria del native advertising (ovvero pubblicità che assumono l’aspetto dei contenuti dei sito che le ospitano) che avrà un valore di 11 miliardi di dollari nel 2017. Secondo Horsburgh, “ognuna di queste innovazioni sono nate sul deep web.” Il native advertising deriva dall'“astro-turfing” usato dal Partito cinese dei 50 centesimi, che pagava le persone per postare commenti positivi su forum in modo da influenzare l’opinione pubblica.

Essenzialmente è questo il rischio del deep web. Come dice il Professor Walden, “i vostri terroristi sono i nostri partigiani.” Può offrire idealismo, spensieratezza e comunità, ma anche l’illegalità, l’immoralità e il grottesco. Il Bitcoin, per esempio, ha legami molto forti col deep web: era inteso come sistema monetario alternativo ma all’inizio era famoso perché ci potevi comprare le droghe online.
È incoraggiante sapere che molti scelgono il deep web per vivere le loro strane ma innocue vite nell’anonimato. Come diceva Voltaire: “anche se non condivido quello che dici, difenderò fino alla morte il tuo diritto di fantasticare ambiguamente sui miei personaggi Disney preferiti.”