22/01/15

Sadhana: David Sylvian

<<IL PERCORSO SPIRITUALE E' UNA GUERRA SANGUINOSA..>>

10 Anni, quasi un anniversario. Tanto il tempo trascorso dall'unica performance dal vivo a cui ho assistito di Mr. David Sylvian. Era con i suoi Nine Horses, a presentare Snow Borne Sorrow, molto bello e appena uscito, (2005) all'Auditorium Conciliazione di Roma.
Erano anni difficili, soprattutto sul piano personale, e sentimentale. Una pura coincidenza con il folle innamoramento per la musica pensierosa, nostalgica, ansiosa, cupa dell'ex Japan. Un innamoramento che naturalmente resiste, solo un pò affievolato. Snow Borne Sorrow è un bel disco, un ascolto più facile rispetto al precedente (e bellissimo Blemish), la voce si erge, canzoni pop contemporanee  a volte delicate (come un uomo che cammina sul ghiaccio) con Ryuichi Sakamoto al pianoforte, e per il resto lento, emotivo come sempre. L'umore, meno felice e eclettico rispetto ad esempio ad un album come Dead Bees on a Cake, riflette la sua crisi matrimoniale e sullo stato del mondo, dilaniato dalla guerra e dalle diseguaglianze. Ora mi sono imbattuto nell'ultimissimo lavoro, che già dal lungho titolo, There's a light that enters house with no other house in sight , dava un pò di pensieri. E' in pratica un unica traccia, quasi un'ora di musica davvero difficile da catalogare e commentare. Composta con Christian Fennesz, musicista francese a me totalmente sconosciuto e con la collaborazione del poeta americano Franz Wright, premio Pulitzer che declama alcuni suoi brani poemici sulle musiche di Sylvian. Molto sperimentale, musica elettronica fredda e atonale, forse più adatta come sottofondo di un film, mi ha lasciato poco o niente.

Per ricordare il "mio" Sylvian, ripesco una bella intervista concessa a L. Arena per il suo libro Orient Pop (Castelvecchi), in cui si analizza il rapporto tra musica e spiritualità, tra il ruolo della musica nelle varie religioni e sulle alchemie che spesso nascono tra musicisti e la loro visione del mondo, con l'esperienze delle varie filosofie orientali.

Sadhana è parola sanscrita, che ci orienta alla comprensione del dialogo con David. Indica la pratica di una disciplina spirituale personale, che ci guida al risveglio. Tra i suoi significati, la capacità di dirigerci allo scopo e di sottomettere i fantasmi interiori: una facoltà cosiddetta magica, la perfezione stessa e persino la forza militare. Ciò non deve stupire. L’adepto del proprio sadhana entra in contatto con i propri conflitti, la parola allude anche alla lotta.

La costante ricerca alchemica del cantante, il confronto con la propria ombra e i lati bui del carattere. David svela il rapporto problematico con la propria voce. Sconcertante e illuminante nel contempo. Inoltre, il desiderio di raggiungere la completezza, piuttosto che la perfezione. Ciò significa scoprire l'Inferno dentro di noi senza lasciarsi devastare. Esiste un rapporto simbiotico tra l'esperienza musicale di Sylvian e il suo misticismo o la sua spiritualità. Si tratta di una ricerca coerente, che ben pochi potrebbero vantare nell’ambito odierno della musica pop o rock. Ed è indicativa di una nuova direzione, successiva agli entusiasmi originari, ingenui, della scoperta dell'Oriente nei gruppi degli anni Sessanta.






Molte grazie, Mr Sylvian, per avermi concesso questa intervista, che includerò nel mio libro. Quando ha sentito che la sua ricerca musicale stava divenendo spirituale? C 'é stata una particolare illuminazione o presa di coscienza a un certo punto del suo cammino?
In una certa misura ho sempre saputo che il mio viaggio musicale avesse un carattere spirituale. Tuttavia, non ne sono stato veramente consapevole sino agli inizi degli anni Ottanta, quando ho cominciato ad analizzare le mie convinzioni infantili e ogni altro aspetto della mia vita. Poi ho scoperto che le domande che mi ponevo e che orientavano la mia vita si rispecchiavano nella musica e viceversa. Ciò mi ha aiutato a conferire un significato maggiore, direzione e chiarezza alla mia attività musicale. Tutto ciò è divenuto una componente indivisibile dalla mia vita e si è completamente integrato con ogni altro aspetto di essa.

Lei è più ispirato dalla solitudine? Mi riferisco ai suoi ultimi concerti e alle più recenti fasi della sua produzione discografica. Gravi sofferenze hanno indicato la via a molti maestri. E’ stato cosi anche per lei, o ritiene che la serenità sia più fruttuosa per la creatività?
Godo proprio della solitudine. Essa rappresenta una componente necessaria della mia vita quotidiana che funge da sostegno al mio benessere mentale. Credo che la creatività si ritrovi in tutti gli alti e bassi della vita. Naturalmente, è possibile che il bisogno di esprimere se stessi in peridi difficili sia più forte di quando siamo relativamente felici. Credo anche che la musica possa svolgere più facilmente la sua funzione, se si riconoscono gli aspetti più oscuri della vita e, cosi facendo, se ne accentuano i più positivi. Supposto che si mantengano a un livello tollerabile, queste esperienze possono elevarci e risuonare in noi molto dopo il puro e semplice ascolto.

Molte correnti spirituali sembrano averla influenzata, in Oriente come in Occidente: il Buddhismo, l’Induismo, il Bhakti yoga, il Sufismo, lo sciamanesimo, l'Orfismo, il Cristianesimo, la Quarta Via, ecc. E’ legato a qualcuna in particolare?
Mi sento più vicino all’Induismo, al Bhakti yoga e al Buddhismo. Sarebbe corretto dire, credo, che il Bhakti yoga costituisce il mio cammino, e che è supportato e incrementato in larga misura da alcuni aspetti della filosofia e della pratica buddhista e hindu.

Mi sembra che lei metta molto in luce la sua componente femminile, l’anima di Jang, non solo per i frequenti riferimenti alla Madre. L'artista androgino è forse più completo, dal punto di vista spirituale?
Tutti noi siamo maschili e femminili. Se riusciamo a mantenere in equilibrio questi due aspetti, senza negarne o sopprimerne uno in favore dell’altro, ci rendiamo conto della verità dell’assunto. Se consideriamo la civiltà contemporanea, ci accorgiamo che l'influsso delle correnti gay e lesbiche è stato in gran parte benefico e persino fondamentale nel promuovere lo scambio culturale. Spesso le opere contribuiscono al progresso e sono molto influenti. Se non abbiamo paura di chi e di cosa siamo, saremo più incisivi: pin intuitivi e consapevoli, meno bigotti e sulla difensiva. Con un certo tipo di approccio abbiamo una maggiore opportunità di avvicinarci alla verità.

La simbologia dell 'ape, nei titoli di due suoi album, è stata scelta consapevolmente? Nel Romanticismo tedesco, specie in Novalis, questo insetto allude a una trasformazione alchemica e spirituale.
Da principio, ho scelto di usare la metafora dell'ape per il suo simbolismo <<tradizionale>>, riguardo alla trasformazione spirituale, la gerarchia sociale e il senso di comunità. Nelle opere successive il riferimento alle api ha conservato il simbolismo originario, ma l’ho un po’ allargato attraverso le mie convinzioni personali.

Alcune Canzoni risentono della musica indiana. Penso a The Song Which Gives the Key To Perfection e all 'album Dead Bees on a Cake: << Sylvian é a tutt’oggi l 'unico cantante rock che risulti credibile come penformer di musica indiana>>. Cosi ho scritto nel mio libro. Qual’è il suo rapporto con questa musica? L’ha studiata o la pratica spontaneamente?
Non ho avuto un training formale nella musica indiana. E’ stato come per la maggior parte delle cose della mia vita: ciò che ho raccolto, l’ho assorbito per osmosi. .

Il suo mi sembra un approccio diverso da quello, divulgativo, dei Beatles o di George Harrison.
Beh, si tratta di periodi differenti. Durante il percorso spirituale intrapreso insieme a un guru, si è tentati di parlare soltanto degli stati di beatitudine relativi alla storia d’amore che ne scaturisce. E’ una parte molto importante della relazione tra il guru e il devoto. Ma il percorso spirituale non è facile. Per citare Swami Paramatmananda:

La maggior parte della gente pensa
che il percorso spirituale
sia qualcosa di pacifico,
una Cosa dolce,
e che esso divenga
sempre più pacifico e tranquillo,
invece il percorso spirituale è
una guerra sanguinosa.
(Commentario alla prima sezione del Mahabharata).

Il mio lavoro riflette la storia d’amore tra il guru e il devoto, ma si è anche soffermato sulla pratica effettiva e la sofferenza che ne deriva.



Qual é il suo rapporto spirituale con gli strumenti e la voce ? E’ importante l 'aspetto tecnico?
Una mia maestra mi ha detto che il Canto costituisce il mio sadhana. Penso intendesse dire che per me il canto rappresenta uno strumento di crescita. Cantare è sempre stato problematico per me, una sorta di lotta. Penso che è attraverso questa lotta che sono destinato ad apprendere e a evolvermi. Come musicista e cantante non ho una gran tecnica. Riguardo alla voce e agli strumenti il mio è stato un approccio intuitivo, per tentativi ed errori (trial and error). Sarà sempre cosi, ne sono certo. Ho abbracciato il sentiero dell’amatore appassionato, piuttosto che del professionista abile. E’ l'approccio adatto a me, che ravviva il mio entusiasmo.

Coltiva una visione negativa del futuro o credere nell’essere umano? Si può produrre un nuovo Rinascimento dello spirito?
Sono essenzialmente ottimista, anche se le nubi del pessimismo tendono a tornare più frequentemente di una volta, e a permanere più a lungo. Non so se Credo negli esseri umani. Penso di avere una fede più forte nella benevolenza dell'Universo, che ci aiuti a tornare sui nostri passi. Per esempio, credo che possa insegnarci qualcosa attraverso tragedie colossali, da cui possiamo salvarci soltanto abbracciando la Compassione e un rinnovato senso di umanità. L’amore è il substrato di tutto. Alla fine, torneremo a questa Consapevolezza. Il viaggio è lungo, e comporta molta sofferenza. A meno che non ci risvegliamo (wake up), penso proprio che tutto procederà sempre in questo modo.

Mi chiedevo, dopo Blemish, quali direzioni avrebbe preso il suo lavoro. Nel nuovo album a quali correnti spirituali si ispira?
Metà del materiale del nuovo album è stato scritto prima di Blemish [L’intervista é stata rilasciata prima dell'uscita dell 'album dei Nine Horses, Snow Borne Sorrow, del 2005]. Quel materiale guarda al mondo intorno a noi dopo l'undici settembre. C'è un maggior commento dei fatti sociali nei testi delle canzoni rispetto ai lavori precedenti, anche se tutto ciò si riflette attraverso il mio personale sistema di credenze e convinzioni. Ci sono anche tematiche personali, ma l’enfasi, supposto che ci sia, verte sul punto focale in cui il mondo esterno viene in contatto con quello interiore. E una raccolta di canzoni che parlano di conflitti.

La ringrazio, Mr Sylvian, per avermi dedicato la sua attenzione e il suo tempo prezioso.
Non c’è di che. Tanti auguri.

Non si insisterà mai abbastanza sulla precarietà di qualsiasi percorso spirituale o sulla sua non linearità. Ci si apre alla beatitudine, non meno che alla incertezza o al dubbio...

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