22/10/14

Passione militante di una fotografa

FRANCA SCHININA'
Il mondo nelle mie immagini

..Mi recai in Palestina, con Pax Christi, per un pellegrinaggio di Pace e Giustizia.
Ritornai in Italia sconvolta, per tutti gli eventi a cui avevo assistito: l’informazione che ricevevamo dalle nostre televisioni e giornali, non era che disinformazione e peggio “deformazione” dei fatti.
Si, perchè non assistemmo altro, in quei giorni, che a soprusi, ingiustizie, malvagità, prepotenze del popolo israeliano, molto ben armato, nei confronti di un popolo debole e indifeso, giustificati da menzogne e falsità, avallate dai paesi occidentali, alleati con Israele, purtroppo, per questioni economiche.

Visitammo i campi profughi: cacciati, sempre con le armi, dalle loro case, dai loro territori, a volte uccisi nelle loro case, per essersi rifiutati di abbandonarle.
Il “muro” alto, terrificante, minaccioso, che girava attorno ai campi, per imporre ai profughi una pseudo-vita: ore per uscire da lì e recarsi all’ Università, per i giovani, o al lavoro per i più adulti e poter portare a casa un pò di cibo per sfamare la famiglia.
I “chek-point”… facevano terrore: eravamo lì con loro, per dimostrare la nostra solidarietà, alle quattro del mattino, con un freddo tagliente; dovevano, ogni giorno, sottoporsi ad una fila interminabile, che durava appunto ore, per recarsi al lavoro e ad un controllo non solo fisico, ma di impronte digitali (tutte le mattine), da parte di ragazzini e ragazzine diciottenni, in servizio militare, che masticando sguiatamente chewing-gum, urlavano parole incomprensibili.
E, se, a volte, l’apparecchio delle impronte non funzionava, questi giovani, armati di grandi mitra, educati alla prepotenza ed all’insensibilità, sempre urlando in maniera incomprensibile, li ricacciavano indietro… e per quel giorno, o altri appresso, la famiglia non aveva cibo… Importante? Assolutamente no… -


"..non chiedo attraverso le mie immagini compassione; solo responsabilità
perché non spariscano dalla memoria ma restino per porre degli interrogativi.."


Quando a Gerusalemme antica i poliziotti israeliani presero quel ragazzo palestinese della foto, ero con una amica: lei si infilò dentro a un portone. Io potevo restare indietro, fotografare col tele (obiettivo..ndr), ma fuggii avanti, infilandomi tra le gambe dei ragazzi israeliani che guardavano, fino a fotografare quel palestinese buttato a faccia a terra con il piede sulla schiena. Quando hai voglia di scoprire la verità, nulla ti può fermare. Bob Capa era lì, Eugene Smith era lì, dove dovevano essere...
Franca Schininà
(interv. dal manifesto)




Franca Schininà blog
Franca  Schininà calendario animalista Lav



21/10/14

Burroughs: The Movie Remastered

Nel 1983, il New York Film Festival proiettò Burroughs: The Movie,  lungometraggio  su William S. Burroughs - il primo realizzato con la collaborazione dello stesso Burrouhgs,  leggendario autore, e ampliamento di un documentario presentato come tesi all'università   da Howard Brookner, futuro regista newyorkese (con l'aiuto di compagni di classe del calibro di Jim Jarmusch e Tom DiCillo). 31 anni dopo, il NYFF ospiterà una nuova proiezione di quel film, dopo che la scomparsa della pellicola negli anni successivi. Il film  è affascinante, ma la storia della sparizione e della riscoperta di un documento così importante, e dell'uomo che si è dedicato a salvarlo è ancora più interessante. Quel giovane è Aaron Brookner, nipote del regista che girò il documentario con Burroughs, Howard, che ha raccontato di recente la singolare storia.

20/10/14

La Summer of Love di Sgt. Pepper


<<Era tutto un po' come l’Uncle Joe’s Medicine Show, con gli uccelli danzanti e l’elisir di lunga vita...>> (Paul McCartney). Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band fu la canzone che dette il via all’idea di concepire il nuovo disco come una sorta di “concept album”. Per alcuni versi può essere stato proprio il re, Elvis Presley, a ispirare un'idea del genere. A quanto risulta, una volta Elvis mandò la sua Cadillac da sola in tour, senza accompagnarla. Questa folle trovata meravigliò i Beatles, tanto che spesso ci scherzavano sopra, e un'idea cominciò a maturare nella loro testa: <<Perché non facciamo un album che sia una specie di show, e non lo mandiamo in tour al posto nostro?>>. Era un’idea esagerata, fantascientifica per quel periodo, ma i Beatles riuscirono immediatamente a coglierne le implicazioni e il potenziale. Poteva essere semplicemente un alibi per risolvere un problema, visto che avevano deciso di non fare più tour. Quell’idea poteva tutto sommato avere qualche riscontro commerciale? La televisione non ricopriva ancora quel ruolo trainante nel business della musica pop come ai giorni nostri. Le performance dal vivo erano l'unico mezzo concreto tramite il quale un gruppo poteva soddisfare la richiesta del pubblico. Un album, per quanto ben fatto, poteva mai davvero costituire il sostituto di un tour? I fan lo avrebbero accettato? Quale che fosse la risposta, i Beatles erano determinati a dare al nuovo disco qualcosa che non avevano mai potuto permettersi prima: il tempo. Dovunque Paul avesse preso l'idea, e dice che gli era venuta in mente su un aereo, la trovata di scrivere una canzone su una ipotetica band chiamata Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band gradatamente convinse i Beatles a immaginare di essere loro, quella band. Se mai è esistito qualche significato, eccolo: gli alter ego dei Beatles. Ma Sgt. Pepper chi era, e da dove salto fuori? Mal Evans, il roadie dei Beatles, viene accreditato per molti versi per aver contribuito alla scelta di quel nome. Se ne uscì con la frase <<salt and pepper>>, sale e pepe, che poi a quanto sembra divenne uno degli alter ego di Paul. Per il resto, l’idea di uno show itinerante e tutto il resto prese le mosse dalla medesima fonte che aveva partorito Eleanor Rigby e Father MacKenzie o Lovely Rita; dalla fertile immaginazione di Paul. Alcuni dettagli sulle origini dell’album si sono persi nel corso del tempo e nei meandri dei nostri ricordi inaffidabili. Per esempio, si dice che l’idea originale sia stata quella di scrivere un album sull’infanzia dei ragazzi a Liverpool, una sorta di viaggio nostalgico. Questo almeno spiega canzoni come Strawberry Fields Foreven PennyLane e When I’m Sixty-Four. Parte fondamentale di questo percorso tematico lungo la strada dei ricordi, cosi dice la leggenda, sarebbe dovuta essere una finta band di ottoni del nord dell’Inghilterra, quegli ottoni che i ragazzi tengono in mano sulla copertina dell'album. Altri diranno che “band” era una di quelle bande tedesche che suonano marciando. Ho parlato con Neil Aspinall di questo: le riteneva tutte sciocchezze. E cosi io. Qualunque fosse la verità, a Paul erano sempre piaciute le band di ottoni, e ne voleva una dentro il disco. Si sarebbe poi consentito quel piacere usando una vera band di ottoni per la colonna sonora del film The Family' Way, fatta dai fratelli Boulting: musiche di Paul, arrangiate da me. Produsse in seguito anche uno dei più famosi gruppi di ottoni; i Black Dyke Mills Band, per la Apple Records.

19/10/14

Mr. Pharmacist

Mr Pharmacist and his family in my home this morning!!





Mr. Pharmacist
Can you help me out today  In your usual lovely way
Oh Mr. Pharmacist I insist  That you give me some of that vitamin C
Mr. Pharmacist
Dear Pharmacist won't you please  Give me some energy
Mr. Pharmacist, Mr. Pharmacist
Hey Mr. Pharmacist  I'll recommend you to my friends
They'll be happy in the end  Mr. Pharmacist can you help
Send me on a delict kick  Mr. Pharmacist
Dear Pharmacist use your mind  You better stock me up for the wintertime
Mr. Pharmacist, Mr. Pharmacist
Hey Mr. Pharmacist  Words cannot express
Feeling I suggest  Oh Mr. Pharmacist I can plead
Gimme some of that powder  I need
Mr. Pharmacist
Dear Pharmacist I'll be back  With a handful of empty sack
Mr. Pharmacist, Mr. Pharmacist




16/10/14

La nemesi del fango

Grillo contestato nella sua Genova 

Non sò quanti abbiano letto quest'articolo. Ma la lucidità e la spietatezza con cui Merlo smaschera questo rancoroso sciacallo,  è davvero da non perdere..

By Francesco Merlo 15 ottobre 2014 la Repubblica

Peggio di una sconfitta elettorale, peggio di un fiasco a teatro. La rabbia di Genova, la città che meglio conosce Grillo , non è cieca come l’acqua che infanga. Nella prima rivolta popolare contro di lui, nel primo vaffa al vaffa, la rabbia ha infatti individuato e travolto il ghigno comico dell’antipolitica: “come gli altri”, “venite qui solo a parlare”. E mai Grillo era apparso così poco teatrante, così fragile e vero nel suo smarrimento come quando, protetto da una cintura di braccia robuste come tronchi d’albero, ha inforcato il motorino. In una città incollerita e impraticabile è stato come scappare in ambulanza.
Il comico del malumore è stato smascherato come l’ ultima impostura della politica. “Noi siamo dalla vostra parte” ripeteva con il disagio del leader tradito dalla folla nella quale era andato a ‘bagnarsi’ per quel bisogno di consenso che spinse Berlusconi tra i terremotati dell’Aquila, travestì da spazzaneve il sindaco di Roma Alemanno, e in Sardegna costrinse i ministri Passera e Barca a scappare in elicottero dai minatori del Sulcis che erano andati ad abbracciare. Per Grillo è peggio, perché non è governo. E’ anzi l’ opposizione antisistema. Eppure, prima di essere contestato, andava in giro – bisogna ricordare queste immagini – carezzando sulle guance tutti quelli che incontrava, come un politicante che sogna di riempire il grande vuoto d’autorità con il rituale della propaganda, della seduzione, del patetico consolatorio. Mai si erano viste le coccole del populista arrabbiato.

Iggy Pop, Lectio Magistralis


Alan Freed ha fatto per il rock 'n' roll negli anni '50, quello che John Peel ha fatto per il punk e la new wave negli anni '70 e '80: fu lui a mettere in onda nel suo programma radiofonico alla BBC artisti innovativi come Joy Division, i Ramones e tanti altri, curando performance essenziali in studio nelle sue Peel Sessions. Ma molto tempo prima, esattamente nel 1969, Peel fu uno dei primi a trasmettere l'album di debutto degli Stooges, la band di Detroit al cui frontman, Iggy Pop, sarebbe stato in seguito concesso il titolo di "padrino del punk."
Come J. Peel, Iggy ha un suo show radiofonico proprio alla BBC, un ruolo che gli garantisce una certa autorità critica, e allora, chi poteva tenere una conferenza al proprio al John Peel BBC Music Radio Festival 2014?

Ecco quindi a voi, e a noi, l'iguana, il Prof Iggy Pop nell'annuale Lectio Magistralis di un'ora che si è tenuta il 13 ottobre al teatro Lowry a Salford, Manchester. Il tema scelto, "La musica libera in una società capitalista" - è affascinante, soprattutto per un icona della musica che si è mosso dentro e fuori i regni fai da te e commerciali della musica per gran parte della sua carriera. Durante la conferenza, Pop ammette che ha dovuto iniziare a "diversificare il mio reddito," riconoscendo alla fine solo po 'di vergogna' per aver rilasciato i diritti di "Lust For Life" per uno spot della compagnia assicurativa britannica Swiftcover. "Se voglio fare i soldi, beh, che ne dite di vendere l'assicurazione auto?" ha esordito. "Almeno io sono onesto. Si tratta di una pubblicità, e questo è tutto ciò che è. Se dovessi dipendere da quello che ho effettivamente ottenuto dalla vendita dei diritti, sarei uno di quelli che staziona nei bar... "

14/10/14

AfroPunk 2014: Una vera promozione della diversità

Quando Matthew Morgan e James Spooner unirono le forze nel 2002, il loro lavoro stava dando voce a migliaia di ragazzi, un coacervo multiculturale che ferocemente si identificava con uno stile di vita alternativo molto diverso dai precedenti. Morgan, un visionario con 15 anni di esperienza nel mondo della musica, aveva istintivamente capito che il punk rock e l' hardcore avevano un forte seguito non solo presso il pubblico di giovani bianchi: questa intuizione sfociò nel cult movie dello scrittore-regista J. Spooners "2003's Afro-punk", che diede la prova inconfutabile di un forte movimento culturale che ricordava i primi giorni della nascita dell' Hip-Hop.

AFROPUNK divenne una pietra di paragone. Ragazzi urbani alternativi in tutta la nazione (e in tutto il mondo) che si sentivano emarginati dalla cultura mainstream scoprirono che erano in realtà il nucleo di una audace comunità innovativa, in rapida crescita. Gli utenti online furono la forza trainante dietro il l'esplosione del movimento AFROPUNK (AP), creando un'autentica casa virtuale in afropunk.com, e condividendo il meglio del black hardcore, i gruppi più brillanti mediante una serie di performance live riprese da Spooner.  Mentre il movimento AP cresceva, anche i media del settore iniziarono ad interessarsi alla cosa.. La rassegna stampa variava da Pitchfork, URB, Vibe, e Nylon per The New York Times, Variety, Entertainment Weekly, e il Los Angeles Times.

Nel 2005, il primo anno dell' AFROPUNK Festival si tenne davanti a folle entusiaste presso l'iconico Brooklyn Academy of Music (BAM). Co-curato da Morgan e Spooner, il festival celebrava e unificava i capisaldi culturali dell' AFROPUNK: musica, cinema, cultura skate, e, soprattutto, le persone fieramente indipendenti che sono sempre state la linfa vitale della comunità.
Dal 2008, il Festival, sempre totalmente gratis, è guidato da Morgan e da Jocelyn Cooper. Descritto dal New York Times come "il festival più multiculturale negli Stati Uniti," la parola AFROPUNK stessa è diventata sinonimo di mentalità aperta, anticonformista e non convenzionale, ponendo questo movimento nel'epicentro della cultura urbana ispirata dalla musica alternativa.
Oggi AFROPUNK è una comunità influente di giovani, persone di talento di tutte le provenienze che parlano attraverso la musica, l'arte, il cinema, la commedia, la moda e altro ancora. Una piattaforma per l'alternativa e la sperimentazione. Al centro della sua missione sono i principi dell'estetica punk e del do-it-yourself, il pensiero radicale e sociale non conforme. Roba che quì in Italia è relegata nell'ambito..della fantascienza.

Le cronache ci informano che l'atmosfera dell' Afropunk Festival di quest'anno (2014) è stata permeata dagli avvenimenti di Ferguson, nel Missouri, legati alla morte di Michael Brown e ai fatti del mese scorso, con l'assassinio di Eric Garner a Staten Island, New York. La gente hanno innalzato le braccia in aria in tributo a Michael Brown , e in correlazione, la maggiore presenza della polizia al festival e il tempo non prorio clemente non hanno impedito il divertimento, e che tutto si svolgesse nella massima calma.

La line-up di quest'anno, ancora una volta è riuscita a rappresentare una vasta gamma di generi musicali oltre al punk e all'hardcore, dal neo-soul, al rap, dal rock, al metal, ska e electro punk. Poi, arte e culture varie. Due giorni, il 23 e 24 agosto, con la partecipazione di band leggendarie come i Body Count di Ice-T, I Bad Brains, Fishbone, Shabazz Palaces, A Tribe Call Red e altri ancora.











12/10/14

Arin Mirkan: Vita e destino


"Un gruppo di combattenti sono posizionati tra le macerie degli edifici, provocati dai bombardamenti ... Avrebbero dovuto dare il loro addio all'inizio di ogni attacco ... Erano gli ultimi momenti della loro vita, bevevano l'ultimo sorso d'acqua marcia che avevano con loro. Non hanno mai avuto le armi per combattere o fermare il progresso dei tanks.
Ma erano i combattenti della libertà, per la terra e l'umanità.
I tanks arrivavano davanti a loro dopo un pesante bombardamento. La loro posizione era appiattita e i carri armati rotolarono dritto sui loro corpi.
Tuttavia, l'esercito che aveva i carri armati fu ancora sconfitto. Intorno era pieno di combattenti che a pochi metri dietro di loro erano in attesa per un agguato. Si posizionarono davanti ai carri e fermarono il progresso dei nazisti succhiasangue ".

Ecco come Vasilij Grossman descrisse gli ultimi momenti di un gruppo di partigiani che hanno combattuto una resistenza senza precedenti contro il nazifascismo e alterato il corso della seconda guerra mondiale nel suo libro intitolato 'Vita e destino'.

10/10/14

Il Rock è cupo: Goth, una sub-cultura che non muore

PROFONDO DARK
Dall’olocausto post-punk inglese emerse un nuovo suono. Un suono che conservava l’atteggiamento aggressivo e la narrazione intellettualmente consapevole del punk, ma puntava al contempo su qualcosa che faceva parte del passato inglese: la stravagante scena rock glam di Ziggy Stardust alias David Bowie. Benché questa nuova sottocultura giovanile volesse  affermare il proprio punto di vista ideale, voleva anche imporre un nuovo immaginario visivo: infatti in un intervista sul suo nuovo album del 1974, Diamond Dogs Bowie stesso, riferendosi allo stile parlò di gotico. Non si dilungò in spiegazioni, ma la parola venne immediatamente affiancata a quella musica. Il termine ricomparve cinque anni dopo, il 15 settembre 1979, quando i membri dei Joy Division furono intervistati dalla televisione inglese nel programma Something Else, e parlando della loro musica la deinirono ‘gotica' in confronto al mainstream pop’.

Il manager dei Joy Division, Martin Hannett, durante una conferenza stampa della Factory rec. dichiarò che l’album dei JD, Closer, era musica per ballare con reconditi significati gotici. E nel corso della stessa intervista il bassista dei Joy Division, Bernard Albrecht, rafforzò quel significato paragonando la loro musica al suo amore per il film classico Nosferatu. Disse Albrecht: <<L’atmosfera era diabolica ma ci sentivamo a nostro agio>>. Ma l’impatto più forte sulla scena lo ebbe il lavoro di un gruppo di musicisti di Northampton, in Inghilterra, formato nel 1978 da Daniel Ash, dai fratelli Haskin, David e Kevin, e dal funambolico Pete Murphy, estimatore di David Bowie e T-Rex. Il gruppo, inizialmente battezzato Bauhaus 1919, abbandonò ben presto la data di fondazione della mitica scuola artistica tedesca e divenne noto con il nome di Bauhaus. I quattro musicisti crearono le basi programmatiche, musicali e visive, per una generazione di band gotiche. Bela Lugosi Dead, il loro primo singolo uscito nel 1980 per la Small Wonder Records, fu alimentato dall’amore di Peter Murphy e Daniel Ash per l’erotico immaginario vampiresco. Questa canzone diede il via al fascino, e alla connessione con il tema dei non-morti, sviluppato in seguito dalla scena musicale che, da li a poco prenderà il nome di goth. Due anni prima dell’esordio dei Bauhaus, un ex membro dell’entourage dei Sex Pistols, Susan Dallion (nota nei club con il nome di Siouxie Sioux) aveva formato la sua band, Siouxsie and the Banshees. Il suo modo di vestire scioccava e il suo stile originale e ancora oggi uno dei pin imitati dalle goth. The Scream, uscito nel 1978, è ufficialmente il primo disco integralmente goth. Inoltre, nel 1979 i Cure avevano fatto uscire Three Imaginary Boys (distribuito più tardi in Nord America con il titolo Boys Don’t Cry). La tenera sensibilità di Robert Smith e il suo malinconico romanticismo, contrastava con la prorompente sensualità di Peter Murphy, toccò le corde della disincantata gioventù inglese. Se Peter Murphy aveva dato attraverso la scrittura voce alla esplosiva sessualità di Dracula, Smith raccontava la storia dal punto di vista di Mina Harker:

<<L’ultimo dei Big Four che ha dato il via alla scena inglese è stato il gruppo dei Joy Division. ll frontman della band, Ian Curtis, era l’emblema di tutto ciò che avrebbe rappresentato il goth (anche in molti stereotipi). Il morboso fascino che provava per gli aspetti tragici dell’esistenza lasciava trasparire che per lui la vita fosse una partita persa. Curtis si è suicidato il 18 maggio del 1980 ( diventando in questo modo il primo tragico eroe popolare del goth. (...) lronia della sorte, i primi quattro grandi gruppi della storia del goth, Bauhaus, Cure, Siouxie and the Banshees e Joy Division non hanno mai riconosciuto di fare parte di quella che e stata definita in seguito la scena goth, nonostante le evidenti influenze, sia visive, sia musicali. (...)

08/10/14

Ideologie nella rete

GEOGRAFIE INTELLETTUALI DEL WEB
La battaglia ideologica intorno al Web: dono e relazioni contro commercializzazione dei bit; ottimismo sulla storia digitale contro scettiscismo della ragione. Oltre destra e sinistra senza cancellarle, semmai per.. riscriverle.

PANGLOSSIANI
Nicholas Negroponte: Essere digitali (1996)
Giuseppe Granieri: Blog generation (2005)
Dan Gillmor: We the media. Grassroots Journalism By the People, For the People (2006)
Luca De Biase: Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre (2007)
David Weinberger: Everything ls Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder (2007)
Clay Shirky, Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations (2008)

Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili per i nuovi Pangloss dell‘era digitale. Hanno capito prima degli altri la portata del passaggio dagli atomi ai bit (Negroponte) e da allora aspettano il “web dell‘avvenire” preparando i comuni mortali al nuovo Avvento. <ll futuro appartiene a coloro che danno per scontato il presente> (Shirky). ll che vuol dire bando al pensiero critico, largo all'esaltazione delle nuove tecnologie e al sogno di un “Rinascimento 2.0” in cui cambia il paradigma culturale e si <ridefiniscono i confini tradizionali, positivistici, delle discipline e si esalta l'umanità> (De Biase). Tra tante illuminazioni l'abbaglio é sempre dietro l'angolo. Chiedere a Dan Gillmor, l‘uomo che ha inventato il “citizen journalism” e più di ogni altro celebrato il giornalismo dal basso. Quando ha lasciato il posto da cronista per mettere in pratica le sue teorie con un sito di informazione partecipata ha scoperto che, si, “il lettore ne sa più noi” (suo celebre slogan) ma non sempre ha voglia di condividere la sua conoscenza.

07/10/14

L'ISIS e la retorica della sorveglianza totale contro il terrorismo

Anche l'ISIS è un pretesto per continuare con lo stato di sorveglianza
J. Koebler - (Vice.com)

All'indomani dell'11 settembre l'amministrazione Bush, con l'aiuto del Congresso, ha usato la minaccia di al-Qaeda per giustificare e legalizzare un sistematico stato di sorveglianza. Ora, 13 anni dopo, alcuni legislatori stanno usando la stessa tattica, questa volta utilizzando la minaccia che costituisce lo Stato Islamico—e le paure che il gruppo suscita  — per sostenere che lo stato di sorveglianza vada perpetrato e preservato.

I documenti portati alla luce da Snowden hanno rivelato quanto la sorveglianza sia ormai istituzionalizzata e pervasiva, e sembra che l'opinione pubblica americana e alcuni legislatori si siano finalmente resi conto che si è passato il segno. Al-Qaeda non c'entra questa volta, non ci sono stati attacchi terroristici sul suolo americano dall'11 settembre, le persone sono semplicemente stufe di sapere che le spie governative tengono sotto controllo le comunicazioni private.

SE LE PERSONE NON CAPISCONO I PERICOLI A CUI andiamo incontro, è COLPA DEL GOVERNO
Ma poi lo Stato Islamico ha iniziato a far parlare di sé.
James Foley, un giornalista americano, è stato brutalmente decapitato dai terroristi dell'IS. È poi stato ucciso un altro giornalista e un cooperante scozzese. Questi irrazionali omicidi hanno fatto nascere un giustificabile sdegno e un'ancor più giustificabile paura. E molti politici americani hanno iniziato a parlare con toni simili a quelli usati poco dopo l'11 settembre, un periodo in cui agenzie antiterroristiche come l'NSA avevano completa libertà di azione, senza alcuna condizione.
“L'approvazione dell'USA PATRIOT Act è stata veloce, frettolosa e, apparentemente, non c'è stato alcun dibattito in formato a livello nazionale, verosimilmente a causa dell'idea per cui in presenza di una crisi è richiesta una soluzione pragmatica e veloce,” 
ha affermato Winston Nagan, professore di legge alla University of Florida. C'è molto fermento in questo periodo dal punto di vista legislativo: il Congresso potrebbe considerare l'USA FREEDOM Act, che porterebbe all'eliminazione completa della sorveglianza di massa permessa dal Patriot Act. Oppure questo provvedimento potrebbe essere ignorato, e lo stato di sorveglianza sopravviverebbe: è questa la prospettiva del senatore Lindsay Graham, che settimana scorsa ha detto al National Journal che sarebbe una follia far passare il FreedomAct in un momento del genere.
“Se le persone non capiscono quali siano i pericoli a cui la nostra patria è ora esposta è colpa del Congresso,” ha detto Graham. “Se stiamo controllando un terrorista io voglio sapere a chi sta telefonando. Voglio una totale sorveglianza, e il controllo giurisdizionale. Non è proprio questo il momento di sminuire le nostre capacità di prevenire un attacco terroristico prima che accada."

Graham vive in una favola se pensa che la “sorveglianza” e il “controllo giurisdizionale” siano le cose di cui l'NSA si è occupata in questi 13 anni. Ed è questo tipo di retorica che ci ha portato allo stato di cose presente; ed è il tipo di retorica che farà sì che lo stato di sorveglianza sopravviva.

“Il programma di sorveglianza di massa dell'NSA invade la privacy di milioni di persone e il governo ha fatto di tutto per provare che questi piani sono in realtà d'aiuto per prevenire attacchi terroristici,” mi ha detto RaineyReitman, direttore della Electronic Frontier Foundation. “Non dovremmo permettere a nessuno di usare la minaccia dell'ISIS come una scusa per fortificare la sorveglianza di centinaia di milioni di persone normali, cittadini americani e non.”
Ha ragione: gli attacchi dell'11 settembre hanno dimostrato il fallimento delle strategie dell'intelligence americana, tanto che al momento la cosa più semplice da fare sembrava far approvare qualsiasi parvenza di soluzione e solo poi analizzarne i contenuti e promuovere un dibattito sulla questione. L'anno scorso anche la Casa Bianca ha ammesso che la tattica non è stata efficace e non è stato sventato alcun attacco terroristico.
Ecco perché queste prossime settimane saranno cruciali. Il Congresso si renderà conto del fallimento dello stato di sorveglianza? Oppure lo manterrà, motivato dalle nuove paure che lo Stato Islamico provoca nell'Occidente?

“In precedenza la sorveglianza totale sembrava essere la soluzione ai problemi che ci affliggevano,” mi ha detto Amie Stepanovich, esperta di libertà civili. “Credo questa sia un'opportunità per applicare gli insegnamenti degli ultimi 13 anni e cercare di elaborare soluzioni adatte a fronteggiare i pericoli che ci minacciano ora e che ci minacceranno in futuro.”
Per lo meno questa volta ci sono legislatori come Ron Wyden che vogliono imporsi come voce della ragione, e sostengono che gli eccessi non sempre sono positivi ma anzi, spesso sono la soluzione peggiore.
“Il senatore Wyden sostiene che sia assolutamente possibile garantire la sicurezza degli americani e colpire duramente le forze terroristiche come l'ISIS senza sorvegliare milioni di cittadini rispettosi della leggi,” mi ha detto un portavoce del senatore.
“Si è reso conto di come l'invadenza di questi programmi di sorveglianza non abbia niente a che fare con la sicurezza nazionale.”


06/10/14

John Lennon: cosa, quando e perché


1979. L'ultima domenica di Maggio  (le date di consegna a volte tradiscono la cronaca), sul New York Times apparve una pagina piena - l’ultima sul supplemento “La settimana in rassegna”, occupata da una lettera.  
<<Una lettera d 'amore da John e Yoko alla gente che ci chiede cosa, quando e perché>>. Yoko Ono e John Lennon, allora il più recluso dei Beatles negli ultimi anni, uscirono da un isolamento familiare, spesero circa 18.000 dollari per un annuncio a pagamento, tutto questo per chiarire cosa facessero a tutta la gente che li incontrava per strada senza il coraggio di chiederlo, o che solo se lo chiedeva in qualche altra parte del mondo. I due vivevano molto tranquillamente con il proprio figlio, Sean, e quello avuto da John dal primo matrimonio, Julian, nella città di New York, per la precisione su Central Park West. Ogni tanto scendevano a fare spesa, ma molto raramente si vedevano in pubblico. In un momento in cui gli altri tre Beatles suonavano insieme al matrimonio di Eric Clapton, Paul sempre più lanciato con i Wings e - naturalmente – le voci di una possibile riunione continuavano a fare capolino qui e la, John si sentì in dovere di chiarire ai fans alcune cose del passato e del presente. Quella che segue é la traduzione dell’intera lettera, bellissima, compreso il P.S. finale.

John, cosa vuoi dire con quei “tre angeli che guardavano da dietro Ie vostre spalle mentre scrivevate”? Già, che significa se non...

02/10/14

La religione secondo Scorpion Dagger

 photo zapatistagif_zps92670229.gifSono di James Kerr ― aka Scorpion Dagger ―, artista canadese, le centinaia di GIF che deformano le opere rinascimentali in una collezione di animazioni irriverente e surreale. Dai personaggi di Star Trek che invadono il Quindicesimo secolo agli apostoli che suonano la chitarra, a Gesù che prende a pugni un robot, Kerr è uno dei più divertenti realizzatori di GIF del web. Le immagini, brillanti per le sue rappresentazioni bizzarre, saranno pubblicate in un libro: più di 100 pagine a colori con i suoi lavori.

“Ho cominciato scannerizzando alcuni di questi dipinti dai libri, li ho riproposti in forma digitale e ora li sto reinserendo in un libro." Che sarà un mondo in cui questi personaggi della tela lasciano il museo per tornare a casa. A tracannare birra a suon di rock. Le prime gif di Scorpion erano estremamente basilari, poi, con le nuove tecniche di animazione, ha potuto dedicarsi all’umorismo. Essere appassionato di arte rinascimentale lo ha portato a focalizzarsi sull'immaginario rinascimentale e sull’iconografia religiosa. Cosa che gli viene naturale, dato le sue inclinazioni politiche e per la natura stessa di questi dipinti, che si presta perfettamente alle critiche alla religione e alla modernità.
E, ancora, perchè sono immagini senza diritto d’autore..


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L'eroina? "Molto gradevole.." (Damon Albarn)

L'eroina e la creatività
di R. Katigbak

"Molto gradevole," dice Damon Albarn.



Il "problema" dell'eroina è che non se ne può dire nulla di buono. Questo è quello che ha scoperto l'allampanato cantante brit pop Damon Albarn quando, in una recente intervista, ha dichiarato che la sua esperienza con l'eroina è stata "incredibilmente creativa" e "molto gradevole." Questa dichiarazione ha inevitabilmente sollevato un polverone mediatico, e varie testate hanno protestato a gran voce.

Si tratta dello stesso tipo di disagio che aleggia attorno a questioni come la creazione di strutture per le iniezioni controllate o la possibilità di fornire eroina dietro prescrizione medica così da permettere ai tossicodipendenti di condurre una vita vicina alla normalità. Capisco da dove derivi quest'atteggiamento — la dipendenza dall'eroina è una cosa tremenda, e distrugge la vita di chi ne fa uso e quelle di chi lo circonda.
Ma di fronte alla candida ammissione di Albarn mi sono sentito più incuriosito che scioccato o turbato. L'eroina ti rende davvero più creativo?
Uno potrebbe pensare a esempi come la cocaina, che ti fa venire un sacco di idee — e ti sembrano tutte bellissime (anche se poi in realtà non lo sono affatto) — o l'erba, che rende qualsiasi cosa molto divertente. L'LSD è praticamente la quintessenza della creatività. Ma l'eroina? Doversi inventare ogni giorno un nuovo modo per racimolare soldi o sopportare l'astinenza possono essere considerati una manifestazione di creatività? Volendo rimediare alla mia scarsa conoscenza in materia (la visione di Trainspotting e l'aver visitato certe zone di Vancouver non sono evidentemente sufficienti) ho chiamato il dottor Alain Dagher dell'Istituto Neurologico di Montreal per scoprire in che modo—se ce n'è uno—una droga come l'eroina possa incrementare la creatività.

Cosa può dirmi sulla correlazione tra droghe e creatività?
Dott. Alain Dagher: L'utilizzo di droga per scopi creativi ha una lunga storia alle spalle e le varie sostanze agiscono in modi differenti. La maggior parte delle persone ha inibizioni di vario genere: il modo più semplice in cui una droga può incrementare la creatività è la sua azione su queste inibizioni. Molte droghe, soprattutto in dosi ridotte, portano alla loro perdita. L'esempio migliore è l'alcol. In dosi molto basse, alcune sostanze, come l'alcol, possono renderti abbastanza disinibito da farti diventare, in un certo modo, più creativo.

Nello specifico, cosa fa l'eroina?
C'è un altro modo in cui le droghe possono renderci più creativi ed è farcendoci andare oltre la disinibizione. Ovvero, renderci capaci di fare associazioni concettuali che normalmente non saremmo in grado di fare. Per molti versi, si tratta di qualcosa di simile alla pazzia—ci sono molti artisti con una creatività simile a una forma di pazzia. Ad esempio, nel caso della schizofrenia, i pensieri di chi ne soffre si mescolano tra di loro pur essendo molto diversi—si chiama "pensiero tangenziale", i pensieri vanno in direzioni strane, cosa che potrebbe aiutare ad avere idee originali. Una parte costitutiva di ciò che chiamiamo creatività è l'essere originali. In questo senso droghe come la cocaina, e forse anche l'eroina, hanno la capacità di farci avere idee originali.

Quindi l'eroina può davvero renderci più creativi.
Per quanto riguarda l'eroina in sé non saprei, ma è assodato che nel diciannovesimo secolo si usassero droghe simili all'eroina. Gli artisti del periodo romantico usavano oppiacei. A quei tempi, droghe come il laudano e la morfina erano molto usate da poeti e pittori per aumentare la loro creatività.
Invece i surrealisti, come André Breton, erano più interessati alla pazzia e agli stati alterati di coscienza. Secondo loro, era quella l'origine della creatività in quanto diversità da una norma.
Un'altra questione è il fatto che un sacco di gente assuma il principio attivo dell'eroina sotto forma di medicinali da banco. È il caso dei comuni analgesici. Può essere molto utile a chi soffre di depressione e di ansia, e probabilmente molti artisti ne soffrono.

Vancouver
Secondo lei, perché molta gente è rimasta così turbata dall'ammissione di Damon Albarn?  
Per molte ragioni. La più ovvia è che le droghe—in particolar modo l'eroina—sono pericolose. E non è una buona idea consigliare a qualcuno di assumere una droga come l'eroina per diventare un artista. L'eroina è una delle droghe peggiori: è estremamente pericolosa, una sola dose può ucciderti ed è facile andare in overdose. Immagino che sia per questo che la gente sia rimasta turbata.

Pensa che l'eroina stia subendo una demonizzazione pari a quella riservata in passato a marijuana e alcol?
Ogni droga, fatta in parte eccezione per l'acol, è stata demonizzata. Se Albarn avesse dichiarato che per incrementare la sua creatività si beve due whisky di certo non si sarebbe sollevato questo polverone. Devo dire, comunque, che l'eroina è una droga così pericolosa che non consiglierei mai a nessuno di provarla, nemmeno una volta sola.
Ci tengo ad aggiungere che la creatività non è solo essere disinibiti e formare associazioni—serve comunque una certa dose di talento. Non si tratta solo di avere idee, ma anche di saper distinguere le buone idee da quelle che non lo sono.

Tutto questo per dire che l'eroina di per sé non ci rende creativi, ma che le droghe influiscono comunque su questo aspetto.  
Non voglio esprimermi sulle implicazioni etiche della cosa; non sono un esperto di etica. Ma posso esprimermi come un esperto di neuroscienze. Ci sono persone che affermano che l'eroina abbia incrementato la loro creatività e ci sono ragioni scientifiche per credere che possa essere vero. Ma ci tengo a dire che personalmente non credo sia una buona idea.

P. S. (NdR):
In Canada è in corso la sperimentazione sulla prescrizione di piccoli quantitativi di eroina per pazienti che non hanno completato con successo il trattamento a base di metadone. E i risultati sono positivi. Ovviamente non sto spingendo per una regolamentazione dell'eroina simile a quella esistente in alcuni paesi per la cannabis, ma strategie come queste hanno registrato buoni risultati tanto in Svizzera quanto in altre realtà in cui vengono applicate. 


30/09/14

Riforma del lavoro





Il pugile e il panico

Una personale esperienza d’iniziazione a un mestiere del corpo tanto riconosciuto per l’eroica simbologia, e ho imparato che “l’agente sociale è, prima di tutto, un essere di carne, di nervi e di sensi, un <<essere che soffre>> . Sacrificio. La parola rimbalza sui muri i delle palestre, tra i tuoi guanti conciati, le fascette intrise di sudore, le scarpette alla caviglia, i caschi da sparring, le tute da ginnastica sbiadite, i sacchi rigidi. Prepararsi per un incontro significa sottoporsi, giorno dopo giorno, a un vero e proprio rituale di mortificazione. Ogni buon allenatore non fa che ripetere: <<fare il pugile è un mestiere che ti prende 24 ore su 24. Lo devi avere continuamente, in testa. Non puoi fare nient’altro se lo fai bene>>. Prepararsi ad un incontro è come iniziarsi a una religione, ha tempi specifici, stirati all’infinito, riti intrisi di minuzie, sinfonie di rumori, odori piccanti. Un microclima, un atmosfera densa, a volte quasi opprimente che impregnano il corpo, lo penetrano e lo eccitano, disponendolo al combattimento. Il giorno prima non stare in piedi, magari sdraiato sul divano, per non sforzare le gambe: rilassato e in ozio. Bisogna conservare tutta l’energia, fino al match. Il giorno prima può capitare di essere nervosi: mal di stomaco, fiacchi e senza forze. Un disagio evidente, un nodo alla gola, un angoscia diffusa. Poi il giorno dell’incontro tensione, e concentrazione, self control. Si deve capire la paura, per controllarla. E chissà se è davvero stata la paura ad impedire a Diego Velardo, 28 aani, di Ciampino, sabato 27 Settembre a non salire sul ring dove doveva combattere per il titolo vacante italiano dei pesi super medi contro Andrea di Luisa di 32 anni, campano ma di stanza a Viterbo.Per gli spettatori è stato qualcosa di mai visto, e di imperdonabile : rifiutarsi di combattere, soprattutto in uno sport come quello del pugilato che fa del coraggio e della lealtà uno dei valori principali, non ha e non può avere scuse. Ma nonostante tutto, credo che coraggio, lealtà e paura non centrano con quello che è successo a Diego, che ha dichiarato di non essere un vigliacco, che "è stata una cosa che non è mai accaduta, non mi sono mai tirato indietro nella mia carriera, sia da dilettante arrivando anche alla nazionale, che da pro". E' successo che uscito dallo spogliatoio, al momento di scendere le scale che lo portavano sul ring davanti al pubblico è tornato sui suoi passi, chiudendosi prima in bagno poi nello spogliatoio e a nulla sono valsi tutti gli incitamenti, le rassicurazioni. Da solo, chiuso nello spogliatoio, sino alla decisione dell’arbitro di assegnare a tavolino il titolo a Di Luisa dopo un quarto d'ora di attesa. Una crisi, una crisi di pianto e nervi, un crollo psichico, paralizzato, impaurito. In pratica, un attacco di panico. Il manager di Velardo che ha dichiarato di non voler più aver nulla a che fare con il suo assistito, ma è ingiusto, oltre a dimostrare insensibilità e ignoranza. Solo chi ha vissuto un esperienza simile, solo chi ha sofferto di questa patologia, terribile, può capire. Ed è difficile da spiegare, è difficile far capire come si ci sente in quei momenti. Gli attacchi di panico si manifestano in modo diverso, variano da persona a persona, anche se i sintomi iniziali sono sempre gli stessi: il cuore batte forte,  fa male il petto, ti senti soffocare. Intorno è solo confusione, le immagini diventano sfocate o sembrano irreali, vedi il cielo che si abbassa su di te. Pensi al cuore, stai per morire e perdi il contatto con la realtà. Forse Diego è arrivato a questo incontro troppo frettolosamente, forse è stato caricato di una responsabilità troppo grande per lui in questo momento. Ma noi non lo sappiamo, nessuno può saperlo. Mentre c'è chi lo invita a  riflettere accuratamente se proseguire la sua carriera di pugile professionista, noi invitiamo invece  solo a capire e a comprendere e auguriamo a questo pugile un ritorno sereno, perchè deve essere davvero tremendo essere accusati di codardia per qualcosa che, ripetiamo, nulla ha a che fare con il coraggio e la vigliaccheria.  Intanto per la cronaca Andrea di Luisa è il nuovo campione italiano dei pesi super medi, vittoria a tavolino..



Le chitarre iconiche di Federico Mauro

Federico Mauro , da Avellino. Fotografo, Multimedia Designer e Art Director. Come web designer ha realizzato realizzazione Video, Fotografie e Progetti Multimediali e alcuni cortometraggi premiati in diverse rassegne nazionali. Ha elegantemente progettato una serie di accessori, icone culturali come una collezione di occhiali, poi le scarpe più riconoscibili della cultura pop, cappelli di personaggi famosi, immagini iconiche di lame, che vanno dalle mani di forbici di Edward alla spada più famosa del cinema, Ecxalibur, fino al coltello di Norman Bates di Pshyco. Ora, una serie di illustrazioni delle chitarre più famose, che hanno contribuito a produrre alcuni dei più grandi riff del rock 'n' roll.




26/09/14

Marianne Faithfull, senza divieti

London ged Photo
<<Ndr: Ce l'avevano bloccato e cancellato per un sedicente.. problema di copyright , infrazione, violazione.e blah. Interzone ha una posizione più che chiara sull'argomento, basta seguire i tags sull'argomento all'interno del blog. E Banksy ci ha regalato una "grande opera" al riguardo che potete vedere nella colonna destra, tanto per essere espliciti, subito. In occasione del suo compleanno, che è stato ieri 29 Dicembre, ri-pubblichiamo il post dedicato a Marianne Faithfull, questa volta senza correre il rischio di incappare in stupidi (sempre secondo il nostro parere) divieti. Auguri, Marianne, 68 anni e una vita da raccontare.>>

Che sono anglofilo, credo che sia abbastanza chiaro. Lo sono da adolescente ma sinceramente da data imprecisata. Saranno stati in maggioranza i 45 giri inglesi che capitavano nei pacchi che mia madre comprava e mi portava per il mio giradischi verde, pieni di Beatles e Rolling Stones; forse le serie televisive come Doctor Who con il mitico Tom Baker, ancora oggi un cult, o la classe e l' ironia di Attenti a quei due con Roger Moore e Tony Curtis, (azione, divertimento, glamour, macchine e belle donne) e su tutti però, Spazio 1999, che ha cambiato la percezione della sci-fi in televisione. E ancora, è inglese Utopia, la serie che sto seguendo in questo periodo, uno dei prodotti più interessanti che si siano mai visti e uno dei più strani in assoluto, laddove strano fa rima soprattutto con disturbante. (Di questa serie parleremo in un altro post). Sarà perchè sono di natura riservato, e questio è uno degli aspetti associati al tipo di cultura britannica.

Comunque lo sto scrivendo, giuro. Il post della mia piccola vacanza di fine estate a Londra. Una città meravigliosa e che amo e per il momento la mia testimonianza e la mia dichiarazione d'amore nei suoi confronti la esprimo attraverso il nuovo album di Marianne Faithfull. Si, perchè si intitola proprio così, “Give my love to London” ed è stato scritto con la collaborazione di N. Cave, Anna Calvi, Roger Waters, Pat Leonard, Tom McRae e Steve Earle. Nella band cha ha registrato l'album troviamo Adrian Utley dei Portishead alla chitarra, Ed Harcourt alle tastiere, insieme a Warren Ellis e Jim Sclavunos dei Bad Seeds di Cave.

Marianne Faithfull è una delle migliori amiche di INTERZONE, e non poteva essere altrimenti.  
William Burroughs era uno dei suoi migliori amici. E Marianne ha recitato in The Black Rider, l'opera teatrale tratta da un testo di Burroughs, con musica e liriche di Tom Waits e la regia di Robert Wilson. Interpretava il ruolo di Peg Leg, il diavolo.

Un pò di storia
 Il Pasto nudo, divorato con avidità da adolescente, è il libro che le ha segnato la vita. Negli anni della maturità, tuttavia, Marianne ha ammesso di averlo totalmente frainteso in quella prima lettura, esattamente come l'ho frainteso io.  Oggi lo defnisce <<un testo evangelico contro le droghe>> e se le chiedi un consiglio letterario, ti risponde: <<Quando non sai che fare, leggi Shakespeare>>.
Letteratura e esperienze estreme sono nel suo destino. La madre, Eva, discendeva da un’antica famiglia aristocratica, i Sacher-Masoch. Durante la guerra fu stuprata dai soldati russi. Incinta, aborti. Un suo prozio, il barone Leopold, è l’autore del romanzo Venere in pelliccia (1870), da lui deriva il termine "masochismo".
Il padre, il maggiore Glynn Faithfull, lavorava per i servizi segreti britannici. Il nonno patemo era un sessuologo: inventò la Macchina della frigidità che nelle sue intenzioni avrebbe sbloccato Penergia libidica primordiale e curato i mali del rnondo. Marianne si è dimostrata all’altezza del backgrolmd familiare: popstar a 17 anni, madre a 18, fidanzata di Mick Jagger a 19, eroinomane a tempo pieno a 30, rldotta a vivere per le strade di Soho e negli squat. Viene iscritta al programma del servizio sanitario nazionale, Marianne ha uno dei dosaggi più alti. Fa un primo tentativo di disintossicazione all'inizio degli anni ‘80 in Inghilterra, ma solo nel 1985 ci riesce alla clinica Hazelden, in Minnesota. Va a vivere per nove anni in un cottage nella campagna irlandese - "una grande esperienza spirituale" - e poi a Dublino.

“Give my love to London”
Oggi Marianne dice di vivere per la musica, anche se le piace molto recitare, sia a teatro che al cinema. Dopo Broken English., il disco molto bello del ritomo nel 1979, ha pubblicato molti album, collaborando sempre con molti di artisti, come P.J.Harvey, Beck, Billy Corgan, Damon Albarn.. Per arrivare a questo splendido “Give my love to London”, che è uscito nei negozi il 29 settembre. 68 anni, in splendida forma, questo è il 20 album in carriera.





25/09/14

For the love of planet Earth




Chissà se in un futuro prossimo, in un mondo non fottuto dai stravolgimenti del clima, le generazioni prossime potranno guardare indietro alle enormi folle che si sono riversate in questi giorni per le strade, soprattutto a New York per la People Climate March. 400,000 persone provenienti da tutto il mondo hanno pacificamente invaso il cuore di Manhattan per far sentire la propria voce dopo due decenni di colpevole inoperosità da parte di politici e di leader mondiali, per protestare contro un futuro condizionato solo dal profitto che non si cura dell'ambiente Non abbiamo potuto partecipare ma le foto, condivise sui social network e in giro per la rete ci fanno sentire partecipi e più vicini a questa grande manifestazione, che certo non cambierà velocemente le cose e in modo radicale, ma almeno dimostra al resto del pianeta che una certa sensibilità e presa di coscienza sia ad un livello ormai di primaria importanza. A dare ancora più visibilità all'evento ci ha pensato Leonardo Di Caprio, con un appassionato intervento all'Onu.

Sono anni che è risaputo, grazie a numerosi sondaggi e indagini, che l'opinione pubblica è preoccupata del cambiamento climatico: è stato ad esempio dimostrato che la maggior parte degli americani appoggerebbe l'approvazione di leggi per la riduzione delle emissioni di gas serra; molti movimenti e attivisti hanno organizzato manifestazioni, anche Occupy aveva un contingente che si focalizzava sulle questioni climatiche.

Grandi paesi come Cina e India sono restii ad un accordo totale sui provvedimenti da adottare, e certo c' è voluto tantissimo tempo per veder emergere un movimento così consistente, considerando che da tempo le no-profit, le compagnie di energia pulita, attivisti, artisti e alcuni leader pubblici hanno cercato in tutti i modi di portare l'attenzione su questa questione cruciale per il futuro del nostro pianeta. Non c'era stata ancora nessuna grande presa di posizione collettiva che unisse le persone solamente sulla questione del cambiamento climatico, (o almeno non con questa affluenza) : la marcia per il clima di Cophenhagen contava 80.000 persone, e per la Forward on Climate March a Washington DC se ne sono riunite oltre 35.000: per la People Climate March oltre 10 volte tanto. Siamo fiduciosi..e non pessimisti, come ci capita spesso di essere.





24/09/14

Rock, è un paese per vecchi: Buzzcocks

Il Primavera Sound di Barcellona, megafestival tenutosi il 6, 7 e 8 giugno ha fatto registrare quest’anno la bellezza di circa 200 mila presenze. Quando si tratta di riflettere sulla musica pop dal vivo e sulle tendenze della scena contemporanea, la kermesse spagnola é la cartina di tornasole più attendibile dell'intera Europa continentale. Il comunicato finale degli organizzatori ci informa che.,. l'obiettivo dichiarato di <<offrire uno sguardo esaustivo sul presente, ricostruendo una possibile storia della musica>> è stato raggiunto. Un analisi delle statistiche del festival ci dice che l’età media degli spettatori è stata stimata intorno ai trentatré/trentacinque anni di età. Che significa si giovani, ma giovani adulti, con già con qualche stagione discografica alle spalle, un po’ di memoria storica e più vicini a un riascolto critico che all’eccitazione di andare a scoprire nuovi gruppi. E infatti, artisti attempati (da Julian Cope a di Peter Hook, ex luogotenente di New Order e Joy Division) hanno trovato il luogo d'elezione per rispolverare la propria storia. Pubblico attento e rigoroso, lontano dagli schiamazzi adolescienziali..

I Ribelli del Donbass

Una tv norvegese stava girando un reportage sul battaglione Azov, nell’est dell’Ucraina, quando ha scoperto (e filmato) che molti miliziani indossavano un elmetto con l’emblema delle Ss. Il battaglione combatte tra le fila di quell’esercito ucraino che l’Italia sta contribuendo ad armare.
L’essenza fascista del battaglione Azov, formato da volontari fascisti e nazisti provenienti da tutta Europa, è ormai nota. Il battaglione Azov ha come simbolo una runa, nota come «l’angelo lupo» («Wolfsangel»). Si tratta di una delle rune più amate durante il Terzo Reich, utilizzata anche come simbolo dal partito nazista ucraino Svoboda, attualmente al governo.

Quì il video della tv tedesca che documenta la paccottaglia nazista del batt. Azov

Questo blog ADERISCE  convintamente alla campagna “Solidarietà con la resistenza antifascista in Ucraina”, nata in Gran Bretagna nel giugno scorso.

La campagna ha i seguenti obiettivi, che facciamo nostri e appoggiamo:
* contro l'appoggio dei governi occidentali al governo di estrema destra di Kiev.
* contro la presenza e le esercitazioni Nato in Ucraina
* per l'arresto e il rinvio a giudizio degli assassini di 42 persone all'interno della Casa dei sindicati di Odessa il 2 maggio scorso.
*contro gli attacchi ai diritti democratici e la repressione nei confronti delle organizzazioni di sinistra.
* a sostegno della resistenza antifascista in Ucraina

In Gran Bretagna il Congresso del Tuc, la confederazione dei sindacati britannici, ha recentemente approvato una mozione che si oppone all'utilizzo di truppe britanniche nel conflitto, chiede il cessate il fuoco e sostiene tutti coloro che combattono il fascismo in Ucraina.
Il primo obiettivo in Italia è sviluppare una campagna di informazione e di controinformazione rispetto alle menzogne dei mass media mainstream.


22/09/14

Dead Inside: Nessuno sano di mente dovrebbe leggerlo.

Alla fine, molte delle cose che preferisco dei film di zombie sono proprio..  le cose, i dettagli che sono cambiati nella vita di tutti i giorni nel mondo: la natura non più rigogliosa, l'erba morta, le case fatiscenti con le finestre rotte, i pali del telefono rovesciati, colonne di auto abbandonate, con le portiere aperte e senza le ruote, i supermercati saccheggiati, e altri segni di lotta e di disperazione che creano un ambiente affascinante e raccapricciante.

Dead Inside Do Not Enter: Notes from the Zombie Apocalypse è composto interamente di lettere, appunti scritti a mano, pagine strappate di diari scritti durante la pandemia zombie, note trovate su scatole di fiammiferi,  su tovaglioli di fugaci colazioni, su fotografie bruciacchiate, volantini pubblicitari, liste della spesa, mappe stradali, pezzi di cartone, involucri di gomma. Alcune note sono scritte con penna e matita, altre con il rossetto, pastelli, e con.. il sangue.
Intenzionalmente, per un realismo forse eccessivo, vi sono errori grammaticali e di ortografia, ma naturalmente i sopravvissuti avevano problemi più pressanti che badare alla qualità della loro scrittura.
I messaggi raccontano la storia della nascita della pandemia, dal tentativo scherzoso di ricondurre tutto a una "brutta influenza," all'escalation di panico e confusione, e infine, la triste accettazione della nuova realtà che i sopravvissuti ora sono costretti a vivere.

Nell'introduzione di Dead Inside, apprendiamo che questi appunti erano stati trovati in un zaino Dora Explorer. La prima nota presentata nel libro è stata scritta da un uomo che ha ucciso il proprietario dello zaino, che poi risulta essere una ragazza di 10 anni attaccata da uno zombie (ma non si era ancora trasformata..). L'uomo scrive che " aperto il suo zaino, ho trovato tutte questi appunti, note e lettere. Questa roba è velenosa. Nessuno sano di mente dovrebbe leggerla. Perchè leggerla è come guardare il sole: accecante! "

Questo libro quindi non ha zombie divertenti. In effetti possiamo dire che non è nemmeno un libro sugli zombie. Riguarda la gente che il disastro si è lasciata alle spalle. Dagli appunti scarabocchiati e dalle foto spiegazzate emergono storie di gente comune che ci parlano di un apocalisse personale, un mix di orrore e umorismo. Sono toccanti, strazianti, e incredibilmente tristi. Dead Inside è originale, tragico, avvincente, e inaspettato... Una collezione di reperti provenienti dall' apocalisse, le ultime parole del dimenticato. Ed è potente, rispetto alla valanga di libri, film e serial su un eventuale invasione di zombie che ultimamente ci sommerge e che alla fine un pò..ci annoia.
In attesa del ritorno di The Walking Dead, una delle best serie di questo blog, Dead Inside Do Not Enter: Notes from the Zombie Apocalypse è un regalo fantastico per ogni fan di zombie, meravigliosamente agghiacciante.

Il libro (in rete sui torrent..) arriva a conclusione dell'esperienza di LostZombies, il sito costruito su piattaforma Ning, lanciato il 1° maggio 2008 da Ryan Leach, Skot Leach e Rob Oshima, con l'obbiettibo di girare un film/documentario con il contributo degli utenti, ognuno dei quali aveva un profilo con materiale video, audio, immagini, resoconti scritti, da cui creare il primo esempio di documentario zombie community generated.

Il 22 marzo 2014, il progetto è stato abbandonando con la chiusura del sito. 








19/09/14

Wattstack: Questa sera..Radical - Chic!

Felicia-Leonard Bernstein-Donald-Cox-NYC-1970
I recenti eventi di Ferguson, il quartiere della città di St. Louis in Missouri, Stati Uniti, dove la polizia locale ha ucciso Michael Brown, un ragazzo nero di 18 anni, portano alla mente altre importanti risposte della comunità artista nera. Nel 1972 si tenne ai Coliseum di Los Angeles lo storico Wattstack, evento passato alla storia come la Black Woodstock: era il 20 agosto e sette anni dalle drammatiche rivolte di Watts, il quartiere ghetto di Los Angeles. Il concerto fu organizzato dalla Stax, etichetta black fondata da due impresari bianchi nota per aver privileggiato band interetniche (Booker T. & the M.G.‘s) e aver lavorato su un suono più soul (Rufus Thomas, Otis Redding) e radicale (Isaac Hayes) rispetto, ad esempio, a quello "black pop" lanciato dalla Motown. Le caratteristiche della label si strutturarono ulteriormente sotto la direzione di Al Bell a cui si deve il lancio di nomi come The Stapies Singers o Isaac Hayes che insieme ad Albert King, Rufus e Carla Thomas e il rev. Jesse Jackson parteciparono al festival. L’idea fu proprio di Bell che puntava ad attirare l'attenzione sul locale Watts Summer Festival e a "creare, motivare e instillare un senso di orgoglio nei cittadini della comunita di Watts". Parteciparono oltre 100mila persone con bighetti a un euro ciascuno: tutti, ricchi e poveri, dovevano esserci. Un anno dopo usci l’altrettanto storico documentario  girato da Mel Stuart con irresistibili interviste (anche a Richard Pryor) tra le canzoni. Il film, considerato troppo di parte, politico e nero, non ebbe ampia distribuzione. Imperdibile.
F.A.




Ma da dove arriva questo modo di dire, questo che ormai era (ed è) quasi un marchio, una definizione usata con e per disprezzo? Me lo sono sempre chiesto e ora arriva il bel articolo di A. Colombo sul Manifesto a chiarirci le idee e a raccontare la genesi di Radical - Chic, il famoso articolo pubblicato da Tom Wolfe sul New York Maga­zine nel  giu­gno 1970 e ora riproposto in un libro da Castelvecchi, una delle case editrici più apprezzate da queste parti..