20/07/15

A Columbia (Usa) non passa il Klan

Un poliziotto di colore aiuta un membro del KKK che si era sentito male!
Dal Venerdì di Casale S. Nicola, a Roma, a Sabato 18 luglio, Columbia, in South Carolina, Stati Uniti. Poche decine di persone, sotte le effige dei fedeli Cavalieri Bianchi del Ku Klux Klan del North Carolina si sono raccolti per protestare contro la recente rimozione della bandiera confederata dagli uffici della pubblica amministrazione, e in particolare dalla Statehouse, il parlamento locale. La decisione era stata presa nelle ultime settimane in seguito all'attentato contro la chiesa di Charleston per mano di un neonazista e all'acceso dibattito sulla simbologia razziale della bandiera secessionista, considerata un'icona della segregazione razziale e dell'intolleranza nei confronti degli afroamericani. In quella che sicuramente non è una coincidenza, sono cresciuti gli attacchi incendiari contro le chiese della comunità nere e le provocazioni, fino alla manifestazione di sabato.

E' stato concessa l'autorizzazione anche per una manifestazione di un gruppo affiliato al New Black Panther Party, “Black Educators for Justice”, per lo stesso giorno: doveva essere uno sparuto gruppo di neri che volevano protestare contro la manifestazione nazista, ma quando è arrivato il momento per il KKK di dare via al corteo, il gruppo si era ingrossato fino ad arrivare a un migliaio di contro-manifestanti, molti dei quali appartenenti alle Black Panters. Decine di agenti in divisa hanno creato un perimetro per permettere l'ingresso ai "Klansmen" alla cosidetta "zona di libertà di parola", nel tentativo di divedere i due gruppi.

I nazisti, sopraffatti dal numero di contro manifestanti, potevano fondamentalmente solo urlare e inveire, sventolando le loro bandiere: uno skinhead scherniva mimando gesti e grugniti delle scimmie gli afro-americani, il che sarebbe stato in realtà divertente se lo spettacolo non fosse così seriamente patetico. Non appena il KKK ha tentato di muoversi – ovviamente scortato dalla polizia in forze – decine di Black Panther sono quindi entrati in azione scatenando un vera e propria “caccia al suprematista”; hanno inseguito i membri del Klan, alcuni rifugiati in un garage secondo testimoni sono caduti sotto i colpi delle pantere che hanno poi dato alle fiamme i vessilli degli incappucciati mentre la polizia è arrivata in tempo per evitare il peggio. Alla fine, dopo circa un'ora di scontri, il bilancio è di 20 persone ferite, 5 arrestate, diverse bandiere confederate rubate e date alla fiamme, ma soprattutto di numerosi neonazisti dolenti e sanguinanti per la solenne bastonatura ricevuta.

Tornata la calma, i pochi superstiti del Klan sono stati costretti ad allontanarsi dalla piazza sotto un diluvio di insulti, mentre ci sono stati diversi interventi che hanno ribadito la necessità di opporsi con ogni mezzo necessario alle provocazioni di suprematisti e razzisti.
Quì un video amatoriale sugli scontri postato su facebook