20/11/14

Emergency a Ponticelli, grazie a Sallusti

mamma Giuliani
Paga, Sallusti, paga
Il reddito di Grillo, l'assalto alla sinagoga a Gerusalemme, (subito vendicata con la caccia al palestinese: nessun commento sui nuovi insediamenti dei coloni nella città santa..) la lite Pennacchi / Salvini in tv, la lagna di Conte sulla nazionale, Guccini che voterà Sel, la famiglia Marley, (quella del grande Bob) nel business della marijuana..ricreativa (!?!?) e vai così. Un occhiata ai giornali on line senza un emozione, qualcosa di veramente interessante. Poi però..un sussulto:

Alessandro Sallusti, direttore del "Giornale", condannato a risarcire 35 mila euro.

Ritirata, dietro pagamento di 35mila euro, la querela al direttore del "Giornale" che aveva detto che le forze dell'ordine "avevano fatto bene" ad uccidere il figlio di 23 anni durante il G8 di Genova del 2001. La somma girata a Emergency per la costruzione di una struttura sanitaria nel quartiere di Ponticelli. Rimessa dietro risarcimento la querela della famiglia Carlo Giuliani nei confronti di Alessandro Sallusti, direttore del "Giornale". Sallusti, difeso dall'avvocato Lo Giudice di Milano, ha offerto un risarcimento di 35 mila euro, che è stato accettato dalla famiglia Giuliani, assistita dagli avvocati Gilberto Pagani e Raffaella Multedo. Il giudice monocratico Massimo Todella del Tribunale di Genova ha quindi dichiarato il non doversi procedere.

La vicenda risalge all'ottobre del 2012, quando Sallusti, ospite alla trasmissione televisiva Matrix, disse "hanno fatto bene" riferendosi all'uccisione di Carlo Giuliani durante i disordini del G8 del luglio 2001 a Genova. I Giuliani hanno girato la cifra del risarcimento, aggiungendo 5.000 euro, ad Emergency, per la costruzione di un poliambulatorio a Napoli, nel quartiere di Ponticelli, dedicato in particolare a persone in stato di disagio.

Ai tanti che hanno commentato a favore del gerarchetto Sallustri, invitiamo alla visione del documentario diretto dalla Comencini, con la scrupolosa ricostruzione dell'accaduto in quel maledetto giorno a Genova. Al di là della vicenda, rallegrarsi per la morte di un ragazzo di 23 anni è tipico dello squallore in cui nuota un personaggio come Sallusti. Come sempre, pubblichiamo il commento più appropriato, (secondo noi) uno dei tanti comparso sotto l'articolo riportato dal Corriere.it: 
<< Metà Italia è fascista e berlusconiana, nessuna novità.. >>
Intanto, paga, Sallusti, paga..





19/11/14

Siamo tutti prostitute. Il Pop Group

Il capitalismo è la più barbara di tutte le religioni -
Quante volte l'abbiamo detto: la musica può influenzare i nostri stati d'animo e le nostre emozioni, può risollevarci da un' altra giornata di merda, facendo un lavoro senza senso, ascoltando in giro musica stronza: tutto questo ancora una volta ha prosciugato il nostro entusiasmo e il nostro impegno verso il resto della razza umana.
Così, di sera, tornando a casa dal lavoro, dopo il solito giro di frequenze dove non c'è niente che si possa connettere con me, solo chiacchere e rumore, decido per Y del Pop Group. Ho sempre amato questo disco: inquietante, arrabbiato, proprio come mi sento io adesso. Ascoltandolo, mi sento meglio, quasi ispirato. E non me la prendo quando penso del perchè i miei colleghi urlano in preda al terrore, quando ho cercato di fargli ascoltare il disco. E del perchè ancora, risulta praticamente sconosciuto, nessuno ha mai sentito parlare del Pop Group. Ho comprato Y quando ero molto giovane, in un periodo in cui molti giovani hanno rischiato, sfiorato una deriva politica molto pericolosa..

Il 1979 fu uno spartiacque. I Sex Pistols erano spariti, i Clash pubblicavano un disco che di fatto non era punk, e la comunità vacillava per la crescente appropriazione del movimento da parte delle grandi case discografiche, con i sogni di vendita delle di T-shirt di "Anarchy in the UK" a tutti. Il Pop Group era la musica giusta al il momento giusto. Urlavano di ingiustizia e di frustrazione, sputavano disgusto su un mondo che non comprendavamo, e la loro musica un mix di dub, funk, bassline e jangle caotico, ispirata da Rimbaud e Burroughs, Ornette, Last Poets, James Brown, Can e John Cage, era il tentativo di superamento di uno stallo musicale in cui il Regno Unito era precipitato dopo l'eplosione e la fine del punk.

Y, fu il grande debutto del Pop Group, prodotto dalla "leggenda" dub Dennis Bovell; una band che era stata ispirata dal punk rock, ma che al tempo stesso era in aperto dissenso/disprezzo con quello che ne era rimasto. L'album è stato finalmente e un pò vergognosamente riedito su CD nel 1997, anche se il vinile originale era un fantastico e potente collage con i loro testi e varie immagini agghiaccianti del tempo (dalla tragedia Cambogiana al Vietnam, gli scontri razziali in UK e le atrocità nella questione irlandese). Ascoltandolo adesso, mi rendo conto che i suoi temi, i suoi ritmi, il suo senso di rabbia, la disperazione e la frustrazione che lo caratterizzano.. sono senza tempo, e assolutamente non suona datato; nonostante le sue dichiarazioni d'intendi, non è "deprimente": <<Perché gli eroi muoiono sempre in battaglia / Prendete il violino, siamo esuli>>.
"Y" è un trattato; un esercizio di filosofia, la civiltà occidentale come la conosciamo. Ispirava paura? Sì, una specie di paura. Forse è per questo che nessuno comprò il disco quando fu pubblicato.

Oggi il Pop Group, per bocca di Mark Stewart, ha  più volte annunciato di essere in studio a registrare materiale nuovo, ma come primo passo di questo ritorno hanno optato per il ritorno sul mercato di “We Are Time”, raccolta di rarità e inediti che uscì poco dopo lo scioglimento della band, nel dicembre del 1980..


18/11/14

Fascism is the Enemy

Ancora un un attacco fascista a Roma. Ormai siamo all'emergenza. E che ci fosse una matrice tutta politica dietro l’assalto contro i tifosi della squadra romana di calcio di terza categoria 'Ardita San Paolo’, nel corso della partita di campionato con il Magliano Romano, era apparso chiaro fin da subito.  L'attacco squadrista, con spranghe di ferro e bastoni nei confronti di un gruppo di tifosi della squadra di calcio popolare ASD Ardita, espressione popolare di calcio dal basso nel quartiere San Paolo. è avvenuta domenica, 16 novembre, a Roma.

“Durante la partita di oggi abbiamo subito un’aggressione sugli spalti da parte di persone a volto coperte e armate di spranghe e bastoni. Questi fatti ci lasciano attoniti in quanto non comprendiamo le motivazioni alla base di tale gesto.
Questa è la terza stagione che ci vede protagonisti all’interno dei campionati federali, nei quali abbiamo sempre riscosso un notevole successo in termini di partecipazione e consenso dimostratoci anche dalle società calcistiche incontrate sul nostro cammino.
In conclusione, questo attacco è da considerarsi rivolto non soltanto a noi bensì a tutte le società che promuovono un modello differente di sport e a tutte quelle realtà sociali che operano nei territori di Roma e limitrofi”.

Questo il comunicato dell'Ardita.

Il fascismo è la forma più estrema e brutale di oppressione del potere economico. Quando il capitalismo si sente minacciato, durante i periodi di crisi, utilizza il fascismo come ultima risorsa: tentano di distruggere fisicamente l'opposizione, la sinistra, i sindacati, i gruppi progressisti, chi difende gli immigrati, i più deboli.. Aggrediscono, picchiano, intimidiscono, uccidono. Usano il razzismo per reclutare, e attraverso il terrore, la violenza, cercano di distruggere la lotta di classe e la democrazia. 
Da parte nostra, per dare alla nostre città un volto civile, dove l’autoritarismo, il razzismo e le discriminazioni non abbiano cittadinanza, si rivendica fino in fondo il diritto all'autodifesa, in caso di aggressione. Siamo in totale sintonia nel considerare l'antifascismo un valore fondamentale, che va salvaguardato e soprattutto PRATICATO.

Tutto quello che dobbiamo fare è..difenderci 

All wi doin is defendin



war... war...
mi seh lissen
oppressin man
hear what I say if yu can
wi have
a grevious blow fi blow

wi will fite yu in di street wid we han
wi have a plan
soh lissen man
get ready fi tek some blows

doze days
of di truncheon
an doze nites
of melancholy locked in a cell
doze hours of torture touchin hell
doze blows dat caused my heart to swell
were well
numbered
and are now
at an end

all wi doin
is defendin
soh get yu ready
fi war... war...
freedom is a very firm thing
all oppression
can do is bring
passion to di eights of eruption
an songs of fire wi will sing

no... no...
noh run
yu did soun yu siren
an is war now
war... war...

di Special Patrol
will fall
like a wall force doun
or a toun turn to dus
even dow dem think dem bold
wi know dem cold like ice wid fear
an wi is fire!
choose yu weapon dem
quick!
all wi need is bakkles an bricks an sticks
wi hav fist
wi fav feet
wi carry dandamite in wi teeth

sen fi di riot squad
quick!
cause wi runin wild
wi bittah like bile
blood will guide
their way
an I say
all wi doin
is defendin
soh set yu ready
fi war... war...
freedom is avery fine thing
LINTON KWESI JOHNSON



17/11/14

Nel pantheon del rock'n'roll: Juan Betancourt

INTERZONE ama il formato GIF e l'artista Tumblr Juan Betancourt si è probabilmente guadagnato un posto nel pantheon del rock'n'roll (e non solo) con la sua serie di cover di album animate. Le immagini iconiche che hanno portato alla fama immortale i Nirvana, i Led Zeppelin, i Metallica e i Daft Punk sono trasformate in mondi animati attraverso il talento di Betancourt per le GIF—una forma a cui si è iniziato a dedicare per motivi prettamente personali, secondo il suo sito, ma che ha deciso di condividere con il mondo. E noi gli siamo grati per questo—ascoltare Dark Side of the Moon guardando il prisma rotante della GIF di JB porta il concetto di "spinning record" in una nuova dimensione.
Date un'occhiata ad alcune delle nostre GIF preferite create da Betancourt:


 photo blur_zps22c490fd.gif

 photo zepp_zps7d871c9b.gif

 photo descendents_zpsef1b09c5.gif

 photo beastie_zps7c35d0fe.gif

 photo rancid_zps2bea3991.gif

 photo metallica_zps2888f5ca.gif

 photo darkside_zpse92c6cd7.gif



Contorsioni New/No Wave: da James Change White ai Residents

Vecchie e nuove considerazioni sulla New/No Wave

Se il punk mandò in frantumi una barriera che solo la forza poteva abbattere, é ciò che trascinò con sé in questo straripamento che risulta musicalmente più interessante. Ecco quindi che, sotto l’etichetta <new wave>, viene accomunato un’incredibile numero di stili, fermenti, pazzie, divertimenti, sperimentazioni o addirittura: <<In America credono che la new wave siano I Cheap Trick o i Knack e questo a causa dei programmatori radiofonici che li spacciano per tali.>> (Dee Dee Ramone)

Forse è anche per questa ragione che alcuni complessi di New York rifiutarono l'etichetta new wave, cambiandola in <<No wave>>. Di conseguenza, quando Brian Eno decise di produrre una compilation di quattro gruppi della penisola di Manhattan, sembrò logico che la raccolta doveva chiamarsi <<No New York>>. In Italia l’avvenimento ebbe una risonanza spropositata rispetto l’importanza del fatto, nel contesto generale di questa nuova musica. ll motivo era semplice: più o meno tutti i critici o gli intellettuali apprezzavano Eno e pendevano dalle sue labbra. Se quindi Brian decideva di dedicare parte del suo prezioso tempo alla produzione di un complesso, questo doveva essere per forza validissimo. Questo è stato fino ai giorni nostri. Ecco quindi che i Devo erano bravi, ma soprattutto perché l’album era stato prodotto da Eno. Stesso discorso vale per CONTORTIONS, TEENAGE JESUS and the JERKS, e MARS e D.N.A. E un po’ quello che era successo con i Television, dei quali ci si accorse in Italia solo perché Patti Smith ne tesseva le lodi. E anche la ragione per cui il gruppo <<punk>> a vendere maggiormente in Italia fu quello degli ULTRAVOX (!!) il cui primo disco, guarda caso, era stato prodotto da Eno. Il gruppo, nonostante si fosse sciolto da tempo, godeva ancora di un vasto seguito in Italia ed era difficile far capire che in lnghilterra era stato invece <<uno dei tanti>> gruppi venuti fuori in scia ai Sex Pistols. Con questo non si vuole togliere nulla al valore dei Devo, una delle band più geniali uscite da quel periodo, degli Ultravox (di valore anche gli album solo del leader John Foxx), ma cercare di far capire che non esistevano solo ed esclusivamente questi nomi. Ma Brian Eno era (è) un buon produttore? <<Ha cercato di spingere i Devo attraverso un buco della serratura. Dal disco traspare solo una piccola parte di quello che noi siamo in realtà, invece di darne unquadro generale. Molte volte la critica attacca, giustamente, l’album affermando che manca pressoché totalmente della forza che noi abbiamo dal vivo. ln effetti tutti preferiscono la versione <<live>> dei nostri brani. Trovano anche che tutti i bootlegs ed i demotapes siano migliori del 33 prodotto da Eno ed io sono d`accordo con loro>>, ebbe a dire Mark Devo.

15/11/14

Lasciami entrare (Let me in)

Uno dei pochi, rari casi in cui libro e film quasi si equivalgono. Il libro  ha sempre qualcosa in più, è espanso, ricco di quei particolari che non possono entrare nella pellicola: si dice infatti della storia di un libro portata sullo schermo che è una "riduzione" cinematografica. Lasciami entrare, scritto dallo svedese  John Ajvide Lindqvist è una storia bellissima. Toccante. E il film che ne ha tratto Tomas Alfredson rende giustizia al libro, e ha il merito di lasciare aperta la storia ad innumerevoli chiavi di lettura.

Oskar, dodicenne timido e ansioso, protagonista della della scoperta adolescenziale, del lato oscuro, un ingresso nell’età adulta sancito dalla scoperta dell’amore e della morte. In una Svezia gelida, prevalentemente notturna, dalle atmosfere cupe e fredde, che si presta inaspettatamente al genere horror,  vessato dalla prepotenza e dalla violenza, troverà il modo di rispondere, di reagire alla legge del più forte grazie all'incontro con  Eli e proprio all’amore per il più debole. Un atteggiamento di apertura nei confronti dell’altro
più che mai attuale in un periodo di rigurgiti razzisti e fascisti nelle periferie estreme delle nostre città.. 


11/11/14

Non solo Cucchi: morte di un maestro elementare

Morte di Franco Mastrogiovanni, maestro elementare, anarchico

Giustizia per Franco

Men­tre non accen­nano a pla­carsi le aspre pole­mi­che per la sen­tenza del caso Cuc­chi, — su ricorso della Pro­cura del Tri­bu­nale di Vallo della Luca­nia — è ini­ziato il pro­cesso di secondo grado ai sei medici e ai dodici infer­mieri respon­sa­bili dell’agghiacciante morte di Fran­ce­sco Mastro­gio­vanni, il «mae­stro più alto del mondo» — come lo ave­vano affettuosamente defi­nito i suoi alunni — tor­tu­rato senza motivo e senza ragione in un ospe­dale pub­blico che lo avrebbe dovuto curare. La lieve con­danna dei medici a pene tra i due e i quat­tro anni di reclu­sione e l’assoluzione degli infer­mieri, pro­nun­ziata il 30 ottobre 2012, venne impu­gnata dalla Pro­cura di Vallo della Lucania.

Nelle mani dello Stato
Mastro­gio­vanni è rima­sto legato inin­ter­rot­ta­mente e incre­di­bil­mente ai polsi e alle caviglie per 88 ore in un letto del reparto di psi­chia­tria dell’ospedale pub­blico di Vallo della Luca­nia senza rice­vere né da man­giare né da bere e — pur non essendo recluso — senza poter rice­vere la visita dei fami­liari. Com­ple­ta­mente abban­do­nato, i medici ne hanno sco­perto la morte sei ore dopo che era avvenuta. Anche Mastro­gio­vanni era stato «affi­dato nelle mani dello Stato», che nell’estate del 2009 lo ha prima tor­tu­rato e poi con­se­gnato cada­vere ai fami­liari e agli amici, facen­dolo pas­sare da una calda spiag­gia di Accia­roli al freddo marmo dell’obitorio dell’ospedale di Vallo della Luca­nia, dove il cadavere pre­senta ferite san­gui­nanti e pro­fonde ai quat­tro arti. La tra­gica vicenda, accaduta in peri­fe­ria e in un pic­colo paese, è un ter­ri­bile racconto. Mastro­gio­vanni trascorre le vacanze ad Accia­roli quando la notte del 30 luglio 2009 il sin­daco di Pol­lica (dove ha inse­gnato, ben voluto dagli alunni), Angelo Vas­sallo, tele­fona al tenente dei vigili urbani ordi­nan­do­gli di fer­mare l’insegnante — «col­pe­vole» di uscire dall’isola pedo­nale con la mac­china — per sot­to­porlo a Trat­ta­mento Sani­ta­rio Obbli­ga­to­rio, che non è stato richie­sto da nes­sun medico.

10/11/14

Sub Pop, la madre dell'ultima rivoluzione rock

Seattle, città sulla costa ovest, Stati Uniti. La città della Boeing, per anni l'industria sinonimo di volare, e poi di Microsoft, Amazon, industrie farmaceutiche. A Seattle è nata l' etichetta destinata a far da madre all’ultirno vero fenomeno della scena rock internazionale, l’ultima grande <<rivoluzione>> musicale dopo il punk, un movimento che conquistò nel giro di pochi anni (e in altrettanto pochi anni scomparve) il mondo del rock, il grunge. L'etichetta è la Sub Pop ed è ancora attiva nell'universo musicale più comunemente conosciuto come "indie". Una label, che da anni - e con sforzi a volte davvero oltre ogni limite - ha saputo conquistarsi una fetta di pubblico sempre più grande.

La Sub Pop nasce nel 1979 quando uno studente dell’Evergreen College di Olympia, Bruce Pavitt, pubblica il primo numero di una fanzine che si occupava essenzialmente del mercato discografico indipendente negli States, la Subteiranean Pop. Ma è nell’86, che per la prima volta la sigla e il famoso logo in bianco e nero appaiono su un disco, un vinile intitolato Sub Pop 100 che raccoglieva alcune formazioni emergenti del nordovest degli Usa come Wipers e U-Men e, soprattutto, Sonic Youth. Jonathan Poneman - promoter e dj della radio pubblica Kcmu -presentò a Pavitt un gruppo che stava muovendo i primi passi, i Soundgarden di Chris Cornell. Inizia così la collaborazione tra i due, che pubblicano una serie di 7 pollici in vinile di band di ispirazione punk, tra i quali Dry as a Bone dei Green River, formazione in cui militavano alcuni futuri membri di Pearl Jam e Mudhoney; dischi diventati oggi oggetto di culto, ricercatissimi da appassionati e collezionisti. Misero su un club, il Sub Pop Singles Club, al quale ci si poteva abbonare e ricevere mensilmente i rarissimi 7 pollici.
Tutto cambiò con Superfuzz Bigmuff dei Mudhoney, album legendario che aprì ufficialmente l’era del grunge e che contribuì a far conoscere il movimento in tutto il mondo. Punk rock e garage devastante, anticipò di qualche mese il debutto dei Nirvana di Kurt Cobain, Bleach. Grazie anche al supporto di Thurston Moore dei Sonic Youth, le due band videro accrescere gli estimatori, sia di pubblico che di critica e i loro set selvaggi iniziarono ad essere sold out nei piccoli locali dove erano chiamati ad esibirsi.

La fine degli anni Ottanta vide Seattle in preda a una crisi sempre più cupa: degrado urbano e sociale, disoccupazione, il consumo di droga aumentava, soprattutto l'eroina spopolava tra i ragazzi, che opposero un nuovo movimento e un nuovo sound, che raccontava una quotidianità fatta di disagio, Aids e di morte.
Melvins e soprattutto Green River, erano le band di punta. I Green River fu la band in cui militarono il cantante Mark Arm e il chitarrista Steve Turner, che formarono poi i Mudhoney, mentre il bassista Jeff Ament e l'altro chitarrista Stone Gossard sarebbero confluiti prima nei Mother Love Bone e, dopo la morte del cantante Andrew Wood per overdose nel 1990, nei Pearl Jam di Eddie Vedder.

Poneman e Pavitt capirono subito quello che sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno planetario, ma a beneficiarne in termini pratici - ed economici - furono le varie major, che misero sotto contratto i gruppi della città, dai Pearl Jam ai Soundgarden, dagli Alice in Chains di Layne Staley, morto anche lui per overdose qualche anno dopo, ai Nirvana, che scritturati dalla Geffen sfornarono il loro secondo lavoro, l'album grunge per antonomasia e quello della consacrazione, Nevermind. Un fenomeno musicale - un cocktail di punk rock, hardcore e ballad heavy blues - che si concluse tragicamente, con il suicidio nel '94 di Kurt Cobain. La Sub Pop ha rappresentato l'ultimo boom discografico prima del <<fai-da-te>> della rete (myspace e affini); Seattle allevava le nuove band e la grande industria le ingrassava. La Sub Pop è stata la metafora di come il passaggio dal buio dell'underground possa rivelarsi disastroso. Lo stesso Cobain si chiedeva come era possibile che un gruppo che amava il punk e la sua filosofia, cioè che bisognava stare alla larga dalle grandi compagnie discografiche fosse diventato ora la band di punta di una di queste compagnie. Da qui il collasso. Gli unici a restare fedeli alla Sub furono proprio i Mudhoney. Nonostante tutto, la piccola label sull'orlo del fallimento per una gestione disastrosa e le dispute legali con le grandi etichette, fu salvata proprio con l'abbandono dei Nirvana, che dopo il successo di Nevermind pretesero che la Sub Pop ottenesse una buona uscita e una parte consistente delle royalties sulle vendite degli album a venire, garantendo cosi la “momentanea" sopravvivenza. In seguito, Bruce Pavitt lasciò la gestione ritiratosi <<a vita privata>>. La Sub Pop rinasce con il nuovo millennio, con gruppi che non hanno niente a che fare con il grunge. Shins e Postal Service sono le band che con i loro dischi garantiscono le vendite. Dal 2008 la Sub Pop realizza moltissime produzioni, le ristampe Deluxe dei vecchi cavalli di battaglia a partire da Superfuzz Bigmuff dei Mudhoney e produce oggi alcune tra le band "indie" più importanti, come Band of Horses, Iron & Wine, Wolf Parade, The Mummies, Gutter Twins.
<<Innocenza, perdita dell'innocenza, innocenza riguadagnata..>>

SUB POP - I DISCHI:
Mudhoney, Superfuzz Bigmuff, 1988 / 2008
Nirvana, Bleach, 1989
Soundgarden, Screaming Life/Fopp, 1990
Sebadoh, Bakesole, 1994
The Shins, Oh, Inverted World, 2001
David Cross, Shut Up, You Fucking Baby!, 2002
The Postal Service, Give Up, 2003
The Gutter Twins, Saturnalia, 2008
Wolf Parade, At Mount Zoomer, 2008
Css, Donkey, 2008

La line-up del Bridge School Benefit, evento benefico organizzato ogni anno da Neil Young in California, andata in scena il 25 e 26 Ottobre scorsi, comprendeva due band del calibro di Pearl Jam e Soundgarden. L'occasione si è prestata per rimettere in piedi i Temple of the Dog, progetto nato per volontà di alcuni membri dei due gruppi (Stone Gossard, Jeff Amen, Mike McCready, Eddie Vedder dei Pearl Jam e da Chris Cornell e Matt Cameron dei Soundgarden) e che nel 1991 diede vita ad un album omonimo in memoria di Andrew Wood dei Mother Love Bone. Nel corso del set dei Pearl Jam, il vocalist dei Soundgarden, Chris Cornell, li ha raggiunti sul palco in modo da completare la line-up dell’epoca, dato che Cameron, attualmente, suona in entrambi i combi. Così si è materializzata una struggente versione unplugged del brano Hunger Strike






07/11/14

Caos e Cibercultura

<<Nacque una nuova filosofia, detta Fisica Quantistica, che suggerisce che la funzione dell'individuo sia quella di informare e di essere informato. La tua esistenza è reale soltanto quando sei in un campo di condivisione e di scambio di informazioni. Crei le realtà nelle quali abiti.>>

Il pensiero individualista è il peccato originale delle bibbie Giudaico-Cristiano-Islamiche.
La prima regola di ogni sistema di Legge e Ordine è quella di demonizzare i pericolosi concetti del Se, degli scopi individuali e del sapere personale. Pensare è eretico, tradimento, blasfemo, solo i diavoli lo fanno. Il concetto dell'individuo dotato della capacità di scegliere e di identità sembrava follia totale, l'incubo non solo dei burocrati autoritari, ma anche per i liberal di senso comune. Il sistema standard per il controllo, per addomesticare e ammansire consiste nell'inventare un pò di regole infantili: sposatevi, onorate la famiglia, credi e prega, lavora, consuma.. Per secoli è esistito un tabù fanatico contro la comprensione scientifica. Se si pensa al cannocchiale, al microscopio, telescopio.. vennero messi al bando, al pari e in tempi successivi, delle piante psichedeliche: consentivano entrambi di scrutare pezzetti e territori del Caos. Quando gli scienziati cominciarono a studiare la complessità del cervello umano scoprirono che questo altro non era che una rete galattica composta da cento miliardi di neutroni, ciascuno dei quali è un sistema informatico complesso quanto un computer molto grande. Questa potenza celebrale è il segno più umiliante della nostra ignoranza attuale, ma una volta imparato, anche la prospettiva più entusiasmante della nostra divinità. I fisici hanno dimostrato che gli elementi di ogni energia e materia nell'universo sono composti da 'quanti' di informazioni. La fisica quantistica ha permesso la creazione di dispositivi quantistici che consentono agli umani di ricevere, elaborare e trasmettere immagini elettroniche: telefono, radio, televisione, computer. Congegni, questi, nati per spostare informazioni. Elettronico significa.. informativo ed è l'ultimo spiraglio in fatto di prospettive democratiche. Lo schermo è la finestra sul nuovo mondo, e chi controlla gli schermi programma le realtà da noi abitate. Le sassate e le bastonate possono spezzare le ossa ma le informazioni.. possono controllare le menti, in modo totale..

Nelle culture tribali non c'erano radio, ne quotidiani, libri e riviste; una parte del popolo era costretta, oggi come ieri, in condizioni pessime: scenario crudo, abitazioni fatiscenti, indumenti poco seduttivi.. L'informazione era limitata ai segnali del corpo. Se si voleva un po' di romanticismo si doveva uscire e andare nella piazza del paese, raccogliere le chiacchiere locali e trattare l'acquisto delle merci. Vino, grani fermentati, piante e radici costituivano gli elementi per lo 'sballo', lo stato venerabile della SACRA CONFUSIONE. Questa esperienza psichedelica è per il cervello quello che l'orgasmo rappresenta per il corpo. In questi momenti i membri della tribù potevano sfuggire alla monotonia, allo squallido e comunicare con altri che 'navigavano' a loro volta. In queste cerimonie tutti potevano esprimere le proprie visioni nella teatralità collettiva: c'era il buffone, il mimo, prestigiatori e danzatori che salivano sul palco al centro della piazza. E chi erano gli sponsor di questi artisti? erano i padroni della tribù, quelli che la governavano e che metteva le leggi. Anziani. Il compito di convincere il popolino ad ascoltare i messaggi degli sponsor era affidata ad una casta chiamata Talento: ne facevano parte artisti, pittori, scultori, musici, cantastorie ieri; registi, attori, musicisti, commedianti sexy oggi. I talenti vengono scelti in base alla bellezza e fascino erotico, devono scandalizzare e irritare. Gli sponsor non producono solo lo spettacolo, ma lo controllano, lo censurano in modo che nulla possa sfuggire al loro controllo. La società industriale ha creato una nuova forma di.. vita: il Consumatore di massa. Gli sponsor moderni, totalmente fedeli all'ordine, puritani e severi, hanno inondato il mondo di prodotti altamente attraenti: medicine, armi, libri, televisioni, detersivi.. e di conseguenza hanno bisogno di interminabili eserciti di consumatori disposti a svuotare gli scaffali e riempire i frigoriferi. Come possono gli sponsor far accettare alla gente questo oneroso compito di produrre e consumare così voracemente? Nel solito vecchio modo : lo SHOW! Più dura lo show più il popolino può guardarlo comodamente da casa, adesso, senza infastidire gli sponsor. Il compito del talento è oggi quello di attrarre, sedurre, usare blandizie sessuali e inginocchiarsi davanti agli sponsor in cerca di un ingaggio: accontentare la clientela, compito più facile avendo, la clientela, pagato in contanti per poter adorare il talento..

Caos e Cibercultura, Tim Leary


06/11/14

Sniffin' Glue, Mark Perry e gli Alternative TV

LONDRA - Dalla contrazione delle due parole “Fans” e “Magazine”, si ottiene il termine Fanzine che viene usato per indicare quei giornaletti underground che, prima in America ed Inghilterra e poi anche in Italia, sono nati per parlare di quella musica che non trovava spazio sulle riviste ufficiali. Questa è la storia di Sniffin’ Glue, degli Alternative TV e del loro fondatore: Mark Perry. <<Ho iniziato a scrivere Sniffin’ Glue nel luglio 76. E’ stata la prima fanzine inglese, mentre in America ne esisteva già una chiamata Punk. Prima lavoravo in banca, ma era molto noioso e cosi ho smesso per fare la fanzine; ho iniziato stampandone duecento copie con una spesa di venti sterline , poi sono arrivato a tirarne quindicimila copie a numero. L’idea per il nome me l’hanno data i Ramones con la loro canzone sulla colla, una vera droga punk: trovo che odorarla sia veramente vomitevole>>. Le copie della fanzine sono diventati veri pezzi da collezione, tanto che recentemente Michael Dempsey ne ha scelto, assieme allo stesso Mark, le migliori pagine dei primi dieci numeri e le ha raccolte in un libro intitolato, per scherzo, The Bible (La Bibbia). Mark lo presenta cosi: <<credo che <Sniffin’ Glue racconti la storia della new wave; non nelle date e nei dettagli, ma nel feeling». Quando tutto cominciò <<C’erano solo Cinque o sei gruppi: Sex Pistols, Clash, Buzzcocks, Siouxsie & The Banshes, Subway Sect e Damned; ma dopo sei mesi ne erano nati più di duecento. Dello spirito originario rimase ben poco: tutto andò nelle mani del business. Molti si sono divisi prima di diventare famosi e questa la ritengo, in un certo senso, una cosa positiva. La firma Mark P. è ben presto diventata prestigiosa in Inghilterra e mi sembra quindi logico chiedergli cosa ne pensi di:

SEX PISTOLS:
l Pistols sono stati i migliori perché erano cosi eccitati e ribelli, tuttavia se avessero continuato a fare dischi, ora risulterebbero noiosi. Sarebbe stato un peccato se si fossero adagiati, ma e molto bello che siano usciti di scena improvvisamente. Si sono comportati come i migliori protagonisti del rock che sono spariti in momenti di grande creatività.

Jimi Hendrix:
se fosse vivo, sarebbe “raIly boring» (veramente noioso); la sua immagine è ancora eccitante perché morto e questo vale per Jim Morrison e Janis Joplin

DAMNED:
Non avevano in ogni caso la stessa classe dei Pistols e credo fossero una cosa completamente diversa. La mia impressione è che volessero veramente fare successo e diventare famosi, mentre i motivi del loro scioglimento sono stati di natura diversa da quelli dei Pistols.

CLASH:
Ho scritto che il punk era finito il giorno in cui i Clash firmarono per la CBS. Per me non significa nulla se la gente dice che loro sono punk, quando poi hanno la CBS che gli stampa i dischi. Non mi piace parlare di “gruppo venduto” o cose di questo genere perché odio usare certi termini, ma è una situazione molto contraddittoria perché ritengo ci si debba creare la casa discografica da soli e stare lontano dalle grosse Compagnie. I Clash non l’hanno pensata cosi ed é stata una grossa delusione per me e per un sacco di kids perché erano i leaders di tutto il movimento, il gruppo punk per eccellenza.

JAM:
Non so, non li ascoltavo molto... suonavano rock’n’roll vero? Suonavano solo normale rock’n’roll e non mi interessano perché non sono nel mio stesso mondo, non esistono per me... una volta hanno bruciato una copia di Sniffin’ Slue sul palcoscenico perché ne avevo parlato male... long time ago. Non ci piacciamo a vicenda

MAGAZINE:
Howard Devoto mi piace molto e penso sia un ottimo compositore, ma odio guardarlo perché lo trovo un pessimo performer on the stage. L’album “Real life” é uno lei miei preferiti.

GENERATION X:
“That Rubbish” il loro primo album era imbarazzante tanto faceva schifo. Questo ha provato che i Generation X non era un buon gruppo e che non avrebbero tirato fuori nulla di buono perché completamente privi di idee: il classico gruppo perso, ma penso non sapevano neppure loro stessi cosa stessero facendo. Sono andati in America per farsi produrre da lan Hunter e questo rappresentava un patetico tentativo di fare successo.

DEVO:
Non credo che i Devo siano cosi bravi come si vuole far pensare. Ho ascoltato i loro dischi perché mi aveva incuriosito tutto quello che avevo letto su di loro. Ho scoperto che non sono un gran ché, ma solo un gruppo pop un po’ truccato.

PATTl SMITH:
Fantastica, e parecchio strana e bravissima, però ha un gruppo che non le rende giustizia: troppo normale. E’ favolosa anche la sua immagine, molto sexy.

RESlDENTS:
Mi piacciono, ma non penso abbiano niente a che fare con il punk; sono in giro dal ’75 e, pur essendo molto strani, non sono niente di nuovo in quando il rock ha sempre avuto i bizzarri. Penso si possa fare in parallelo fra loro e Captain Beefheart o il primo Zappa

TOM ROBINSON:
Non saprei, Io rispetto molto e quando sento una sua canzone penso che sia bello dire queste cose, ma non lo ascolto molto perché non mi piace musicalmente.

Dopo molti ripensamenti, Mark decide di smettere di scrivere su Sniffin’ Glue. <<L’ho fatto per costituire il complesso e perché avevo iniziato a lavorare con la Faulty (catena di piccole etichette londinesi). Avevo paura di lasciarmi influenzare da queste due mie attività nello scrivere articoli. Una volta, ad esempio, ho pubblicato un’intervista con Gene October dei Chelsea dopo che avevano firmato per la Step Forward (del gruppo Faulty) e sono stato criticato; penso avessero ragione ed é per questo che ho deciso di smettere>>. Nel numero 12 di Sniffin Glue c’era in regalo un flexi-disc con inciso il primo brano degli Alternative TV: “Love lies Iimp” . <<E’ stato il nostro miglior singolo, al contrario del seguente “How much longer” che detesto perché lo ritengo molto stupido. ll problema del nostro gruppo è che spesso cambiamo organico e di conseguenza a volte facciamo reggae, a volte punk ed in altre occasioni, come sui LP, siamo veri e profondi>>. Trovo che il primo album degli Alternative TV, “The image has cracked”, abbia rappresentato un notevole salto in avanti rispetto alla media dei 33 che i nuovi gruppi stavano sfornando. <<No ma... c’é parecchia porcheria sull’album .... : forse è un buon disco, ma potevamo fare molto meglio. ll secondo contiene brani ancora più lunghi e profondi..>>

Alternative TV - The Image Has Cracked + Bonus Tracks.rar





05/11/14

I temi perduti di John Carpenter




La Sacred Bones records ha già collaborato con un regista iconico (e compositore) come John Carpenter, e ora ha annunciato la pubblicazione di un nuovo album, Lost Themes, che uscirà il 3 febbraio del prossimo anno.
Probabilmente, il sound più riconoscibile di Carpenter è nei tre film della saga di Halloween. Ha poi composto le colonne sonore per Dark Star, The Fog, Grosso guaio a Chinatown, Fuga Da New York, e, soprattutto, Essi Vivono,del 1988 interpretato da Roddy Piper e ormai un classico sci-fi.
"Con Lost Themes è stato tutto un divertirsi, non c'erano pressioni. Non c'erano attori che mi chiedevano quello che si suppone di dover fare. Nessuna attesa per la troupe. Nessuna camera per tagli e montaggio. Nessuna attesa per le liberatorie. E'solo divertimento. E non ho potuto avere uno studio migliore, casa mia, dove con collaboratori come Cody (Carpenter, della band Ludrium) e Daniel (Davies, autore di I, Frankenstein) abbiamo iniziato a improvvisare . Lo scopo era quello di rendere la mia musica più completa e più piena, perché abbiamo potuto lavorare su tracce illimitate. Non avevo più a che fare solo con l'analogico. Musicalmente, il digitale è 'un mondo nuovo di zecca.."
Nove tracce, in cui si sentono gli echi del passato musicale di Carpenter, e in cui musica classica e rock and roll sono parte del linguaggio visivo del regista: l'apertura della pagina del video "Vortex" si tradurrà in un diverso e casuale assemblaggio di filmati. Questi sono composti da scene tratte dai film, trasformati in un video unico ad ogni visita. Il progetto "Vortex" Video è stato creato da Jesse von Doom con la CASH Music, un'organizzazione no-profit che si batte per la tecnologia libera e aperta a favore dei musicisti.




04/11/14

Ebola: l'ignoranza e la disinformazione

Ebola è una malattia imprevedibile, spaventosa. Quasi 5.000 persone, nell'Africa Occidentale, sono morti dallo scoppio dell'epidemia e si pensa siano più di 13.000 quelli che hanno contratto il virus..
Tuttavia, fino ad ora il problema rimane in gran parte limitato in Liberia, Guinea e Sierra Leone. Altri due paesi, Nigeria e Senegal, hanno avuto casi, ma sono ora considerati fuori dal pericolo epidemia: paesi "Ebola free", nel gergo medico dell'Oms. La Repubblica Democratica del Congo ha avuto un focolaio di un ceppo diverso da Ebola e ora sembra che questo può essere contenuto. Vi è stato un caso in Mali, il paziente è deceduto ma non sono stati segnalati altri casi.

Nonostante evidenti limiti geografici, molti americani sembrano confusi: non siamo ancora al panico, ma la preoccupazione è tanta. In quale altro modo potremmo spiegare il caso dei due bambini ruandesi mandati a casa da una scuola nel New Jersey, nonostante il loro paese d'origine sia considerato "Ebola-free"? O le dimissioni forzate di un insegnante in Kentucky a causa di un suo viaggio in Kenya? O la cancellazione in massa di viaggi turistici in posti come il Kenya, Zimbabwe e Sud Africa? In Europa e in Italia iniziano a verificarsi casi simili.
Questi paesi non sono in nessun modo accostabili ai paesi dell'Africa occidentale in cui Ebola è in realtà un problema. Frustrato da questo, un chimico inglese che ha speso una notevole quantità di tempo nell' Africa sub-sahariana, ha deciso di mappare i paesi dove attualmente ci sono casi di Ebola. (sotto)

Anthony England ha una storia passata molto rilevanti in quelle zone. Ha organizzato conferenze scientifiche in Africa occidentale, con altri importanti ricercatori. Da parte nostra possiamo dire che l'epidemia di Ebola è la prova di come il mondo occidentale debba di prestare maggiore attenzione e guardare con un attenzione del tutto nuova a ciò che accade in Africa.

senza equivoci

"Ebola non ha una soluzione scientifica al momento. Ha avuto inizio in un villaggio molto povero", scrive "e alla fine il mondo ricco si renderà conto che non ha senso lasciarne una parte che lotta in condizioni di povertà estreme con infrastrutture nazionali in condizioni disastrose. Bisogna prendere atto di questo, e l'epidemia di Ebola può contribuire ad accellerare questa presa di coscienza." In definitiva, è la frustrazione che ha portato Anthony England a divulgare questa mappa e a condividerla sul suo account Twitter, che usa per aggiornare le informazioni relative a Ebola. Si è diffusa poi in tutta la rete, con il post iniziale "re-tweeted" centinaia di volte.

"L'ignoranza e la disinformazione è il problema maggiore per quanto riguarda il virus Ebola. Quindi l'espulsione di un insegnante solo perché è stato in Kenya è solo una idiozia. Ed è un idiozia che porta persone come Chris Christie a chiedere restrizioni senza senso, come l'attuazione di una quarantena che è anti-scientifica oltre che un idiozia. Ebola negli Stati Uniti sta diventando una farsa. "

Naturalmente, ci sono alcuni avvertimenti riguardo la mappa. La decisione di non includere il Mali o la Repubblica Democratica del Congo, nonostante non siano stati effettivamente dichiarati fuori dal rischio epidemia ha causato non poche critiche. "Il mondo ha bisogno di sapere che ci sono solo 3 paesi problematici" è stata la replica.
L'Africa è un continente vastissimo, e gli occidentali hanno difficoltà a capire la sua geografia. All'inizio di quest'anno, il Washington Post ha pubblicato un questionario on-line che chechiedeva ai lettori di individuare nazioni africane su una mappa del continente africano. (Potete mettervi alla prova quì) I risultati non sono stati incoraggianti:




Nico, misteriosa chanteuse

NICO sulla scena ispirava un senso di immutabile, di eterno. Misteriosa chanteuse, avvolta nel suo lungo abito nero guardava la gente come se guardasse solo in se stessa, quasi immobile. Le sue mani si sollevavano lentamente dal suo harmonium elettrico, una specie di mini organo da chiesa che aggiungevano un alone di sacro e di profano alle sue lunghe, snodate, oscure canzoni di vita, di amore e di morte. Nico era una celebrità, in particolare nello stato di N.Y. Quello che seguiva i suoi spostamenti randagi, spesso alternati a lunghi mesi o anni di silenzio era una forma di “culto”, di tenebrosa leggenda. Si estendeva per tutta l'Europa, in Francia specialmente, ma N.Y. city era la città dove conquistò molte fantasie e molti cuori, impersonando la "parte dell’angelo nero”, la femme fatale e lo spirito, invece che di un corpo, che rifletteva nei primi Velvet Underground. A quei tempi Nico era una statuaria e gelida altissima figura bionda. Forse qualcuno, appassionato di cinema e di musica anche, l’avrà scorta per un attimo nella festa all’alba nel nostro classico degli anni ‘60, La Dolce Vita di Fellini, mentre tanti altri avranno incontrato i suoi occhi trasparenti sulle pagine delle riviste di alta moda. Nel gruppo messo insieme da Andy Warhol non era rimasta molto: un solo album, il primo, quello con la banana gialla su fondo bianco. Fu la prima a lasciare, prima di J. Cale e di Lou Reed, che ne aveva fatto Ia propria musa ispiratrice. I suoi album successivi appartengono all’underground. Dopo il primo “Chelsea Girl” orchestrato e gonfiato fino alla totale estraneità del personaggio, il cammino riprese con due album più vicini al suo spirito, spiagge nel deserto e di pazzia fino a sgombrare il terreno da ogni possibile tentazione di piacere senza prima rapire e conquistare. Da quegli anni, i lunghi capelli, ora neri, che aggiungevano ulteriore pathos alla sua immagine di lady of the night, non registrò più un disco in proprio. E anche le apparizioni si fecero più rade - spesso con il vecchio compagno di avventura John Cale, e altrove sempre con quegli artisti che, come Brian Eno, hanno creato 'una corrente più che un genere, l’artrock. Ma le correnti non l’hanno mai sospinta, e con questo non  fece altro che aggiungere mistero e impenetrabilità laddove la chiave era ancora da scoprire. Nemmeno quella volta, al CBGB’s, prima apparizione dopo sei anni, siamo nel ’79, trapelò nulla di lei. Un fascio di luce bianca l’ accompagnò per tutto il recital, ma il suo volto - a volte lontano, profondamente scavato, a volte più terreno - non si lasciò mai sfiorare. Le poche parole fra una canzone e l’altra furono per difendere Warhol da uno che non si poteva esattamente definire un suo ammiratore, per introdurre John Cale e il suo chitarrista acustico, per dedicare il suo omaggio a Brian Jones. 

Tutto il resto era lasciato al sottinteso, esattamente come il chorus di Femme Fatale: non c’era, nessuna seconda voce, se non nella fantasia di chi la ricordava completa. Quando apriva da sola con The End, un ricongiungimento con la visione di ossessione - sessuale, di destino, di morte - del suo autore più sentito, lo scomparso Jim Morrison, nel suo cavernoso accento mitteleuropeo Nico sorridendo rassicurava: <<oh yes, don’t worry!..>> Negli ultimi concerti, il timore che la creatura dopo anni di assenza potesse scomparire dietro la nuova band elettrica di John Cale teneva sulle spine più di un devoto giunto finalmente al suo rito. Nulla di ciò. Alcuni silenzi improvvisi, <<Scusate, ho problemi con la mia memoria>> e poi, una perfetta comunione di atmosfere con la band che creava un alone di irreale, di ipnotico, di magnetico.
Alla fine cosi come arrivava – quasi scivolando nel silenzio - Nico scompariva. Come al risveglio da un sogno, rimaneva il dubbio che tutto era stato solo frutto di visionaria sensibilità, e allo stesso tempo, un’atmosfera così magica e unica da non poter essere nata dal nulla. Nella metà degli anni ’70 qualcuno se la ricorda di passaggio a Roma, un pò infastidita dalla viva luce, più a suo agio in lunghe passeggiate nel centro abbandonato all’oscurità della notte. Aveva sempre lo sguardo lontano e il sorriso misterioso. Nel suo freddo distacco, ispirava follia, vita bruciata eppur vissuta intensamente, arcano romanticismo. Pensavamo fosse immutabile, eterna, ma forse era solo un‘altra sensibilità, un’anima che veniva da molto lontano..

Negli anni 80, Nico diventa un'icona del movimento dark. Nel luglio 1988, a Ibiza, muore, ufficialmente per un emorragia cerebrale dopo la caduta da una bicicletta. Ma le cause non sono mai state accertate in modo..definitivo.


01/11/14

Cucchi: fine del comunicato

gli imputati festeggiano col dito medio l'assoluzione


Commentando la notizia dell'assoluzione per insufficienza di prove degli imputati nel processo Cucchi da parte della prima Corte d'appello di Roma, il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Aspettiamo di sapere perché la Corte abbia deciso di mandare tutti assolti. Quel che è certo è che, a cinque anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, la verità processuale non sembra dirci nulla di quel che è accaduto davvero. E non accerta alcuna responsabilità per un decesso che tutto appare meno che accidentale o auto-procurato".

Amnesty International Italia esprime vicinanza alla famiglia Cucchi nella sua ricerca di verità e giustizia. FINE DEL COMUNICATO Roma, 31 ottobre 2014 


Che schifo. Noi Stefano preferiamo ricordarlo così, con il suo sorriso e la sua dolcezza e non con il suo corpo tumefatto e martoriato dai lividi..




E però vogliamo ricordare i nomi degli imputati, questi servitori dello stato che oltre ad aver fatto morire un ragazzo innocente hanno perseverato per tutta la durata dell'inchiesta con un comportamento sprezzante e arrogante, che si è concluso nel modo infame documentato dalla foto di Repubblica: il dito medio alzato rivolto alla famiglia di Stefano. Ricordiamoli, questi signori, a breve e futura memoria ..

Assolti per insufficienza di prove sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Alla sbarra c’erano il primario del Reparto detenuti del ‘Pertini’, Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti; gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; gli agenti di Penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

31/10/14

Best 10 Film Horror diretti da donne

K. Bigelow
La mia Top 10 Horror Film diretti da donne

Uno dei tanti motivi per cui non amiamo i cosiddetti "torture movie" ( Hostel e compagnia..)  è perchè sono totalmente privi di una riflessione, di satira, di una morale (per quanto anche conservatrice e reazionaria, non rara nella filmografia horror) . Sono irritanti e per lo più fanno sorridere in quanto privi di tensione, così presi dal concepire la nuova innovativa tortura da perdere di vista qualsiasi altra istanza. Il genere Horror ha una reputazione: è una prerogativa quasi assoluta degli uomini. Questo vale anche per pubblico e registi. Per il novizio, è facile capire perché. Per lungo tempo i corpi delle donne sono stati utilizzati per titillare i fan maschi adolescenti dei film dell'orrore - la vittima grida, si dimena, cifrari usa e getta. Gli studi accademici di genere, il cult book del 1992, Uomini, Donne, libri e motoseghe di Carol J. Clover e alcuni film diretti dal gentil sesso hanno dimostrato che le donne possono spaventare il pubblico, proprio come gli uomini, e in modo intelligente. La popolarità e il successo di eroine horror come Ripley in Alien di Ridley Scott dimostra che vi è necessità che non siano sempre semplicemente le vittime. Oltre Ripley, c'è spazio per ogni tipo di narrazioni e personaggi. Qui, alcuni film horror diretti da donne: ricordiamo che nel panorama cinematografico odierno solo il cinque per cento delle pellicole prodotte dagli studios hanno una donna dietro la macchina da presa. Per il momento, sosteniamo le donne che fanno film che ci spaventano e evitiamo accuratamente l'ennesima retrospettiva dedicata a Dario Argento: roba da archeologia di una noia mortale..


Deep Web, piccolo tour


Una serie di articoli e guide su Dark Net; Deep Web, la rete invisibile e sotterranea; privacy e protezione dei dati; Silk Road; Tor, l'eccezionale browser per scandagliare la Deep Web e comunicare anonimamente on line..


Piccolo Tour nella Deep Wep legale
Di P. Yeung
BrightPlanet, un gruppo specializzato in intelligence del deep web, lo definisce come “qualunque cosa che un motore di ricerca non riesce a trovare.” È perché i motori di ricerca trovano solamente contenuti indicizzati, infatti usano dei software chiamati “crawler” che indicizzano i contenuti rintracciando gli hyperlink visibili online.
Naturalmente, alcuni di questi sono bloccati. Si può fare uso di una rete privata per visualizzare il proprio sito, o semplicemente scegliere di essere esclusi dai risultati di ricerca. In tal caso per visualizzare un sito bisogna sapere l’URL esatto. Questi URL—quelli non indicizzati — sono il deep web. Nonostante sia difficile misurarne la grandezza con precisione, il deep web è senz’altro enorme. Secondo uno studio pubblicato su Journal of Electronic Publishing, “il contenuto del deep web è sconfinato—circa 500 volte più grande di quello visibile attraverso i motori di ricerca.” Non a caso, le reti private utilizzate per accedere al deep web sono milioni.
Nel 2000, gli URL indicizzati da Google erano un miliardo. Nel 2008, mille miliardi. Oggi, nel 2014, molti di più. Ora provate a immaginare quanto è grande il deep web. In altre parole, è come la parte sommersa di un iceberg, poiché comprende il 99 percento dello strumento di comunicazione più grande mai conosciuto dall’uomo: internet.

Lasciando stare questi fatti sconvolgenti, mettiamo in chiaro un paio di cose. Il deep web non è solo un insieme di cose strane, illegali o divertenti. È pieno di database del calibro della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, di JSTOR, della NASA o dell’Ufficio Brevetti e Marchi. Ci sono anche svariate Intranet — reti interne per compagnie e università — che contengono principalmente informazioni noiose sul personale. Poi c’è un angolino del web sommerso che si chiama Tor, acronimo di The Onion Routing, un progetto servito inizialmente al Naval Research Laboratory degli Stati Uniti per comunicare anonimamente online. E qui entrano in gioco i mercati neri del deep web, come il famoso Silk Road.
In fondo c’è da aspettarselo da una tecnologia che è stata progettata per nascondere l’identità degli utenti. Molto più inusuali sono invece i numerosi blog di fan fiction erotica, i circoli rivoluzionari, i siti di speleologia, gli archivi di Scientology e le risorse per gli amanti di Stravinsky (“48.717 pagine di dissonanza emancipata”). Per avere un’idea migliore di tutti gli aspetti del deep web che non hanno a che fare con droghe e sicari, diamo un’occhiata alle parti meno nascoste, appena sotto la superficie.


29/10/14

Johnny Lydon, Chelsea 1979

Ora ha un a bella casa a Los Angeles con la sua compagna, ma John Lydon nell’Aprile del 1979 viveva in un appartamento in mezzo a una fila di case stile vittoriano tra Fulham e Chelsea. Durante il mio breve soggiorno londinese, ho girato molto nei luoghi in cui Johnny bazzicava, fino a spingermi a Willesden e Kilburn / Cricklewood, Nord Ovest di Londra, luoghi resi famosi da Joe Strummer e dai Kinks. Johnny la comprò a prezzo basso poco prima del boom che mandò alle stelle i prezzi delle abitazioni. Era tutto quello che gli restava (economicamente) della sua avventura con i Sex Pistols. Tutte le stanze erano arredate... con lattine di birra. Ovunque. ll salotto era pieno di lattine. La cucina era piena di lattine, il bagno pieno di lattine... E un giradischi che emetteva musica di Bob Marley (Natty Dread) e dei Doors (Waiting for the Sun). Il cantante di Public Image Ltd. (John insisteva che il gruppo all’epoca era un gruppo e che lui era soltanto la quarta parte di esso) era stato tassato di 58,000 sterline per aver abbandonato i Sex Pistols. In proposito John Lydon disse: <<Malcolm McLaren, che era il nostro manager, mi doveva dei soldi che non mi darà mai. Egli negava infatti che c’erano dei soldi che mi spettavano per il mio lavoro con Sex Pistols. Tutta via non si possono dare tutte le colpe a Malcolm perché il music-business stimola in maniera incredibile questo tipo di comportamento. Volevo impedirgli di continuare ad usare il nome dei Sex Pistols perché non volevo che venisse imbastardito>>.
In Inghilterra ormai tutti avevano una teoria sull’uomo, più o meno pompata dalle posizioni della stampa: John Lydon l’innocente, martire dei difetti di Babilonia, aiutato soltanto dalla sua intima purezza e dalla sua abilità. John Lydon come Mefistofele: una persona largamente rappresentata nel verso I Am an Anti-Christ su Anarchy, con la sua inclinazione a rendere felici i fotografi con diaboliche pose alla Esorcista. John Lydon l’omosessuale nascosto: un’opinione saltata fuori quando, al culmine della paranoia Pistoliana, l'iconoclasta hardrocker che mostrava una vulnerabilità e una sensibilità che era la parte femminile che si aggiungeva alla sua virile determinazione. John Lydon l‘imbroglione. Alla fine, tuttavia, sembrava essere alquanto antitetico anche cerare di analizzarlo cosi grossolanamente. Dopo tutto il fan inglese dei Pistols non era mai stato molto interessato alle teorie di Johnny Rotten. Tutto quello che sapevano era che quando vedevano Johnny Rotten sul palcoscenico si caricavano come facevano i loro fratelli e le loro sorelle - e forse persino i loro genitori - quando vedevano per la prima volta i Beatles o Elvis Presley. Tutto quello che sappiamo é che i Sex Pistols hanno fatto in modo che la gente si sentisse bene, ma anche che molta gente stesse completamente a disagio. Hanno rimosso una notevole quantità di colpe, a forza di martellare forte sui nervi scoperti. John Lydon era consapevole dell’effetto creato dalla sua rock band: <<Siamo stati molto amati e molto odiati... ma mai ignorati>>. Se si chiede a John Lydon se si considera un punk ancora oggi, si arrabbuia: <<No! Rifiuto questo termine. E’ ridicolo. E’ disgustoso. Odio in maniera particolare quelli che si fanno chiamare cosi>>. Si ricorda ancora dei concerti cui assisteva nel 71-72 al cinema Kings Cross:

<<Ho visto Iggy Pop, prima che diventasse famoso... ed era terribile. Imbarazzante. Poi quel genere di cose é diventato accettabile... C’era gente incredibile li dentro, e nessuno si scandalizzava ..., Lou Reed. Si, ricordo. Una completa mancanza d'interesse da parte del pubblico. Certo, allora era una figura minore. Molti avevano una vaga idea di quello che erano i Velvet Underground, ma non li avevano mai sentiti. E’ stato Bowie che lo ha reso accettabile... Hunky Dory “di Bowie non mi dispiaceva. Penso che la miglior cosa che abbia mai fatto sia Diamond Dogs. Mi piacevano i Roxy Music. Erano molto bravi. Pazzi. Ferry che cantava le sue canzoni in smoking era veramente folle. Strano. Finiscono tutti col credere alla propria immagine pubblicitaria. Come David Bowie che fa il suo Ziggy poi ci ripensa e dice: ‘Oh, io sono cosi. Una persona che ha tanti ruoli’.>> 
Public Image Ltd., oggi, é il nuovo volto di Johnny Rotten - Lydon. Un gruppo autosufficiente. Impudente fin dalle note di copertina del primo Public Image: << Tutti i brani sono composti da PIL. L 'album é prodotto da PIL. PIL ha il piacere di non ringraziare assolutamente nessuno >>.





28/10/14

La 'buona' condotta morale della mafia




Il tracollo elettorale a Reggio Calabria del  Movimento5S (al 2,5%) dimostra che Grillo riesce nell’impresa di dilapidare il 25% dei consensi che aveva avuto alle Politiche del febbraio del 2013. Grillo perde le elezioni ormai ovunque, ma ha perso anche competamente la brocca con le ultime dichiarazioni sulla mafia durante un comizio a Palermo, cioè <<che fino a qualche tempo fà questa era un istituzione in fondo con  una sua «condotta morale perché non metteva bombe nei musei e non uccideva i bambini.>> Non solo un insulto a tutte le vittime di Cosa nostra, dai morti di Portella, ai sindacalisti, politici, attivisti, imprenditori, giudici, poliziotti, semplici cittadini che dal dopoguerra in poi sono caduti sotto le lupare e sotto il tritolo, <<idiozie senza precedenti>> con cui il capo M5S strizza, lancia messaggi a poteri forti oltre che occulti.

Il movimento perde e i grillini, palesemenre imbarazzati dalle follie del loro leader, si scagliano contro i cittadini rimproverandoli “di far andare avanti sempre le solite persone” e contro quelli che si astengono. Stop. Questa si che è politica..


27/10/14

Jesse James, mito sudista. Al cinema

Iniziamo questa settimana parlando di cinema e di Sud, e in particolare di un mito sudista americano, uno dei più conosciuti e rappresentati sullo schermo: il "bandito"Jesse James. Quest'articolo ripercorre proprio i titoli dedicati al fuorilegge più filmato della storia, dall'ultimo, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, del neozelandese Andrew Dominik, un film molto bello visto ormai tempo fa. Un film dove certo non è il prezzo della fama ad affascinare, ma bensì quello dell'infamia. Brad Pitt vinse poi il premio come miglior attore al Festival di Venezia, nei panni di un Jesse James si eroe della Confederazione sconfitto, e del bandito in chiave di Robin Hood, ma quì cupo e paranoico, mentre è da Casey Affleck, che interpreta R. Ford, che non si può distogliere lo sguardo, soprattutto una volta che ha preso la decisione di uccidere il suo eroe, Jesse. Da non perdere.
La cavalcata si conclude poi con The Long Riders, I Cavalieri dalle lunghe ombre, del grande Walter Hill, sostenuto dalla colonna sonora di Ry Cooder, con un cast stellare di coppie e addirittura terne di fratelli, per dare maggiormente il senso dell'unità familiare all'interno del gruppo. Epico ma su toni crepuscolari, beffardamente romantico, storia  sul tramonto di un'epoca e gli ideali traditi di una generazione bruciata...

24/10/14

Canzoniere Anarchico

MONTELUPO è un progetto volto al recupero del canto anarchico italiano. Nasce nel 2012 da un’idea di Daniele Coccia, Eric Caldironi e Alessandro Marinelli, ai quali si aggiunge presto Nicolò Pagani al contrabbasso. Obiettivo principale del progetto è quello di incidere un canzoniere che possa in qualche modo rendere fruibile il repertorio anarchico attraverso un ammodernamento degli arrangiamenti, dato anche dall’utilizzo di una strumentazione che dalla chitarra battente arriva ai moderni campioni noise, senza depauperare la tradizione. Il Canzoniere Anarchico, questo è il titolo della raccolta autoprodotta da Montelupo e distribuita da Goodfellas, uscirà proprio sabato 1 novembre: nel booklet saranno presenti le preziose note di copertina di Franco Schirone e la prefazione di Alessio Lega che pubblichiamo sotto.

Il Canzoniere Anarchico  verrà presentato dal vivo dai Montelupo Sabato 1 novembre dalle 21:30 al Nuovo Cinema Palazzo - Piazza dei Sanniti, San Lorenzo - Roma
Una serata ricca di voci per ripercorrere la storia del canto anarchico italiano, in cui Montelupo presenterà il disco assieme alle voci e alla musica di tantissimi artisti.




«Ma cazzo!», ho detto io. «Questo è il mio disco!». Era un po’ di anni che ce l’avevo in testa. Bisognava fare, mi dicevo, una nuova antologia della canzone anarchica. Ogni volta che capitava di sentire quelle splendide, frementi, fruscianti vecchie versioni contenute nei Dischi del Sole, nei dischi degli anni Settanta che hanno cristallizzato il pantheon musicale dei nostri miti, come Sante Caserio, Addio Lugano bella, Nel fosco fin del secolo morente... Be’, ogni volta che sentivo quelle versioni, dicevo: «È ora di riprovarci». Ce le siamo suonate in lungo e in largo queste canzoni: quante volte abbiamo finito i concerti con Nostra patria è il mondo intero, quante volte, fra un brano e l’altro, partiva Addio Lugano bella, ripresa in coro dal pubblico e, come disse una volta un comunista per giustificarsi dal fatto di amarla: «Ma è un gran bel valzer!». Bisognava registrare un disco. Una nuova antologia, fatta bene, ben suonata e senza troppi grilli per la testa, che rendesse le canzoni perfettamente riconoscibili, senza farle sembrare provenire dal grammofono del bis - nonno mazziniano. Mettere in fila questa storia degli anarchici in filigrana, i loro scontri, le loro crisi, i loro litigi sulle molteplici strade della nuova umanità: «Pria di morir sul fango della via / Imiteremo Bresci e Ravachol», «Ed è per voi sfruttati, per voi lavoratori». Individualisti, organizzatori, attentatori tenebrosi, cavalieri erranti... C’è tutta l’eco di mille rivoli che si raccoglie nel grande fiume della libertà e, a navigarlo, c’è sempre il Galeone della nostra bella Paola Nicolazzi. E mi fa solo rabbia che ora non possa sentirlo, questo disco mio. Bisognava farlo questo disco, come un testimone da passare alle nuove generazioni: si vedono nascere in ogni parte d’Italia e del mondo, cori su cori che cantano sempre quelle canzoni e, guarda caso, poi chi canta si sente in dovere d’aderire a quegli ideali, di portarli avanti. Le canzoni seguono la loro vecchia vocazione di propaganda, di proselitismo e bisogna dar loro una mano, per quanto si può. Insomma, stavo pensando a questa esigenza, quando questi mi dicono: «Ti va di scrivere qualche riga su un disco di canzoni anarchiche?». Ohibò, scarico i file, li ascolto: «Ma questo è il mio disco!».
Alessio Lega



Best: scrittori sullo schermo

E' divertente come il cinema sia ossessionato dalla figura dello "scrittore" sullo schermo. In realtà ci sono un sacco di film..brutti sull'argomento, ma molti grandi attori hanno interpretato le parti di quel più o meno celebre scrittore, sfornando in più di un'occasione autentici capolavori. E l'idea di un post che trattasse tale argomento non è certo nuova. Interessante, più che altro, l'aspetto che spesso è la crisi dell’autore/scrittore  la porta d’ingresso verso il cinema,  storie che assumono la forma di un incubo o di un delirio (la linea di Stephen King e di molti film tratti da romanzi o racconti). Questa è la mia personalissima lista, di quelli che mi sono rimasti più impressi e che mi sono davvero piaciuti.. In attesa di Pasolini di Abel Ferrara..


Viale del tramonto (Sunset Boulevard) 1950, directed by Billy Wilder
Un classico del noir, secondo me un capolavoro puro di Hollywood, sceneggiato e diretto dal genio di Billy Wilder, che mette in scena non una storia su uno scrittore ma su Joe Gillis (William Holden), sceneggiatore fallito che incappa casualmente in una vecchia villa sul Sunset Boulevard, e in cui viene irretito da una ormai sbiadita stella cinema muto, Norma Desmond (Gloria Swanson),   con promesse di fama e fortuna. Tra realta' e finzione, grazie alle figure della Swanson e di Max/Erich Von Stroheim, ex grande regista del muto che ancora adesso fa paura,  dramma e commedia, satira amara sul mondo di Hollywood, già allora considerato malato, iconografia horror e  morte.
 "Sì, questo è il Sunset Boulevard, Los Angeles, California. Sono circa le cinque del mattino. Questa è la Squadra Omicidi - Un omicidio è stato segnalato ... "