25/02/15

Clint Eastwood a Michael Moore: se vieni ti uccido

Ormai è compromesso… il suo rapporto con Clint Eastwood, stando alle sue recenti parole. E Michael Moore fa risalire tutto ad un episodio del 2005, quando Eastwood lo minacciò di morte.. Come ha spiegato poi il sulla sua pagina Facebook: «Un sacco di gente mi chiede se il rumor è vero, cioè la natura del mio confronto con Eastwood nel 2005. Quindi ho deciso di dire alcune parole… Dieci anni fa, in questa settimana, Clint Eastwood durante la cena dei premi National Board of Review ha annunciato a me e al pubblico presente che mi “avrebbe ucciso” se mi fossi presentato a casa sua con una telecamera per realizzare un’intervista. “Ti uccido” ha dichiarato. Il pubblico ha riso nervosamente. Ho deciso immediatamente che stava solo cercando di essere divertente, quindi ho riso, nervosamente, come tutti gli altri. ”Dico sul serio”, abbaiò poi, e il pubblico è diventato più silenzioso. “Ti sparerei”.
Dovrei probabilmente stopparmi qui e dire soltanto che Clint Eastwood è un grande regista. Ma qualcosa ha cominciato a diventare strano nell’ultimo decennio. Ora American Sniper, un caos di film che riscrive la storia del cinema (noi che invadiamo l’Iraq per vendicarci dell’11 settembre), che porta avanti sentimenti razzisti nei confronti degli Arabi, e ha una trama semplicistica che mostra come Hollywood veda il cecchino buono bianco e quello cattivo in nero. Il protagonista diventa una vittima sia dell’epidemia dello stress post traumatico sia della violenta cultura americana e texana delle armi che, alla fine, si prende la sua vita.»

Non per essere fuori dal coro a tutti i costi, ma quì il cinema di Eastwood non ha mai avuto particolari estimatori, dagli spaghetti western (volevo un attore che non esprimesse assolutamente niente, disse una volta Sergio Leone..) a Dirty Harry fino alle ultime sue fatiche, con alcuni buoni primi tempi, per poi scivolare sempre nella melassa e nella retorica. Scatenando polemiche a raffica, il suo American Sniper, sull'infallibile tiratore dei Navy Seals americani che abbatte iracheni a più non posso, era uno dei candidati all'Oscar di quest'anno, ma è stato quasi completamente ignorato, se non fosse per il premio al miglior mon­tag­gio sonoro, insieme a un film che forse qualcosa meritava, quel Selma della regi­sta Ava DuVer­nay,( rievocazione delle marce da Selma a Montgomery che dal 1965 segnarono l'inizio della rivolta per i diritti civili negli Stati Uniti) e forse The Grand Buda­pest Hotel, di Wes Ander­son, che non ha vinto — come ci si aspet­tava invece — il pre­mio di miglior sce­neg­gia­tura non ori­gi­nale, ma ha por­tato a casa Oscar per la migliore colonna sonora. Ora, il film di Eastwood era salito alla ribalta anche per il processo all'assassino del vero American Sniper, un suo commilitone colpito dalla malattia che affligge molti dei reduci americani combattenti in Medio Oriente, processo che si è concluso con la condanna all'ergastolo dell'imputato. Del film, di Eastwood e delle ultime vicende della destra americana ci perla Michael Moore in quest'intervista rilasciata poco prima della cerimonia degli oscar a Vice America..

Il 18 gennaio, due giorni dopo l'uscita di American Sniper di Clint Eastwood, Michael Moore ha twittato: "Mio zio è stato ucciso da un cecchino durante la seconda guerra mondiale. Ci hanno insegnato che i cecchini sono dei codardi. Ti sparano alle spalle. I cecchini non sono eroi. E gli invasori sono peggio," seguito da: "Ma se sei sul tetto di casa tua a difenderla dagli invasori venuti dall'altro capo del mondo allora non sei un cecchino, sei un eroe." La reazione della destra è stata rapida e decisa. Breitbart ha definito i tweet "un trollaggio patetico," John McCain li ha trovati "idioti" e "offensivi," mentre Kid Rock ha scritto sul suo sito, "Michael Moore, sei un pezzo di merda e tuo zio si vergognerebbe di te." Ma la reazione più drammatica è arrivata da Sarah Palin, che durante la cerimonia per il conferimento della medaglia al valore al sergente Dakota Meyer ha mostrato un cartello con scritto: "Fuck You, Michael Moore" con due mirini al posto delle O di Moore.


Prima di parlare delle reazioni e di darti l'opportunità di chiarirne il significato, puoi dirci cosa ti ha spinto a scriverli, qual era la tua condizione emotiva?
Voglio premettere che non sento necessità di chiarire o difendere quello che ho scritto. Ne vado fiero. Non mi rimangio niente, e anzi ho aggiunto altro. Non mi faccio intimidire da persone che hanno trascinato un'intera nazione in una guerra illegale e senza senso. Tutto questo non ha avuto alcun impatto su di me. Ovviamente se mi fossi sbagliato, se fossi stato ingiusto, mi sarei certamente corretto, ma in questo caso non ho sbagliato. E mi manda davvero in bestia sentir dire che Michael Moore ha fatto marcia indietro, perché non è vero. Non devo giustificare le mie opinioni, né devo scusarmi per il fatto che voglio che i guerrafondai di questo paese la piantino una volta per tutte.

Su Twitter hai parlato dei cecchini, un tema che merita di essere approfondito, e poi c'è American Sniper—stai parlando di due cose diverse, giusto?
Esatto. Nei miei tweet sono stato attento a non dire nulla di American Sniper. Ho scritto quello che ho scritto perché quel weekend si parlava molto dei cecchini, per via del film, ma anche perché era l'anniversario della nascita di Martin Luther King, e ho trovato sgradevole che un film su un cecchino uscisse proprio nei giorni dedicati a un grande cittadino americano ucciso da un cecchino. E se nessuno ci trova niente di sbagliato, come vi sentireste se l'uscita di American Sniper 2 fosse annunciata per il 22 novembre [anniversario della morte di J.F.K.]?

Sì, non credo che sarebbe una grande idea realizzare un film su un attacco terroristico e farlo uscire l'11 settembre, ad esempio.
Esatto. Sarebbe come se un negozio di elettrodomestici sfruttasse il giorno Giorno della memoria per mettere fuori un cartello con scritto Oggi, forni in saldo. Chiaramente si tratta di un esempio estremo, ma dimostra che bisogna stare attenti al contesto. O magari hanno pianificato tutto. Magari il piano era, È appena uscito Selma. Ma i bianchi andranno a vederlo? Diamo anche ai bianchi qualcosa da vedere al cinema nel weekend dedicato a Martin Luther King. Non lo so, mi ha lasciato davvero di sasso. Mi ha fatto pensare ai cecchini, e se tu fossi cresciuto nella mia famiglia capiresti che è un nervo scoperto.

[...] Subito dopo il primo, ho scritto un altro tweet per chiarire cosa intendevo con il termine "cecchino." Un cecchino, per me, è un membro dell'esercito aggressore. È il soldato che combatte in modo sbagliato, che sale sul tetto degli edifici o sugli alberi, si nasconde e uccide senza che le vittime possano accorgersi della sua presenza, senza che possano in alcun modo difendersi o reagire. Ma se l'esercito di un altro stato marciasse su Broadway e qualcuno si arrampicasse su un tetto e cercasse in ogni modo di fermarlo, quello non sarebbe un cecchino. Sarebbe semplicemente una persona che sta difendendo la patria. Anche il cecchino arabo in American Sniper stava facendo proprio questo: stava cercando di fermare gli invasori.
All'inizio i cecchini venivano chiamati "tiratori scelti." Non si è parlato di "cecchini" fino alla Prima guerra mondiale. È stata la Germania durante la Prima guerra mondiale a perfezionare il concetto di cecchino, non gli Alleati. E da lì si è affermato. Durante la Seconda guerra mondiale—puoi controllare—due terzi dei soldati uccisi dai tedeschi e dai giapponesi sono morti per mano dei cecchini. Col proseguire della guerra, anche i russi hanno iniziato a usare questa tattica. Negli Stati Uniti avevamo una scuola di perfezionamento per cecchini in Ohio, ma Eisenhower l'ha chiusa tra il 1956 e il 1957.

Perché?
Non lo so. Questa settimana ho fatto un po' di ricerca. È rimasta chiusa per 30 anni, finché Reagan non l'ha riaperta nel 1987 a Fort Benning. Se ne è parlato molto dopo la guerra in Corea—me l'ha raccontato un veterano—e ne è risultato che non ha nulla a che fare con il modo americano di combattere. Quando dobbiamo difenderci siamo disposti a tutto, quindi se oggi venissimo attaccati diventeremmo tutti dei cecchini, se così si può dire. Ma quando arrivano i liberatori, sono i cecchini che li fanno fuori. Ed è questa la confusione che fa nascere FOX News. Intendo dire che quando parlano di American Sniper parlano dei soldati americani come fossero i liberatori dell'Iraq! Non abbiamo liberato proprio un bel niente. Abbiamo solo peggiorato la situazione, e abbiamo perso la guerra. Avremo un futuro migliore quando riusciremo ad ammettere che abbiamo perso in Vietnam, perso in Iraq e perso in Afghanistan.

La destra americana elogia questo film, sta andando davvero bene. Posto che un film va bene se alla gente piace il protagonista, vuol dire che agli americani piace questo cecchino, giusto? Perché, secondo te? Hai ragione quando dici che i cecchini sono sempre stati una figura sinistra. A morire è sempre il povero soldato in campo aperto, mentre l'infido cecchino si nasconde. Ma cosa c'è in questo cecchino che ha colpito e soddisfatto così tanto il popolo americano? Intorno a questo film è sorto un vero dramma psicologico nazionale.
Sì, e torna al fatto che siamo consapevoli di aver sbagliato. Sappiamo che non c'era nessuna arma di distruzione di massa. Sappiamo che 4.400 americani hanno perso la vita, come decine di migliaia di iracheni. Lo sappiamo, e sotto sotto ci sentiamo profondamente in colpa. Inoltre molti repubblicani che vanno a vedere il film, sai anche tu che non vivono fuori dal mondo. Tra i loro famigliari e tra i loro vicini ci sono reduci che sono tornati a pezzi dalla guerra. Il disturbo post-traumatico da stress è incredibilmente diffuso. I soldati tornati da questa guerra hanno gravi problemi a livello psicologico. E devo confessarti che, avendolo visto due volte, durante il finale rimangono tutti molto tranquilli. Nessuno festeggia. Credimi, io il film l'ho visto in compagnia di un pubblico che non ha esattamente le mie stesse idee politiche. Erano tutti molto colpiti, molto tristi. Tutti i personaggi principali del film finiscono per avere problemi psichici o peggio. Il film non è una celebrazione. Magari c'è chi arriva in sala esaltato, ma di certo non ne esce allo stesso modo.
Adesso la gente vuole vedere il film per il dibattito che ha scatenato, e perché è stato nominato agli Oscar. E poi è di Clint Eastwood—ha fatto dei film straordinari. La gente va al cinema per molte ragioni, ma devo dirti un'altra cosa, io l'ho visto a Union Square e in quel cinema non c'era una sola persona di Greenwich o di Manhattan. Venivano tutti col treno dal New Jersey o da Long Island. È stata fatta una ricerca—per sapere chi va al cinema—e ne è venuto fuori che il pubblico di questo film è tutta gente che va al cinema una volta all'anno, o nemmeno quella. È lo stesso tipo di pubblico di La Passione di Cristo.

È uscito da poco un altro film intitolato Fury. L'hai visto?
Sì.
 
Anche in quel film c'è un cecchino. Sembra che il valore di un cecchino dipenda dal punto di vista dell'osservatore. Qui il cecchino è il personaggio negativo che fa un'imboscata contro Brad Pitt.
Mi è piaciuto quel film. È un film di guerra fatto veramente bene che mi ha tenuto incollato allo schermo. All'inizio del film gli alleati arrivano in una città dove c'è un altro cecchino tedesco. I cecchini tedeschi erano sempre un problema per gli americani che entravano nelle città. Gli invasori, i tedeschi, occupavano la città e provavano a respingere le truppe liberatrici. Non potevano vincere in uno scontro diretto, gli americani avevano più soldati, più armi, più risorse. Ma io la vedo anche in modo più karmico: nella storia l'oppressore, l'invasore finisce—non sempre ma quasi—per essere sconfitto. In altre parole il bene trionfa sul male. Con alcune eccezioni, tra cui i nativi americani sono la più evidente.
Ricevo molte mail da persone che scrivono, Chris Kyle ha protetto i nostri soldati e ha salvato molte vite. Cosa vuol dire, che ha salvato delle vite? Le vite dei nostri soldati non dovevano essere messe a repentaglio. Eravamo noi quelli dalla parte del torto; eravamo gli invasori e alla fine abbiamo perso. Siamo andati là con motivazioni false, e abbiamo lasciato quel posto in condizioni peggiori di quando siamo arrivati.

Considerate anche le tue emozioni e la tua personale esperienza sul concetto di cecchino, puoi descriverci come ti sentivi prima di entrare al cinema, e come ti sei sentito uscendone?Era chiaro che quel cinema era pieno di veterani, soldati in servizio, famigliari e amici, ma ero contento di essere al cinema con questo tipo di pubblico, perché erano molto presi dal film. C'è chi ha pianto. I titoli di coda non erano accompagnati da nessuna musica—c'era un'atmosfera funebre. Tutti i personaggi principali escono devastati dalla guerra, alcuni cambiano idea e diventano pacifisti, altri muoiono. Alla fine non c'è nessuna vittoria americana per cui festeggiare, non c'è modo di pensare, Guardate cosa siamo riusciti a fare, o, come alla fine di Salvate il soldato Ryan, quando Tom Hanks muore, Be', almeno è morto per una buona causa. In questo film non c'è niente di tutto questo. Non c'è catarsi.

[..] Sono state fatte alcune buone scelte: ad esempio ho trovato coraggioso scegliere di non avere una canzone di chiusura, nessun tipo di musica, solo i titoli di coda che scorrono nel buio. Nel buio e nel silenzio. Per quanto riguarda invece la storia, è qui che il film si fa un po' più ostico, perché di base Clint voleva semplicemente girare un western vecchio stile—quindi mantenere una struttura molto semplice: le Torri Gemelle vengono colpite, loro vengono chiamati e subito dopo si ritrovano in Iraq.
Se non si presta attenzione, il film praticamente dice che noi siamo stati attaccati e quindi a nostra volta abbiamo attaccato l'Iraq. Sappiamo perfettamente che l'Iraq non c'entra nulla con l'11 settembre, ma il film sottintende che c'entri, e che la missione del protagonista sia di difendere il nostro paese. Ma il fatto che sia andato in Iraq non ci ha difeso da nulla. Ci sono dei problemi con la trama del film, e credo fosse per questo che la gente parlava in sala, perché erano confusi. American Sniper copre un lasso di tempo di circa cinque o sei anni per un totale di tre o quattro giri dell'Iraq, e la gente si chiedeva, come è possibile che finisca proprio nella stessa città con quella stessa persona? È solo semplicistico come i vecchi film western. In questo senso, è una specie di B-movie. Poi ovviamente ci sono tutti i dettagli storici sbagliati, ma non mi voglio addentrare. È un film, quindi non lo guardo come se fosse un documentario.

A Traverse City, dove vivo, ho iniziato questi programmi di recupero per veterani affetti da disturbi post traumatici da stress. Organizzo conferenze per aiutarli a trovare lavoro. Ho dato il via a un progetto pensato appositamente per favorire l'assunzioni dei veterani della guerra in Iraq e in Afghanistan e i soldati e le loro famiglie possono frequentare i miei cinema gratis, senza dover sborsare un centesimo.

Proietterai il film nei tuoi cinema, vero?
Sì, lo farò vedere in uno dei miei tre cinema. Perché penso che sia parte del dibattito sull'identità americana, e la gente dovrebbe guardarlo. Non puoi parlarne se prima non l'hai visto. John McCain mi ha criticato per quello che ho detto sui cecchini in generale, un reporter gli ha poi domandato se avesse visto il film e lui ha risposto, No, non l'ho ancora visto. Mi ha ricordato quella volta che è stato da Letterman e ha criticato 9/11; Letterman gli ha chiesto, Ha visto il film? e lui ha risposto, No, non l'ho ancora visto. Allora Letterman gli ha detto Senatore, crede sia giusto criticare qualcosa che non ha visto? E McCain ha risposto, No, forse ha ragione lei. Dovrei guardarlo.

Infine, il giudizio "politico" di Moore su Clint Eastwood:[...] Clint Eastwood non è un ideologo di destra; politicamente è un po' un mix. È un vero e proprio liberale. Non credo che sia dell'idea che gli Stati Uniti dovrebbero essere il poliziotto del mondo. È stato un segnale forte mostrare che il fratello del protagonista è contro la guerra.
Tutti capiscono che Chris continua a mentire a se stesso, a dire che ne vale la pena; continua a ripeterselo perché sotto sotto sa anche lui che non è vero—non si trova lì per difendere gli Stati Uniti d'America. Difendere gli Stati Uniti sarebbe il suo unico lavoro, il motivo per cui tutti noi paghiamo le tasse. Perché se ci attaccano o ci sono delle minacce incombenti, ci proteggano. L'Iraq non ci stava minacciando in nessun modo, non ci stava attaccando né stava pianificando attacchi futuri.