19/02/15

Skinheads, non solo violenza e razzismo

"Ora, anche i Coldplay sostengono che in gioventù erano skinhead", spiega l'instancabile punk, archivista, curatore, e artista Toby Mott. E davvero tutti dicono che erano punk. Tutti. Anche Bono. Essere stato Punk è molto di moda.
Il nuovo libro di Mott sulla cultura skinhead, Skinhead – An Archive, raccolta di materiale e pubblicazioni a tema skinhead edita da Ditto Press con la collaborazione di Jamie Reid è intrigante, anche se per motivi diversi, rispetto alle altre pubblicazioni sull'argomento. Pubblicato lo scorso dicembre, è scaturito dalla collezione di Mott: un archivio che esplora le ideologie socio-politiche che hanno reso la sottocultura skinhead inglese internamente polarizzante: dalla Gran Bretagna di fine anni Sessanta, dove è nata, alla sua diffusione attraverso evoluzioni, scissioni e derive che l'hanno profondamente trasformata. 
"Una volta procurata l'uniforme skinhead, si andava dall'etero al gay, dalla destra alla sinistra, comunista, fascista, socialista, anarchico, tutti convergevano sotto la stessa denominazione: skinhead" dice Mott. E' un rispetto rigoroso di una rigida serie di regole culturali, dal taglio di capelli agli stivali rigorosamente Dr. Martens, dalle bretelle alla marca delle camicie [di solito Ben Sherman o Fred Perry]. Il Punk era molto più semplice e creativo, un melting pot in cui non si facevano distinzioni di classe o razza, perché quelli che vi gravitavano attorto erano dei ribelli, e non si doveva per forza comprare dei vestiti per omologarsi e avere una divisa..
La cultura Skinheads, ovviamente, aveva fanzine, volantini e altri supporti, distribuiti per diffondere messaggi specifici all'interno della sottocultura. Materiale politico, tanto di destra che di sinistra. E' a questo armamentario che Mott rivolge il suo sguardo: nel processo di evidenziare gli angoli nascosti del movimento giovanile più radicale e frainteso che il mondo abbia mai conosciuto.

"L'archivio è stato costruito nel corso degli anni, e il germe è nato quando ero un adolescente", dice Mott, che raggiunse la maggiore età mentre era a Londra negli anni '70 e i primi anni '80. "E 'stato molto difficile trovare il materiale. E 'scarso perché gli skinheads non frequentavano le scuole di arte o di letteratura. I Punks avevano nei loro riferimenti il movimento Dada e John Heartfield. Skinheads erano in realtà quello che hanno sempre detto di essere, giovani e ragazzi provenienti dalla classe operaia. Non ci sono mai stati skinheads nella classe media. Si sono sempre opposti e non frequentavano le scuole d'arte o le università. Erano operai, e occupavano posti di lavoro comunemente riservati ai manovali ".
Skinhead è un termine impantanato spesso nel razzismo e nel neofascismo, anche se non è sempre così. Alla fine degli anni '60, skinhead era diventato un termine conosciuto in giro per Londra per indicare un "mod duro", o un operaio mod. La musica giamaicana come il reggae, rocksteady e lo ska - una volta una pietra miliare della cultura skinhead - divenne meno importante quando emerse e si sviluppò parallelamente il movimentoe punk nella seconda metà degli anni 1970. Presto i legami del movimento skinhead a specifici generi musicali si ampliarono quanto le sue idee politiche, ma classismo e militanza sono rimasti la base degli skinhead.
"Quando si inquadra storicamente lo skinhead , molti tendono di minimizzare l'aspetto razzista: ma la maggior parte di skinheads erano comunque bianchi, della classe operaia, alienati, e avevano idee razziste."
Illustrando il mondo dei sottogruppi di minoranza - skinheads gay, neri, donne, anche quello molto politicizzato (Skinheads Vs Racial Prejudice) - e i loro messaggi, Skinhead: An Archive ottiene qualcosa di completamente nuovo e diverso rispetto ai precedenti Skinhead di Nick Knight o Spirit of '69: A Skinhead Bible . Il capitolo sugli skinheads gay (e porno-y) è particolarmente affascinante ; in uno dei diversi saggi che compaiono nel libro, il regista canadese e scrittore Bruce LaBruce racconta dell'utilizzo della divisa skin come travestimento per nascondere la sua omosessualità e evitare di subire attacchi.
C'era poi il caso di Nicky Crane, una delle figure più note associate all'immaginario skinhead. Era il leader del British Movement, aveva posizioni apertamente razziste e al contempo era omosessuale.

"C'è una grande mancanza di conoscenza circa le dimensioni della comunità gay che ha adottato la facciata skinhead per nascondersi", afferma Mott. "Non sapevamo neanche che ci fossero skinheads queer. Anche se era grande, questa comunità era comunque segreta. Skinheads è 'stata davvero una sottocultura. Quando è finita sotto i riflettori dei media, era sempre per la sua componente di violenza. E 'l'unica cosa che la gente conosce degli skinheads, ma c'è sicuramente di più. "