31/07/15

Nessuno ha fatto cosi tanto per i propri capelli: Sean Penn Bad Boy

Lo puoi trovare che fa salotto con gli Hell’s Angels e con qualche poliziotto in un club downtown. E riesce sempre a tenere il piede in entrambe le staffe...

Ho rivisto Dead Man Walking in questi giorni: questo film nobilita cinema. Dimostra come un film possa affrontare un problema così grave e controverso, da tutti i punti di vista, e far vivere a noi spettatori una grande esperienza emotiva senza cercare di manipolarci in modo sleale, senza l'uso della propaganda. Detto questo,  è anche tutte le altre cose che un film dovrebbe essere:  sorprendente, ben diretto, ben recitato, tecnicamente eccellente. In questo film ho sperimentato tutte le complessità, le contraddizioni e le dure verità della situazione, le ho "condivise" con Suor Helen.  L'ultima mezz'ora di questo film è ..potentissima e prende allo stomaco: un dramma del tutto inaspettata, un dramma spirituale, che coinvolge l'anima e ci rivela quanto <<l'altro>> cinema possa scadere nella routine convenzionale, nella   rassicurazione che nondovremo  guardare qualcosa di troppo duro, o che sia troppo  profonfo, o farci pensare al di fuori dei confini di ciò che è più comodo. Per anni, nei festival, sui giornali specializzati, la critica ha chiesto a gran voce film che si occupassero di più del lato spirituale della vita, ma dubitiamo che "Dead Man Walking" era quello che davvero  stavano aspettando..
Sean Penn è un altro delle spiritual guidance di Interzone, uno dei più influenti..

Sean Penn Bad Boy..
L’ attore e il regista, il marito e il padre, l’attivista politico e il bersaglio della curiosità dei tabloid.. apprezzato e controverso interprete del cinema americano di questi anni, vincitore del premio Oscar come miglior attore per Mystic River di Clint Eastwood.  Il degno erede di Marlon Brando e James Dean. Un personaggio che non ha mai cercato l’approvazione dello star-system né sprecato un minuto per essere qualcosa di diverso da se stesso. Figlio di un attore finito sulla "lista nera" anticomunista di Hollywood, Sean Penn comincia a farsi notare nella prima meta degli anni Ottanta con film quali Fuori di testa e Il gioco del falco, inizio di una carriera che lo porterà a interpretazioni appassionanti come il mefistofelico avvocato di Carlito ’s Way, il condannato a morte di Dead Man Walking, il chitarrista jazz di Accordi & Disaccordi, Oscar per Milk, fino a The Must be place del nostro Sorrentino e Gangster Squad. Nel frattempo, debutta dietro la macchina da presa, con film intensi e amari come La promessa, Into the Wild.. Ma l’attore californiano è molto altro: l’ex consorte di Madonna, un uomo che ha conosciuto il carcere (e persino..un’evasione), un divo che si è schierato contro la guerra in Iraq, recandosi personalmente a Baghdad. <<E' difficile essere una leggenda, oggi>>, ha detto Anjelica  Huston. <<E penso che Sean meriti di esserlo.>>
Questo un ritratto, l'omaggio a uno dei nostri miti assoluti, nei ricordi, commenti, rivelazioni di parenti, amici e colleghi, interviste tratte da "Sean Penn, un cattivo ragazzo", di R. T. Kelly, S.&K ed.
Buona lettura.



Sean Penn e i suoi amici..

ANJELICA HUSTON: Ricordo tutto il clamore su quella rissa all’Helena’s. E ricordo che per un attimo pensai che mi sarebbe piaciuto che degli uomini si battessero per me...
SEAN PENN: Era ormai da un anno che ero sposato e volevo soltanto andarmene in giro una sera a bere. Cosi andai con mia moglie (all’epoca Madonna, n.d.r.)  all’Helena’s,  e li c’era quel tipo, Hawk Wolinskif.  (David Hawk  Wolinski,  cantautore e tastierista, suonò con Rufus e scrisse nel 1983 la hit di Chaka Khan <<Ain’t  nobody). La prima settimana che ero uscito con Madonna quel  tipo aveva cercato di fare amicizia con me. Poi, una volta, lei mi disse che mentre lavoravano insieme le aveva fatto delle avance. Volevo tornare subito da lui a dargli una lezione, ma lei mi aveva convinto a non farlo. Un anno dopo entro all’Helena’s con Madonna e Chrissie Hynde, e chi  mi trovo davanti? Hawk Wolinski. <<Perché dovrei stringerti la mano?>> gli dissi. <<Sei uno sporco bugiardo.>>  <<Chi, io?>>  fa lui.  <<Quando quel giorno sono venuto a casa tua a prenderla avevi appena cercato di approfittare di lei, e adesso mi vieni a parlare della tua ammirazione. Che cazzo di rispetto é questo, pezzo di...?>>
E poi qualcosa... andò  storto. Lui negò.  E io, stupidamente, lo colpii. Lui cadde. E fu allora che sbagliai. Era più grande di me, non volevo che si rialzasse, cosi presi una sedia... pensavo soltanto,  cosi capirà che non deve alzarsi. Era più una minaccia che altro, ma lo toccai. Vorrei avergliela sbattuta in testa, quella sedia, perché andai in prigione, fui condannato proprio come se l’avessi fatto...
L’incidente avrebbe avuto un anno di strascichi legali e ispirerà una scena in uno dei film diretti da Penn.
CHRISTOPHER WALKEN: Gli elisabettiani chiamavano il mestiere dell’attore “il mistero”, e ci sarebbe  molto da dire a questo proposito. So che i veri attori ne parlano raramente, il lavoro non sembra essere  argomento favorito delle loro conversazioni...
BENICIO DEL TORO:  Penso sia giusto avere dei segreti. Non mi sono mai messo a discutere con Sean delle nostre scelte professionali.  Avremmo finito per annoiarci a morte... Parlavamo invece di altri attori: Jack Nicholson, Christopher Walken, De Niro, Pacino, Jon Voight, Marlon Brando, Harry Dean Stanton. Perché Sean comprende e ama davvero gli attori. E io penso che la recitazione gli stia molto a cuore; non solo la sua, ma la recitazione in quanto forma d’espressione.
BOBBY COOPER:  Robin mi dice sempre: <<Lui non ha mai paura>> Ed è per questo che è un grande attore. Non ha paura di provare qualcosa, non ha paura del fallimento. Quando la maggior parte della gente si direbbe: <<Non posso farcela>>,  lui invece pensa: voglio farcela, e ce la fa.
DAVID RABE:  In verità Sean è per molti versi un attore caratterista. Lo è in versione estrema in ‘Mi chiamo Sam’ e in ‘Vittime di guerra’, ma è un caratterista anche in ‘Bugie, baci, bambole e bastardi’, dove interpreta praticamente se stesso. Lui ha bisogno di una parte che in qualche modo lo allontani da sé. Soltanto allora la sua immaginazione assume il controllo ed è libero.
KEVIN SPACEY:  Ogni volta che Sean si concede allo schermo da una parte di sé, e io lo trovo coraggioso... e uno di quegli attori ai quali non interessa presentare un’immagine di se stessi ma servire uno scrittore e capire qual’ è la funzione di un personaggio in una storia.
SUSAN SARANDON:  Il suo coraggio è evidente anche solo seguendo l’evoluzione della sua carriera di attore attraverso le sue acconciature. Non conosco nessuno, tranne forse Cher, che abbia fatto cosi tanto per i propri capelli. E’ sempre pronto a sacrificare il suo ego e la sua vanità per entrare nel personaggio. Penso che all’inizio Sean fosse sotto l’ala di Nicholson e fu influenzato  anche da Brando... gente che era sempre stata ai margini, a cui non interessava piacere al pubblico, e con quel grande senso dell’ironia e quello humour presenti anche nel lavoro di Sean. E penso che questi  siano i fondamenti per ogni attore che voglia avere una carriera lunga e interessante.
DENNIS HOPPER:  Sean è un affabulatore straordinario, con una parlantina inarrestabile... In questo mi ricorda molto Jack. La loro compagnia è un piacere, hanno sempre una storia da raccontare o una canzone da cantare.
JACK NICHOLSON:  Sean e io ci divertiamo un sacco insieme. Ricordo quando facevamo i sopralluoghi per La promessa - la mattina dopo mi alzai per fare colazione e Sean dormiva sotto il pianoforte. Ecco un’altra ragione per  cui andiamo cosi d’accordo, pensai. Anche lui è un irlandese che non vuole alzarsi la mattina...
DAVID RABE: La cosa che più mi colpisce in Sean è la sua fame di vita. Lo so, può sembrare una sorta di cliché, ma non lo intendo cosi: E’ il suo incredibile interesse, e la disponibilità ad assumersi i rischi impliciti nell’apprendere qualcosa o nel conoscere qualcuno o nell’avere un certo tipo di amici.
TIM ROBBINS: Quando Sean ti chiama e ti dice: <<Ehi, sono in questo  ristorante. Vuoi raggiungermi‘?>> puoi essere certo che ti si prospetta una serata divertente. E' sempre interessante vedere la diversità delle persone sedute a tavola con lui... Fa parte dell’avventura, giusto?
JOHN SYKES: Alle cinque del pomeriggio Sean può essere impegnato a discutere su un film con Steven Spielberg, Dustin Hoffman e un boss degli studios; poi, alle due della mattina lo puoi trovare che fa salotto con gli Hell’s Angels  e con qualche poliziotto in un club downtown. E riesce sempre a tenere il piede in entrambe le staffe.


CAMERGN THOR:  Sean sembra ripetersi sempre: <<Non vivrò un altro minuto se non riuscirò a eccitare me stesso e tutti quelli che mi sono accanto...>> Gli attori cui manca questo slancio stanno solo sprecando tempo. Sean è un grande attore, ma e ancora più bravo a catturare la tua attenzione. Come quando è andato in Iraq. Era naturale che ci  sarebbe  andato, non poteva non farlo.
ALEIANDRO GONZALES INARRITU:  Quello che  più mi piace in Sean è che lui in questo paese è una sorta di ultimo outsider. Può capire l’America da un’ottima prospettiva perché conosce altri paesi e altre culture, e rispetta e apprezza le differenze. E' per questo che può criticare cosi acutamente il suo paese.
BONO:  La prima cosa che noti in Sean è che è molto divertente. La seconda è un’insaziabile curiosità intellettuale. Cosi, in una discussione lui finisce  per saperne sempre più di te, qualunque sia l’argomento, dalla musica, alla politica... a tua moglie. Ma  è sempre molto acuto, e il suo umorismo e tagliente.
MEEGAN OCHS:  Sean si è  sempre interessato alla politica, molto più di quanto lascerebbe credere il suo personaggio pubblico. E nel corso degli anni non ha mancato di dichiarare le proprie opinioni, come durante la rivolta di Los Angeles o quando Geronimo Pratt  gli chiese di andare in Alabama. Ma non è mai stato uno di quegli attori che si identificano totalmente con il proprio attivismo. Penso che le sue discese in campo siano sempre state molto selettive perché non voleva che perdessero efficacia.
DAVID BAERWALD:  Definirei  Sean un progressista vecchio stile esente da qualsiasi sentimentalismo. E' fondamentalmente un democratico rooseveltiano, una persona corretta, che detesta vedere la gente soffrire inutilmente.
DR KATZ: Ho visto Sean parlare con capi degli studios e capi di stato. Ho conosciuto tre persone brillanti come lui. E tutti brillanti in novantanove modi diversi, ma quando si parla di donne, il lato domestico, sono tutti peggio di me...
ELIZABETH MCGOVERN (ex compagna): Sean è praticamente cresciuto sui set, con un padre e una madre che lavoravano entrambi nel cinema. Non so se questo abbia a che fare con la sua carriera o se non sia piuttosto il suo particolare tipo di... genio. Perché sono pochi i ragazzi cresciuti sui set cinematografici che poi riescono a fare quello che vogliono.
DON PHILLIPS: Sean è una folle miscela, con la madre irlandese e il padre ebreo. Che combinazione! Non so se capite davvero che cosa voglia dire. Ti alzi la mattina e non sai se vendere o rubare qualcosa. L’ ironia è che il padre Leo sembrava più un irlandese, mentre la madre Eileen era protettiva e affettuosa come un’autentica madre ebrea. Dev’esserci stata una sorta di inversione... Quello che mi piace nei Penn è che l’idea della forza della famiglia deve essere stata instillata loro da piccoli. Sean è molto più legato di quanto si possa immaginare ai suoi fratelli Chris (scomparso nel 2006 per problemi cardiaci, n.d.r) e Michael: è il loro più grande fan, e viceversa. Eileen ha recitato in ‘Lupo solitario’, 'Tre giorni per la verità' e 'La promessa'. Non penso che metterei mia madre in un film... Dev’essere stato questo a colpire Sean nella canzone di Bruce Springsteen Highway  Patrolman. Come dice la canzone, <<Nothin’ feels better than blood on blood>>.
BONO: Sean detesta il glamour, è come se avesse sempre voglia di spaccare le vetrine, staccare l’aria condizionata e camminare dall’altra parte della strada. Gli piacciono gli irlandesi, le risse e le bevute... e poi c’è quella malinconia tutta irlandese... Non  piove mai, a Los Angeles, e non capisco proprio da dove gli venga. Ma  penso sia per questo che si sente affine a certa gente.
ART WOLFF: Sean è stato cresciuto bene, nel migliore senso del termine, da due brave persone. Se si scava più a fondo, per cercare le origini di certi suoi atteggiamenti, si scopre che il padre era sulla lista nera. E questo ebbe un grande influsso su di lui, molto più di quanto si sia mai ammesso. Penso si sia manifestato innanzi tutto nell’enorme rispetto per l’integrità di suo padre, un uomo che aveva il coraggio di manifestare le proprie opinioni, un vero americano. E il rancore di Sean nei confronti di Hollywood  è dovuto in parte al modo in cui il padre era stato trattato e a come tutti facevano finta di nulla.
JOSEPH VITARELLI: Leo era un uomo notevole: un eroe di guerra, che aveva svolto numerose missioni  in Germania. E al ritorno negli Stati Uniti, quest’uomo che si era sacrificato per il suo paese era stato inserito nella lista nera. Che cosa poteva essere più offensivo? Come poteva essere accaduto? Brillante attore teatrale, Leo diventò un regista televisivo di straordinario successo, che poteva dirigere di tutto. Crebbe tre splendidi ragazzi, rimase sposato con Eileen per quarantun anni, costruì una bellissima casa a Malibu. Ma che cosa sarebbe accaduto se il nome di Leo Penn non fosse comparso sulla lista nera? Chissà che cosa avrebbe potuto fare?
DR KATZ: Ha avuto una bella vita. Mai un giorno brutto. Io mi sono beccato due esplosioni in Vietnam, sono stato prigioniero di guerra per un paio di giorni... Lui invece ha avuto una bella vita.
EILEEN RYAN PENN: Visitai il set di Accordi & disaccordi e Woody mi chiese di raccontargli di Sean. Gli dissi: <<Penso che Sean si sia sempre sentito un po’ in imbarazzo per aver avuto un’infanzia felice..>>.  Credo che volesse identificarsi con chi non era stato cosi fortunato. Penso gli spiacesse per loro e volesse dirgli: <<Ti capisco, anche se non mi credi>>.  Ma chissà?.  Questo è quello che penso io. Sean, scusami, forse mi sbaglio completamente…
SEAN PENN: Se esiste una responsabilità per chi lavora nel cinema (o nelle arti in genere), è quella di essere coscienti dei tempi in cui viviamo e creare opere che affrontino tematiche attuali. Sia che servano per affermare una determinata posizione, sia semplicemente per portare qualcosa all’attenzione della gente. O anche solo per mettere in discussione delle cose  per te stesso.
JESSIE NELSON: A volte sentivo la presenza del fantasma del padre di Sean sul set di Mi chiamo Sam. Quando interpreti una parte così vulnerabile, non puoi evitare di far riaffiorare certi sentimenti. Parlammo molto, veniamo da famiglie simili, entrambe finite sulle liste nere durante il maccartismo. I miei genitori erano tutti e due comunisti, e l’FBI venne più volte a casa nostra. Forse è quello il terreno dove io e Sean ci incontriamo: siamo stati allevati da persone che sanno cosa vuol dire battersi per un mondo migliore. Credo sia un dono incredibile che abbiamo ricevuto da piccoli, anche se ti rende un po’ diverso dagli altri bambini... che qualcuno ti dica: <<Tutti hanno  diritto all’assistenza sanitaria, e non dovrebbe esserci gente molto ricca e altra molto povera e questo mondo non è equilibrato e quello che ti dicono i media sono palle e devi sempre mettere tutto in discussione>>.
LINDA LEE BUKOWSKI: Penso che per  Sean recitare sia un’opportunità per conoscere se stesso, un modo per imparare la vita. Si immerge così  tanto in ogni personaggio che poi non riesce a lasciarlo facilmente... Da queste esperienze estrapola ciò che gli interessa, ne trattiene l’essenza, il motivo stesso per cui aveva accettato quella determinata parte. A vederlo adesso, sembra che abbia integrato nella sua vita molti aspetti  tratti da quelle interpretazioni, tracciando un sentiero che va dal suo lavoro alla famiglia, al matrimonio, alla madre, a ogni sua relazione. Questo gli  da una certa  stabilità, utile per affrontare  le diverse situazioni della vita.
ALEJANDRO GONZALES INARRITU: Lo considero uno degli amici più speciali che ho. Si può dire che sono innamorato di lui; forse, se fossi gay, lo sposerei [ride].  Però Robin mi prenderebbe a calci...
BONO: Lui è un pioniere, lei è  Calamity Jane; credo che abbia trovato una come lui. La parola che si può usare per entrambi è  “rigore”,  virtù  rara di questi tempi... Mi piace stare con loro e i bambini, sono “fluidi”...
JOSEPH VITARELLI: Sean è molto modesto, e se non lo fosse ci penserebbe Robin... Credo che il requisito indispensabile per essere una gran donna sia avere la capacita di ridimensionare il proprio uomo. Robin ha l’intelligenza per farlo, e lo fa abitualmente. E’ stupenda, ha buon gusto, è intelligente, divertente ed è una madre eccezionale... Ho dimenticato qualcosa?
ROBIN WRIGHT PENN: La questione è: <<Di  cosa hai bisogno per essere quello che sei‘?>> Per quanto mi riguarda, so che devo restare vicino a Sean,  perché è lui che mi spinge a fare le cose anche quando penso che non valgano la pena: <<Certo che vale la pena>>, mi dice. E probabilmente io faccio lo stesso con lui, aiutandolo a lasciar andare cose che veramente non valgono la pena... Forse è quello il nostro equilibrio. Non so se ci siamo <<cambiati>> l’un l’altro... ma penso che i nostri esseri (che sono molto diversi), si sono certamente mossi...
MEEGAN OCHS: Penso che sarà più difficile per Sean affrontare la crescita di Dylan che quella di Hopper. Perché è una femmina, e lui è sempre stato estremamente protettivo con le donne. Dylan è risoluta e intelligente, non riuscirà a tenersela sotto le ali per sempre. Ma  forse i pugni che Sean ha tirato ai suoi tempi fungeranno da avviso per chiunque uscirà con lei: è meglio trattarla coi guanti, perché  papa c’è, e non ha paura di usare la forza...
JOHN SYKES: E’ il pifferaio magico degli attori: si siede e  all’improvviso arrivano tutti. Alla  fine del 2003 eravamo in un ristorante, e l’intero cast del Signore degli Anelli era in città per promuovere il terzo film della serie. Fu un’esperienza quasi surreale vedere tutti quei personaggi venire al tavolo per fargli i complimenti, 
MIKE MEDAVOY: Una volta qualcuno disse che i pionieri si riconoscono dal fatto che hanno le frecce sul davanti anziché sul dorso... Sean fa quello che crede sia meglio per lui artisticamente... e per la sua coscienza.
ART LINSON: La sua tenace integrità è una qualità molto rara a Hollywood. Tutti ne parlano, bla bla bla, ma lui c’è l’ha nel DNA. Le persone cosi ti fanno venire voglia di fare del tuo meglio. Non a tutti a dire il vero... ma ha certamente avuto un effetto su di me: sono diventato un produttore un po’ più selettivo. In altre parole, ora sarei troppo imbarazzato per produrre certe cose che in passato ho quasi fatto; solo perché penso che Sean mi direbbe: <<Cazzo, Art, stai perdendo colpi..>>
ERIN DIGNAM: Effettivamente ha molto da insegnare, e non penso se ne renda conto... la considera una cosa autocelebrativa. Ma credo che quando  hai raggiunto un livello cosi alto nel tuo mestiere, sia importante che inizi a trasmettere le tue conoscenze ai giovani.

SEAN PENN: Cerchi di spiegare una cosa che non può essere spiegata...non è  fatta per essere spiegata [ride]. Feci un incontro con il pubblico allo Screen Actors Guild a Los Angeles, in sala c’erano praticamente solo attori. Dopo l’incontro Robin disse: <<Sai, dovresti proprio insegnare.>>  Non ha del tutto ragione. Sono cose astratte, idee... il mio modo di lavorare. Ricordo una brava insegnante... e ricordo come prese delle tecniche valide e riuscì ad adattarle a me. E io ci costruii sopra. Ma questo è servito a me, al mio metodo personale, e penso che nessuno dovrebbe avere lo stesso metodo. Certo, ne esistono di magnifici, dal teatro classico al Metodo, Stanislavskij,   Boleslavskij... ci sono cose validissime in quei metodi, soprattutto sul rilassamento. E poi c’è il lato pragmatico: analizzare il copione, suddividerlo in parti, porre domande. Ma ci vuole un certo allenamento prima di riuscire a capire di volta in volta le cose che aiuteranno una certa persona a diventare un attore, va già bene quando riesco a ridare una direzione a quelli che hanno perso la strada, ma fornire i mattoncini necessari per costruire un attore dal nulla... non ho quella capacità. Un bravo insegnante di recitazione, invece si.
KEVIN CHAPMAN :  Stavo girando un film importante per la Disney a Baltimora con Joaquin Phoenix e John Travolta; facevamo i pompieri. Dopo dieci giorni dall’inizio delle riprese avevo l’impressione che il regista non mi stesse coprendo come si deve; avevo delle battute importanti per la storia, ma lui mi riprendeva sempre d’angolo. Cosi telefonai a Sean per parlargliene. Mentre parlavamo, potevo visualizzare cosa stava facendo: era in macchina, guidando a centotrenta all’ora, stereo al massimo, perso perché stava andando da qualche parte che non conosceva, con il cellulare incollato all’orecchio. Ma mi diede lo stesso un consiglio: <<Ascoltami, ascoltami! [suona il clacson] Ehi! Togliti di mezzo! No, ascoltami. Se vai dal regista e gli dici che vuoi più copertura, allora non e più lui il regista: sei tu, e sei caduto in trappola. Noi attori pensiamo che le nostre battute siano sempre le più importanti di tutto il film, e questa e una trappola. Ma non ti scoraggiare. Chi è l’attore principale?>>  <<Joaquin Phoenix>>  <<Bene, allora voglio che tu legga il copione come se fossi il personaggio di Joaquin. E poi voglio che giudichi la relazione del tuo personaggio con il suo, attraverso i suoi occhi; cerca di capire quanto e cosa significa per lui il tuo personaggio. Voglio che trovi quelle battute nel copione. Poi, quando sarà ora di inscenarle e Joaquin si avvicinerà al tuo personaggio, e anche la cinepresa sarà li vicino, sarai pronto a riempire la scena. Ti devi lanciare, so che ne sei capace, e ti garantisco che le cose cambieranno>>. Be’, ci credi se ti dico che a un certo punto, durante la seconda settimana, il regista mi punta l’obiettivo addosso e mi dice: <<Fammi un inserto, fammi  qualcosa, qualunque cosa!>> Persino la troupe mi disse: <<Come diavolo hai fatto?>> <<Ho un amico che è un genio, ecco come ho fatto>>, gli ho risposto.
SEAN PENN: Devi essere cosciente delle scelte che fai in quanto attore, specialmente se sei un attore famoso o semi famoso. Scelte che riguardano il modo che userai per mostrare agli spettatori ogni nuovo personaggio. E l’inevitabile bagaglio di una carriera di successo. Sappiamo tutti riconoscere le peculiarità di un attore e le loro interconnessioni con altri personaggi interpretati in passato. Quindi, più lavori e più devi crescere e sviluppare la tua personalità, per non essere sempre solo il solito “tu”; quello di cui hanno già visto dei pezzi in altri film.
AMY HECKERLING: Anche mentre guardavo Dead Man Walking, ogni tanto vedevo degli sprazzi di Spicoli... Non voglio dire che solo perché era Sean, e quella era la sua faccia, lui non fosse nel personaggio. Mi dicevo: o mio dio no, non ucciderlo... è Sean! Ma forse sono solo io. E in 21 grammi, anche se pensi che ammazzerà qualcuno, si vedevano dei bagliori del suo incredibile fascino, e pensai: ah, se mai decidesse di sfruttarlo, non ci sarebbe donna al mondo che saprebbe resistergli.
DENNIS HOPPER: Per un attore la paralisi comincia quando non puoi più scegliere e devi accettare qualunque lavoro ti danno. Ora come ora, Sean può scegliere. E non mi preoccuperei di ciò che sceglierà; sembra che scelga sempre bene...
JACK NICHOLSON:  Sean non ha limiti in quanto attore. E questo è semplicemente un fatto. Ci sono poche cose che un attore può  dire con competenza, e questa è una di quelle: Sean non ha limiti in quanto attore. Dico sempre: <<Gli attori veramente bravi, se ce ne fosse bisogno saprebbero interpretare la loro nonna>>. Lui è uno di questi. Però spero che continui a fare il regista, che quella resti la sua priorità. E’ una strada difficile, ma è  troppo appassionato per rinunciarvi o fare altro.
CHRISTOPHER PENN: Penso che fare l’attore sia stato un mezzo per un fine; e quel fine è fare il regista. E' quella la sua passione. Ed è bravissimo. Mio padre, dal paradiso, è orgoglioso di   Sean regista.
ANJELICA HUSTON: Probabilmente è più che capace di diventare un grande regista. lmmagino che se è quello ciò che desidera, riuscirà a fare esattamente come vuole. Presto o tardi subirà pressioni perché i suoi film incassino qualcosa, e quindi dovrà risolvere quel problema in qualche modo. Ma forse no, forse riuscirà a eludere le pressioni [ride], perché non riesco a immaginarmi Sean sottomettersi. Facciamo affidamento su di lui perché non si sottometta al sistema. Come dicono gli irlandesi, siamo rimasti in pochi...
BENICIO DEL TORO: In questo momento è in una posizione che pochi raggiungono. Conosce ogni ruolo, come attore, come regista. Ma ora che ha trovato un suo ritmo, e non solo come attore, è cresciuto in quanto uomo.  E’ diventato una guida, come gli ambasciatori di Hollywood, come Jack Nicholson e Marlon Brando. Una guida per la libertà e l’indipendenza, ed è questo che mi piace di lui. Mi piace il fatto che attacchi i pezzi grossi. Non è un prepotente, attacca i prepotenti! E se continua...
R.D. CALL: Nonostante il lavoro che ha già fatto... penso che i pezzi più importanti debbano ancora venire. Ora ha la maturità giusta, e il potere. Spero lo capisca. Ha la capacità e i mezzi per far si che succeda; tutto quello che ha fatto finora, per quanto grande sia stato, è solo un prologo.
WOODY HARRELSON:  C’è ancora in giro una certa immagine pubblica di Sean. Quelli che non lo conoscono pensano sia un duro. Forse un duro alla Brando, con un lato di vulnerabilità. E nessuno mette in dubbio la sua genialità, almeno credo... Ma ho passato molte serate con lui che vorrei aver registrato... sere in cui lo vedi per come è veramente... e cioè un bambinone. Fa scherzi, gli piace fare casino, si eccita e racconta storie, o si lancia a recitare poesie, o fa la pantomima isterica di una coppia alla loro prima uscita...
MATT PALMIERI: Oppure è nel bel mezzo di un gruppo di persone e all’improvviso dice:<<Lasciate che faccia una piccola danza interpretativa per voi tutti..>> E si trasforma in uno strano tizio che fa una danza per ciascuno dei presenti...
WOODY HARRELSON: Ho un sacco di amici divenenti, e quando si lanciano sono meravigliosi, ma è difficile divertirsi più di lui. E’ come un fratello per me. Vorrei che tutti vedessero quella personalità allegra, gioiosa, divenente e veramente geniale: il vero Sean.